Il cordone ombelicale, per lungo tempo considerato semplicemente un materiale di scarto dopo la nascita, è oggi riconosciuto come una fonte straordinariamente ricca di cellule staminali. Questa risorsa biologica, una volta gettata via, rappresenta ora una speranza concreta nel trattamento di numerose patologie, grazie alle avanzate tecniche di crioconservazione. Comprendere come funziona questo processo e quali opportunità offre è fondamentale per i futuri genitori e per la comunità scientifica.
Il Cordone Ombelicale: Struttura, Funzione e Prime Cure
Il cordone ombelicale, o funicolo ombelicale, è l'organo di collegamento vitale tra il feto e la madre durante la gravidanza. Per nove mesi, è il ponte che permette il passaggio essenziale di sostanze nutrienti e ossigeno al bambino nell’utero materno. È costituito principalmente da tre vasi sanguigni: una vena ombelicale, che trasporta il sangue ricco di nutrienti e ossigeno dalla placenta al feto, e due arterie ombelicali, che si occupano di riportare il sangue fetale con le sostanze di scarto verso la placenta, affinché vengano smaltite dall'organismo materno. Intorno a questi vasi è presente una sostanza gelatinosa chiamata “gelatina di Wharton”, che ha una funzione protettiva. Questa gelatina, infatti, attutisce i traumi che fisiologicamente si possono verificare durante la gravidanza, il travaglio e il parto, garantendo che il flusso sanguigno rimanga ininterrotto.

Fin dall’antichità, il cordone ombelicale dei neonati è stato avvolto da credenze popolari. Le tribù pellerossa, ad esempio, lo utilizzavano a fini propiziatori, una pratica ancora presente in alcune tribù africane. Nell’Antica Roma, la dea Intercidona, colei che separava alla nascita il piccolo dalla madre, proteggeva entrambi durante il taglio. Oggi, al di là del folklore, la sua importanza si è spostata sul piano medico e scientifico.
Dopo la nascita, il cordone ombelicale non è più necessario per il bambino. Il clampaggio, ovvero l’otturazione temporanea con l’ausilio della pinza chirurgica, dovrebbe essere eseguito, secondo le linee guida internazionali, per lo meno un minuto dopo la nascita. Il ritardato clampaggio del cordone ombelicale (DCC) è una buona pratica che prevede di prolungare il tempo di separazione del neonato dalla madre dopo il parto per favorire il passaggio di sangue dalla placenta al bambino. Questo contribuisce a garantire una fase di transizione feto-neonatale più fisiologica e a migliorare gli esiti neonatali a breve e lungo termine. È sempre raccomandato, anche, ove possibile, quando il bambino necessiti di rianimazione neonatale.
Il moncone ombelicale residuo, una volta tagliato il cordone, va incontro a un processo fisiologico di mummificazione che dura circa 7-10 giorni. La sua caduta dà origine alla cicatrice ombelicale. La caduta del cordone ombelicale è un processo spontaneo che avviene senza la necessità di intervento esterno. La maggior parte delle volte, quando ciò accade, i genitori ritrovano il moncone nel pannolino del bambino e la cicatrice ombelicale in buone condizioni. È importante conoscere i segni di una probabile infezione locale del moncone ombelicale, che sono caratterizzati da arrossamento alla base dell’ombelico, la presenza di cattivo odore e secrezioni maleodoranti. Non deve invece destare preoccupazione la presenza di crosticine, che possono essere delicatamente rimosse durante l’igiene dell’ombelico al cambio del pannolino. Le condizioni che possono aumentare il rischio di infezioni sono la scarsa igiene e la separazione della diade mamma-bambino.

