Quando arriva un figlio, le gioie e le aspettative si moltiplicano, ma, come spesso accade, non è tutto rose e fiori. Con l'arrivo di un neonato, le preoccupazioni raddoppiano e la stabilità economica assume un ruolo ancora più rilevante per le famiglie. In questo contesto, lo Stato italiano ha predisposto una serie di misure di supporto volte a sostenere le madri e le famiglie, in particolare quelle che si trovano in situazioni di fragilità economica o che non beneficiano di altre forme di tutela previdenziale legate al lavoro. Le mamme casalinghe, così come le donne disoccupate o precarie, possono accedere a un prezioso supporto attraverso vari strumenti, tra cui gli assegni di maternità e, in alcuni casi, specifici bonus dedicati a chi si prende cura della casa e della famiglia a titolo gratuito.
L'impegno delle madri che lavorano in ambito domestico, dedicandosi alla cura esclusiva dei figli e alle faccende di casa, è un valore sociale spesso ignorato o sminuito. Si tratta di una realtà che coinvolge milioni di donne, le quali, sacrificando carriere e interessi personali, si dedicano integralmente all'accudimento della famiglia. Riconoscere e supportare questo ruolo è diventato un obiettivo fondamentale delle politiche sociali, portando all'istituzione di diverse forme di contributo. Questi sostegni, sebbene con requisiti e finalità differenti, mirano a offrire una rete di sicurezza, sia economica che formativa, contribuendo a valorizzare il lavoro di cura non retribuito.
In Italia, il panorama dei sostegni alla maternità e al ruolo di cura domestica si articola in diverse prestazioni. Già nel 2019, ad esempio, sono state previste due tipologie di sostegno principali per la maternità, una a carico del Comune e una erogata dallo Stato. Entrambe vengono saldate dall’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), ma tra le due esiste una differenza di fondo, principalmente legata ai requisiti contributivi e alla situazione lavorativa della richiedente. A questi si aggiungono nuove misure e specifici "bonus casalinghe" che, pur non essendo direttamente legati alla nascita di un figlio, riconoscono e incentivano il ruolo di chi si occupa della gestione della casa. Comprendere la natura di ciascuno di questi strumenti e le loro specifiche regole di cumulabilità è essenziale per le famiglie che desiderano accedere a tutti i benefici a cui hanno diritto.
Nuovi Orizzonti: Il Bonus per le Madri con Tre o Più Figli (Decreto-Legge 95/2025)
Nell'ottica di un sostegno sempre più mirato alle famiglie numerose, è stato introdotto un nuovo e significativo contributo. Tale misura, istituita dall’articolo 6 del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, prevede lo stanziamento di ulteriori 180 milioni di euro. Queste risorse si aggiungono ai 300 milioni già previsti dalla legge di bilancio 2025, portando il totale delle risorse disponibili a 480 milioni di euro. Questa iniezione di fondi è un chiaro segnale dell'attenzione posta verso il supporto alle famiglie con più figli.
Il contributo sarà erogato dall’INPS, su richiesta specifica dell’interessata, in un’unica soluzione. La liquidazione avverrà nel mese di dicembre, e l'importo totale sarà di 480 euro netti. Un aspetto particolarmente vantaggioso di questo bonus è la sua esenzione da prelievi fiscali e contributivi, il che significa che la somma percepita corrisponderà esattamente all'importo nominale, fornendo un aiuto concreto e senza oneri aggiuntivi per le beneficiarie. Questa esenzione sottolinea la volontà di offrire un sostegno diretto e tangibile alle famiglie.

I destinatari di questo specifico contributo sono le lavoratrici con tre o più figli. È importante sottolineare che il beneficio è esteso a diverse categorie di lavoratrici, tra cui quelle con contratto a tempo determinato, le autonome e le professioniste. Il criterio di eleggibilità legato all'età dei figli prevede che il bonus venga riconosciuto fino al compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo. Questa soglia d'età evidenzia l'intento di supportare le famiglie durante una fase prolungata della crescita dei figli, che spesso comporta spese significative. La previsione di un tale sostegno specifico si affianca ad altri interventi, configurandosi come una misura addizionale volta a riconoscere il peso economico e organizzativo delle famiglie con prole numerosa. La sua natura di "ulteriore" risorsa, rispetto a quelle già previste, lo posiziona come un incremento al paniere di aiuti, potenzialmente cumulabile con altre prestazioni non specificamente escluse dalla normativa di riferimento.
