La banana, un frutto molto diffuso e consumato in tutto il mondo, rappresenta una delle colture alimentari più importanti a livello globale. Con oltre 10 miliardi di banane consumate ogni anno, essa è la quarta coltura alimentare in ordine di importanza dopo riso, frumento e mais, rientrando nell’alimentazione di circa 500 milioni di persone. Questo frutto, che oggi conosciamo e apprezziamo per la sua morbidezza, sapore e profumo, ha una storia ricca e complessa, che affonda le sue radici in antiche civiltà e si intreccia con la cultura, l'economia e persino la comicità.
La Pianta di Banana: Un Gigante Erbaceo
Quella che molti considerano un albero, la pianta di banana è in realtà una pianta erbacea perenne, la più grande esistente. Nonostante la sua notevole mole, che può raggiungere un’altezza di 7-8 metri, il suo fusto non è legnoso ma un pseudo fusto che prende origine da un bulbo-tubero. Quello che appare come il loro fusto non è altro che l'insieme dei piccioli delle loro foglie che emergono dal loro tubero. Botanicamente, il banano appartiene alla famiglia delle Musacee, al genere Musa e alle specie M. acuminata e M. albisiana (esiste anche l’ibrido tra le due specie).
Il banano ha un ciclo di vita peculiare: all’inizio del proprio ciclo la pianta è costituita da 20-30 foglie, tutte originatesi dalla base del tronco sotterraneo. Giunte a questo stadio, le foglie arrestano la crescita e per effetto di una diversa produzione ormonale comincia a formarsi l’abbozzo dell’infiorescenza. È in questo momento che vi è, fuori terra, l’allungamento verso l’alto del falso tronco al cui interno cresce un lungo picciolo che porta in alto l’infiorescenza. Questo falso tronco può arrivare mediamente intorno ai 6-8 metri di altezza, potendo talvolta superare tale dimensione, basando la propria stabilità sulla sola fibrosità delle foglie. Finalmente, terminato questo sviluppo verso l’alto, appare alla sommità il fiore, detto “regime”, che produrrà un casco di frutti. La raccolta del casco mette fine alla vita di questa pianta, la quale viene tagliata alla base. La produzione continuerà grazia ai ricacci di varie età che si sono formati partendo dalla medesima porzione sotterranea.

Le origini della pianta sono nell’Estremo Oriente, e fu conosciuta in Occidente già nell’antichità, tanto che sia la pianta che il frutto sono citati da Plinio nella Naturalis historia. Intorno al 1516, la pianta di banana fu introdotta dai portoghesi in America dall'Africa. Oggi il banano viene coltivato in molti Paesi, sia tropicali che subtropicali, praticamente in tutti i continenti, rappresentando la base alimentare per molte popolazioni, da cui la sua grande importanza economica nelle diverse agricolture, specialmente se povere. Il banano vegeta bene anche in ambiente mediterraneo, specialmente con alcune sue varietà. Ve ne sono vere e proprie coltivazioni in Israele, Libano e Sicilia. Nell’isola di Procida, nel golfo di Napoli, vi è un giardinetto di banani all’aperto, i cui frutti, che maturano ogni anno, vengono serviti ai clienti di ristoranti locali.
Una Classificazione Botanica Complessa
Inoltrarsi nella classificazione della banana è opera assai complessa. Il genoma “n” della banana è di soli 11 cromosomi (gli Esseri umani ne hanno 23) e la classificazione più semplice è quella che prevede due specie dalle quali sarebbero derivate tutte le altre: la Musa acuminata (genoma di tipo A) e la Musa balbisiana (genoma di tipo B). Pertanto, la prima allo stato diploide avrà 22 cromosomi di tipo AA, mentre la seconda ancora 22 cromosomi di tipo BB, ma siccome sono interfeconde si può formare l’ibrido diploide AB, sempre con 22 cromosomi. Queste banane sono dotate di semi, ma dato che nella specie M. acuminata vi sono delle varietà diploidi partenocarpiche, nelle quali il frutto si sviluppa senza fecondazione, queste producono frutti senza semi.
Esistono in natura pure banane tetraploidi, ad esempio AABB con 44 cromosomi, che incrociandosi con le banane diploidi origineranno delle banane triploidi (AAB o ABB). Anche le varietà triploidi sono tutte senza semi e nel tempo sono state le prescelte per la coltivazione, unitamente alle banane partenocarpiche. Il genere Musa, tuttavia, si divide in cinque sezioni, fra cui la sezione “Eumusa” da cui discendono la maggior parte delle banane coltivate a scopi alimentari. Si distinguono banane a uso dessert, con le varietà Pisang, Gros Michel, Cavendish, ma anche per produrre birra o per essere mangiate dopo cottura.
