Nel percorso della genitorialità, l'allattamento e lo svezzamento sono tappe naturali della crescita, momenti di profonda connessione e scoperta, ma al contempo generano quanti dubbi e quante informazioni contrastanti. Per le neomamme, in particolare, l'alimentazione durante il periodo dell'allattamento suscita numerose domande. Una delle più frequenti riguarda il consumo di formaggi: il formaggio in allattamento può aiutare la crescita del bambino, ma ci sono alcune precauzioni da prendere. Questo alimento, infatti, è una ricca fonte di proteine, calcio e alcune vitamine e minerali, e la neomamma può mangiarlo anche durante il periodo dell'attaccamento al seno.
Il presente articolo approfondisce le tematiche legate all’importanza del formaggio nell’alimentazione materna e infantile, analizzando in modo specifico il formaggio Camoscio d'Oro e la sua idoneità, e offre una guida su come accompagnare i bambini nella scoperta del cibo, dai tagli sicuri per lo svezzamento agli allergeni, al latte e a tutte quelle domande che attanagliano i neo genitori quando si trovano ad affrontare la nutrizione dei loro piccoli, dalla nascita ad un’alimentazione più completa dopo i sei mesi di vita.
L'Allattamento: Un Nutrimento Vivo e il Sostegno alla Neomamma
Il latte materno è molto più di un semplice alimento: è un nutrimento vivo che cambia la sua composizione in base alle esigenze biologiche del neonato, anche all’interno della stessa poppata. Questa incredibile capacità di adattamento lo rende un alimento fondamentale per la salute e lo sviluppo del bambino. Tuttavia, una delle domande che tormenta ogni mamma è spesso: “Avrò abbastanza latte?”. La risposta a questo quesito è rassicurante. Come ha spiegato la dottoressa Eleonora Ranelli, esperta nell’abilitazione delle funzioni orali e logopedista, «Il seno funziona come un pozzo: più latte viene estratto, più la mamma ne produce». Questa affermazione serve a rompere qualsiasi dubbio che spesso viene innescato, anche da familiari e amici, nella neomamma alle prese per la prima volta con l’allattamento. Le patologie che impediscono questo meccanismo fisiologico sono infatti rarissime.

Nei primi giorni dopo il parto, il colostro rappresenta un vero e proprio oro liquido, sufficiente per nutrire il neonato e fondamentale per la sua salute. Il bambino ne necessita pochissimo per soddisfare il bisogno nutritivo. Per capire se il bambino si sta alimentando correttamente, come spiegato dalla logopedista Ranelli, una poppata efficace non fa male alla mamma. Durante l'allattamento, la bocca del bambino è ben aperta e prende oltre al capezzolo una buona parte di areola. Non si sentono rumori o schiocchi, e il mento del piccolo è ben appoggiato al seno mentre si vedono i movimenti della mandibola. È importante che la pancia del bambino sia a contatto con la pancia della mamma, così arriva bene al seno. Il trucco è cercare di evitare ostacoli tra la pancia e il bambino. Inoltre, durante la poppata la mamma deve essere comoda, serena e rilassata, un fattore che contribuisce non solo al suo benessere ma anche a un allattamento più efficace. Durante l'allattamento, il naso del bimbo deve essere libero. Non bisogna allontanare il seno dal bambino mentre si nutre, altrimenti si rischia un attacco scorretto.
Miti da Sfatare e il Sostegno Necessario per la Neomamma
Esistono numerosi miti da sfatare sull’allattamento. Ad esempio, non esistono regole rigide sul numero di poppate giornaliere, perché ogni bambino segue il proprio istinto di sazietà. Orientativamente, le poppate saranno tra le 8 e le 12 al giorno. Ma ogni poppata è diversa dall’altra, anche in merito ai tempi: si può allattare per dieci minuti come per mezz’ora e anche più. Un altro mito diffuso riguarda la doppia pesata per capire quanto latte abbia assunto il bambino; questa pratica non ha senso, ancora consigliata da diversi pediatri, perché ogni momento è unico ed anche il latte e il suo sapore variano. Con il passare dei giorni il bimbo diventa sempre più competente nel suo nutrimento.
