Le infezioni sessualmente trasmesse (IST) costituiscono un gruppo di malattie infettive molto diffuse e rappresentano un problema rilevante per la salute pubblica. Questo aspetto, lungi dall'essere circoscritto a specifici contesti geografici o demografici, merita un'attenzione particolare, soprattutto in relazione alla popolazione giovanile. La necessità di informare la popolazione giovanile e di fornire strumenti di conoscenza indispensabili per la tutela della propria salute è pertanto uno degli obiettivi che si intende promuovere con urgenza. Le attività di educazione alla sessualità proposte in ambito scolastico, in particolare se realizzate in un’ottica di Comprehensive Sexuality Education (CSE), sono considerate uno dei mezzi più importanti per promuovere il benessere e la salute sessuale dei giovani e una componente chiave della strategia globale per la prevenzione dell'HIV e delle IST in Europa.

Negli ultimi anni, i dati provenienti dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno rivelato un aumento allarmante delle malattie sessualmente trasmissibili (MST) tra gli adolescenti. Per questo molti paesi, tra cui l’Italia, stanno vivendo una fase di attenzione crescente sulla salute sessuale dei più giovani. I temi che ruotano intorno alla salute sessuale, soprattutto tra i più giovani, sono ancora oggi considerati un tabù. Tutto questo si associa a un drastico calo nell’uso del preservativo. Adolescenti e giovani sono maggiormente esposti al rischio di MST, spesso a causa di una percezione del rischio molto bassa che li porta a non utilizzare il preservativo. Da uno studio condotto su oltre 242.000 adolescenti in 42 Paesi tra il 2014 e il 2022 (survey Health Behaviour in School-aged Children) solo il 62% dei ragazzi ha dichiarato di aver utilizzato il preservativo durante l’ultimo rapporto sessuale. Inoltre, il Professor Matteo Bassetti, direttore scientifico della Fondazione FILMI, pone l’accento su un problema sottovalutato: “Si usa sempre meno il preservativo, solo nel 69% dei casi”. Questo scenario evidenzia la criticità della situazione attuale e la necessità impellente di interventi educativi efficaci.
L'Evoluzione dell'Educazione Sessuale: Da Orientamento al Rischio a Approccio Olistico
Nel campo dell'educazione sessuale, due sono i modelli principalmente studiati. Un approccio è l’educazione sessuale orientata alla prevenzione dei rischi, noto come "risk-oriented sex education". L'altro è la Comprehensive Sexuality Education (CSE), un approccio olistico e positivo alla sessualità, che tiene in considerazione le differenze, i diritti umani e sessuali, e le identità. La CSE è un processo basato su un curricolo di insegnamento e apprendimento sugli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità. Non deve limitarsi a fornire informazioni scientifiche sulle malattie sessualmente trasmissibili, ma è fondamentale anche educare i giovani a una sessualità consapevole e responsabile, promuovendo il rispetto per sé stessi e per gli altri. Una maggiore consapevolezza sullo sviluppo psico-relazionale e sessuale, proprio e altrui, permette uno sviluppo individuale più sereno. L’educazione sessuale, pertanto, può essere attualmente intesa come un progetto educativo generale di sviluppo della personalità nella sua globalità e delle potenzialità di ognuno. Questo implica andare oltre la mera trasmissione di dati, per favorire la formazione di individui capaci di scelte libere e responsabili in ambito sessuale, per un corretto sviluppo e benessere psico-fisico.
Per quanto riguarda la valutazione degli interventi di educazione sessuale (SE), in letteratura sono stati identificati tre approcci: uno centrato sull’impatto e gli esiti, uno sull’implementazione e uno sul programma. Tuttavia, cercare di individuare una correlazione diretta tra la CSE e i suoi esiti è rischioso, poiché diversi fattori possono intervenire all’interno della pratica educativa e della vita della persona, concorrendo a un certo tipo di impatto. Pertanto, un tipo di valutazione coerente con il modello CSE dovrebbe focalizzarsi sulla qualità del programma e la sua implementazione, piuttosto che sugli esiti in termini di impatto sulle determinanti strettamente legate alla salute pubblica. Questo approccio riconosce la complessità della sessualità umana e l'influenza di numerosi elementi sulla sua espressione e sui suoi esiti.
