Il desiderio di diventare genitori è un percorso profondo e spesso complesso. Per molte coppie, questo cammino può portare alla scoperta della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), un insieme di tecniche che offrono una speranza concreta quando il concepimento naturale si rivela difficile. Tuttavia, anche dopo aver intrapreso e talvolta concluso percorsi di PMA, il corpo e la natura possono riservare delle sorprese, come la possibilità di un concepimento spontaneo. Questo articolo esplora il mondo della PMA, la gestione della gravidanza che ne deriva, e le affascinanti statistiche che rivelano come la natura possa talvolta sorprendere, anche dopo tentativi assistiti.

Il Percorso verso la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)
Quando una coppia non riesce a concepire in modo naturale, dopo almeno 12/24 mesi di rapporti liberi e non protetti, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si può considerare il ricorso alla Procreazione assistita. La Procreazione medicalmente assistita è finalizzata alla diagnosi e alla terapia dell’infertilità di coppia.
Il primo incontro tra il medico e le coppie è un momento fondamentale per pianificare l’intero percorso del programma, comprendere quali sono le sue fasi, esaminare tutta la documentazione, pianificare i tempi e definire la necessità e le modalità di accesso ai trattamenti. È un momento importante, per questo è utile che siano presenti entrambi i partner ed è fondamentale portare con sé tutti gli accertamenti, le cartelle cliniche e, se il caso, i documenti relativi ai trattamenti eseguiti in altra sede. Le metodiche di procreazione medica assistita sono impegnative per la coppia sia dal punto di vista medico-biologico che psicologico. Tuttavia, le procedure chirurgiche necessarie prevedono interventi minimamente invasivi e poco dolorosi e sono considerate a basso rischio chirurgico, con complicanze gravi molto rare. Per permettere alla donna di affrontare un ciclo di Procreazione medicalmente assistita in tutta serenità, è sempre consigliato dagli specialisti condurre una vita normale prima, durante e anche dopo il trattamento. Infatti, stare a letto giorni e giorni dopo il trattamento non ha alcun valore nell’instaurarsi o meno di una gravidanza.
Ospedale Santa Maria, ad esempio, sostiene da oltre 25 anni le coppie nel desiderio più grande, quello di avere un figlio. Agli aspiranti genitori, la struttura offre servizi creati intorno alle loro esigenze, assicurando personale altamente specializzato, tecnologie innovative ed ambienti confortevoli. È stato uno dei primi Centri in Italia ad applicare la tecnica ICSI, effettuando dal 1991 ad oggi oltre 10.000 prelievi ovocitari, da cui sono state ottenute circa 2.500 gravidanze e altrettanti bambini nati.
Tecniche di PMA
Le Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita
La PMA comprende diverse metodiche, ciascuna adatta a specifiche esigenze e condizioni della coppia.
FIVET: La Fecondazione in Vitro con Embryo Transfer
Con il termine FIVET (fertilizzazione in vitro con embryo transfer) si indica la fecondazione in vitro, ossia la fusione dell’ovulo con lo spermatozoo effettuata in laboratorio con l’obiettivo di ottenere embrioni già fecondati da trasferire nell’utero materno. In sintesi, l’unione tra ovocita e spermatozoo avviene in laboratorio, ossia al di fuori del corpo della donna.
Il processo si articola in diverse fasi:
- Controllo e stimolazione delle ovaie: Si tratta di indurre la crescita di più follicoli mediante la somministrazione di farmaci (le gonadotropine) allo scopo di ottenere più ovociti maturi invece di uno come avviene naturalmente ogni mese. La risposta alla terapia viene monitorata mediante vari prelievi di sangue ed ecografie transvaginali che consentono eventuali variazioni terapeutiche. I farmaci necessari in questa fase del programma vengono selezionati in base alle specifiche condizioni della coppia e alle esigenze del ciclo. Favorire la risposta ovarica è fondamentale per incrementare le possibilità di gravidanza. Gli analoghi del GnRH possono essere utilizzati in formulazioni “deposito” (nelle pazienti in cui è attesa una normale risposta ovarica) o “giornaliere” e vengono in genere impiegati nelle procedure che prevedono la soppressione dell’ipofisi prima di iniziare la stimolazione. Gli antagonisti del GnRH possono essere proposti alla paziente che presenta una previsione di risposta ridotta o, al contrario, eccessiva alla terapia di somministrazione. Vengono associati a un estroprogestinico per la sincronizzazione del ciclo e generalmente rendono più breve il periodo di induzione della multiovulazione. Le gonadotropine (FSH ed LH) sono state una rivoluzione nelle possibilità terapeutiche sia nell’induzione nelle pazienti anovulatorie, sia come terapia per la stimolazione della multiovulazione delle procedure di procreazione assistita. Tra i vantaggi resi possibili dalle nuove molecole ricombinanti, ci sono una maggiore omogeneità dei farmaci, una maggior efficacia clinica e la possibilità di ricorrere a dosi inferiori di farmaco per gravidanza ottenuta, considerando anche un basilare principio di precauzione. I dosaggi giornalieri variano da 75-100 UI in pazienti giovani con eccellente riserva ovarica, sottopeso e con tratto policistico a un massimo di 450 UI/die, limite che non viene in genere superato, anche in pazienti con riserva ovarica compromessa, perché ritenuto inefficace. Il monitoraggio ecografico e ormonale ha lo scopo di definire la risposta e ridurre per quanto possibile la quantità di gonadotropine somministrate e il rischio di iperstimolazione ovarica.

