Il momento della nascita è un evento fisiologico complesso che, nel corso dei secoli, ha subito una profonda trasformazione non solo nelle modalità di assistenza, ma anche nelle posture adottate dalle donne. Sebbene oggi si parli molto di libertà di movimento e consapevolezza corporea, la pratica clinica è stata per lungo tempo dominata da modelli standardizzati. Comprendere la dinamica delle posizioni, in particolare quella litotomica, è fondamentale per ogni futura mamma che desideri vivere un’esperienza di parto attiva e informata.

Origini storiche della posizione litotomica
La posizione litotomica, ovvero quella in cui la donna si trova sdraiata supina con le gambe sollevate e divaricate, spesso con il supporto di apposite staffe, non è nata da un’esigenza di benessere materno, bensì da una curiosità storica. Si narra che fu il Re Sole, Luigi XIV, a imporre tale postura alla sua concubina, desideroso di osservare la nascita dei suoi eredi stando nascosto dietro un paravento. Questa scelta, puramente estetica e di controllo, fu in seguito formalizzata e diffusa dal medico Mauriceau, diventando lo standard dell’ostetricia ospedaliera. Tale prassi, pur garantendo al medico una visibilità ottimale e facilitando manovre ostetriche come l’episiotomia o l’uso del forcipe, ha purtroppo cristallizzato una modalità di parto che ignora la biomeccanica del bacino femminile.
Analisi biomeccanica e fisiologica
Dal punto di vista della fisiologia, la posizione litotomica presenta criticità significative. Innanzitutto, essa ostacola la forza di gravità, che è un alleato naturale nella discesa del feto lungo il canale del parto. In secondo luogo, la postura supina comporta il peso dell’utero gravante sulla vena cava, il che può ridurre l’afflusso sanguigno verso la placenta, creando un senso di malessere nella madre e potenzialmente compromettendo l'ossigenazione del nascituro. Inoltre, in questa posizione il bacino è fisso, limitando la sua naturale capacità di espandersi durante le spinte; alcune ricerche indicano che la posizione litotomica può restringere il canale del parto fino a un terzo della sua capacità.
Posizioni per facilitare la nascita | Il movimento durante il travaglio
Il vantaggio di scegliere liberamente
L’ideale è che la mamma abbia la possibilità di sperimentare diverse soluzioni e di adottare quelle che preferisce in ogni momento del parto in base alle proprie sensazioni, ai propri bisogni e alle proprie condizioni cliniche. Non esiste una posizione ideale in assoluto: la migliore è quella che permette alla donna di sentirsi a proprio agio. La libertà di movimento favorisce la produzione di ossitocina naturale, riduce la percezione del dolore e aumenta la soddisfazione complessiva dell'esperienza. Quando la donna è libera di muoversi, il suo bacino può adattarsi dinamicamente alla discesa del bambino, rendendo le contrazioni più efficaci.
Principali posizioni alternative al parto supino
La posizione eretta e in movimento
Nella storia, la posizione eretta e in movimento è stata quella più adottata dalle donne per partorire. Stare in piedi asseconda la gravità, facilitando la discesa del piccolo e il suo corretto posizionamento. Questa postura rende le contrazioni più efficaci e permette alla madre di essere attiva, aumentando la fiducia nelle proprie capacità. Spesso si può trovare sollievo cingendo il collo del partner o utilizzano supporti fissi come le corde presenti in alcune strutture all'avanguardia.
Seduta su una palla da parto
In molti ospedali, le donne hanno la possibilità di sedersi su supporti come la palla da parto. Questa posizione, specialmente se accompagnata da movimenti circolari del bacino, accelera il travaglio e riduce sensibilmente la sintomatologia dolorosa. Favorisce inoltre il rilassamento del pavimento pelvico e offre un valido supporto per il riposo tra una contrazione e l’altra.
La posizione accovacciata
Accovacciarsi permette un’apertura del bacino che, secondo alcuni studi, può aumentare il diametro di circa il 30%. È un’ottima posizione per il periodo espulsivo, in quanto sfrutta la gravità e facilita il distanziamento del piano perineale. Sebbene sia molto efficace, richiede una certa tonicità muscolare e, in caso di stanchezza, può essere sostenuta con l'aiuto del partner o di appositi sgabelli da parto.
Posizione a carponi
La posizione quadrupede è particolarmente utile quando il feto è mal posizionato, poiché aiuta il piccolo a ruotare correttamente verso il canale del parto. Inoltre, allevia la pressione sulla colonna vertebrale, rendendola una scelta d’elezione per le donne che soffrono di mal di schiena durante il travaglio. Questa posizione garantisce una grande mobilità del bacino, impossibile da ottenere sul lettino.

Ruolo dell’assistenza ostetrica
L’assistenza moderna deve ruotare attorno alla centralità della donna. L’ostetrica svolge un compito fondamentale nell’osservazione dell’atteggiamento spontaneo della partoriente, incoraggiandola a cambiare posizione in base all'evoluzione del travaglio. La comunicazione preparto è essenziale: frequentare corsi di accompagnamento alla nascita permette ai genitori di acquisire consapevolezza sulle proprie scelte. È opportuno discutere apertamente con il personale sanitario, prima del parto, riguardo alla possibilità di utilizzare posizioni non tradizionali, assicurandosi che la struttura scelta sia propensa a supportare questa autonomia.
Gestione del travaglio e monitoraggio
Il monitoraggio fetale intrapartum è una fase delicata. Sebbene la tecnologia (come il tracciato cardiotocografico, CTG) sia necessaria per determinare l'abilità del feto a rispondere allo stress, l’obiettivo deve essere quello di non trasformare l’assistenza in una procedura medicalizzata e statica. Le linee guida suggeriscono che, ove non vi siano indicazioni cliniche specifiche per un monitoraggio continuo, l’auscultazione intermittente possa essere sufficiente, permettendo alla donna di conservare la libertà di movimento. La corretta documentazione dei parametri vitali, della frequenza cardiaca fetale e delle condizioni della madre resta il pilastro per garantire la sicurezza senza sacrificare la fisiologia del momento.
Il terzo stadio e il puerperio
Una volta avvenuta la nascita, l’attenzione si sposta sul secondamento e sulla salute del neonato. Il clampaggio tardivo del cordone ombelicale è una pratica raccomandata che apporta benefici nutritivi al bambino. In questa fase, la gestione può essere attiva o fisiologica: la scelta deve essere supportata da informazioni chiare fornite dai professionisti. Il periodo che segue, noto come puerperio, richiede altrettanta cura e attenzione, poiché il benessere psicologico della neo-madre è strettamente connesso alla qualità dell'esperienza vissuta durante il parto. Il supporto emotivo e pratico, fornito dall'ostetrica e dal partner, costituisce l'elemento cardine che trasforma un atto medico in un momento di crescita personale e familiare.