Le scuole dell'infanzia parrocchiali e paritarie, per decenni pilastri fondamentali delle comunità italiane, si trovano oggi ad affrontare una crisi profonda che ne sta minacciando l'esistenza stessa. Un allarme lanciato, tra gli altri, dal Vescovo Cipolla, che ha evidenziato il rischio concreto di chiusura per almeno una trentina di queste istituzioni, gettando nello sconforto numerose famiglie. Queste realtà educative, spesso custodi di storie, tradizioni e valori radicati nel tessuto sociale, sono messe a dura prova da una combinazione di fattori economici, strutturali e talvolta anche da specifiche scelte amministrative locali che ne compromettono la sostenibilità. La loro chiusura non rappresenta soltanto la perdita di un servizio educativo, ma spesso la sparizione di un centro di aggregazione e di relazioni personali e sociali insostituibile, che ha plasmato generazioni di cittadini. Attraverso l'analisi di alcuni casi emblematici, come quello di Castelnovo Bariano, di Bariana e di Ponte San Nicolò, è possibile comprendere la complessità e le molteplici sfaccettature di questo fenomeno, che vede le comunità lottare per preservare un patrimonio che considerano vitale per il loro futuro.
Un Fenomeno Diffuso: L'Allarme Nazionale sulle Scuole Paritarie
Il panorama dell'istruzione prescolare in Italia è caratterizzato da una crescente fragilità per le scuole dell'infanzia paritarie, in particolare quelle di ispirazione parrocchiale. Il grido d'allarme lanciato da figure autorevoli come il Vescovo Cipolla circa il rischio chiusura di decine di queste strutture non è infondato, ma riflette una realtà di difficoltà sempre più pressante. La ragione principale che emerge in quasi tutti i contesti è l'insostenibilità economica del servizio, che sta mettendo in gravi difficoltà tutte le paritarie italiane. I costi gestionali, comprensivi di stipendi del personale, manutenzione degli edifici, utenze e adeguamenti normativi, sono divenuti oneri sempre più pesanti da sostenere per enti che spesso si basano sul contributo delle famiglie e, in misura limitata, su finanziamenti pubblici insufficienti a coprire le reali esigenze. Queste scuole, che in passato erano spesso gestite da ordini religiosi con costi del personale inferiori o coperti da vocazioni, si trovano ora ad affrontare un mercato del lavoro laico e normative stringenti che impongono spese significative. La loro importanza, tuttavia, va ben oltre la mera funzione didattica: esse rappresentano, per la stragrande maggioranza dei paesi, un punto di riferimento insostituibile, un luogo dove si coltivano le prime relazioni sociali, si apprendono i valori della comunità e si vive un'esperienza educativa a tutto tondo che spesso si integra con il percorso di crescita spirituale e valoriale. La loro scomparsa lascia un vuoto non solo educativo ma anche sociale, privando le comunità di un motore di aggregazione e di un riferimento identitario.

Il Contesto di Castelnovo Bariano: Tra Chiusura, Riconversione e Continuità del Servizio
A Castelnovo Bariano, un caso emblematico di questa crisi e delle sue possibili evoluzioni si è manifestato con la chiusura definitiva, avvenuta il 30 giugno scorso, di due scuole dell'infanzia: la parrocchiale castelnovese e la statale sampietrese. In merito a questi eventi, il sindaco Massimo Biancardi ha fornito chiarimenti essenziali. Per quanto riguarda la Scuola dell'Infanzia Sant'Antonio di Padova di via Gramignazzi, la chiusura è stata attribuita agli ormai insostenibili costi gestionali, una problematica che, come evidenziato, sta affliggendo gravemente tutte le scuole paritarie italiane. Questo sottolinea come le sfide economiche non siano un'eccezione, ma una regola per molte di queste realtà. Parallelamente, per la scuola Raisi sampietrese, la carenza di iscritti ha costretto la dirigenza dell’istituto comprensivo di Castelmassa, da cui dipende, a decretarne la chiusura, ciò in accordo con le vigenti disposizioni che regolano il numero minimo di alunni per classe e per istituzione scolastica.
