La ninna nanna, con la sua melodia rasserenante e il suo ritmo dolce, è un canto universale, un fil rouge che attraversa culture e generazioni, intonato ai bambini per favorire il sonno. Sebbene l'idea alla base di una ninna nanna sia che un canto eseguito da una voce familiare induca i bambini ad addormentarsi, il suo significato e la sua funzione vanno ben oltre il semplice riposo. Questo prezioso patrimonio di tradizione culturale umana affonda le sue radici nei secoli, intrecciandosi con la ricca storia musicale popolare di ogni paese, compresa l'Italia.

Le Radici Antiche e l'Influenza Prenatale del Canto
Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C. Un'affascinante testimonianza di questa antica pratica è una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo, risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq), su cui è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi. Questa scoperta sottolinea come il bisogno di cullare e tranquillizzare i neonati sia un aspetto intrinseco dell'esperienza umana fin dai tempi più remoti.
Una caratteristica fondamentale che permette di riconoscere una ninna nanna è il ritmo. I toni tranquillizzanti e i ritmi dolci sembrano essere la ragione principale per cui una ninna nanna aiuti un bambino ad addormentarsi. È il ritmo del valzer, spesso in 3/4, che ricorda un po’ il dondolio di una culla, e molte ninne nanne tradizionali di tutto il mondo sono scritte in questo modo. Tuttavia, gli studi hanno dimostrato che se a cantarle sono voci familiari al bambino, queste ninne nanne sono più efficaci nel calmarlo.
Un aspetto affascinante e profondo delle ninne nanne riguarda la loro influenza sul bambino ancor prima della nascita. Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall’esterno, ma l’altro suono che il bambino sente prima della nascita è la voce della madre. Anche se questa gli giunge ovattata, il bambino ne è consapevole e si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Questo può funzionare anche se, mentre è nell’utero, il bambino è esposto continuamente anche ad altre voci. Si narra persino di un fratello che cantava ogni sera "You Are My Sunshine" alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l’avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente. Questi racconti evidenziano il potere profondo e duraturo della voce e della melodia nel plasmare l'esperienza e il benessere del neonato.
Non solo il canto delle ninne nanne ma anche la recitazione di filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. È stato dimostrato che la musica stessa è un valido aiuto all’apprendimento per i neonati e i bambini piccoli, contribuendo allo sviluppo cognitivo ed emotivo.
Evoluzione e Varietà Tematiche delle Ninne Nanne
Poiché molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni, è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sono sempre state così adatte alle famiglie come lo sono oggi, e che alcune sono addirittura macabre e spaventose. Basti pensare alla tragedia di un ramo d’albero che si spezza e di un bambino che cade da esso, che cantiamo senza pensare in "Rock-a-bye Baby". Le origini di "Rock-a-bye Baby" e "Hush Little Baby", ad esempio, sono varie e difficili da individuare. La versione R&B di quest’ultima, scritta e registrata da Inez e Charlie Foxx e resa popolare da James Taylor e Carly Simon, è diventata più una canzone romantica che una vera e propria ninna nanna.
Tra le ninne nanne più conosciute universalmente spicca la "Ninna nanna di Brahms", nota anche come "Canzone della culla" o "Wiegenlied op. 49 n° 4 'Guten Abend, gute Nacht'", una composizione in Mi bemolle Maggiore per voce e pianoforte, creata da Johannes Brahms nel 1868. Per quanto riguarda "Twinkle, Twinkle, Little Star" (Brilla brilla stellina), questa è comunemente attribuita a Mozart, ma la melodia deriva in realtà da una vecchia canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman". Mozart compose una serie di dodici variazioni basate su questa melodia, probabilmente mentre si trovava a Parigi nel 1778, e le fu aggiunto il testo di una poesia intitolata "The Star" della poetessa inglese Jane Taylor, pubblicata nel 1806 in "Rhymes for the Nursery". La poesia, con strofe composte di coppie di versi in rima, contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima è largamente conosciuta. Anche i Beatles hanno offerto spunti per le ninne nanne; il testo di "Good Night" o "Golden Slumbers" può avere più senso come ninna nanna, ma canzoni come "Lucy in the Sky with Diamonds" o "Norwegian Wood" potrebbero essere più efficaci per via del loro ritmo in 3/4.
Accanto a queste celebri composizioni, esistono anche le "berceuse", termine francese per ninna nanna, come la "Berceuse" scritta da Fryderyk Chopin nel 1844, esempi della ninna nanna nell'ambito della musica classica.

