La culla, dal latino cuna (termine ancora vivo in vari dialetti italiani, derivato dal diminutivo cunŭla), rappresenta uno degli oggetti più antichi e universali legati alla nascita e alla cura dell'infanzia. La sua funzione primaria, quella di giaciglio per il neonato, si intreccia indissolubilmente con quella di mezzo di trasporto, definendola come il "giaciglio trasportabile del bambino". Questo semplice ma fondamentale oggetto ha attraversato epoche storiche e geografie disparate, assumendo forme, significati e funzioni che riflettono le diverse culture e le necessità dei popoli.
Le Origini e le Prime Forme della Culla
Le testimonianze archeologiche e storiche ci portano a considerare la culla come un manufatto di remota origine. Già nell'antica Grecia, si utilizzavano culle (chiamate líknon o skáphē) a forma di barca, perfette per cullare dolcemente i bambini. Analogamente, presso i Romani, la culla era un elemento diffuso. La cuna romana non era solo un giaciglio, ma era anche associata alla dea Cunina, divinità protettrice dei lattanti, invocata per garantire sogni sereni e scacciare gli spiriti maligni. La persona addetta a cullare il bambino era detta cunarius o cunaria. Un dettaglio affascinante dell'epoca romana riguarda la profumazione delle culle: spesso si disponeva uno strato di foglie di alloro e mirto sul fondo, o si spargevano petali di fiori, per creare un ambiente olfattivo gradevole per il neonato. Plauto menziona anche i cunabula, che potevano indicare specie di lacci utilizzati per assicurare il bambino all'interno della culla, prevenendo cadute.

La Culla nel Mondo Antico e la sua Diffusione Globale
L'etnologia ci rivela una distribuzione sorprendentemente variegata della culla tra le diverse popolazioni del mondo. Molte culture primitive, e persino alcune società più evolute come i Giapponesi, hanno in realtà ignorato l'uso della culla. L'Africa continentale, l'Arabia, l'India e il Sud-est asiatico ne sono quasi del tutto prive, così come l'Oceania e l'America intertropicale. In questi contesti, la necessità di una culla è minore, soprattutto nei climi caldi. I bambini spesso riposano su giacigli a terra o vengono trasportati direttamente sul corpo della madre, tenuti con un lembo della veste (come nel Nord Africa, in Arabia, in Giappone) o tramite fasce, reti o sacchi realizzati con materiali vegetali o pelle.
Esemplificativo è il caso dell'Australia, dove si trova la forma più semplice di culla: un unico pezzo di legno scavato a forma di trogolo. Nell'area indonesiana, troviamo sia la forma a trogolo, orizzontale come in Australia ma composta da più pezzi di legno, sia quella a paniere, realizzata con giunchi intrecciati. Alcune di queste culle presentavano anche dispositivi per la deformazione cranica dei neonati, una pratica diffusa in alcune culture.

L'Evoluzione della Culla in Eurasia e nelle Americhe
Il continente eurasiatico presenta una ricca varietà di forme di culle, che mostrano una chiara evoluzione dal trogolo primitivo fino alle culle moderne. Le popolazioni indigene della Siberia e i Lapponi utilizzano ancora culle monolitiche in legno, simili a barchette, o composizioni di più pezzi a forma ellittica o quadrangolare. In queste culle, la cinghia non serviva solo per il trasporto orizzontale, ma anche per la sospensione, ad esempio all'interno delle tende, e per cullare il bambino. In alcune culture, come quella degli Ostiachi, per i bambini più grandi si svilupparono culle con spalliere rialzate che permettevano la posizione seduta, portate sul dorso.
Da queste forme multifunzionali e ancora poco differenziate, sono emersi tre tipi principali diffusi nelle popolazioni più civili dell'Eurasia:
- Il tipo a sospensione: Ancora comune tra i contadini scandinavi e presente in alcune zone dell'Europa meridionale.
- Il tipo a cassetta o paniere: Facilmente trasportabile (in Portogallo, persino sulla testa), diffuso nell'Asia centrale tra i Mongoli e i Turchi, e in Europa, dove fu la forma più comune nel Medioevo.
- La forma a dondolo: Diventata poi predominante in molte culture occidentali.
Nel continente americano, si riscontrano influenze e forme simili a quelle eurasiche primitive. Gli Indiani del Nord-Ovest (come i Salish e i Chinook) utilizzavano culle a trogolo o a canoa, che venivano portate anche sul dorso, probabilmente per imitazione. Tipi simili sono stati osservati nei Pueblos e nei codici pittografici messicani, suggerendo che questo potesse essere il tipo originario anche in America, sebbene ora in stato residuale.
Tuttavia, la forma più diffusa in America, specialmente tra le popolazioni nomadi, è un apparecchio che combina le caratteristiche di un sacco e di una culla. Il bambino viene legato strettamente e portato sulla schiena in posizione verticale, con il dorso rivolto a quello della madre. Queste culle potevano essere sacchi rigidi di pelle (Comanche), gerle di erbe intrecciate, cassette di legno o gerle di giunchi (comuni in California e Messico). Una struttura più diffusa era una sorta di graticcio o lettiga piana, su cui il bambino, avvolto in fasce, veniva legato. Queste culle verticali si trovavano un tempo nella regione andina fino alla Patagonia, ma raggiunsero il loro massimo sviluppo tra gli Indiani del Nord, con grande varietà di forme, ricchezza decorativa (celeberrime quelle dei Sioux) e dispositivi di protezione e deformazione cranica.
Un tipo di culla a sospensione orizzontale, indipendente da quelli eurasici, è rappresentato dalle piccole amache usate nel Brasile orientale e nelle Guiane.

