L’atto di cantare una ninna nanna o di ascoltare una canzone che parla di figli e di legami profondi non è mai un gesto neutro. È un momento in cui il tempo si sospende, mediato da simboli che, pur nella loro apparente semplicità, trasportano pesi storici, affettivi ed esistenziali. Esplorare il "testo" di una ninna nanna o di una canzone dedicata ai figli significa addentrarsi in una geografia dell’anima dove il privato incontra l’universale.

La traduzione poetica e la trasmissione del senso
Spesso, quando ci interfacciamo con testi antichi o adattamenti, ci scontriamo con la questione della fedeltà. Dedicata a B. F., il testo cantato in italiano è un adattamento del tedesco, poetizzante, come spesso avviene nelle traduzioni dell’epoca che non badano molto alla fedeltà al testo originale, quanto alla cantabilità. "Nella gloria del Sol, nella gloria del Ciel": queste strofe non sono solo parole in musica, ma frammenti di un’immagine del mondo che viene trasmessa di generazione in generazione.
Il peso della responsabilità nel porgere un’immagine del mondo, mediata dalla fiaba o dalla canzone, è un tema cruciale per chi educa. Come emerso durante le lezioni al Conservatorio dedicate al Castello di Barbablù di Bartók, l’opera ci ha travolto colla potenza della sua opera: prima ci ha chiusi in casa (per studiare la partitura), poi ci ha fatti piangere e, infine, ci ha fatti pensare. La musica, così come la ninna nanna, non è mai monodimensionale; essa è problematica, aperta. Nei loro sguardi Barbablù sapevano già chi era: si interrogano se e cosa farci con quest’uomo.
Tra dovere e libertà: il vissuto delle generazioni
La ninna nanna, nel suo intimo sussurro, nasconde spesso il conflitto tra il dovere di educare e il desiderio di lasciare che i figli sognino. Esiste una tensione costante tra l'eredità ricevuta e la necessità di costruire un proprio percorso. Provengo da una famiglia di bravi insegnanti (di scuola dell’infanzia e primaria): non ho voluto, proprio per questo motivo, fare esattamente il loro stesso mestiere.
Il disagio pedagogico deriva spesso dalla consapevolezza che l'immagine del mondo che offriamo non è solo "musica", ma una lente attraverso cui bambine e bambini guarderanno la realtà. Partiamo da un semplice fatto: col matrimonio il marito era, di fatto, come se “comprasse” la moglie e una serie di diritti su di lei e sul suo corpo. Leggi: Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Questo contesto storico, che riflette la violenza privata, non rende meno importante il veicolare loro, al meglio delle mie possibilità, immagini e simboli storicamente contestualizzati.
Ninna Nanna Mozart per Bambini
Il sogno come resistenza: la voce di Vecchioni
La musica d'autore italiana ha saputo cristallizzare questi momenti di passaggio, trasformando la ninna nanna in una riflessione sulla vita. "Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna", canta Roberto Vecchioni in Sogna ragazzo sogna. Questa canzone mi incoraggia perché parla di sogni e di come non sempre si abbia il supporto di tutti.
La vita è il 10% di cosa vi capita e il 90% di come reagite. Questo insegnamento, emerso nel racconto di una studentessa che ha trasformato il dolore per la perdita del padre in una "gemma" da portare in classe, ci ricorda che nulla è eterno. "Cogliete ogni piccola cosa che la vita vi offre, o vivrete con rancori addosso che non andranno più via". Questo è il senso profondo di una ninna nanna per adulti: il richiamo a vivere oggi, a non rimandare, a non andare a dormire la notte con il peso di ciò che non è stato detto.
La morte come "viola d’inverno": la fine del viaggio
Ogni ninna nanna porta in sé, implicitamente, la consapevolezza del limite. Vecchioni, in Viola d’inverno, inizia con l’arrivo improvviso della fine della vita: “Arriverà che fumo o che do l’acqua ai fiori o che ti ho appena detto: ‘Scendo, porto il cane fuori’”. La morte crea una separazione, un’incomunicabilità. Subentrano lo sconforto e la disperazione, ai quali Vecchioni concede tutto lo spazio necessario con l’esclusione di una piccola luce che sarà quella in grado di dare un senso al passato, al presente e al futuro: “E allora penserò che niente ha avuto senso, a parte questo averti amata”.

