Le Architetture del Razionalismo e le Case Popolari di Fertilia: Dalla Bonifica Fascista all'Accoglienza Giuliano-Dalmata e ai Piani di Riqualificazione

Fertilia emerge come una delle città di fondazione realizzate durante il fascismo e la sua vicenda inizia nel 1933 con la bonifica integrale della Nurra da parte dell'Ente di Colonizzazione Ferrarese, successivamente divenuto Ente sardo di colonizzazione. Questo piccolo centro razionalista, situato di fronte alla catalana Alghero, è stato una città-laboratorio del Novecento e conserva le tracce delle grandi questioni del secolo breve, quali architetture di regime, trasformazioni antropiche del territorio, politiche di memoria e di rimozione, flussi migratori, processi di riforma fondiaria, contaminazione culturale, politiche di accoglienza e integrazione. Le diverse culture che nel corso del tempo si sono succedute e sovrapposte - sarda, catalana, ferrarese, giuliano-dalmata - hanno lasciato un deposito di memoria che necessita di uno studio stratigrafico articolato. La toponomastica del luogo, con vie intitolate a Fiume, Pola, Cherso, Orsera, Rovigno, Trieste, Dignano, Zara e Parenzo, così come la colonna in travertino sul lungomare con la scritta «Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraterna gli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia», fornisce gli strumenti per intraprendere un primo percorso di decodifica delle vicende di questa comunità complessa. L'esperienza di Fertilia, dalle sue case popolari originarie ispirate al razionalismo fino agli interventi moderni di riqualificazione, incarna la continua evoluzione del diritto all'abitare in un contesto di profonde trasformazioni sociali e storiche.

Le Radici Profonde: Bonifica e Colonizzazione della Nurra

L'interesse per la zona della Nurra risale almeno al 1898 con la bonifica dello stagno del Calik, realizzata con la manodopera dei forzati, per continuare con i villaggi operai posti sulla strada tra Alghero e Porto Conte e l'azienda agricola Barezza, legata al lago artificiale di Baratz, entrambi del 1927. Era l’inizio del processo di edificazione del comprensorio in cui sarebbe sorta l’attuale Fertilia: la storia locale improvvisamente si lega a quella nazionale, la periferia di regime si congiunge al centro. Il 26 maggio 1927, con il Discorso dell’Ascensione, Mussolini pose le basi del riassetto amministrativo e fisico del territorio che prevedeva la fondazione di centri rurali. Con la “legge Mussolini” del 1928, poi, venne avviata la colonizzazione e il risanamento di alcune aree del Paese. In tutta Italia iniziava la bonifica integrale: la penisola divenne un “cantiere fumante” in cui nuovi enti statali, parastatali e privati furono protagonisti di una metamorfosi del paesaggio senza precedenti. In Sardegna, negli stessi anni in cui l’ONC (Opera Nazionale Combattenti) aveva iniziato l’intervento nell’Agro Pontino, nacquero tre distinti piani di colonizzazione avviati da soggetti diversi, che portarono alla fondazione di Mussolinia (ora Arborea), Fertilia nella Nurra e Carbonia nel Sulcis.

Questo contesto vide l’Ente Ferrarese di Colonizzazione, istituito il 7 ottobre 1933, divenire l’artefice di uno degli episodi più interessanti nel panorama delle città di fondazione. Il territorio estense era un coacervo di diseredati e di misérables, l’inopia caratterizzava larghi strati della popolazione rurale. Le contingenze storiche - la politica deflazionistica avviata nel 1927, il tentativo di portare il cambio sterlina-lira a «quota 90» e la crisi globale nata col crollo della borsa newyorkese dell’ottobre 1929 -, accentuarono gli squilibri sociali. A livello locale si registrarono i fallimenti di numerose banche e casse rurali, compreso il Piccolo credito di Giovanni Grosoli, la principale banca cattolica della provincia, nonché la Società Bonifiche Terreni Ferraresi, protagonista delle grandi opere di prosciugamento di fine ’800. Ecco che la Sardegna si collegò idealmente a Ferrara, ne divenne una propaggine insulare, una meta esotica distante nel tempo e nello spazio, lontana dall’immaginario dei contadini, per taluni un sogno di evasione o semplicemente un approdo per iniziar una nuova vita.