La "Malattia di Panama" e i Danni ai Bananeti
Fino al 1960 sulle nostre tavole arrivava il frutto di un gruppo di varietà denominata Gros Michel, che però divenne suscettibile alla malattia cosiddetta di Panama anche a causa di colture spesso monovarietali, dotate cioè di una quasi nulla variabilità genetica. Il patogeno è un fungo oggi noto come Fusarium odoratissimum, precedentemente chiamato Fusarium oxysporum f.sp. cubense. Il suo ceppo TR4 attacca le banane ed è in grado di arrecare danni talvolta totalizzanti. La varietà Gros Michel venne quindi progressivamente sostituita dalla Cavendish, o meglio dal gruppo omonimo che contiene la varietà Cavendish, ma anche la Grande nana, la Williams e la Poyo. Purtroppo, oggi anche la Cavendish è divenuta sensibile al ceppo TR4 di Fusarium e quindi sta subendo gravi danni dovuti a questo patogeno.
Perché la banana più popolare del mondo potrebbe scomparire | Grandi Affari | Insider Italiano
Il Frutto: Benefici Nutrizionali e Usi Alimentari
Il frutto della banana è una bacca a sezione triangolare, del peso di 90-200 g (di cui il 20% è rappresentato dalla buccia), spesso formatasi per partenocarpia, cioè senza l’intervento del polline e, di conseguenza, priva di semi (contrariamente alle varietà selvatiche, che ne sono invece molto ricche). In gergo commerciale ogni frutto viene chiamato “dito”. Le dita (frutti singoli) sono inserite, a mezzo di un peduncolo, su un cuscinetto, che è una slargatura carnosa, inserita a sua volta a mo’ di mensola sul rachide. Ogni mano porta in media 10-11 frutti; l’insieme di tutti i frutti facenti capo a un unico rachide prende il nome di “casco” (o regime o racemo): ogni casco porta in media 10 mani, per cui 100 banane, per un peso totale di circa 30-50kg; i frutti più pregiati sono quelli alla base del casco, perché meglio alimentati dalla pianta e più grandi.
La banana è un frutto climaterico, ovvero la sua maturazione continua anche dopo la separazione del frutto dalla pianta. Ciò è dovuto alla produzione di etilene da parte del frutto, ormone che determina la liquefazione di cellulosa e pectina delle cellule, con progressiva morbidezza e disfacimento del frutto. La produzione di etilene aumenta con la temperatura e con la ridotta ventilazione. Spesso le banane vengono fatte maturare artificialmente, ponendole in ambiente non ventilato e a contatto di etilene artificialmente introdotto nei locali. I frutti che devono viaggiare, si raccolgono a ¾ della maturazione, cioè con colore verde sia della buccia che della polpa; la maturazione viene, poi, completata a destinazione in apposite celle di maturazione.
Composizione e Valore Nutrizionale
La banana sembra essere il frutto più consumato nel mondo, visto l’uso in entrambi gli emisferi e non solo in quello di produzione, ed essendo ormai note le caratteristiche nutrizionali ed i benefici apportati da questo frutto. I benefici sono correlati alla presenza di provitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina C e tracce di vitamina E e B6. Come visto la banana contiene una discreta quantità di zuccheri semplici (glucosio, fruttosio e saccarosio) per cui è molto energetica, non è consigliata nelle diete ipocaloriche e nei soggetti con iperglicemia e diabete. Il frutto apporta anche proteine, sali minerali (potassio in particolare) e delle vitamine (A, B e C).
Il platano (banana da cucina) contiene la più alta percentuale (25% del peso) di zucchero invertito (miscela di glucosio e fruttosio che si forma dal saccarosio sotto l’azione dell’enzima invertasi e di un acido molto diluito; è presente in molti frutti come l’uva; ha un potere dolcificante maggiore del saccarosio a parità di peso). Il modo migliore per consumare la banana è come frutto puro e semplice, perché in tal modo esplica al meglio i suoi benefici effetti sull’organismo. Infatti tampona l’acidità gastrica aiutando chi soffre di acidità e di ulcera gastrica. La sua azione migliore la esercita tuttavia sugli sportivi o su chi lavora con notevole sforzo fisico, in quanto contiene dopamina, noradrenalina, tiamina, serotonina, tutte sostanze positive per la funzionalità dell’apparato circolatorio.