Cosa c’è di vero? Falsi miti ed evidenze nell’allattamento
Tra le dicerie che bombardano la neomamma, si annoverano frasi come “seno piccolo, poco latte”, quando in realtà la quantità di latte non dipende dalla grandezza del seno. Oppure l'idea che “allattare è semplice”: non lo è se non si ha qualcuno accanto che supporta la madre, e spesso nelle mamma subentra il senso di colpa di non riuscire ad allattare. «L’allattamento è condivisione. Una mamma ha bisogno di un villaggio che la sostenga per fare le proprie scelte», hanno sottolineato le esperte Francesca Ferrelli ed Eleonora Ranelli. Un'altra credenza è che “il latte fa latte”, ma è solo l’acqua che fa il latte. Invece, la domanda “la birra fa latte?” è una credenza in parte vera, in quanto tra gli effetti collaterali della birra c’è un aumento effimero di prolattina, ma non la rende una bevanda consigliabile.
L'Alimentazione Materna Durante l'Allattamento: Cosa Evitare, Cosa Promuovere
Una donna che allatta deve preoccuparsi di quello che mangia? Generalmente no, le uniche cose da evitare con assoluta certezza sono l’alcol e la caffeina, che giungono nel sangue e, di conseguenza, nel latte. Per il resto, la neomamma può tranquillamente seguire un'alimentazione varia ed equilibrata. La Fondazione Veronesi ricorda che durante l'allattamento la mamma deve produrre per il suo neonato dai 600 ml di latte al giorno nelle prime settimane, ai 1.000 ml al giorno successivamente. L'energia per questa produzione deriva da un'alimentazione maggiormente calorica e dal consumo quotidiano delle riserve corporee costituite durante la gravidanza. La dieta potrebbe quindi essere aumentata di 500 calorie al giorno in questo periodo. Il consiglio è di bere non meno di 2 litri d'acqua al dì per mantenere il corpo idratato. Sì alle tisane, alle centrifughe e ai succhi di frutta e verdura non zuccherati, mentre sono da evitare le bevande eccitanti, come tè o caffè, e quelle gassate. Via libera alle minestre, alle zuppe, ai piatti in brodo, meglio se vegetale, che consentono di assumere più liquidi senza sforzarsi di bere acqua.
Il Ruolo del Formaggio nella Dieta della Madre che Allatta: Benefici e Precauzioni
Il formaggio in allattamento è una ricca fonte di proteine, calcio e alcune vitamine e minerali. La neomamma può quindi mangiarlo anche durante il periodo dell'attaccamento al seno perché questo alimento può aiutare a migliorare il quoziente nutrizionale della dieta post-natale. Il formaggio è ricco di sostanze nutritive che fanno bene alla salute della mamma e favoriscono la crescita del bambino allattato al seno. Questo alimento contiene proteine e calcio, nutrienti vitali per salvaguardare lo sviluppo generale del piccolo. Inoltre, aggiungere proteine alla dieta materna dona un senso di sazietà e riduce la voglia di fare spuntini con cibo spazzatura. Il calcio aiuta inoltre a rafforzare le ossa e i denti e a prevenire l'insorgenza dell'osteoporosi, un aspetto particolarmente rilevante poiché, come ha menzionato la Fondazione Veronesi, durate l'allattamento aiuta a controllare l'osteoporosi e mantiene i denti sani e forti. L'alimento derivato dal latte è anche una ricca fonte di zinco e biotina, utili per la crescita e la riparazione dei tessuti. Pertanto, consumarlo aumenta la velocità di recupero. Inoltre, previene la degenerazione maculare, mantiene la pelle sana e rende le unghie forti, e la biotina aiuta a prevenire la caduta dei capelli.