Mappa storica della bonifica della Nurra e del percorso dei coloni Ferraresi

La Nurra all’inizio degli anni Trenta era una landa acquitrinosa, infestata dalla malaria, isolata e spopolata, ai confini del mondo. «È un curioso paesaggio, nuovo e morto allo stesso tempo, quello che si distende ai nostri occhi in questa zona velocemente trasformata, dove s’indovina la natura refrattaria all’arrivo troppo rapido degli uomini». I progetti di risanamento e ripopolamento vennero affidati all’Ente di colonizzazione voluto da Mario Ascione, in sinergia col Commissariato per le migrazioni e la colonizzazione interna e l’INPS, che fornì i capitali necessari per l’acquisto dei terreni. Il 10 giugno 1935, Benito Mussolini, nel suo viaggio in Sardegna, arrivò presso la Baia di Porto Conte per una veloce visita della Nurra. Gli furono mostrati i risultati ottenuti tra il 1933 e il 1935, dopo due anni dalla fondazione dell’Ente ferrarese: erano stati risanati 6.000 ettari di terreno grazie all’impiego dei ferraresi trasferiti a singhiozzo nella regione desertica e ventosa. Nel marzo 1936 fu inaugurato il primo lotto di lavori comprendente la realizzazione di cento poderi, l’esecuzione di strade principali e poderali, di opere di carattere irriguo, fondiario e infrastrutturale. La superficie occupata nel 1938 era già di 12.000 ettari sui quali erano stati sistemati 115 poderi e 100 case coloniche, mentre le aziende agricole con poderi sperimentali erano 15. La popolazione della zona ammontava allora a 513 persone, tra il 1934 e il 1938 si erano registrati 29 matrimoni, 56 nascite e 3 morti.

Fertilia prima di Fertilia è questo dipinto che rimanda ai Macchiaioli ottocenteschi: scene di vita quotidiana in campagna, terre brulle, battute dal vento, pennellate larghe e brevi, macchie di colore e di chiaroscuro che lasciano trasparire luci e ombre di una popolazione rurale déracinée che dovette confrontarsi con la malaria stagnante e la miseria della pianura sarda. Un colono ferrarese ricorda: «Qua era tutta palude. Serviva gente che sapesse lavorare la terra per bonificare queste zone. E hanno preso i ferraresi. Questo è l’inizio di tutto». Ancora un'altra testimonianza riporta: «Abbiamo preso il treno credo a Ferrara e da lì fino a Civitavecchia, ma di questi viaggi non ricordo niente. Ricordo quando ci siamo imbarcati a Civitavecchia. Lì abbiamo preso una nave, ricordo che io e i miei fratelli volevamo sempre vedere il mare perché da noi, nel ferrarese, il mare non si vedeva. Siamo arrivati a Olbia. Da lì ci hanno messi su un altro treno e ci hanno portato ad Alghero. Ad Alghero non c’era niente, c’era solo la stazione. Da Olbia ad Alghero era il deserto, c’era solo il treno che passava su questa ferrovia e attorno una zona praticamente deserta, paludosa, con acqua stagnante, infatti ricordo gli uomini che dicevano “Ma qui ci portano al mare! Ma qui ci portano al mare!”, perché davvero sembrava che il treno andasse sopra il mare, dato che attorno era tutto acqua e palude.» Questo ritratto vivido sottolinea le aspettative e le dure realtà che i coloni affrontarono.

Lo Sviluppo Urbanistico e le Architetture del Razionalismo nel Ventennio

Il rito di fondazione di Fertilia con la posa della prima pietra della Casa del Fascio, alla presenza del sottosegretariato alla bonifica Canelli, avvenne nel marzo del 1936; Fertilia era l’ultima città del Duce: «ultima venuta tra fra le città del Fascismo, sarà una delle più belle: essa assommerà l’esperienza urbanistica di tutti questi anni ed esprimerà, nel linguaggio del nostro tempo, la rinata potenza della Patria». Il piano urbanistico, predisposto nel 1935 dall'ingegnere Arturo Miraglia, era basato sul modello della città diffusa nel territorio, ripreso dalle esperienze inglesi della città giardino, ma successivamente fu affidato l'incarico per un nuovo piano a quattro architetti raggruppati sotto la sigla 2PST (Concezio Petrucci, Emanuele Filiberto Paolini, Riccardo Silenzi, Mario Tufaroli Luciano). Il piano urbanistico del 1935 dell’ingegnere Arturo Miraglia non fu realizzato, non era confacente all’ideologia di regime: siamo nel mezzo del dibattito estetico e stilistico sull’architettura “arte di stato”, con il relativo scontro tra correnti interne, architetti e Mussolini.