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Il Contesto Italiano: Tra Disomogeneità e Necessità di Standard Nazionali
In Italia, contrariamente a quanto comunemente si può pensare, il dibattito sull’introduzione dell’educazione sessuale a scuola si è posto fin dai primi anni del secolo scorso. Già nel 1902 il Ministro della Pubblica Istruzione rispose a un’interrogazione in cui si chiedeva di introdurre negli ultimi anni delle scuole corsi di igiene sessuale per la prevenzione delle malattie veneree. Pochi anni dopo, in corrispondenza di un significativo aumento della diffusione di malattie a trasmissione sessuale, vennero date indicazioni per la prevenzione nelle scuole. Questo dimostra una consapevolezza storica della problematica, sebbene l'implementazione pratica sia rimasta spesso frammentata.
Oggi, l’Istituto superiore di sanità (ISS) e l'Università La Sapienza di Roma hanno effettuato una raccolta di riferimenti normativi e progetti di prevenzione e controllo delle IST presenti nelle regioni italiane, costituiti prevalentemente da Delibere delle giunte regionali o piani regionali di prevenzione. In alcune regioni i piani di prevenzione, sebbene presenti, sono spesso particolarmente carenti per quanto riguarda la pianificazione e l’implementazione di attività sulle IST o l’aggiornamento periodico dei documenti normativi. L’attuazione di tali progetti educativi in ambito scolastico è ugualmente eterogenea: alcune regioni sono molto attive nella stesura e messa in pratica delle attività educative (AE), mentre per altre pare che queste attività non siano presenti. Questa disomogeneità regionale è una delle criticità maggiori del sistema italiano.

I progetti rilevati avevano come obiettivo principale quello di comunicare a ragazzi e ragazze informazioni scientificamente corrette sulle IST, utilizzando un linguaggio semplice, facilitare l’adozione di comportamenti di prevenzione, fornire informazioni sui servizi sociosanitari disponibili sul territorio e sulle loro modalità di accesso. Spesso venivano coinvolti direttamente gli operatori dei consultori. La raccolta di buone pratiche presenti sul territorio italiano, condotta dall'ISS e dall'Università La Sapienza, aveva l’obiettivo di raccogliere informazioni relative alle attività educative svolte nelle scuole secondarie di I e II grado a partire dall’anno scolastico 2016-2017 fino al 2019-2020, in ambito di affettività, sessualità e prevenzione delle IST. La stragrande maggioranza delle AE rilevate (70%) sono state condotte da operatori ed operatrici appartenenti a associazioni di volontariato, enti del Terzo Settore o Organizzazioni Non Governative. La maggior parte delle schede raccolte provenivano dalle Regioni target del progetto, ovvero Lazio, Lombardia, Toscana e Puglia, seguite da Emilia-Romagna e Veneto. L’obiettivo comune alla maggior parte delle AE analizzate rientrava nella dimensione dell'informazione piuttosto che la formazione di alunni e alunne sulle tematiche degli stili di vita e la promozione di comportamenti sicuri, la prevenzione delle IST, l’affettività e la sessualità. Questo evidenzia una prevalenza di approcci che, pur fornendo dati importanti, potrebbero non essere sufficienti per un'educazione sessuale completa e trasformativa.
Attraverso l’utilizzo di un framework adattato a partire dagli strumenti SERAT e Inside&Out di UNESCO e IPPF, è stato possibile classificare le diverse AE in base al focus principale dell’intervento e all’approccio utilizzato: 62 (29%) sono state classificate come CSE e 157 (71%) come non-CSE. Le AE-CSE avevano una durata mediana di 3 giorni, mentre il 41% delle AE non-CSE consistevano in un singolo intervento. L’educazione alla sessualità rimane quindi molto legata a una tradizione di tipo sanitario basata sulla prevenzione dei rischi, con interventi sporadici e non continuativi. In particolare, si evidenzia una distribuzione disomogenea nelle diverse regioni della presenza di interventi di educazione alla sessualità, così come di documenti relativi alla pianificazione, implementazione e valutazione di queste attività o l’aggiornamento dei piani di prevenzione delle IST. Inoltre, la mancanza di uno standard nazionale e di linee guida condivise sulla SE permette la presenza di una grande diversità di providers che offrono questo tipo di intervento nelle scuole, e una prevalenza di enti afferenti al Terzo Settore e Organizzazioni Non Governative localizzate sul territorio in modo diseguale.