Tuttavia, ci sono alcune precauzioni da prendere per essere sicuri che i prodotti scelti siano idonei al consumo subito dopo il parto. Durante la gravidanza si possono mangiare la maggior parte dei tipi di formaggio pastorizzati, in allattamento invece alcuni bambini potrebbero reagire alle proteine della caseina e del siero di latte presenti nei latticini. Se il piccolo avverte dolore o presenta gas dopo la poppata, è possibile che abbia difficoltà a digerire quelle proteine. In questo caso è meglio avvisare il pediatra per verificare la presenza di una possibile allergia o intolleranza. La Fondazione Veronesi, durante l'allattamento, ritiene comunque ottimi i latticini come latte parzialmente scremato, yogurt, ricotta e formaggi freschi non troppo grassi come il caprino, il primo sale, la mozzarella, la crescenza. Come già detto, i formaggi da evitare sono quelli grassi come il gorgonzola, sebbene durante l'allattamento il consumo di formaggio sia generalmente più libero rispetto alla gravidanza.
La Sicurezza dei Formaggi: Differenze tra Gravidanza e Allattamento
È fondamentale distinguere la sicurezza del consumo di formaggi tra il periodo della gravidanza e quello dell'allattamento. Mangiare formaggio in gravidanza può comportare rischi per la salute, principalmente legati a un’infezione, la listeriosi (o listeria), che può diventare particolarmente pericolosa per le donne incinte, e anche alla possibile contaminazione da parte di altri batteri, come Escherichia coli, stafilococchi e streptococchi. «La contaminazione più probabile è quella da Escherichia coli o da batteri della famiglia dei Cocchi: questo tipo di patogeni può dare infezioni alle mucose, sia di tipo gastrointestinale, con sintomi classici come nausea, vomito e diarrea, sia cistiti e vaginiti», spiega Stefania Piloni.
Quali sono i formaggi a rischio infezioni in gravidanza? «Innanzitutto, durante l’intero periodo della gravidanza vanno evitati con attenzione i formaggi derivati dalla lavorazione di latte crudo non pastorizzato». Evitare questo passaggio, ovvero la pastorizzazione, consente di mantenere inalterati gli aromi e i sapori del latte fresco ma, allo stesso tempo, esiste la possibilità della persistenza di alcuni microrganismi patogeni naturalmente presenti nella bevanda, come Escherichia coli, Listeria monocytogenes, Salmonella spp., Campylobacter spp., Brucella spp., Mycobacterium bovis e Staphylococcus aureus. La nozione chiave da avere ben fissa nella mente è che il formaggio non pastorizzato potrebbe conservare i microrganismi potenzialmente presenti nel latte di partenza. «Fanno eccezione il formaggio di tipo grana e il parmigiano: sono prodotti sì con latte crudo non pastorizzato, ma la stagionatura a cui sono sottoposti li rende sicuri per il consumo in gravidanza».
Anche quando sono prodotti con latte pastorizzato, sono da evitare, inoltre, i formaggi a crosta molle e untuosa, come camembert, brie, roquefort, taleggio, feta, gorgonzola, tome e tomini. Questi prodotti, infatti, contengono molta acqua e, negli ambienti umidi, i batteri tendono a proliferare. Occorre ricordare che i rischi di contaminazione batterica valgono per tutti i formaggi dei tipi appena segnalati, indipendentemente dall’animale che ha prodotto il latte. «Molte donne in gravidanza si convincono, ad esempio, che comprando formaggio di capra il problema non si ponga». Attenzione anche a un dettaglio, per niente trascurabile: la parte più pericolosa del formaggio è la crosta. La Listeria, ad esempio, può sopravvivere anche alla cottura, quindi il gorgonzola, per stare pienamente tranquille, andrebbe evitato anche se cotto.

