Hilda "Chiche" Duhalde e il Contesto Complesso dell'Aborto: Tra Politica Nazionale e Dibattiti Globali

La discussione sui diritti riproduttivi e sul ruolo delle donne nella società è un tema che trascende i confini nazionali, intrecciandosi con le dinamiche politiche interne di ciascun paese. In Argentina, la figura di Hilda “Chiche” Duhalde, ex senatrice nazionale e moglie dell'ex presidente Eduardo Duhalde, si inserisce in questo dibattito con posizioni che hanno generato ampia discussione, sia per quanto riguarda la sua visione della politica argentina sia per le sue opinioni sui temi di genere e, in particolare, sull'interruzione volontaria di gravidanza. Le sue recenti dichiarazioni offrono uno spaccato interessante su come le questioni sociali e politiche siano percepite da una figura di lunga data all'interno del peronismo, ma con una prospettiva distintiva e critica.

Hilda

La Critica Politica di Chiche Duhalde e la Visione dello Stato

Hilda “Chiche” Duhalde ha offerto un'analisi schietta e critica della realtà politica argentina, differenziandosi nettamente dal peronismo allineato al kirchnerismo. Ha espresso la sua convinzione che "non ha ragione di essere l'esistenza" del Ministero delle Donne, dei Generi e della Diversità, suggerendo la sua chiusura come parte di un più ampio processo di riduzione dello Stato. Questa posizione riflette una visione che prioritizza l'efficienza statale e mette in discussione l'effettiva utilità di determinate strutture ministeriali, soprattutto alla luce delle problematiche sociali persistenti.

La ex senatrice ha rivolto critiche aspre anche all'attuale Presidente, Alberto Fernández. Dalla sua casa di Lomas de Zamora, ha dichiarato che il Presidente "è molto assente, non conduce e gli resta solo di arrivare alla fine del mandato". Questa mancanza di leadership percepita, secondo Duhalde, ha consentito ai "pseudo movimenti sociali" di appropriarsi del Ministero dello Sviluppo Sociale. Ha specificato che questi gruppi non sono veri movimenti sociali, ma piuttosto "politici che agiscono con il formato del movimento sociale", molti dei quali sono anche funzionari statali, "sono fuori e sono dentro". Tale situazione, ha affermato, rappresenta un costo per i cittadini: "quando li vediamo con le tende con tutto quello che vediamo, sono soldi tuoi, miei, del cameraman, della gente".

Hilda "Chiche" Duhalde: "Cristina no es peronista y nunca fue peronista"

Un aspetto centrale delle sue osservazioni riguarda la preoccupazione della società per "temi concreti, che hanno a che fare con l'inflazione, con il lavoro, con l'insicurezza". Duhalde ha sottolineato che "la gente non capisce maggioritariamente di temi macroeconomici, quello che capisce è come le fa male la sua tasca, come non arriva a fine mese, quali difficoltà ha con la salute". Ha espresso il suo disappunto per il fatto che i politici e il governo "non stanno sintonizzando con questi problemi", in particolare quello dell'inflazione, che colpisce direttamente la capacità delle persone di acquistare beni essenziali. A tal proposito, ha richiamato l'attenzione sull'importanza di ascoltare "i protagonisti, che sono i settori più umili", una pratica che lei stessa adottava con il "grande team" delle manzaneras in provincia e a livello nazionale.

La ex senatrice ha ricordato il sistema delle manzaneras, una rete volontaria nata con l'obiettivo di ridurre la mortalità infantile e poi evolutasi in una "colonna vertebrale della problematica sociale". Ha evidenziato come queste volontarie non ricevessero compenso, operando con "molta mistica e molto impegno", e come il suo ruolo di moglie del governatore le permettesse di "unire le volontà di tutti i ministri" per affrontare i problemi rilevati dalle donne sul territorio. Ha contrapposto questo modello alla "professionalizzazione della gestione degli aiuti sociali", che a suo avviso ha portato alla politicizzazione e alla trasformazione di queste attività in "modi di vita" per alcuni gruppi. Ha espresso la convinzione che, sebbene le manzaneras non possano tornare "tal cual fue", sia fondamentale che i governatori vadano "ai quartieri con i ministri ad ascoltare" la gente, invece di decidere "da una scrivania".

