L'impatto della restrizione all'aborto negli Stati Uniti: tra crisi sanitaria e cambiamenti normativi

A più di due anni da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la sentenza che proteggeva il diritto federale all’aborto, i divieti che i vari stati a guida repubblicana hanno implementato per le interruzioni di gravidanza stanno costringendo i medici a fornire cure mediche inferiori agli standard, come dimostra una nuova ricerca pubblicata dall’Advancing New Standards in Reproductive Health che ha sede presso l’Università della California, a San Francisco.

mappa degli stati americani con diverse legislazioni sull'aborto

La nuova realtà clinica e l'impatto sui pazienti

La domanda che si sono posti i ricercatori era se i cambiamenti iniziali fossero legati allo shock per i nuovi cambi di legge o se i protocolli clinici sarebbero riusciti ad adattarsi. La risposta emersa è scoraggiante: i casi orribili non stanno scomparendo. A livello nazionale, i medici hanno affermato in modo concorde che le eccezioni a questi divieti sono spesso formulate in modo vago e confuso, rendendole difficili da implementare. Idealmente, se i medici si accorgono che una donna sta rischiando un’emergenza medica, dovrebbero agire il più rapidamente possibile, ma a causa di queste leggi non è possibile fare nulla prima che la situazione peggiori, a volte in modo irrimediabile.

Un medico ha riferito che il personale di un ospedale si è rifiutato di aiutare una donna che aveva dei fortissimi dolori causati da un aborto spontaneo. Parallelamente, il trapianto di fegato di un’altra donna è stato annullato dopo che i medici hanno scoperto che era incinta, nonostante la gravidanza fosse indesiderata. Le donne nere e ispaniche sono rappresentate in modo sproporzionato in questo scenario, confermando studi precedenti che indicano come queste categorie abbiano maggiori probabilità di ricevere cure inferiori agli standard. Anche i soggetti collegati al sistema carcerario affrontano ostacoli insormontabili: una quindicenne detenuta ha dovuto portare a termine la gravidanza perché nel suo stato non poteva abortire, mentre a una donna in libertà condizionale è stato negato il permesso di uscire per abortire.

Il declino delle strutture e la crisi di Planned Parenthood

Almeno 43 cliniche negli Stati Uniti hanno smesso di offrire aborti da quando la Corte Suprema ha revocato il diritto nazionale. La Jackson Women's Health Organization, nota anche come Pink House, centro nevralgico della battaglia legale, ha chiuso il 7 luglio dopo essere stata l'unico presidio in Mississippi. Il numero di pazienti di Planned Parenthood si è ridotto drasticamente rispetto agli anni Novanta, passando da 5 milioni per 900 cliniche a 2,1 milioni per 600 cliniche oggi.

Negli Usa si abortisce sempre meno.

Nonostante l’aumento dei fondi e delle donazioni - 498 milioni di dollari nel solo 2022 - una parte significativa di queste risorse viene destinata alla battaglia legale e politica per il mantenimento del diritto all’aborto piuttosto che all’assistenza clinica diretta. Il New York Times ha riportato testimonianze di pazienti che hanno denunciato aborti falliti, dispositivi intrauterini smarriti e personale poco formato, a causa di una gestione che privilegia la missione politica rispetto alla qualità del servizio sanitario.

La controversia degli "aborti tardivi"

In Colorado, la chiusura della Boulder Abortion Clinic, guidata per 50 anni dal dottor Warren Hern, ha segnato la fine di un'era per la pratica degli aborti tardivi. Hern ha confessato di aver effettuato interruzioni fino a 32 settimane, basandosi esclusivamente sulla "volontà della madre" indipendentemente dall'età gestazionale. Alcune pazienti definiscono apertamente l'atto come "eutanasia", specialmente in presenza di anomalie fetali letali. Secondo i CDC, nel 2021 si sono verificati 6.000 aborti oltre le 21 settimane, un numero che oggi, secondo le stime del Guttmacher Institute, potrebbe superare i 10.000 casi su un milione di interruzioni totali registrate nel 2024.

L'ascesa dell'aborto farmacologico e il ruolo della FDA

Il segretario alla Salute e ai Servizi Umani, Robert F. Kennedy Jr., ha ordinato alla FDA una revisione completa della regolamentazione sulla pillola abortiva mifepristone. Uno studio dell'Ethics and Public Policy Center ha rilevato che oltre l'11% delle donne che hanno assunto il farmaco ha subito complicazioni gravi, tra cui sepsi ed emorragie, entro 45 giorni. Nonostante le restrizioni, il numero di interruzioni di gravidanza negli Stati Uniti è in aumento, trainato proprio dall'aborto farmacologico, che ora rappresenta circa il 63% di tutte le procedure.

L’America ha sostituito lo slogan “safe, legal and rare” con “safe, legal and accessible”. Tuttavia, i dati certificano che la sentenza Dobbs non ha ridotto il ricorso all'aborto, ma ha spostato la geografia della pratica verso stati più permissivi o verso il mercato nero della telemedicina.

grafico che mostra l'aumento dell'aborto farmacologico negli Stati Uniti

La battaglia politica e le prospettive future

Nella sentenza del 24 giugno 2022 (Dobbs contro Jackson Women's Health Organization), la Corte Suprema ha ribaltato la Roe v. Wade del 1973, restituendo l'autorità normativa ai singoli stati. Mentre stati come il Tennessee o l'Arkansas hanno cercato di chiarire le eccezioni per le emergenze mediche, altri stati come la California e il Colorado hanno rafforzato le tutele costituzionali. La professoressa Sara De Vido, esperta in diritti internazionali, osserva come la decisione abbia ignorato il principio di autodeterminazione, trasformando i confini statali in barriere invalicabili.

La Chiesa cattolica e i movimenti pro-life vedono nella decisione di Dobbs un'opportunità per proteggere la vita dal concepimento, promuovendo iniziative di accompagnamento come “Camminare con le mamme nel bisogno”. Eppure, la complessità del panorama americano rimane: da una parte la spinta verso la protezione legale dell'autonomia corporea, dall'altra la resistenza di stati conservatori che vedono nell'aborto una violazione di un sacro diritto alla vita, creando di fatto un Paese spaccato tra "deserti" e "paradisi" dell'aborto.

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