Per andare sul sicuro senza rinunciare al formaggio in gravidanza, si possono includere formaggi a pasta dura o semidura, come il Parmigiano Reggiano, il Pecorino, il Cheddar e il Gouda; formaggi a pasta cotta, come ricotta, cottage cheese (fiocchi di latte) e formaggi spalmabili tipo Philadelphia; e formaggi freschi come mozzarella, stracchino e Squacquerone di Romagna DOP, purché siano fatti con latte pastorizzato. Si possono includere i formaggi negli schemi alimentari in gravidanza - tenendo conto delle regole esplicitate - ma limitandosi a 1-2 porzioni a settimana. Si può optare per un gustoso risotto alla zucca con su spolverizzato un po’ di parmigiano. La Fondazione Veronesi ha evidenziato che il Parmigiano è naturalmente privo di lattosio e la sua crosta dura, spessa e resistente protegge la polpa interna da qualsiasi contaminazione esterna. Pur essendo un formaggio naturale, nutriente e salubre, il Parmigiano viene fatto con una parte di latte intero e contiene, quindi, una percentuale di grassi, che vanno assunti con moderazione, soprattutto durante il periodo della gravidanza. La porzione giornaliera di Parmigiano solitamente consigliata è pari a 50 grammi, che apportano circa 580 milligrammi di calcio, oltre la metà del fabbisogno quotidiano.
La buona notizia è che, esattamente come avviene per il rischio toxoplasmosi, anche quello correlato a questi batteri decade a parto avvenuto: la dieta torna libera e non occorrono particolari attenzioni in fase di allattamento. La guardia si può abbassare durante l’allattamento.
Camoscio d’Oro: Un'Opzione Pastorizzata per la Mamma che Allatta
Per quanto riguarda specificamente il formaggio Camoscio d'Oro, è importante sottolineare che tutti i formaggi della gamma Camoscio d’Oro sono prodotti a partire da latte pastorizzato. La pastorizzazione è un trattamento termico che distrugge i germi pericolosi per la salute: il latte viene scaldato ad una temperatura di almeno 72°C per almeno 15 secondi, o con altre combinazioni di temperatura/tempo per garantire un’elevata sicurezza alimentare. Questo processo garantisce che il latte utilizzato per la produzione sia sicuro per il consumo.
Il Camoscio d’Oro è, quindi, un formaggio a latte vaccino pastorizzato. Nonostante sia un formaggio a pasta molle, la sua produzione con latte pastorizzato lo rende un'opzione sicura per la madre che allatta. È utile anche comprendere le differenze nella produzione: Camoscio d’Oro e Brie sono entrambi formaggi a pasta molle, ma la tecnica di produzione è diversa. Il Camoscio d’Oro viene leggermente pressato prima della stagionatura, cosa che non avviene per la categoria Brie. Questa informazione, per il contesto dell'allattamento, rafforza la comprensione del prodotto.

Per i formaggi non pastorizzati in generale, come spiegato da Alessandro di Flaviano, perito chimico e laureato in sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, il consumo è sconsigliato nei bambini piccoli a causa della possibile presenza di microrganismi patogeni come l’Escherichia coli, responsabile di gravi patologie come la sindrome emolitico-uremica (SEU). I produttori devono rispondere a degli standard per garantire un’elevata sicurezza alimentare, e la normativa è in continua evoluzione. L’FDA statunitense indica che, se la carica batterica supera il limite stabilito, i formaggi a latte crudo devono essere obbligatoriamente stagionati per almeno 60 giorni, un'accortezza necessaria per rendere trascurabile il rischio che microrganismi patogeni potenzialmente presenti possano causare danni. Tuttavia, come per Parmigiano e Grana, la stagionatura per tempi protratti (dai 9 mesi in su per il parmigiano e dai 12 mesi in su per il formaggio grana) permette al prodotto di ridurre il tenore di umidità e, quindi, di rendere inospitale il cibo per i batteri patogeni, impedendo loro di proliferare e sopravvivere. Questo li rende sicuri, anche se prodotti da latte crudo.