Questa solitudine condivisa, che accompagna chi se ne va, è il punto di arrivo di ogni percorso educativo e affettivo. Quando tornavo da Trieste in treno, diretto a Palmanova, mi chiedevo sempre il senso visto che nessuno scendeva e nessuno saliva. Bene, ora posso ringraziare quella breve pausa per avere anche io, nei miei ricordi, un luogo simile alla stazione di Zima.
Il dialogo con Dio e l'umano che resiste
Cosa rimane quando il treno della vita si ferma? Vecchioni ci conduce nel vivo del discorso tra lui e Dio. Dio chiede semplicemente di continuare qualcosa che è già iniziato: mi fa venire in mente il “si avvicinò e camminava con loro” (Lc 24, 15) di Emmaus. In fin dei conti Dio non fa altro che chiedere all’uomo di rimanere con lui.
Tuttavia, l'uomo vuole starsene da solo, vuole scendere dal treno: troppo grande e forte è quell’“abbraccio senza fine”. La vita è un’offerta, una richiesta che poniamo al divino. “Dare la vita non sarebbe difficile, non sarebbe neppure un regalo visto che è stato Dio a darla all’uomo”. Quello che il cantante vuol dare a Dio è la sua esistenza, le esperienze, i sogni, le canzoni, i ricordi del padre e della madre, i dolori, i giorni della ribellione. Senza queste cose la vita sarebbe nulla, un “fiato dentro a un flauto sfiatato”.
Filastrocche scritte per strada: l'eredità pedagogica
Il connubio tra filastrocca e cantautorato ha un illustre precedente: nel 1974, infatti, Sergio Endrigo e Luis Bacalov realizzarono un album musicando alcune tra le più amate poesie di Gianni Rodari. Questa forma espressiva, tradizionalmente destinata ai bambini, ha la capacità di trasmettere riflessioni che si indirizzano anche al mondo degli adulti.
Il progetto Filastrocche scritte per strada nasce da un piccolo “tesoro” domestico: 14 testi che sono poi stati musicati. Il risultato è un insieme di frammenti di quotidianità e di affreschi in miniatura che illustrano situazioni ordinarie, ma universali: dai momenti di allegria alle fatiche di ogni giorno, dalla ninna nanna per favorire il riposo notturno alla denuncia dell’incomunicabilità.

L'importanza dell'ambiente domestico
Tematica ricorrente nel disco è l’importanza dell’ambiente domestico, “nido” sicuro e confortevole che protegge dal mondo esterno e dalle sue contrarietà. La casa, i legami affettivi, le ricorrenze, i momenti conviviali costituiscono il nucleo di molti brani. Altro punto di interesse per l’autrice è quello relativo al linguaggio e alla comunicazione, che si tratti di spontanei dialoghi intorno a un desco familiare o dell’abuso della messaggistica istantanea e dei social media che rischia di complicare o impoverire, anziché favorire, lo scambio di informazioni.
Le percussioni cadenzate conferiscono a questo pezzo un andamento da nursery rhyme. Messaggi e parole sorprende l’ascoltatore con sonorità doo-wop, tra Hammond, chitarre e cori, e stigmatizza le moderne modalità di comunicazione: spesso “si litiga bene attraverso la posta” senza guardarsi negli occhi. Spicca, nella terza traccia del full-length, la tromba di Fabio Beltramini a voler evocare il clamore delle discussioni che vanno necessariamente placate per riportare l’armonia tra i congiunti.
Il viaggio come metafora dell'esistenza
Il viaggio come metafora dell’esistenza è poi al centro di diverse tracce. Le filastrocche possono venir scritte durante un momento di pausa lungo un percorso, divenendo occasioni di riflessione. Sedici anni è invece una ballad in cui chitarra elettrica e Hammond rimandano a sonorità rhythm and blues d’altri tempi, mentre le immagini che si susseguono narrano dello scorrere del tempo, di una vita “on the road” fatta di attimi che fuggono furtivi come fuorilegge.
La scrittura amica è un brano sull’importanza dello scrivere, dell’impatto con la pagina bianca che restituisce senso ad un’esistenza che a volte scorre più rapida di quanto vorremmo. L’ambiente domestico è quindi celebrato in I rumori della casa, in cui l’assunto che sottende il testo è “home is where the heart is”: che si tratti una tenda di pelli, una roulotte o un edificio in muratura, la propria dimora è sede di affetti e legami, ma anche di suoni caratteristici e familiari che la rendono unica.
Costruire mondi e celebrare le ricorrenze
Costruire mondi è dedicata ad Agnese, figlia di Mariangela, e alla tradizione del presepe tanto cara a quest’ultima quando era bambina, mentre Compleanno è ispirata dalla ricorrenza del ventunesimo anniversario della nascita di Agnese stessa ed ha un delicato andamento folk. Si rivendica, poi, Un po’ di tempo per sé nel brano omonimo, in cui si fa cenno alla fatica del lavoro ma ancor più si celebra il valore delle parole, “piccoli tesori che teniamo nel cuore”, e la bellezza della primavera.
Le filastrocche possano ancora essere suonate nei concerti, che cerchino e trovino nuovi ascoltatori, bambini e adulti, e che “resistano”, leggere nell’ascolto e profonde nel significato. Le sonorità Sixties, la canzone popolare e d’autore, il blues e la ballata notturna compongono un mosaico che, come una ninna nanna, ci culla verso una comprensione più profonda del nostro essere, dei nostri figli e del legame che ci unisce al divino, in quella gloria del Sol e del Ciel che, nonostante tutto, continua a illuminare il nostro cammino.