L'unico edificio di Miraglia realmente costruito tra il 1935 e il 1936, anno della inaugurazione del nuovo insediamento, è la scuola elementare, intitolata a Rosa Maltoni Mussolini, che risente di richiami precisi ad esperienze internazionali e ricorre all'uso di volumi con linee curve e a finestre a nastro con fasce di mattoni alternate a fasce di intonaco. Questa architettura rappresenta un esempio significativo di un primo approccio al razionalismo, caratterizzato da un linguaggio formale innovativo e una chiara funzionalità.

Il nuovo strumento di pianificazione, approvato nel 1937, usava lo schema semicircolare di Miraglia quale spunto iniziale, affiancandogli però una maglia ortogonale con una separazione netta degli spazi pubblici relativi ai tre ambiti religioso, civico e commerciale. Anche la parte residenziale passava dalla proposta di case disseminate nel verde ad un nucleo autonomo, peraltro mai realizzato. Mario Ascione, responsabile della bonifica della Nurra, affidò l’incarico a uno studio gradito a Mussolini: il gruppo 2PTS (Paolini, Petrucci, Tufaroli, Silenzi), già vittorioso nel concorso di Aprilia e incaricato per quello di Pomezia, seppe interpretare il clima culturale che si respirava in Italia. Questo progetto venne approvato nel 1937 e fu realizzato tra il 1939 e il 1941 con l’edificazione del Palazzo Comunale con la Torre Littoria, della Casa del Fascio, dell’albergo, dell’edificio postale, della chiesa parrocchiale, della caserma dei carabinieri e della milizia, della sede degli uffici di bonifica.

Progetto urbanistico di Fertilia (1937) e principali edifici del centro

Le altre architetture sono invece nettamente differenti e più tradizionali rispetto alla scuola di Miraglia, a cominciare dalla chiesa che riprende il modello dell'edificio già costruito dallo stesso gruppo 2PST ad Aprilia, una delle città nuove dell'Agro Pontino. Presenta una facciata chiusa da un profondo incavo che include l'ingresso e una vetrata, e viene raccordata a due elementi simmetrici più bassi mediante archi disposti su linee curve. L'alto campanile fu aggiunto solo nel 1955. L'edificio è situato in una piazza ed è il fulcro visivo della strada principale. Questa strada attraversa tutto il centro ed è fiancheggiata da edifici a portico che in prossimità del mare si aprono in uno spazio prospiciente la casa comunale, anch'essa dai volumi netti e squadrati, il dopolavoro, l'albergo. Tutti gli edifici principali di Fertilia utilizzano il mattone a vista o intonacato e la pietra, riprendendo elementi formali assai diffusi nel Ventennio fascista e presenti anche nelle città di fondazione dell'Agro Pontino. I lavori continuarono, prima di bloccarsi nel 1942 per la situazione sempre più tragica della seconda guerra mondiale, e furono ripresi soltanto negli anni cinquanta. Fertilia rimase incompiuta e semidisabitata diventando l’immagine dei fallimenti del regime. I coloni continuarono a tener saldi i propri legami, a coltivare la propria cultura, a trasmettere le tradizioni di padre in figlio. La fondazione di una città è sempre il risvolto di un disegno politico, di potere, la traduzione reale di un atto di imperio, d’autorità. Le esigenze collettive non sempre collimano con quelle del fondatore e dei luoghi soggetti a rivoluzioni coercitive. Le città del Duce conservano le esperienze architettoniche e sociali di un preciso momento storico, sono il risultato di contraddizioni e sviluppi non sempre lineari a cui il Novecento ci ha abituato, anche terminato il fascismo.

3 OPERE DEL RAZIONALISMO ITALIANO ANNI 30.

Fertilia "Istriana": Un Nuovo Capitolo di Accoglienza Post-Bellica

Dopo l'interruzione dei lavori dovuta al conflitto mondiale, l'insediamento di Fertilia si preparò ad accogliere i profughi dalle terre italiane passate a quella che frattanto era divenuta la repubblica federativa di Jugoslavia, inserita nell'orbita sovietica. A margine di un recente intervento del sottoscritto, in qualità di storico economico, avvenuto presso il cinema Anteo di Milano, per la presentazione dello splendido e toccante documentario dal titolo “Fertilia istriana” di Cristina Mantis, scritto da Francesca Angeleri e Daniela Piu, si desidera rimarcare alcuni, importanti passaggi che diedero vita a questa esperienza di un borgo “rivitalizzato” dalla presenza di un significativo gruppo di esuli giuliano dalmati. Si tratta, per la precisione, di due momenti centrali che stanno alla base della “nuova vita” di quella che, di li a poco, diventerà la “Fertilia dei giuliani”, dopo essere stata, negli anni Venti e Trenta, centro delle bonifiche fasciste.

