La Festa dei Lavoratori, universalmente riconosciuta e celebrata in numerosi Paesi del mondo, è una delle ricorrenze civili più sentite e diffuse. Non è solo una giornata di riposo, ma un momento simbolico per ricordare le lotte storiche dei lavoratori e riflettere sul valore del lavoro nella società odierna. Da circa 130 anni, in Italia e in quasi tutto il mondo, il Primo maggio è la data in cui si celebra questa importante festa. È un’occasione per dire grazie a chi ha reso possibile cose che oggi diamo per scontate, come la giornata lavorativa di otto ore o il diritto al riposo, e un momento per promuovere iniziative e dimostrazioni per l’affermazione dei diritti dei lavoratori. Il Primo maggio ci unisce, ci fa sentire parte di una storia fatta di impegno, fatica e solidarietà, ricordando l'impegno dei movimenti sindacali e gli obiettivi sociali ed economici raggiunti dai lavoratori dopo lunghe battaglie. Costituisce quindi non solo un giorno in cui riposarsi, ma anche in cui ricordare il passato.
La celebrazione del Primo Maggio ha, in realtà, una lunga storia, le cui origini affondano le radici in una serie di eventi drammatici negli Stati Uniti e in una decisione cruciale presa a Parigi alla fine dell'Ottocento, per giungere alla celebrazione del Primo maggio dei giorni nostri.
Le Radici Americane: La Lotta per le Otto Ore e la Rivolta di Haymarket
Alla fine dell’Ottocento, gli Stati Uniti erano in una fase avanzata del processo di industrializzazione e i sindacati erano già forti e ben organizzati, ma i lavoratori non avevano diritti. A metà del 1800, infatti, lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul luogo di lavoro. Le organizzazioni sindacali, tra le quali i Knights of Labor (cavalieri del lavoro), si attivarono perché la normativa per la riduzione dell'orario di lavoro fosse estesa in tutti gli Stati Uniti.
La parola d’ordine del movimento era "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire", coniata in Australia nel 1855 e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Già nello Stato dell’Illinois, nel 1866, fu approvata una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l’estesa ed effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1° Maggio 1867, e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione, la cui conquista delle otto ore lavorative, iniziata il 1º maggio 1867 soltanto nello stato dell'Illinois, ebbe una successiva espansione lenta e graduale in tutto il territorio statunitense.
Il movimento operaio indisse poi altri scioperi e proteste dal 1884. Fu in questo contesto che il 1° maggio 1886 venne indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore, definito dai sindacati “La Grande Rivolta”. Quel sabato, che allora era ancora una giornata lavorativa, in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila, e tutto si svolse pacificamente.

Tuttavia, nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono, e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il 3 maggio, i lavoratori di una fabbrica produttrice di mietitrebbie, la McCormick, si scontrarono con la polizia a Chicago. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. L'evento causò l'indignazione dell'opinione pubblica, e il giorno seguente altri lavoratori si aggiunsero alle proteste. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, un’associazione anarchica di lavoratori organizzò una nuova manifestazione da tenersi il giorno dopo, il 4 maggio, nell'Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole.
Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio, quando la manifestazione, che doveva essere pacifica, degenerò. Verso la fine, mentre gli agenti di polizia si avvicinavano al palco degli oratori per interrompere il comizio, da una traversa fu lanciata una bomba che provocò la morte di sette agenti e il ferimento di una sessantina. Nel panico la polizia aprì il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti tra i manifestanti. Nessuno ha mai saputo né il numero totale delle vittime né chi sia stato a lanciare la bomba.
Il giorno dopo, a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Quasi tutta la stampa degli Stati Uniti accusò i lavoratori immigrati di terrorismo anti-americano, alimentando un clima già tesissimo che portò all’arresto di centinaia di persone in tutto il paese.
Otto anarchici furono accusati di cospirazione e omicidio per i fatti di Chicago, malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato, e alcuni di loro non fossero neanche presenti alla manifestazione di Haymarket. Il processo a carico di questi otto anarchici, per lo più immigrati di origine tedesca, che seguì fu sbrigativo e portato avanti con il chiaro obiettivo di ottenere una condanna. Furono presentate prove false e la giuria fu manipolata. Tutti gli accusati furono condannati a morte, e in seguito a un brevissimo processo, per sette di loro la sentenza fu di condanna a morte. Due di loro, August Spies e Michael Schwab, ebbero la pena commutata in ergastolo. Uno, Louis Lingg, venne trovato morto in cella in circostanze mai chiarite, probabilmente suicida. Gli altri quattro - Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel - furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887. Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il cappio e fece cadere la trappola. Oscar W. Neebe fu condannato a reclusione per 15 anni. Questi condannati, i "Martiri di Chicago", divennero un simbolo potente per il movimento operaio internazionale.