Nonostante queste chiusure, è importante sottolineare che il servizio educativo per l'infanzia sarà comunque garantito nella comunità. L’ex Sant'Antonio di Padova, che in precedenza era una materna paritaria, sarà statalizzata per quanto riguarda gli stipendi del personale, mentre le spese di gestione saranno a carico del comune. Questa mossa strategica rappresenta un tentativo di salvare un servizio essenziale per la comunità, preservando allo stesso tempo posti di lavoro e un luogo di educazione. Il comune sta investendo una somma considerevole, 50 mila euro, per la ristrutturazione dell’edificio dell’ex materna paritaria, dimostrando un impegno tangibile nel voler mantenere e migliorare l'offerta educativa locale.
La riapertura dei battenti, prevista per il 1° settembre prossimo, vedrà la struttura accogliere una cinquantina di bambini, inclusi quelli che la frequentavano in precedenza e quelli provenienti dalla Raisi. Ciò condurrà alla creazione di un unico plesso, promettendo una migliore logistica e una riduzione delle spese complessive. L'obiettivo è quello di creare una realtà nuova e più efficiente che, nel tempo, possa anche alimentare in termini di iscrizioni l'intero polo scolastico locale, comprendente elementari e medie, offrendo una soluzione più integrata e sostenibile per il futuro dell'istruzione a Castelnovo Bariano.
La chiusura dell'ex Sant'Antonio di Padova ha toccato profondamente la comunità. Ricordi, pensieri e la storia del paese per la stragrande maggioranza delle persone di Castelnovo Bariano, e anche dei paesi limitrofi, sono indissolubilmente legati a questa scuola. Per decenni, prima le suore e poi le maestre hanno educato generazioni di bambini. Tra le mura di questa istituzione, i piccoli hanno vissuto momenti formativi e ludici indimenticabili: giochi di gruppo, attività con i colori, prime esperienze di conoscenza, gite, ma anche inevitabili spinte e sbucciature, pianti e sorrisi. Ha ospitato recite e spettacoli teatrali, contribuendo a forgiare il carattere e lo spirito di intere coorti di alunni. La memoria collettiva del paese è intrisa delle esperienze vissute in quel luogo, rendendo la sua trasformazione un momento di riflessione sulla continuità tra passato e futuro.

Il Caso di Bariana: Un Contenzioso sulla Vicinanza dei Plessi e la Gestione Comunale
Il dibattito sulla chiusura della scuola materna parrocchiale a Bariana rivela una dinamica complessa, dove le difficoltà economiche si intrecciano con decisioni amministrative locali, scatenando un acceso confronto tra diverse visioni. Secondo le osservazioni di Bisato e Borina, un vecchio adagio dice che "anche una fontana fa difetto di fronte ad un bar". Questa massima è stata evocata per descrivere una situazione specifica: la decisione di spostare la scuola materna e l’asilo nido comunale a soli dieci metri dalla scuola materna parrocchiale è stata percepita come il "colpo di grazia" definitivo per la sua chiusura.
La certezza della chiusura della scuola materna, sostengono Bisato e Borina, è stata la prima conseguenza di una decisione della giunta Bano, presa nell’ottobre del 2021. Questa decisione prevedeva lo spostamento delle scuole dell'infanzia presenti nel parco di villa Valmarana lungo la strada di Noventana, posizionandole proprio davanti alla porta della scuola parrocchiale. Il punto critico, secondo i critici, è che questa scelta è stata fatta "senza neanche anticipare, anche per semplice cortesia istituzionale tale decisione alla parrocchia stessa". Questa mancanza di comunicazione e consultazione è stata vista come un gesto di disattenzione, se non di ostilità, verso un'istituzione che già si trovava in una situazione precaria.
Era già noto che la parrocchia fosse in difficoltà economiche. La critica mossa all'amministrazione Bano è che, invece di dare un sostegno alla parrocchia - che, si argomenta, "aveva eventualmente altri beni da poter vendere oltre all’edificio della scuola" - essa abbia di fatto "dato una mano a chiudere". Questa accusa suggerisce una percezione di mancato supporto e di una politica che avrebbe contribuito, se non accelerato, il processo di chiusura. Al di là delle specifiche decisioni, l'opposizione lamenta che, invece di mantenere e dare supporto a una realtà parrocchiale e alle sue preziose attività di aggregazione e di relazioni personali e sociali che questa crea, siano state fatte scelte "dettate più da scoop mediatico che ragionate per il bene di una comunità". Viene ricordato che l'attuale amministrazione aveva proposto in campagna elettorale di "fare diventare il centro del paese una piazza con relativi attività di servizio alla comunità", un proposito ben diverso dal "metterci una scuola dell’infanzia in strada". Questa divergenza tra le promesse elettorali e le azioni concrete ha alimentato il senso di delusione e di tradimento da parte di una fetta della comunità.
