La disciplina del buono pasto e i permessi per allattamento negli Enti Pubblici

L'organizzazione del lavoro all'interno della Pubblica Amministrazione è retta da norme rigorose che mirano a bilanciare le esigenze di servizio con i diritti fondamentali dei lavoratori. Tra le tematiche che più frequentemente generano dubbi interpretativi vi è l'erogazione del buono pasto per i dipendenti che beneficiano di permessi per allattamento. È necessario analizzare il quadro normativo vigente, distinguendo tra la natura assistenziale del beneficio e gli obblighi contrattuali che regolano il rapporto di lavoro subordinato.

ufficio pubblico e ambiente di lavoro

La natura del buono pasto nella Pubblica Amministrazione

In tema di pubblico impiego privatizzato, l'attribuzione del buono pasto è condizionata all'effettuazione della pausa pranzo che, a sua volta, presuppone, come regola generale, che il lavoratore osservi un orario di lavoro giornaliero di almeno sei ore (oppure altro orario superiore minimo indicato dalla contrattazione collettiva). È fondamentale comprendere che, come è noto, nessuna azienda è obbligata per legge a concedere dei buoni pasto ai propri dipendenti, come non ci sono doveri relativi al servizio di mensa aziendale.

Gli obblighi esistono, infatti, unicamente in relazione alla concessione della pausa pranzo, in tutti quei casi in cui il turno di lavoro supera le 6 ore. Ecco che, allora, un’azienda può decidere autonomamente di offrire ai propri collaboratori i buoni pasto, così da fidelizzarli e garantire una produttività maggiore, oppure può essere obbligata indirettamente dal CCNL di riferimento, il quale in effetti può inserire questa clausola a beneficio di tutti i dipendenti assunti seguendo tale regolamento.

I buoni pasto fanno parte dei benefit concessi ai lavoratori da alcune imprese, solitamente di grandi dimensioni e si possono ricomprendere nel concetto di welfare aziendale. L'erogazione dei buoni pasto, così come la fruizione di un'eventuale servizio di mensa aziendale, sono collegati al diritto ad effettuare un intervallo in una giornata di lavoro di durata superiore a 6 ore.

Il Diritto alla Maternità: informazioni utili

Il rapporto tra permessi di allattamento e orario di lavoro

Va sottolineato, infatti, che le neomamme hanno diritto ai permessi di allattamento, ovvero a due ore al giorno (eventualmente cumulabili) su un orario giornaliero pari o superiore alle 6 ore; o a un’ora al giorno in caso di turno di durata inferiore. La legge che disciplina il congedo di maternità è il D. Lgs. 151/2001, conosciuta anche come “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.

L'art. 39 del d.lgs. n. 151/2001 sulla maternità, che intende favorire la conciliazione tra la vita professionale e quella familiare, ha stabilito nei confronti della lavoratrice madre il diritto ad una o due ore di riposo giornaliero (a seconda della durata della giornata lavorativa) per accudire il figlio, entro il primo anno di età. Tuttavia, sorge un problema di compatibilità tra queste ore di riposo e la maturazione del diritto al buono pasto.

L'esclusione del buono pasto in caso di riduzione dell'orario effettivo

Di conseguenza, i buoni pasto non possono essere attribuiti ai lavoratori che, beneficiando delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità di cui al D.Lgs. n. 151 del 2001, osservano, in concreto, un orario giornaliero effettivo inferiore alle suddette sei ore. Né può valere l'equiparazione dei periodi di riposo alle ore lavorative di cui allo stesso D.Lgs., art. 39, comma 1, che vale "agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro".

Il motivo risiede nel fatto che l'attribuzione dei buoni pasto non riguarda né la durata né la retribuzione del lavoro, ma è finalizzata a compensare l'estensione dell'orario lavorativo disposta dalla P.A., con una agevolazione di carattere assistenziale diretta a consentire il recupero delle energie psico-fisiche degli interessati.

grafico che illustra la soglia delle 6 ore lavorative

I funzionari del Ministero del Lavoro ricordano che la normativa sull'intervallo nella giornata di lavoro, prevista dall’articolo 8 del d.lgs. n. 66/2003, utilizza il termine “intervallo” proprio per presupporre la successiva ripresa dell’attività lavorativa dopo la consumazione del pasto o la fruizione della pausa. Considerata la specifica funzione della pausa pranzo, nel caso oggetto di analisi, la presenza effettiva della lavoratrice nella sede di lavoro pari a 5 ore e 12 minuti non dà diritto alla pausa pranzo. Quindi, se la prestazione della lavoratrice non supera tale durata perché usufruisce di permessi per l'allattamento, non ha diritto all'intervallo per la pausa pranzo e di conseguenza neppure al buono pasto, se disponibile.

Prospettive e applicazioni del welfare aziendale

È opportuno ribadire, come confermato anche dal Dipartimento della Funzione Pubblica nella nota del 10 ottobre 2012, che l'erogazione del buono pasto rimane un istituto volto a ristabilire le energie psico-fisiche durante una giornata lavorativa estesa. L'azienda, va sottolineato, ha sempre grandi vantaggi nell’erogare buoni pasto: benefici sia a livello di produttività che di soddisfazione dei lavoratori, oltre ad importanti vantaggi fiscali. Con il buono pasto elettronico Repas, per esempio, è possibile dedurre fino a 8 euro al giorno.

Il quadro normativo, pur essendo stringente nel settore pubblico, lascia spazio a riflessioni sulla conciliazione tra vita professionale e familiare. Per approfondire la questione dei buoni pasto in maternità è bene specificare come funziona questo congedo secondo la normativa italiana, ricordando che tutto dipende dal regolamento su cui è basata nella singola azienda l’erogazione dei buoni pasto. A fare fede sono quindi di volta in volta il regolamento interno dell’impresa, quanto riportato nel contratto individuale o quanto deciso a livello di contrattazione collettiva.

In alcuni contesti di erogazione volontaria dei buoni da parte dell’azienda, la loro assegnazione potrebbe venire messa in pausa dal primo all’ultimo giorno di maternità, mentre in altri casi le politiche interne potrebbero essere più flessibili. Tuttavia, per quanto concerne i permessi di allattamento negli Enti Pubblici, la giurisprudenza e le note ministeriali rimangono ferme: se la fruizione dei riposi giornalieri porta l'orario di lavoro effettivo sotto la soglia minima prevista per la pausa pranzo, il diritto al buono pasto non matura.

tags: #buono #pasto #allattamento #enti #on #line