Calci del feto nelle costole durante la gravidanza: cause, monitoraggio e gestione del dolore

Decidere di avere un bambino, affrontare la gravidanza, il travaglio ed il parto è un’esperienza veramente unica. Il più delle volte, i bambini nascono in salute e senza alcun tipo di problematica. Tuttavia, la gestione della dolce attesa richiede consapevolezza, poiché le mamme non possono essere seguite dal ginecologo 24 ore su 24. Con il passare delle settimane, la mamma impara a riconoscere le caratteristiche dei movimenti fetali, riuscendo a distinguere i momenti di attività del feto da quelli di riposo, le risposte agli stimoli che provengono dall’esterno, ai cambiamenti nella postura, a cibi e bibite particolari ingeriti, arrivando persino a capire quando il bambino ha il singhiozzo.

rappresentazione anatomica dello sviluppo fetale e dello spazio uterino nel terzo trimestre

L’evoluzione dei movimenti fetali: dalle prime percezioni al terzo trimestre

L’esperienza di sentire per la prima volta il proprio bambino muoversi all’interno della pancia è un momento unico e tanto atteso. Sentire il feto muoversi è un’esperienza che segna una tappa fondamentale. Tipicamente, i primi movimenti fetali si cominciano a percepire tra la 18esima e la 22esima settimana di gravidanza, ma la tempistica può variare significativamente da una donna all’altra.

Nelle prime fasi, tra la 20esima e la 26esima settimana, i movimenti possono essere avvertiti come pulsazioni, come leggeri sussulti somiglianti a degli sfarfallii, piuttosto che come veri e propri calci. Con il proseguire della gestazione, tra la 26esima e la 30esima settimana, i movimenti fetali diventano più frequenti e definiti, come conseguenza della diminuzione del liquido amniotico, che li attutisce meno.

Nel periodo compreso tra la 30esima e la 35esima settimana, i movimenti fetali diventano distinti ma più lenti, come effetto dell’aumento delle dimensioni fetali che comporta una riduzione dello spazio a disposizione all’interno dell’utero. Tra la 35esima e la 40esima settimana di gestazione, i movimenti possono scatenare delle “false contrazioni”. Avendo meno spazio attorno, infatti, il bambino, quando è più attivo o cambia posizione, può provocare nella madre una fastidiosa sensazione di pressione sullo sterno, al livello delle costole, dello stomaco o della pelvi.

Movimenti fetali dolorosi: quando preoccuparsi e come interpretare i segnali

Capita di sentire movimenti fetali dolorosi, è normale? La risposta dipende dall'età gestazionale, dalla situazione e dal tipo di movimento. Generalmente, il feto si muove continuamente via via che cresce. Più grosso è, meno ha spazio e più cerca di allungarsi come può; ovviamente, se i piedi, la testa, le ginocchia o le mani arrivano in certi punti, provocano dolore.

È importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, i movimenti fetali dolorosi sono del tutto normali. Tuttavia, la percezione di un’interruzione dei movimenti del feto è una situazione che richiede l’intervento di un dottore. Una mamma dovrebbe sentire movimenti per circa dieci volte nell'arco delle 12 ore. È fondamentale capire se il dolore percepito è causato dal troppo vigore del bimbo o se invece c'è qualcos'altro: di solito, in presenza di un problema all'utero, il dolore è continuo ma esacerbato dai movimenti fetali, fino a diventare intollerabile. In altri casi, si tratta di dolori diffusi non imputabili a una precisa parte del corpo.

Provare dolore quando un feto scalcia, soprattutto nel terzo trimestre, è del tutto normale, ma si tratta solitamente di un dolore passeggero e non continuo, né intenso. Qualora i dolori fossero insopportabili, continui e non passassero cambiando posizione o camminando, è importante avvisare subito il medico.

Fai questo esercizio di 2 minuti per abbassare la pressione

Dolore alle costole in gravidanza: cause biomeccaniche e strutturali

Il dolore alle coste - termine corretto rispetto a “costole” - è, in molti casi, una manifestazione di origine muscolare. Tra una costa e l’altra, c’è della muscolatura il cui ruolo è fondamentale: aiuta nel movimento di espirazione e inspirazione. A seguito di traumi, contratture localizzate o quando la pancia, crescendo, spinge molto, si possono creare e amplificare dei piccoli dolori a livello intercostale.

