Le Incredibili Dimensioni del Canguro Appena Nato e il Mondo dei Marsupiali

Il regno animale è costellato di meraviglie, e tra queste, il ciclo vitale dei canguri e, più in generale, dei marsupiali, rappresenta uno degli esempi più affascinanti e unici di adattamento evolutivo. Al centro di questa straordinaria biologia riproduttiva vi è la nascita di un cucciolo dalle dimensioni incredibilmente ridotte, un evento che sfida le comuni percezioni sulla procreazione dei mammiferi. Questi piccoli, chiamati affettuosamente joey, intraprendono un viaggio primordiale e rischioso subito dopo aver visto la luce, verso l'unica dimora che garantirà la loro sopravvivenza: il marsupio materno.

La Nascita Prodigiosa: Un Joey Minuscolo verso il Marsupio

La nascita di un cucciolo di canguro è un evento che stupisce per la sua precocità e per le dimensioni del neonato. I cuccioli di canguro, chiamati joey, pesano meno di due grammi alla nascita, con alcune fonti che indicano un peso di appena un grammo. Hanno quindi le dimensioni di una caramella, o non sono lunghi più di due o tre centimetri. Questa condizione di estrema immaturità è una caratteristica distintiva di quasi tutti i Mammiferi che vivono in Australia e che appartengono ai Marsupiali. A differenza della maggior parte dei Mammiferi, dove l'embrione completa il proprio sviluppo nell'utero, nei Marsupiali il piccolo viene alla luce precocemente. Il neonato, ancora un embrione con organi di senso appena abbozzati, non è completamente formato, e la sua sopravvivenza dipende interamente dalla capacità di raggiungere autonomamente il marsupio della madre.

Canguro appena nato nel marsupio della madre

Questo viaggio, seppur breve, è una delle imprese più straordinarie del regno animale. Il piccolo percorre con i suoi mezzi il percorso dall'utero al marsupio, aggrappandosi con la bocca a una delle mammelle. Qui, rimane saldamente attaccato, senza lasciarla per due o tre mesi, completando il suo sviluppo in un ambiente protetto e ricco di nutrimento. La gravidanza di una femmina di canguro rosso, ad esempio, dura appena 33 giorni, portando alla luce un solo piccolo, raramente due, che intraprende immediatamente questa cruciale migrazione.

Un aspetto ancora più complesso e affascinante della riproduzione dei canguri è la cosiddetta diapausa embrionica, un meccanismo biologico di grande ingegno. Le femmine di canguro sono, infatti, in grado di sospendere lo sviluppo dei propri cuccioli in base a un processo denominato diapausa embrionica. Questo stato può verificarsi in situazioni di scarsità di cibo, quando le condizioni ambientali non sono favorevoli, o quando il marsupio è già occupato da un altro cucciolo. Alcune specie presentano il fenomeno della nascita ritardata: la femmina, subito dopo il parto, concepisce di nuovo, ma l'embrione rimane quiescente, senza svilupparsi, fino a quando il primo nato lascia il marsupio, a meno che non muoia prima. Questa capacità consente alla femmina di canguro di allevare contemporaneamente tre figli a differenti stadi di sviluppo: il primo succhia il latte dal capezzolo all'interno del marsupio; il secondo, già concepito, attende in quiescenza all'interno dell'utero; e un terzo, più grande, potrebbe essere già uscito dal marsupio ma ancora dipendente dal latte materno, tornando occasionalmente a nutrirsi. Questa strategia ottimizza le possibilità di sopravvivenza della prole in un ambiente spesso imprevedibile.

Il Marsupio: Una Camera di Sviluppo Unica

La tasca ventrale esterna, o marsupio, è la caratteristica più distintiva e celebrata dei marsupiali, fungendo da vera e propria incubatrice esterna. Nella maggior parte delle specie, il neonato trascorre le prime settimane o mesi della sua vita in questa culla biologica che ricopre i capezzoli della madre. Il piccolo, che viene alla luce ancora in una fase embrionale, deve completare il proprio sviluppo all'interno del marsupio, una sorta di tasca che la madre ha sul ventre e che contiene i capezzoli.