La prima data da ricordare è il gennaio 1948, quando l’”Arena di Pola” uscì con un titolo emblematico, pieno di speranza e di prospettive per un popolo, quello giuliano dalmata, che stava vivendo, contemporaneamente, l’atrocità delle foibe, il dramma dell’Esodo e la dura e vergognosa realtà dei campi profughi. Si trattava, per l’esattezza, del dorso, in prima pagina, avente come intestazione la “Costituzione dell’ente giuliano per la Sardegna”. Si apriva, sostanzialmente, per gli esuli, un campo di lavoro, “in un ambiente molto simile alla loro realtà”. Questo è stato possibile grazie alla costituzione di un Comitato promotore, con la rappresentanza di vari interessi e, soprattutto, di quelli dei lavoratori e dei profughi. Per la precisione i componenti di tale comitato erano due di nomina governativa, cui si dovevano aggiungere il presidente dell’Istituto Autonomo case popolari di Venezia (per la questione immobili) ed alcuni tecnici tra cui De Brti, capogabinetto di Saragat (Presidente del Consiglio). Il comitato promotore operava assieme all’assemblea dei partecipanti, composta dai profughi. Tale comitato aveva fissati, come punti inderogabili, lo sviluppo dell’attività dei pescatori e la costituzione di una cooperativa con seri intenti e piani d’azione concreti. Nello stesso, importante, articolo, si faceva riferimento anche agli indispensabili aiuti ed interventi di industriali privati con l’appoggio del governo. Intervento che si sarebbe potuto concretizzare con un’incisiva azione del costituendo comitato presso i giuliani emigrati in America, appoggiata da don Luigi Sturzo, e con l’implementazione della ricostruzione delle industrie degli esuli nel Goriziano (di cui, purtroppo, non se ne fece nulla per gli alti tassi d’interesse imposti dalle banche ed i cui finanziamenti, invece, serviranno, con il beneplacito dei governi De Gasperi dell’epoca, all’industrializzazione del Trentino).

All’istituzione, sulla carta, del comitato, seguiva, nel concreto, il c.d. “Piano del Gruppo Pescatori ed Armatori Istriano” con cui si manifestava la volontà di 11 dei 17 pescherecci giuliani di trasferire la loro organizzazione da Venezia a Fertilia per la pesca. Il gruppo, quindi, presentava la richiesta al governo di un contributo per le grandi spese di trasferimento e primo impianto, con forti premi di assicurazione dei natanti. L’esecutivo, dal canto suo, si era da subito mostrato favorevole. In questo modo il contributo governativo avrebbe permesso, cosa che realmente avvenne, il riscatto dell’”Ente Sardo di colonizzazione dei fabbricati di Fertilia” che passava all’ “Ente Giuliano per la Sardegna” in vista di un auspicato indennizzo “pari al valore degli immobili lasciati dagli istriani nei territori ceduti” (indennizzo che mai venne corrisposto). È importante, poi, rimarcare come l’iniziativa di Fertilia veniva auspicata ed appoggiata dalla Chiesa istriana in esilio, nella persona dell’indimenticato vescovo di Rovigno, mons. Santin, il quale, in una lettera natalizia rivolta agli esuli scriveva con speranza dell’”avvenuta fine della pratica per Fertilia”.