Per quanto riguarda la medicazione ombelicale del neonato, in ambienti dove vengono rispettati i criteri protettivi per le infezioni neonatali (come il rooming in, la vicinanza costante tra mamma e bambino e l'allattamento al seno esclusivo), il trattamento che permette al moncone ombelicale di distaccarsi nel minor tempo e con minor incidenza di infezioni consiste semplicemente nel tenere la parte in questione asciutta e pulita, coperta da una garza, senza applicare alcun tipo di sostanza. Generalmente, non è necessario disinfettare il cordone ombelicale. Nel caso in cui il moncone ombelicale si sporchi con le urine o le feci del neonato, occorre semplicemente pulire la zona con acqua e sapone, asciugare bene e apporre una garza nuova. La regola è pulire, se necessario, l’ombelico alla base con una garza asciutta e coprirlo con una nuova garza asciutta e pulita a ogni cambio di pannolino.
Le Cellule Staminali del Cordone Ombelicale: Un Potenziale Terapeutico
Perché le cellule del cordone ombelicale sono ritenute così importanti? Il sangue del cordone ombelicale costituisce una ricca fonte di cellule staminali ematopoietiche (HSC). Il tessuto cordonale, d'altra parte, è una ricca fonte di cellule staminali mesenchimali (MSC). È fondamentale comprendere che le cellule staminali sono progenitori cellulari ad alto potenziale proliferativo in grado di auto-rinnovarsi, cioè capaci di riprodurre cellule figlie uguali a sé stesse, e di dare origine a tutte le cellule specializzate che costituiscono vari tessuti e organi.
Le cellule staminali ematopoietiche (HSC) sono in grado di produrre qualsiasi tipo di cellule del sangue - globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Sono responsabili del mantenimento della produzione di nuovo sangue durante tutta la nostra vita. Le HSC possono generare globuli rossi e cellule del sistema immunitario per aiutare a trattare le malattie ereditarie e patologie come le forme di leucemia e anemia. Da parecchi anni, vengono usate nei trapianti di midollo osseo come terapia per alcune malattie del sangue, come i tumori del sangue (leucemia), o con malattie genetiche del sangue (anemia di Fanconi). Il sangue cordonale, infatti, contiene cellule staminali con relativa immaturità immunologica. Questa loro caratteristica consente, spesso, di superare le tradizionali barriere di compatibilità tra donatore e ricevente, permettendo di effettuare il trapianto anche tra persone non perfettamente compatibili, come invece è necessario per le staminali emopoietiche da adulto. Questo significa che il sangue cordonale non deve essere abbinato perfettamente al paziente, come avviene per il midollo osseo, anche se un certo livello di compatibilità è comunque richiesto.
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Il tessuto cordonale è noto per essere una ricca fonte di cellule staminali mesenchimali (MSC). Le MSC si trasformano in una varietà di tipi cellulari nel corpo umano, tra cui ossa, cartilagine, cellule muscolari e adipose. Le staminali mesenchimali si usano nella neonata medicina rigenerativa, per rigenerare tessuti come cartilagine, ossa e muscoli. Proprio per questa loro proprietà, sono al centro di studi per il trattamento di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. Di conseguenza, conservarle significa ampliare ulteriormente le opzioni terapeutiche future.
Studi e sperimentazioni hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa di staminali emopoietiche a scopo trapiantologico. Per raccogliere una quantità idonea di cellule staminali dal cordone ombelicale è necessario evitare il taglio precoce del cordone ed è sufficiente non aspettare più di 120 secondi, come raccomandato anche dalla Società Italiana di Neonatologia. Il prelievo è assolutamente privo di rischi per la donna e il bambino.
Modalità di Conservazione e Donazione del Sangue Cordonale
Dopo aver scelto di fare la conservazione del sangue cordonale, i genitori devono decidere a quale biobanca affidare il campione del proprio figlio. Esistono diverse modalità per gestire il sangue e il tessuto cordonale dopo il parto, ciascuna con le proprie implicazioni e finalità.
Donazione Allogenica (o Eterologa) - Solidaristica
Con la donazione allogenica, si compie un gesto di grande amore e solidarietà. Il campione di sangue cordonale prelevato, se idoneo, è messo a disposizione di chiunque ne abbia bisogno. Le banche pubbliche di crioconservazione custodiscono questi campioni. Il codice relativo al campione donato è inserito in un Registro Internazionale di donatori di cellule staminali e, quando compatibile, utilizzato per il trapianto di pazienti nazionali e internazionali. La donazione è gratuita, anonima e a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per procedere con la donazione allogenica, è necessario rivolgersi, durante la gestazione, al reparto di ginecologia del proprio punto nascita accreditato. Bisogna poi compilare un consenso informato, fare un piccolo prelievo per accertare l’idoneità e sottoporsi con il partner a un test anamnestico. Le banche pubbliche sono degli enti che mettono a disposizione della collettività tutti i campioni ricevuti. Il sangue prelevato in sala parto raggiunge la banca e diventa immediatamente disponibile a tutti.
