L’insegnante di scuola materna è quel maestro o quella maestra che ha il compito di formare i bambini tra 3 e 6 anni. In questo caso si parla anche di “scuola dell’infanzia”. Il ruolo ricoperto in questo ambito è fondamentale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei piccoli allievi. Spesso, nella percezione comune, si tende a confondere la scuola dell'infanzia con l'asilo nido, ma si tratta di due realtà distinte, con percorsi formativi e obiettivi pedagogici differenti. Comprendere queste differenze è il primo passo per chiunque desideri intraprendere una carriera nel mondo dell'educazione.

Distinzione tra scuola dell'infanzia e asilo nido
La scuola materna o dell’infanzia non è uguale all’asilo nido, come molti credono. L’asilo nido accoglie i bambini di età compresa tra tre mesi e tre anni, quindi prima della scuola materna. Come già anticipato, docenti di scuola materna e asilo nido non sono la stessa cosa. L’asilo accoglie bambini fino ai tre anni e il ruolo ricoperto in questo contesto è quello di un educatore socio-pedagogico. Per quanto riguarda la scuola materna, invece, si parla di veri e propri insegnanti che operano all'interno del sistema scolastico nazionale.
La differenza sostanziale risiede non solo nel target di età, ma anche nella qualifica professionale richiesta. Mentre per l'asilo nido il percorso è orientato verso la cura e l'educazione precoce, nella scuola dell'infanzia l'approccio diventa più strutturato, preparando il bambino al successivo percorso nella scuola primaria.
Competenze umane e pedagogiche necessarie
Essere un docente alla scuola dell’infanzia non è affatto un compito facile. Richiede empatia, fantasia, creatività, ma soprattutto tantissima pazienza. Non tutti hanno la pazienza di imparare a dialogare con i bambini, soprattutto se molto vivaci. Il docente deve avere delle competenze che lo qualifichino professionalmente, ma anche delle inclinazioni e competenze pedagogiche. È importante che maestri e maestre sappiano rapportarsi con i bambini, comunicare con loro e comprenderli.
A volte bisogna trovare strategie diverse per rapportarsi con ogni singolo allievo, e trovare il metodo giusto per farsi rispettare e ascoltare. Urlare a squarciagola ogni giorno non servirà. Certo, può capitare ogni tanto, ma non è così che il bambino vedrà il docente come una figura da rispettare e ammirare. Il docente d’infanzia è un po’ la seconda famiglia del bambino, e pertanto dev’essere una guida sicura, ma anche un’ancora di salvezza.