Molti Usi delle Banane
Le banane da dessert rappresentano il 60% della produzione mondiale (15 Mt/anno). Noi conosciamo quasi esclusivamente la banana da dessert, cioè un frutto che consumiamo crudo e maturo. La banana da dessert è raccolta immatura, quando tutto lo zucchero è sotto la forma complessa di amido. Man mano che il frutto matura l’amido si trasforma in zuccheri più semplici pari al 19%. All’interno di questo 19%: il 20% è glucosio, il 15% è fruttosio, il 65% è saccarosio. Rimane circa un 1% di amido non idrolizzato. La maturazione avviene in circa 11 giorni.
Le banane Plantains, invece, nei luoghi dove tradizionalmente vegeta, si usano in modo diverso. Innanzitutto, è la fonte di amido a interessare, quindi le banane sono la base nutritiva dei popoli delle zone tropicali umide come per noi lo è il frumento. Sono definite banane “plantains” e non hanno subito una selezione particolare (solo massale) come l’hanno subita le banane da dessert, rispetto alle quali contengono più zuccheri. Queste banane si consumano nei luoghi di produzione, sia cotte immature sia crude, in tal caso mature. La banana immatura prima la si sbollenta per essere spellata e poi la si può cuocere per aggiungerla agli intingoli della carne o del pesce. Può essere inoltre mangiata anche fritta. La banana matura è spesso cotta parzialmente e fa da contorno alla carne di maiale o di pollo. Può, allo stato fresco, servire per contorni o guarniture. Sempre la banana matura può essere seccata al sole per poi farne farina per preparare prodotti da forno, oppure cotta per aggiungerla al pane. Con la banana si produce anche la birra dopo fermentazione, sfruttando gli zuccheri in essa contenuti. Infine, gli scarti di banana e le banane stesse costituiscono un alimento per gli animali di bassa corte. Questa categoria di usi rappresenta il restante 40% della produzione.
La Buccia di Banana: Dalla Scienza alla Commedia
La buccia di banana è il rivestimento esterno della banana. Il valore nutrizionale della buccia di banana dipende dallo stadio di maturazione del frutto e dalla cultivar; ad esempio, le bucce di platano contengono meno fibre delle bucce di banana da dessert e il contenuto di lignina aumenta con la maturazione (dal 7 al 15% di sostanza secca). In media, le bucce di banana contengono il 6-9% di materia secca di proteine e il 20-30% di fibre misurate come NDF (Neutral Detergent Fiber o fibra al detergente neutro). Le bucce di platano verde contengono il 40% di amido che si trasforma in zuccheri dopo la maturazione.
Un altro modo per sbucciare una banana è quello di procedere nella direzione opposta, partendo dall'estremità con il residuo floreale marroncino e pizzicandolo con le dita, così da spaccarlo e staccare la buccia.
L'Iconica Gag dello Scivolone
La buccia di banana viene popolarmente associata alla gag visiva (tipica della commedia slapstick) dello scivolamento che essa causerebbe quando essa viene accidentalmente calpestata. Questa gag era già considerata un classico nell'America degli anni Venti del XX secolo. La sua origine risale alla fine del XIX secolo, quando gli scarti delle bucce di banana erano considerati un pericolo pubblico in numerose città americane. A conferma di questo, si racconta di un incidente umoristico: «Non penso molto di un uomo che getta la buccia di banana sul marciapiede. E non penso molto nemmeno di una banana che getta un uomo sul marciapiede… il mio piede ha colpito la buccia di banana e sono volato in aria, e ricaduto a terra violentemente, e per circa un minuto ho visto tutte le stelle dell'astronomia e addirittura qualcuna che non è stata ancora scoperta. Mentre mi stavo rialzando, un ragazzino è arrivato attraversando la strada e dicendo: - Oh signore, non lo fareste ancora?»
Nel 2009 il programma televisivo MythBusters testò la gag dello scivolamento sulla buccia di banana per scoprire se fosse davvero sdrucciolevole come si crede nell’immaginario collettivo. Nel 2011 la fisica della scivolosità della buccia di banana venne studiata dagli scienziati giapponesi Kiyoshi Mabuchi, Kensei Tanaka, Daichi Uchijima e Rina Sakai, vincendo un premio IgNobel.