Donazione Dedicata
La donazione dedicata offre una speranza di guarigione a un membro della propria famiglia. Se il bambino, un suo fratellino o un futuro figlio, sono predisposti o sono affetti da una patologia trattabile con staminali emopoietiche, l’unità prelevata gli sarà personalmente destinata. È necessario possedere una previa certificazione clinica del figlio beneficiario che attesti la sua idoneità al trapianto. Ci si deve poi rivolgere alla banca pubblica più vicina con la documentazione clinico/sanitaria in possesso. Se il medico responsabile della banca autorizza la conservazione delle cellule staminali cordonali e il loro relativo trapianto, sarà il momento di prendere contatto con il punto nascita accreditato per garantire la procedura di prelievo e di raccolta del campione.
In Italia, l’ordinanza ministeriale del 26 febbraio 2009 e il decreto ministeriale (DM) del 18 novembre 2009 stabiliscono la conservazione gratuita del sangue cordonale per uso autologo dedicato, sulla base di una richiesta degli interessati e di una relazione del medico specialista, da presentare alla Direzione Sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto. Esiste un elenco dettagliato delle patologie in cui è indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche, allegato al DM 18 novembre 2009, che viene periodicamente aggiornato in relazione allo sviluppo di nuove conoscenze. La donazione dedicata può avvenire quando nell’ambito familiare sono presenti fratelli affetti da patologie maligne, genetiche, da disordini immunologici o qualora il neonato sia affetto da una patologia congenita, o evidenziata in epoca prenatale, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato il trapianto di cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria. In entrambi i casi è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista e/o da un genetista.
Conservazione Autologa (Privata)
In Italia, non è consentita la conservazione per uso unicamente autologo (personale) di sangue da cordone ombelicale. Questo tipo di conservazione non è supportata da evidenze scientifiche sulla sua effettiva efficacia. Chi sceglie di esportare il sangue cordonale per uso autologo deve conservarlo in banche operanti all’estero. Dal 1° novembre 2010, la richiesta per esportare campioni di sangue cordonale per uso autologo va inoltrata alla Direzione Medica del punto nascita scelto. Questo comporta un po’ di burocrazia in più, di cui però si fa carico l’azienda stessa; i genitori che scelgono la conservazione privata sono liberi dalle scartoffie. Il sangue del cordone di un bambino può essere conservato nel caso in cui lui, o un membro della sua famiglia, sviluppi in seguito una patologia che possa essere trattata con un trapianto di sangue da cordone ombelicale.

Il Processo di Crioconservazione del Cordone Ombelicale Privato
La conservazione delle cellule staminali cordonali del proprio figlio è una procedura che, sebbene implichi passaggi complessi a livello tecnico, è resa semplice per i genitori che scelgono questo servizio.
1. Kit di Raccolta e Ordinazione
Dietro ordinazione, viene inviato il kit di raccolta prima della data di nascita. Il kit contiene tutto il necessario per raccogliere il campione subito dopo il parto: gli strumenti per la raccolta del sangue cordonale, una sacca di gel termostabile necessaria per mantenere il sangue a temperatura, un contenitore di polistirolo che protegge e isola il campione, un’unità di controllo della temperatura interna, la busta per la spedizione e le istruzioni per prelevare il sangue e confezionare il tutto.
