L’allattamento al seno rappresenta un pilastro fondamentale per la salute pubblica, andando ben oltre la semplice nutrizione. Indubbiamente contribuisce a rinsaldare fin da subito il legame mamma-figlio. Non solo. L'allattamento al seno è un metodo naturale per proteggere il bambino da tante malattie e per garantirgli una crescita sana. Dal quadro delineato dagli studi clinici emerge, infatti, chiaramente che il latte materno, offerto come alimento esclusivo, rappresenta il nutrimento "ideale" per i bambini nei primi 6 mesi di vita. Inoltre, accompagnato dall'aggiunta di cibi solidi, svezzamento, viene consigliato anche durante il secondo semestre di vita così, se la mamma lo desidera, può essere prolungato anche nei mesi successivi.
La protezione immunologica e il valore nutrizionale del latte umano
Il latte materno protegge dalle malattie e questo è un dato su cui ormai non vi sono dubbi. Le infezioni respiratorie delle basse vie aeree, molto comuni specialmente durante la stagione invernale, sono meno frequenti nei bambini allattati al seno. Allo stesso modo anche quelle che colpiscono l'apparato gastro-intestinale, le forme che danno luogo a vomito o diarrea, hanno un'incidenza inferiore. Si tratta di indicazioni dimostrate da diversi studi.

Analizzando la composizione del latte materno, notiamo che la quantità di proteine è 3 volte inferiore rispetto al latte di mucca, che ne contiene di più perché è destinato al vitello che deve crescere molto più velocemente di un bambino. Per quanto riguarda la qualità, le proteine contenute nel latte materno sono considerate ottimali per la crescita, facili da digerire e molto ben tollerate. Molte tra le sostanze proteiche non servono per crescere ma hanno un compito definito funzionale. Tra gli zuccheri quello più rappresentato nel latte materno è il lattosio, presente in quantità maggiore che nel latte di mucca (circa il 50% in più), fatto che spiega perché il latte di mamma è di sapore più dolce. I grassi, principale fonte di energia, sono presenti in quantità minore all'inizio e maggiore al termine della poppata con il fine di indurre nel bambino il senso di sazietà ed evitare che mangi troppo. È interessante sottolineare che sono presenti dei lipidi, chiamati acidi grassi poli-insaturi, definiti essenziali perché il lattante non li produce, che costituiscono l' 8-10% dei grassi nel latte materno, mentre sono presenti 4-5 volte di meno nel latte di mucca.
Benefici per la madre e il neonato: prospettive cliniche
Anche la mamma trae notevoli benefici dall'allattamento. C'è infatti un minore sanguinamento dopo il parto per l'azione esercitata dall'ossitocina: l'ormone rilasciato durante la poppata, infatti, facilita la contrazione dell'utero. Anche la perdita del peso accumulato in gravidanza è più rapida per chi decide di attaccare al seno il piccolo. Non finisce qui, perché l'allattamento porta con sé una riduzione del rischio di presentare un tumore maligno a carico delle ovaie e delle mammelle prima della menopausa. L'allattamento sembra inoltre rivestire un ruolo protettivo nei confronti dell'osteoporosi.
Le donne che allattano compiono un gesto importante contro l'insorgenza delle malattie allergiche nelle prime fasi della vita del bambino. Questo perché la maturazione dell'intestino dei bambini allattati al seno avviene prima, così da proteggere il piccolo dalla penetrazione di sostanze estranee verso le quali può sviluppare, se predisposto, allergie. Infine, la sindrome della morte improvvisa in culla (SIDS) si manifesta più raramente (almeno 3 volte di meno) nei neonati allattati al seno, tanto che questa pratica rappresenta una delle raccomandazioni per la sua prevenzione.
Allattare in posizione di rugby - Programma di allattamento al seno
Il ruolo della neonatologia e la gestione del pretermine
Il latte di mamma è il migliore alimento anche per il neonato prematuro ma, nei primi mesi, in ospedale, va opportunamente integrato con prodotti chiamati "fortificanti". I vantaggi offerti dal latte materno per i neonati pretermine sono tanti. Su tutti spicca che è ben tollerato dall'intestino ancora immaturo; inoltre, con il suo utilizzo, le infezioni sono meno frequenti e meno gravi. C'è poi un altro fattore da non trascurare: lo sviluppo dell'intelligenza e della funzione visiva che risultano facilitati.
L'assistenza infermieristica nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) deve essere orientata a soddisfare il benessere del neonato nel suo insieme. Il neonato pretermine è considerato un soggetto ad alto rischio e richiede quindi un’attenta e costante valutazione della capacità respiratoria, circolatoria, metabolica, neurologica, visiva, uditiva e nutrizionale. La nutrizione è estremamente importante e, in questo contesto, emerge il ruolo cruciale delle Banche del Latte Umano Donato (BLUD).
Il ruolo delle Banche del Latte Umano Donato (BLUD)
L’utilizzo del latte di “banca”, ovvero il latte donato da mamme diverse e distribuito gratuitamente ai piccoli neonati che ne hanno necessità, si configura come vantaggioso nell’alimentazione dei neonati pretermine in quanto abbassa l’incidenza di enterocolite necrotizzante, riduce l’incidenza di sepsi e altre infezioni, previene l’ipertensione arteriosa e l’insulino resistenza. Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità congiuntamente a UNICEF presentano una dichiarazione forte: “quando non è possibile per la madre biologica allattare al seno, la prima alternativa, se disponibile, deve essere il latte umano”.