Un tenero cucciolo di canguro muove i primi passi

La struttura e l'apertura del marsupio possono variare notevolmente tra le diverse specie di marsupiali, riflettendo adattamenti specifici ai loro stili di vita. Nelle specie più primitive, che in genere sono più prolifiche, può esistere un minimarsupio per ogni capezzolo, in modo che ogni piccolo venga protetto da una piega cutanea. Nelle specie più evolute, il marsupio che contiene uno o più piccoli è unico. Molte specie terricole, come la maggior parte dei canguri, hanno un marsupio che si apre anteriormente, consentendo alla madre di controllare facilmente il cucciolo e al joey di accedere agevolmente. Altre specie, come il koala e i vombati, presentano un marsupio che si apre posteriormente, una caratteristica che impedisce al suo interno di sporcarsi mentre l'animale si muove sul terreno o fra la vegetazione. Addirittura, alcune specie acquatiche, come gli yapok (o opossum acquatici), possiedono un marsupio chiudibile e impermeabile, cosicché possono immergersi e nuotare con i piccoli ben protetti all'interno della tasca senza rischiare di bagnarli.

Man mano che il cucciolo cresce e si sviluppa, si può osservare spesso il piccolo canguro che sporge con la testa dal marsupio, esplorando il mondo esterno. In una fase avanzata dello sviluppo, il joey inizia a uscire e rientrare a suo piacimento, un comportamento che gli permette di esplorare l'ambiente circostante pur mantenendo un rifugio sicuro in caso di pericolo. Infatti, i canguri cuccioli possono sembrare un po' goffi nei loro primi tentativi di esplorazione, ma quando c'è un pericolo sanno perfettamente dove andare. Si tuffano di testa nel marsupio della madre, a volte con incredibile velocità, per cercare protezione, dimostrando un istinto innato di sopravvivenza.

Marsupiali vs. Placentati: Distinzioni Evolutive Fondamentali

La peculiarità riproduttiva dei marsupiali è la chiave per comprendere la loro posizione unica nell'evoluzione dei mammiferi. Quasi tutti i Mammiferi che vivono in Australia, inclusi i canguri, i koala e i vombati, appartengono ai Marsupiali. Pur avendo aspetto, dimensioni e costumi alimentari diversissimi, tutti i Marsupiali mostrano una particolarità nel ciclo riproduttivo: l'embrione non completa il proprio sviluppo nell'utero ma viene alla luce precocemente, per poi continuare la sua crescita nel marsupio.

Confronto anatomico tra marsupiale e placentato

Questa caratteristica li distingue nettamente dai Mammiferi Placentati, la linea evolutiva più diffusa e avanzata (a cui anche l'uomo appartiene). I placentati sviluppano durante la gravidanza una placenta uterina, un organo altamente specializzato che nutre e protegge l'embrione per un periodo molto più lungo all'interno dell'utero materno. I Marsupiali, invece, conservano diversi caratteri considerati più primitivi rispetto ai Placentati. Per esempio, il cervello dei marsupiali è generalmente più piccolo e di struttura più semplice, il numero di incisivi è spesso più elevato, e la temperatura del corpo è solitamente più bassa e meno stabile. Altre differenze anatomiche includono la confluenza delle vie urinarie e del tubo intestinale in una cavità unica (la cloaca, presente anche negli uccelli e nei rettili) e la presenza di un pene bifido nei maschi. Tuttavia, la caratteristica che li ha resi celebri e li definisce è proprio il fatto che lo sviluppo all'interno dell'utero è incompleto e il piccolo che viene alla luce è ancora un embrione, che deve completare il proprio sviluppo all'interno del marsupio.