2. Procedure Amministrative e Consenso Informato
La conservazione delle staminali del cordone comporta una serie di procedure amministrative. Laddove possibile, è l’azienda a farsi carico di queste. Ai genitori non resta che firmare il consenso informato contenente lo scopo della raccolta, la durata della conservazione e i diritti di utilizzo. È fondamentale che la madre esprima il consenso informato alla donazione, poiché il tessuto placentare è considerato di appartenenza materna e neonatale. La raccolta è effettuata prevalentemente quando la placenta è ancora in utero. Il rischio infettivo e genetico della donazione di sangue placentare può essere valutato solo grazie alla partecipazione attiva e responsabile della madre.
3. Prelievo, Ritiro e Trasporto
Il giorno del parto, i genitori devono solo portare il kit all'ospedale. La raccolta del sangue cordonale è compito del personale ospedaliero. Una volta che il bambino è nato e il cordone ombelicale è stato clampato, il sangue residuo presente nel cordone e nella placenta viene raccolto. Questo procedimento è rapido, indolore e non interferisce in alcun modo con il parto o con le prime cure al neonato. Fatto questo, un corriere specializzato ritira il campione direttamente in ospedale e lo trasporta ai laboratori della biobanca.
4. Test di Qualità e Processamento
Arrivato in laboratorio, il personale verifica l’integrità e la qualità del sangue raccolto. Questo passaggio è fondamentale per accertarsi che sia idoneo alla crioconservazione. Adottiamo misure rigorose per garantire che, se necessario, il campione sia pronto all’uso. Per ottimizzare lo spazio a disposizione e migliorare la qualità del campione, è necessario separare le cellule staminali da tutto ciò che non serve e che quindi non va conservato. Il processo di isolamento avviene mediante la tecnica del frazionamento, che prevede l’uso di centrifughe pensate per separare le componenti del sangue in base al peso. Dopodiché, le cellule staminali vengono lavate per eliminare impurità ed eventuali contaminanti. Se si conserva anche il tessuto cordonale, una volta che il campione di tessuto è stato tagliato in più parti, ciascuna porzione viene criopreservata separatamente. Si conserva anche una porzione aggiuntiva per i test di controllo qualità, per garantire la coltura di cellule vitali.
5. Crioconservazione a Lungo Termine
Una volta che il campione è pronto, viene conservato a -196°C in azoto liquido. La durata minima della conservazione è generalmente di 20 anni, ma è possibile estendere il periodo. Durante questo lasso di tempo, i tecnici monitorano costantemente i campioni per garantirne l’integrità. Per garantire una durata maggiore, i due tipi di cellule (dal sangue e dal tessuto cordonale) vengono trattati e conservati separatamente.
Costi della Crioconservazione Privata
La conservazione del cordone ombelicale, specialmente nella modalità privata, comporta dei costi che variano in base al servizio e alla durata.
Costi Base della Procedura di Conservazione
Il procedimento di conservazione del cordone ombelicale, comprensivo dei servizi base, può avere un costo che si aggira tra i 2.000€ e i 2.500€. Questo prezzo include l'intero processo, dalla raccolta al monitoraggio costante del campione. Ad esempio, un servizio può suddividere il costo in:
- 140€ per il kit di raccolta.
- 1.205€ per la ricezione del campione, test ematologici, test infettivologici e di sterilità, processing e criocongelamento.
- 1.050€ per la conservazione ventennale (20 anni), garanzia, preparazione e invio del campione in caso di necessità, e aggiornamenti periodici sui nuovi utilizzi delle cellule staminali in ambito medico.
Questo significa che, qualora in futuro dovesse servire il campione, non ci saranno costi aggiuntivi.
Costo per Estendere il Periodo di Conservazione
Il periodo standard di conservazione del sangue cordonale è generalmente di 20 anni. Tuttavia, è possibile estenderlo ulteriormente, anche per 50 anni, attraverso servizi di crioconservazione a lungo termine. I costi diminuiscono proporzionalmente all'allungarsi del periodo di conservazione. Ad esempio:
- 25 anni: circa 2.625€.
- 30 anni: circa 2.775€.
- 40 anni: circa 3.025€.
- 50 anni: circa 3.285€.