- Prelievo ovocitario e fecondazione in vitro: Il prelievo ovocitario (pick-up ovocitario) viene effettuato in anestesia generale senza necessità di intubazione, in day hospital. La procedura dura all’incirca una decina di minuti e il risveglio è immediato. Il numero degli ovociti prelevati non sempre corrisponde al numero dei follicoli e non sempre tutti gli ovociti prelevati sono maturi/idonei per la fecondazione. Contestualmente, in laboratorio avviene la preparazione del liquido seminale e si creano le condizioni di “incontro” tra ovocita e spermatozoo. Il giorno del prelievo ovocitario si procede all’inseminazione. Il numero degli ovociti che verranno inseminati dipenderà da due fattori: in primo luogo, il numero di embrioni che la coppia richiede di trasferire/impiantare e, in secondo luogo, se la coppia ha firmato o meno il consenso per l'eventuale congelamento degli embrioni in esubero. Questo perché la legge in vigore non permette di sopprimere gli embrioni se sono vitali. Non sempre tutti gli ovociti inseminati fecondano; l’avvenuta fecondazione si verifica il giorno dopo. A volte la fecondazione può essere anomala e gli embrioni che ne conseguono vengono scartati.
- Coltura degli embrioni: 24 ore dopo aver fatto incontrare ovocita e spermatozoo, si potrà verificare l’avvenuto processo della fecondazione e scoprire il nuovo embrione. Il periodo di coltura degli embrioni in laboratorio dura in genere dai due ai cinque giorni, ma può durare fino a sei giorni dalla fecondazione. Gli zigoti (ossia gli ovociti fecondati) vengono conservati in laboratorio a una temperatura e atmosfera controllate, in incubatori di ultima generazione che sfruttano la tecnologia Time Lapse. Questi incubatori mantengono le condizioni fisiche e atmosferiche necessarie allo sviluppo cellulare degli embrioni e permettono inoltre di ottenerne immagini ogni dieci minuti. Questo periodo permetterà di selezionare quello ritenuto di qualità più alta per poi procedere al suo trasferimento nell’utero materno.
- Trasferimento degli embrioni nell’utero: A partire dal 2° giorno gli embrioni sono pronti per poter essere inseriti nella cavità uterina. A seguito della selezione degli embrioni che presentano le migliori caratteristiche di sviluppo, questi vengono depositati all’interno dell’utero - e più precisamente nell’endometrio - con l’ausilio di un sottile catetere. Il transfer viene eseguito senza anestesia. Il ginecologo inserisce lo speculum e deterge l’ambiente vaginale. Il catetere molto sottile contenente gli embrioni viene poi inserito nella cavità uterina dove vengono rilasciati gli embrioni. Successivamente il biologo verifica che nessun embrione sia rimasto all’interno del catetere. Se ciò dovesse verificarsi, viene ripetuto il transfer per inserire l’/gli embrione/i rimasto/i. Mediamente si ottiene il 20-30% di gravidanza dopo il transfer.

ICSI: Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo
L’ICSI (iniezione intracitoplasmatica) dello spermatozoo è una terapia evoluta per trattare l’infertilità maschile. La fecondazione FIVET con ICSI consiste nella microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo. La FIVET con ICSI è solitamente riservata ai casi in cui si teme che, con la fecondazione in vitro convenzionale, possano esserci problemi nell’ottenere la fecondazione. Con la fecondazione ICSI c’è inoltre un risparmio notevole di spermatozoi, in quanto ne basta solo uno per ogni ovocita. L’ICSI ha una procedura e relativi tempi IVI e dura tra i 10 e i 20 giorni, a seconda del protocollo utilizzato e della risposta di ciascuna paziente.