Il Peronismo sotto la Lente di Ingrandimento di Duhalde

Le riflessioni di Chiche Duhalde non risparmiano critiche al peronismo, di cui è una figura storica. Secondo la ex senatrice, il partito si è "bloccato con la marcia che dice 'combattendo il capitale' e la cantiamo. Continuiamo a usare la foto di Perón ed Evita, a suonare il tamburo, tutti simboli di un tempo passato". Ha invitato a "mettere via i tamburi, le foto e fare un'autocritica, perché altrimenti il partito scompare". Ha espresso scetticismo riguardo agli atti che il peronismo avrebbe organizzato per il 17 ottobre, affermando di non vedere "lealtà da nessuna parte".

Ha inoltre criticato la situazione in cui il peronismo ha permesso che "Máximo Kirchner, un ragazzo che non ha nulla a che fare con la provincia di Buenos Aires, che ha avuto una madre e un padre presidenti, si appropriasse del Partito Giustizialista della provincia di Buenos Aires in un contesto di illegalità". Questa affermazione evidenzia una profonda insoddisfazione per la direzione e le dinamiche interne del partito. In merito alla Provincia di Buenos Aires, ha lamentato che "vengono forestieri, politici che hanno agito sempre nella Capitale Federale e vengono a governarla e ci vuole molto tempo per imparare", sostenendo che "l'ultimo governatore autenticamente bonaerense fu Eduardo Duhalde". Ha esteso questa critica anche ai governi municipali, descrivendoli come "oscuri" in quanto "la gente non sa dove vive il sindaco, quanto guadagna, quali opere stanno facendo e quanto costano".

Manifestazione peronista con simboli tradizionali

Femminismo, Diritti delle Donne e il Ministero delle Donne

Le sue posizioni sul femminismo e sul ruolo delle donne sono particolarmente sfumate e, per alcuni aspetti, controverse. Duhalde ha affermato: "Feminista no soy, femenina sí" ("Non sono femminista, sono femminile"). Ha criticato i movimenti che "sorgono violentemente, in modo rivoluzionario", dicendo che "hanno bisogno di mostrare una realtà". Tuttavia, ha espresso dissenso per le modalità di azione di alcune donne che, "volendo difendere la donna, agiscono come gli uomini. Agiscono con violenza, dipingono i muri, rompono tutto, e questo non è tipico della donna". A suo avviso, "bisogna difendere i diritti della donna come donna, con le condizioni o caratteristiche proprie della donna".

Queste affermazioni si collegano direttamente alla sua critica sull'esistenza del Ministero delle Donne, dei Generi e della Diversità. Duhalde ha posto una domanda retorica: "Quando si guarda il Ministero delle Donne e continuiamo ad avere sempre più femminicidi, ha ragione di essere l'esistenza del Ministero delle Donne?". La sua risposta è stata chiara: "A me sembra di no". Ha aggiunto che ci sono "qualsiasi quantità di ministeri e bisognerebbe ridurre lo Stato. Uno è quello". Questa linea di pensiero suggerisce che la mera esistenza di un ministero dedicato non garantisce il raggiungimento degli obiettivi prefissati, soprattutto in assenza di risultati concreti come la diminuzione dei femminicidi.

La Posizione sull'Aborto: Un Cambio di Prospettiva e il Confronto Familiare

Il tema dell'aborto emerge come un punto di interesse specifico nel contesto delle dichiarazioni di Chiche Duhalde. In un'intervista con Radio Cultura, ha affermato di aver "modificato" la sua posizione sull'interruzione volontaria di gravidanza, riconoscendo che "le idee si modificano e si comprende il progresso della società". Questa evoluzione della sua prospettiva indica un'apertura al dibattito e ai cambiamenti sociali, anche su questioni di grande sensibilità etica e morale.

