
L'ulivo (Olea europaea), chiamato anche olivo, è tra le piante più rappresentative del Mediterraneo e della civiltà italiana, nonché la coltura arborea più diffusa su tutto il territorio nazionale. Fa parte della famiglia delle Oleacee, in cui rientrano altre specie arboree come frassini e ligustri. Si tratta di una specie sempreverde molto longeva, in grado di raggiungere facilmente diverse centinaia di anni, con una fase vegetativa che continua per quasi tutto l’anno, con un lieve rallentamento durante l’inverno. Questa longevità è dovuta principalmente alla sua capacità di rigenerare completamente o parzialmente l’apparato epigeo e ipogeo, anche in caso di danneggiamento. L’Italia vanta una grande ricchezza varietale di olivi tipici nei diversi territori.
Caratteristiche Botaniche dell'Ulivo
L’olivo ha una conformazione tipicamente basitona, assumendo, senza intervento umano, una forma conica. Il tronco dell’olivo è contorto, con una corteccia grigia e liscia che tende a sgretolarsi con l’età. Il legno, di tessitura fine e colore giallo-bruno, è molto profumato, tipicamente di olio, e risulta essere duro e resistente, utilizzato per la realizzazione di mobili pregiati in legno massello. Un aspetto caratteristico del tronco, sin dalla fase giovanile, è la formazione di iperplasie (ovuli, mamelloni, puppole) nella zona del colletto, appena sotto la superficie del terreno. Strutture simili si possono riscontrare anche sulle branche; tuttavia, queste formazioni non sono causate da parassiti, ma da squilibri ormonali e da eventi microclimatici. Le radici dell’olivo sono inizialmente di tipo fittonante nei primi tre anni di vita, ma dal quarto anno in poi si trasformano quasi completamente in radici di tipo avventizio, più superficiali, che garantiscono una buona vigorosità alla pianta anche su terreni rocciosi, dove lo strato fertile di terreno è spesso limitato a pochi centimetri.
La chioma è naturalmente globosa, composta da foglie piccole dalla spessa cuticola, di colore verde scuro sulla pagina superiore e bianco su quella inferiore. Le foglie sono lanceolate, disposte in verticilli ortogonali tra loro, coriacee e di colore verde glauco. La superficie superiore è glabra, mentre quella inferiore presenta peli stellati che conferiscono un aspetto argentato. Questi peli proteggono le foglie da un’eccessiva traspirazione durante le calde estati mediterranee. Le gemme sono prevalentemente ascellari, e nelle piante particolarmente vigorose, oltre alle gemme a fiore (che producono frutti con i primordi degli organi produttivi) e a legno, è possibile trovare anche gemme miste, che generano sia fiori che foglie e rami.
I fiori dell'olivo hanno la particolarità di non essere singoli, separati l'uno dall'altro, ma di essere raggruppati in un'infiorescenza che ricorda un piccolo grappolo, detta mignola. Sono ermafroditi, di piccole dimensioni, bianchi e privi di profumo. Sono composti da un calice con 4 sepali e una corolla gamopetala con 4 petali bianchi. I fiori sono raggruppati in mignole, ognuna contenente 10-15 fiori, che si sviluppano su gemme miste di rami dell’anno precedente o dell’attuale.
Il frutto dell’olivo è una drupa di forma ovale e rappresenta l’unico frutto da cui si estrae olio mediante processo meccanico, a differenza di altri oli che vengono estratti da semi tramite metodi chimici o fisici. Generalmente di forma ovoidale, il frutto può pesare dai 2-3 grammi per le cultivar da olio fino ai 4-5 grammi per le cultivar da tavola. La buccia, o esocarpo, cambia colore dal verde al violaceo a seconda della cultivar. La polpa, o mesocarpo, è carnosa e contiene una percentuale di olio che varia dal 25% al 30%, presente all’interno delle sue cellule sotto forma di piccole goccioline. Il seme è protetto da un endocarpo legnoso, di forma ovoidale, ruvido e di colore marrone. In alcune cultivar, come il Montalcino e il Rossellino, è possibile trovare noccioli privi di embrione, un difetto che comporta una riduzione del valore commerciale del prodotto.
Il Ciclo Vitale dell'Ulivo: Un Calendario Annuale
Ogni ulivo racconta una storia che si rinnova ogni anno. Le sue radici affondano nel tempo, i suoi rami raccontano storie antiche fatte di sole, vento e attesa. Ogni mese (quasi) l’ulivo vive una fase diversa: si riposa, si rigenera, fiorisce, resiste, fruttifica.