Dall'altro lato, l'amministrazione comunale ha fornito una propria versione dei fatti, cercando di smentire le accuse. La chiusura della scuola dell'infanzia parrocchiale San Pio X, si afferma, "non ha, naturalmente, nulla a che vedere con la posizione del nuovo plesso scolastico, come ben sanno le famiglie con cui siamo costantemente in contatto". Questo suggerisce che le famiglie, direttamente coinvolte, sarebbero consapevoli delle vere ragioni. A supporto di questa tesi, viene citato un precedente: "anche a Noventa esiste una scuola parrocchiale a pochi metri da dove la precedente amministrazione intendeva costruire il nuovo plesso", implicando che la vicinanza di due scuole non sia di per sé una causa di chiusura. La posizione dell'amministrazione è chiara: "Come riconosciuto dalla stessa parrocchia e dalla Curia, la decisione di chiudere è dovuta esclusivamente all'insostenibilità economica del servizio: attribuirne la responsabilità all'amministrazione è una vergognosa bugia". Questo punto di vista sposta la responsabilità interamente sulle condizioni finanziarie della parrocchia, rigettando qualsiasi accusa di nesso causale con le proprie decisioni urbanistiche. Il dibattito a Bariana illustra vividamente come le chiusure delle scuole paritarie siano spesso il risultato di un insieme complesso di fattori, dove le difficoltà economiche strutturali possono essere acutizzate o accelerate da decisioni politiche locali e dalla percezione della loro influenza sulla comunità.
INSEGNANTI scuola PUBBLICA: va CONSIDERATO il SERVIZIO prestato nelle SCUOLE PARITARIE?
Ponte San Nicolò: L'Appello di una Comunità per la Scuola "Ss. Angeli Custodi"
Il comune di Ponte San Nicolò è un altro luogo dove la prospettiva di chiusura di una scuola dell'infanzia paritaria ha scosso profondamente la comunità, trasformandosi in un accorato appello alle istituzioni. Qui, l'allarme lanciato dal Vescovo Cipolla sul rischio chiusura di almeno una trentina di scuole dell'infanzia parrocchiali e paritarie ha gettato nello sconforto molte famiglie. Alcune di queste erano già rassegnate da mesi, ma la comunità di Ponte San Nicolò non intende accettare passivamente il destino della sua scuola, la "Ss. Angeli e Custodi", la cui chiusura è prevista per il 30 giugno 2024.
Di fronte a questa imminente chiusura, i genitori dei bambini iscritti alla scuola hanno deciso di non rimanere in silenzio. Hanno redatto una lettera commovente e l'hanno indirizzata al Vescovo, inviandola per conoscenza anche al presidente della Regione Luca Zaia e al sindaco, Nicolò Schiavon. La lettera si apre con un'espressione di dolore e delusione condivisa: "Siamo i genitori i cui figli sono iscritti alla Scuola dell’Infanzia Paritaria SS. Angeli Custodi, siamo la comunità parrocchiale della chiesa di Ponte San Nicolò, siamo la comunità civile del comune di Ponte San Nicolò. Ci stringiamo tutti, con il cuore sofferente e profondamente deluso, attorno alla realtà dei fatti che porterà al 30 giugno 2024 la chiusura della Scuola dell’Infanzia SS. Angeli Custodi". La causa dichiarata della chiusura, in questo caso, non è legata a una carenza di iscritti o a particolari contenziosi urbanistici, ma a "problemi di natura strutturale non economicamente sostenibili". Ciò significa che l'edificio necessiterebbe di interventi di ristrutturazione o adeguamento talmente onerosi da superare le capacità finanziarie della parrocchia o dell'ente gestore.
