
La Natività di Gesù, evento centrale della fede cristiana, non ebbe fin da subito una rappresentazione iconografica definita. A differenza di altre scene bibliche che attingevano ampiamente dall'iconografia classica, il Natale non possedeva schemi compositivi preesistenti. Le prime raffigurazioni cercarono di ricollegarsi alla Deposizione del Cristo dopo la Crocifissione, come si evince dal Gesù Bambino avvolto in bende simili a un sudario e dalla mangiatoia che assumeva la forma di un sarcofago. Questa valenza simbolica, quasi ciclica, sottolineava come la Nascita conducesse alla Passione e la Passione alla Resurrezione, la rinascita stessa.
Un esempio precoce di Natività, sebbene distante dall'immaginario odierno, si trova in una nicchia delle Catacombe di Priscilla a Roma, lungo la Via Salaria. L'affresco mostra la Madonna con in braccio Gesù Bambino e, accanto a lei, un profeta, probabilmente Balaam, che indica una stella, richiamando l'oracolo: "Io già lo vedo, ma non al presente, / io già lo contemplo, ma non da vicino: / un astro spunterà da Giacobbe, / uno scettro sorgerà da Israele."
Elementi come il bue e l'asinello, presenti ad esempio nel Sarcofago di Stilicone del IV secolo d.C. e in opere successive come una lastra d'avorio bizantina del X secolo conservata al British Museum, non figurano nei Vangeli canonici ma in quelli apocrifi, come il Vangelo dello Pseudo-Matteo, che narra: "un bue e un asino lo adorarono."
Nel X secolo, la lastra d'avorio bizantina menzionata offre una composizione densa di dettagli. Al centro, la Vergine Maria è stesa su un giaciglio accanto alla culla di Gesù bambino, riscaldato dal bue e dall'asino. In alto a sinistra, angeli assistono alla scena, mentre il primo annuncia la buona novella ai pastori. Un episodio tratto dal protovangelo, riguardante Salomè (poi raffigurata come levatrice), incredula della verginità di Maria dopo il parto, la visita e, per la sua mancanza di fede, la sua mano viene arsa, per poi essere guarita dallo sguardo di Gesù bambino.
Tornando in Occidente, il culto mariano e le sue raffigurazioni si diffusero ampiamente, specialmente dal XII secolo, con numerosi cicli pittorici e musivi dedicati alla Vergine. Un affresco del 1290 circa a Roma presenta molti elementi già riscontrabili nelle icone del VII secolo e nella lastra d'avorio del X secolo: l'annuncio ai pastori, gli angeli, San Giuseppe accovacciato e la Vergine al centro, stesa su un giaciglio. La composizione è più chiara e meno affollata, ma ricca di aneddoti, come la struttura sotto la Vergine con l'indicazione "Taberna Meritoria," un antico ospizio per soldati, che si riferisce a un miracolo legato alla Natività del 38 a.C.
La natività raccontata in 5+1 opere d'arte
Nell'età moderna, l'iconografia della Natività acquisì una forma più intima e familiare, con la Vergine che adora il Bambino come protagonista. Tra le innumerevoli opere raffiguranti questo tema, quelle di Caravaggio spiccano per scelte stilistiche e per la loro storia.
Le Natività di Caravaggio: Messina e Palermo
Caravaggio, figura cardine del Seicento artistico, rivoluzionò la pittura religiosa introducendo un realismo crudo e un'umanità sorprendente nei suoi soggetti sacri. I suoi santi e personaggi biblici assumevano i volti della gente comune, generando scandalo e ammirazione. Questo nuovo approccio si diffuse in diversi centri europei, dalla Roma papale alle strade assolate di Napoli e alle isole del Mediterraneo.

L'Adorazione dei Pastori di Messina
Una delle due opere di Caravaggio dedicate alla Natività è "L'Adorazione dei Pastori", un dipinto a olio su tela realizzato tra il 1608 e il 1609, durante il suo soggiorno siciliano tra Siracusa e Messina. Commissionata dal Senato di Messina e donata alla Chiesa di Santa Maria la Concezione, annessa al Convento dei Frati Cappuccini, quest'opera fu molto apprezzata fin da subito. Padre Samperi nel 1644 e Caio Domenico Gallo nel 1756 la menzionarono come "Madonna del Parto". Giovanni Pietro Bellori la descrisse così: "vi figura la Vergine con il bambino fuori la capanna rotta e disfatta d’assi e travi; e vi è San Giuseppe appoggiato al bastone con alcuni pastori in adorazione."
Quest'opera, oggi al MUME di Messina, è una tela immensa che cattura lo spettatore in una scena teatrale. L'attenzione è focalizzata sulla Madonna e il bambino. È un dipinto pieno di dolcezza e santità nella semplicità degli abiti e degli oggetti. Qui, Maria, esausta dal viaggio e dal parto, è sdraiata per terra e stringe a sé il proprio bambino addormentato, con tenerezza e protettività. La sua figura è immobile e vigile al contempo, completamente dedita a riscaldare col suo corpo quello piccolo e indifeso del figlio miracoloso, un bambino che Caravaggio mostra con un realismo straordinario, uguale a tutti gli altri neonati. Sul fondo, le grandi e rassicuranti sagome del bue e dell’asino si distinguono. Il dipinto riprende la tematica dell'umiltà e presenta elementi frequenti in Caravaggio, come i manti rossi e i forti contrasti luce-ombra che mettono in risalto i volti vicini di Maria e Gesù.
La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Palermo
L'altra opera di Caravaggio raffigurante la Natività è la "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", destinata all'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. La datazione di quest'opera è stata a lungo dibattuta. Inizialmente ritenuta del 1609, durante il periodo siciliano dell'artista, è stata più recentemente proposta la data del 1600, collocandola nella produzione romana di Caravaggio.