IUI: Inseminazione Intrauterina
L’inseminazione intrauterina è una metodica di primo livello nella quale gli spermatozoi del partner vengono selezionati ed inseriti direttamente in cavità uterina, al fine di favorire l’incontro con i gameti femminili (ovociti). È una procedura totalmente ambulatoriale. L’inseminazione intrauterina consiste nell’inserire gli spermatozoi direttamente all’interno dell’utero materno nei giorni prossimi all’ovulazione. Il liquido seminale, una volta prelevato, viene opportunamente trattato in laboratorio con un procedimento chiamato capacitazione in modo da selezionare gli spermatozoi più mobili e resistenti che vengono poi inseriti direttamente all’interno della cavità uterina (con l’ausilio di un tubicino di plastica e senza procurare alcun dolore). La fecondazione intrauterina è indicata per le coppie in cui non viene evidenziato alcun problema apparente (cosiddetto “fattore idiopatico”) e per quei casi in cui l’uomo ha lievi problematiche come oligozoospermia (numero di spermatozoi bassi) e/o astenozoospermia (motilità bassa). La IUI ha una procedura in cui il ciclo mestruale viene monitorato attentamente con ecografie e spesso l'ovulazione viene indotta attraverso farmaci. Se il ciclo di inseminazione intrauterina fallisce, la donna avrà la mestruazione circa 14 giorni dopo. Se la donna non ha la mestruazione, dovrà effettuare un dosaggio plasmatico quantitativo dell’hCG che, se positivo, viene ripetuto 2 giorni dopo. Se il valore del secondo dosaggio plasmatico dell’hCG è almeno raddoppiato rispetto a quello del primo, si esegue un’ecografia pelvica con sonda vaginale bidimensionale 2-3 settimane dopo la IUI propriamente detta. Con la sonda transvaginale si può visualizzare la camera gestazionale già alla quarta settimana di amenorrea (assenza di mestruazione). La localizzazione del sacco gestazionale all’interno dell’utero è importante per escludere la presenza di una gravidanza ectopica o extrauterina.
Crioconservazione di Ovociti ed Embrioni
Gli ovociti maturi che non vengono inseminati possono essere crioconservati per un futuro trattamento se la donna ha scelto tale opzione. Con la tecnica ICSI è possibile crioconservare sia gli ovociti che gli embrioni vitali in esubero per un ulteriore tentativo. Come accennato, gli embrioni eventualmente in surplus perché non trasferiti vengono conservati in azoto liquido (vitrificazione) e stoccati nella banca degli embrioni. Le pazienti accettate nel programma di crioconservazione degli ovuli vengono sottoposte a induzione farmacologica di una ovulazione multipla. L'induzione della ovulazione multipla viene attentamente monitorata con valutazioni ecografiche e ormonali, ed al termine della stimolazione si effettua il prelievo degli ovociti per via transvaginale (procedura di chirurgia ambulatoriale eseguita in sedoanalgesia). La durata dell'intera procedura (inizio della stimolazione/prelievo degli ovociti) varia a seconda della fase del ciclo in cui la paziente si trova al momento dell'inizio della stimolazione; ma, di massima, non è superiore ai 14 giorni. Al momento del loro utilizzo, che può avvenire anche dopo molti anni, gli ovociti crioconservati potranno essere inseminati mediante la tecnica di iniezione dello spermatozoo nel citoplasma dell'ovocita (ICSI - Intra-Cytoplasmic Sperm Injection).