L'Albero Genealogico dei Marsupiali: Una Storia di Successo e Sopravvivenza

La storia evolutiva dei marsupiali è tanto antica quanto quella dei placentati, con radici che affondano nell'Era Mesozoica, quando i dinosauri ancora dominavano la Terra. Resti fossili di Marsupiali e Placentati sono stati trovati in Cina, risalenti all'inizio del Cretaceo, circa 110 milioni di anni fa. Altri resti sono stati rinvenuti nell'America Settentrionale, sempre riferibili al Cretaceo, anche se un po' più recenti. Questo indica che entrambe le linee evolutive convivevano già in tempi remoti.

Mappa della diffusione dei marsupiali nel mondo

Tuttavia, con ogni probabilità, durante l'Era Cenozoica, a partire da 60 milioni di anni fa, una grande competizione è sorta fra i rappresentanti di queste due linee evolutive. Questa competizione si è conclusa in gran parte con la vittoria dei Placentati, che, grazie alla placenta uterina, potevano investire in uno sviluppo intrauterino più lungo e protetto, dando alla luce prole più sviluppata e, in molti contesti, più competitiva. I Marsupiali sono quindi sopravvissuti e hanno prosperato soltanto laddove i loro competitori placentati non sono arrivati oppure sono arrivati molto tardi, grazie al precoce isolamento geografico di certe regioni da tutto il resto del mondo.

L'Australia è l'esempio più eclatante di questa dinamica evolutiva. Dopo essersi distaccata dall'antico supercontinente Gondwana nell'Era Mesozoica, è rimasta una grande isola, isolata per milioni di anni. Questa condizione ha creato un santuario ecologico che ospita la stragrande maggioranza dei Marsupiali viventi, con circa 200 specie uniche al continente, proprio grazie all'assenza di Placentati nativi (a parte i pipistrelli e pochi roditori giunti più tardi). L'America Meridionale ha avuto una storia simile, rimanendo isolata da quella Settentrionale e dal resto del mondo per decine di milioni di anni. Solo con la formazione dell'istmo di Panama, avvenuta poco più di 3 milioni di anni fa, i Placentati moderni hanno potuto invadere il continente sudamericano e avviare la competizione con i Marsupiali e con altri mammiferi primitivi che vi avevano prosperato. Tale competizione, quindi, nell'America Meridionale c'è stata ma è iniziata con un certo ritardo, permettendo ai marsupiali di diversificarsi e sopravvivere, seppur in misura minore rispetto all'Australia.

Il Canguro: Anatomia, Locomozione e Vita Sociale

Il termine "canguro" evoca immediatamente l'immagine dell'Australia, ma la sua etimologia è di per sé una storia affascinante di primi contatti culturali. Il nome comune canguro proviene dal termine inglese kangaroo, che a sua volta deriva dalla parola gangurru. Questa parola definisce propriamente il canguro grigio nella lingua Guguyimidjir, parlata da una tribù aborigena del Queensland. Fu registrato per la prima volta come "Kangooroo or Kanguru" il 4 agosto 1770 dal Capitano James Cook, sbarcato lungo la costa nord-orientale dell'Australia per effettuare una riparazione alla nave. In seguito ad altre spedizioni che portarono ad altri contatti con diverse tribù aborigene, emersero vari altri termini utilizzati per identificare l'animale in questione. Per un periodo si ritenne erroneamente che il termine segnalato in origine da Cook, piuttosto che indicare l'animale, fosse adoperato dall'aborigeno per rispondere semplicemente "Non capisco". Non si tenne però conto che in Australia esistevano moltissime tribù diverse, i cui linguaggi non sempre coincidevano, e lo stesso valeva per le sottospecie di canguri e wallaby. Anche il nome scientifico della famiglia a cui appartengono i canguri, Macropodidae, deriva dal genere Macropus, che a sua volta viene dal greco e significa letteralmente "dal grande piede", un riferimento eloquente alla loro anatomia distintiva.