Gennaio - Il Riposo Profondo: Gennaio è il mese del grande silenzio. L’ulivo è in dormienza, ma sotto la corteccia si prepara alla nuova stagione. È il momento in cui l’albero si ricarica.
Febbraio - La Potatura: Febbraio è il mese in cui si disegna il futuro e si dà una nuova forma all’albero, un’operazione cruciale per la sua salute e produttività.
Marzo - I Primi Germogli: Le temperature iniziano ad alzarsi e sull’ulivo cominciano a comparire le prime mignole: è il segnale che sta arrivando la primavera.
Aprile - La Fioritura: Le mignole cambiano forma: l’ulivo si riempie di piccoli fiori bianchi. È una fase delicatissima: la fioritura è la promessa delle olive che verranno. L'impollinazione è anemofila, cioè avviene grazie al trasporto del polline da parte del vento, piuttosto che tramite insetti pronubi. Dei numerosissimi fiori, solo una piccola parte è destinata ad allegare, essendo molto alta l’incidenza dell’aborto dell’ovario e relativamente difficile l’impollinazione. A parte poche varietà fertili, la maggioranza degli olivi (autosterili) viene fecondata per impollinazione incrociata.
Maggio - Allegagione: Non tutti i fiori, però, diventano frutti. Maggio è il mese dell’allegagione: quando i fiori impollinati si trasformano nelle primissime e minuscole olive. Alla fase della fioritura segue, a metà giugno, quella dell'allegagione in cui la corolla dei fiori appassisce e cade; a questo punto inizia la trasformazione dei fiori in frutti.
Giugno - L’Accrescimento: Ora l’ulivo ha bisogno di sole, acqua e tempo. Le olive crescono lentamente, accumulano sostanze nutritive. Le foglie lavorano come piccole fabbriche di energia. L'accrescimento dei frutti riprende quando l'endocarpo è completamente lignificato. Appena allegati, i frutti iniziano ad aumentare di peso e dimensioni con ritmo regolare, rallentando in caso di siccità.
Luglio - La Resistenza: Il caldo si fa sentire. L’ulivo è un albero abituato alla siccità e mostra la sua incredibile capacità di resistenza.
Agosto - Verso la Maturazione: Non si vede, ma qualcosa di importante sta succedendo: inizia la formazione dell’olio all’interno dell’oliva. Le olive iniziano ad ingrossarsi, a cambiare colore, a passare dal verde brillante a un verde più opaco.
Settembre - Invaiatura: Le prime sfumature violacee compaiono sulle olive: è il fenomeno dell’invaiatura, la fase iniziale della maturazione. Siamo intorno a settembre, l’oliva inizia il mutamento del colore, dal verde al giallo al viola scuro. Questo periodo può protrarsi fino a dicembre, indicando lo stadio di maturazione delle olive.
Ottobre - La Raccolta: L’olio si è formato all’interno delle olive che continuano a maturare. Alcune varietà vengono già raccolte, mentre altre aspettano ancora qualche settimana. La raccolta delle olive generalmente avviene in autunno, quando si verifica il fenomeno dell’invaiatura, ovvero quando la drupa di oliva cambia colore, passando dal verde al violaceo.
Novembre - La Molitura: È ancora tempo di raccogliere e di molire. Le reti si stendono, le mani si muovono. Ogni oliva è il frutto di mesi di lavoro, di vento, di sole, di pioggia, di cura. È un gesto tradizionale e collettivo. L’oliva assume l’aspetto e il colore caratteristico della varietà a cui appartiene (superficie lucente o pruinosa, colore dal violetto al nero). La polpa è molle, completamente pigmentata e allo schiacciamento mostra evidenti tracce di olio.
Dicembre - Assapora e dona: Le olive continuano a essere molite: l’olio viene estratto a freddo, imbottigliato e custodito. Ogni anno è diverso, ogni stagione è unica.