L'Arte della Culla: Dalle Origini Popolari alle Raffinatezze Nobiliari
L'inventario e le rappresentazioni artistiche attestano la straordinaria varietà delle forme della culla, quasi tutte concepite per il movimento a dondolo, fondamentale per calmare il bambino. Le forme più semplici sono quelle popolari, che vanno dal cesto simile a quelli ancora in uso oggi, alla culla lignea ricavata da un tronco d'albero. Una forma particolare, attestata in un dipinto di Simone Martini a Siena, è quella a guisa di amaca sospesa con cordicelle.
Nel XV secolo, in dipinti e sculture, compaiono culle popolane smontabili, composte da quattro sponde ad incastro, come quelle visibili in opere di Niccolò Alunno o nella Cattedrale di Pisa.
Le culle signorili, descritte in antichi documenti, erano spesso estremamente ornate e realizzate con materiali preziosi. Le più antiche giunte fino a noi sono in legno, con sobri intagli o dipinti, e frequentemente presentano stemmi gentilizi. Esempi notevoli includono la culla intagliata della collezione Bagatti-Valsecchi a Milano (XVI secolo), una culla dipinta e dorata del 1500 a Saluzzo, e un'altra custodita nel Museo artistico industriale di Milano.
Nel corso del tempo e nei diversi luoghi, la culla ha subito ulteriori trasformazioni. Le culle lorenesi del XV secolo, ad esempio, presentano una forma a balaustri e manici per dondolare, simili alle culle tedesche dello stesso periodo, caratterizzate da robusti piedi curvi. Tra il XVI e il XVII secolo, un gruppo di culle inglesi si distingue per i baldacchini rotondi o quadrati, le insegne scolpite e i motti incisi. Lo sfarzoso addobbo delle culle secentesche, con pesanti drappeggi, completava l'estetica del mobile.
Nel XVIII secolo, la culla emerge dalle stoffe abbondanti per assumere la graziosa forma di una navicella oscillante tra due alti sostegni. Tra le culle più recenti e preziose, si ricorda quella con sculture e bassorilievi argentei disegnata da Prud'hon per Maria Luisa, e la ricca culla a dorature e delicati bassorilievi offerta dalla città di Napoli a Margherita e Umberto di Savoia.

La Culla e la Questione dell'Abbandono: Dalle Ruote degli Esposti alle "Culle per la Vita"
L'atto di lasciare un bambino alle cure altrui, in forma anonima, ha una lunga storia che si intreccia con quella della culla. Fin dall'XI secolo, in Europa, nacquero le "ruote degli esposti", un ingegnoso sistema per permettere l'abbandono anonimo di neonati, proteggendoli da infanticidi e pericoli. La prima ruota documentata risale al 1188 a Marsiglia, in Francia, seguita da altre città. In Italia, Papa Innocenzo III, colpito dalla vista di neonati abbandonati nel Tevere, istituì l'Ospedale di Santo Spirito in Sassia, promuovendo l'uso delle ruote. A metà Ottocento, in Italia si contavano circa 1.200 ruote attive.