Miti, Leggende e Usi Alternativi
Sebbene sia priva di fondamento, è diffusa la convinzione che le bucce di banana contengano una sostanza psicoattiva e che fumarle possa produrre uno "sballo", ovvero una sensazione di rilassamento. Questa leggenda metropolitana è spesso associata al brano musicale del 1966 Mellow Yellow di Donovan.
Oltre all'uso alimentare e al folklore, la buccia di banana ha anche applicazioni pratiche meno note. La buccia di banana essiccata e polverizzata se aggiunta all’acqua è capace di legarsi ai metalli pesanti, depurandola, come dimostrato da ricerche scientifiche. In cucina, le bucce di banana vengono utilizzate anche per ricette innovative, come il "pulled pork" vegano, e sono state integrate in piatti da chef famosi come Nadiya Hussain e Nigella Lawson. Le bucce possono anche essere usate come fertilizzante naturale nel giardinaggio.
La Banana nella Storia e nella Cultura
La banana, oltre a essere un alimento fondamentale, ha rivestito un ruolo significativo nella storia e nelle diverse culture. Teofrasto, filosofo e botanico greco del IV sec. A.C., sarebbe stato il primo a lasciare una testimonianza storica del ruolo alimentare della banana. Anche Plinio Il Vecchio, scrittore, naturalista e filosofo romano del I sec. D.C., la descrive come “Cibo dei sapienti”, poiché frutto preferito dai savi orientali.
In tempi molto più recenti, alla fine del 1600, Padre Labat, religioso domenicano, fu il primo che descrisse la vita nelle isole caraibiche, inclusi gli usi che delle banane facevano gli abitanti. Nel XVIII sec. furono poi i francesi Denis Diderot, filosofo e scrittore francese, e Jean Baptiste Le Rond d’Alembert, matematico e astronomo, a descriverne addirittura le capacità medicamentose.
Sebbene Plinio il Vecchio esaltasse le qualità gustative delle banane, dal punto di vista alimentare Alessandro il Grande proibì addirittura ai suoi soldati di mangiarne. Nonostante queste ritrosie iniziali, a partire dal XVI sec. la banana divenne il nutrimento di base per milioni di schiavi di colore impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero. A conferma, Antoine-Alexis Cadet de Vaux, chimico e agronomo francese vissuto a cavallo del 1800, narrava di come la banana potesse nutrire 50 persone, la patata 20, mentre il frumento solo 2. In più, aggiunse che 15 metri quadri di bananeto erano sufficienti per nutrire un messicano, mentre se questi si nutrisse di frumento ne occorrerebbero 120 per sfamarlo. Infine, il navigatore francese Jean Baptiste Boussingault (1802-1887), che era anche chimico e agronomo, dedicò alla banana ben dieci pagine della sua opera più importante.
La Banana come Pianta Rituale
La banana è citata nei sacri testi orientali nell’adattare la Bibbia alle culture non giudaico-cristiane. Insieme alla palma da datteri, la banana ha infatti sostituito la mela della Genesi e le sue foglie sarebbero servite a coprire le nudità dei primi Umani del Pianeta, tanto che gli spagnoli la chiamarono “fico d’Adamo”.
Inoltre, dai mussulmani la banana è considerata una pianta del paradiso, racchiudendo in sé molti significati simbolici. Per esempio, il banano simbolizza la famiglia e in particolare l’uomo che rigenera i suoi figli. Questa pianta è infatti stolonifera. È quindi simbolo di prosperità e fecondità femminile. Nelle tradizioni mediorientali il banano e la palma simboleggiano infatti la donna e l’uomo, come pure la nascita e l’infanzia, ma anche la fragilità e la morte. Sacralizza inoltre le nuove famiglie: i giovani promessi sposi costruiscono infatti una capanna e un bananeto in contemporanea, prendendo giovani piante dal bananeto del padre dello sposo. Inoltre, gli anziani raccontano ai bambini favole e leggende con al centro il banano.
Il Potere Economico e Geopolitico della Banana
Il successo commerciale della banana ha avuto profonde implicazioni economiche e sociali, portando alla coniazione di espressioni come "Repubblica delle Banane". Questa espressione è un termine dispregiativo del linguaggio politico e giornalistico che indica, metaforicamente, una piccola nazione, spesso latino-americana o caraibica, instabile dal punto di vista politico, governata da un’oligarchia ricca e corrotta, la cui economia dipende solo da un modesto settore spesso controllato da multinazionali.