Schema dell'anatomia del canguro e del suo salto

Una caratteristica presente in quasi tutte le specie di canguri e wallaby è la maggiore dimensione degli arti posteriori rispetto a quelli anteriori, una peculiarità che li rende maestri della locomozione a salti. I potenti arti posteriori consentono ai canguri di compiere salti molto lunghi con un'incredibile efficienza, rendendoli gli unici animali di grandi dimensioni che si spostano a salti. Quelli di taglia più grande possono coprire 8 metri con un solo salto, e alcune specie possono raggiungere la velocità di 50 km/h e compiere balzi di 9 metri di lunghezza. Le zampe anteriori, al contrario, sono piccole ma robuste e terminano con cinque dita fornite di unghie, usate per prendere il cibo e per aggrapparsi.

La coda dei canguri è molto più di una semplice appendice; è incredibilmente muscolosa e viene utilizzata come un vero e proprio "quinto arto". A basse velocità, il canguro procede come un quadrupede, aiutandosi con la coda come supporto. Ad alte velocità, invece, avanza con salti compiuti con le poderose zampe posteriori, usando la coda per bilanciare il corpo, agendo come un contrappeso dinamico. Tuttavia, nonostante la loro agilità nel salto, a causa dei lunghi piedi e della grande coda, i canguri non riescono a camminare o a saltare all'indietro, una limitazione curiosa nella loro mobilità.

Dal punto di vista alimentare, i canguri sono erbivori e occupano le stesse nicchie ecologiche che in altri continenti sono tipiche degli Artiodattili (come bovini e cervi). La loro dentatura, come quella di tutti i Diprotodonti (un ordine di marsupiali che comprende anche i koala e i vombati), è altamente specializzata. Contiene solo quattro incisivi: i due inferiori sono molto più sviluppati di quelli superiori e, nella masticazione, urtano una zona dura del palato, un adattamento per strappare e macinare la vegetazione.

I canguri sono animali sociali e vivono in gruppi chiamati mandrie o branchi. All'interno di queste comunità, utilizzano molti modi per comunicare tra loro, incluso toccarsi il naso, pestare le zampe posteriori a terra come segnale di allarme o dominanza, e ringhiare. La loro attività è per lo più notturna, il che li aiuta a sfuggire al calore intenso delle ore diurne nell'outback australiano. Oltre al loro ruolo ecologico, i canguri rivestono un profondo significato culturale e spirituale per gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres e gli aborigeni di tutta l'Australia. Spesso li si trova dipinti in pitture rupestri che possono risalire a decine di migliaia di anni fa, testimonianza del loro antico e duraturo legame con le culture indigene.

La Varietà dei Canguri e Altri Marsupiali Australiani Emblematici

L'immagine del canguro che salta nell'outback è iconica, ma chi pensa che i canguri siano tutti uguali dovrà ricredersi. Esistono dozzine di specie di canguro e di wallaby, che mostrano una sorprendente diversità di dimensioni, abitudini e habitat. Si spazia dai canguri rossi, che possono raggiungere i 2 metri di altezza e sono i più grandi marsupiali viventi, ai ratti canguro muschiati, che sono in genere più piccoli di un coniglio.