Tuttavia, la sua posizione non è stata condivisa dal marito, l'ex presidente Eduardo Duhalde. Egli ha dichiarato di "essere in disaccordo con la moglie" sul tema dell'aborto, pur riconoscendo che ne parlano spesso. Ha aggiunto: "Condivido quell'idea: l'aborto terapeutico è una cosa su cui pochissimi sono in disaccordo". Al contempo, ha precisato di non essere mai stato d'accordo con l'aborto in generale, ma piuttosto con "la necessità di aiutare le donne affinché non siano costrette ad abortire". Eduardo Duhalde ha anche osservato che l'aborto è un "delitto che praticamente nel Codice Penale, sebbene abbia una sanzione, oggi è lettera morta", suggerendo che si tratta di un tema "da trattare in un altro momento". Questo scambio di opinioni all'interno della stessa coppia politica sottolinea la complessità e la natura divisiva del dibattito sull'aborto anche a livello personale e familiare, riflettendo le ampie sfumature presenti nella società.

Il Contesto Globale del Diritto all'Aborto: Il Caso degli Stati Uniti

Per comprendere appieno il contesto in cui si inseriscono queste discussioni, è fondamentale analizzare i recenti sviluppi globali sul diritto all'aborto. Nel giugno 2022, la Corte Suprema americana si è pronunciata sul caso Roe v. Wade, una sentenza del 1973 che, insieme a Planned Parenthood v. Casey del 1992, aveva inquadrato l'aborto come un diritto costituzionale. Roe v. Wade aveva garantito la possibilità di abortire fino alla cosiddetta "viability" (vitalità), ovvero la capacità del feto di sopravvivere fuori dal grembo materno, che all'epoca avveniva alla 28esima settimana di gravidanza, mentre ora può avvenire anche alla 23esima, grazie ai progressi tecnici. La Corte Suprema, in quelle occasioni, sancì l'aborto fino a tale limite come diritto costituzionale.

La sentenza del 2022 ha però ribaltato Roe v. Wade e Planned Parenthood v. Casey, stabilendo che l'aborto non è più un diritto garantito dalla Costituzione e che la decisione sulla legalità dell'aborto spetta ai cittadini e ai loro rappresentanti politici. Questa decisione, come sottolineato, "non rende giuridicamente illegale l'aborto", ma "trasforma quello che finora era un un diritto garantito dalla Costituzione in una questione politica". Gli Stati Uniti, con il loro sistema di Common Law, in cui anche i tribunali sono produttori indiretti di diritto e la legge si fonda in buona parte sui precedenti giuridici, presentano un quadro giuridico differente da quello italiano, basato sul Civil Law. Una sentenza della Corte Suprema negli Stati Uniti ha un peso considerevole, in quanto la sua ricezione e attuazione da parte degli Stati federali è stata rapida.

Mappa degli Stati Uniti con legislazioni sull'aborto post-Roe v. Wade

Questo ribaltamento ha riacceso il dibattito sulla natura stessa del "diritto". Nella sua accezione principale, il diritto è "un insieme di regole che un gruppo si dà per organizzare la vita associata", le quali vanno a configurare l'ordinamento giuridico. Tuttavia, il diritto indica anche "le esigenze rivendicate dai soggetti che vogliono essere riconosciute in un ordinamento che non le prevede", appellandosi a "norme morali superiori a quelle sancite dalle leggi vigenti o a necessità maturate nell'evoluzione della società". Questo dualismo è al centro della distinzione tra giusnaturalismo e giuspositivismo. Il giusnaturalismo sostiene che alla base del diritto prodotto dagli Stati vi sia un diritto naturale, a fondamento di ogni altra legge umana. Il giuspositivismo, invece, ritiene che il diritto "non ha un fondamento naturale, ma è valido in quanto posto" dal legislatore, divenendo "uno strumento per raggiungere scopi e non più la realizzazione di un ideale".

