L'Accesso all'Interruzione Volontaria di Gravidanza nelle Marche: Il Contesto Nazionale e il Modello Sperimentale di Senigallia (AN)

L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) rappresenta un diritto sancito dalla Legge 194/78 in Italia, norma che disciplina la tutela della maternità e l'interruzione di gravidanza stessa. Nonostante questa legge sia stata adottata ormai 43 anni fa, la sua piena attuazione e l'accesso effettivo ai servizi ad essa correlati rimangono una sfida significativa per molte donne e persone gestanti nel Paese. In particolare, la mancanza di informazioni chiare e facilmente reperibili sulle strutture e le modalità di accesso ai servizi di IVG ha creato e continua a creare notevoli difficoltà, spingendo associazioni e istituzioni a impegnarsi per migliorare la trasparenza. La Regione Marche, con il Distretto 4 di Senigallia, si sta muovendo per implementare modelli assistenziali innovativi che possano superare alcune di queste barriere, concentrandosi sull'IVG farmacologica.

Il Contesto Nazionale dell'Accesso all'IVG e la Necessità di Informazione Trasparente

In Italia, per oltre quattro decenni, non è mai stata fornita un’informazione chiara, pubblica e trasparente da parte del governo sul tempo entro cui è possibile effettuare una interruzione di gravidanza, né tanto meno sulle modalità di accesso ai sevizi di IVG. Un aspetto particolarmente critico è la carenza di indicazioni precise sugli ospedali a cui ci si può rivolgere per ricorrere a questo servizio. Questo scenario è reso ancora più problematico dall'elevatissimo tasso di obiezione di coscienza presente nel nostro Paese, che incide pesantemente sulla disponibilità dei servizi.

Non è mai esistita, sul sito del governo e in particolare del Ministero della Salute, alcuna informazione a riguardo. Questa lacuna informativa lascia le donne e le persone gestanti in balìa della sorte in un momento in cui è necessario agire in fretta per restare nei limiti gestazionali previsti dalla legge. Al contrario, altri governi, come quello inglese, offrono sui propri siti informazioni adeguate. Persino il governo Irlandese, Paese che ha legalizzato l’aborto solo tre anni fa, nel 2018, ha creato un sito apposito per orientare i cittadini.

La situazione si è aggravata durante l'emergenza sanitaria dovuta al COVID-19, quando i servizi di interruzione volontaria di gravidanza hanno subito chiusure "a effetto domino" o redirezionamenti, senza che venissero fornite indicazioni alternative chiare. In Italia, le donne si sono trovate nell'impossibilità di sapere dove andare, e gli stessi servizi in chiusura non erano in grado di dare indicazioni. Questo ha significato che, per le donne italiane, è stato ed è tuttora un momento difficile, in cui l'accesso a un diritto fondamentale è stato messo a dura prova.

Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) Parte 1 : la legge 194

La Legge 194/78: Diritto, Limiti Gestazionali e Percorso di Accesso

La Legge 194/78 stabilisce il quadro normativo per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), consentendola entro i primi 90 giorni di gestazione. L'interruzione volontaria della gravidanza (IVG) viene disciplinata da questa legge che la regolamenta, ma non la liberalizza. I servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) e l'interruzione terapeutica della gravidanza (ITG) si rivolgono alle donne che per motivi personali o sanitari non intendano proseguire una gravidanza e desiderino affidarsi, per questo intervento, al personale medico non obiettore formato per prestare tale servizio in condizioni di sicurezza, privacy e sostegno anche psicologico. Questo è ciò che la Legge 194 prevede.

Per la richiesta di un IVG, la donna maggiorenne dovrà recarsi presso il consultorio più vicino o dal proprio ginecologo di fiducia (se non obiettore) e richiedere il certificato apposito con cui poi potrà rivolgersi ad una struttura sanitaria pubblica o convenzionata e prenotare il servizio gratuitamente. L'IVG si esegue in totale privacy e sicurezza. In caso di minorenne, se entro i 90 giorni utili per presentare il certificato il genitore o il tutore legale non siano disponibili o rintracciabili per la firma del consenso, si può ricorrere ad un giudice tutelare. La normativa italiana consente l’interruzione volontaria terapeutica (ITG) fino alle 22 settimane di gestazione, quando la gravidanza sia così avanzata. L'ITG è invece l'interruzione terapeutica della gravidanza, consigliata in genere dagli stessi medici quando esami strumentali o di screening neonatale abbiano evidenziato gravi malformazioni fetali o malattie congenite incurabili, o quando il prosieguo della gravidanza possa mettere a rischio la vita della madre.