Le Fasi di Sviluppo dell'Ulivo
L'ulivo, un po’ come tutti gli alberi da frutto, chiede di saper aspettare. La sua piantumazione di solito si effettua in primavera, non prima però di aver preparato il terreno nella stagione autunnale. Se dopo la piantumazione sono state svolte correttamente tutte le operazioni, si dovrebbero veder comparire i primi frutti dopo 4 o 5 anni, anche se la produzione sarà bassa poiché la pianta è ancora molto giovane, stimabile in 10 o 15 chili di olive. È comunque difficile fare una vera e propria stima perché la quantità dipende da molti fattori quali il clima, lo stato di salute della pianta e la sua varietà. Solitamente l’olivo diventa del tutto produttivo intorno ai 9/10 anni di età.
Il ciclo annuale vegetativo
Le fasi di sviluppo della pianta sono le seguenti:
- Fase di giovinezza o immaturità: Comincia in vivaio con la nascita delle piante e si conclude quando la pianta entra in produzione.
- Fase di entrata in produzione crescente - inizio di maturità: Fase intermedia tra la fine del periodo di giovinezza, in cui la pianta ancora non fruttifica, e quello di piena maturità; si caratterizza per una produzione crescente.
- Fase adulta o di piena maturità: Si raggiunge quando sia l’apparato radicale che quello aereo presentano un accrescimento definito, tale da conferire alla pianta un comportamento vegeto-produttivo equilibrato.
- Fase di senescenza: Corrisponde al periodo di invecchiamento della pianta, caratterizzato da una progressiva diminuzione della produzione media che, soltanto saltuariamente, risulterà particolarmente elevata.
Stadi Fenologici e Alternanza di Produzione
Un aspetto cruciale nell’olivicoltura è l’individuazione degli stadi fenologici e la gestione dell’alternanza di produzione. Gli stadi fenologici dell’olivo, che segnano i vari momenti dello sviluppo della pianta e del frutto, sono i seguenti:
- Stadio invernale: Durante questo periodo le gemme sono in quiescenza.
- Risveglio vegetativo delle gemme: La pianta inizia a riprendersi dal riposo invernale.
- Formazione delle mignole: I fiori non sono ancora sviluppati, ma compaiono i bottoni fiorali.
- Aumento di volume dei bottoni: I bottoni fiorali si ingrossano, preparandosi alla fioritura.
- Differenziazione della corolla dal calice: La corolla inizia a prendere forma distinta dal calice.
- Fioritura vera e propria: I fiori si aprono, mostrando le corolle bianche.
- Caduta dei petali: I petali cadono e le corolle si scuriscono.
- Allegagione: I frutti iniziano a formarsi e si separano dal calice.
- Ingrassamento del frutto: Il frutto aumenta di volume e peso.
- Invaiatura e indurimento del nocciolo: I frutti acquisiscono il colore caratteristico e il nocciolo si indurisce.
- Maturazione del frutto: Il frutto raggiunge la maturità, pronto per la raccolta.
L’alternanza di produzione è un fenomeno significativo che deve essere attentamente monitorato in olivicoltura, poiché influisce direttamente sul prezzo e sulla qualità del prodotto finito, sia che si tratti di olive da olio o da tavola. L’olivo, specie perenne frutticola, è interessato dal fenomeno noto come “alternanza di produzione” per cui, di solito, ad un’annata di abbondante produzione ne segue una con produzione scarsa. In genere il ciclo è biennale ma in condizioni sfavorevoli l’annata di scarica può durare anche due o tre anni. Tale alternanza si può verificare sia a livello di zona olivicola che all’interno di uno stesso oliveto, osservando quindi la presenza contemporanea di piante particolarmente cariche e di altre nettamente scariche. Questo fenomeno si manifesta anche all’interno della chioma di un singolo albero, notando branche con buona carica di frutti ed altre con scarsa o nulla carica.
La riduzione della crescita dei nuovi germogli, con conseguente riduzione del numero di nuove gemme, e la considerevole riduzione delle gemme laterali che svilupperanno i fiori, sono due delle cause principali di questo fenomeno. La biologia di fruttificazione dell’olivo si compie nell’arco di due anni ed è un fenomeno particolarmente complesso e ancora non particolarmente definito. Il fiore e il frutto si sviluppano dalle gemme a fiore che nascono su un ramo dell’anno precedente. Tale aspetto è cruciale per capire il fenomeno dell’alternanza: infatti, il ridotto numero di nodi e di gemme differenziate a fiore deriva da un ridotto accrescimento del germoglio dell’anno precedente. La ridotta crescita del germoglio è causata da una forte carica di frutti in quanto questi, competendo a livello nutrizionale, assorbono una quantità maggiore di elementi nutritivi, a discapito dei germogli.
