Guida completa: come affrontare e superare l’abitudine di succhiare il dito

La suzione del dito, spesso identificata con quella del pollice, rappresenta una delle abitudini più comuni e dibattute durante la prima infanzia. Sebbene per molti genitori possa apparire come un gesto preoccupante o antiestetico, è fondamentale inquadrarla correttamente nel percorso di crescita. Tutte le abitudini di suzione acquisiscono un valore emotivo nel percorso di crescita dei bambini e per questo motivo non vanno demonizzati in assoluto. Questo perché la bocca è un sistema complesso di muscoli e ossa in costante equilibrio tra loro.

illustrazione di un bambino che si consola succhiando il dito

Comprendere la suzione: una necessità naturale

La suzione del pollice in tenera età è considerata un’attività normale e naturale fra i bambini. Essa trae origine da un forte stimolo a succhiare, di vitale importanza per la sopravvivenza del bambino. Sebbene i neonati ricorrano all’attività della suzione per ottenere nutrimento, avvertono comunque determinate sensazioni orali piacevoli, alcune delle quali vengono associate al senso di pienezza derivante da cibo, contatto fisico e tenerezza.

Nella maggior parte dei casi, quando il bambino cresce, troverà mezzi alternativi per ricevere la stessa forma di pienezza emotiva di carattere positivo. Ciononostante, alcuni bambini ricercano un modo per proseguire quell’esperienza piacevole e tranquillizzante, nonché in precedenza necessaria, della suzione per nutrirsi. È proprio in questa situazione che si delinea l’abitudine di succhiarsi il pollice o le dita. Se non viene eliminata a partire da una certa età, tale abitudine può risultare nociva per lo sviluppo fisico, emotivo e sociale del bambino.

Quando intervenire e perché

L’età ideale per eliminare le abitudini viziate è intorno ai 24 mesi e non oltre i 3 anni. La gravità dei danni conseguenti alle abitudini viziate dipende da: durata, intensità e frequenza dell’abitudine, oltre che dalla predisposizione genetica del singolo individuo.

Recenti studi scientifici e linee guida delle maggiori istituzioni in fatto di dentistica indicano che il bambino dovrebbe abbandonare questa abitudine fra l’età di tre e quattro anni, in opposizione all’approccio della cosiddetta “regola del pollice”, utilizzato da alcuni dentisti pediatrici e che sostiene che tale abitudine dovrebbe essere eliminata prima della crescita dei denti permanenti. Un altro recente studio suggerisce, inoltre, che l’abitudine alla suzione di pollice o dito dovrebbe essere eliminata prima del danneggiamento del “piano terminale”. Ciò dovrebbe quindi avere luogo fra i tre ed i quattro anni di età.

Una suzione vigorosa, infatti, potrebbe alterare profondamente lo sviluppo della bocca e il posizionamento dei denti nell'arcata mascellare superiore e inferiore. Il risultato è che il palato viene sospinto verso l’alto e si restringe, portando quindi allo sviluppo del morso incrociato. Il posizionamento scorretto dei denti frontali e della lingua può spesso portare a difetti di pronuncia. Inoltre, esiste un aumento del rischio di malattie infantili contagiose, in conseguenza della presenza costante del pollice sporco in bocca, e una possibilità di rallentamento dello sviluppo sociale, dovuto al fatto che i bambini che succhiano il pollice vengono ritenuti piccoli dai loro pari e, in molti casi, non vengono accettati dal gruppo o vengono ridicolizzati.

Strategie educative e rinforzo positivo

È importante ricordare che, se la suzione del pollice sparisce in tenera età, molti dei problemi sopraindicati possono risolversi da soli in modo naturale, compresi la forma delle arcate mascellari e il posizionamento dei denti. In generale, per aiutare il bambino ad eliminare le sue abitudini viziate è utile imparare a bloccare queste problematiche sul nascere.

Non è efficace dire “così non si fa!”, che potrebbe creare ansia e frustrazione o essere preso come sfida e far attivare nel bambino il piacere di contraddire per ricevere attenzioni. È utile creare una “tabella di marcia”, una sorta di gara a step da far durare un mese in cui ad ogni comportamento corretto daremo al bambino un rinforzo positivo, ad esempio un gettone o uno smile da attaccare sul calendario, e ad ogni vizio manifestato gliene toglieremo uno o non ne daremo altri.

