La Crioconservazione del Cordone Ombelicale: Una Risorsa Preziosa per la Salute e le Collaborazioni con l'Ospedale San Raffaele

L'avanzamento della medicina moderna ha illuminato il potenziale straordinario delle cellule staminali, elementi fondamentali per la rigenerazione e la riparazione dei tessuti. Tra le varie fonti, le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale rappresentano un patrimonio biologico di valore inestimabile, la cui conservazione è divenuta un gesto di prevenzione cruciale e accessibile a un numero crescente di famiglie. Questo articolo esplora il significato, le applicazioni e il contesto normativo della crioconservazione del cordone ombelicale, evidenziando il ruolo di eccellenze come Bioscience Institute e le sue significative collaborazioni, inclusa quella con l'Ospedale San Raffaele di Milano, nella promozione della ricerca e delle terapie basate su queste preziose cellule.

Le Cellule Staminali: Potenziale e Tipologie

Le cellule staminali sono cellule immature non ancora specializzate, ovvero cellule che ancora non svolgono una funzione specifica all’interno dell’organismo. In questo particolare stadio di sviluppo, la cellula ha la capacità di riprodursi in altre cellule staminali e generare cellule precursori di cellule specializzate, destinate a differenziarsi e a trasformarsi in cellule di tessuti e organi. Questa loro particolarità permette di fornire all’organismo umano il ricambio e la rigenerazione delle cellule di organi e tessuti danneggiati a causa del fisiologico invecchiamento cellulare, di malattie o incidenti.

Esistono diversi tipi di cellule staminali. Le cellule staminali totipotenti sono quelle cellule in grado di differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula del nostro corpo e sono le cellule staminali embrionali, quelle nate insieme a noi. Le staminali maggiormente utilizzate a scopo terapeutico sono le staminali embrionali e le staminali adulte. L’impiego di cellule staminali embrionali, per terapie o ricerca, è al centro di un acceso dibattito etico-scientifico. Nonostante le staminali embrionali abbiano una maggiore capacità proliferativa e siano totipotenti, cioè capaci di generare tutti i tipi di cellule, estrarle richiede inevitabilmente la soppressione di un embrione umano, per questo in molti Paesi è vietato il loro utilizzo.

Nessun problema di tipo etico sussiste, invece, per le cellule staminali ricavate dal sangue del cordone ombelicale. Queste sono cellule staminali adulte, ovvero derivate da un organismo già sviluppato, che hanno il compito di generare nuove cellule destinate all’accrescimento, al mantenimento e alla riparazione di organi e tessuti. Si tratta di cellule multipotenti, capaci di trasformarsi in alcuni tipi di cellule specializzate. Ci sono le cellule staminali pluripotenti che sono in grado di differenziarsi in molti tipi cellulari e sono presenti nel cordone ombelicale. Esistono anche le cellule staminali multipotenti che sono in grado di differenziarsi solo in alcuni tipi di cellule. Ne sono un esempio le cellule staminali emopoietiche che possono differenziarsi in globuli rossi o globuli bianchi, ma non in altri tipi cellulari. Le cellule staminali adulte contenute nel sangue del cordone ombelicale sono di tipo emopoietico, ovvero in grado di generare globuli bianchi, rossi e piastrine al pari di quelle del midollo osseo.

Differenze tra cellule staminali embrionali e adulte

L'Inestimabile Valore delle Cellule Staminali del Cordone Ombelicale

Nel sangue del cordone ombelicale sono contenute cellule staminali in grado di curare gravi malattie non trattabili con farmaci e terapie convenzionali. Si tratta di un particolare tipo di cellule staminali, dette ematopoietiche, capaci di contrastare efficacemente molte patologie ematologiche, immunologiche, genetiche, metaboliche e oncologiche. Trapianti di cellule staminali del cordone ombelicale permettono di trattare con successo varie forme di leucemie, linfomi, anemie, mielomi, aplasie midollari, talassemie e alcuni gravi difetti del sistema immunitario. Le patologie per cui le staminali sono la terapia standard sono oggi circa 70.

Le cellule staminali da cordone ombelicale rappresentano un patrimonio inestimabile che può essere conservato alla nascita con un semplice e indolore prelievo, permettendo però una terapia efficace e immediatamente disponibile in caso di necessità, oltre ad essere il metodo con un rischio di recidiva equivalente quasi a zero. Ad oggi il trapianto di cellule staminali da cordone ombelicale viene utilizzato principalmente per trattare malattie come ad esempio tumori incurabili, leucemie, oppure nell’identificazione e nella convalida di nuovi bersagli terapeutici oppure ancora per accelerare la riparazione dei tessuti danneggiati o malati, come ad esempio post ictus.

