Introduzione: Il Tollerante Sguardo sull'Anima Umana
In un giorno della fine di giugno, verso sera, quando l'afa snervante aveva già anticipato la sua presenza, si delinea un quadro di riflessioni profonde sull'animo umano, sull'arte e sui legami che definiscono la nostra esistenza. L'editore L. F. Stab, con il suo approccio tollerante in fatto d'arte, ci invita a esplorare queste connessioni, dove ogni parola, ogni pensiero, è un tentativo di afferrare l'essenza delle esperienze umane. Questo viaggio ci porterà a considerare la maternità, la famiglia e l'arte non solo come concetti astratti, ma come elementi tangibili e profondamente interconnessi nella vita di individui eccezionali e nel tessuto sociale.

Alberto Sormani: La Speranza Triste e l'Amore Fraterno
La figura di Alberto Sormani emerge con la sua "Speranza triste", un'opera che rivela una profonda sensibilità. La sua malinconia, la sua ricerca di una parola che non fosse "banc" per tradurre "sedile", riflettono un'anima attenta alla precisione e alla profondità del linguaggio. La sua abitudine di leggere insieme, la sua capacità di ascoltare "anche meglio", rivelano una predisposizione all'intimità e alla condivisione intellettuale. Un giorno, mentre il paralume della lampada prendeva fuoco, Sormani spiegò concitatamente come evitarlo un'altra volta, dimostrando una mente pratica e premurosa.
Il nome "Alberto Sormani" firmava l'opera, ma solo tempo dopo l'ignoto tornò a scrivere. Nessuno lo sapeva, ma quelle parole erano una trascrizione letterale di pensieri intimi. Il dilemma che poneva era violento: "o amatemi o abbonatemi". Ma egli stesso specificava che il suo era "un amore tra fratello e sorella". Senza alcun dubbio sulle intenzioni dell'autore, per Alberto Sormani c'era una ragione in più: egli non scriveva se non per una sorella. Questa idea, "soror mea", il "nome divinamente dolce", era il rifugio di ogni suo desiderio, di ogni sua fervida immagine. Sormani sembrava avere la chiara fisionomia e lo sguardo della sua "Speranza" dinanzi a sé, un'immagine che voleva rivedere, correggere, per farne il suo capolavoro. Egli desiderava una cosa dell'anima sua, qualcosa che "posso fare, che farò certamente, che sto già facendo!". La sincerità e l'originalità, in lui, non venivano meno mai. Egli si trova "sano e forte ed anche «malinconicamente felice»" attraverso questo pensiero.
Maternità nell'arte
L'Ideale e la Vita Oltre la Morte: Il Simbolismo in Sormani
Il simbolismo domina tutta l'azione nelle opere di Sormani, manifestando un trionfo dell'ideale, una forza superiore e indistruttibile degli elementi migliori. L'amore è adorazione, un sentimento che si disseta continuamente attraverso le forme elette. Le sue figure, come Speranza e Maria, non amano l'uomo, ma il suo genio. Maria, interrogata, risponde con entusiasmo: "Al di là della morte c’è la vita! parti, muori! trionfa!". Questa novella non è storica, ma esprime la misteriosa potenza dell'ideale, per il quale Sormani viveva.
Egli era un artista e un pensatore, capace di non riuscire a vedere l'intimo fondo di tutto, ma di unire se stesso a tutto "con una specie di dolcezza… con me stesso e colle grandi cose senza parole". Sormani pensava e si commuoveva, non per un esercizio di fantasia, ma per un bisogno del cuore. Questo modo di sentire era assolutamente sincero e sublime. Non si accontentava facilmente degli altri, né di sé. In un frammento, ricordava alcuni canti di Walt Whitman: "Io domando. Chi è colui che è proceduto più innanzi? E chi è il più giusto? E chi è il più cauto? E chi è il più felice? E chi è il più prodigo? E chi è il più franco e il più veritiero? E chi ha gli ideali più vasti?". Questo mostra il suo desiderio di esplorare le vette dell'animo umano.