Varianti della FIVET: Ciclo Naturale e Ciclo Naturale Modificato
La FIVET in ciclo naturale è una forma di fecondazione in vitro che si basa sull'ottenere un unico ovocita di grande qualità. La FIVET su ciclo spontaneo è un trattamento semplice che si realizza, così come indica il nome, durante il ciclo spontaneo della paziente senza terapia ormonale. È necessario fare dei controlli per programmare il prelievo ovocitario subito prima che cominci l'ovulazione naturale. Nel ciclo spontaneo, non viene assunto nessun farmaco durante il processo di ovulazione; si faranno solo dei controlli ecografici e ormonali per seguire lo sviluppo follicolare fino all'ovulazione. Il prelievo ovocitario viene programmato nel momento in cui ci si rende conto che l'ovulazione sta per iniziare. Nel ciclo spontaneo modificato, lo sviluppo follicolare avviene naturalmente con tutti i suoi vantaggi, però viene introdotto un farmaco a basso dosaggio alla fine del processo per evitare l'ovulazione spontanea. In questo modo si è in grado di controllare il momento dell'ovulazione ottenendo dei risultati migliori. Lo sperma utilizzato può essere del partner (ottenuto con la masturbazione) o di un donatore (uomini giovani di buona salute fisica e mentale). Questo approccio è utile per pazienti con una bassa riserva ovarica che non desiderano ricorrere alla donazione di ovociti.
Dalla FIVET al Test di Gravidanza: L'Attesa e i Primi Segnali
Il momento che stavi aspettando, il sogno che rincorrevi e per cui hai lottato, si è avverato: aspetti un bambino e diventerai genitore tra pochi mesi! Se il test di gravidanza è risultato positivo dopo una fecondazione in vitro (FIVET), le congratulazioni sono d'obbligo. Dal monitoraggio della riserva ovarica al prelievo degli ovociti, fino all’attesa snervante delle due settimane per fare il test, la FIVET è di certo un percorso che mette a dura prova le emozioni. Ma ora, finalmente, la bella notizia è arrivata!
L’attesa di due settimane che ti aspetta dopo il transfer dell’embrione può essere un’esperienza stressante con una vasta gamma di emozioni. Spesso si inizia ad osservare che qualcosa sta cambiando nel corpo. Sebbene i medici raccomandino di non eseguire il test prima di dodici giorni dopo il transfer, possono comparire i primi sintomi che indicano che il trattamento ha avuto successo. I più comuni sono sanguinamento leggero o spotting, crampi, dolore toracico, affaticamento fino allo sfinimento, nausea, gonfiore, cambiamenti intestinali, aumento della necessità di urinare e assenza di mestruazioni.
Una volta che il test di gravidanza e poi il medico confermeranno che si è instaurata una gravidanza, sarai sicuramente interessata a quante settimane sei e quando vedrai il bambino dei tuoi sogni faccia a faccia.

Potenziali Complicazioni Iniziali: Gravidanza Biochimica e Extrauterina
Durante l’esame ecografico, eseguito circa 2 settimane dopo il test di gravidanza positivo, il medico controlla la frequenza cardiaca del bambino e contemporaneamente il suo posizionamento nell’utero, eliminando così la possibilità di gravidanza extrauterina, che riguarda circa il 2% delle donne che hanno effettuato un trattamento di PMA.
Va detto che la cosiddetta gravidanza biochimica può verificarsi prima dell’ecografia stessa. In questo caso, il test di gravidanza è positivo, ma intorno alla 1ª-2ª settimana dopo l’annidamento dell’embrione, avviene un aborto spontaneo. Un caso simile, che si verifica molto più tardi, è l'aborto spontaneo senza perdite, durante la quale il feto nell’utero smette di svilupparsi e muore.
Gestire la Gravidanza Dopo la PMA
È naturale che una donna che non è riuscita a concepire in modo naturale viva la gravidanza in modo diverso da una donna che non ha avuto problemi a rimanere incinta. Enorme gioia, sentimenti di gratitudine e felicità, ma anche più paura, molti dubbi, preoccupazioni e sentimenti di “incredulità” di diventare genitori in pochi mesi. Ecco come le madri che si sono sottoposte alla fecondazione assistita descrivono le loro esperienze. Oltre al fatto che il percorso verso la genitorialità è diventato molto più forte, conoscono anche per esperienza personale possibili complicazioni e sentimenti passati di profonda delusione.
Sebbene nella maggior parte dei casi la gravidanza dopo un trattamento di PMA sia completamente priva di complicazioni, è consigliabile prendere in considerazione altri possibili rischi associati alla fecondazione assistita e alla successiva gravidanza. Se sei una futura mamma che ha effettuato un trattamento di fecondazione assistita, non significa automaticamente che la tua gravidanza sia a rischio. Se non hai problemi e il tuo medico valuta che tu e il tuo bambino non siate in pericolo, sarai sottoposta ai normali controlli standard prescritti. Al contrario, le madri che necessitano di una supervisione specialistica e sono state valutate come “a rischio” seguono un regime prescritto che nella maggior parte dei casi non richiede il ricovero in ospedale: il più delle volte si tratta di stare a riposo, seguire una dieta ricca, non fare sforzi e mantenere una tranquillità psichica.