Consultorio familiare

Tipologie di Interruzione di Gravidanza: Farmacologica e Chirurgica

Esistono principalmente due metodi per l'interruzione volontaria di gravidanza nei tempi previsti dalla legge: l'IVG farmacologica e l'IVG chirurgica.

IVG Farmacologica:Si può praticare quando la gravidanza non abbia superato le sette settimane (49 giorni). Si tratta sempre di una pratica medica che si basa sull’assunzione di due farmaci diversi nell’arco delle 48 ore. I principi attivi su cui questo tipo di IVG precoce si basa sono il mifepristone, conosciuto con la sigla RU486, e una prostaglandina. In prima istanza, la donna assume il mifepristone, che ha lo scopo di inibire la produzione di progesterone, ovvero l’ormone che permette l’attecchimento dell’embrione nel tessuto uterino, e in questo modo la gravidanza si interrompe. A seguire, è necessario applicare delle candelette di prostaglandina per permettere l’espulsione del materiale embrionale. Questa modalità, pur essendo un'alternativa meno invasiva rispetto all'intervento chirurgico, richiedeva in precedenza un ricovero ospedaliero di tre giorni secondo le linee guida del Ministero della Salute del 2009. Tuttavia, alcune Regioni hanno scelto di esercitare la loro autonomia, non ricorrendo al ricovero ordinario, al fine di fornire un servizio più vicino alla popolazione, in contesti sociali e relazionali che rispondono maggiormente alle esigenze della donna. Gli stessi dati del Ministero della Salute evidenziano infatti che il 76% delle donne firmano per la dimissione dopo la somministrazione della RU 486 senza rischi per la propria salute, rispetto a quelle che scelgono di rimanere nel contesto ospedaliero. Da agosto 2020, a seguito della Circolare del Ministero della Salute, sia gli ambulatori sia i consultori, autorizzati dalle regioni, possono effettuare l’aborto farmacologico.

Schema procedura IVG farmacologica RU486

IVG Chirurgica:Si effettua previa sedazione endovenosa (diversa dall’anestesia vera e propria, non necessaria in questo caso), in day hospital. Questa tecnica prevede un allargamento del collo uterino al fine di poter inserire la cannula per l’isterosuzione, che in pratica “aspira” l’embrione. Si completa l’operazione, in sé molto rapida, con la tecnica del courettage, che consiste nel “raschiare” le pareti dell’utero con una sorta di cucchiaio metallico per eliminare ogni traccia di tessuto placentare.

ITG (Interruzione Terapeutica di Gravidanza) dopo i 90 giorni:Quando la gravidanza sia così avanzata (fino alle 22 settimane), per praticare l’aborto non basta usare la cannula per l’isterosuzione. In questi casi la donna viene ricoverata e si induce il parto (a tal fine si utilizzano le fiale di prostaglandine) fino al travaglio, sotto sedazione (ma lo stato di vigilanza permane in ogni fase). Si tratta di una procedura estremamente traumatica, ma in molti casi necessaria per gravi malformazioni fetali o rischi per la vita della persona incinta. In Italia è possibile abortire per qualsiasi motivo solo fino alla 12esima settimana (primi 90 giorni), mentre l'ITG è permessa oltre tale limite per ragioni mediche.

L'Impatto dell'Obiezione di Coscienza e le Difficoltà Operative

Il problema dell’accesso all’IVG è strettamente legato all’elevato tasso di obiezione di coscienza del personale sanitario. I dati del 2021, forniti dall’Istituto Superiore di Sanità in ambito nazionale, confermano un’alta percentuale di obiettori: il 63,4% dei ginecologi, il 40,5% degli anestesisti e il 32,8% del personale non medico. Questi valori presentano variazioni regionali significative per le tre categorie professionali.