I compiti quotidiani dell'insegnante
I docenti devono riuscire a trovare attività educative sempre nuove e diverse. In particolare, possiamo fare un elenco generico di alcuni compiti ricorrenti per un docente di scuola dell’infanzia. Innanzitutto, i maestri e le maestre si preoccupano della sicurezza e del benessere dei bambini. Perciò, cercano di guardare anche al di là del tempo passato a scuola, inventando, creando e applicando attività e programmi educativi adatti ai diversi bambini.
Spesso, insegnano alcune buone abitudini di vita quotidiana o di igiene personale. Oltre a questo, insegnano le basi della formazione: leggere, scrivere, contare, leggere l’orario, riconoscere figure, forme, colori, nomi di mesi e stagioni. Creano situazioni di gioco stimolanti, in cui li spingono a riflettere e imparare giocando. Sperimentano anche con i bambini attività sportive, per allenarli alla psico-motricità. Quando c’è il periodo di mensa, gli insegnanti di scuola materna assistono anche gli studenti durante il pranzo, supervisionando quindi anche le loro abitudini alimentari.
Responsabilità psicologica e sociale
Gli insegnanti di scuola dell’infanzia, dunque, mettono al primo posto la salute del bambino. Non solo la salute fisica, ma anche e soprattutto quella psicologica. Maestre e maestri assistono e favoriscono lo sviluppo dell’autostima dei bambini, ma anche della loro autonomia. Educano i loro piccoli allievi al rispetto e al rapporto col prossimo, cosa essenziale soprattutto per i bambini nati in situazioni famigliari svantaggiate.
Gli insegnanti supervisionano anche lo stato fisico dei bambini, segnalando eventuali malattie, anomalie comportamentali o dell’apprendimento ai loro genitori. Se si rendono conto di abusi, il ruolo dei docenti diventa poi ancor più importante e carico di responsabilità. In tutti questi compiti, i docenti si ritrovano a dover comunicare con le famiglie anche di cose molto delicate. È importante che abbiano con i genitori un buon rapporto, per tenerli aggiornati riguardo la salute dei loro figli.
TUTTE LE METODOLOGIE DIDATTICHE spiegate in maniera SEMPLICE E CONCISA (utile per Concorso Docenti)
Requisiti formativi per l'accesso alla professione
Per quanto riguarda la scuola materna, il percorso di formazione per acquisire i titoli abilitanti all’insegnamento è specifico. È richiesto il possesso di un Diploma Magistrale o di un Diploma di Liceo Socio-Psico-Pedagogico, o di un Diploma sperimentale a indirizzo linguistico (se conseguito entro l’a.s. stabilito dalle normative vigenti).
Per chi desidera lavorare come educatore nei servizi educativi per l’infanzia, la Regione Emilia-Romagna, con Deliberazione di Giunta regionale n. 1564/2017, ha recepito le indicazioni Ministeriali. A partire dall’anno scolastico 2019/2020, l’accesso ai posti di educatore è consentito esclusivamente a coloro che sono in possesso della laurea triennale in Scienze dell’educazione nella classe L19 a indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per l’infanzia o della laurea quinquennale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria, integrata da un corso di specializzazione per complessivi 60 crediti formativi universitari. Restano valide le lauree diverse, se conseguite entro il 31 maggio 2017 e tutti i titoli inferiori alla laurea validi al 31 agosto 2015, se conseguiti entro tale data, come il diploma di maturità magistrale, il diploma di liceo socio-psico-pedagogico, il diploma di abilitazione all’insegnamento nelle scuole di grado preparatorio, il diploma di dirigente di comunità, il diploma di tecnico dei servizi sociali o assistente di comunità infantile, operatore servizi sociali o assistente per l’infanzia, e il diploma di liceo delle scienze umane.
Modalità di inserimento lavorativo nel settore pubblico
Fatte queste premesse sulla formazione, le competenze e i compiti dell’insegnante, possiamo parlare di come trovare lavoro. Dopo aver ottenuto il titolo, si possono fare in sostanza due cose: candidarsi per le supplenze tramite Graduatorie di Istituto o Messe A Disposizione (MAD). Poi, non appena sarà disponibile un Concorso Ordinario di Scuola dell’Infanzia e Primaria, parteciparvi e superarlo.
Per quanto riguarda le scuole per l'infanzia provinciali, ad esempio in contesti specifici, è necessario essere in possesso di titoli definiti dalle normative locali. Gli esami consistono generalmente in una prova scritta e una prova orale. Non sono previste altre modalità per l'accesso al ruolo degli insegnanti di scuola per l'infanzia provinciale. Al momento sono in vigore graduatorie dalle quali il servizio competente attinge per le assunzioni in ruolo. Sul portale istituzionale dedicato vengono pubblicati il calendario delle date di svolgimento ed i nominativi dei docenti destinatari al contratto di assunzione. Non sono effettuate altre forme di comunicazione personale.

Lavorare nel settore privato e paritario
Oltre alla possibilità di lavorare nel pubblico, è importante ricordare la possibilità di insegnare nelle scuole private. Le scuole paritarie sono inserite all’interno del sistema scolastico nazionale. Tuttavia, le modalità di assunzione differiscono dal settore pubblico, dal momento che non sono previste assunzioni tramite concorsi e graduatorie statali. In questo ambito, la ricerca del lavoro avviene tramite contatto diretto con gli istituti.
Chi vuole lavorare con i bambini e seguire in prima persona il loro percorso educativo può valutare l’idea di diventare insegnante di asilo nido o di scuola dell’infanzia, lavorando in istituti pubblici o privati. Il percorso formativo e le possibilità di carriera variano a seconda della strada che si decide di intraprendere. Le opportunità di carriera sono più limitate per chi non ha il titolo di laurea specifico, e in alcuni casi l'accesso alle scuole paritarie è precluso senza i requisiti di legge aggiornati.
Evoluzione professionale e formazione continua
Il docente d’infanzia deve costantemente aggiornare le proprie competenze. Per chi possiede una laurea triennale, è possibile proseguire con il corso magistrale in Scienze Pedagogiche (LM-85). La formazione non si ferma al titolo di accesso, ma richiede una capacità di adattamento alle nuove esigenze educative e sociali.
La gestione della carriera può avvenire in maniera flessibile, permettendo ai docenti di bilanciare la formazione con i propri impegni. È fondamentale mantenere sempre un alto profilo professionale, dotandosi di competenze approfondite in ambito pedagogico, psicologico e didattico. Il profilo ideale per ricoprire il ruolo di maestra dovrebbe essere dotato anche di empatia, di capacità di risolvere i conflitti e di negoziare, capacità d’ascolto e creat