Dallo Svezzamento all'Introduzione dei Formaggi nell'Alimentazione Infantile
A circa 6 mesi, secondo le linee guida del Ministero della Salute, il bambino è pronto per iniziare l’alimentazione complementare. Attenzione: complementare, perché l’apporto nutrizionale principale continua ad essere dato dal latte, materno o formulato. Ma è il momento di accompagnare il piccolo verso qualcosa di nuovo. Come spiegato durante un incontro nel salone museale del Caseificio Di Nucci da Francesca Ferrelli, logopedista specializzata nell’alimentazione complementare responsiva, ci sono diversi segnali che indicano che il bambino è pronto per lo svezzamento: tra questi, il controllo del tronco, il controllo del capo e l’interesse per il cibo quando vede mangiare i genitori. Che si scelga lo svezzamento tradizionale con le “pappette” o l’autosvezzamento introducendo da subito cibi più solidi, l’importante è che sia un momento di condivisione e crescita. Il termine “alimentazione complementare responsiva” ci ricorda due concetti fondamentali: è complementare al latte, che rimane l’alimento principale, ed è responsiva perché dobbiamo rispettare i tempi e i desideri del bambino. «La bocca del bambino è come il suo cervello: attraverso di essa conosce il mondo, e dobbiamo rispettare le sue scelte», ha sottolineato la dottoressa Ferrelli. Se il bambino sputa un alimento o non vuole una carota in quel momento, non significa che non la mangerà mai.
Una delle maggiori preoccupazioni dei genitori durante lo svezzamento è la paura del soffocamento. È fondamentale sapere che il bambino soffoca solo quando presenta difficoltà respiratoria, cambio di colorito, assenza di tosse e assenza di voce o pianto. «Finché il bambino tossisce, significa che sta bene ed è in grado di proteggersi: la tosse è un riflesso naturale di difesa». Per prevenire il soffocamento, il bambino deve essere seduto sul seggiolone con tronco e gambe ad angolo retto, evitando che i piedi penzolino. Chi somministra il cibo deve porsi in modo frontale, permettendo al piccolo di guardarlo. Le mani del bimbo, inoltre, non vanno mai allontanate dalla bocca durante i pasti. Come diceva Maria Montessori, la mano è l’organo simbolo dell’intelligenza. Permettere al bambino di toccare il cibo, di portarlo alla bocca con le proprie mani, lo aiuta non solo a scoprire consistenze e sapori, ma anche a sviluppare la coordinazione mano-bocca che manterrà per tutta la vita.
L'Importanza del Formaggio Nello Svezzamento e la Corretta Introduzione
I formaggi rappresentano un’ottima fonte di calcio e proteine per i bambini durante lo svezzamento. Il formaggio è un alimento ricco di nutrienti fondamentali per la crescita, come il calcio, le proteine ad alto valore biologico e diverse vitamine. Proprio per questo non solo si può ma è anche consigliabile introdurre i formaggi in svezzamento, facendo particolare attenzione alla tipologia scelta, alla quantità impiegata e alle eventuali reazioni del bambino. «Alcuni formaggi, infatti, sono adatti già a partire dai 6 mesi, mentre altri per il loro contenuto di sale, grassi saturi o per la loro consistenza andrebbero riservati ad una tappa successiva dell’alimentazione» spiega la dottoressa Laura Mazzotta, specialista in Igiene Preventiva e Nutrizione Clinica. Non esiste una risposta univoca dato che ci sono notevoli differenze dal punto di vista nutrizionale tra il formaggio di mucca, il formaggio di capra e quello di pecora e, all’interno di ciascuna di queste categorie, tra le varie tipologie di formaggio. «La variabilità riguarda, oltre al gusto, più o meno sapido, la percentuale di grassi saturi e di sale, ma anche quella di proteine» spiega la dotatessa Mazzotta.
Cosa c’è di vero? Falsi miti ed evidenze nell’allattamento
I primi ad essere introdotti già a 6 mesi, in dosi minime da aumentare progressivamente nei mesi successivi, sono i formaggi stagionati, più ricchi di proteine. Si introducono poi attorno agli 8 mesi i formaggi freschi pastorizzati di consistenza morbida, come lo stracchino e la crescenza, proseguendo con quelli a pasta semidura e lasciando per ultimi quelli a pasta filata, come la mozzarella, per i quali occorre attenzione alla somministrazione per via della loro consistenza potenzialmente pericolosa.