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Attori Chiave e Metodologie Efficaci: La Scuola come Centro Strategico
La scuola è un luogo strategico dove progettare interventi che vedano protagonisti gli adolescenti e i giovani in generale. Essa ha assunto nel tempo un ruolo fondamentale, non più solo come contesto di insegnamento/apprendimento ma anche come contesto di socializzazione, scambio culturale e interazione sociale, finalizzato alla mediazione tra contenuti e forme di cultura e tra stili di insegnamento/apprendimento, e alla pluralità di percorsi culturali. I fattori che sono stati identificati come maggiormente favorevoli per l’attuazione delle AE nelle scuole sono stati l’attivazione/protagonismo degli studenti e delle studentesse e la presentazione dei contenuti scientifici in un linguaggio diretto; tra le criticità, è stato evidenziato il limite di tempo all’interno dell’orario scolastico dedicato a queste attività.
Le metodologie più frequentemente utilizzate per la trasmissione dei contenuti riguardavano il coinvolgimento attivo dei partecipanti (lavori a piccoli gruppi/didattica attiva), seguito da lezioni frontali e incontri di peer education. Il modello privilegiato di molti progetti è risultato essere la Peer Education, adattata di volta in volta ai diversi contesti. La Peer Education è una metodologia che si basa sull’attivazione di percorsi di apprendimento e di conoscenza in grado di incidere a cascata nel contesto sociale di riferimento attraverso le abilità e le competenze sviluppate dai leader formati. Assumendo il ruolo di “esperti”, i leader tentano di indurre un cambiamento nelle conoscenze, atteggiamenti, norme, credenze e comportamenti dei loro colleghi e coetanei. Nel campo specifico dell’HIV/AIDS/IST, dove inevitabilmente si viene in contatto con il tema della sessualità, dell’affettività e delle relazioni, si assiste, nel gruppo dei pari, alla presenza di maggiori “permessi” nel raccontare e scambiare esperienze personali e nel proporre soluzioni rispetto a problematiche comportamentali ed emotive. Ciò rende l’azione formativa più “attrattiva” nei confronti del gruppo oltre che più efficace.
Un esempio virtuoso di questo approccio è rappresentato dal progetto "EduForIST" dell’Istituto Superiore di Sanità e dalle attività di Anlaids Lazio Onlus. Anlaids Lazio, da anni promuove, attraverso il Progetto nelle Scuole, l’informazione e la prevenzione sull’infezione da HIV e delle altre infezioni sessualmente trasmesse (IST). Tale Progetto, avviato la prima volta nell’anno 2003 con l’adesione di 12 Scuole Secondarie di Secondo grado, ha visto nel 2016/2017 l’adesione salire a oltre 50 Istituti della Regione Lazio. In tutti questi anni sono stati incontrati oltre 90.000 studenti. Nel tempo ci si è adattati all’evoluzione della scuola e di un’adolescenza che per definizione è dinamica e in continuo cambiamento. A conclusione dell’anno scolastico e sulla base dei dati raccolti dalla somministrazione dei pre e post test agli Studenti partecipanti sono state elaborati e pubblicati i risultanti dati statistici. Alcune Sezioni del Progetto sono state realizzate anche grazie alla collaborazione con altre Istituzioni, come ad esempio il Collegio Ipasvi di Roma, e altre associazioni che si occupano di Aids o istituzioni molto vicine alla tematica delle infezioni sessualmente trasmissibili. Da circa 3 anni sono state coinvolte anche le sedi di formazione universitaria e organizzate delle giornate di prevenzione all’interno di spazi universitari.