Un Mosaico di Canti dall'Europa e Oltre: Il Progetto "Lullabies of Europe"
Riconoscendo il valore inestimabile delle ninne nanne come patrimonio culturale immateriale, la Commissione europea ha creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere tutte le ninne nanne nelle diverse lingue della Comunità, con l'intento di preservarne la ricchezza e la diversità. Questa iniziativa evidenzia come le ninne nanne siano un prodotto culturale costruito collettivamente nel corso dei secoli, con molte melodie che hanno radici nelle tradizioni popolari di diverse culture.
Il panorama delle ninne nanne europee e mondiali è estremamente variegato, riflettendo le specificità culturali di ogni regione.
Dalle terre della Repubblica Ceca giungono ninne nanne come "Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi), raccolta in Moravia dal prete e attivista František Sušil, che utilizza il nome proprio familiarmente abbreviato di un bambino. "Ukolébavka" (Ninna nanna) fu pubblicata nel 1633 ne "L'Informatorium della Scuola Infantile" di Johan Amos Comenius, un testo che sottolineava la necessità di stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia. Altre melodie ceche includono "Hajej můj andílku" (Angioletto mio), raccolta da Karel Jaromír Erben, e "Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino), di František Bartoš. Dalla Moravia orientale, con influenze slovacche, proviene "Halaj, belaj, malučký" (Dormi, dormi, piccolo).
La Danimarca offre classici come "Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma) e "Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante), quest'ultima con un testo del 1948 di Harald H. in cui la parola "negerdukkedreng" (bambolotto negro) fu sostituita negli anni novanta con "kokosnød" (noce di cocco) per renderla politicamente corretta. La "Godnatsang" (Canzone della buona notte) di Sigurd Barrett e Steen Nikolaj Hansen è una ninna nanna popolare contemporanea, mentre "Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans) è un canto antico dello Jutland meridionale, noto per il suo dialetto. "Jeg vil tælle stjernerne" (Conterò le stelle) è una ninna nanna del 1951 del poeta Halfdan Rasmussen.
Nel mondo di lingua inglese, "Lavender's blue" è una canzone tradizionale del XVII secolo, tramandata e modificata nel tempo. "By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’) è una gioiosa canzoncina antica, familiare ovunque si parli inglese, con promesse di ricompense per il buon comportamento. "Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino) ha presunte origini nordamericane, citando il tordo beffeggiatore.
Dalle Highlands scozzesi proviene la "Scottish Lullaby", la cui aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) evoca la storia dei clan e le loro battaglie per l'indipendenza, un ideale di coraggio trasmesso fin dalla culla.
Le ninne nanne greche sono ricche di riferimenti naturali e mitologici. "Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna) dall'isola di Calimno celebra la bellezza della natura, menzionando ulivi e sole, elementi vitali per gli abitanti. Da Kastoria, città montuosa della Macedonia Occidentale, "Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio) cita vigneti e allevamenti, usando molti diminutivi affettuosi. "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli), dall'isola di Tasso, invoca "Ύπνος", il dio greco del sonno, per prendere il bambino nelle sue braccia. Una ninna nanna di tradizione greca nata nell'Italia meridionale, dove popolazioni di lingua greca abitano fin dall'VIII secolo a.C., è "Ύπνε μου, επάρε μού το" (Sonno caro, ti passo il mio bambino), che fa riferimento alle rose. Infine, "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne), originaria dell'isola di Egina e poi adattata a Cipro, descrive il tramonto e invita al sonno.
La Romania offre antiche ninne nanne ancora cantate nelle campagne. "Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio) dall'ovest e centro della Romania è stata resa celebre da Maria Tănase. "Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio), diffusa in tutte le regioni, usa le tipiche parole che inducono al sonno e un'antica variante per "domani". "Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino) dalla Montenia, esprime il desiderio che il bambino cresca per badare agli animali, riflettendo la vita rurale. "Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma) dall'Oltenia è breve e ricca di affettuosi epiteti. "Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto) dal Banato, include la ripetizione del numero ventuno e una pronuncia dialettale.
Infine, le ninne nanne turche spesso esprimono auguri e desideri per il bambino. "Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme) augura salute e crescita, usando espressioni onomatopeiche e menzionando l'henna, un antico segno di benedizione. "Dandini Dandini Dastana" è largamente conosciuta, con un testo che a prima vista può sembrare strano ma che, secondo alcune fonti, nasconde significati metaforici: il vitello è il figlio, l'orto è la vita, il giardiniere è il padre e il cavolo è una ragazza non approvata. Questa ninna nanna invoca il nome di Dio e l'allontanamento del malocchio, lodando anche la bellezza del bambino, paragonando labbra a ciliegie e sopracciglia a luna crescente, un tratto comune nelle ninne nanne turche. Tra le ninne nanne più moderne si trova "Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà), composta da Özge İlayda.