Nel 1887, l'allora presidente degli Stati Uniti d'America, Grover Cleveland, ritenne che il giorno 1º maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse rafforzare eccessivamente il nascente socialismo, spostò l'oggetto della festività sull'antica Organizzazione dei Cavalieri del Lavoro, e stabilì che la festa dei lavoratori si celebrasse il primo lunedì di settembre. Negli Stati Uniti, infatti, il 1° maggio non si celebra la festa dei lavoratori, che cade invece il primo lunedì di settembre, come stabilito da una legge emanata nel 1894 dal presidente Grover Cleveland.
The Chicago Haymarket Affair: A Guide to a Labor Rights Milestone
La Nascita Internazionale della Festa: Parigi 1889
Le notizie degli eventi tragici di Chicago si estesero in tutti gli Stati del continente americano, per poi estendersi anche in Europa. L’idea di una giornata internazionale dedicata alla lotta per i diritti dei lavoratori venne lanciata durante il congresso della Seconda Internazionale, che si riunì nella capitale francese il 20 luglio del 1889. Durante i lavori venne indetta una grande manifestazione internazionale per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a otto ore.
Fu in memoria delle vittime, i “martiri di Chicago”, e in memoria di quegli eventi, che nel 1889 l’American Federation of Labor propose il 1° maggio come festa dei lavoratori. Questa proposta fu subito fatta propria anche a Parigi dal congresso della Seconda Internazionale, che scelse la data 1° maggio come Festa internazionale dei lavoratori. La scelta della data non era casuale: si optò per il 1° maggio proprio perché tre anni prima, nel 1886, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue.
L’iniziativa superò i confini nazionali e divenne il simbolo delle rivendicazioni degli operai che in quegli anni lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori. Così, nonostante la risposta repressiva di molti governi, il primo appuntamento ufficiale del 1° maggio del 1890 registrò un’altissima adesione. “La manifestazione del 1° maggio - commentò a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti”. Anche Fiedrich Engels affermò compiaciuto: “Il proletariato d’Europa e d’America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito”.

Da allora, questa ricorrenza fu celebrata in molti paesi. Inizia così la tradizione del 1° maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si preparò con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L’obiettivo originario delle otto ore, pur rimanendo centrale, venne talvolta messo da parte per lasciare il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti, a dimostrazione della dinamicità del movimento operaio.
La Festa dei Lavoratori in Italia: Tra Adesione, Abolizione e Riconquista
In Italia, la festa dei lavoratori fu celebrata per la prima volta nel 1890. L’adesione alle manifestazioni di quell’anno fu ampia. Come si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890: “Lavoratori - ricordatevi il 1° maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale!”. Del resto si trattava di una scommessa dall’esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro erano di là da venire - rappresentava un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Ciononostante, in numerosi centri, grandi e piccoli, si svolsero manifestazioni che fecero registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori.
Il 1° maggio 1898 coincise con la fase più acuta dei “moti per il pane”, che investirono tutta Italia e che ebbero il loro tragico epilogo a Milano. Successivamente, nel 1919, la FIOM riuscì a firmare con la Confederazione degli industriali un accordo per la riduzione d’orario a otto ore giornaliere e 48 settimanali. L’accordo prevedeva, tra l’altro, il riconoscimento delle Commissioni interne e la loro istituzione in ogni fabbrica; la nomina di una Commissione per il miglioramento della legislazione sociale e di un’altra per studiare la riforma delle paghe e del carovita.
Tuttavia, anche nel nostro Paese questa festività ha trovato filo da torcere. Nel 1923, sotto il fascismo, venne abolito il 1° maggio, e la festa dei lavoratori confluì nel Natale di Roma, celebrato il 21 aprile, leggendaria data di fondazione della Capitale nel 753 a.C. La festa venne soppressa dal regime fascista, che nel 1924 la sostituì con la “festa del lavoro italiano” da celebrare il 21 aprile. Il dittatore Benito Mussolini puntava a legare la nuova festa ai miti fondativi dell’Italia e al contempo a eliminare tutte le connotazioni internazionaliste e socialiste associate alle lotte operaie del Primo maggio. Le manifestazioni per il Primo maggio furono vietate, e “il governo vietava, conseguentemente, ogni manifestazione”. La Questura di Roma riferiva che “sono stati arrestati 15 repubblicani che inneggiavano al primo maggio e cantavano inni sovversivi”. In seguito furono aboliti anche i sindacati e le organizzazioni operaie.