L’azoto e il potassio, elementi nutritivi fondamentali, nelle annate di carica vengono dislocati ai frutti piuttosto che alla vegetazione e, al contrario, nelle annate di scarica, è la vegetazione che accumula elementi minerali e sostanza secca. Ecco quindi che nell’annata con abbondante fioritura e allegagione e conseguente produzione elevata, si riduce l’accrescimento dei germogli, creando così uno scompenso che porta appunto all’alternanza di produzione. Nell’olivo è quindi la crescita vegetativa dell’anno in corso a determinare la produzione dell’anno successivo, crescita a sua volta influenzata dalla carica fruttifera.
Le cause principali di questo fenomeno sono molteplici e comprendono:
- Condizioni climatiche variabili.
- Attacchi parassitari, in particolare della mosca dell’olivo.
- Errori di potatura e concimazione.
- Ritardi nella raccolta dei frutti.
- La predisposizione genetica della cultivar stessa.
- Elevate umidità nelle fasi di fioritura e allegagione.
- Temperature molto basse o elevate associate ad una bassa disponibilità idrica.
- Il fabbisogno in freddo.
Per gestire e contrastare l’alternanza di produzione, è necessario adottare un approccio tempestivo e continuo nel tempo, con i seguenti accorgimenti:
- Distribuzione regolare della produzione: Effettuare potature straordinarie, come l’incisione anulare, per stimolare una crescita più uniforme.
- Irrigazione e concimazione continua: Mantenere un apporto costante di acqua e nutrienti durante tutto l’anno.
- Lotta antiparassitaria regolare: Intervenire tempestivamente contro la mosca dell’olivo e altri parassiti.
- Anticipare la raccolta: Raccogliere le olive al momento ottimale per evitare la sovramaturazione e garantire la qualità del prodotto.
Un’attenta gestione di questi fattori consente di migliorare la qualità e la produttività degli oliveti, riducendo al minimo gli effetti negativi dell’alternanza di produzione. Attraverso tre semplici buone pratiche di concimazione, potatura e irrigazione si può limitare, per quanto possibile, l’alternanza di produzione.
Coltivazione dell'Ulivo: Dalla Piantumazione alla Raccolta
L'olivo rappresenta una delle maggiori colture in Italia meridionale e centrale, per la sua capacità di adattarsi alle condizioni di clima e terreno più svantaggiose. Un olio extra vergine di oliva è il frutto di un lavoro complesso, che cambia a seconda delle stagioni e richiede passione, esperienza e un rapporto stretto e complice con la natura.

Impianto
Prima di mettere a dimora le piantine d’olivo e dopo aver scelto il luogo dove si dovrà procedere all’impianto si devono eseguire le seguenti operazioni:
- Livellamento e, se necessario, spietramento.
- Lavorazione profonda del terreno con aratro ripuntatore (ripper) per dissodare il terreno in profondità.
- Continuare poi con una concimazione a base di letame (300-400 q.li/ha) e una fosfo-potassica (150-200 kg/ha).
- Messa in opera di una rete di scolo (fossi e dreni).
- Tracciamento dei sesti e messa dei tutori (picchetti in legno) delle future piantine.
- Eventuale potatura di trapianto delle piantine.
Il periodo consigliato è l’inizio della primavera, precedendo la ripresa vegetativa (nelle zone ad inverno mite è consigliabile la messa a dimora in autunno). Le piante che abbiamo sistemato in campo dovranno essere allevate con particolari forme e sesti d’impianto: al centro Italia si preferisce il sesto 5x6 o 6x6 mentre al sud è più largamente usato il sesto 7x6 o 7x7. Negli ultimi anni si sta sperimentando il sesto dinamico cioè un oliveto dove le piante hanno sesto 6x3 fino al 12° anno, dal 13° in poi una fila ogni due viene spiantata così da ottenere ben due impianti 6x6.