Tecniche di PMA
Il Calcolo della Data Presunta del Parto (DPP) in Gravidanza Naturale e da FIVET
Ora che sai di essere incinta, sarai impaziente di scoprire quando nascerà il tuo bambino. Capire a che punto sei della gravidanza è importante per molte ragioni. Conoscere l’età gestazionale ti aiuterà a seguire lo sviluppo fetale e a prepararti per le diverse tappe del percorso verso la maternità. Inoltre, il tuo piccolo attraverserà diverse fasi di sviluppo e raggiungerà importanti traguardi prima della sua nascita e queste informazioni permettono ai medici di monitorare la sua salute.
Il conteggio delle settimane dopo la fecondazione assistita funziona allo stesso modo di una gravidanza naturale, ovvero in base alla data dell’ultima mestruazione. Tuttavia, puoi capire approssimativamente quando avverrà la nascita, ovvero la data presunta del parto (DPP), partendo da alcune informazioni di base sul tuo ciclo. Poiché conosci la data esatta del trasferimento, è possibile calcolare la data del parto dopo una FIVET con maggiore precisione. Questo ti permetterà di stimare, con una buona approssimazione, da quanto tempo sei incinta e di monitorare la crescita del tuo bambino e i cambiamenti del tuo corpo settimana per settimana.
Il calcolo della data presunta del parto in caso di FIVET è, di norma, più preciso perché si conosce esattamente la data della fecondazione. Come ci spiega la ginecologa Renita White, il tipo di FIVET eseguito può influire leggermente sulla stima della data. La maggior parte dei trasferimenti avviene tre o cinque giorni dopo il prelievo degli ovociti e la fecondazione (unione tra ovulo e spermatozoo). In caso di gravidanza, la data presunta del parto varia in base “all’età dell’embrione al momento del trasferimento”. L’età embrionale consiste nel numero di giorni trascorsi dalla fecondazione. Pertanto, un embrione in terza giornata avrà una data presunta diversa da quella di un embrione in quinta giornata. Il tuo laboratorio saprà fornirti queste informazioni.
Al contrario, la DPP in caso di gravidanza non FIVET (gravidanza spontanea) viene calcolata generalmente usando la data dell’ultima mestruazione (UM). Tuttavia, si tratta di una stima orientativa. La data dell’ultima mestruazione aiuta a risalire approssimativamente al giorno di ovulazione, ma il momento esatto, dell’ovulazione come della fecondazione, può essere solo stimato. La dott.ssa White afferma: “La DPP [in caso di FIVET] si calcola a partire dalla data del trasferimento dell’embrione. La FIVET consente di monitorare ogni fase della procedura di fecondazione; pertanto, le tempistiche sono ben note [ed è possibile] stimare la data del parto in modo più specifico”.

Nonostante la maggiore precisione nel calcolare la data del parto con FIVET, il risultato va comunque interpretato come indicativo del probabile inizio del travaglio e non come una data di nascita certa. “Che la data presunta si basi sulla data del transfer embrionario (in caso di FIVET) o sulla data dell’ultima mestruazione (in caso di gravidanza spontanea), si tratta pur sempre di stime”, ci ricorda la dottoressa White. “Il parto potrebbe avvenire poco prima o poco dopo”. La DPP è puramente indicativa: solo il 5% delle donne partorisce esattamente nel giorno previsto ed è del tutto normale che la nascita avvenga tra la 37ª e la 41ª settimana di gravidanza.
Monitorare la gravidanza rimane comunque importante, sebbene non sia possibile prevedere la data di nascita esatta del bambino. Come ci spiega la dottoressa White: “La data presunta del parto consente anche di stimare il peso e le dimensioni del feto, aiuta a valutare se la crescita è corretta per l’età gestazionale e se esiste il rischio di una nascita prematura, in modo da predisporre, se necessario, il coinvolgimento di un pediatra al momento del parto”.