La colonna commemorativa degli esuli giuliano-dalmati a Fertilia

Dal dire al fare. Un secondo, interessantissimo articolo, sempre dell’Arena di Pola, del febbraio 1948, rilevava i costi e le conseguenze socio-economiche dell’iniziativa. Le imbarcazioni pronte per partire alla volta di Alghero appartenevano ai pescatori ed armatori rovignesi, parenzani, isolani e polesani: Presden; Grego, Giorico, Bacchetti, Velcich, e Utmar. Con una misera sovvenzione governativa di appena venti milioni di lire si era provveduto all’acquisto delle reti. Alcuni funzionari governativi, poi, tramite la Prefettura di Sassari, avevano effettuato sopralluoghi in Sardegna per constatare pescosità, abitabilità e possibilità di smercio. L’attività peschereccia doveva essere svolta usando i principali mezzi conosciuti come “saccaleva”, “coccia”, “parangal” e “crudo”. La preoccupazione, però, risiedeva, nello smercio del pesce. Molto interessante è sapere che un’apposita imbarcazione, di proprietà della famiglia Rocco, attrezzata di un apposito frigorifero, e di uno stivaggio adeguato, avrebbe avuto il compito di portare la merce a Civitavecchia, Livorno e Genova. L’Unione Pescatori Giuliani dal canto suo avrebbe effettuato degli esperimenti per attrezzature conserviere e per l’installazione di un grande frigorifero tra Olbia e Fertilia e di un grande centro pescherecci ad Olbia. Con riferimento alla pesca si ribadiva l’importanza delle attività sussidiarie alle aragoste ed alla sperimentazione della pesca del tonno. Al momento la vera grande preoccupazione consisteva nella sistemazione di una mole così rilevante di pesce. Preoccupazione ben presto risolta dalla vicinanza del borgo a Sassari, ad Alghero ed alle grandi vie di comunicazione. Al momento si trovava a Fertilia una forza produttiva di 170 persone per cui la Commissione di Assistenza Pontificia aveva assicurato brande, coperte e vitto per tutto il periodo di assestamento, con il prefetto di Sassari convolato a Roma per ottenere nuovi fondi per gli alloggi occorrenti. Questa saturazione di spazi pubblici del ricordo non deve far passare in secondo piano, però, le tante difficoltà di integrazione e accettazione della comunità istriana nel contesto sociale di destinazione.

La Memoria Stratificata e la Toponomastica di Fertilia

La "metropolitana della memoria" ci consente di soffermarci per un istante alla stazione di Fertilia prima di Fertilia: attraverso la voce degli ultimi ferraresi di Sardegna è possibile vedere un paese che non era un paese, un luogo con una nuova identità ma non ancora cristallizzatasi e destinata a mutare e a confondersi. Di lì a poco sarebbero arrivati altri italiani di confine a mescolare le carte e a dar vita ad un melting-pot tanto originale quanto affascinante. Poi la Riforma agraria, la creazione dell’ETFAS (Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna), e nuove trasformazioni territoriali.

La storia di Fertilia è un esempio eloquente di come le politiche di pianificazione territoriale e urbana si intreccino con le vicende umane e i drammi storici. Le diverse culture che si sono succedute e sovrapposte hanno lasciato un "deposito di memoria" che rende Fertilia un luogo unico per comprendere le dinamiche del Novecento italiano. La toponomastica del luogo, come già accennato, ci fornisce gli strumenti per intraprendere un primo percorso di decodifica delle vicende della comunità: la colonna in travertino, sul lungomare, col leone di San Marco all’estremità e la scritta «Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraterna gli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia», così come la presenza di vie intitolate a Fiume, Pola, Cherso, Orsera, Rovigno, Trieste, Dignano, Zara, Parenzo, sono una chiara manifestazione delle politiche culturali concretizzatesi nel secondo dopoguerra dopo l’arrivo, soprattutto tra 1948 e 1952, di oltre 500 “nuovi abitanti”.

Targa stradale di Fertilia con nome di città giuliano-dalmata

Per una rassegna degli studi sulla storia e l'architettura di Fertilia, una bibliografia è disponibile nella scheda relativa nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca del 2001. Tra le opere fondamentali figurano R. Mariani, Fascismo e "città nuove", Milano, Feltrinelli, 1976; R. Martinelli-L. Nuti, "Le città nuove del ventennio da Mussolinia a Carbonia", in Le città di fondazione, Venezia, Marsilio, 1978, pp. 271-93; Fertilia: un'ipotesi di recupero del moderno, Alghero, 1995; G. Peghin-E. Zoagli, "Fertilia: storia e fondazione di una città moderna", in Le città di fondazione in Sardegna, a cura di A. Lino, Cagliari, Cuec, 1998, pp. 164-176; F. Masala, Architettura dall’Unità d’Italia alla fine del '900, Nuoro, Ilisso, 2001, schede 112-113; e Città di fondazione italiane 1928-1942, Latina, Novecento, 2005.