Questo affresco internazionale di ninne nanne dimostra la loro universalità, ma anche la profondità delle tradizioni locali che le plasmano, rendendole espressioni uniche di amore e speranza.
Il Cuore Melodico dell'Italia: Ninne Nanne Tradizionali Regionali
L'Italia, con la sua storia millenaria e la sua ricca frammentazione culturale, offre un repertorio vastissimo di ninne nanne tradizionali, ognuna con le sue peculiarità linguistiche e tematiche, varianti legate alle diverse regioni in cui si sono diffuse. Queste melodie e testi rappresentano un patrimonio culturale vivo, tramandato di generazione in generazione.
Una delle più belle ed antiche ninne nanne della laguna veneta è "Nana Bobò". In essa, influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone. Colei che canta augura salute e ricchezza all’amato bambino che non vuole dormire, e la madre, assente, è andata alla fontana a prendere dell’acqua.
Dalla Toscana provengono alcune delle ninne nanne più conosciute. "Fai la Nanna, Mio Simone" è un esempio di queste ninne nanne tradizionali italiane che presenta, all’inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla. Un’altra ninna nanna toscana, "Fate la nanna, coscine di pollo", è conosciuta da molte madri italiane e viene usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po’ di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo.
Dal Friuli giunge la dolce e melodica "Ninna nanna sette e venti", parte del ricco folclore e delle villotte friulane: "Cuant ch’in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi…" (Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…). Il testo dipinge una madre che, mentre altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino.
Tra le ninne nanne più popolari e universalmente riconosciute in tutta l'Italia spicca "Stella stellina", composta da Lina Schwarz. La sua melodia e il suo testo sono così radicati nella memoria collettiva che quando si chiedeva a persone anziane se l’avessero ascoltata nella loro infanzia, la risposta è stata quasi sempre positiva.
È interessante notare come alcune ninne nanne possano confondersi o assumere nomi diversi. Ad esempio, una delle più famose ed amate ninne nanne italiane, "Ninna Nanna Mamma", è in realtà "La Ninna nanna del chicco di caffè", che a sua volta è una versione italiana del già citato "Wiegenlied op. 49 n° 4 'Guten Abend, gute Nacht'" (Ninna nanna: Buona sera, buona notte) di Johannes Brahms.
Un esempio di ninna nanna contemporanea, creata in occasione del progetto europeo "Languages from the Cradle", è la "Ninna nanna dei suoni e dei colori", che dimostra come il genere continui ad evolversi pur mantenendo la sua funzione primaria.
Quando la Ninna Nanna Diventa Specchio della Società: L'Opera di Trilussa
Tra le poesie sulla guerra più celebri, pungenti e spaventosamente attuali dell'intera letteratura italiana, spicca senza dubbio la "Ninna nanna della guerra" di Carlo Alberto Salustri, universalmente noto con lo pseudonimo anagrammatico di Trilussa. La genesi di questa lirica si colloca in un momento cruciale della storia moderna: l'ottobre del 1914. La Prima guerra mondiale è scoppiata da pochi mesi, innescata dall’attentato di Sarajevo, e l’Europa sta già sprofondando in un bagno di sangue senza precedenti. L’Italia, tuttavia, si trova ancora in una fase di neutralità (entrerà attivamente nel conflitto solo nel maggio del 1915).
Dietro l’apparente innocenza di una "ninna nanna" cantata da un genitore per far addormentare il proprio bambino, il poeta romano nasconde una spietata analisi socio-politica, un'amara e disincantata riflessione sulla natura dei conflitti e sul potere.
Analisi Strofa per Strofa:
Prima strofa: "Ninna nanna, nanna ninna, er bambino vò la zinna: / dormi, dormi, cocco bello, sennò chiamo Farfarello; / Farfarello e Guglielmone, che se mette a pecorone, / Guglielmone e Ceccopeppe che se regge co le zeppe, / co le zeppe d’un Impero ch’è metà giallonzo e nero."In questa prima strofa, Trilussa mescola elementi tradizionali della ninna nanna (il richiamo al seno materno, la minaccia di figure spaventose come il demone Farfarello, un diavolo di estrazione letteraria colta e tradizione popolare) con riferimenti ai principali protagonisti del conflitto. "Gujermone" è la storpiatura dialettale, resa in forma di accrescitivo, di Guglielmo II (Kaiser Wilhelm II), ultimo imperatore tedesco e re di Prussia. "Ceccopeppe" è il nomignolo romano, confidenziale ma profondamente irriverente, attribuito all’anziano Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe d’Asburgo. Il riferimento all’"Impero ch’è metà giallonzo e nero" è un chiaro richiamo ai colori della bandiera asburgica.
