Storia e Origini del Blues: Il Battito dell'Anima tra Sofferenza e Libertà

Il blues non è soltanto un genere musicale; è un tonico per tutto ciò che affligge l'essere umano, una forza capace di trasformare la tristezza in catarsi. Come affermato da B.B. King: "Potrei suonare il blues e non essere più triste". Questa musica è al contempo facile da suonare ma incredibilmente difficile da sentire, come suggerito da Jimi Hendrix, poiché richiede una connessione profonda con l'esperienza vissuta. Keith Richards è stato ancora più radicale, sostenendo che senza la conoscenza del blues non ha alcun senso prendere in mano una chitarra per suonare rock and roll o qualsiasi altra forma di musica popolare. In definitiva, il blues è lo stato d'animo, il suono primordiale che ha acceso la lunga miccia della musica popolare del Novecento.

paesaggio malinconico del delta del Mississippi con campi di cotone

Le Radici Profonde: Tra Africa e il Sud degli Stati Uniti

La storia del blues è tra le più difficili da raccontare, poiché è praticamente impossibile stabilire un punto d'inizio univoco. Tuttavia, il blues non esisterebbe senza l'Africa e senza il poverissimo sud degli Stati Uniti. Molti narratori fanno partire tutto dai cosiddetti field hollers, i richiami urlati dagli schiavi afroamericani nei campi di cotone. Ma è possibile spingersi ancora più indietro, verso le tradizioni musicali africane, dove venivano utilizzati strumenti ancora impensabili per le dodici battute.

Gli schiavi provenienti dall'Africa, arrivati nella regione del Delta del Mississippi, si sentivano isolati, spezzati e sradicati. Era la tragedia di singoli individui privati di un tessuto sociale e di una comunità stabile. Quando intonavano "I woke up this morning", non vi era allegria, solo la testimonianza di una condizione di alienazione completa. A differenza del jazz di New Orleans, che nasce in una comunità mista e in fermento, il blues è una musica isolata, creata da uomini soli che praticavano il call and response, richiamando i lamenti nei campi di cotone.

Le Prime Testimonianze Storiche

Il termine stesso "blues" ha origini complesse. Deriva probabilmente dall'espressione inglese "to have the blue devils" (avere i diavoli blu), utilizzata nel XVIII secolo per indicare le allucinazioni visive derivanti dall'astinenza da alcol. Col tempo, il termine "blue" perse la valenza legata all'ubriachezza per assumere il significato di sofferenza, malinconia e depressione. Charlotte Louise Bridges Forten Grimké, attivista ed educatrice, scrisse nei suoi diari, prima della fine della guerra civile, di sentirsi "con il blues" perché molto sola, descrivendo canti che "non possono essere cantate senza un cuore pieno e uno spirito travagliato".

Nel 1901, l'archeologo di Harvard Charles Peabody, arrivato a Coahoma per scavi archeologici, annotò nei suoi Notes on Negro Music i canti degli schiavi nelle piantagioni, offrendo la prima testimonianza strutturata di questa espressione musicale. Queste canzonette erano adattamenti improvvisati sullo stimolo del momento, legati ai costumi e ai fatti della vita quotidiana.

mappa storica della regione del Delta del Mississippi e della Highway 61

Evoluzione Strutturale: Dalle Worksongs al Blues delle Dodici Battute

Dopo la fine della guerra civile nel 1865, gli schiavi afroamericani iniziarono a godere di una pur minima libertà espressiva. Strumenti come il banjo, tollerati dai padroni perché considerati simili al violino europeo, divennero centrali. In questo contesto, il canto di gruppo iniziò a cedere il passo a un canto in solitaria, caratterizzato da velocità variabili e uno stile vocale descritto da Frederick Law Olmsted nel 1853 come "un lungo e rumoroso grido musicale, che cresce, cade ed esplode in un falsetto".

Tra il 1870 e il 1930 si codificò la forma classica del blues, che consta di una sequenza di 12 misure, divisa in 3 segmenti di 4 misure ciascuno, basata sullo schema strofico AAB: affermazione, riaffermazione e risposta. Il supporto armonico è costituito da accordi di tonica, sottodominante e dominante, mentre le linee melodiche sono caratterizzate dall'uso delle blue notes (l'abbassamento di un semitono del 3°, 5° e 7° grado della scala).