La sentenza della Corte Suprema statunitense, sebbene "accettabile e non particolarmente contestabile dal punto di vista del rigore giuridico e della prassi", ha sollevato interrogativi sulla sua "giustezza", riportando il dibattito sulla bioetica. La decisione di declassare la pratica abortiva dal rango di diritto federale e rimetterla nelle mani degli Stati e delle legislazioni locali "non è necessariamente una tragedia", almeno nella misura in cui "si lascia a ogni Stato la facoltà di normare e disciplinare il fenomeno, 'ascoltando' la volontà popolare e legiferando ad hoc".

L'Aborto in Italia: La Legge 194 e il suo Percorso Storico

In Italia, il dibattito sull'aborto ha raggiunto un punto di svolta nel 1978 con l'approvazione della Legge 194, un evento che Miriam Mafai su La Repubblica descrisse come l'introduzione di "leggi che segnano più di altre o in modo più immediato la vita quotidiana, che ne cambiano per così dire la qualità". Il Corriere della Sera titolava: "Legge necessaria, scelta dolorosa". Questa legge pose fine a "anni di battaglie e scontri politici e culturali", in un clima particolarmente teso a causa del "compromesso storico" tra democristiani e comunisti e, tragicamente, del rapimento e uccisione di Aldo Moro.

Prima dell'approvazione della 194, a partire dal 1973, furono presentate le prime proposte di legge, come quella del deputato socialista Loris Fortuna. Il movimento femminista, superando divisioni interne, si batté non per la legalizzazione, ma per la "depenalizzazione" dell'aborto, affinché fosse considerato "al pari di ogni altra cura medica". Eventi significativi inclusero gli arresti del segretario radicale Gianfranco Spadaccia e le auto-denunce delle militanti Adele Faccio ed Emma Bonino per aver organizzato aborti clandestini. La Corte Costituzionale nel 1975 dichiarò illegittimo punire l'aborto quando la salute della donna era in pericolo, invitando il legislatore a partire dal principio che "non si può dare al concepito una prevalenza totale ed assoluta" rispetto al corpo della donna.

La Legge 194 fu votata alla Camera il 14 aprile 1978, dopo una seduta ininterrotta di 36 ore segnata dall'ostruzionismo dei Radicali. Il testo finale, che passò con 308 voti favorevoli (PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI e alcuni democristiani) e 275 contrari (quasi tutta la DC, Radicali, MSI, Pdup-Dp), fu considerato da molti "gravemente peggiorativo" rispetto alla proposta originaria. In particolare, furono contestati gli articoli 5 e 12, emendati in senso restrittivo: il primo prevedeva il coinvolgimento del padre del concepito nei colloqui preliminari "ove la donna lo consenta", il secondo innalzava a 18 anni il limite di età per l'autodeterminazione per le minorenni. Altrettanto osteggiato fu l'articolo 9 sull'obiezione di coscienza, concepito per coloro che, esercitando la professione sanitaria, potevano sentirsi "costretti a subire" una norma contraria alla propria morale. La legge "finì per scontentare un po' tutti", dalla DC, che incorse nelle ire del Vaticano, alle donne dell'UDI, che "gridarono al parlamento la loro rabbia per il massacro del testo originale".

Hilda "Chiche" Duhalde: "Cristina no es peronista y nunca fue peronista"

Il Dibattito Internazionale e le Nazioni Unite sull'Aborto

Il contesto internazionale offre un'ulteriore lente attraverso cui osservare la complessità del dibattito sull'aborto. La Dra. Liliana Trivelli, rappresentante presso le Nazioni Unite del Comitato di ONG della Famiglia e del Gruppo di Lavoro per i Diritti del Bambino, ha fornito una prospettiva di prima mano sui problemi derivanti dallo sforzo dell'ONU di "distruggere la famiglia". La Trivelli ha partecipato a riunioni preparatorie, note come PrepCom, e a incontri informali, dove le ONG con status consultivo, pur non votando, hanno il diritto di presentare "statements" orali o scritti.