Esiste un’idea diffusa che i bambini concepiti con la FIVET abbiano più probabilità di nascere prematuri, ma non è sempre così. “Possono nascere prima o dopo, proprio come nei casi di concepimento naturale”, afferma la dottoressa White. Questa convinzione potrebbe essere dovuta al fatto che con la FIVET ci sono maggiori probabilità di ottenere gravidanze multiple. Talvolta, per migliorare le probabilità di successo dei cicli di fecondazione in vitro, si ricorre a transfer multipli, che possono dare luogo a parti gemellari o plurigemellari in cui la prematurità è più frequente. Il numero di embrioni trasferiti nell’utero varia in base all’età, al numero di ovociti prelevati e al luogo in cui viene eseguita la procedura, poiché in alcuni paesi la legge limita il numero di embrioni trasferibili. Le gravidanze con FIVET con un singolo feto non presentano maggiori probabilità di parto pretermine, a condizione che non vi siano ulteriori fattori di rischio correlati alla prematurità. Questi includono l’età e lo stato di salute generale della gestante, eventuali complicazioni della gravidanza. Le gravidanze ottenute tramite FIVET presentano un rischio leggermente maggiore di complicazioni; tuttavia, l’équipe medica sarà preparata a prendersi cura della paziente.
Il "Miracolo" del Concepimento Naturale Dopo la PMA Fallita
L'esperienza di tentare il concepimento attraverso la PMA può essere estenuante, ma la natura può riservare delle incredibili sorprese. È emerso che almeno una donna su cinque ha concepito naturalmente dopo aver avuto un bambino utilizzando trattamenti per la fertilità come la fecondazione in vitro, per lo più entro 3 anni. Questo dimostra che, anche se in genere è considerato “raro” che una donna rimanga incinta naturalmente dopo un trattamento per la fertilità, non si tratta in realtà di un evento insolito.
Alcune testimonianze personali rafforzano questa prospettiva. Una donna ha raccontato di aver affrontato una IUI e una FIVET interrotta per iperstimolo, seguita dall'interruzione di un transfer da congelati. Nonostante le scarse possibilità di concepimento naturale prospettate dalla ginecologa del centro PMA, nel mese di giugno ha scoperto di essere incinta. Il miracolo è avvenuto dopo un rapporto mirato al 23° giorno del ciclo, quando lo scoppio del follicolo è avvenuto molto tardi. Questo dimostra che anche in presenza di diagnosi come "tube chiuse" o "non c'è ovulazione", la speranza rimane.
Un primario di ginecologia ha espressamente portato all'attenzione una statistica secondo cui circa il 20% delle donne che si sottopongono a FIVET o ICSI, il cui tentativo fallisce, rimane incinta in modo naturale nell'immediato. Questa percentuale, sebbene possa sembrare sorprendente, aiuta a spiegare molti casi di concepimento spontaneo dopo PMA. Alcune donne hanno avuto gravidanze biochimiche dopo concepimenti naturali, spesso uno o due mesi dopo aver fallito le PMA, suggerendo una correlazione. Un'altra esperienza racconta di una gravidanza spontanea nel 2007 finita in aborto, due ICSI fallite nel 2008, e poi una gravidanza naturale nell'agosto dell'anno successivo, dopo che il medico aveva consigliato una pausa.

Si ipotizza che alcuni fattori possano contribuire a queste gravidanze "miracolose". Alcune domande sorgono, ad esempio, sull'uso di cortisone o prednisolone durante l'ultimo tentativo di PMA. Potrebbe essere la chiave del successo? Oppure si pensa all'allargamento meccanico della cervice uterina durante la PMA. Se la cervice era eccessivamente stretta e gli spermatozoi non potevano passare naturalmente, l'allargamento con il pick-up potrebbe aver creato lo spazio necessario. Questi interrogativi indicano che il corpo femminile, dopo essere stato stimolato e monitorato intensamente, potrebbe in qualche modo trovarsi in una condizione più favorevole al concepimento.
L’autrice principale, la dott.ssa Annette Thwaites (UCL EGA Institute for Women’s Health) ha dichiarato: “I nostri risultati suggeriscono che la gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino mediante fecondazione in vitro è tutt’altro che rara. Inoltre, alcune donne potrebbero non aver mai sperimentato l’infertilità, ma hanno utilizzato il trattamento per altri motivi”. Al fine di tracciare i dati in modo più accurato e analizzare quali fattori rendono più probabile una gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino con il trattamento della fertilità, i ricercatori chiedono set di dati nazionali collegati. Questo pone in una luce diversa il concetto di infertilità assoluta e apre a nuove speranze per molte coppie.
La Gravidanza Settimana per Settimana: Uno Sguardo al Tuo Viaggio
Una volta che la gravidanza è confermata, indipendentemente dal fatto che sia avvenuta naturalmente o tramite PMA, inizia un viaggio straordinario. Il conteggio delle settimane funziona allo stesso modo di una gravidanza naturale.