Il Contributo di W.C. Handy

William Christopher Handy, definito The Father of the Blues, fu determinante per la diffusione di questo genere. Mentre attendeva un treno in ritardo nel Delta, vide un "nero magro vestito di stracci" premere un coltello sulle corde della chitarra, una tecnica ancestrale che richiamava l'uso dell'oggetto metallico (il bottleneck) per alterare il suono. Handy comprese il potenziale commerciale di questo schema armonico e, nel 1912, pubblicò The Memphis Blues, segnando l'ingresso ufficiale del blues nel mercato discografico.

The History of Robert Johnson & Delta Blues (ITA) un film di Dario Aspesani

Il Blues al Femminile: Ma Rainey e Bessie Smith

Se Handy è considerato il padre, Gertrude "Ma" Rainey è unanimemente riconosciuta come la madre della musica del diavolo. Nata in Georgia, Ma Rainey portò il suo moaning blues dai minstrel shows al vaudeville, mescolando sofferenza e sensualità. La sua presenza scenica era dirompente: viaggiava su un bus privato e incise oltre cento brani seminali prima dell'alba della Grande Depressione.

Bessie Smith, l'Imperatrice del Blues, crebbe in povertà estrema a Chattanooga, Tennessee. La sua voce, caratterizzata da una potenza e un vibrato tragico senza precedenti, arrivò al pubblico di massa grazie alla Columbia Records. Il suo singolo Down Hearted Blues del 1923 vendette quasi 800mila copie in sei mesi, confermando che il blues aveva ormai superato i confini delle piantagioni per diventare un fenomeno urbano.

Dal Country Blues all'Urban Blues: La Migrazione verso il Nord

Il blues rurale, o country blues, era la musica dei cantastorie solitari che, armati di chitarra o strumenti autocostruiti (come la cigar box guitar), vagavano per le campagne. Artisti come Robert Johnson, figura avvolta nel mito, e Lead Belly, rappresentarono l'anima di questo blues arcaico.

Con le migrazioni degli afroamericani verso le grandi città del Nord, il blues cambiò pelle, dando vita all'urban blues. Nelle metropoli come Chicago, il genere si fece più sofisticato e rumoroso, abbracciando l'amplificazione elettrica. Musicisti come Muddy Waters e Howlin’ Wolf divennero i pilastri di questa nuova era, portando sonorità elettriche e un'energia più violenta che avrebbe gettato le basi per il rock and roll.

foto d'epoca di Muddy Waters con la sua chitarra elettrica a Chicago

Il Blues come Linguaggio Universale

Il blues è la colonna vertebrale della musica moderna. Senza il blues, non esisterebbe il jazz, così come non esisterebbe il cubismo senza Picasso. La struttura del "giro di blues" è stata adottata e reinterpretata da generi distanti come il rock, il pop e la canzone d'autore. I jazzisti, in particolare, hanno trovato nel giro di 12 misure una base perfetta per l'improvvisazione, elaborandolo in versioni minori, tonali o dilatate.

Sebbene in Italia la diffusione del blues sia stata inizialmente ostacolata dal regime fascista - che cercava di italianizzare brani come St. Louis Blues trasformandoli in Le Tristezze di San Luigi - il genere trovò nuova linfa dopo la Seconda guerra mondiale, grazie alla presenza dei soldati americani. Negli anni Cinquanta, il blues arrivò in Gran Bretagna, dando vita al British blues con figure come Alexis Korner e John Mayall, che formarono intere generazioni di musicisti, dai Rolling Stones ai Led Zeppelin, i quali avrebbero poi traghettato il blues verso il successo globale nel contesto del rock mondiale.

Il blues, dunque, continua a essere un organismo vivente: dai primi canti di lavoro nelle piantagioni alle sofisticate esecuzioni elettriche contemporanee, rimane un atto di resistenza, una voce che racconta la verità dell'esperienza umana, una vibrazione che, come diceva B.B. King, non smette mai di guarire l'anima.

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