Al fine di raggiungere questo obiettivo, si ritiene utile non solo fornire le informazioni corrette mediante la consulenza di esperti, ma di coinvolgere attivamente Infermieri e studenti nell’opera di prevenzione e di educazione alla salute attraverso programmi specifici di informazione e formazione dei loro pari. Per fare ciò la figura professionale dell'Infermiere risulta centrale e deve essere attivamente coinvolta ed inserita nelle equipe multidisciplinari che si recano nelle scuole per gli interventi informativi ed educativi. Questo progetto si propone, con la consulenza e la collaborazione di Anlaids Lazio Onlus e con il sostegno della Fondazione ‘Insieme per vita agli anni’, di identificare e formare un pool di almeno 15 infermieri esperti nel rischio infettivo e di coinvolgerli attivamente nelle equipe multidisciplinari del progetto Scuole di Anlaids nella Regione Lazio, attraverso il modello della Peer Education, ossia l'insegnamento tra pari, con un programma di informazione e prevenzione rivolto sia agli studenti delle Scuole medie superiori che prevederà 200 incontri con circa 4000 studenti, ma anche una decina di incontri con circa un centinaio di studenti dei Corsi di Laurea in Infermieristica.
Le Malattie Sessualmente Trasmissibili più Diffuse e i Loro Impatti
Le malattie sessualmente trasmissibili (MST), note anche come infezioni sessualmente trasmissibili (IST), comprendono un insieme di infezioni di origine batterica, virale, parassitaria e fungina che si diffondono attraverso rapporti sessuali non protetti - vaginali, anali e orali - con individui infetti. Tra le infezioni batteriche troviamo la gonorrea, la sifilide, la clamidia e le infezioni da micoplasma o ureaplasma. Le infezioni virali includono invece l’HPV (virus del papilloma umano), l’HIV (virus dell’immunodeficienza umana), l’herpes genitale, l’epatite B e l’epatite C. I dati più recenti indicano un preoccupante aumento di alcune di queste infezioni: in Italia aumentano del 50% i casi di gonorrea, del 25% quelli di clamidia, del 20% quelli di sifilide, soprattutto tra i giovanissimi.
HIV e AIDS: Una Minaccia Costante
Dai dati statistico-epidemiologici e di letteratura occorre porre estrema attenzione alle infezioni trasmesse per via sessuale, e tra queste l'AIDS, soprattutto tra la popolazione giovanile. In Italia il virus colpisce maggiormente gli uomini delle donne e i giovani tra i 25 e i 29 anni. L’Hiv non accenna ad arretrare. Il numero di nuove infezioni è cristallizzato da circa 3 anni, come pure quello dei casi di Aids. Nel 2014 sono 3.695 le persone che hanno scoperto di essere Hiv-positive, un’incidenza pari a 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila abitanti. È quanto emerge dalla fotografia scattata dal Centro Operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità nell'anno 2014. Le modalità di trasmissione sono rappresentate nell’84% dei casi da rapporti sessuali senza preservativo, sia tra eterosessuali che tra maschi che fanno sesso con maschi. E la maggior parte dei pazienti (9 su 10) è seguita presso i centri clinici di malattie infettive ed è sottoposta a terapia antiretrovirale. Quanto a incidenza, il nostro Paese è al 12esimo posto nell’Unione europea. Le regioni che hanno mostrato valori più alti sono state il Lazio, la Lombardia e l’Emilia-Romagna. Il virus colpisce prevalentemente gli uomini, con il 79,6% dei casi nel 2014, mentre continua a diminuire l’incidenza delle nuove diagnosi nelle donne. L’età media per i primi è 39 anni, per le seconde 36 anni. La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione è dunque attribuibile a rapporti sessuali senza preservativo, che costituiscono l’84,1% di tutte le segnalazioni (maschi che fanno sesso con maschi 40,9%; eterosessuali maschi 26,3%; eterosessuali femmine 16,9%). Il 27,1% delle persone Hiv-positive è di nazionalità straniera. Più in dettaglio, nel 2014 l’incidenza è stata di 4,7 nuovi casi ogni 100 mila tra italiani residenti e di 19,2 nuovi casi ogni 100 mila tra stranieri residenti. Le incidenze più elevate tra stranieri sono state osservate nel Lazio, in Campania, in Sicilia e in Molise.