Le BLUD non sono soltanto centri per la raccolta, la lavorazione, lo stoccaggio e la distribuzione del latte umano, ma rappresentano una grande opportunità di promozione e di sostegno dell’allattamento al seno. Garantiscono un servizio volto a selezionare le donatrici, raccogliere, controllare, selezionare, trattare, conservare e distribuire latte umano donato da utilizzare per specifiche necessità mediche. Le BLUD devono garantire standard di qualità su tutto il territorio nazionale nelle varie fasi della filiera: criteri di selezione delle donatrici, procedure di raccolta e conservazione del latte, accertamenti infettivologici, metodiche di pastorizzazione e stoccaggio.
Il laboratorio analisi come supporto decisionale e clinico
Spesso, i dubbi riguardano la possibilità che il latte risulti “leggero”, con la conseguenza di eseguire inutili esami di laboratorio del prezioso liquido. Il laboratorio analisi, in neonatologia, non deve essere utilizzato per dubbi infondati sulla qualità del latte materno (che è intrinsecamente perfetto per il proprio figlio), ma deve servire come supporto diagnostico nei casi in cui si debbano monitorare sostanze assunte dalla puerpera o valutare la sicurezza microbiologica nel caso di donazione per le BLUD.
Un discorso a parte merita il passaggio nel latte di sostanze assunte dalla puerpera. Il laboratorio clinico svolge un ruolo di monitoraggio fondamentale nel valutare la farmacocinetica di farmaci assunti dalla madre, specialmente in casi complessi come la somministrazione di antiepilettici o benzodiazepine. Inoltre, la sicurezza delle banche del latte dipende dai rigorosi controlli batteriologici e dai test di screening infettivologico eseguiti dal laboratorio analisi per garantire che il latte donato sia esente da patogeni, pur preservando le componenti immunitarie attraverso la corretta pastorizzazione.
Sfide culturali e formazione del personale
Nonostante il latte materno sia biologicamente superiore, esiste ancora una sfida legata alla cultura sanitaria. Dalle indagini condotte presso le unità di TIN, emerge che, sebbene gli operatori conoscano il valore del latte donato, sussiste un'opportunità di migliorare la formazione specifica. Dati rilevati mostrano che, tra gli infermieri che ritengono sia preferibile usare il latte artificiale a quello donato, vi è spesso una maggiore anzianità di servizio, suggerendo la necessità di un aggiornamento continuo basato sulle evidenze scientifiche più recenti.
Le strutture ospedaliere hanno la possibilità di richiedere il latte donato ad una BLUD fornendo le generalità del neonato, l’età gestazionale e la motivazione della richiesta. Esiste altresì la possibilità di stabilire una collaborazione tra ospedale e BLUD per ricevere una fornitura fissa di latte pastorizzato. Promuovere la donazione e l’utilizzo del latte di banca significa necessariamente promuovere una cultura dell’allattamento materno e del suo utilizzo anche e soprattutto nei neonati più critici e immaturi.
Considerazioni su farmaci e controindicazioni
Per quanto riguarda i farmaci esiste una controindicazione assoluta in pochi casi: contraccettivi orali, anfetamine, isotopi radioattivi, litio, citostatici e alcaloidi della segale cornuta. In altri casi, si deve valutare il rischio caso per caso. Le malattie infettive materne sono un altro capitolo: le comuni virosi respiratorie non costituiscono un problema ed è sufficiente una mascherina sul volto. La tubercolosi in fase attiva è una controindicazione assoluta come l'infezione da HIV, sebbene l'OMS abbia concesso deroghe in contesti geografici dove il rischio da inquinamento idrico è superiore al rischio di trasmissione del virus tramite latte.
L'approccio clinico deve essere orientato alla rassicurazione. La mamma deve essere informata che il momentaneo peggioramento di eventuali vizi di rifrazione (miopia) è dovuto a una minore accomodazione del cristallino e che, terminato il periodo puerperale, l'occhio torna alle condizioni precedenti. Anche il ritorno del ciclo mestruale non deve essere vissuto come un ostacolo, poiché gli estroprogestinici non incidono sulla prolattina, che è regolata dalla stimolazione del capezzolo.
Il supporto post-parto e le risposte ai dubbi comuni
Al di fuori dell'ospedale, la neo-mamma deve sapersi rivolgere al Pediatra di Famiglia o al Medico di Medicina Generale. Molte domande poste in fase di allattamento derivano da leggende metropolitane. È compito del medico ascoltare attentamente, rassicurare ed esporre i vantaggi di somministrare al bimbo il loro latte. La mamma va rassicurata che il seno non dona solo nutrimento ma anche affetto, sicurezza e tranquillità.
Per quanto riguarda l'alimentazione materna, meno restrizioni sono necessarie rispetto al passato: anche gli alimenti che una volta venivano sconsigliati, in quantità modeste possono essere assunti e fungono da “imprinting” sensoriale. È invece verissimo che la donna che allatta possa restare di nuovo incinta, perché anche senza flusso può esserci ovulazione. A disposizione delle mamme c'è un interessante Manuale strutturato sul metodo di “Domanda/Risposta”, in distribuzione nei punti nascita italiani, intitolato “L'allattamento al seno del tuo bambino. Come e perché”, redatto dalla Commissione consultiva sulla promozione dell'allattamento al seno della Società Italiana di Neonatologia.
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