Allergeni e Introduzione Varia degli Alimenti
Una delle domande più frequenti riguarda gli allergeni: quando introdurre latte vaccino, uova, fragole? Come sottolineato dalla logopedista Francesca Ferrelli, «le evidenze scientifiche più recenti ci dicono che non ci sono motivi per ritardare l’introduzione di questi alimenti». Se un bambino svilupperà un’allergia, questa non dipende dal momento in cui l’alimento viene introdotto. L’importante è garantire sempre varietà alimentare. Durante lo svezzamento, il bambino inizia a bere anche acqua. Il modo migliore per offrirgliela è utilizzare un piccolo bicchiere (anche un bicchierino da liquore di vetro va benissimo), che mantiene il sapore integro. Questo bicchiere va porto lateralmente e appoggiato sul labbro inferiore; quando il liquido tocca il labbro superiore, si innesca naturalmente la deglutizione. Meglio evitare beccucci, che possono favorire uno sviluppo maxillo-facciale non ottimale. «Lo svezzamento non è solo una questione nutrizionale: coinvolge lo sviluppo armonioso del massiccio facciale, il sistema psicomotorio, quello relazionale e ovviamente quello nutrizionale».
Guida Dettagliata ai Formaggi per Bambini: Tipi, Tempistiche e Precauzioni
È essenziale verificare sempre l’etichetta dei formaggi, prestando attenzione all'indicazione "latte pastorizzato" e all'assenza di additivi. In fin dei conti, è davvero semplice riconoscere i prodotti non pastorizzati! Se tra gli ingredienti leggi “latte” o “latte pastorizzato” puoi stare certo che si tratta di un alimento la cui materia prima è stata sottoposta a pastorizzazione. Questo perché la normativa in vigore non obbliga i produttori a specificare se un formaggio è prodotto con latte pastorizzato, perché la pastorizzazione è considerata una procedura standard e non è richiesto di dichiararlo esplicitamente in etichetta. Tutto chiaro? Bene! In caso volessi sapere di più sulle pratiche di sicurezza alimentare per i tuoi bambini, Alessandro di Flaviano rimanda al suo eBook “Cucina sicura”.
I formaggi vanno somministrati in base alla tipologia e al periodo di svezzamento, ecco perché è necessario conoscerli.
Formaggi Stagionati o a Pasta Dura: I Primi Passi
Grana Padano e Parmigiano Reggiano contengono meno del 45% di acqua e sono quindi più concentrati in grassi e in sale, ma anche in proteine. Questo, insieme al fatto di essere particolarmente digeribili per via della lunga stagionatura, li rende i formaggi ideali da inserire per primi in fase di svezzamento, sia pur in quantità minime. «Il particolare processo di produzione di questi formaggi fa sì che siano privi di lattosio e quindi non a rischio di reazioni qualora il piccolo presentasse un’intolleranza o un’allergia a questa sostanza» commenta l’esperta.Per il Pecorino, per la sua ricchezza in sale e in grassi se ne consiglia l’introduzione tra i 9 e i 10 mesi, anche per via del sapore deciso che può risultare poco gradito ai più piccoli. Al pari di Grana e Parmigiano non contiene lattosio.
Formaggi a Pasta Molle: Crescenza, Robiola e Caprino
La Crescenza, conosciuta anche come stracchino, è un formaggio dal gusto delicato e dalla buona cremosità che si scioglie facilmente nelle pappe e risulta gradevole al palato dei piccoli. Come tutti i formaggi freschi contiene una buona percentuale di acqua che la rende meno ricca di grassi e di sale rispetto ad altri formaggi, pur conservando un notevole quantitativo di proteine e di vitamine, in particolare la A e la E.
Per la Robiola ne esistono di vari tipi, alcune prodotte con latte vaccino, altre con latte ovino o caprino; alcune sono molto cremose, altre hanno una pasta leggermente più consistente. Per i più piccoli, dagli 8/9 mesi, ideale è scegliere una robiola di latte vaccino, più delicata nel gusto rispetto a quella prodotta con latte di capra o di pecora dal gusto acidulo, molto cremosa e adatta quindi per essere aggiunta alle pappe. Un buon apporto proteico si affianca in questo tipo di formaggio alla presenza di vitamine A, E e B2 nonché di sali minerali come calcio e fosforo. È più ricca però in grassi, circa il 30%, rispetto alla crescenza che ne contiene il 20%.