Un tenero cucciolo di canguro muove i primi passi

Tra i più noti, il canguro rosso gigante (Macropus rufus) è una specie imponente. Un maschio adulto può superare i 2 metri di altezza e raggiungere un peso di 90 kg. Possiede una coda molto robusta, che misura mediamente 1 metro, ma può raggiungere i 120 cm, fondamentale per bilanciare il corpo durante il salto. Come tutti i canguri terricoli, questa specie ha una tendenza alla posizione bipede, mantenuta grazie al grande sviluppo degli arti posteriori e della coda, usati per l'andatura a salti. Le femmine sono generalmente più piccole dei maschi e presentano un manto di colore grigiastro sfumato sul ventre, mentre i maschi sono ricoperti da una corta pelliccia bruno-rossastra, che sbiadisce fino a divenire di un beige chiaro sulle regioni inferiori del corpo e sugli arti, con una variabilità nel colore in base alla distribuzione geografica. I canguri rossi vivono in gruppi di 15 o più individui. Durante la stagione degli amori, i maschi ingaggiano violente lotte con "pugni e calci" per il diritto di accoppiarsi. Questa specie vive nelle praterie e la sua proliferazione è stata favorita anche dalle opere di irrigazione che gli allevatori hanno realizzato per incrementare la produzione dei pascoli. In certe zone dell'Australia, gli esemplari sono così numerosi da preoccupare gli allevatori che li ritengono responsabili di consumare i propri pascoli, creando talvolta conflitti con le attività umane. La femmina di canguro rosso partorisce in genere un solo piccolo all'anno, solitamente nei mesi di gennaio/febbraio, con i parti gemellari che sono abbastanza rari. Il piccolo rimane per circa 8 mesi dentro il marsupio.

Non tutti i canguri, però, popolano le distese erbose. A differenza della maggior parte dei canguri che tengono i loro grandi piedi per terra, i canguri arboricoli trascorrono le giornate tra le chiome delle foreste pluviali, dimostrando una notevole adattabilità. Altre specie, come i canguri delle rocce o uallabie, vivono in ambienti boschivi o sulle colline rocciose, mostrando una varietà di nicchie ecologiche occupate.

Dopo i canguri, l'animale australiano forse più famoso è il koala (Phascolarctos cinereus). Tale notorietà è dovuta alla sua figura che ricorda quella di un orsacchiotto e alla sua tendenza ad abbracciare sempre qualcosa. Infatti, si tratta di un animale arboricolo, piuttosto lento, che si tiene stretto con le zampe ai rami degli alberi di eucalipto, piante originarie dell'Australia, delle cui foglie si nutre quasi esclusivamente. La femmina di koala partorisce un solo piccolo che rimane per 6 mesi nel marsupio, la cui apertura si trova posteriormente. Un fatto curioso e vitale per lo sviluppo del koala è che verso la fine dello svezzamento, quando ha finito di succhiare il latte ma non può ancora brucare le foglie dure di eucalipto, il piccolo si nutre degli escrementi della madre. In questo modo, acquisisce i batteri essenziali che in seguito gli consentiranno di digerire le foglie di eucalipto, altamente fibrose e spesso tossiche. Per circa un anno, dopo l'abbandono del marsupio, il piccolo rimane attaccato al dorso della madre, imparando le abitudini e i percorsi.

Convergenza Adattativa: Le Forme Simili nell'Evoluzione Marsupiale Australiana

L'evoluzione dei Marsupiali nel continente australiano ha dato origine a forme numerose e assai diverse, quasi come se avesse voluto replicare le varietà di Mammiferi Placentati che si sono sviluppate nel resto del mondo. Questo fenomeno, noto come convergenza adattativa, si verifica quando specie diverse, vivendo in ambienti simili o occupando nicchie ecologiche analoghe, sviluppano caratteristiche morfologiche e comportamentali simili, pur non essendo strettamente imparentate.

Esempi di convergenza evolutiva tra marsupiali e placentati

In Australia, i marsupiali sono stati capaci di "imitare" più o meno fedelmente molte delle forme di adattamento che i placentati hanno realizzato negli ecosistemi di tutto il mondo. Oltre alle specie che pascolano nelle praterie, come i canguri giganti, e quelle che vivono sugli alberi, come i canguri arboricoli, i koala e i petauri, esistono Marsupiali scavatori, quali i vombati, che assomigliano alle marmotte, e le talpe marsupiali, che richiamano le talpe placentate. Molte specie marsupiali somigliano a topi, ratti e ghiri e conducono una vita assai simile a questi piccoli Placentati roditori. Nei deserti australiani, troviamo piccoli marsupiali saltatori, con le zampe posteriori fortemente sviluppate, che ricordano moltissimo certi roditori dei deserti africani e asiatici, come i topi delle piramidi e i gerbilli, anche essi adattati a una vita arida e alla locomozione a balzi.