- 1-2 settimane di gravidanza: In realtà, a queste settimane, tecnicamente non sei ancora incinta. A 1 settimana di gravidanza, non sei ancora incinta. A 2 settimane di gravidanza, tecnicamente non sei ancora incinta. C’è un solo ovulo e tantissimi spermatozoi ansiosi di fecondarlo.
- 3 settimane di gravidanza: Questa è la settimana in cui avviene l’impianto. Il tuo corpo rilascia la gonadotropina cronica (hCG), che causa l’aumento della produzione di estrogeni e progesterone e previene la maturazione di altri ovuli nelle ovaie.
- 4 settimane: Il futuro bebè ha finalmente trovato la sua casa per i prossimi otto mesi. La blastocisti è finalmente giunta nell’utero da una delle tube di Falloppio.
- 5 settimane di gravidanza: Il feto ha le dimensioni di un seme di sesamo. Trascorsa la quinta settimana, ti accorgerai dell’assenza di mestruazioni, il segnale più evidente che aspetti un figlio.
- 6 settimane di gravidanza: A partire dal compimento della sesta settimana, potresti avvertire le nausee mattutine. Queste sono dovute alle oscillazioni ormonali che si stanno verificando nel tuo corpo. Malessere, seno gonfio, areola del capezzolo più scura e minzione frequente potrebbero crearti qualche disagio.
- 7 settimane di gravidanza: I sintomi iniziano a farsi sentire e il tuo utero quasi raddoppia le sue dimensioni. Preparati a un possibile peggioramento della nausea, della stanchezza, del bruciore di stomaco e di altri sintomi della gravidanza. Le nausee mattutine possono essere molto fastidiose.
- 8 settimane: Devi prendere appuntamento per la tua prima visita dal ginecologo. Il medico prescriverà i test e gli esami necessari per il primo trimestre di gravidanza. A questo punto, le nausee mattutine possono diventare più fastidiose.
- 9 settimane di gravidanza: Il bebè è già lungo circa 16-18 mm e pesa intorno ai 3 grammi. La coda è scomparsa e iniziano a distinguersi meglio le caratteristiche umane. Le articolazioni delle mani e delle gambe diventano flessibili e iniziano a svilupparsi i capezzoli e i follicoli della peluria.
- 10 settimane di gravidanza: È il momento in cui terminano di formarsi quasi tutti gli organi e i tessuti vitali. Ora iniziano finalmente a funzionare e crescere rapidamente. Il feto è in grado di ingoiare il liquido amniotico e di muovere braccia e gambe. La pelle si copre di una leggera peluria, mentre sulle dita compaiono piccole unghie.
- 11 settimane di gravidanza: Il feto ha raggiunto le dimensioni di 5 cm. La testa è lunga quanto la metà del corpo, ma nelle prossime settimane il corpo crescerà abbastanza da compensarla. La pelle del feto è talmente sottile e trasparente che permette di intravedere una fitta rete di vasi sanguigni.
- 12 settimane di gravidanza: Il bebè pesa circa 14 grammi. Si stanno formando le corde vocali e i reni iniziano a produrre urina che riempie la vescica. Hai terminato l’ultima settimana del primo trimestre! La maggior parte dei sintomi iniziali della gravidanza saranno presto un lontano ricordo.
- 13 settimane di gravidanza: Il feto continua la sua crescita.
- 14 settimane di gravidanza: La crescita del feto procede rapidamente. Tra poco, inizierai a sentirlo muoversi e scalciare. Il tuo corpo inizia a prendere peso.
- 15 settimane di gravidanza: Il bebè inala attivamente il liquido amniotico attraverso il naso. Molto presto si noterà che sei incinta perché l’utero è salito dalla regione pelvica al basso addome.
- 16 settimane di gravidanza: Tutto ora diventa più reale! Il tuo piccolo bebè non è più tanto piccolo e ha ormai l’aspetto di un bambino. Trascorsa la 16a settimana di gravidanza, sei ormai incinta di 4 mesi. Se finora la tua gravidanza passava inosservata con un pancione piccolino, d’ora in poi non sarà più così.
- 18 settimane di gravidanza: Se finora la rapidità della crescita del tuo bebè e l’aumento di peso delle ultime settimane ti ha sorpreso, dalla 18a settimana le cose si calmeranno un pochino, ma ci saranno ancora tanti eventi importanti nella giovanissima vita del tuo bebè. In questa fase, riesce a sbadigliare, stiracchiarsi e anche fare espressioni facciali come corrucciare il volto.