Il Poeta e la Realtà: Il Dilemma di Alberto Sormani
Era Alberto Sormani un poeta? La risposta è un deciso sì, nonostante i suoi scritti giovanili potessero essere considerati irriflessi. Egli desiderava che la sua anima "incendiarsi e bruciare", non t'arrestar, spiegando le sue forze maggiori. Sormani credeva che i suoi ideali si esprimessero meglio della sua parola stessa, e che l'utile fosse la sua ragione di vivere. Non aveva tempo di essere solo un poeta, perché il suo impegno era assorbente, la sua ragione di vivere era dedicarsi a "centomila altre cose", anche a quelli che subivano "terribili supplizi". Sormani sentiva il bisogno di sacrificarsi e di pagare di persona, arrivando ad affermare: "Se non sono Gesù sarò S. Bene". Questa è un'utopia, ma un'utopia che spinge a unire gli uomini di buona volontà per indirizzare tutta l'umanità su una nuova via di progresso vero.
Sormani credeva in una "catena di ferro, indissolubile", un'idea grandiosa che doveva essere preparata pazientemente. Chi era questo Alberto Sormani? Era colui che, sebbene morto, "è più vivo in mezzo ai vivi", un uomo pieno d'amore che aspirava alle più alte cime del pensiero. Egli notava tutto, come in "una sera di luna", e la sua sincerità era una qualità specialissima. La sua volontà era "pronta, elastica, tutta di slancio", e il suo gusto era "squisito che non lo ingannava quasi mai". La morte lo colse "sulla breccia, a tradimento", ma il suo ideale rimase intatto, senza menomarsi, senza concedere, senza piegare. Il suo desiderio era "alimentare la grande anima umana", perché "si cade. Non importa."

Giuseppe Mazzini: L'Apostolo e l'Amore per la Patria
Giuseppe Mazzini, "senza una punta di sarcasmo, romantico", fu una delle figure più alte e pure della razza umana. Egli aveva un ingegno profondo e scrutatore, vivendo in un'atmosfera di sentimenti elevati, teneri ed eroici. Nonostante gli fossero negate la praticità dell'ingegno e il concetto esatto della realtà, Mazzini rimase un apostolo, un difensore dell'avvenire d'Italia.
Mazzini arse per la donna di un culto simile a quello della patria, chiamando l'affetto condiviso "una cosa di Dio". Nella sua vita, indivisa dal suo stesso ideale, Mazzini amò di vero, alto, tenerissimo amore una sola donna: Giuditta Sidoli. Le difficoltà derivanti dal loro legame, la necessità di mantenere la dignità e la fusione perfetta, erano affrontate in nome della passione. Giuditta, da parte sua, sviluppò il sentimento della patria oppressa, spinta dall'aspirazione a liberarsi dal giogo straniero.
Bandita dal Ducato, Giuditta trovò rifugio in Francia, dove visse in una colonia di profughi italiani. Le lettere di Mazzini mostrano la sua venerazione per le virtù superiori della sua amica, e il suo rispetto per la Sidoli era altissimo. La vita era "piena di sorprese e di pericoli", e Mazzini si adoperava affinché a Giuditta fosse concesso di tornare in patria. Nonostante le avversità, quei due nobili cuori compirono insieme un percorso difficile. La "costanza sta in cima, complemento necessario di tutti gli affetti", scrisse Mazzini, evidenziando il valore di questo amore incondizionato.

