La gravidanza è un periodo di infiniti cambiamenti sia fisici che interiori ma anche di tante questioni pratiche da sbrigare, tra visite, esami e documenti da produrre per tutelare la propria delicata condizione e, di conseguenza, la propria salute. L’ordinamento italiano, attraverso il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, definisce con precisione il percorso burocratico e sanitario che una lavoratrice deve intraprendere. In Sicilia, come nel resto del territorio nazionale, il rispetto di queste norme è fondamentale per garantire i diritti di tutela previsti per la madre e il nascituro.

Il quadro normativo: il Testo Unico 151/2001
La disciplina di riferimento della maternità obbligatoria è il Testo Unico della maternità D. Lgs 151/2001 e s.m.i. Questo documento rappresenta il pilastro fondamentale che regola il congedo di maternità, definito come il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e il puerperio. Tale istituto consiste in un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per la madre che copre un arco di tempo pari a 5 mesi a cavallo del parto, ovvero due mesi precedenti la data presunta del parto e tre dopo, oppure 1 mese e 4 o infine, novità dal 2019, 5 mesi subito dopo il parto. In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo, l'astensione dal lavoro spetta al padre (congedo di paternità).
Il certificato di gravidanza: strumento di tutela telematica
Il certificato di gravidanza non è un semplice pezzo di carta, ma un documento telematico che ogni donna che lavora in stato di gravidanza deve consegnare all’INPS, permettendole in questo modo di usufruire di alcuni diritti sia durante i nove mesi di gestazione che nei 40 giorni successivi al parto. È un documento con cui, di fatti, lo Stato viene a conoscenza della situazione e dello stato di gravidanza della donna, riconoscendone tutti i diritti relativi durante l’intero mese della gestazione e del puerperio, ovvero i 40 giorni dopo il parto.
Questo certificato risulta quanto mai importante soprattutto durante i primi mesi della gestazione in cui non è ancora visibile ciò che sta accadendo alla donna e alla vita che cresce dentro di lei. Il certificato deve essere rilasciato da colui che verifica la gestazione in corso, ovvero il ginecologo dell’ospedale o dello studio privato scelto dalla donna e futura madre.
MATERNITA' LAVORATRICI DIPENDENTI O IN NASPI - IL TUTORIAL
È doveroso precisare che i medici devono inviare online all’INPS i certificati di gravidanza o di interruzione di gravidanza ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, modificato dal decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179. Lo stesso, poi, viene trasmesso dal medico certificatore direttamente all’INPS tramite la piattaforma apposita del sito dell’istituto e sempre per via telematica. Una volta compilato e trasmesso l’attestato, il medico ne rilascerà una copia anche alla donna in gravidanza, in attesa che sul certificato venga segnato un numero, un codice univoco che evidenzia la protocollazione del documento dall’INPS.
Gestione degli errori e correzioni nel certificato
Nel caso di errori durante la compilazione, il medico ha la possibilità di modificare i dati e le informazioni inseriti fino alla mezzanotte del giorno successivo all’invio del documento e sempre per via telematica. La modifica e correzione del documento può essere eseguita solo su alcuni dati e informazioni, ovvero le generalità della donna, il codice fiscale e la data della visita ginecologica a cui ci si è sottoposte. Non è invece possibile modificare la data presunta del parto e nemmeno aggiornare o annullare il certificato se presenta un errore in questa sezione. In questo caso il documento non verrà aggiornato e sarà comunque protocollato con l’errore.
L’operazione di annullamento è consentita esclusivamente entro la mezzanotte del giorno seguente alla data di trasmissione. La richiesta, in forma scritta, deve essere motivata e sottoscritta dal medico certificatore. Non è possibile invece accettare richieste di annullamento di certificati che il medico intenda nuovamente emettere con una diversa data presunta di parto.
Interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio
Oltre alla maternità ordinaria, esiste la procedura di interdizione anticipata dal lavoro per gravidanza a rischio, disciplinata ai sensi dell’art. 17 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Tale misura deve essere riconosciuta nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, prima del periodo di astensione obbligatoria cui alla lettera a), comma 1, dell'articolo 16.
In Sicilia, l'interessata, o un suo delegato, deve presentare l’istanza di interdizione dal lavoro corredata dai documenti necessari presso l’ambulatorio di Medicina Legale del Distretto Sanitario di appartenenza. Il certificato medico deve essere rilasciato da uno specialista in ginecologia e in esso devono essere riportate:
- Le generalità della lavoratrice.
- Lo stato di gravidanza.
- Il mese di gestazione alla data della visita.
- La data presunta del parto.
- Le gravi complicanze della gestazione o le preesistenti forme morbose che si presume possono essere aggravate dallo stato di gravidanza.
- La prognosi.

Flessibilità del congedo e novità legislative
La scelta di avvalersi del congedo di maternità flessibile (1 mese prima e 4 mesi dopo) è della lavoratrice, purché vi sia un attestato del medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato, avallato dal medico competente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, nel quale si certifichi l’assenza di rischio alla salute della lavoratrice e alla corretta prosecuzione della gravidanza.
Novità per la maternità introdotta con l’ultima legge di bilancio è la possibilità di fruire del congedo obbligatorio nei 5 mesi successivi al parto. Questa possibilità ulteriore stabilisce che le madri lavoratrici possano fruire del congedo obbligatorio di 5 mesi a partire dalla data del parto. È importante ricordare che, per esempio, se la data presunta del parto cade il 15 di aprile, il congedo può essere dal 15 marzo al 15 agosto, o dal 15 febbraio al 15 luglio e così via, per un totale di 5 mesi.
Trattamento economico e tutele in casi particolari
L'indennità spettante è pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell'ultimo periodo di paga precedente l'inizio del congedo di maternità. Questo diritto si estende alle lavoratrici madri anche in caso di adozione. Un aspetto specifico riguarda l'interruzione della gravidanza: in caso di aborto volontario o involontario avvenuto durante i primi 180 giorni, la donna ha diritto alla malattia, mentre nel caso sia avvenuto dopo, l’evento viene trattato allo stesso modo del parto, prevedendo un’astensione dal lavoro per 3 mesi. La lavoratrice è comunque tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni dal parto.
L’ottenimento del certificato di gravidanza e la gestione corretta dei congedi rimangono un atto di fondamentale importanza, poiché permette a ogni futura mamma e/o donna in attesa e lavoratrice, di poter usufruire e godere di tutti quei diritti che sono stati approvati e messi a disposizione delle donne durante questo delicato periodo delle propria vita. Può capitare, tuttavia, che di fronte a un certificato di gravidanza prodotto da un ginecologo di un ambulatorio privato, il datore di lavoro non accetti tale documento e ne chieda la convalida da parte di un medico ginecologo che operi in una struttura pubblica, come ad esempio il reparto di ginecologia dell’ospedale più vicino. Tale prassi è volta a garantire la massima trasparenza e veridicità dei dati inseriti nel sistema INPS.
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