La Riqualificazione dell'Edilizia Residenziale Pubblica: Nuove Prospettive per le Case Popolari in Sardegna

L'esperienza di Fertilia si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l'edilizia residenziale pubblica e la sua evoluzione nel tempo. Oggi, l'emergenza abitativa e gli assegnatari in attesa di alloggio sono tra i punti in cima all’agenda delle politiche regionali. Parte anche ad Alghero il piano straordinario RinnovArea per la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica. Domani, venerdì 27, nel quartiere Sant’Agostino sarà inaugurato il primo cantiere cittadino inserito nel programma regionale da 300 milioni di euro, dedicato al recupero e alla messa in sicurezza del patrimonio abitativo. «Si tratta del quarto cantiere avviato nel giro di sole due settimane - sottolinea l’assessore dei lavori pubblici Antonio Piu -. Quello di Alghero interessa edifici degli anni Cinquanta, fabbricati di interesse storico. L’obiettivo è restituire dignità agli edifici, riqualificare il quartiere e garantire una migliore qualità dell’abitare ai residenti». Il progetto, dal valore complessivo di 1,5 milioni di euro, coinvolge 21 fabbricati storici vincolati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, distribuiti tra via Veneto, largo Ballero, largo Costantino, via Sant’Agostino, via Satta e via Era.

Tutti gli interventi riguarderanno gli edifici residenziali di proprietà dell’Azienda regionale per l’edilizia abitativa (Area) e i vani scala condominiali del quartiere, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza strutturale, risanare le criticità edilizie e tutelare il valore storico-architettonico degli immobili. Nello specifico, gli interventi prevedono il consolidamento strutturale degli edifici, con il risanamento dei solai a rischio, la ricostruzione di travi e cordoli, il rinforzo delle strutture portanti e la riparazione delle murature lesionate. In alcuni appartamenti sarà inoltre effettuata la ristrutturazione completa dei bagni, con sostituzione di impianti e rivestimenti, mentre sono previsti lavori anche sulle coperture e sui sistemi di smaltimento delle acque piovane.

Infografica: Piani di investimento e distribuzione degli alloggi recuperati in Sardegna

Quello di Alghero è uno dei primi interventi del piano RinnovArea, che prevede cantieri in tutta la Sardegna. Entro metà aprile partiranno nuovi lavori a Oristano, Carbonia, Sant’Antioco, Iglesias, Quartu Sant’Elena, Sanluri, San Gavino e Villacidro. Il programma si inserisce in un più ampio piano straordinario da 300 milioni di euro per il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, finanziato in gran parte attraverso l’Accordo per la Coesione 2021-2027. Le risorse sono distribuite tra i territori sulla base del numero di alloggi, con interventi programmati di manutenzione ordinaria e straordinaria in tutta l’isola.

Sono 249 gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sottratti al degrado e restituiti alle graduatorie comunali nel 2025. Il piano di rientro negli immobili “vuoti”, sparsi su tutto il territorio regionale, ha visto una stretta sinergia tra l'assessorato ai Lavori Pubblici e Area, permettendo di superare le lungaggini burocratiche e i blocchi dovuti alla mancanza di manutenzione. Da Sassari a Cagliari, passando per il Sulcis, l'operazione punta a garantire il diritto fondamentale all'abitare come pilastro della coesione sociale. «L’emergenza abitativa e gli assegnatari in attesa di alloggio sono tra i punti in cima all’agenda - spiega l’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu - per questo, tra le prime iniziative, abbiamo fatto una ricognizione degli alloggi liberi e che richiedevano interventi di manutenzione per poter essere assegnati. Grazie a questo lavoro abbiamo oggi 249 alloggi in più da poter assegnare». Si tratta di quegli immobili, così detti di risulta, tornati nella disponibilità di Area a seguito di diversi eventi (morte dell’assegnatario, riconsegna dell’alloggio da parte dell’assegnatario ecc.), sui quali l’Azienda effettua interventi di manutenzione prima che gli alloggi vengano consegnati a nuovi nuclei familiari in graduatoria.

I Dettagli del Recupero e la Distribuzione Geografica

Rispetto al 2024, nel 2025 l’azienda ha incrementato del 60% il numero degli alloggi di risulta messi a disposizione delle graduatorie, i quali sono passati da 159 a 249 unità. «L’Azienda ha centinaia di alloggi vuoti, sparsi su tutto il territorio regionale - spiega l’amministratore unico di Area Matteo Sestu - molti di questi sono inutilizzati da anni perché hanno bisogno di interventi manutentivi importanti. Abbiamo quindi avviato un programma specifico per il loro recupero. Inoltre, attraverso una delibera approvata lo scorso anno, abbiamo deciso di mettere a disposizione delle graduatorie anche quegli alloggi che avevano bisogno di piccole manutenzioni, chiedendo ai nuovi inquilini di farsene carico. La risposta è stata ottima perché i nuovi assegnatari, che aspettavano una casa da anni, hanno accettato ugualmente gli alloggi. Ringrazio tutto il personale che con lavoro e dedizione hanno consentito di raggiungere questo prezioso risultato. Continueremo su questa strada, intensificheremo i nostri sforzi per dare una risposta di dignità alle tante persone in attesa di una casa».