Alle pratiche terapeutiche già ampiamente consolidate possono essere affiancate quelle che la ricerca scientifica sta sviluppando con promettenti risultati. In un prossimo futuro sarà possibile avere accesso a nuove terapie che utilizzeranno le cellule staminali per la cura di malattie degenerative come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, l’ictus, il diabete tipo 1, la distrofia muscolare, le patologie cardiovascolari e numerose altre malattie per le quali non esistono cure alternative. Nel mondo si stanno portando avanti oltre 1700 studi clinici che ne testano l’efficacia. In particolare, l’interesse scientifico è dimostrato dagli oltre 1700 trial clinici nel mondo, di cui 300 in Europa, che dimostrano l’efficacia del trapianto di sangue e tessuto cordonale nel trattamento di diverse patologie.

Le cellule staminali cordonali sono tra le migliori staminali prelevabili, sicure da prelevare, di elevata qualità e vitali. Hanno caratteristiche multipotenti, poiché in grado di differenziare in cellule neuronali, epatiche ed endocrine. Essendo giovani e non compromesse da patologie acquisite, terapie o processi d’invecchiamento, hanno una capacità maggiore di attecchire laddove si verifica il problema e sono necessarie a contrastare diverse patologie.

Conservare le cellule staminali del cordone ombelicale per un uso personale o familiare costituisce, dunque, un importante gesto di prevenzione ormai alla portata di tutti. È sempre più diffusa tra le mamme la conoscenza di quanta speranza di cura sia racchiusa nel sangue del cordone ombelicale, e sempre più genitori, infatti, decidono di salvaguardare questa preziosa risorsa di salute conservando le staminali per uso autologo in banche private. La probabilità di trovare un donatore compatibile all’esterno è di 0,001%, ovvero 1 su 100.000 individui.

Risolviamo i dubbi sulle cellule staminali

Tuttavia, c'è un dato che merita attenzione: raccogliamo solo il 5% del sangue ombelicale, il rimanente 95% viene buttato via. Più precisamente, raccogliamo circa 28-30mila cordoni ombelicali all’anno, ma abbiamo un deficit di 60-70 mila. Il cambiamento non deve avvenire solo all’interno dei laboratori, ma deve essere in primis culturale. È necessario spingere sulla raccolta e sulla donazione del cordone ombelicale, perché, se oggi vengono raccolte 28mila unità all’anno, di queste vengono ‘bancate’ solo il 10-12%. Infatti, non necessariamente tutto il cordone che viene donato è poi raccolto: può non rispettare alcuni parametri di qualità e sicurezza. Spesso poi accade che la procedura di estrazione del sangue dalla placenta non venga eseguita bene dal personale. In Italia, solo nel 2,8% dei parti viene raccolto il sangue cordonale e conservato per sé o per la collettività.

Il Processo di Raccolta e Crioconservazione

Il viaggio delle cellule staminali inizia dalla sala parto dove, subito dopo la nascita del bambino, viene raccolto il sangue del cordone ombelicale. Il prelievo è indolore e può essere effettuato sia in caso di parto naturale che di taglio cesareo, senza alcun rischio né per madre né per il neonato. Grazie al costante aumento del numero di prelievi di sangue cordonale per uso autologo, in Italia nel 2008 sono stati circa 10.000, la pratica di questa semplice procedura è ormai sempre più diffusa, rapida e sicura.

Effettuato il prelievo, il campione di sangue cordonale viene trasferito in un apposito contenitore termico pressurizzato e spedito, tramite corriere dedicato, presso i laboratori specializzati. In un tempo compreso tra le 48 e le 72 ore dal parto, la sacca viene sottoposta ad analisi e avviata al processo di estrazione delle cellule staminali contenute nel sangue del cordone. Separate dalle altre componenti del sangue, le cellule staminali vengono portate gradatamente ad una temperatura di -196°C e conservate per venti anni in un contenitore criobiologico ai vapori di azoto.

Ai genitori è possibile richiedere la spedizione del KIT di raccolta, che deve essere consegnato al personale medico il giorno del parto. Su richiesta dei genitori è possibile effettuare gratuitamente anche uno screening neonatale per 60 malattie metaboliche. Questo test, effettuato nelle primissime ore di vita, permette di individuare l’eventuale presenza di patologie ancor prima che se ne manifestino i sintomi.