Un esame a 360 gradi del sito produttivo è la base di partenza. È fondamentale eseguire una previa analisi chimico-fisica del terreno per determinare il corretto valore di nutrienti da apportare, ed un’analisi chimico-agraria dell’acqua di irrigazione. Come già anticipato l’albero di olivo è molto adattabile rispetto al tipo di terreno e può vivere anche in suoli aridi o poveri. Nell’ottica di ottenere un buon risultato di produzione l’intervento sul suolo è importante. I fattori in gioco sono diversi e riguardano la relazione tra pianta e terreno: lo sviluppo di un apparato radicale armonico, l’instaurarsi di scambi gassosi adeguati, una buona ritenzione idrica, una dotazione di sostanza organica, un’attività microbiologica equilibrata. L’impianto di un nuovo uliveto o di una singola pianta di olive si effettua in primavera, anche se è bene preparare il terreno in autunno con aratura o scasso, per permettere un buon drenaggio e consentire alle giovani radici di penetrare facilmente nel suolo. Per la messa a dimora bisogna scavare una buca di 50 cm. Accortezza fondamentale è acquistare una piantina sana e certificata, in questo modo si evita di partire già con malattie in campo.
Cultivar e Portinnesti
La varietà scelta è importante per determinare sia la qualità del raccolto che la resistenza alle avversità dell’albero. Il 40% delle cultivar di olivo conosciute provengono dall'Italia. La scelta di quale specie piantare deve essere ponderata in base al risultato che si vuole ottenere (olivo ornamentale, produzione di olio, produzione di olive da mensa) e delle caratteristiche pedoclimatiche. Ogni varietà può avere esigenze leggermente diverse, quindi è consigliabile consultare le informazioni specifiche relative per garantire le condizioni di crescita ottimali.
Le cultivar di olivo vengono solitamente classificate in base alla destinazione del frutto. Le principali categorie di cultivar includono:
- Cultivar da olio: Queste varietà sono principalmente destinate alla produzione di olio d’oliva (Bosana, Canino, Carboncella, Casaliva, Coratina, Dolce Agogia, Frantoio, Leccino, Moraiolo, Pendolino, Rosciola, Taggiasca e altre).
- Cultivar da mensa: Queste varietà sono destinate principalmente al consumo diretto come olive da tavola (Ascolana Tenera, Oliva di Cerignola, Sant’Agostino).
- Cultivar a duplice attitudine: Queste varietà sono adatte sia per la produzione di olio che per il consumo da tavola (Carolea, Itrana, Tonda Iblea).
Per quanto riguarda i portinnesti, gli oleastri (olivo selvatico) sono stati tradizionalmente utilizzati, ma oggi si preferiscono gli olivastri, ovvero portinnesti provenienti da cultivar rustiche e vigorose. Questi ultimi, ottenuti da semi di piante coltivate, presentano una disomogeneità di sviluppo, soprattutto per il fatto che molte varietà di olivo sono autosterili. Di conseguenza, individuare una popolazione di semenzali che sia uniforme e che possa controllare certi caratteri diventa una sfida significativa. Accanto all’Olea europaea, che è la specie principale per la coltivazione dell’olivo, si è ottenuto un buon successo anche con l’Olea oblonga, una specie resistente al Verticillium dahliae, un patogeno molto diffuso soprattutto nelle regioni meridionali. Inoltre, la ricerca sui portinnesti si è estesa anche verso altre specie del genere Olea e verso generi affini, al fine di trovare nuove soluzioni per migliorare la resistenza e la produttività degli oliveti.
Pratiche Colturali
Nonostante sia una pianta molto resistente, questo albero richiede alcuni interventi di tecnica colturale, che hanno un ruolo decisivo nell’assicurare un’adeguata produttività dell’oliveto, soprattutto quando il clima è avverso. Queste accortezze consistono prevalentemente in un’adeguata gestione del suolo con apporto di sostanze nutritive, nella potatura, quando necessario nell’irrigazione e in un’adeguata difesa fitosanitaria. Le tecniche colturali devono garantire alte rese produttive, ma devono allo stesso tempo essere sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, garantendo un razionale utilizzo delle risorse e possibilmente restando nell’ambito dell’agricoltura biologica.

Gestione del Terreno
Il lavoro nell’oliveto da parte del coltivatore si concentra in particolare sulla gestione del terreno al meglio, evitando che si compatti. Bisogna evitare di effettuare lavorazioni del suolo quando è bagnato, limitandosi agli interventi di aratura o erpicatura necessari per una buona gestione. La gestione più ecosostenibile del terreno dell’uliveto è quella che non prevede lavorazioni tra i filari ma la crescita di erba spontanea, perché questa preserva dall’erosione, protegge la biodiversità e il tenore di sostanza organica.