- 19 settimane di gravidanza: Il pancione è ben visibile.
- 20 settimane di gravidanza: Il feto ha le dimensioni di un pompelmo. Congratulazioni! Sei a metà strada per incontrare il tuo bambino.
- 21 settimane di gravidanza: Compiuta la 21a settimana di gravidanza hai fatto il giro di boa e sei a metà percorso per diventare mamma. Il bambino sta diventando grande.
- 22 settimane di gravidanza: Senza dubbio lo spazio inizia a essere poco. Il bebè cresce e invade i tuoi spazi.
- 23 settimane di gravidanza: Per molte donne, dalla 23a settimana inizia il periodo più entusiasmante perché il pancione è ben visibile. Tra le altre cose, gli occhi e le labbra del bimbo stanno prendendo forma.
- 24 settimane di gravidanza: Il feto è lungo circa 30 cm. Potresti avvertire una sensazione di formicolio alle articolazioni, nota come sindrome del tunnel carpale.
- 25 settimane di gravidanza: Sei vicina alla fine del secondo trimestre. Sembra che il tempo voli! Sei a quasi 5 mesi e due settimane di gravidanza. A questo punto è probabile che tu abbia già preso dai 7 ai 10 kg di peso. Nel corso di questa settimana, il bimbo apre gli occhi per la prima volta.
- 27 settimane di gravidanza: Segna le ultime due settimane del secondo trimestre. Se il bambino è più attivo durante la notte potrebbe provocarti insonnia e difficoltà nel dormire.
- 28 settimane di gravidanza: Compiute 28 settimane, entri nel terzo trimestre della gravidanza. In questa fase, il feto è già abbastanza sviluppato. Gli organi, i tessuti e i nervi continuano a crescere, ma ha già tutti gli apparati necessari per sopravvivere fuori dall’utero.
- 29 settimane: Potresti sviluppare vene varicose come accade nel 40% delle donne in attesa. Questa è la fase in cui iniziare a monitorare l’attività del bambino.
- 30 settimane: Potresti avere il fiato corto. Il bambino è ancora alto, vicino alle costole ed è in attesa.
- 31 settimane: Il seno inizia a produrre il primo colostro che servirà a nutrire il bambino e potresti avere qualche perdita dai capezzoli. Questo è uno dei segnali che indica che il corpo si sta preparando al grande giorno. Potresti avere il fiato corto.
- 32 settimane: Il corpo potrebbe iniziare a flettere i muscoli per prepararsi al parto.
- 33 settimane: Potresti notare che i movimenti del bambino sono legati alla tua routine quotidiana.
- 34 settimane: I seni iniziano a perdere piccole quantità di colostro giallastro. Il bambino ha già le dimensioni di uno zaino e pesa quanto un melone.
- 35 settimane: Inizi a capire come si muove il bambino nel grembo semplicemente guardandoti il pancione. Questo potrebbe provocarti qualche disagio e lasciarti con il fiato un po’ corto. A questo punto, molte mamme non vedono l’ora che il bimbo nasca, mentre altre iniziano ad avere un po’ d’ansia per il parto.
- 36 settimane: Il bambino dorme per il 60-80% del tempo. Si è finalmente spostato nella cavità pelvica, la pressione sul tuo diaframma si è allentata e ti senti più alleggerita.
- 37 settimane di gravidanza: Hai terminato la 37a settimana di gravidanza, congratulazioni! Il bambino scende ancora più giù nella pelvi. È considerato a termine e può effettivamente nascere da un momento all’altro.
- 38 settimane: La necessità di urinare diventa sempre più frequente. La pressione sulla vescica è enorme.
- 39 settimane di gravidanza: Hai terminato la 39a settimana di gravidanza! Il bambino è a termine, quindi completamente sviluppato e aspetta il momento giusto per fare il suo ingresso.
- 40 settimane: Potresti aver già superato la data presunta del parto.
- 41 settimane: Non vedi l’ora di partorire e accogliere il tuo bebè.
- 42 settimane o più: Quando una gravidanza dura 42 settimane o più si parla di gravidanza post termine.
Tutte queste informazioni potrebbero sembrare molte, ma ricorda che ogni gravidanza è diversa e l’équipe medica che ti segue saprà indirizzarti e supportarti in ogni fase di questo straordinario viaggio.

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