Sempre nel 2014, il 53,4% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv aveva un’infezione ‘antica’ nel tempo. Rispetto al 2013, comunque, questa percentuale sembra essere in diminuzione (era del 57,6%). In Umbria e nella Provincia autonoma di Trento l’esecuzione del test di avidità anticorpale, che permette di identificare le infezioni recenti, ha evidenziato che il 17,5% delle persone con una nuova diagnosi ha verosimilmente acquisito l’infezione nei 6 mesi precedenti. Nel 2014 sono stati diagnosticati 858 nuovi casi di Aids, pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100 mila residenti. Anche in questo caso, l’incidenza risulta stabile negli ultimi 3 anni. Diminuiscono i decessi delle persone malate. Ma a preoccupare è il fatto che poco meno di un quarto delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Da uno studio condotto su 12 centri clinici di malattie infettive campionati per essere rappresentativi della realtà italiana, risulta che il 90,9% delle persone con infezione da Hiv è seguito presso i centri clinici di malattie infettive; di questi, il 92,6% è in terapia antiretrovirale, e di questi l’85,4% ha raggiunto la soppressione virale. Insomma, siamo vicini all’obiettivo 90-90-90 fissato dall’OMS. Nel Lazio si stima che ci siano circa 26000 sieropositivi, mentre dal 2001 ad oggi si stimano oltre 8000 casi di Aids conclamato. Risulta di primaria importanza dunque porre particolare attenzione alla trasmissione delle infezioni per via sessuale, dando una corretta informazione soprattutto alla popolazione giovanile.
HPV: L'Infezione Spesso Sottovalutata
Una delle infezioni sessualmente trasmissibili più diffuse e sottovalutate è infatti proprio l’HPV (virus del papilloma umano). Un’indagine condotta nel 2024 dalla Fondazione Umberto Veronesi, tramite 1206 interviste online su un campione di giovani tra i 18 e i 29 anni, ha fatto emergere che solo il 60,8% dei giovani intervistati conosce l’HPV o pensa di sapere cosa sia. La percentuale più alta di chi dichiara di non aver mai sentito parlare di HPV (14%) si osserva tra i maschi tra i 18 e i 21 anni. L’HPV si trasmette facilmente con il contatto di cute e mucose, in particolare nel rapporto sessuale. Inoltre la vaccinazione può prevenire l’infezione di molti genotipi di HPV e può essere somministrata a ragazze e ragazzi a partire dall’età di 11 anni. Il vaccino è in grado di prevenire tumori che possono svilupparsi nel collo dell’utero, nella bocca, nell’ano e nel pene. Un altro aspetto cruciale nella lotta contro l’HPV è lo screening precoce tramite HPV test. Prevenire la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili e in particolare dell’HPV tra i giovani richiede interventi su più fronti.

I sintomi più frequenti delle infezioni sessualmente trasmesse includono secrezioni anomale dei genitali, dolore pelvico, comparsa di prurito e di lesioni nella regione dei genitali, dell’ano o della bocca, oltre a dolore e sanguinamento durante e dopo i rapporti sessuali. Le malattie trasmesse in questo modo possono generare tumori e provocare sterilità sia nella donna che nell’uomo. L’unico mezzo per evitare la trasmissione è quello dell’utilizzo del preservativo.
