Il parto in casa: analisi tra benefici, rischi e procedure

Tra i diversi scenari che riguardano l’evento nascita, c’è anche la possibilità di optare per la soluzione del parto in casa. Partorire è un evento unico e significativo nella vita di una donna, e la scelta di dove farlo può avere un impatto profondo sull’esperienza complessiva. Mentre molti optano per il parto ospedaliero tradizionale, sempre più donne si stanno interessando all’opzione del parto in casa. Questa pratica, se ben pianificata e con le giuste precauzioni, può offrire un’alternativa sicura ed empatica per le donne che desiderano un ambiente familiare e meno medicalizzato.

Una rappresentazione concettuale di una stanza accogliente preparata per il parto in casa

Radici storiche e prospettive moderne

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che «ogni donna deve avere la possibilità di partorire in un luogo che sente sicuro». E, verrebbe da dire, quale ambiente è più sicuro della propria casa? A partire dai tempi antichi e fino ai recenti Anni ‘50, infatti, la nascita avveniva comunemente tra le quattro mura domestiche, con l’assistenza della levatrice o di altre donne “capaci” di aiutare a partorire le gestanti.

Dagli inizi degli anni ’60 il numero di parti a domicilio o parti in casa è diminuito su tutto il territorio nazionale. Il fenomeno riguarda dunque pochi genitori che decidono consapevolmente di mettere al mondo il figlio nel calore dell’ambiente domestico, per contrastare l’eccessiva medicalizzazione del percorso nascita. In Italia, si stima che la scelta di partorire presso il proprio domicilio rappresenti lo 0,5-2% dei casi a seconda delle aree geografiche, per un totale di circa 500 nascite a casa, pari allo 0,1% su un totale di circa 450.000 nati all'anno.

Benefici e motivazioni della scelta

Il parto in casa può offrire una serie di vantaggi per le donne che scelgono questa opzione, legati principalmente alla dimensione emotiva e al controllo dell'esperienza:

  1. Ambiente familiare: Consente alle donne di rimanere in un ambiente intimo, circondate da oggetti di comfort e persone care, inclusi, se desiderato, altri figli.
  2. Controllo dell'esperienza: Permette alle donne di avere maggiore autonomia sulla gestione del travaglio, potendosi muovere liberamente, riposare o utilizzare attrezzature come birthing ball e piscine.
  3. Riduzione della medicalizzazione: Si tende a limitare l’uso di procedure mediche standardizzate, come la somministrazione routinaria di farmaci o il monitoraggio continuo, a meno che non emergano indicazioni cliniche.
  4. Assistenza personalizzata: Una levatrice o un ostetrico esperto fornisce un’assistenza continua durante tutto il processo, favorendo il legame mamma-bambino e l’avvio dell’allattamento naturale.

Infografica che mostra i vantaggi del parto in casa rispetto alla medicalizzazione

Criteri di candidatura e valutazione dei rischi

L’idea di effettuare un parto in casa è una scelta puramente soggettiva della futura mamma (o condivisa da entrambi i futuri genitori). Tuttavia, non è sempre possibile. Quando si può partorire in casa? Innanzitutto, per avviare l’assistenza ostetrica a domicilio è necessario essere a termine, ossia nel periodo compreso tra le 37+0 e le 41+6 settimane di gravidanza.

Prima di decidere, è fondamentale sottoporsi a una valutazione accurata della candidabilità. È necessario consultare un ostetrico o una levatrice specializzata per valutare i fattori di rischio. In generale, non possono partorire in casa le donne con gravidanze gemellari, quelle con bambini in posizioni differenti dalla cefalica o chi presenta patologie che rendono la gravidanza ad alto rischio. Per le gestanti che non sono alla prima gravidanza, il rischio associato al parto in casa è spesso considerato simile a quello effettuato nelle unità ostetriche, con un tasso di interventi (taglio cesareo, episiotomia…) inferiore.