Estendere il periodo di conservazione per meno di 1.000€ aggiuntivi può più che raddoppiare il tempo di disponibilità del campione, consentendo al bambino di usarlo anche in età adulta e offrendo un'opzione preziosa considerando i progressi scientifici. Ad oggi, le staminali crioconservate hanno dimostrato di durare almeno 30 anni, e con l'avanzamento delle tecniche è probabile che questa durata si estenda ulteriormente.
Costo per Conservare anche il Tessuto Cordonale
Oltre al sangue cordonale, è possibile conservare anche il tessuto del cordone ombelicale. Questa opzione è consigliabile per ottenere il massimo dal cordone ombelicale del bambino, poiché il tessuto cordonale contiene cellule staminali mesenchimali (MSC) che si differenziano dalle cellule staminali ematopoietiche (HSC) presenti nel sangue. Conservare entrambi i tipi di cellule amplia le opzioni terapeutiche future. Il costo per conservare sia il sangue che il tessuto cordonale per 20 anni può essere di circa 2.985€.
Sfide Attuali e Futuro della Ricerca sulle Cellule del Cordone Ombelicale
Il sangue cordonale è una fonte importante di cellule staminali del sangue, e il suo pieno potenziale nel trattamento delle patologie del sangue deve ancora essere pienamente compreso. La ricerca scientifica continua a esplorare e ad ampliare gli orizzonti terapeutici offerti da queste cellule.
Terapie con il Sangue Cordonale Ad Oggi
Dal 1989, il sangue del cordone ombelicale viene usato nel trattamento di alcuni tipi di malattie pediatriche del sangue, e la ricerca di suoi possibili utilizzi nel trattamento degli adulti sta facendo progressi. I trapianti di cellule staminali ematopoietiche (HSC) ottenute dal sangue cordonale possono essere usati per trattare molti diversi tipi di malattie del sangue, come la leucemia. Rispetto alle HSC ottenute da donatori di midollo osseo, i trapianti di HSC ottenute da sangue cordonale sembrano causare meno casi di incompatibilità del sistema immunitario, come ad esempio la malattia del trapianto contro l’ospite (Graft versus Host Disease).
Il sangue cordonale viene utilizzato per curare i bambini con tumori del sangue come la leucemia, o con malattie genetiche del sangue come l’anemia di Fanconi. Il sangue cordonale viene trapiantato nel paziente, nel quale le HSC possono così produrre nuove e sane cellule del sangue che vadano a rimpiazzare quelle danneggiate dalla patologia o da terapie mediche, come ad esempio la chemioterapia usata per combattere i tumori. Il sangue cordonale può rappresentare quindi per alcuni pazienti un’utile alternativa al trapianto di midollo osseo. Il prelievo di sangue cordonale è più semplice di quello di midollo osseo, ed esso può essere congelato e conservato fino al momento in cui ne è richiesto l’utilizzo.
Limiti e Sviluppi nella Ricerca
Un limite del sangue cordonale è che contiene meno HSC rispetto a una donazione di midollo osseo. Questo implica che un paziente adulto spesso richiede due volumi di sangue cordonale per trattamento. I trattamenti con sangue cordonale in adulti richiedono tipicamente due unità di sangue cordonale per adulto. I trial clinici che utilizzano un “doppio trapianto di sangue cordonale” per adulti hanno mostrato risultati simili a quelli che utilizzano altre fonti di cellule staminali del sangue, come il midollo osseo o il sangue periferico.
Gli scienziati credono che sia principalmente per questa ragione che il trattamento degli adulti si è rivelato difficoltoso: le dimensioni maggiori degli adulti fanno sì che sia necessario un numero maggiore di HSC. Un trapianto contenente troppe poche HSC potrebbe fallire o portare alla formazione troppo lenta di nuovo sangue nell’organismo nei primi giorni successivi al trapianto. Questa grave complicazione è stata in parte superata trapiantando sia i bambini con un maggiore sviluppo fisico che gli adulti, con il sangue cordonale proveniente da due diversi cordoni ombelicali. Alcuni ricercatori hanno inoltre tentato di incrementare il numero totale di HSC ottenute da ciascun cordone ombelicale prelevando del sangue addizionale dalla placenta.