Secondo questa più recente ipotesi, la grande pala sarebbe stata commissionata da Fabio Nuti nel 1600, un commerciante che aveva legami con l'oratorio. Questa tesi è supportata non solo da considerazioni stilistiche e tecniche - lo stile e le caratteristiche tecniche della tela sono più vicini ai quadri dipinti a Roma che non a quelli siciliani di Siracusa e Messina - ma anche da importanti ritrovamenti documentari che hanno chiarito le relazioni tra Caravaggio, Nuti e l'oratorio di Palermo. Studiosi autorevoli come Claudio Strinati, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari, Keith Christiansen e Nicola Spinosa hanno accolto questa tesi.
La tela, di 268 x 197 cm, narra la nascita di Cristo con un realismo autentico che rende l'episodio "vero". Ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo. Maria, molto giovane e dall'aspetto dolce, ma con un velo di malinconia, osserva il piccolo Gesù. Il suo volto esprime la dolcezza delle altre Madonne caravaggesche, ma la sua espressione è segnata da un velo di malinconia, forse presagendo il destino del figlio. La Madonna è qui ritratta con le sembianze di una donna comune, una popolana, in linea con il tratto distintivo dei dipinti caravaggeschi. Il Bambino è posizionato in basso al centro, steso su un umile panno sopra un mucchietto di paglia, e su di lui convergono tutti gli sguardi, ad eccezione di quello di Giuseppe. Non è un Bambino santo, idealizzato, ma un normalissimo neonato, inconsapevole del suo destino. La testa del bue è chiaramente visibile, mentre l'asino si intravede appena.

San Giuseppe, relativamente giovane rispetto all'iconografia tradizionale, è rappresentato di spalle, avvolto in un manto verde e con una chioma di capelli ingrigiti. Dialoga con un pastore che si trova dietro la figura di San Francesco d'Assisi. La sua posizione è stata paragonata alle torsioni michelangiolesche, ispirate dal Torso del Belvedere, suggerendo una citazione dei grandi modelli rinascimentali. Vicino al suo piede sinistro, immersi nella penombra, si trovano gli strumenti del suo mestiere.

La presenza di San Francesco d'Assisi, ritratto di tre quarti con le mani giunte in preghiera e il saio marrone tipico del suo ordine, è un tributo all'Oratorio, passato alla Venerabile Compagnia a lui devota. Il mantello posto sopra il saio è più vicino agli indumenti contemporanei a Caravaggio che a quelli medievali, così come l'abbigliamento dell'intero gruppo riflette la moda contemporanea. Il cordone del santo è messo in evidenza da una luce più chiara, probabilmente per via della devozione dei membri della congrega per il "cordone" di San Francesco, tanto da essere nota anche come confraternita "de’ Bardigli o delli Corriggeri". Il gioco di ombre e luci sulla pelle del santo enfatizza le nocche delle dita strette in preghiera e il viso corrucciato di Francesco nella contemplazione, suggerendo un invito, squisitamente controriformistico, ad adorare il Cristo bambino attraverso la preghiera quotidiana.

In posizione speculare a San Francesco si trova San Lorenzo, rivestito di una dalmatica dorata dipinta con un suggestivo uso del "giallo di Napoli", anch'esso chino in atto di adorazione verso il Bambino. Il santo poggia i piedi sulla graticola, suo attributo iconografico, posta quasi a contatto con il corpo del Bambino. Questo, insieme al fatto che dietro il santo fa capolino la testa del bue - dipinto da solo, senza l'asino -, potrebbe essere un rimando al destino di Cristo. L'animale, infatti, era usato in epoca paleocristiana come simbolo del "Cristo sacrificato", e la vicinanza della graticola al neonato, a cui si aggiungono gli attrezzi di San Giuseppe (spesso inseriti come rimando alla croce), suggerisce il martirio di Gesù per la "Gloria in excelsis deo", come recita il cartiglio retto dall'angelo.