L’espressione deve appunto le sue radici alla coltivazione delle banane. Infatti, nel 1870 la banana fu introdotta negli USA e immediatamente il frutto trovò l’accettazione da parte dei consumatori, la domanda crebbe talmente che se ne tentò la produzione negli Stati Uniti del sud. Tuttavia, la latitudine era troppo nordica e quindi commercianti di banane e avventurieri del nuovo business decisero di andare a produrre le banane nei climi tropicali della Mesoamerica per esportarle poi negli USA.
L’iniziativa permeò la vita socioeconomica degli Stati prescelti, come ad esempio Honduras e Guatemala, a tal punto da praticare espropri di terreni e da favorire la formazione di governi fantoccio corrotti e al soldo delle costituende società per lo sfruttamento delle banane. In questi paesi si creò una vera e propria integrazione capitalistica sia del bene fondiario, sia del trasporto marittimo delle banane, sia della loro commercializzazione. Questo stato di cose si consolidò tra il 1870 e il 1900 e cominciò a venir meno solo a partire dagli anni 1950/60 quando queste strutture capitalistiche tralasciarono il possesso del bene fondiario terra e della produzione, ma mantennero e consolidarono il controllo del trasporto, della maturazione e della commercializzazione nei paesi consumatori. In altri termini tralasciarono le strutture a monte, ma ne mantennero il controllo tramite l’organizzazione a valle della filiera. Tali strutture divennero nella prima metà del secolo scorso dei veri e propri Stati all’interno degli Stati dove si erano installati. Da qui, appunto, la dizione di “Repubbliche delle banane”. Basta leggere il romanzo di Marquez dal titolo “100 anni di solitudine” o quello di Asturias “Signor Presidente” per comprendere come queste Società subornassero i politici locali e finanziassero le invasioni armate per favorire colpi di stato.

Il Commercio delle Banane Oggi
Attualmente le società che detengono il mercato mondiale sono cinque, di cui tre nordamericane: La UFC (United Fruit Company) creata nel 1899 e che nel 1947 depositò il marchio “Chiquita” per la commercializzazione delle proprie banane. La Standard Fruit Company nata nel 1926 che coniò il marchio “Dole”. Del Monte, che si occupò di banane dopo aver ripreso la WIFC (West Indies Fruit Company). Una quarta società è europea, ovvero la Fyffes, irlandese, che inizialmente trasportava le banane dalle Canarie. Infine la Naboa, società equadoregna di proprietà della famiglia omonima. Le tre multinazionali americane arrivarono a controllare il 60/70% della produzione e commercio delle banane. Oggi le cinque società trasportano il 75% delle banane mondiali.
Perfino l’Italia del Ventennio fascista si dotò di una organizzazione bananiera, appunto per sfruttare la produzione di banane creata nella colonia italiana in Somalia. Si era perfino dotata di una piccola flotta bananiera. Dato però che la produzione coloniale era poco competitiva si creò una struttura monopolistica tramite la Regia azienda monopolio banane (RAMB). Dopo la guerra l’Italia fu incaricata dall’ONU di occuparsi dell’A.F.I.S. (Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia) che rimase attiva tra il 1950 ed il 1960. La RAMB fu mantenuta in vita come Azienda Monopolio Banane (AMB) e, chi si ricorda quei tempi, sa che le banane per gli italiani era ancora un bene di lusso: nel 1955 una banana costava 50 lire che è pari a 1 € d’oggi. L’AMB terminò la sua attività a causa del cosiddetto “scandalo delle banane” del 1963, generato da fenomeni di corruzione nella concessione delle esclusive di commercio delle banane in Italia.
Il Trasporto delle Banane: Fase Critica
Il trasporto è la fase più delicata, potendo incidere notevolmente sulla qualità dei frutti. Per tali ragioni ha subito nel tempo una profonda evoluzione, meglio coordinando la raccolta con il carico delle navi. La banana colta al punto giusto di “immaturità” deve essere imbarcata entro 24 ore dalla raccolta. Infatti, occorre assolutamente che il prodotto, quando arriva nel porto di commercializzazione, sia al punto giusto di maturazione: il poco maturo genera un prodotto scadente da un punto di vista organolettico, mentre il troppo maturo genera scarti nel carico.
