La Posizione di Giorgia Meloni sull'Aborto e le Complessità della Legge 194

Il dibattito sulla Legge 194 del 1978, che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia, è tornato al centro dell'attenzione politica, in gran parte a causa delle dichiarazioni di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d'Italia ha più volte espresso la sua posizione, che, a suo dire, non mira a togliere alcun diritto alle donne, ma piuttosto a difendere e promuovere il diritto a portare avanti la gravidanza, applicando pienamente le parti della legge che si occupano del sostegno e della prevenzione. Questa interpretazione, tuttavia, ha sollevato ampie discussioni e critiche, specialmente riguardo alla sua compatibilità con la piena garanzia dell'accesso all'aborto.

L'Approccio di Giorgia Meloni: Applicazione Integrale e "Aggiungere Diritti"

Giorgia Meloni è tornata a parlare della sua posizione sull'aborto dicendo di non voler togliere alcun diritto alle donne. La sua dichiarazione è stata chiara: "Non voglio abolire la 194, non voglio modificarla, ma applicarla integralmente anche nella parte che riguarda la prevenzione." Per Meloni, questo significa "aggiungere diritti non toglierli". Ha ribadito, ad esempio, durante un comizio elettorale a Genova: "Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma aggiungendolo." La leader di Fratelli d'Italia ha definito "surreali le ricostruzioni che dicono che come eventuale primo premier donna toglierei un sacco di diritti alle donne." Si chiede: "Quali sarebbero i diritti che vogliamo togliere? L'aborto? No, vogliamo dare alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno il diritto di fare una scelta diversa."

Giorgia Meloni in un comizio

Questa prospettiva pone l'accento sulla parte della legge del 1978 in cui si parla del sostegno alle donne che pensano di non aver altra scelta che abortire e di prevenzione. L'obiettivo, secondo Meloni, è fornire alle donne alternative concrete all'interruzione di gravidanza, specialmente in situazioni di difficoltà economica o sociale. Nessuno mette in dubbio che ci siano anche delle donne in difficoltà economica che si trovano a interrompere una gravidanza desiderata a causa di fattori esterni. La leader di FdI insiste sul fatto che, perché questo non accada, non solo c'è la legge 194, ma anche le misure di contrasto alla povertà. In un'intervista al quotidiano dei vescovi, Avvenire, Meloni ha spiegato: «Serve coraggio. Fratelli d’Italia chiede da sempre la piena applicazione della 194, a partire dalla parte rimasta disattesa sulla prevenzione». Ha inoltre dichiarato: «Intendiamo istituire un fondo per rimuovere le cause economiche e sociali che possono spingere le donne a non portare a termine la gravidanza. E vogliamo anche sostenere i Centri di aiuto alla vita, che fanno un lavoro straordinario e accompagnano le donne nelle loro scelte».

La Legge 194 del 1978: Contesto, Incipit e Ruolo dei Consultori

Per comprendere appieno il dibattito, è fondamentale analizzare la Legge 194 stessa. È una legge scritta alla fine degli anni Settanta. Già dal suo incipit, l'articolo 1, si delineano i principi fondamentali: "Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio." Questo passaggio è centrale per la comprensione della normativa. È interessante notare come la parola "scelta" non compaia mai nel testo in riferimento alla libertà di scelta delle donne e di autodeterminazione sui propri corpi. Il termine "diritto/diritti" è menzionato solo in poche occasioni specifiche: quando si afferma che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, quando si parla del sostegno alle spese di gravidanza per le donne che non hanno diritto all'assistenza mutualistica, e quando si elencano i diritti di madre e di lavoratrice che una donna può far valere nella sua decisione di portare avanti la gravidanza.

Testo dell'articolo 1 della Legge 194

Un altro passaggio chiave della legge riguarda il ruolo dei consultori e delle strutture socio-sanitarie. Questi hanno il compito, in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito (ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito) le possibili soluzioni dei problemi proposti. Il loro ruolo è anche quello di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Questa impostazione implica che la legge parte dal presupposto che la maternità possa non essere portata avanti per un'impossibilità: per la presenza di alcune circostanze sfavorevoli che la legge stessa chiede, innanzitutto, di superare. È a causa di questa impostazione che i gruppi antiabortisti, cioè dichiaratamente contro l’aborto, si sono potuti attivare negli ospedali o nei consultori pubblici: perché la 194 lo consente e lo promuove.