I ricercatori stanno cercando strategie per espandere in laboratorio la quantità di HSC ottenute dal sangue cordonale, così che una singola donazione di sangue cordonale fornisca sufficienti cellule per uno o più trapianti di HSC. Gran parte della ricerca è quindi focalizzata sul tentativo di accrescere il numero delle HSC che possono essere ottenute da un campione di sangue cordonale, tramite la coltivazione e moltiplicazione delle cellule in laboratorio. Sono attualmente in corso diversi trial clinici preliminari che utilizzano questa tecnica. Ad ora i risultati sono contrastanti: alcuni suggeriscono che l’espansione ex-vivo riduca il tempo richiesto per la comparsa nel corpo di nuove cellule del sangue a seguito del trapianto; tuttavia i pazienti adulti continuano a necessitare del sangue proveniente da due cordoni ombelicali. È quindi necessario che la ricerca vada ancora avanti per poter capire se ci sia un reale beneficio per i pazienti, prima che questa tecnica sia approvata per l’utilizzo di routine nella pratica clinica.
Ricerca su Altre Malattie e Controverse
Non sono ancora state sviluppate terapie che usano cellule staminali del sangue derivate dal sangue cordonale o dal midollo osseo per malattie non sanguigne. Alcuni studi controversi sostengono che il sangue cordonale può essere usato per trattare altre malattie oltre a quelle del sangue, ma questi risultati spesso non sono riproducibili. I ricercatori stanno attivamente investigando se il sangue cordonale possa essere usato per trattare altre malattie.
Diversi gruppi di ricercatori hanno riportato studi in animali che sembrano suggerire che il sangue cordonale possa riparare tessuti diversi dal sangue, in patologie che vanno dall’attacco cardiaco all’ictus. Anche questi risultati sono controversi: non frequentemente gli scienziati possono riprodurre questi dati e non è ben chiaro come il sangue cordonale possa avere questi effetti. Quando degli effetti benefici vengono osservati, questi sembrano essere risultati minori degli attesi, e non abbastanza significativi da rivelarsi utili a scopo terapeutico. In caso di effetti positivi, ci si chiede inoltre se questi potrebbero essere spiegati non dalla produzione di cellule nervose ad opera delle cellule del sangue cordonale, ma bensì dal rilascio dalle cellule cordonali di sostanze in grado di aiutare l’organismo nel riparo del danno.

L’attuale ricerca mira quindi a rispondere a queste domande per stabilire se in futuro sarà possibile sviluppare terapie con il sangue cordonale sicure ed effettive, allo scopo di trattare patologie non del sangue. Di recente, un trial clinico preliminare volto ad investigare l’uso del sangue cordonale nel trattamento del diabete infantile di tipo I non ha avuto successo. Altri trial clinici in uno stadio molto precoce stanno esplorando l’utilizzo dei trapianti di sangue cordonale nel trattamento di bambini con disordini cerebrali, come la paralisi cerebrale o il danno cerebrale traumatico. Tuttavia, questi trial non hanno ancora dimostrato nessun effetto positivo certo, e la maggior parte degli scienziati ritengono perciò che una più approfondita ricerca di laboratorio sia richiesta per capire come agiscano le cellule del sangue cordonale e se esse possano essere davvero utili in questo tipo di terapie.
Gli esperti credono che il sangue del cordone ombelicale sia una fonte importante di cellule staminali del sangue e ritengono che il suo pieno potenziale nel trattamento delle patologie del sangue debba ancora essere compreso. Altri tipi di cellule staminali come le cellule staminali pluripotenti indotte potrebbero rivelarsi più adatte al trattamento di patologie diverse da quelle del sangue, ma queste questioni potranno trovare risposta solo nella ricerca futura.