L’evoluzione è stata quella di velocizzare il tragitto tra punto di raccolta e porto d’imbarco, come pure di velocizzare le navi bananiere e di migliorare i sistemi di ventilazione e refrigerazione delle stive. Il tragitto terrestre nei luoghi di produzione fu agevolato tramite la costruzione di ferrovie, mentre il tragitto marittimo seguì l’evoluzione delle navi nei due secoli considerati. Si partì con le golette a vela: dalla Giamaica a Boston nel 1871 una goletta impiegava due settimane e trasportava circa solo 400 caschi. Il passaggio dalle navi a vapore, con ruote a pale, a quello con elica comportò poi un aumento della velocità e della capacità.
Chiquita: Un Marchio Globale
Chiunque pensi alle banane, nomina “Chiquita”. Perché? Il motivo è semplice: Chiquita è un’azienda leader mondiale nel settore delle banane con 18.000 impiegati in 25 Paesi. La sua storia inizia oltre un secolo fa, quando spedire banane fresche e impedire che maturassero lungo il percorso era una vera sfida. Nel 1899 nasce la United Fruit Company. È il frutto della fusione tra la Boston Fruit Company, di proprietà del Capitano Baker e Andrew Preston, e la società ferroviaria Minor C. Keith. Il nome Grande Flotta Bianca (Great White Fleet) risale al 1907, quando il presidente Teddy Roosevelt invia una flotta di navi da guerra per fare il giro del mondo, un nome che poi passò alle navi bananiere della United Fruit.
Nei suoi primi anni di vita, Miss Chiquita raggiunge la fama nel settore ortofrutticolo come banana animata. Chiquita è uno dei marchi più famosi al mondo grazie anche ai suoi amati spot pubblicitari e alle campagne in affissione nel corso degli anni. Miss Chiquita è sempre stata raffigurata come una banana fino al 1987, quando l’artista Oscar Grillo, il creatore della Pantera Rosa, la trasforma in una donna. Chiquita adotta una serie di valori fondamentali e aggiorna il proprio Codice di condotta includendo lo standard SA8000 della Social Accountability International. Nel 2015 Chiquita lancia la campagna Just Smile! come piattaforma creativa per unire, in modo giocoso e divertente, le banane Chiquita e i consumatori. Chiquita possiede alcune delle competenze agricole e tecniche più avanzate del settore nell’ambito della coltivazione, della raccolta e del perfezionamento della qualità delle banane.
Usi Oltre l'Alimentazione
Oltre al suo ruolo primario come alimento, la pianta di banana offre molteplici risorse. Tutte le parti della pianta sono utilizzate, ovvero foglie, gemme, radici e persino la linfa.
Le banane da fibra producono la fibra di banana, conosciuta come Manila o Canapa di Manila o Abaca. È una fibra lunga, biodegradabile, ricavata sezionando longitudinalmente il falso tronco. Si possono fare cordami simili ma più leggeri di quelli di canapa, risultando però meno pieghevoli. Può anche essere tessuta assieme al cotone e questi tessuti si asciugano molto più velocemente. Il tessuto ricavato dalla banana ha un potere di assorbimento rimarchevole e quindi può essere usata per filtrare.
L'Etimologia del Nome "Banana" e "Musa"
Siamo avvezzi alla parola banana, dato che identifica il secondo frutto più diffuso al mondo dopo la mela. L’origine del termine banana avrebbe varie interpretazioni. Una di queste indicazioni etimologiche fa derivare il nome del frutto dal portoghese, che lo mutua a sua volta da una lingua africana (probabilmente il wolof delle popolazioni originarie del Senegal, del Gambia e della Mauritania). Secondo alcuni, l’etimologia della parola banana arriverebbe a noi da molto più lontano.
Se il significato etimologico di banana sembra essere perso per sempre, quello di musa, il nome scientifico della banana, deriva sicuramente dalla parola araba ?????? (dito). Il banano raggiunse diversi secoli dopo l’Africa orientale e le coste occidentali grazie agli arabi, presso i quali veniva menzionata dai medici per le proprietà terapeutiche. Pressoché sconosciuta nell’Europa medievale, nonostante piante di questo genere si trovassero in Sicilia, i frutti erano noti solo attraverso i racconti di mercanti, crociati e pellegrini. L’identificazione della musa come frutto del peccato, anche per la forma fallica, comportò una sua connotazione afrodisiaca già citata nel codice miniato trecentesco Tacuinum Sanitatis.