È necessario generare una “leggera e sana vergogna”. Ad esempio, facciamogli notare che in alcuni contesti sociali non compie già più questo gesto, proprio perché si vergogna di farlo davanti agli altri amichetti. Con il sorriso, facciamogli immaginare di andare ad un pigiama party o ad una gita scolastica: come reagiranno gli amici quando vedranno che lui succhia il dito? Non bisogna umiliarlo, ma fargli scoprire che la vita sociale ha delle regole e alla sua età non è più opportuno mettere il dito in bocca.

Strumenti di supporto: braccialetti e dispositivi

Per le situazioni più ostinate, esistono dispositivi progettati appositamente. Si tratta di strumenti realizzati tenendo conto di tre fattori:

  1. Rendere impossibile per un bambino succhiarsi il pollice o il dito quando è inserito.
  2. Renderne la rimozione molto complicata per un bambino.
  3. Renderlo quanto meno restrittivo e più divertente da indossare possibile.

Per la suzione del pollice, il bambino deve sigillare quest’ultimo con le labbra per creare la suzione. Per impedire ciò, la parte tubolare del dispositivo da applicare sul pollice deve avere sempre un diametro maggiore del pollice. Quando le labbra sigillano la parte tubolare esterna, lo spazio fra il pollice e il tubicino all’interno consente il passaggio dell’aria, impedendo qualsiasi sigillatura.

schema grafico del funzionamento di un dispositivo antisuzione

È molto importante posizionare e assicurare il dispositivo in modo corretto, affinché il bambino non sia in grado di rimuoverlo, soprattutto di notte, quando la tentazione è forte. Il prodotto è solitamente composto da materiale plastico di grado medico, morbido, non tossico, e viene assicurato alla mano grazie a fasce da polso colorate, che i bambini possono divertirsi a indossare, scegliendo il colore preferito. I risultati migliori possono essere raggiunti indossando il dispositivo tutto il giorno, per quattro settimane, rimuovendolo quotidianamente a scopo di pulizia.

Il ruolo degli specialisti

Il logopedista si occupa di tutte le patologie funzionali derivanti dalle abitudini viziate. Dunque è fondamentale verificare, insieme allo specialista in ortodonzia, la presenza di vizi orali ed includere nel piano di cura l’eliminazione di tali cattive abitudini nonché il trattamento delle disfunzioni derivanti da esse. Questo permetterà di ridurre i tempi di risposta alla terapia ortodontica e garantire la stabilità del risultato raggiunto, evitando il rischio di recidive.

Deglutizione Corretta

Quando è presente un morso aperto, ad esempio, le arcate dentarie non combaciano correttamente. Il bambino, per poter deglutire, è portato a mettere la lingua in mezzo alle arcate, in modo da “tappare il buco”. Se l’abitudine del dito è consolidata da tempo, potrebbe essere più difficile abbandonarla. Un’alternativa alla griglia linguale, indicata soprattutto per i bambini più piccoli (4-5 anni), sono i regolatori mio-funzionali. La scelta tra griglia e regolatore dipende dalla conformazione delle arcate e dall’età del bambino: se è grandicello, sui 6-7 anni, e il problema è molto accentuato, la griglia è lo strumento migliore; sui bambini più piccoli è preferibile l’apparecchio mio-funzionale, perché è meno impegnativo da portare.

L'approccio psicologico e il supporto creativo

Il dito in bocca è spesso una "stampella psicologica". Appare evidente dove bisogna andare a lavorare: rendere il bambino più forte e sicuro di sé. Insegnargli, per quanto l’età lo consente, a fare cose autonomamente. In alcuni casi, l'uso di marionette di peluche mono-dito può rivelarsi utile. Si possono inserire sulle dita che il bambino è abituato a succhiare e, alla base, si può mettere del nastro adesivo per evitare che si sfilino.

Procuratevi marionette in abbondanza e mettetele ovunque: sul divano, in macchina, sul comodino; usate rigore e metodo, mettete le marionette non appena arrivate a casa. Al bambino viene richiesta forza di volontà e all’adulto costanza. Anche la lettura condivisa di libri illustrati, che raccontano storie di dita che vanno in vacanza o di piccoli protagonisti che imparano a farne a meno, può aiutare il bambino a elaborare il cambiamento in modo sereno, trasformando un’imposizione in un’avventura verso la crescita.

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