Un punto di contesa fondamentale è stato "il referente ai diritti riproduttivi degli adolescenti, i quali hanno distinti sfumature di nomenclatura, possono essere chiamati anche servizi riproduttivi e salute sessuale". Durante la PrepCom di giugno 2001, il Vaticano e gli Stati Uniti proposero il termine "Servizi Basici di Salute", che non includevano i servizi riproduttivi. Tuttavia, il voto maggioritario degli assistenti fu contrario, inclusi i Paesi del Gruppo guidato dal Cile. Prima della votazione, un delegato statunitense chiese di chiarire il termine "servizi riproduttivi", a cui il delegato canadese rispose: "tu sai, uomo, e tutti sappiamo che il termine include l'aborto".

La Dra. Trivelli ha concluso che i soli paesi pro-vita all'interno dell'Assemblea delle Nazioni Unite sono il Vaticano, gli Stati Uniti, la Polonia, i paesi arabi e certi africani. Ha espresso il timore che "Latinoamérica stia dando il suo voto in queste Cime alla più piena emancipazione sessuale degli adolescenti e giovani, e questo è aprire un cammino per la legalizzazione dell'aborto in tutta la regione". Un aspetto ancora più grave, a suo parere, è che "la cittadinanza non sia informata che i suoi rappresentanti all'ONU stanno votando l'indipendenza dei minori quanto alla loro attività sessuale". Ha menzionato che gli Stati Uniti e i paesi pro-vita avevano proposto in un documento la promozione di una vita sessuale sana per gli adolescenti, che includesse l'astinenza sessuale, a cui i paesi arabi aggiunsero la "fedeltà matrimoniale". Sottolineando l'importanza del ruolo genitoriale, la Trivelli ha affermato che "se i genitori sono fermi e si uniscono con uguale fermezza ai direttori o rappresentanti delle scuole, dove i loro figli frequentano, i rischi di sessualità anticipata, droghe e alcool diminuiscono in un 50%".

Sede delle Nazioni Unite con riferimento ai dibattiti internazionali

Convergenze e Divergenze nel Dibattito sui Diritti e la Società

Le varie prospettive offerte, dalle critiche di Chiche Duhalde alla politica argentina e al femminismo, alla complessità dei quadri giuridici sull'aborto negli Stati Uniti e in Italia, fino alle discussioni internazionali alle Nazioni Unite, evidenziano un panorama mondiale frammentato e in continua evoluzione. Le riflessioni di Duhalde sulla necessità di una politica più vicina ai problemi concreti della gente, sull'efficacia delle istituzioni e sulla "femminilità" rispetto al "femminismo" si intrecciano con il più ampio dibattito sui diritti riproduttivi.

Mentre Chiche Duhalde esprime una visione specifica sul ruolo delle donne e la gestione delle politiche di genere, il contesto più ampio mostra come la questione dell'aborto sia un punto focale di profonde divisioni filosofiche e giuridiche. La distinzione tra giustizia, validità ed efficacia di una norma, come teorizzato da Norberto Bobbio, diventa particolarmente rilevante quando si affrontano questioni come la legalizzazione o la depenalizzazione dell'aborto. Una norma può essere legale e legittima ma non giusta, o valida ma non efficace, riflettendo la tensione tra ciò che "dovrebbe essere" e ciò che "è". La complessità di questi temi richiede un'analisi attenta, che consideri le sfumature locali, le evoluzioni storiche e le interconnessioni globali, cercando di bilanciare le diverse rivendicazioni di diritti e valori nella società.

tags: #chiche #duhalde #aborto