Tuttavia, l'efficacia e l'etica delle ruote degli esposti iniziarono a essere messe in discussione all'inizio del XIX secolo, a causa dell'elevato numero di abbandoni e dell'alta mortalità infantile. La convinzione che la ruota facilitasse l'abbandono e l'incapacità economica delle istituzioni di gestire un numero così elevato di bambini portarono alla progressiva abolizione di questo sistema. Nonostante i possibili abusi, per sette secoli e mezzo, la ruota degli esposti salvò innumerevoli vite, rappresentando un'importante opera sociale.
Nel 1992, il professor Giuseppe Garrone, fondatore del Movimento per la Vita di Casale Monferrato, riportò all'attenzione pubblica il concetto della ruota degli esposti, promuovendo la creazione di versioni più moderne e tecnologiche. Queste nuove iniziative, denominate "Culle per la Vita", sono presenti in diverse regioni italiane e in alcuni paesi europei.
Le moderne "Culle per la Vita" rappresentano un'evoluzione tecnologica delle antiche ruote. Si tratta di spazi protetti, spesso all'interno di ospedali o cliniche, dotati di sistemi di riscaldamento, allarmi e telecamere sorvegliate da volontari. Quando un neonato viene deposto nella culla, un allarme avvisa il personale medico, che interviene prontamente per prendersi cura del piccolo. L'obiettivo è offrire un'alternativa sicura e anonima all'aborto o all'abbandono in luoghi pericolosi, tutelando la decisione della madre e garantendo la vita e l'assistenza immediata al neonato.
COSA SONO E COME FUNZIONANO LE CULLE PER LA VITA
Queste moderne culle, pur essendo uno strumento ancora poco utilizzato e talvolta sconosciuto, rappresentano un'importante risorsa per le madri in difficoltà, offrendo un'alternativa concreta e compassionevole. La legge italiana, inoltre, sancisce il diritto della madre di partorire in anonimato e di non riconoscere il bambino, garantendo al neonato la possibilità di essere accolto in una famiglia attraverso le procedure di adottabilità.
La Culla nella Lingua e nella Tradizione Popolare
Il termine "culla" e i suoi derivati sono profondamente radicati nella lingua italiana, assumendo significati sia letterali che metaforici. La cuna latina ha dato origine a termini dialettali e a espressioni come "culla della civiltà", utilizzata per indicare il luogo di origine di culture o tradizioni. Plauto, nelle sue commedie, fa riferimento a cunae e cunabula, evidenziando l'importanza di questo oggetto nella vita quotidiana romana.
Nel dialetto veneto, si utilizza ancora il termine "cuna", e il verbo "conàr" significa cullare o ninnare. Il termine "zana", di origine longobarda, è anch'esso legato al concetto di culla e viene citato da Giovanni Pascoli in una sua poesia. La ninna nanna, la melodia dolce e ripetitiva cantata per cullare i bambini, è intrinsecamente legata alla culla e al gesto materno.

Nella tradizione popolare, la culla era spesso un oggetto tramandato di generazione in generazione. Prima della nascita di un bambino, la culla non doveva essere preparata né mossa, per evitare il malocchio. Per allontanare influssi negativi, le culle venivano dipinte con colori propiziatori come il rosso, e adornate con corni, fiocchi, pezzi di ferro o legno scuro, o piccole immagini di santi. Anche le coperte avevano colori scaramantici.
In diverse regioni italiane, la culla assumeva forme e materiali specifici: in Toscana si usavano culle a rotelle in vimini; in Sicilia la "naca" era costituita da un mantello di pecora; a Roma prevaleva il legno di castagno, mentre in Sardegna si utilizzava il sughero.
La culla, nel suo significato più profondo, incarna il legame primordiale tra madre e figlio, il primo nido protettivo in cui la vita si sviluppa e viene accudita. Dalle forme più primitive scavate nel legno alle raffinate creazioni artistiche, fino alle moderne "Culle per la Vita", questo oggetto continua a testimoniare l'evoluzione dell'umanità nella cura dei propri piccoli e nella gestione delle sfide sociali legate alla nascita.