Richard Wagner e Mathilde Wesendonck: L'Amore Torturato e l'Ispirazione Artistica
L'amore tra Richard Wagner e Mathilde Wesendonck è un esempio di come la passione e l'intellettualità possano convergere, creando un legame indissolubile ma torturato. I coniugi Wesendonck, accogliendo Wagner nel loro palazzo sulla collina Verde che domina Zurigo, offrirono un rifugio all'artista. Mathilde, con la sua indole "distinta, dal cuore leale e sensibile", divenne presto la sua collaboratrice e musa. Le sue parole "vestivano di note", e il loro incontro fu un "convegno" di anime affini.
L'amore tra i due fu una "tortura della rinuncia", un "supplizio" che si manifestava nei minimi particolari. Wagner, pur amandola intensamente, doveva ripugnare all'idea di essere un "compagno" per lei in un senso tradizionale. Scrisse a Mathilde: "Spero di guarire per te. Così sono tuo. Per vederti, per consolarti, per farti felice". Questa "forma ardente e poetica" di amore, piena di "tenerezza", era un dono delicato e gentile. Ma alla fine, dovettero lasciarsi. La "pace" era l'obiettivo, ma per i grandi amori la morte può essere pietosa.
Nonostante la separazione e il matrimonio di Mathilde, il loro legame artistico e spirituale non venne meno. Wagner riconobbe che a lei doveva il suo capolavoro, "il capolavoro esiste", e che conservandole all'immortalità, consacrava "questa verità divina". Il loro amore, sognato come poesia, divenne una "miracolosa realtà". Le sue parole: "i tuoi occhi, le tue labbra mi hanno rapito al mondo", esprimono la profondità di questo sentimento. Mathilde desiderava unire le sue ceneri a quelle dell'amato, in una "divina e primordiale eternità". "Nulla si distrugge, nulla si cancella nel mondo spirituale", e il loro amore rimase "cristallizzato in una forma imperitura", una "poesia dell'infinito" che li avrebbe congiunti per sempre.

Étienne Eggis: Il Vagabondo dell'Anima e la Ricerca della Gloria
A Nicola, all'ombra della vecchia cattedrale svizzera, nacque un bambino con "occhi dolci e bellissimi", Étienne Eggis. Fin da piccolo, visioni poetiche gli sorrisero, ma rimase a lungo incerto sulla carriera da intraprendere. Intanto, gli anni passavano, e la sua "vocazione è decisa": seguire i giornali di Monaco, non arrestarsi più. La sua seconda patria, la Francia, lo attirava irresistibilmente, ma questa attrazione era anche una fuga.
La sua attività, come quella di molti poeti, "era tutta nella fantasia", un rincorrere "le chimere". Arsène Houssaye fu tra i protettori del giovane friburghese, incantato dal suo talento. Ma la gloria non arriva, e la sua fine è "stanca". Tornò a Friburgo, dove era ancora amato, ma non riusciva a vivere. Gli si cercarono impieghi diversi, nessuno riuscì. Viaggiò in Italia, poi in Germania, con le sue "bizzarrie" e la sua chitarra. L'illusione e l'entusiasmo si spegnevano a poco a poco. Nella vita di Eggis, "l'amore e la donna tengono pochissimo posto", poiché le sue passioni, come il "vagabondaggio", lo portavano a non fermarsi a raccogliere un sorriso, ma a vedere l'amore solo "nel miraggio della fantasia". La sua era una vita di sofferenza, come molti poeti.

Maddalena Marliani e Carlo Goldoni: L'Attrice, la Commedia e l'Evoluzione del Ruolo Femminile
L'analisi dei personaggi interpretati dall'attrice Maddalena Marliani, specializzata nel ruolo della servetta Corallina, nelle diciassette commedie di Carlo Goldoni dal febbraio 1751 al febbraio 1753, offre uno spaccato significativo sull'evoluzione del teatro goldoniano e sul ruolo delle donne in scena. La sua interpretazione di Corallina, definita "Inimitabil sempre, sempre più destra e fina", era versatile e capace di adattarsi a caratteri vari.
Goldoni, dal febbraio 1751 al febbraio 1753, compone diciassette commedie pensate su misura per gli attori della compagnia Medebach, di stanza al teatro Sant'Angelo a Venezia. Giuseppe Marliani, marito di Maddalena, era specializzato nel ruolo del servo Brighella, spesso fidanzato di Corallina. Maddalena Marliani, nata Facchinetti, iniziò la sua carriera come ballerina nella compagnia di saltimbanchi di Gasparo Raffi, per poi reinventarsi servetta all'inizio del 1740.
Il 27 febbraio 1751, Goldoni presenta la nuova Corallina in una lettera a Giuseppe Antonio Arconati Visconti, descrivendola come "la Serva […] sarà la moglie di Brighella [Marliani], che fu assai buona e si spera tale tuttoché sei anni sia stata in riposo, avendo dello spirito e dell’abilità". Nonostante la richiesta fatta al marito di non andare più a recitare nei "pubblici Teatri", la Marliani tornò in scena con successo.