Oltre alle cellule staminali ematopoietiche, il sangue cordonale è una fonte versatile di cellule per la produzione di terapie avanzate. La rete ITCBN ha sviluppato filoni di ricerca orientati alla valorizzazione delle unità di sangue di cordone non idonee a trapianto per il basso contenuto in cellule staminali ematopoietiche. Sono stati così definiti nuovi protocolli per la produzione di emocomponenti innovativi. Questi includono ad esempio i concentrati eritrocitari, o i derivati del plasma e delle piastrine per la produzione di emocomponenti ad uso topico. La trasfusione dei concentrati eritrocitari è stata, ed è tuttora, oggetto di studio nella terapia dell'anemia dei neonati gravemente prematuri in virtù del contenuto di emoglobina fetale, fisiologicamente più adatta a questi pazienti rispetto l'emoglobina adulta.
Il Dibattito: Conservazione Pubblica vs. Privata
Una delle maggiori sfide che molte aree della ricerca medica e i relativi trattamenti devono affrontare è correggere la disinformazione, specialmente per quanto riguarda la conservazione del sangue cordonale.
Alcune compagnie pubblicizzano servizi a pagamento ai genitori affinché congelino il sangue cordonale dei figli in una banca del sangue, nell’eventualità che gli serva successivamente nella vita. Alcuni studi mostrano come sia altamente improbabile che il sangue cordonale venga mai usato per il figlio stesso. Questo tipo di conservazione non è supportata da evidenze scientifiche sulla sua effettiva efficacia. In caso di malattie oncologiche o genetiche, infatti, le proprie cellule del sangue cordonale potrebbero essere già portatrici di quei "difetti" genetici che hanno portato alla malattia. In questi casi la persistenza di cellule malate nel prodotto che viene reinfuso comporta il rischio di ricomparsa della malattia.
Comunque, i medici sostengono fortemente le donazioni di sangue cordonale alle banche del sangue pubbliche. Questo è un enorme aiuto per aumentare le scorte di sangue cordonale per le persone che ne hanno bisogno. Qualora tutti donassero il sangue cordonale ad un registro pubblico per il “bene comune”, aumenterebbero le probabilità che qualcuno possa beneficiare di un doppio trapianto di sangue cordonale. Questo supera di gran lunga l’effettiva probabilità che un donatore possa un giorno utilizzarlo per sé stesso. Un adulto richiedente trattamento avrebbe bisogno di almeno due campioni di sangue cordonale che siano immunologicamente compatibili; un unico campione non sarebbe quindi sufficiente. Un bambino potrebbe avere bisogno di solamente un campione di sangue cordonale, ma nel caso di leucemia infantile può esserci il rischio che cellule pre-leucemiche siano presenti nel campione di sangue cordonale, impedendo al bambino di usare le proprie cellule per la terapia.
Un articolo del 2008 sull'argomento, che sintetizza il dibattito sulle banche di sangue cordonale pubbliche contro quelle private, ha concluso che “Questa ri-analisi supporta svariate opinioni espresse in precedenza che conservare in banche private il sangue cordonale autologo come assicurazione biologica per il trattamento di malattie mortali in bambini e giovani non è clinicamente giustificabile poiché le probabilità di doverle mai usare è remota. La mancanza di evidenze scientifiche solleva serie considerazioni di carattere etico sull’insufficienza di informazione per i potenziali genitori sulla mancanza di futuri benefici nel conservare sangue cordonale autologo… I tentativi per giustificare questo [la conservazione commerciale di sangue cordonale] sono basati sul successo non correlato della conservazione pubblica di sangue cordonale e di trapianto allogenico [usando cellule di un altro individuo] di sangue cordonale, e non sull’uso per il trapianto di sangue cordonale autologo [cellule del paziente], la cui efficacia rimane ancora da comprovare”.
In conclusione, la scelta, sempre che si voglia procedere al prelievo, dovrebbe propendere verso la donazione pubblica. La ragione è innanzitutto scientifica: ad oggi non esistono solide evidenze che la conservazione privata sia utile nel trattamento di diverse malattie curabili tramite trapianto.
Quando la Donazione o la Conservazione non è Possibile
Per quanto la donazione del cordone ombelicale sia un gesto di altruismo e di generosità apprezzabile, non è sempre possibile procedere, un po’ come non è sempre consentito donare il sangue. Esistono criteri stringenti per garantire la sicurezza e l'efficacia dei campioni per futuri utilizzi.