Fasi del processo di crioconservazione del cordone ombelicale

Bioscience Institute: Eccellenza e Affidabilità nella Crioconservazione

A San Marino ha sede Bioscience Institute, un polo biotecnologico tra i più qualificati e avanzati d’Europa, specializzato nella coltura cellulare e nella crioconservazione autologa di cellule staminali. Si tratta della più rilevante e autorevole realtà scientifica sammarinese che ha conseguito significativi risultati nella ricerca mirata alle nuove applicazioni terapeutiche delle cellule staminali e ottenuto importanti riconoscimenti dalla comunità scientifica nazionale e internazionale. Bioscience Institute è stata la prima biobanca privata di cellule staminali ad essere presente nella penisola italiana e tuttora detiene la leadership in Europa per qualità e sicurezza biologica.

Procedure, tecnologie e strutture dei laboratori Bioscience Institute garantiscono standard d’eccellenza certificati da enti sopranazionali. Bioscience Institute è l’unica struttura privata presente nella penisola italiana, specializzata nella crioconservazione autologa di cellule staminali, capace di garantire requisiti di sicurezza e qualità certificati. È una delle pochissime biobanche in Europa ad aver conseguito non solo la certificazione UNI-EN-ISO 9001:2000, ma anche la prestigiosa GMP - Good Manufacturing Practice, il più elevato standard qualitativo riconosciuto sia all’interno dell’Unione Europea che dalla FDA (Food and Drug Administration). La certificazione GMP garantisce la sicurezza biologica delle cellule conservate e ne consente l’utilizzo in caso di trapianto. Per effettuare un trapianto di staminali qualsiasi Centro Trapianti del mondo accetta solamente materiale biologico proveniente da laboratori certificati GMP. Staminali non correttamente conservate secondo questo rigido protocollo espongono il paziente a gravi rischi e potrebbero comprometterne la vita stessa. Le linee guida dettate dal sistema di accreditamento FACT-NetCord (e recepite a livello normativo) non prevedono un limite per la conservazione privata. Bioscience Institute è accreditata FACT-NetCord dal 2012 e ogni anno garantisce il suo processo attraverso le validazioni del percorso che vengono verificati dagli scienziati americani ed europei specialisti del settore. Questo è molto importante, in quanto unico requisito scientifico riconosciuto a livello normativo che dà la garanzia del rilascio del campione.

Bioscience Institute è proprietaria dei laboratori in cui opera e stipula il contratto di conservazione direttamente con i genitori, senza intermediari. In considerazione della durata ventennale del servizio di crioconservazione, il cliente deve esigere che la biobanca sia in grado di garantire, nel tempo e con un rapporto diretto, affidabilità societaria e solidità finanziaria. Bioscience Institute è una S.p.A.

La sede di Bioscience Institute a San Marino è raggiungibile agevolmente e in tempi brevi da tutte le regioni italiane, anche in caso di interruzione di servizio, per scioperi o condizioni meteorologiche avverse, da parte di compagnie aeree e trasportatori. Fattori come la distanza, la raggiungibilità e le procedure doganali possono influire sui tempi di consegna del materiale biologico. Ogni ostacolo che prolunga i tempi di consegna, dal luogo di prelievo al laboratorio di crioconservazione, può influire sulla vitalità delle cellule staminali. Il personale di Bioscience Institute si occupa anche del ritiro e del trasporto del KIT dopo il parto e, attraverso il proprio comitato scientifico, fornisce tutte le informazioni di tipo medico sulle applicazioni terapeutiche di cellule staminali e sullo stato attuale della ricerca. Bioscience Institute, inoltre, garantisce il mantenimento della catena del freddo, in quanto i campioni biologici per mantenere inalterato la vitalità devono essere mantenuti tra +4° e +8°. Siamo pronti a rilasciare le cellule staminali ovunque nel mondo, senza costi aggiuntivi. Siamo gli unici a richiedere il pagamento solo se le analisi dimostrano l’idoneità del campione alla conservazione. Siamo chiari sui costi: il contratto rispetta pienamente il diritto italiano ed internazionale, è trasparente ed è stato validato dai responsabili scientifici di FACT-NetCord.