Con il termine generico Caprino si intende un’intera categoria di formaggi che possono essere prodotti sia con il solo latte di capra sia con l’aggiunta di latte vaccino o ovino sia con il solo latte vaccino e avere consistenze molto diverse in base al grado di stagionatura. Per la fase dello svezzamento sono adatti i caprini di latte vaccino, dalla consistenza molto morbida e cremosa: unica attenzione da prestare è che possono avere un sapore leggermente acidulo che può non piacere ai piccoli. Basta comunque provare ad aggiungerne una piccola quantità in una pappa per testarne il gradimento.
I formaggi spalmabili, come i prodotti comunemente riconosciuti come “philadelphia”, non è opportuno introdurli in fase di svezzamento perché possono contenere addensanti e conservanti. Alcuni sono addizionati con panna e quindi piuttosto grassi e calorici.
Formaggi Semiduri: Fontina ed Emmental
La Fontina ha un gusto che varia dal morbido al più deciso, ma che può comunque essere apprezzato dai piccoli a partire dai 9/10 mesi. Il contenuto di grassi è piuttosto elevato, ma inferiore a quello della robiola che viene ritenuta, a torto, un formaggio magro. La fontina non contiene lattosio e può essere indicata nel caso di intolleranza a questa sostanza ma sempre facendo una prima prova con una piccola quantità.L'Emmental è tra i formaggi più ricchi in grassi, circa il 31%, e quindi da proporre in piccole quantità dopo i 9 mesi. Non contiene lattosio, ma per via del suo sapore deciso può non risultare sempre gradito ai piccoli: basta una prova comunque per accertarlo.
Formaggi a Pasta Filata: Attenzione alla Consistenza
La Mozzarella, come tutti i formaggi a pasta filata, che annoverano anche la scamorza, non dovrebbe essere introdotta in fase di svezzamento, ma proposta ai bambini più grandi, dai tre anni in su. Questo per via della sua consistenza gommosa e filante, soprattutto quando la si aggiunge a caldo, che può essere a rischio di ostruzione. La scamorza, ad esempio, è un solido morbido che va masticato. La stracciata, invece, è un formaggio filamentoso che tende a spappolarsi in bocca rilasciando liquido, quindi ha una doppia consistenza. Per i formaggi filamentosi come la stracciata, è fondamentale tagliarli in modo trasversale, a listarelle. Una regola che vale per quasi tutti i cibi durante lo svezzamento. Burrata e stracciatella non sono formaggi adatti allo svezzamento, oltre che per la loro consistenza, anche perché prodotti con panna e quindi eccessivamente ricchi in grassi e calorie.
Formaggi da Evitare e il Valore Nutrizionale dei Formaggi per la Crescita Infantile
«Vanno evitati nell’alimentazione del neonato i formaggi con crosta e muffe come il gorgonzola o la toma stagionata» precisa la dottoressa Mazzotta. Inoltre, anche per scongiurare questi pericoli, i produttori devono rispondere a degli standard per garantire un’elevata sicurezza alimentare: il latte di prima mungitura destinato alla caseificazione deve avere un certo quantitativo di carica microbica, e non superiore.Il formaggio è ricco di calcio, indispensabile per la formazione e la crescita delle ossa e dei denti, il fabbisogno di questo minerale è massimo nei bambini che devono raggiungere il picco di massa ossea. Contiene anche fosforo, che in abbinamento con il calcio favorisce la crescita e il rafforzamento di ossa e denti, e vitamina E, dalle proprietà antiossidanti, in grado cioè di combattere i radicali liberi, molecole dannose per l’organismo.
La percentuale di grassi può variare, anche di parecchio, nei vari tipi di formaggio, passando da quelli più leggeri come lo stracchino fino a quelli che ne contengono un quantitativo molto elevato come il mascarpone o il gorgonzola. Le calorie seguono di conseguenza, ma restano comunque piuttosto elevate per qualsiasi tipo di formaggio. «Per questa ragione, dopo l’anno di età del bambino si consiglia di inserire non più di tre porzioni di formaggio nel piano alimentare settimanale, al fine di ovviare all’eccesso di grassi saturi e di calorie che nel lungo termine può contribuire all’insorgenza dell’obesità» suggerisce la dottoressa Mazzotta.