I petauri, ad esempio, hanno forme e abitudini che ricordano quelle degli scoiattoli volanti (Mammiferi Placentati). Infatti, possiedono una membrana ai lati del corpo che viene tesa con l'allungamento degli arti, permettendo loro di spostarsi da un albero all'altro planando con grande agilità. Anche a livello alimentare, si riscontrano specializzazioni notevoli. Tra i Marsupiali più specializzati a livello alimentare figura l'opossum del miele, un animale minuscolo lungo solo 18 cm, che succhia il nettare dal calice dei fiori, ricoprendo una nicchia ecologica occupata da colibrì o insetti impollinatori in altri continenti. Questa straordinaria gamma di forme e funzioni testimonia il successo evolutivo dei marsupiali in un continente isolato, dove hanno potuto diversificarsi e occupare quasi tutte le nicchie ecologiche.

I Marsupiali Americani: Un Mondo di Opossum

Sebbene l'Australia sia la patria per eccellenza dei marsupiali, l'America Meridionale ospita una varietà significativa di queste creature uniche, i cui destini evolutivi si sono intrecciati con quelli del continente. I Marsupiali dell'America Meridionale sono generalmente notturni e di piccole dimensioni, e molti vivono in ambienti forestali. Si nutrono prevalentemente di insetti e piccoli vertebrati, mostrando una dieta più insettivora e onnivora rispetto ai grandi erbivori australiani. Alcuni sono arboricoli e hanno la coda prensile, un adattamento che li aiuta a muoversi con sicurezza tra i rami degli alberi. Tutti hanno il muso appuntito, i denti affilati e una coda lunga, conferendo loro un aspetto che ricorda quello dei toporagni, che sono Mammiferi Placentati appartenenti all'ordine degli Insettivori, un altro esempio di convergenza evolutiva.

Opossum della Virginia con i cuccioli sul dorso

La maggior parte dei Marsupiali sudamericani appartiene alla famiglia dei Didelfidi, comunemente chiamati opossum. Questi animali hanno costumi e comportamenti assai curiosi e sviluppati per la sopravvivenza. In caso di pericolo, mostrano una particolare tattica difensiva: si fingono morti, assumendo una postura rigida e rilasciando un odore sgradevole, finché la minaccia è passata. Questa "morte apparente" è un efficace deterrente per molti predatori. In condizioni ambientali sfavorevoli, come siccità, freddo o scarsità di cibo, gli opossum sono in grado di andare in letargo, rallentando la frequenza respiratoria e il battito cardiaco per conservare energia.

Un esempio di successo evolutivo e adattabilità è l'opossum della Virginia (Didelphis marsupialis). Questa specie, nel 20° secolo, ha cominciato a colonizzare l'America Settentrionale e oggi è arrivata già in Canada, spingendosi ben oltre i suoi areali storici. Il suo successo sembra dovuto anche al fatto che ha un odore fetido e quindi viene rifiutato da molti predatori, aggiungendo un ulteriore strato di difesa alla sua strategia di sopravvivenza. La femmina di opossum partorisce più di dieci figli, ma la vita è dura per questi piccoli, e non tutti riescono a sopravvivere. Poiché il marsupio in questi animali è assai ridotto o del tutto scomparso, i piccoli debbono imparare presto ad aggrapparsi con le zampette alla pelliccia della madre mentre questa compie le sue acrobazie tra i rami degli alberi, dimostrando una precoce indipendenza e una forte determinazione.