Il saggio di Giulia Tellini esamina queste diciassette commedie, raggruppandole in cinque categorie basate sul ruolo della Marliani. La "trilogia della Marliani in prova" include "La donna volubile", "I pettegolezzi delle donne" e "Il Moliere", scritte quando Goldoni conosceva ancora poco l'attrice. La "pentalogia della Marliani protagonista" comprende "La gastalda", "Le donne gelose", "La serva amorosa", "La locandiera" e "La donna vendicativa". La "tetralogia della commedia nella commedia" (come "L'amante militare", "Il trionfo della prudenza in Rosaura moglie amorosa", "La figlia obbediente", "I due Pantaloni") la vede protagonista di mini-trame. La "trilogia della Marliani a riposo" (come "Il Marchese di Monte Fosco", "Le donne curiose", "L'uomo imprudente") presenta l'attrice in ruoli meno centrali. Infine, la "trilogia di Corallina villain" include "Il tutore", "I puntigli domestici" e "La donna vendicativa", dove la Marliani interpreta ruoli di antagonista sempre più malvagia.
"La donna vendicativa", ultima delle diciassette commedie, è un momento culminante, un epilogo che sintetizza i due anni di vita e lavoro artistico condivisi da Goldoni e Marliani. Questo lavoro dimostra come la Marliani abbia interpretato ruoli vari, da Corallina a Mirandolina nella "Locandiera", e per cinque volte fu la protagonista al posto di Teodora. Il suo contributo fu fondamentale per la fase artistica e umana della carriera goldoniana.
Maternità nell'arte
L'Ostetrica: Una Figura Cruciale nella Maternità
Le figure dell'ostetrica e dell'ostetrico rimandano immediatamente all'immagine della gravidanza e del parto. Ma le loro prerogative sono molto più ampie, in quanto sostengono la salute della donna in ogni sua fase della vita, come vuole sottolineare la Giornata internazionale dedicata a questa figura sanitaria, che si celebra il 5 maggio. Nel reparto di Ostetricia, diretto dal dottor Marcello Ceccaroni e di cui è responsabile la dottoressa Mariella Musola, è presente un'équipe ostetrica di riconosciuta professionalità e umanità che segue la donna dall'inizio della gravidanza. Questa squadra include professioniste come Giovanna Angeli, Laura Ambra, Giorgia Baietta, Giulia Bellini, Marianna Boccassini, Silvia Bordegnoni, Claudia Buonadonna, Elisa Campetti, Alessandra Cavalleri, Alessia Cavallo, Giuditta Cobelli, Alessia Dalla Mura, Sofia Franco, Beatrice Ginami e Guglielmi Giada.
Il loro lavoro va oltre il semplice aiuto al momento della nascita, abbracciando un supporto continuo e completo per la donna, dalla gravidanza alla post-parto e oltre. Questo si allinea con il concetto di famiglia e maternità come elementi centrali nella vita umana, e con la necessità di un supporto professionale e compassionevole in queste fasi delicate. L'ostetrica, con la sua professionalità e la sua umanità, rappresenta un pilastro per la salute e il benessere delle donne e delle nuove famiglie.

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