Superare il Tabù e Promuovere l'Alfabetizzazione Sanitaria
Il Professor Bassetti sottolinea che le infezioni tra i giovanissimi sono cresciute così tanto "Perché questo rimane un argomento tabù, con scarsa informazione nella popolazione generale. Molti giovani non sanno dove reperire informazioni accurate né dove eseguire i controlli necessari. Spesso non si recano regolarmente da specialisti come ginecologi o andrologi, e si affidano al web per informazioni, trovando fonti spesso inaffidabili e false". I genitori solitamente aspettano che siano i figli a rivolgere loro delle domande, a loro volta i ragazzi, spesso faticano a fare tali domande per l’imbarazzo che potrebbe comportare. La paura di essere giudicati o di porre quesiti “sbagliati” induce i giovani adolescenti, e non solo, a non confrontarsi né con le figure adulte di riferimento (genitori, insegnanti) né con i pari; i ragazzi e le ragazze cercano le risposte ai loro quesiti sui social, su Internet o su qualche blog spesso gestito da altri pari. Evitare la creazione di modelli relazionali rigidi e stereotipati è fondamentale. Queste e molte altre informazioni possono essere comprese dai giovani in un clima di fiducia e ascolto reciproco.
L’attività divulgativa è una parte importante dell’attività di FILMI, la Fondazione Italiana per lo studio e la Lotta alle Malattie Infettive Ets (FILMI). “L’alfabetizzazione sanitaria può portare un impatto sociale benefico sostenibile e duraturo nel tempo. Può sembrare banale ma le persone devono sapere come prevenire e chi consultare per curare adeguatamente le malattie. Tuttavia, ancora oggi, in molti non sono in grado di fare scelte davvero salutari”, conclude il prof. Un'iniziativa concreta proposta dalla Fondazione FILMI è quella di mettere a disposizione preservativi gratuiti nelle farmacie per ragazzi e ragazze under 20: “In Francia questo è già realtà per gli under 25”. Nel panorama Europeo l’Italia si posiziona molto male in merito all’educazione giovanile sulle malattie sessualmente trasmissibili.
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L'Approccio Olistico di Penta e il Coinvolgimento della Comunità
In Penta crediamo che la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale passi principalmente attraverso l’educazione, che è il mezzo più efficace per promuovere comportamenti consapevoli. I programmi di educazione alla salute sessuale, indirizzati a studenti, educatori, genitori, operatori sanitari, hanno l’obiettivo di favorire la consapevolezza dell’impatto che le infezioni sessualmente trasmissibili hanno sul benessere psicofisico dei giovani. Attraverso questi programmi, si punta a prevenire la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili, ma anche a formare una rete di educatori ed operatori sanitari capaci di accompagnare bambini e ragazzi nella loro crescita e nello sviluppo della loro sessualità. Grazie ad un team di esperti che operano a livello locale, vengono messi in campo interventi basati sulle più recenti evidenze scientifiche, attenti alle differenze culturali e orientati all’uguaglianza di genere.
I Programmi per le Scuole di Penta, attraverso interventi in ambito scolastico, forniscono agli studenti le conoscenze necessarie per prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili e lo stigma ad esse associato. Ci si impegna a migliorare la conoscenza, la salute e il benessere degli adolescenti, per consentire loro di intessere relazioni sane improntate sul rispetto reciproco.
- Scuole Secondarie di Primo Grado: Durante il corso vengono trattate tematiche quali: aspetti relazionali della sessualità, contraccezione e infezioni sessualmente trasmissibili. Oltre ad aumentare la conoscenza teorica su questi argomenti, il corso vuole favorire comportamenti basati sul rispetto reciproco, l’uguaglianza e la tolleranza.
- Scuole Secondarie di Secondo Grado - Sensibilizzazione sulle IST: Il programma mira ad aumentare le conoscenze di base sulle infezioni sessualmente trasmissibili e a combattere lo stigma che ancora pesa sulle persone che ne sono affette. Gli studenti vengono incoraggiati ad adottare stili di vita e scelte che aiutano a prevenire la diffusione di queste infezioni.
- Scuole Secondarie di Secondo Grado - Progetto CREA (Corpo Relazioni Emozioni in Adolescenza): È un programma olistico di educazione sessuale che si propone di stimolare nei ragazzi un pensiero critico sulla sessualità, che riguarda sia la sfera fisica che quella psichica ed emotiva. Per CREA è importante che i ragazzi compiano scelte libere e responsabili in ambito sessuale, per un corretto sviluppo e benessere psico-fisico.