Nel nostro Paese, la ricorrenza del Primo maggio è stata nuovamente riconosciuta come festa nazionale solo nel 1945, dopo la caduta del regime. Tuttavia, nel secondo dopoguerra, la celebrazione ha avuto un esito tragico in un’occasione: il Primo maggio 1947 un gruppo di mafiosi sparò sui lavoratori che celebravano la giornata a Portella delle Ginestre, presso Palermo, uccidendone quattordici (di cui undici sul momento) e ferendone una cinquantina. Una folla di lavoratori si trovava lì per celebrare la ricorrenza e per protestare contro il latifondismo; c’erano anche però gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, che aveva rapporti sia con i monarchici sia con la mafia. Giuliano e i suoi uomini spararono sulla folla uccidendo sul momento 11 persone (un’altra morì in seguito a causa delle ferite), tra cui due bambini. Altre 27 furono ferite. Ancora oggi si tiene una cerimonia di commemorazione organizzata dai sindacati, che a metà aprile hanno consegnato all’associazione delle vittime di Portella della Ginestra le copie degli atti del processo.
Nel 1948 le piazze divennero lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, portò alla scissione sindacale. Il primo maggio del 1955, Papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe Lavoratore, da celebrarsi proprio il 1° maggio, in modo da dare un significato cristiano alla festa e distoglierla dalle sue connotazioni socialiste e comuniste. Oggi, come previsto dall'articolo 2 della Legge 27 maggio 1949, n. 260, il Primo maggio è festa nazionale e si ha il diritto di astenersi dal lavoro.
Il Primo Maggio nel Mondo e le Sue Diverse Forme di Celebrazione
Oggi quella data, il Primo maggio, è festa nazionale in molti Paesi. Naturalmente Cuba, Russia, Cina, ma anche Messico, Brasile, Turchia e i Paesi dell’Ue. Non lo è, invece, negli Stati Uniti, dove, come detto, si celebra il primo lunedì di settembre. Dall’altra parte dell’emisfero terrestre, come ad esempio in Australia, la commemorazione ricorda la “Festa delle Otto Ore” (lavorative). In alcuni Paesi, la festa dei lavoratori si celebra in una data diversa. Questo dimostra come l'iniziativa abbia superato i confini nazionali e sia diventata il simbolo delle rivendicazioni degli operai che, in quegli anni, lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, la celebrazione della festa dei lavoratori si diffuse in nuovi Paesi. Nel secondo dopoguerra, la festa dei lavoratori si è affermata in quasi tutto il mondo. In Unione Sovietica e nei Paesi socialisti era celebrata con grandi parate militari, alla presenza dei massimi leader politici, diventando un momento di ostentazione della forza e dell'unità del blocco socialista.
Oggi il Primo maggio è il giorno dedicato in numerosi Paesi del mondo alla celebrazione del lavoro e dei lavoratori. La maggior parte delle persone ha il giorno libero, e si organizzano manifestazioni e raduni per invocare alcuni diritti, rivendicarne altri o semplicemente riaffermare quelli acquisiti. Da allora, ogni anno, si svolgono grandi manifestazioni pubbliche, come parate, concerti e dimostrazioni di varia natura.
In Italia l’evento più noto è il “Concertone” organizzato a Roma, in Piazza San Giovanni Laterano, dalle tre principali confederazioni sindacali: Cgil, Cisl e Uil. Una curiosità: dal 1990 a Roma viene festeggiato con un “concertone”, una maratona musicale con importanti cantanti. A partire dal 2013 viene annualmente organizzato un concerto anche a Taranto, che essendo in concomitanza con quello a Roma, è quindi definito controconcerto. L’evento viene organizzato dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto, con la direzione artistica di Michele Riondino, Roy Paci e Antonio Diodato, e si tiene nel parco archeologico delle mura greche.
Connessioni e Distinzioni con Antiche Tradizioni di Maggio
La Festa dei lavoratori ha in certa misura sostituito le celebrazioni che in molte culture antiche si organizzavano verso l’inizio di maggio per festeggiare l’arrivo della bella stagione. Nel mondo romano, per esempio, il primo giorno di maggio (all’epoca chiamato calende di maggio) si celebrava la dea Flora, protettrice degli alberi. In quel periodo, il Calendimaggio e le celebrazioni della primavera erano un rito pagano, propiziatorio per la fertilità e l'abbondanza.

La celebrazione della primavera, nota come Calendimaggio, è rimasta viva per molti secoli e ancora oggi è festeggiata in alcune località, soprattutto in contesti rurali e tradizionali. Dalla fine dell’Ottocento, però, il Calendimaggio è stato rimpiazzato dalla festa dei lavoratori, con la quale non ha connessioni dirette. Come abbiamo visto, la data del Primo maggio per celebrare il lavoro è stata scelta per altre ragioni, profondamente legate alle lotte operaie e alle vicende storiche di Chicago e Parigi. Il fatto di “innestarsi” su una tradizione antica ha però agevolato l’affermazione della festa dei lavoratori, rendendo la sua accettazione più fluida in contesti dove il mese di maggio era già associato a momenti di festa e celebrazione collettiva.