Consultorio familiare

I movimenti femministi, pur lottando per l'approvazione della 194 nel 1978, segnalarono fin da subito che il testo conteneva strumenti che avrebbero potuto svuotarlo, primo fra tutti quello dell'obiezione di coscienza. Essi sostengono che gli ostacoli materiali alla “maternità per scelta” vadano sì rimossi, ma con interventi strutturali: non attraverso bonus, incentivi o iniziative di movimenti antiabortisti che intervengono nelle decisioni delle donne, ma attraverso una riforma del lavoro che combatta il precariato, attraverso l’eliminazione delle discriminazioni sul lavoro, il sostegno all’occupazione femminile, congedi ben remunerati e paritari, attraverso il sostegno alla parità di genere non solo nel mercato del lavoro ma anche in famiglia.

Le "Mistificazioni Retoriche" e le Critiche alla Posizione di Meloni

Le posizioni di Meloni hanno generato un coro di critiche. Molti osservatori le definiscono una "mistificazione retorica", sottolineando come, di fatto, schierarsi dalla parte delle donne che vogliono portare avanti la gravidanza e impegnarsi a tutelare quella parte della legge 194, senza affrontare le criticità esistenti nell'accesso all'IVG, possa creare ambiguità. La filosofa politica Giorgia Serughetti, ricercatrice all'Università di Milano-Bicocca, ha commentato che Meloni, pur negando di voler abolire o modificare la 194, ha scelto "quella che può apparire come una linea di cautela e moderazione", ma che ciò non è di per sé "una notizia rassicurante". Serughetti suggerisce che Meloni, "in cerca di accreditamento interno e internazionale, ha scelto di non seguire Orbán o Morawiecki e il loro sessismo apertamente ostile alle donne, ma di proseguire nel boicottaggio già in atto dell’iter dell’aborto."

Critiche specifiche sono arrivate da Elisabetta Piccolotti ed Eleonora Evi dell'alleanza Verdi-Sinistra Italiana, che denunciano: "Fratelli d’Italia sta mettendo in campo politiche contro le donne, che criminalizzano le donne che vogliono interrompere una gravidanza." Anche la parlamentare di Italia viva Laura Garavini ha attaccato Meloni, richiamando le politiche di Orbán in Ungheria e lamentando l'ambiguità della leader sull'aborto. "Non è questa l'Italia moderna che le nostre cittadine e i nostri cittadini meritano per il proprio futuro," ha dichiarato Garavini.

L'Obiezione di Coscienza: Un Nodo Cruciale nell'Accesso all'IVG

Una delle principali preoccupazioni sollevate dalle critiche riguarda l'alto numero di obiettori di coscienza. Mentre Meloni ha negato che in Italia ci siano problemi di accessibilità all'interruzione di gravidanza, e ha difeso l'obiezione di coscienza mettendo sullo stesso piano la libertà di abortire e quella dei medici di fare obiezione, la realtà sul campo è spesso diversa. "Non mi risulta sia accaduto da nessuna parte che una donna che voleva interrompere la gravidanza non abbia potuto farlo. Il diritto all’aborto in Italia è sempre stato garantito," ha affermato Meloni a La7 e Rai3. Tuttavia, ha anche riconosciuto: "Però c’è anche la coscienza delle persone, non possiamo costringere le persone a fare cose che in coscienza non si sentono di fare. Bisogna garantire la libertà."

Il dato del 2020 indica che la percentuale di obiettori di coscienza, cioè il personale medico che non pratica per scelta l'interruzione di gravidanza, rimane elevatissima: si parla del 64,6 per cento a livello nazionale, con forti divari regionali. In Regioni come le Marche o l'Umbria, praticamente tutti i medici sono obiettori di coscienza. Nelle Marche, ad esempio, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi è al 70 per cento, più della media nazionale. Persino nel 2019, in alcune zone, la percentuale era del 100%.

Mappa dell'Italia con percentuali di obiettori di coscienza per regione

La Legge 194 stabilisce dei limiti all’obiezione di coscienza: dice innanzitutto che lo status di obiettore riguarda esclusivamente la pratica, ma niente che sia tecnicamente precedente o successivo alla pratica stessa, come ad esempio la consegna del documento che attesti lo stato di gravidanza e la volontà della donna di interromperla, documento che è necessario per l’aborto ma che non coincide con la pratica abortiva. Stabilisce inoltre che l’attestazione necessaria per accedere all’IVG possa essere rilasciata da un "medico del consultorio, della struttura socio-sanitaria" o da un "medico di fiducia," e che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenute "in ogni caso ad assicurare" che l’IVG si possa svolgere. Tuttavia, come spiega Marina Toschi, ginecologa e membro di Pro-Choice, "un medico obiettore non solo potrebbe fare l’attestato per l’IVG: sarebbe obbligato a farlo," ma questo spesso non avviene. L'obiezione di struttura, sebbene non emerga dai dati ufficiali della Relazione sullo stato di applicazione della legge 194 (che riporta i dati aggregati per regione e non racconta la specifica situazione delle singole strutture), di fatto esiste. Anche quando formalmente il divieto all’obiezione di struttura viene rispettato, una così alta percentuale di obiettori non garantisce il servizio e causa, nel migliore dei casi, frequenti spostamenti tra chi vuole accedere a un’interruzione volontaria di gravidanza.