La scuola dell’infanzia Ss. Angeli Custodi è descritta come una realtà parrocchiale paritaria che rappresenta uno dei servizi cardine della comunità, sia a livello parrocchiale che civile. È molto più di un semplice luogo di istruzione; è il "luogo sicuro e protetto dove il personale scolastico, in collaborazione con la comunità parrocchiale e civile, ogni giorno accoglie e educa i nostri figli". I genitori ribadiscono con forza il valore inestimabile dei loro figli: "Sono tutti nostri figli, sono il nostro tesoro più grande, sono il nostro futuro, sono la nostra speranza che ci spinge ad impegnarci ogni giorno a rendere il nostro mondo un posto migliore". Questa affermazione sottolinea come la scuola sia vista non solo come un servizio, ma come un investimento collettivo nel futuro della comunità.
La storia della scuola è profondamente radicata nel tessuto locale. L’immobile e il progetto della scuola dell’infanzia sono sorti circa 60 anni fa per volere dell’allora parroco don Mario Nicolè e grazie alla generosità dei nonni e dei genitori dell'epoca. Insieme, essi seppero cogliere l’importanza che tale servizio poteva offrire alle famiglie della comunità, creando un'istituzione che è diventata un simbolo di solidarietà e lungimiranza. Nel corso degli anni, questa realtà ha accolto centinaia e centinaia di bambini, e molti di loro, una volta diventati genitori, hanno scelto di portare i propri figli in questa stessa Scuola dell’Infanzia, a testimonianza di un legame affettivo e di fiducia che si tramanda di generazione in generazione.
Oltre alla sua funzione educativa, la scuola ha ospitato negli anni diverse realtà parrocchiali, espressione della comunità, che hanno vissuto esperienze di vita, di aggregazione, di formazione ed educazione tra le sue mura: l’Azione Cattolica, il Consiglio Pastorale, i gruppi di Coro, i gruppi di catechismo, i gruppi di genitori della Scuola dell’Infanzia, i gruppi giovani e giovanissimi. Questo evidenzia come la scuola sia stata un vero e proprio epicentro della vita comunitaria, un crocevia di attività e relazioni che ne hanno rafforzato il ruolo sociale.
L'appello dei genitori è un grido disperato contro l'indifferenza e la solitudine: "Quello che vi chiediamo è di non lasciarci chiudere da soli. Vi chiediamo di non liquidarci come un problema che riguarda un 'privato', che riguarda un parroco, e di non lasciarci morire come se fossimo solo l’ennesima scuola dell’infanzia paritaria che chiude". La loro sofferenza e il loro senso di abbandono vengono espressi attraverso una potente analogia biblica: "In queste settimane soffriamo e ci ritroviamo nella figura di quel mercante che lungo la strada viene derubato e picchiato dai briganti, e chiede aiuto ai passanti. Vi chiediamo di non essere simili a quanti distrattamente incontrano quell’uomo e, volgendo lo sguardo altrove, passano oltre". Questo paragone sottolinea la loro speranza che le istituzioni non distolgano lo sguardo, ma intervengano per salvare una realtà che ritengono fondamentale per il bene comune. L'esperienza di Ponte San Nicolò è un monito sulla fragilità del patrimonio comunitario e sulla necessità di un impegno congiunto per preservare servizi che, pur avendo radici private o religiose, svolgono una funzione pubblica e sociale inestimabile.

Le Cause Profonde della Crisi: Economia, Demografia e Politiche Locali a Confronto
L'analisi dei casi specifici di Castelnovo Bariano, Bariana e Ponte San Nicolò, unita all'allarme generale sul futuro delle scuole dell'infanzia parrocchiali e paritarie, rivela un intreccio di fattori complessi che ne determinano la crisi. Le cause profonde possono essere raggruppate in diverse categorie, spesso interconnesse, che concorrono a minare la sostenibilità di queste importanti istituzioni.
Costi Gestionali Insostenibili
Il fattore più frequentemente citato e trasversale a quasi tutte le chiusure è l'insostenibilità economica. Come evidenziato a Castelnovo Bariano per la Sant'Antonio di Padova e ribadito a Bariana dall'amministrazione locale, e anche a Ponte San Nicolò con i "problemi di natura strutturale non economicamente sostenibili", le spese di gestione sono divenute proibitive. Questi costi comprendono innanzitutto gli stipendi del personale, che nelle scuole paritarie sono a carico dell'ente gestore e non dello Stato, a differenza delle scuole pubbliche. A questo si aggiungono le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, spesso storici e bisognosi di costosi interventi di adeguamento alle normative sulla sicurezza, sull'antisismica e sull'efficientamento energetico. Anche le utenze (elettricità, riscaldamento, acqua) incidono significativamente sui bilanci. La difficoltà sta nel conciliare la necessità di coprire questi costi con la volontà di mantenere rette accessibili alle famiglie, senza poter contare su finanziamenti pubblici adeguati che riconoscano il servizio pubblico svolto da queste scuole.