Condizioni che Escludono la Donazione a Tempo Indeterminato
Non è possibile donare il cordone ombelicale qualora la madre e il padre del neonato presentino una delle seguenti condizioni:
- Malattie genetiche o congenite.
- Malattie autoimmuni o immunologiche sistemiche, compresa la tiroidite autoimmune di Hashimoto diagnosticata.
- Affezioni ematologiche: congenite, genetiche, neoplastiche, acquisite, a carico della serie bianca, delle piastrine e della serie rossa, comprese le emoglobinopatie (tranne il riscontro di Beta-talassemia eterozigote), le enzimopatie, e le patologie ereditarie dei globuli rossi (tranne se in eterozigosi).
- Coagulopatia congenita o acquisita.
- Neoplasie maligne: tumori solidi ad esclusione del carcinoma in situ con guarigione completa e dei casi previsti dalla normativa vigente. Qualunque trattamento con radioterapia o con chemioterapici/antiblastici.
- Affezioni gastrointestinali, epatiche, urogenitali, renali, cardiovascolari, dermatologiche, metaboliche o respiratorie, endocrine.
- Malattie organiche del sistema nervoso centrale: gravi affezioni attive, croniche o recidivanti. Epilessia che richieda terapia cronica con anticonvulsivanti.
- Malattie psichiatriche in trattamento farmacologico (in riferimento alla madre).
- Malattie infettive, in particolare Epatite C, Epatite B, HIV 1-2, HTLV I/II.
- Tubercolosi con patologia d’organo, Babesiosi, Lebbra, Kala Azar (Leishmaniosi viscerale), Tripanosoma, Cruzi (M. di Chagas), Sifilide, Epatite ad eziologia indeterminata.
- Encefalopatia Spongiforme Trasmissibile (TSE).
- Riceventi xenotrapianti e/o innesti di tessuti/cellule o prodotti di derivazione animale.
- Trapianto di organo solido e di cellule staminali emopoietiche.
- Assunzione di sostanze farmacologiche per via intramuscolare (IM), endovenosa (EV) o tramite strumenti in grado di trasmettere malattie infettive: ogni uso attuale o pregresso non prescritto di sostanze farmacologiche o principi attivi comprese sostanze stupefacenti, steroidi od ormoni a scopo di attività sportive.
- Assunzione di sostanze farmacologiche per via non endovenosa.
- Alcolismo cronico.
- Rapporti sessuali che espongono ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue.
- Esposizione a sostanze tossiche e metalli pesanti (cianuro, piombo, mercurio, oro, pesticidi) che possano essere trasmesse al ricevente in quantità tali da poterne compromettere la salute.
Condizioni che Riguardano la Gravidanza e il Parto
Non è possibile procedere alla donazione del cordone ombelicale se:
- La madre ha avuto complicazioni mediche significative durante la gravidanza, come infezioni gravi, preeclampsia, diabete gestazionale non controllato o altre patologie che potrebbero influenzare la qualità del sangue cordonale.
- Il bambino nasce prematuramente, prima delle 34 settimane di gestazione, in quanto la quantità e la qualità del sangue cordonale potrebbero non essere sufficienti per la donazione. Inoltre, in questi casi, le priorità mediche sono spesso concentrate sulla cura immediata del neonato.
- Durante il parto vengono rilevate anomalie nella placenta o nel cordone ombelicale, come una placenta previa o un cordone ombelicale eccessivamente corto, il che potrebbe impedire la raccolta del sangue cordonale in modo sicuro o efficace.
- Il neonato pesa significativamente meno del previsto (ad esempio, sotto i 2,5 kg), in quanto la quantità di sangue cordonale raccolta potrebbe essere insufficiente per una donazione utile.
In aggiunta a queste condizioni, esistono altre circostanze che impediscono temporaneamente la donazione, come malattie infettive acute, interventi chirurgici recenti, cure odontoiatriche, o vaccinazioni. Tutte queste restrizioni sono messe in atto per garantire che solo campioni di alta qualità, sicuri e utili, vengano conservati e utilizzati per trapianti e ricerche mediche, tutelando la salute sia della madre che del potenziale ricevente.