Seconda strofa: "Ninna nanna, fa’ la nanna, ch’er pupetto nun se lagna: / dormi, dormi, pupo caro, sennò viene er militare; / viene er militare e porta / la bandiera tutta storta / e la spada tutta insanguinata / de la guerra scellerata."La parafrasi dettagliata recita: "Ninna nanna, addormentati, perché se dormi non sarai costretto a vedere le tante infamie e i tanti guai che accadono nel mondo, tra le spade e i fucili dei popoli che si definiscono ipocritamente 'civili'". Qui, il sonno del bambino è invocato come un rifugio dalla brutalità e dall'ipocrisia della guerra, dove i popoli si dichiarano "civili" ma si scontrano con spade e fucili.
Terza strofa: "Ninna nanna, tu nun senti / li sospiri e li lamenti / de la gente che se scanna / pe’ la gloria der matto che commanna; / gente che se scanna e che s’ammazza / co la scusa de la propria razza, / oppure per un Dio che nun se vede, / ma che serve da riparo a la fede / der Sovrano macellaro."Questa strofa è un pugno nello stomaco. Il bambino, dormendo, non sente "li sospiri e li lamenti delle persone che si scannano per colpa di un folle che comanda". Si condannano esplicitamente i pretesti che portano alla guerra: la scusa del vantaggio per la propria razza, oppure per il vantaggio di una fede, in nome di un Dio che non si vede. Questi motivi sono usati come "scudo protettivo dal Sovrano macellaro", un epiteto spregiativo che degrada brutalmente il capo di Stato.
Quarta strofa: "Ninna nanna, e statte zitto, / chè quer covo d’assassini che sta a insanguinà la terra, / sa benissimo che la guerra / è un affare che prepara / nove ricchezze pe’ li ladri / che stanno a sede su le Borse."Il poeta rivela la causa più cruda e cinica dei conflitti. "Poiché quel covo di assassini che sta insanguinando la nostra terra, sa benissimo che la guerra è in realtà solo un enorme giro di soldi, un affare che prepara nuove ricchezze per i ladri che siedono nelle Borse finanziarie". Trilussa spazza via tutta la retorica patriottica, nazionalista o religiosa: il vero motore della macchina bellica è, nudo e crudo, il profitto economico.
Quinta strofa: "Nai la nanna, cocco bello, / pe’ tutto er tempo che ce vo’ / a sta’ strage: fai la nanna, / che domani ce vedremo / co’ li regnanti scambiàrse / li boni discursi su la Pace e sul Lavoro."Questa strofa introduce un sarcasmo acuto. "Fai la nanna, bambino bello, per tutto il tempo in cui durerà questo massacro: fai la nanna, perché domani vedremo nuovamente i sovrani scambiarsi attestati di stima, tornando a essere buoni amici esattamente come prima dello scontro bellico". La promessa finale del "ber discorso su la Pace e sul Lavoro" è profondamente sarcastica e amara, suggerendo un ciclo infinito di violenza e ipocrisia.
Sesta strofa: "Dopotutto so’ cuggini, / e tra parenti nun se fanno / troppi scrupoli o complimenti: / li loro rapporti personali / torneranno a essere più cordiali de prima."L'apice del sarcasmo e della tragica disillusione si raggiunge in quest'ultima strofa. Trilussa ci ricorda che i potenti d’Europa, coloro che firmano le dichiarazioni di guerra e mandano a morire milioni di giovani soldati, non solo non combattono in prima linea sporcandosi le mani nel fango delle trincee, ma sono spesso intimamente legati o imparentati tra loro. Il Kaiser Guglielmo II, lo Zar Nicola II di Russia e re Giorgio V del Regno Unito erano formalmente cugini, essendo tutti e tre legati per discendenza diretta o acquisita alla figura della Regina Vittoria d’Inghilterra. Tra parenti, i complimenti e gli scrupoli vengono messi da parte, in un ritratto cinico delle dinamiche geopolitiche. Il bersaglio finale della feroce ironia di Trilussa, tuttavia, è anche e soprattutto lo stesso popolo, che accetta passivamente questo gioco di potere.