Proprio l'angelo irrompe nella scena, avvitandosi su sé stesso e trasmettendo il suo messaggio con la precisa posizione delle mani: con la sinistra punta verso il Bambino, mentre con la destra indica il cielo, a significare che la nascita e la morte di Cristo avvengono per la maggiore gloria di Dio. Roberto Longhi accostò la figura dell'angelo alle opere del Moretto, uno dei modelli di Caravaggio durante la sua formazione milanese.
L'iconografia del dipinto, lontana da quelle predilette da Caravaggio, si spiega con il conservatorismo della committenza e con la spiritualità dei francescani dell'oratorio palermitano. Questa adesione a modelli più convenzionali potrebbe essere dovuta alle condizioni politico-sociali della Palermo di inizio Seicento, città dove il controllo dell'ortodossia cattolica, esercitato dall'Inquisizione, era più forte che in altri centri siciliani. La scelta di inserire i due patroni della congregazione, San Lorenzo e San Francesco, nella Natività, rimanda ai modelli quattro-cinquecenteschi della Sacra conversazione.
La natività raccontata in 5+1 opere d'arte
Il Mistero della Natività Scomparsa: Un Crimine Irrisolto
La "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi" di Caravaggio è tristemente nota per essere stata trafugata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dove non erano presenti misure di sicurezza. Il furto, commissionato dalla mafia siciliana, fu scoperto il pomeriggio del 18 da una custode che trovò un enorme buco dentro una cornice vuota. Il dipinto era stato reciso con una lama, e frammenti di tela pendevano dalla cornice. Da quel momento, non se ne ebbe più traccia. Questo episodio è ancora oggi considerato uno dei peggiori crimini contro l'arte italiana.
Nel corso degli anni, numerosi pentiti di mafia hanno fornito informazioni contrastanti sulla sorte del capolavoro. Nel 1980, lo storico e giornalista britannico Peter Watson ricevette la proposta di acquistare la "Natività". Successivamente, il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia dichiarò a Giovanni Falcone di essere stato uno degli autori materiali del furto e che, nel tentativo di staccare e arrotolare la tela, questa si sarebbe danneggiata irrimediabilmente, portando alla sua distruzione. Tuttavia, il Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico dei Carabinieri accertò che il furto di cui parlava Mannoia riguardava un altro quadro, attribuito a Vincenzo da Pavia.
Nel 1996, Giovanni Brusca riferì che il dipinto sarebbe stato restituito in cambio di un alleggerimento dell'applicazione dell'articolo 41-bis, ma lo Stato italiano rifiutò l'offerta. Un altro pentito, Salvatore Cancemi, dichiarò che la "Natività" era stata esposta durante alcune riunioni della "Cupola mafiosa" come simbolo di potere e prestigio.
Nuove informazioni emersero il 9 dicembre 2009, quando il pentito di mafia Gaspare Spatuzza riferì in tribunale che negli anni '80 la "Natività" era stata affidata alla famiglia Pullarà (capimafia del mandamento di Santa Maria del Gesù), che l'avrebbe nascosta in una stalla fuori città, dove, senza protezione, fu rosicchiata da topi e maiali, e i resti sarebbero stati poi bruciati.
Nel 2017, il mafioso Gaetano Grado asserì che la tela sarebbe stata nascosta all'estero: nel 1970 il boss Gaetano Badalamenti l'avrebbe trasferita in Svizzera in cambio di una notevole somma di franchi a un antiquario svizzero, giunto a Palermo per definire l'affare. Grado riferì anche che Badalamenti gli aveva detto che il quadro era stato scomposto per essere venduto sul mercato clandestino. A causa delle tante dichiarazioni discordanti, le indagini non sono mai arrivate a nulla di conclusivo.
La storia di questo mistero è stata ampiamente documentata da Riccardo Lo Verso nel suo libro "La tela dei boss" (2018) e da Michele Cuppone nel volume "Caravaggio. La Natività di Palermo".

Nonostante l'originale non sia mai stato recuperato, nel 2015 Sky Italia ha commissionato a Factum Arte, un laboratorio di Madrid specializzato nella ricostruzione di opere d'arte, una riproduzione fedelissima della tela. La replica, di altissima qualità e fedeltà all'originale, è stata posizionata sull'altare dell'Oratorio di San Lorenzo il 12 dicembre, con una solenne cerimonia alla quale ha partecipato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sky ha poi prodotto il documentario "Operazione Caravaggio", trasmesso il 27 gennaio 2017 su Sky Arte, che racconta la storia dell'opera e la vita dell'artista.
Il carattere passionale, aggressivo e violento di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571-1610), non è una leggenda. I documenti testimoniano numerose querele per percosse, ferimenti e disordini che lo videro protagonista. Dopo essere stato accusato di omicidio e condannato a morte, Caravaggio fu costretto a fuggire da Roma. Trasferitosi a Napoli, Malta e poi in Sicilia, continuò la sua produzione artistica, lasciando un'impronta indelebile nella storia dell'arte.
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