Carenza di Iscritti e Dinamiche Demografiche
La diminuzione del numero di bambini iscritti è un'altra causa rilevante, emersa chiaramente nel caso della scuola statale Raisi sampietrese a Castelnovo Bariano, che ha dovuto chiudere per questo motivo. Sebbene questo sia un problema più comune per le scuole statali che devono rispettare soglie numeriche, la carenza di iscritti può affliggere anche le paritarie, riducendo le entrate dalle rette e rendendo più difficile la copertura dei costi fissi. Questa tendenza è spesso collegata al più ampio fenomeno del declino demografico e della bassa natalità che caratterizza molte aree d'Italia, soprattutto nei piccoli comuni o nelle periferie. Meno nascite significano meno potenziali alunni, e la competizione per i pochi bambini disponibili diventa più accesa.
Problemi Strutturali e Adeguamenti Normativi
Nel caso di Ponte San Nicolò, la chiusura imminente della scuola "Ss. Angeli Custodi" è imputabile direttamente a "problemi di natura strutturale non economicamente sostenibili". Molte delle scuole parrocchiali occupano edifici storici, costruiti decenni fa, che necessitano di consistenti interventi per conformarsi alle attuali normative edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza. Questi adeguamenti possono comportare spese ingenti, spesso al di là delle capacità finanziarie delle parrocchie o delle associazioni che gestiscono le scuole. La mancata esecuzione di tali lavori, per ovvie ragioni di sicurezza, rende impossibile la prosecuzione dell'attività, portando alla chiusura forzata.
Competizione con il Settore Pubblico e Scelte Locali
La controversia a Bariana illustra in modo lampante come le decisioni amministrative locali possano influire drammaticamente sul destino delle scuole paritarie. La decisione di spostare la scuola materna comunale a pochi metri da quella parrocchiale è stata definita il "colpo di grazia". Sebbene l'amministrazione abbia negato un legame diretto, la vicinanza di un'alternativa pubblica, che spesso offre servizi a costi inferiori o gratuitamente, può deviare un numero significativo di iscrizioni dalle scuole paritarie, già in difficoltà economiche. La percezione, da parte di alcuni, di "scoop mediatico" piuttosto che di scelte "ragionate per il bene di una comunità" accentua il senso di abbandono e la mancanza di un supporto istituzionale che, secondo i critici, sarebbe dovuto essere fornito alla parrocchia. Il dibattito sulla statalizzazione della scuola di Castelnovo Bariano o sulla creazione di un polo unico, se da un lato garantisce il servizio, dall'altro mette in evidenza la difficoltà per le istituzioni paritarie di sopravvivere in un contesto di crescente pressione economica e competitiva.
Mancanza di Supporto Politico ed Economico Adeguato
Il lamento dei genitori di Ponte San Nicolò, che chiedono di "non lasciarci chiudere da soli" e di "non liquidarci come un problema che riguarda un 'privato'", riassume la sensazione di molte comunità. Le scuole parrocchiali, pur essendo enti privati, svolgono un servizio pubblico essenziale, contribuendo all'offerta educativa del paese e spesso fungendo da unico presidio educativo in piccole frazioni. La richiesta è che le istituzioni locali e regionali riconoscano questo valore e forniscano un supporto economico e politico più sostanziale, che vada oltre i limitati contributi attuali e che consideri queste scuole come parte integrante del sistema educativo nazionale, con pari dignità e necessità di sostegno.
In sintesi, la crisi delle scuole materne parrocchiali è un fenomeno multifattoriale, che chiama in causa l'economia globale, le dinamiche demografiche locali e le specifiche scelte politiche e amministrative. La loro scomparsa non è solo una questione educativa, ma una perdita per il patrimonio sociale, culturale e storico delle comunità italiane, che vedono svanire luoghi di aggregazione e di formazione che hanno contribuito a definire la loro identità per generazioni.

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