L’europarlamentare Emma Bonino ha commentato: "Mettere sullo stesso piano, come fa Giorgia Meloni, la libertà delle donne di abortire e quella dei medici di fare obiezione di coscienza significa essere irresponsabilmente ingenui." E ancora: "Come può una donna essere libera di scegliere se nella propria città e nella propria regione non resta neppure un medico non obiettore?" Ha aggiunto: "Nessuno obbliga un medico a fare il ginecologo se è obiettore di coscienza e nessuno può obbligare una donna ad andare in una regione diversa dalla sua per abortire. Le istituzioni devono garantire questo diritto conquistato, punto."

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Prevenzione e Sostegno alla Maternità: L'Approccio di Fratelli d'Italia

L'approccio di Fratelli d'Italia, come anticipato da Meloni, si concentra sulla piena applicazione della 194 a partire dalla prevenzione e dal sostegno alla maternità. Nel programma del partito, la parola “aborto” non viene nemmeno pronunciata esplicitamente, ma si legge di «campagne di comunicazione e informazione di natura medica sul tema della fertilità» e della «piena applicazione della Legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, a partire dalla prevenzione». La scelta di occuparsi di questa parte è manifestamente legata all’ideologia non solo perché la “natalità” è il primo punto del programma di Giorgia Meloni, ma perché nei fatti l’Italia non è un paese dove l’elevato numero di aborti è un problema, anzi, semmai il contrario, dato che rimane uno dei paesi con il tasso di interruzione di gravidanza più basso al mondo.

Meloni e il suo partito intendono supportare i "Centri di aiuto alla vita" (CAV), che fanno un lavoro straordinario e accompagnano le donne nelle loro scelte. Questi Centri orbitano nella sfera cattolica e sono promossi dal Movimento per la Vita (Mpv), presieduto da Marina Casini Bandini. Il Movimento per la Vita, fondato subito dopo l'approvazione della 194, dopo aver tentato inutilmente di abrogarla attraverso due referendum, ha avviato una serie di progetti per incentivare la donna a non interrompere la gravidanza, applicando alla lettera ciò che una parte della 194 stabilisce. Tra le attività del Movimento per la vita c’è anche il Progetto Gemma, un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà.

Simbolo del Movimento per la Vita

Meloni, che ribadisce di essere una donna, una madre e una cristiana, si prepara a combattere contro l’aborto incentivando le misure che possono dissuadere da questa scelta. Questa battaglia si inserisce in un quadro più ampio per "far riscoprire la bellezza della genitorialità". Ha proseguito: «Questo è il primo punto del nostro programma perché se non torniamo, come dice il presidente dell’Istat Blangiardo, a produrre “Pil demografico”, l’Italia è destinata a scomparire. Serve un piano imponente, anche sul fronte culturale, per riscoprire la bellezza della genitorialità». Il partito di Meloni è già in prima fila, come dimostrato dalla partecipazione di Federico Mollicone, responsabile cultura del partito, e della senatrice Isabella Rauti alla Marcia per la vita con lo striscione “Dio, patria, famiglia”.

Tuttavia, non è chiaro che cosa intenda Fratelli d’Italia quando, nel programma, cita «la piena applicazione della legge 194 a partire dalla prevenzione», visto che secondo gli esperti la prevenzione delle gravidanze indesiderate si fa principalmente con l’educazione sessuale nelle scuole, insegnamento che in Italia non è obbligatorio. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità confermano che è uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’incidenza di gravidanze precoci e indesiderate, di aborti, ma anche di infezioni sessualmente trasmissibili o episodi di abusi e di discriminazioni legate all’orientamento sessuale. Un altro strumento di prevenzione consiste nel rendere accessibili, gratuiti o comunque meno costosi, i contraccettivi. Curiosamente, quando il centrosinistra aveva proposto il ddl Zan, che parlava di potenziare l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, Meloni si era detta contraria, accusando le altre parti politiche di voler portare l'ideologia gender nelle scuole.