Esistono altri fattori che possono provocare l’insorgenza di questo fastidio. In questo novero è possibile includere gli effetti dell’aumento di volume dell’utero: a seguito di questa naturale conseguenza della gravidanza, lo spazio intercostale è inferiore. Il risultato è una respirazione più faticosa e, in generale, una situazione di compressione dei nervi che non giova certo al comfort della futura mamma.

Molte donne riferiscono fitte lancinanti durante azioni come girarsi nel letto, starnutire o ridere. Spesso, queste sensazioni sono legate a un blocco articolare costale o a una contrattura muscolare dei muscoli intercostali. Un'altra ipotesi frequente è il coinvolgimento del diaframma che, mese dopo mese, viene spinto verso l’alto, venendo compresso e bloccato tanto da creare problemi durante il respiro. Anche la cosiddetta “postura swayback”, che favorisce l’iperlordosi a livello lombare, dove si inserisce il diaframma stesso, può contribuire a questo sovraccarico funzionale.

Il ruolo dell’osteopatia nel benessere materno

L’osteopatia può rivelarsi risolutiva quando si ha a che fare con il dolore alle costole in gravidanza. Il trattamento mira a migliorare e ripristinare la biomeccanica del torace. L’osteopata, attraverso manipolazioni specifiche, agisce sulla muscolatura intercostale, esercitando una lieve pressione per sciogliere le tensioni accumulate.

Il trattamento può interessare sia il livello intercostale che la costa stessa. È bene ricordare che, per la futura mamma, è possibile avvertire un po’ di fastidio durante queste manovre, ma l'efficacia nel ridurre la sintomatologia è spesso notevole. Prima di intraprendere questo percorso, è sempre raccomandato parlarne con il ginecologo o l’ostetrica di riferimento, poiché il corpo si sta “rimodellando” per fare spazio a una nuova vita ed è normale che si modifichino le varie pressioni e i rapporti tra le strutture.

Monitoraggio clinico: BPP, NST e rischi gestazionali

Non sempre il dolore o la sensazione di malessere sono riconducibili a cause puramente muscolari. La sofferenza fetale dovrebbe essere prontamente riconosciuta, e le condizioni che l’hanno generata trattate e risolte, perché la sofferenza è quasi sempre un'indicazione che il piccolo non sta ricevendo sufficiente ossigeno.

Il profilo biofisico (BPP) è un esame importante e consigliato. Il BPP è un test multiplo che comprende l’NST, ovvero il monitoraggio elettronico del cuore del bambino, e un esame fetale con ultrasuoni. Attraverso gli ultrasuoni è possibile determinare l’indice del liquido amniotico (AFI): un valore compreso tra 9 e 18 centimetri è considerato normale, 5-8 centimetri è a rischio, mentre inferiore a 5 centimetri è un valore anormale.

schema illustrativo del test BPP e monitoraggio dell'indice del liquido amniotico

Con un NST, i medici possono vedere come il ritmo del cuore del bambino cambia con il movimento. La frequenza cardiaca dovrebbe aumentare quando il piccolo si muove o da calci. Se l’NST è “non-reattivo”, vuol dire che la frequenza cardiaca del feto non aumenta come dovrebbe. Altri fattori di rischio, come l’alta pressione sanguigna, possono causare al bambino una mancanza di ossigeno e, in associazione alla costrizione dei vasi sanguigni, portare alla diminuzione di flusso nutritivo. Anche la preeclampsia comporta un alto rischio di distaccamento di placenta, evento che, sebbene inizi con piccole perdite, può rapidamente trasformarsi in un problema molto serio per la salute del feto.

Infine, occorre prestare attenzione alla macrosomia, ovvero la condizione in cui il bambino è troppo grande rispetto allo standard. L'aumento di peso della madre tra gli 8 e i 17 Kg è considerato normale, ma un eccesso di peso può essere associato a questa condizione, che risulta pericolosa specialmente se il medico è ignaro della situazione. La mancata osservanza degli standard di cura in una gravidanza ad alto rischio è da considerarsi negligenza, rendendo fondamentale la comunicazione costante con il personale sanitario specializzato.

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