Bioscience Institute, che attualmente vanta 350 mq di laboratori, è in continua fase di ampliamento e di innovazione tecnologica. La realizzazione di ulteriori 6 camere bianche (laboratori sterili), che vanno ad aggiungersi alle attuali 4, porteranno il polo biotecnologico di San Marino a raggiungere 550 mq di superficie destinata alle attività di laboratorio, a cui vanno aggiunti gli spazi amministrativi e i locali tecnici. Tutti gli ambienti in cui viene trattato materiale biologico sono dotati delle più moderne e sofisticate tecnologie e attrezzature e sono costantemente monitorati da contaparticelle laser per la misurazione dei livelli di sterilità, umidità e temperatura. Il modello aziendale e l’eccellenza strutturale, tecnologica e procedurale adottata fanno registrare numerose richieste di esportazione del “know how” da parte di investitori di Paesi come Austria, Svizzera francese, Cina e Qatar.

In caso di trapianto, Bioscience Institute si occuperà gratuitamente dell’organizzazione e del trasporto delle cellule staminali presso il Centro Trapianti e contribuirà con un bonus di € 20.000,00 alla copertura delle spese mediche sostenute dal paziente. Alle coppie in attesa, che vogliono verificare di persona la professionalità e gli alti livelli di qualità del servizio di crioconservazione biologica di staminali cordonali, viene offerta gratuitamente la possibilità di una visita presso i laboratori, incluso il pernottamento a San Marino. Con una semplice connessione al sito internet di Bioscience Institute è possibile osservare in tempo reale, attraverso un circuito di webcam, ciò che avviene all’interno dei vari ambienti dei laboratori.

Il Contesto Normativo Italiano e la Scelta della Crioconservazione

Come sappiamo, conservare le cellule staminali del cordone ombelicale può rappresentare una forma di prevenzione e, in molti casi, una soluzione salvavita. Tuttavia, la legislazione che regolamenta le Banche di cellule staminali varia da Paese a Paese, e si differenzia a seconda della fonte di prelievo delle cellule (amniocentesi, cordone ombelicale, sangue, denti…) e dell’uso previsto (autologo o allogenico).

Purtroppo in Italia non è consentito mettere da parte le cellule cordonali per i propri figli, si possono solamente donare. Il Ministero della Salute, attraverso il decreto ministeriale “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato” del 18 novembre 2009 (aggiornato nel 2014), consente la conservazione di cellule staminali da sangue cordonale per uso autologo-dedicato al neonato o ad un consanguineo, presso le banche di sangue placentare esistenti sul territorio nazionale, limitatamente a patologie specifiche. Ciò avviene quando il nascituro o un suo consanguineo presenta, o al momento del parto o in epoca pregressa, una patologia per la quale il trapianto di cellule staminali emopoietiche è clinicamente valido, oppure quando nella famiglia c’è il rischio di una malattia geneticamente trasmissibile a futuri figli per la quale il trapianto è una pratica scientificamente appropriata. In questi casi, però, il campione viene conservato solo per 10 anni. Se questa patologia non esiste al momento del parto e insorge molti anni dopo, purtroppo le possibilità di trovare un campione compatibile sono molto basse, visto che (lo ricordiamo) solo nel 2,8% dei parti viene raccolto il campione di cellule staminali da sangue cordonale.

Voglio specificare che in Italia la legge vieta la conservazione delle cellule cordonali ad uso autologo (se non come specificato poco fa) presso banche private italiane, ma ne consente la conservazione presso strutture estere, il che rappresenta un paradosso. Ai cittadini italiani il Ministero della Salute riconosce il diritto di esportare e conservare, a fini preventivi, il sangue del cordone ombelicale dei propri figli nei Paesi, come San Marino, in cui è consentita la conservazione autologa. La procedura per ottenere il rilascio del nulla osta all’esportazione da parte del Ministero va inoltrata un mese prima della data presunta del parto.

Di fronte a questo scenario, sorge la domanda: a chi affidarsi per essere certi che la conservazione delle proprie cellule staminali sia tutelata? È molto importante che le famiglie decidano di conservare il loro patrimonio biologico presso una biobanca, ovvero una struttura sanitaria, che sia accreditata FACT-Netcord, unico ente regolatore del settore a livello internazionale che rappresenta l’unica assicurazione sulla solidità scientifica, di aggiornamento e di rilascio del campione. Purtroppo continuano a proliferare incontrollate agenzie commerciali che si spacciano per biobanche che promettono conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale fino a 30 anni presso la “loro” biobanca, ma fungono solo da intermediari e non sono direttamente delle strutture sanitarie. La mancanza di una normativa chiara a tutela delle famiglie crea un limbo nel quale, purtroppo, e ancora troppo spesso, non si ha certezza di dove viene crioconservato il proprio campione, aumentando così la confusione sull’importanza di questo patrimonio biologico.