Dal 2020, la relazione contenente i dati definitivi fornisce nuovi parametri per approfondire il tema dell’obiezione di coscienza e, in particolare, l’impatto che l’esercizio del diritto all’obiezione può avere sull’accesso al servizio di interruzione di gravidanza da parte delle donne e sul carico di lavoro degli operatori sanitari non obiettori. In base a questi parametri, nel 2021 il 59,6% delle strutture con reparto di ostetricia e/o ginecologia (335/560) in Italia ha effettuato IVG. Risultano disponibili 2,8 punti IVG ogni 100.000 donne in età fertile. Il carico di lavoro medio settimanale di ogni ginecologo non obiettore dal 2017 al 2021 presenta valori in diminuzione nel tempo, attestandosi a 0,9 interruzioni di gravidanza medie settimanali nel 2021, rispetto a 1 nel 2020, 1,1 nel 2019 e 2018, e 1,2 nel 2017. Le regioni in cui si osserva un carico di lavoro più alto per i ginecologi non obiettori sono il Molise (2,8 IVG medie settimanali), la Campania (2,4) e la Puglia (2,1), evidenziando disuguaglianze nell'erogazione del servizio a livello territoriale.

Grafico tassi obiezione di coscienza ginecologi

Le difficoltà non si limitano all'obiezione. È anche capitato purtroppo che in alcuni ospedali, già testati per l'erogazione dei servizi, il reparto IVG chiudesse per il pensionamento dell'unico ginecologo non obiettore. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente complicato il quadro, con molti ospedali che hanno improvvisamente chiuso i servizi di interruzione volontaria di gravidanza. Ci sono stati casi in cui il servizio è stato trasferito presso altri ospedali, mentre altri hanno chiuso il servizio e basta. Lo stesso hanno fatto i consultori. Il tutto disattendendo decreti ministeriali che stabilivano che l’intervento di IVG è da considerarsi urgente. Spesso gli operatori stessi non hanno alcuna idea sul se i servizi chiusi riapriranno e quando, lasciando le donne in una situazione di ulteriore incertezza.

L'Importanza della Trasparenza e le Iniziative per l'Informazione: LAIGA e ISS

La carenza di informazioni ufficiali ha spinto organizzazioni come LAIGA a intervenire. Già nel 2008, LAIGA aveva posto al centro della sua missione aiutare le donne per poter dare loro informazioni immediate affinché non perdessero tempo utile e potessero orientarsi velocemente. Da quel momento è stata un’impresa complicatissima, titanica, e non solo per le poche risorse di cui un’organizzazione di volontari come LAIGA dispone. Per raccogliere queste informazioni, hanno cominciato a lavorare sulla costruzione di una mappa telefonando ai vari ospedali, così come fanno le donne. Tra gli ospedali che hanno risposto e che hanno potuto inserire sulla mappa, 238 fanno IVG chirurgica e 194 IVG farmacologica, mentre 25 non hanno voluto dichiarare la tipologia di interruzione. Capire qualcosa è stata un’ardua battaglia anche per queste organizzazioni, che comunque avevano gli strumenti e la forza per attraversare barriere.

Mappa delle strutture IVG in Italia

Più di recente, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato il primo elenco ufficiale delle strutture pubbliche o convenzionate (ospedali, ambulatori e consultori) che praticano aborti in Italia. Più precisamente, è l’elenco delle strutture in cui è stato fatto almeno un aborto nel 2023, l’anno di cui ci sono i dati più aggiornati. Questo è un importante passo avanti per migliorare l’accesso all’interruzione di gravidanza sancito dalla Legge 194/78, dato che offre alle donne che vogliono abortire uno strumento per individuare l’ospedale più vicino che offre questo servizio. Tuttavia, nell’elenco dell’ISS manca ancora il tasso di obiezione di coscienza per singola struttura, un dato fondamentale per valutare concretamente la fruibilità del servizio nei vari ospedali. Serena Donati, responsabile scientifica del Sistema di sorveglianza epidemiologica dell’interruzione di gravidanza dell’ISS, ha dichiarato che questo dato dovrebbe essere inserito a breve, anche se non si sa quando. L’elenco ha poi il problema che si basa sui dati del 2023, che, pur essendo i più recenti resi disponibili all’ISS dal Ministero della Salute, potrebbero contenere strutture che nel frattempo hanno smesso di fare aborti, perché ha chiuso il reparto o perché nel frattempo tutto il personale è diventato obiettore. Da anni ormai le relazioni del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194 in Italia vengono pubblicate sempre più in ritardo e impediscono quindi di avere un quadro aggiornato. Infine, l’elenco non include dati disaggregati sui cosiddetti aborti terapeutici.