Nel 2025, su 249 alloggi, 160 hanno richiesto interventi manutentivi diretti, mentre 75 sono stati gestiti tramite la procedura di assegnazione anticipata, concentrata prevalentemente a Carbonia e Oristano. Tra questi, 14 alloggi idonei senza interventi (Sassari 7, Nuoro 3, Carbonia 2, Cagliari 2), ovvero unità che non hanno necessitato di opere manutentive per essere messe in disponibilità. Un fenomeno analogo è riscontrabile anche nel 2024 per almeno 13 unità (Sassari 11, Nuoro 1, Cagliari 1). Dei 249 alloggi gestiti nel 2025, 218 risultano riassegnati. Permane una quota di 31 alloggi in attesa di provvedimento amministrativo o perfezionamento contrattuale, concentrata nelle Unità di Carbonia (16), Sassari (13) e Cagliari (2). Per quanto riguarda Sassari e Carbonia, tali unità sono già state dichiarate tecnicamente idonee alla locazione.

«Questa iniziativa rientra in un quadro complessivo più ampio - sottolinea Piu - che comprende ingenti investimenti da 300 milioni per il piano straordinario di interventi sull’edilizia residenziale pubblica che comprende l’accordo quadro RinnovArea, di un importo complessivo di 120 milioni di euro di lavori. Con il mio assessorato vogliamo incidere su questo settore, perché ritengo che il primo passo per costruire il proprio posto nella comunità sia il diritto alla casa». Questo impegno strategico mira a dare risposte concrete all'emergenza abitativa, fondamentale per la coesione sociale e per restituire dignità alle persone in attesa di un alloggio.

Progetti Specifici e Nuovi Sviluppi per Alghero

L'attenzione sull'edilizia residenziale pubblica si concretizza in progetti mirati anche nella città di Alghero. A giugno 2025, l’assessore dei Lavori pubblici, Antonio Piu, ha presentato gli investimenti della Regione su nuovi alloggi dell’Azienda regionale edilizia abitativa (Area) e manutenzioni su edifici già esistenti, in programma ad Alghero. «Abbiamo sbloccato una partita difficilissima, provvedendo a una rimodulazione di risorse», spiega Piu. «Al mio arrivo in Assessorato ho trovato fondi non spesi dal 1993, dopo le interlocuzioni col sindaco ho provveduto ad assegnarle al progetto di Carrabufas. Ora si potrà procedere al completamento del progetto esecutivo e all’affidamento dei lavori». Il progetto in fase di lavorazione prevede un edificio con cinque livelli fuori terra ed un piano seminterrato.

«Alghero soffre di una preoccupante emergenza abitativa - evidenzia il sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto - e, grazie al lavoro dell’Assessore Antonio Piu, siamo finalmente in grado di dare risposte concrete alle cittadine e ai cittadini. Gli altri progetti illustrati questa mattina interessano, in località Caragol, l’area delimitata da via Aligi Sassu e via Stanis Dessy, dove è in fase di realizzazione l’intervento di 20 alloggi ERP a completamento di un precedente intervento di 25 alloggi. Grazie all’impegno della Regione, di AREA, e del Comune sono state reperite nel 2022 ulteriori risorse pari a 1.600.000 euro ed è stato possibile dar seguito al programma di realizzazione dei 20 alloggi già finanziato con 1.800.000. I lavori sono iniziati nel mese di luglio 2023 e prevedono la realizzazione di due edifici: nel primo sono previsti 3 piani fuori terra e cinque alloggi, mentre nel secondo sono previsti sei piani fuori terra e quindici alloggi».

Planimetria dettagliata di un progetto di nuovi alloggi ERP ad Alghero

«Per permettere all’amministrazione comunale di far fronte alle differenti esigenze dei nuclei familiari inseriti in graduatoria - evidenzia Piu - il progetto ha previsto sei tipologie abitative che vanno da alloggi con superfice utile di 45 mq a quelle con superficie utile di 89 mq». L’intervento riguarderà anche la sistemazione degli esterni prevedendo uno spazio da destinare al parcheggio delle auto con una capacità complessiva di 45 posti auto. «Stiamo recuperando risorse e studiando tutti i bilanci degli ultimi vent’anni per poter programmare su nuovi alloggi ma anche sulla manutenzione straordinaria che grazie al programma RinnovArea possiamo intervenire su 101 alloggi».