Caratteristiche Stilistiche e Riferimenti:
Dal punto di vista della metrica, la lirica si compone di sei strofe formate da ottonari (versi di otto sillabe). La struttura non è rigida, ma studiata per garantire musicalità: alterna infatti strofe di dieci versi con rima baciata (schema AABBCCDDEE) a sestine in cui è presente una quartina a rime incrociate seguita da un distico a rima baciata (schema ABBACC).L'intero impianto testuale è basato sull'Antitesi e l'Ossimoro del macabro contrasto tra la forma (una dolce melodia rassicurante per bambini) e il contenuto (morte, sangue, distruzione e cinismo). La Metafora e gli Epiteti spregiativi sono abbondanti: il capo di Stato non viene mai chiamato con il suo titolo onorifico o con rispetto, ma degradato brutalmente a "matto che commanna" o a "Sovrano macellaro". L'Ironia e il Sarcasmo pervadono l'intera lirica, culminando nella promessa amara di "boni discursi su la Pace e sul Lavoro" tra i regnanti.
L'Eredità della "Ninna nanna della guerra":
Oggi la "Ninna nanna della guerra" di Trilussa non è ricordata solamente sui manuali di letteratura italiana e di educazione civica, ma vive ancora e pulsa di emozione grazie a straordinarie interpretazioni teatrali e musicali. In ambito musicale, la canzone popolare basata sui versi di Trilussa è stata incisa e interpretata da svariati artisti di talento. La melodia originale prese in prestito l’aria malinconica di un vecchio canto popolare anonimo piemontese intitolato "Feramiù" (che significa rottamaio ambulante). Tra le versioni canore più note si ricordano quelle di Maria Monti (nel 1964), di Edmonda Aldini, dei Gufi e del grande Lando Fiorini. Tuttavia, quando si parla della divulgazione moderna e viscerale di quest’opera, è impossibile non menzionare il compianto e magistrale Gigi Proietti. L’immenso attore romano ha portato questa poesia nei suoi spettacoli teatrali più celebri (come il fortunatissimo "Cavalli di battaglia") e in diverse trasmissioni televisive di prima serata, rendendola immortale.
Gigi Proietti - Ninna Nanna di Trilussa - Cavalli di battaglia 16/06/2018
Oltre la Culla: Il Vastissimo Patrimonio del Canto Popolare Italiano
La ninna nanna, con le sue melodie dolci e i suoi testi intimi, è solo una parte del vasto e variegato patrimonio del canto popolare italiano, che ha accompagnato ogni momento della vita della nostra gente. Il soprannaturale, ad esempio, è stato una costante in ogni genere canoro, nelle nenie come nelle filastrocche, nelle filastrocche come nei canti d’amore.
Accanto alle ninne nanne vere e proprie, esistono le cantilene infantili, intonate dalle mamme nei momenti di gioco per i loro piccoli, quando ancora non avevano principiato a camminare, per stimolare e intrattenere. I canti d’amore, ad esempio, costituivano il primo approccio tra due futuri fidanzati, espressioni liriche di sentimenti profondi e promesse. I canti di ingiurie, invece, nascevano in occasioni particolari: quando una ragazza rifiutava la dichiarazione d’amore oppure quando si scioglieva un fidanzamento, sfogando frustrazioni e risentimenti in versi taglienti. Nei canti funebri, infine, è presente la drammatica consapevolezza che con la morte tutto finisce, con testi che esprimono dolore e accettazione della caducità dell'esistenza. Anche alcune poesie, pur non essendo ninne nanne dirette, evocano atmosfere simili; è il caso di "NEVE (Orfano)" di Giovanni Pascoli, che con i suoi versi "Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca. / canta una vecchia, il mento sulla mano. / c'è rose e gigli, tutto un bel giardino. / Nel bel giardino il bimbo s'addormenta. / La neve fiocca lenta, lenta, lenta," riproduce un senso di pacatezza e malinconia che si avvicina all'immaginario della ninna nanna.
Il linguaggio di questi canti popolari si avvale di un lessico privo di concetti astratti, tutto infarcito di locuzioni o di semplici lessemi che nella loro concretezza posseggono una viva forza evocativa. I testi scelti dal patrimonio cantato della nostra tradizione popolare presentano una loro bellezza sia nella tessitura testuale che nella modulazione lirica, dimostrando la profondità e la ricchezza culturale intrinseca alla musica popolare italiana.