Le associazioni pro-scelta italiane chiedevano da diversi anni che un elenco simile venisse redatto e, in generale, che le istituzioni offrissero dati più precisi sulle strutture che offrono questo servizio. LAIGA continua ad aggiornare la sua mappa, consapevole che non può essere onnicomprensiva e totalmente esaustiva, dato il continuo sovvertimento dei servizi. L'impegno è quello di aggiornare continuamente questo strumento al servizio delle donne, chiedendo pubblicamente a chiunque di rettificare informazioni qualora ce ne fossero di sbagliate o incomplete o avvertendo qualora ci siano ulteriori cambiamenti.

Il Modello Assistenziale Innovativo nelle Marche: Senigallia (AN) come Polo Sperimentale

In questo complesso scenario nazionale, la Regione Marche si sta distinguendo per l'avvio di un modello assistenziale innovativo. Presso il Distretto 4 di Senigallia (AN), la Regione Marche sperimenterà un modello assistenziale di interruzione volontaria farmacologica della gravidanza (IVG). Questo progetto ricalcherà quanto già fatto da altre Regioni, come il Piemonte, l’Emilia Romagna, Toscana e Umbria, privilegiando il Day Hospital rispetto al ricovero ordinario, ma con una maggiore integrazione con il territorio attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione dei Consultori. La Giunta regionale ha approvato la delibera che autorizza l’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale) ad avviare la sperimentazione.

Ospedale Day Hospital

Il modello organizzativo proposto consente di utilizzare al meglio le strutture consultoriali e i presidi ospedalieri, evitando ricoveri non necessari, dal momento che l’IVG farmacologica permette una precoce interruzione della gestazione, senza l’invasività chirurgica. Il percorso di interruzione con la RU486, che si è deciso di sperimentare nelle Marche, prevede un primo accesso al Consultorio familiare per confermare la gravidanza, verificare i criteri di ammissione e l’assenza di controindicazioni al trattamento farmacologico, per fornire le informazioni necessarie, prenotare il Day Hospital e prendere in carico la paziente anche dal punto di vista psicologico.

Successivamente, al primo accesso in Day Hospital, avviene l’apertura della cartella clinica, la somministrazione del farmaco con le prescrizioni, le informative e le segnalazioni necessarie (al medico di pronto soccorso e al Consultorio). A distanza di 48 ore viene programmato il secondo accesso, con visita ecografica per valutare se l’aborto è stato completato (con conseguente dimissione) o non avvenuto (in questo caso si procede alla seconda somministrazione del farmaco). Con la sperimentazione presso il Distretto di Senigallia, si dà avvio, nella nostra regione, ad un modello assistenziale innovativo che associa il Day Hospital al Consultorio e garantisce la presa in carico delle pazienti, accompagnandole per tutta la durata del percorso. Questo approccio riflette la consapevolezza che, in situazioni di urgenza come quelle legate all'IVG, la tempestività e la continuità assistenziale sono fondamentali.

Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) Parte 1 : la legge 194

Sfide e Aggiornamenti Costanti nella Mappatura dei Servizi

Nonostante gli sforzi, la situazione rimane dinamica. La mappa che LAIGA stava quasi definendo, ad esempio, è stata completamente sovvertita durante l’epidemia dovuta al Covid19, con molti ospedali che hanno improvvisamente chiuso i servizi di Interruzione volontaria di gravidanza. Ci sono stati casi in cui il servizio è stato trasferito presso altri ospedali, mentre altri hanno chiuso il servizio e basta. Lo stesso hanno fatto i consultori.

Data l’urgenza - ancora più pressante in questa situazione - di aiutare le donne e le persone gestanti nell’accesso a questo diritto che dovrebbe essere garantito da oltre 40 anni dalla legge italiana, è stato necessario cercare velocemente di revisionare e pubblicare la mappa con quanta più attenzione possibile, cercando di verificare, per quanto possibile, quali centri sono ancora attualmente in piedi. Siamo consapevoli che - dato il continuo sovvertimento - non si riesce a fornire una mappa assolutamente definitiva, anche perché probabilmente alcuni ospedali hanno ulteriormente cambiato modalità di accesso negli ultimi mesi o lo faranno a breve. La mappa non ha la pretesa di essere onnicomprensiva e totalmente esaustiva, e LAIGA si impegna ad aggiornare continuamente questo strumento al servizio delle donne. Questa costante necessità di aggiornamento sottolinea la fragilità del sistema e l'importanza di una vigilanza continua per garantire l'effettivo esercizio di un diritto fondamentale.

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