Come ottemperare a queste problematiche? Basterebbe attuare una collaborazione tra pubblico e privato dove tutti i campioni vengano inseriti in un registro nazionale a disposizione della comunità internazionale, una prevenzione concreta e un gesto di solidarietà. Chi decide di donare o di conservare per uso autologo-solidale potrà avere la certezza che il suo campione verrà conservato per più di 10 anni presso delle strutture idonee e accreditate FACT-Netcord. Purtroppo solo 7 su 18 biobanche pubbliche possiedono questa certificazione, quali sono dunque i criteri di verifica e tutela delle famiglie presso le altre strutture? Bioscience Institute, al contrario, non solo è accreditata FACT-Netcord, ma è anche l'unica a richiedere il pagamento solo se le analisi dimostrano l’idoneità del campione alla conservazione. In Scientia Fides è una struttura sanitaria (Biobanca) con sede a San Marino che ha lo scopo di garantire un’assicurazione biologica a chiunque voglia avere nel tempo, per sé e per i propri figli, un’opportunità terapeutica e diagnostica, immediatamente disponibile attraverso la conservazione autologo-dedicata di cellule staminali adulte, con particolare riferimento a quelle contenute nel sangue cordonale. Attualmente consente a oltre 15 mila genitori di garantire per sé e per i propri figli un’opportunità terapeutica e diagnostica, immediatamente disponibile in ambito oncologico, immunologico e rigenerativo, attraverso la valorizzazione e l’impiego del potenziale biologico di cellule staminali, tessuti e principi derivati.

Il primo trapianto di cellule staminali prelevate da sangue cordonale andato a buon fine è avvenuto nel 1988. Da allora i trapianti sono cresciuti notevolmente in tutto il mondo.

Mappa delle biobanche accreditate FACT-Netcord in Europa

Le Frontiere della Ricerca e le Collaborazioni Strategiche, con un Focus sul San Raffaele

Bioscience Institute, oltre alla conservazione del sangue cordonale, svolge importanti attività di ricerca scientifica sull’utilizzo delle staminali in cardiologia, ortopedia, chirurgia e ginecologia in collaborazione con prestigiose università italiane ed estere, quali La Sapienza di Roma, l’Università di Bologna, l’Università di Urbino, l’UCLA di Los Angeles e l’Ospedale San Raffaele di Milano.

Un esempio significativo di questa collaborazione si manifesta nella medicina rigenerativa. "Una branca della medicina che mira alla rigenerazione di organi o tessuti danneggiati da malattie, traumi o dal semplice invecchiamento, attraverso l’utilizzo di cellule staminali", è la definizione di medicina rigenerativa fornita dal prof. Paolo Fiorina nel corso del board scientifico tenutosi presso la sala conferenze del San Raffaele. Il Prof. Fiorina ha sottolineato come per anni abbiamo riparato organi danneggiati o semplicemente bloccato la progressione delle malattie con farmaci più o meno costosi. Con le cellule staminali possiamo in qualche modo andare al livello successivo, quello della rigenerazione degli organi danneggiati. Con le staminali si può rigenerare un organo danneggiato e renderlo più giovane, mentre è ancora presto per dire che si possano ricreare organi in toto, anche se la strada è quella.

La ricerca si spinge anche in ambiti innovativi come l'immunoterapia oncologica. Si chiamano NKT (Natural Killer T), e sono particolari linfociti modificati geneticamente che possono essere utilizzati contro le cellule tumorali su due fronti: modificando il microambiente tumorale stimolando la reazione del nostro sistema immunitario contro la malattia e, contemporaneamente, colpendo selettivamente le cellule tumorali. In un articolo appena pubblicato sulla rivista Science Immunology, i ricercatori del Laboratorio di Immunologia Sperimentale dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano hanno dimostrato, in modelli preclinici, la loro efficacia aprendo la strada a nuove possibilità di intervento. I ricercatori, sotto la guida di Paolo Dellabona e Giulia Casorati, hanno potenziato la naturale attività antitumorale dei linfociti NKT, armando con tecniche di ingegneria genetica queste cellule con un secondo recettore (TCR) specifico per antigeni tumorali. In questo modo le cellule NKT hanno acquisito una doppia funzione, che consiste nella loro capacità naturale di modificare il microambiente neoplastico, mediata dal proprio TCR endogeno, combinata alla nuova abilità di uccidere in modo diretto le cellule tumorali, grazie all’espressione del TCR esogeno.