Le infestanti rappresentano un problema negli oliveti, in particolare nelle zone dell’Italia meridionale. Infatti queste piante spontanee competono con gli ulivi e “rubano” acqua ed elementi nutritivi. Nell’ottica di un’agricoltura praticata con il massimo rispetto per l’ambiente bisogna effettuare il contenimento delle infestanti unicamente sotto le piante o sotto i filari dell’uliveto. L’eliminazione della flora infestante primaverile estiva può essere effettuata manualmente su piccola scala, per maggiori estensioni si può ricorrere al pirodiserbo. Resta valida la tecnica della pacciamatura, particolarmente utile nei primi anni d’impianto. Una buona soluzione al compattamento del suolo e dalla flora infestante potrebbe essere l’inerbimento controllato. Il vantaggio principale di questa tecnica sta nel contenere i danni legati alle eccessive lavorazioni del terreno. Un manto erboso ben impostato può migliorare la struttura fisica del suolo, apportare sostanza organica, migliorare l’assetto glomerulare delle particelle del suolo, evitando appunto un eccessivo compattamento. Avere il terreno coperto permette di normalizzare i livelli di umidità, favorendo l’infiltrazione delle acque piovane e sfavorendo l’erosione del suolo. Le specie maggiormente utilizzate per l’inerbimento in Italia meridionale sono il Trifolium subterraneum e la Medicago polimorpha. Si tratta di specie autunno vernine, che accumulano biomassa nel periodo critico per l’erosione e vengono interrate nel periodo in cui si potrebbe verificare carenza idrica (fine primavera).
Potatura
La potatura per l’olivo è sicuramente una delle cure colturali di maggiore rilievo. Per garantire una produzione olivicola di qualità, è fondamentale seguire una serie di pratiche colturali efficaci. Tra queste, la potatura di produzione riveste un ruolo centrale. Di seguito sono elencate alcune regole basilari per ottenere buoni risultati:
- Manutenzione dell’equilibrio tra vegetazione e fruttificazione: È essenziale bilanciare la crescita vegetativa con la produzione di frutti, evitando una vegetazione eccessiva che potrebbe danneggiare la fruttificazione. Equilibrando le parti legnose e quelle verdi, si indirizzano gli alberi a produrre i frutti che si desiderano.
- Produzione su rametti dell’anno: L’olivo produce principalmente su rametti di nuova formazione, che crescono tra i 25 e i 50 cm. È quindi importante orientare la potatura per favorire la formazione di questi rami.
- Eccessiva produzione e alternanza: Un’elevata produzione in un anno può portare a un esaurimento delle sostanze nutritive nella pianta, favorendo l’alternanza di produzione (annate con scarsa raccolta alternano a quelle con abbondante raccolto).
- Competizione ormonale e cascola pre-raccolta: La competizione tra frutti sulla stessa pianta è uno dei principali fattori che inducono la cascola dei frutti, cioè la caduta prematura prima della raccolta.
La tecnica della potatura ha prima di tutto lo scopo di far raggiungere alla pianta una forma ottimale e di mantenerla nel tempo. Generalmente gli ulivi vengono allevati a vaso semplice o più spesso in variante di vaso policonico. L’olivo è un arbusto basitono (ovvero in cui i rami vicini all’asse centrale tendono a crescere maggiormente), per cui tende a scappare verso l’alto. Potare serve anche a equilibrare la produzione: la vegetazione viene regolata perché i rami possano produrre in modo costante e non ad anni alterni, come sarebbe tipico delle piante di olivo lasciate a sé stesse. Effettuando operazioni di potatura è consigliabile evitare di effettuare interventi energici che lasciano ferite sulle piante di ulivo e permettono il diffondersi di malattie.
Irrigazione
Raramente l’uliveto viene irrigato, perché viene quasi sempre piantumato in zone dove è difficile far arrivare l’acqua di irrigazione e si conta sul fatto che si tratta di una coltura abbastanza resistente alla siccità. L’olivo nel tempo ha imparato ad adattarsi a condizioni di scarsità d’acqua, dovuta a periodi poco piovosi e alla molta traspirazione ed evaporazione che un clima caldo può comportare. Tuttavia volendo tenere una produttività soddisfacente può essere conveniente irrigare al bisogno.
Anche se l’olivo è una pianta rustica e resistente, l'irrigazione risulta molto utile, soprattutto nei primi anni di impianto e durante la stagione estiva. La mancanza di acqua in estate può causare problemi come aperture anomale dei fiori e aborto dell’ovario, con conseguente riduzione della qualità dei frutti. Per evitare tali danni, si utilizzano sistemi di irrigazione tradizionali a gravitazione o moderni sistemi a microportata (spruzzo e goccia).