Un famoso proverbio recita: “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”. Crediamo che tutte le figure adulte che entrano in relazione con i bambini e i ragazzi debbano contribuire alla loro educazione sessuale. Per questo sono stati sviluppati corsi indirizzati a genitori, operatori sanitari ed educatori. Questi corsi mirano ad aumentare nei partecipanti la consapevolezza di quanto sia importante accompagnare e sostenere i bambini e i ragazzi nello sviluppo di una sessualità positiva, fornendo loro strumenti educativi efficaci.
- Sex Talks: Accompagnare bambini e ragazzi nello sviluppo di una sessualità positiva (Corso per genitori ed educatori): Oggi gli adolescenti si avvicinano all’età adulta con un’idea confusa e spesso negativa della sessualità. In assenza di un’educazione sessuale efficace e di un dialogo aperto sulle tematiche sessuali, i ragazzi sono esposti a rischi pesanti per un sano sviluppo psico-fisico, come la violenza di genere e le gravidanze non desiderate. Esistono numerose evidenze scientifiche che dimostrano come un dialogo aperto sulle tematiche sessuali aiuta i bambini e i ragazzi a sviluppare competenze relazionali efficaci e ad adottare valori positivi quali il rispetto, l’inclusione e l’uguaglianza di genere.
- Corso per operatori sanitari: Lo sviluppo sessuale inizia durante l’infanzia, quando i bambini esplorano il loro corpo e interagiscono con i coetanei, costruendo così la loro identità sessuale. Gli operatori sanitari che lavorano a contatto con bambini, ragazzi e le loro famiglie sono chiamati a sostenere questo sviluppo attraverso un dialogo aperto sulla sessualità. I ragazzi e i loro genitori, qualora gliene venga data la possibilità, sono felici di potersi sentire supportati da professionisti sanitari nel dialogo sulle tematiche sessuali. Questo è vero a maggior ragione per quei bambini e ragazzi affetti da patologie che impattano sulla sfera sessuale.
I progetti di coinvolgimento giovanile, come il GRUPPO WIP (Work In Progress) di Penta, che è un gruppo di giovani che si impegna a diffondere un’informazione corretta e affidabile per favorire un atteggiamento di inclusione e tolleranza, sono esempi di come i giovani possano essere protagonisti attivi nel proprio percorso educativo.

Il Modello Svizzero: Un Esempio di Copertura Universale
Un approccio lungimirante è quello adottato dalla Confederazione Svizzera, che sostiene l'educazione sessuale in tutto il paese. Bambini e adolescenti che hanno beneficiato di un'educazione sessuale si proteggono meglio da infezioni sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate. E si sviluppano in modo più sano. L'educazione sessuale fornisce un contributo importante alla prevenzione di infezioni sessualmente trasmissibili, gravidanze di adolescenti e violenza sessuale. Tutti i bambini e gli adolescenti in Svizzera hanno il diritto all'educazione sessuale. L'accesso alle conoscenze attuali e la formazione di competenze promuove il loro sviluppo sano e contribuisce a prevenire la violenza sessuale e le malattie. L'educazione sessuale costituisce la base per la promozione della salute sessuale. Essa dovrebbe iniziare nella famiglia e proseguire a scuola a scopo di prevenzione e per garantire le pari opportunità. La prevenzione di infezioni sessuali, violenza sessuale e la tutela della salute sono di interesse pubblico. L'obiettivo a livello nazionale, espresso nel Programma nazionale (NAPS) "Stop all’HIV, ai virus dell’epatite B e dell’epatite C e alle infezioni sessualmente trasmesse", è fare in modo che entro il 2030 non vi siano più trasmissioni dell’HIV e dell’epatite B e C in Svizzera. Anche il numero delle altre IST dovrà diminuire. Questo modello dimostra come un impegno statale coordinato e l'universalità dell'accesso all'educazione sessuale possano generare impatti significativi sulla salute pubblica e sul benessere giovanile.