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Organizzazione e protocolli di sicurezza

Sebbene il parto in casa possa essere una scelta valida per molte donne, è importante prendere le giuste precauzioni. In Italia, il parto in casa viene assistito da almeno due ostetriche private. Almeno due settimane prima della data presunta parto (DPP), le professioniste devono firmare un documento che le impegna alla reperibilità continua (24 ore su 24).

Nel momento in cui le ostetriche effettuano la diagnosi di travaglio, vengono allertati sia il reparto di ostetricia e di neonatologia o pediatria della struttura ospedaliera di riferimento - quella più vicina, raggiungibile al massimo in 30 minuti - sia la centrale operativa del numero unico per le emergenze. Questo per permettere, in caso di necessità, di attivare velocemente tutta l’equipe necessaria. È fondamentale avere un piano di riserva in caso di trasferimento in ospedale, situazione che può verificarsi se il travaglio non progredisce, se il bambino mostra segni di sofferenza o in caso di complicazioni materne.

Il punto di vista scientifico e la posizione della Società Italiana di Neonatologia

La Società Italiana di Neonatologia (SIN) mantiene una posizione prudente. In occasione della Giornata Mondiale del Parto a domicilio, la SIN ha ribadito la sua posizione contraria: «L’ospedale è sempre il posto più sicuro dove partorire. Da quando è iniziata la diffusione del parto in ospedale, grazie alla costruzione degli stessi durante la metà del secolo scorso, si è considerevolmente ridotta la mortalità e la morbilità materna e neonatale».

La SIN sottolinea che, anche in caso di parto fisiologico, esistono controlli post-parto essenziali (screening metabolico, test del riflesso rosso, valutazione dell'iperbilirubinemia) che richiedono un'équipe multidisciplinare presente solo in ospedale. Gli esperti avvertono che, nonostante le condizioni ideali, non è possibile escludere complicazioni improvvise, come emorragie post-partum, distocia di spalla o necessità di rianimazione neonatale, che richiedono attrezzature e chirurghi pronti all'intervento immediato.

Aspetti procedurali: costi e burocrazia

Il parto in ospedale con il Sistema Sanitario Nazionale è gratuito, mentre partorire in casa è soggetto ai costi dell’assistenza scelta (che si aggirano mediamente attorno ai 2.000 euro). Tuttavia, in base alla regione, è possibile ricevere un rimborso parziale della spesa sostenuta. Ad esempio, in Emilia Romagna il parto in casa prevede un rimborso previa presentazione della documentazione necessaria (certificato di assistenza al parto, scheda dell’ostetrica, ecc.) presso l’Azienda Usl di competenza entro l’ottavo mese di gravidanza. Altre regioni che prevedono forme di rimborso sono Piemonte, Marche, Lazio e le provincie di Bolzano e Trento.

Mappa dell'Italia che evidenzia le regioni con rimborsi per il parto in casa

La preparazione pratica all'evento

La scelta degli assistenti sanitari è il pilastro del percorso. Alcuni futuri genitori desiderano avere vicini i fratelli, un membro della famiglia o una doula. Se si intende utilizzare una piscina per il parto, è opportuno acquistarla o noleggiarla con largo anticipo, delegando il montaggio a un partner o familiare nei giorni precedenti.

Il kit medico dell'ostetrica include presidi per l'assistenza neonatale, ossigeno e strumenti per la sutura o la gestione dell'emergenza. Il consiglio pratico per i genitori è quello di utilizzare asciugamani o lenzuola di colore scuro, in modo da rendere meno visibili le tracce biologiche del parto e non impressionare i familiari presenti. Dopo la nascita, l’ostetrica resta con la madre per alcune ore per monitorare i parametri clinici e il recupero della fisiologia, continuando a visitare la coppia nei giorni successivi per supportare l'avvio dell'allattamento e il benessere psicologico della donna.

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