Le Minacce alla Sopravvivenza: Un Patrimonio in Pericolo

La storia dei marsupiali, ricca di successi evolutivi e adattamenti sorprendenti, è stata segnata anche da sfide significative, molte delle quali legate all'impatto umano. Senza dubbio, i guai per i Marsupiali australiani sono incominciati circa 60.000 anni fa, con l'arrivo dei primi aborigeni, la cui economia era fondata sulla caccia e sulla raccolta. Probabilmente essi portarono all'estinzione i grandi Mammiferi australiani, di cui oggi conosciamo soltanto i resti fossili, come il vombato gigante (Phascolonus gigas) e il leone marsupiale (Thylacoleo carnifex), tutti scomparsi fra 45.000 e 50.000 anni fa, indicando un impatto precoce sulla megafauna del continente. Più recentemente, intorno a 10.000 anni fa, approdarono successive ondate di aborigeni che portarono con sé il loro unico animale domestico, il cane. Si trattava di una razza primitiva, ancora agli albori dell'addomesticamento della specie, ma già prezioso ausilio per l'uomo nella caccia e un nuovo fattore nell'ecosistema australiano.

Un tenero cucciolo di canguro muove i primi passi

Tuttavia, il colpo più grave alla fauna australiana è stato inferto dagli Inglesi, quando nel 19° secolo hanno iniziato a colonizzare l'Australia. Gli Inglesi hanno portato specie provenienti da tutto il mondo, che si sono progressivamente inselvatichite: gatti, conigli, maiali, capre, bufali, cavalli, asini, dromedari e la volpe. Queste specie hanno scatenato una competizione senza precedenti con i Marsupiali su tutti i fronti, predandoli direttamente o distruggendo le loro risorse alimentari e alterando radicalmente gli habitat. Le conseguenze di questa colonizzazione sono state devastanti: negli ultimi duecento anni si sono estinte 17 specie di Marsupiali australiani, un numero allarmante. Attualmente, almeno 57 specie sono in pericolo di estinzione o considerate vulnerabili. Molte di esse vivono ormai solamente in isole o in aree remote dove i Placentati invasivi, in particolare il cane, il gatto e la volpe, non sono ancora arrivati o la loro diffusione è limitata.

Il più famoso Marsupiale estinto in tempi recenti è il tilacino, detto anche lupo marsupiale (Thylacinus marsupialis), il più grosso predatore australiano sopravvissuto fino al 20° secolo. Un tempo diffuso in tutto il continente, dove era l'unico nemico naturale dei canguri, si è oggi estinto ovunque, anche se alcuni affermano di averlo visto nelle foreste della Tasmania, grande isola a sud dell'Australia, alimentando la speranza di una sua possibile sopravvivenza. Un altro animale che ha subito un drammatico impatto in seguito alla colonizzazione umana è il diavolo orsino, detto anche diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisi). Questo interessante predatore notturno si è estinto in tutto il continente e oggi sopravvive solamente nella grande isola della Tasmania, dove il dingo (il cane selvatico australiano, introdotto dagli aborigeni) non è arrivato, offrendo un relativo rifugio. Attualmente, il diavolo orsino è protetto dalla legge, ma è fortemente minacciato da una misteriosa malattia tumorale contagiosa, chiamata Devil Facial Tumour Disease (DFTD), che distrugge il muso dell'animale e ha colpito oltre il 90% della popolazione, mettendo a rischio la sopravvivenza della specie.

Anche specie più comuni, come il koala, sono sull'orlo dell'estinzione a causa della deforestazione, degli incendi boschivi intensificati dai cambiamenti climatici e, in passato, del tiro al bersaglio di cui i koala sono stati a lungo oggetto. La convivenza tra l'uomo e i canguri rossi, nonostante l'istituzione di aree protette e le normative sulla caccia che hanno contribuito a mantenere popolazioni stabili, non è sempre facile. Le siccità prolungate, gli incendi e le temperature estreme stanno sempre più rendendo difficile per il canguro rosso trovare cibo e acqua nel suo habitat naturale, spingendolo a sconfinare nelle aree agricole, dove la competizione per le risorse e i conflitti con gli agricoltori sono inevitabili. Questi esempi evidenziano l'urgente necessità di sforzi di conservazione per proteggere il prezioso e unico patrimonio di marsupiali del nostro pianeta.

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