Concimazione e Nutrienti
La concimazione non è da trascurare per questa pianta. Una buona nutrizione, infatti, aiuta a ridurre il tipico fenomeno dell’alternanza di produzione, secondo cui gli ulivi producono ad anni alterni. La concimazione è fondamentale per garantire una nutrizione ottimale, soprattutto durante l’impianto e nelle fasi di piena produzione. L’assorbimento di nutrienti avviene principalmente durante la primavera e l’estate, quando l’albero germoglia e avviene la formazione e la crescita delle olive. Il tasso di assorbimento dell’azoto è maggiore in primavera/inizio estate, durante la crescita vegetativa, mentre il tasso di assorbimento del potassio è leggermente inferiore in questo periodo. La concimazione fogliare, in momenti specifici, può integrare l’apporto di nutrienti per via radicale.
Gli elementi più importanti per la nutrizione dell’olivo sono:
Azoto (N): Svolge un ruolo fondamentale nel ciclo di vita del nocciolo. Questo ruolo diventa particolarmente critico dalla ripresa vegetativa, alla fioritura, fino all’allegagione e raggiunge il suo massimo durante l’indurimento del nocciolo (giugno), con alcune variazioni legate alle condizioni pedoclimatiche locali. Per soddisfare il fabbisogno annuale di azoto della pianta, è consigliabile frazionare le dosi in tre fasi principali del ciclo di crescita (dopo la raccolta, durante la ripresa vegetativa e la mignolatura, e durante l’indurimento del nocciolo). In caso di condizioni meteorologiche avverse, è possibile compensare le carenze applicando azoto tramite applicazioni fogliari.
Fosforo (P): Raramente l’olivo mostra carenze di fosforo. Tuttavia, assicurarne un’adeguata disponibilità, insieme ad azoto, potassio e zolfo, è fondamentale per garantire l’accumulo di sostanze di riserva e favorire la formazione e lo sviluppo delle gemme. Le carenze non sono evidenti a prima vista. È comunque consigliabile mantenere un equilibrio nutritivo adeguato, anche se le risposte possono essere meno visibili rispetto ad altri nutrienti.
Potassio (K): Gli ulivi coltivati su terreni già ben dotati di potassio potrebbero non trarre beneficio da ulteriori aggiunte. Tuttavia, quando il terreno mostra carenze di potassio, un adeguato apporto può influenzare positivamente la resa, poiché il potassio e lo zolfo sono direttamente coinvolti nel metabolismo dei grassi. È consigliabile utilizzare fertilizzanti a base di solfati ed evitare l’uso di cloruro di potassio. Il potassio aiuta a regolare il vigore della pianta e il suo equilibrio vegeto-produttivo.
Calcio (Ca): L’olivo è una pianta esigente di calcio. Nei terreni carenti, si consiglia un’integrazione tramite fertilizzanti contenenti tale elemento.
Boro (Bo) e Magnesio (Mg): Essenziali per la nutrizione minerale. Il boro, in particolare, è indispensabile ad assicurare una buona fioritura.
Esempi di concimi specifici includono Olivo Bio, un concime organico pellettato misto contenente azoto, potassio e boro, utilizzabile in olivicoltura biologica; e Fertilolivo, un concime minerale granulare con titoli NPK 10-5-5 e presenza di boro e di ferro, particolarmente indicato per l'olivo. Più efficace e completo rispetto alle soluzioni sopra elencate, ideale per nutrire la pianta e prevenire alcuni funghi patogeni, vi è il concime innovativo Bioactive, anche questo di matrice organica e arricchito del fungo buono Trichoderma, che compete con i funghi patogeni nel suolo e inoculo di micorrize.
Difesa Fitosanitaria
Le malattie dell’olivo sono numerose, tuttavia un ambiente dotato di una buona complessità biologica permette di ridurre al minimo gli interventi di difesa da parte dell’uomo. La prevenzione dovuta a una corretta pratica colturale rappresenta già un buon metodo di difesa. L’agrosistema dell’oliveto è uno di quelli che meglio riesce a equilibrarsi e la maggior parte dei possibili parassiti trova predatori naturali. Insetti e acari sono infatti normalmente ben controllati da un notevole numero di predatori (Antocoridi, Crisopidi, Coccinellidi, formiche e ragni) e da un complesso di 300-400 specie di Imenotteri parassitoidi. L’olivo è tra le colture che ha risentito meno dell’introduzione di specie di insetti esotici.