Le cellule NKT sono un particolare tipo di globuli bianchi: da qualche anno è nota la loro capacità di eliminare dal microambiente tumorale alcune cellule immunitarie che vengono ‘corrotte’ dal tumore e ne sostengono la progressione, come i macrofagi. In tal modo le cellule NKT favoriscono il ripristino della risposta immunitaria contro le cellule tumorali. Ma non solo: ciò che rende le funzioni di queste cellule universali è il fatto che sono identiche in tutti gli individui. “Grazie a queste caratteristiche, le cellule NKT prelevate da un qualsiasi donatore possono essere utilizzate per trattare qualsiasi paziente e questo fa sì che esse rappresentino una piattaforma cellulare applicabile in modo universale nell’immunoterapia cellulare del cancro”, spiegano Dellabona e Casorati che, in studi recenti, hanno anche dimostrato il ruolo cruciale delle NKT nella risposta immunitaria antitumorale.

Nello specifico, questi speciali linfociti infiltrano il microambiente tumorale dove promuovono la risposta immunitaria diretta contro le cellule cancerose, attraverso l’eliminazione di particolari cellule del sangue, chiamate macrofagi, che esercitano una forte azione immunosoppressiva che è quella che sostiene localmente la progressione della neoplasia (Cortesi Cell Reports 2018). Questo meccanismo d’azione delle cellule NKT è considerato di particolare interesse per la cura del cancro, poiché l’immunosoppressione che si genera a livello del microambiente tumorale è considerata uno dei principali ostacoli all’efficacia delle terapie antitumorali, in particolare per l’immunoterapia cellulare. In questo nuovo studio il gruppo di ricerca ha ulteriormente potenziato l’attività antitumorale dei linfociti NKT, modificandoli geneticamente in modo da far loro esprimere un recettore antigenico (TCR) specifico per un antigene tumorale. Le cellule NKT hanno così acquisito due funzioni antitumorali contemporanee: da un lato, la loro naturale capacità di eliminare le cellule che sopprimono il microambiente tumorale, dall’altro la nuova capacità di uccidere in modo diretto le cellule neoplastiche. Questo rappresenta un significativo passo avanti nella ricerca sul cancro, con potenziali applicazioni cliniche future che potrebbero cambiare l'approccio terapeutico.

Bioscience Institute, in collaborazione con importanti centri di ricerca universitari italiani, ha messo a punto anche una innovativa tecnica che apre la via a nuove frontiere per la medicina estetica. La procedura consente, con un semplice prelievo di cute, di crioconservare i fibroblasti estratti dalla propria pelle quando sono ancora giovani e attivi, per poterli utilizzare alla comparsa dei primi segni di invecchiamento o per fini terapeutici, ad esempio in caso di ulcere cutanee. Si tratta di una metodologia che utilizza la naturale capacità dei fibroblasti, le cellule che concorrono al mantenimento di una pelle sana, compatta ed elastica, di produrre collagene ed elastina. Questa capacità diminuisce nel tempo, a causa dell’invecchiamento, riducendo la disponibilità di collagene ed elastina presente nella cute. Questo impoverimento di sostanze produce l’effetto di una pelle più sottile e meno tonica e la comparsa di rughe. Coltivare in vitro i fibroblasti estratti da un piccolo campione di cute prelevato dal paziente, permette di disporre in poco tempo di un elevato numero di cellule attive e vitali. Di queste, una parte può essere impiantata immediatamente, trattamento che aumenta da subito la produzione di collagene della pelle, e una parte destinata alla crioconservazione per futuri ulteriori interventi di ringiovanimento cutaneo. Crioconservare i fibroblasti permette di bloccare l’età biologica dei fibroblasti, corrispondente a quella in cui viene effettuato il prelievo di cute.

In Italia, alcuni centri di eccellenza hanno radunato le più brillanti menti italiane per testare l’efficacia del trapianto delle cellule staminali cordonali per il trattamento di diverse patologie. Si possono ricordare, ad esempio, l’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna per le malattie ematologiche e malattie dell’occhio, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma per la retinite pigmentosa e i nati pretermine, e l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per l'epidermolisi bollosa. Questi esempi evidenziano il vasto spettro di applicazioni e l'impegno della comunità scientifica italiana nello sfruttare il potenziale delle cellule staminali del cordone ombelicale per la salute umana.

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