Calendario di Introduzione dei Formaggi Nello Svezzamento
Per inserire i formaggi nella dieta del neonato si procede in base alla tipologia e all’età del bambino.
5-6 mesi: Si può aggiungere un cucchiaino (5 g) di formaggio Grana o Parmigiano grattugiato nella pappa, anche tutti i giorni. Attenzione però in questo caso a non aggiungere sale, visto l’apporto elevato di sodio di questi formaggi e il loro gusto saporito.
7 mesi: È possibile aumentare la quantità di formaggio grattugiato che si aggiunge alle pappe fino ad arrivare a un cucchiaio (10 g). In alternativa, quindi mai insieme, si possono aggiungere alle pappe i formaggini formulati appositamente per l’infanzia che hanno un tenore controllato di grassi e di sale, non contengono polifosfati, citrati o conservanti. Hanno inoltre il pregio di sciogliersi facilmente rendendo il piatto più morbido e gradevole al palato. La dose giusta è di un paio di cucchiaini di formaggino per iniziare, passando poi a mezzo vasetto, per arrivare a un vasetto intero, da proporre dalle 2 alle 3 volte alla settimana come fonte proteica alternativa a carne o pesce.
8-9 mesi: Si possono introdurre nello svezzamento i formaggi molli come la crescenza o il caprino: contengono microrganismi paragonabili a quelli dello yogurt e quindi utili per l’equilibrio della flora batterica intestinale. All’inizio basta aggiungerne un cucchiaio abbondante, poi, alla fine del 9° mese, si può arrivare a 30 g, da offrire al piccolo sempre 2-3 volte alla settimana e mai insieme ad altre fonti proteiche come carne, pesce o uova.
Dopo i nove mesi: È possibile introdurre anche formaggi che non contengono naturalmente lattosio come il pecorino, l’emmental e la fontina: attenzione però che il livello di sensibilità è soggettivo e per questo è sempre bene procedere per gradi, facendo una prova iniziale con una piccola quantità. Questi formaggi a pasta semidura vanno comunque uniti ai piatti che si propongono ai piccoli dopo averli grattugiati o ridotti in pezzi molto piccoli.
Dopo i 12 mesi: Dopo l’anno di età il formaggio potrà essere proposto da solo, come secondo piatto proteico, sempre in alternativa a carne, pesce o uova, per non sovraccaricare i reni con troppe proteine. La dose massima è di 50 g da offrire al piccolo dalle 2 alle 3 volte la settimana. Si possono proporre vari tipi di formaggio, sia quelli molli sia a pasta più consistente come fontina o emmental, procedendo con dei tagli sicuri, ovvero facendo attenzione a tagliarli preferibilmente a lamelle sottili, in modo che non ci sia nessun rischio di soffocamento.
Il formaggio è un alimento ricco di virtù nutrizionali che può trovare posto nell’alimentazione infantile sin dallo svezzamento. Occorre però scegliere con attenzione il tipo di formaggio da dare ai più piccoli, cominciando con Grana Padano e Parmigiano Reggiano, per continuare con i formaggi più morbidi e introdurre a poco a poco altre tipologie, sempre dosando bene le quantità e non superando le tre porzioni alla settimana. L'attenzione alle corrette prassi igieniche è estremamente importante, poiché in cucina non esiste il rischio zero; carne cruda, pesce crudo, uovo poco cotto e frutta e verdura crude o poco cotte possono essere veicolo degli stessi (o di simili) patogeni.Il Caseificio Di Nucci continuerà a promuovere incontri e momenti informativi, mettendo a disposizione della comunità uno spazio di condivisione e crescita per le famiglie del territorio, ribadendo l'importanza dei formaggi artigianali di qualità, come quelli prodotti con latte locale e lavorazioni tradizionali, ricchi di calcio e proteine nobili, che possono accompagnare il bambino nella sua crescita, sempre proposti in modo sicuro e appropriato all’età.
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