Come è tristemente noto, in anni recenti l’olivicoltura è stata minacciata, oltre che dai consueti parassiti che gli agricoltori erano già abituati a combattere, dal batterio responsabile della Xylella fastidiosa, con ingenti danni e perdite di olivi secolari in varie zone della Puglia.
Tra i parassiti più comuni vi è la mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), il “fitofago chiave” ovvero quello che più di ogni altro, se incontrollato, può arrivare a penalizzare quasi completamente il raccolto. La mosca, infatti, depone le sue uova nelle olive in via di maturazione, e dalle uova nasce una larva che si nutre della polpa. Contro la mosca i trattamenti preventivi con il caolino devono iniziare ad avvenire almeno nel mese di luglio, quando le olive iniziano a crescere e la mosca a ovideporre. Il caolino è un fine minerale argilloso, costituito prevalentemente da caolinite, di colore biancastro. Utilizzato per trattamenti, diluito in acqua e irrorato su tutta la chioma, forma su di essa una sottile pellicola che ostacola l’ovideposizione del temuto insetto. Il caolino non penetra nei tessuti vegetali e la sua funzione resta attiva fintanto che un’eventuale pioggia non lo dilavi via. In questo caso bisogna ripetere il trattamento subito, altrimenti basta dopo un paio di settimane. Non bisogna temere che questa patina chiara sulle piante ostacoli la fotosintesi clorofilliana perché gli stomi, ovvero le aperture fogliari, mantengono la loro funzionalità.
Le cocciniglie sono un altro fastidio non da poco, soprattutto la “cocciniglia mezzo grano di pepe”, che si attacca ai giovani rametti e alle foglie sottraendone la linfa.
Tra le malattie fungine più comuni vi è il cicloconio o “occhio di pavone”, che si manifesta mediante macchie sulle foglie, di colore nerastro con zone concentriche. Quando la patologia è grave può provocare la caduta di molte foglie, quindi bisogna fermarla in tempo. Allo scopo si possono utilizzare Rame 10, che di fatto è un fertilizzante che apporta rame, boro e manganese, utile nei casi di carenze di questi elementi, ma che può esplicare anche un effetto fungicida. Per il suo utilizzo è importante rispettare le dosi e le modalità indicate sulla confezione o sulla scheda prodotto. In un uliveto biologico gli interventi possono limitarsi ad alcuni trattamenti contro malattie fungine come l’occhio di pavone dell’olivo. In questi casi si usa generalmente il rame.
Oltre a questi parassiti ci sono alcuni fitofagi secondari, come il rodilegno giallo (Zeuzera pyrina), cocciniglie e scolitidi, che possono causare danni in particolari situazioni climatiche. L’andamento climatico registrato nel 2012, con l’alternarsi di siccità e precipitazioni anomale, accompagnato a potature precoci, può avere determinato le condizioni per lo sviluppo di malattie soprattutto in alcune varietà colturali.
Raccolta
La raccolta delle olive avviene in autunno, generalmente durante il mese di ottobre, a volte anche a novembre. È bene però non attendere troppo oltre la maturazione, perché la mosca continua a fare danni e la qualità dell’olio comunque peggiora.

La tecnica di raccolta delle olive può essere manuale o meccanica. La bacchettatura consiste nel “bacchettare” i rami dell’ulivo con dei bastoni in modo da fare cadere le olive, queste vengono raccolte da reti poste per terra sotto la chioma degli alberi. Viene effettuata negli impianti di piccole dimensioni. Negli uliveti piccoli la raccolta può essere anche solo manuale, con l’ausilio di reti da stendere sotto le chiome, o agevolata con attrezzi scuotitori.
Con lo sviluppo della tecnologia sono sempre più comuni i metodi di raccolta delle olive che prevedono l’utilizzo di strumenti meccanici, i quali in maniera automatica simulano le principali tecniche di raccolta manuali. Ad esempio, per la raccolta delle olive, si può impiegare il metodo tradizionale: stendere sotto gli olivi delle grandi reti, poi staccare delicatamente le olive dai rami con l’aiuto di un abbacchiatore elettrico di ultima generazione. In conclusione si può affermare che una tecnica meccanizzata indubbiamente dà una quantità maggiore di produzione.