Modelli Regionali e Influenze Internazionali

La visione di Fratelli d'Italia sull'applicazione della 194 trova terreno fertile in alcune amministrazioni regionali dove il partito è al governo. Gli esempi da seguire, citati dalla stessa Meloni, includono il Piemonte, dove l’assessore Marrone con il fondo “Vita nascente” dà 400mila euro per le donne in situazioni di fragilità sociale. Ma la prima regione dove Meloni è andata a fare campagna elettorale è stata le Marche, definita "un modello" per la presidente di FdI, con la presidenza del “Fratello d’Italia” Francesco Acquaroli. Questa regione si è rifiutata di adottare le linee guida del ministero della Salute per l’uso della pillola abortiva RU486, ed è lo stesso territorio dove il 70 per cento dei ginecologi risulta obiettore (dato 2020, nel 2019 erano addirittura tutti). La Relazione del ministero della Salute dice anche che il 92,9 per cento degli ospedali della regione pratica aborti, ma i dati non raccontano la specifica situazione delle singole strutture.

Comparazione tra politiche sull'aborto in Ungheria e Italia

Il dibattito sull'aborto in Italia si inserisce in un contesto internazionale dove i diritti riproduttivi sono sempre più oggetto di "guerre culturali". Le posizioni sull'aborto che sta assumendo Giorgia Meloni in questi giorni non sono altro che un tentativo di nascondere quello che è il suo vero schieramento. Questo, però, diventa palese quando il suo partito è chiamato a votare in Europa una risoluzione che mette nero su bianco come l'Ungheria sia una "autocrazia elettorale" che sta mettendo in atto uno "smantellamento sistemico dello Stato di diritto." Negli stessi giorni, il governo di Viktor Orbán in Ungheria ha emanato un decreto che obbliga le donne ad ascoltare il battito del feto prima di abortire, un'iniziativa che molti considerano una violenza contro le donne e i loro diritti. Laura Garavini di Italia Viva ha attaccato Meloni sottolineando che "Queste sono le politiche decise dall'Orban al quale si ispirano le nostre destre. A partire dalla stessa Meloni." Nonostante le accuse, l'assessorato alla Sanità della Regione Umbria ha negato che "in nessuna azienda sanitaria o ospedaliera della Regione Umbria, risulta che le donne che chiedono l'interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto," replicando alle segnalazioni di Piccolotti ed Evi. L'esperienza degli Stati Uniti, dove la Corte Costituzionale ha cancellato la storica sentenza Roe v. Wade dopo che questa per 50 anni aveva difeso il diritto all'aborto, serve da monito sul fatto che alcuni diritti, dati per inalienabili, possono invece essere compressi o persino revocati.

Il Dibattito sulla Revisione della Legge 194 e l'Emendamento Pnrr

Molte voci, specialmente dai movimenti femministi e pro-choice, sostengono che la 194 andrebbe totalmente riscritta, mettendo al centro la libertà di scelta della donna e il suo diritto all'autodeterminazione sul proprio corpo. Aderendo alla sua impostazione attuale, affermando di non volerla eliminare ma applicare pienamente, Meloni non starà dicendo di voler cancellare il diritto all’aborto, certo, ma sta comunque prendendo una posizione ben precisa. E dovremmo tenerlo a mente.

Il dibattito è stato ravvivato anche da un emendamento al decreto Pnrr, che ha visto il coinvolgimento del volontariato all’interno dei consultori. Su questo punto, il Presidente del Consiglio ha difeso la scelta, affermando che “L’emendamento al decreto Pnrr ricalca esattamente il testo della legge 194: la legge 194 lo prevede.” Ha aggiunto: “Sa cosa penso io? Che in realtà quelli che vogliono modificare la legge 194 siano a sinistra. Perché noi non abbiamo mai chiesto di modificarla, ma quando chiedi la piena applicazione della legge 194, ci si straccia le vesti.” Questa affermazione suggerisce una contro-narrativa secondo cui la volontà di modificare la legge verrebbe dalla sinistra, non dal suo partito. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha difeso la legge Liste d’Attesa, rimarcando che “dove la legge viene applicata, il trend è positivo”.

Anche la Federazione Nazionale SIGO (Federazione Italiana di Ginecologia e Ostetricia), tramite il suo presidente Vito Trojano, ha inviato una missiva alla premier, ribadendo il ruolo centrale della Legge 194 che tutela la libertà di scelta delle donne relativamente alla propria genitorialità. Trojano ha evidenziato come "La grande conquista di questa Legge si è evidenziata anche attraverso la costante e significativa riduzione, negli anni, delle IVG a tutela soprattutto della salute delle donne, obbiettivo prioritario sia dell’Oms che della ginecologia internazionale e italiana."

Chiara Ferragni, nota influencer italiana, è intervenuta nella campagna elettorale, prendendo posizione con un invito ai suoi follower: "Fate sentire la vostra voce il 25 settembre."

Chiara Ferragni sui social

Il dibattito intorno alle dichiarazioni di Giorgia Meloni e l'applicazione della Legge 194 evidenzia la profonda complessità della questione, che intreccia aspetti legali, etici, sociali e politici, con implicazioni dirette sulla vita e l'autodeterminazione delle donne in Italia.

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