Con i finanziamenti messi a disposizione nel 2024 dalla Regione sono stati previsti 12 interventi di cui uno specifico per la città di Alghero, la cui dotazione economica complessiva è di 1,5 milioni tutti integralmente destinati alla esecuzione di manutenzioni straordinarie in diversi stabili di proprietà esclusiva di AREA nei quali la priorità è quella della messa in sicurezza e del ripristino funzionale di tutte le parti edili e impiantistiche di questi edifici, che non venivano manutenuti da lungo tempo. I progetti che interessano l’edilizia popolare sono diversi e prevedono un programma di interventi di manutenzione straordinaria per complessivi 2,8 milioni euro. Un intervento dell’importo di 200 milioni è stato destinato alle manutenzioni nella città di Alghero e comuni limitrofi. La maggior parte di questi interventi ricadono proprio negli alloggi di Alghero.

L'attesa finita per le dieci famiglie algheresi a cui sono destinati gli alloggi di edilizia residenziale pubblica a Sa Segada, assegnati loro nel giugno del 2015, potranno finalmente prendere reale possesso delle abitazioni realizzate dal comune di Alghero e dall'Azienda Regionale per l'Edilizia Abitativa. Questa rappresenta a tutti gli effetti una data storica: si tratta, infatti, delle prime case ad essere state realizzate dopo più di vent'anni dalla consegna del nucleo abitativo del Caragol. Alla costruzione delle abitazioni Erp hanno concorso in molti, ma è risultato decisivo il forte interessamento dell'amministrazione in carica che ha finanziato e realizzato con circa 350mila euro tutti gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria grazie alle sinergie messe in campo con Area e Abbanoa. Solo qualche anno fa, infatti, le stesse case erano passate agli onori della cronaca per essere state realizzate totalmente prive di fogne. Sono state così costruite le strade carrabili di accesso alle residenze, marciapiedi, gli allacci idrici e fognari mediante vasche di accumulo, allacci elettrici e di pubblica illuminazione. Intervento che rappresenta un primo lotto di un progetto più ampio per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria dell’intero Piano di Zona di Sa Segada.

La giunta di Mario Conoci ha dato il via libera al progetto preliminare da due milioni di euro per la riqualificazione del quartiere della Pietraia. Le risorse arrivano dal PNRR e serviranno per interventi sulle case popolari di via Venezia e per il Parco di via Tiziano. «Si avvia un nuovo intervento, importante ed atteso, grazie al lavoro attento e capace dell'amministrazione con l'ufficio Programmazione che in questi anni ha prodotto grandi risultati in riferimento ai numerosi bandi di finanziamento. Contributi che miglioreranno sensibilmente la qualità della vita nel quartiere della Pietraia, dove peraltro va avanti il progetto di riqualificazione urbanistica complessiva, il cosiddetto Piru - commenta il sindaco Conoci - che a breve potrà essere attuato concretamente dopo un iter amministrativo piuttosto lungo». Entrambi interventi finanziati con fondi PNRR per circa due milioni di euro, grazie alla compartecipazione dei settori Demanio e Patrimonio, Edilizia Residenziale e Programmazione che hanno lavorato per presentare il progetto inserito nel programma regionale “Sicuro, verde e sociale. Riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica”. Risorse che consentiranno di intervenire sugli alloggi di proprietà comunale attraverso lavori di riqualificazione complessiva che comprendono ammodernamento, efficientamento energetico, realizzazione dell’isolamento termico, impiantistica e ristrutturazione generale. A questo si aggiunge anche la riqualificazione degli spazi verdi, con l’installazione di un sistema di illuminazione urbana a risparmio energetico, il potenziamento della sicurezza ed una maggiore accessibilità. I lavori inizieranno nei mesi di luglio e agosto per concludersi nel marzo 2026. «Ritengo si tratti di un ulteriore segnale di attenzione da parte dell'amministrazione comunale nei confronti di un quartiere importante come La Pietraia», aggiunge l’assessore Emiliano Piras. «Tutti lavori», conclude, «che andranno in parallelo a quelli per la ristrutturazione del mercato civico e della piazza antistante». Questi progetti rappresentano un passo significativo verso il miglioramento delle condizioni abitative e urbane, estendendo la lezione di Fertilia sull'importanza dell'edilizia pubblica come motore di sviluppo e integrazione.

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