L'Assegno di Maternità dei Comuni: Un Pilastro per le Madri Non Lavoratrici
L'assegno di maternità di base, conosciuto anche come "assegno di maternità dei Comuni", rappresenta una prestazione assistenziale fondamentale nel sistema di welfare italiano. Concesso direttamente dai comuni di residenza e successivamente pagato dall'INPS, questo assegno è stato istituito dall’articolo 66 della legge n. 448 del 1998, con effetto dal 1° gennaio 1999, ed è attualmente disciplinato dall'articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. La sua finalità principale è quella di fornire un supporto economico alle madri che non rientrano nelle categorie lavorative tutelate da altre forme di indennità di maternità.
Questo assegno si rivolge in particolare alle mamme in "attesa" o a quelle che decidono di adottare un bambino. Le richiedenti non devono avere alcuna copertura previdenziale o, se ne hanno una, questa deve rientrare entro un determinato importo fissato annualmente. Fondamentale, inoltre, è il requisito di non essere già beneficiarie di altro assegno di maternità INPS ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Questa condizione è cruciale per la cumulabilità e sarà approfondita in seguito.
Requisiti di Accesso e Soglie ISEE
Per poter accedere all'assegno di maternità dei Comuni, le mamme devono possedere specifici requisiti. Innanzitutto, è necessario essere cittadine italiane, comunitarie, o extracomunitarie in possesso di un titolo di soggiorno valido. Per la specifica della tipologia di permesso di soggiorno utile per la concessione del beneficio, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio comune di residenza, poiché il regolamento può variare da Comune a Comune.
Un altro requisito essenziale riguarda la situazione economica del nucleo familiare. Per accedere all'assegno, occorre essere in possesso di una Certificazione ISEE in corso di validità che attesti una situazione economica-patrimoniale medio-bassa. Questo valore deve essere comunque inferiore ai limiti stabiliti per legge, che vengono aggiornati annualmente. Ad esempio, per i nati nel 2025, il valore ISEE del nucleo familiare non deve essere superiore a Euro 20.382,90. La presidenza del Consiglio dei ministri, in data 9 febbraio 2026, ha comunicato i valori rivalutati per il 2026, con una variazione dell'indice ISTAT pari all'1,4%. Per il 2026, la soglia di ISEE massimo per accedere è pari a euro 20.668,26. È importante notare che, a seguito della riforma dell'ISEE, l'assegno di maternità rientra tra le prestazioni di sostegno al reddito rivolte a minorenni, rendendo necessaria una corretta elaborazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU).

Questo sussidio si rivolge specificamente alle donne non lavoratrici, includendo quindi disoccupate, casalinghe e ragazze madri che non dispongono di un contratto di lavoro regolare. Le madri con un figlio tra gli 0 e i 6 mesi che al momento della domanda non sono legate a un contratto di lavoro regolare, possono avanzare la richiesta. È opportuno chiarire che le donne casalinghe o disoccupate con un bimbo appena nato possono fare richiesta dell’assegno fin dal primo figlio, e non è necessario attendere il terzo figlio come in altre misure.
Importi e Modalità di Erogazione
L'importo dell'assegno di maternità dei Comuni è rivalutato ogni anno sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo ISTAT, per tenere conto dell'inflazione e del costo della vita. Per quanto riguarda le nascite, gli affidi e le adozioni nel 2025, l'assegno è pari a 407,40 euro per cinque mensilità, raggiungendo un totale di 2037 euro complessivi. Per il 2026, l'importo è ulteriormente aggiornato, arrivando a 413,10 euro mensili. Il valore dell'assegno, così come il limite ISEE, viene adeguato all'inflazione di anno in anno. Questo assegno è concesso dai Comuni ed erogato dall'INPS, garantendo così una copertura a livello nazionale con gestione decentrata.
Come Presentare la Domanda all'Assegno di Maternità dei Comuni
Per ottenere l'assegno di maternità, l'interessata deve presentare domanda al Comune di residenza. La domanda deve essere inoltrata entro sei mesi dalla nascita del bambino, o dall'effettivo ingresso del minore in famiglia in caso di adozione o affidamento preadottivo. La mancata presentazione entro questo termine perentorio comporta la perdita del diritto al beneficio.
Il processo di richiesta prevede la verifica della sussistenza dei requisiti di legge da parte del Comune, in base agli articoli 17 e seguenti del D.Lgs. 151/2001. Sebbene sia sempre consigliabile rivolgersi direttamente al proprio comune di residenza per informazioni dettagliate, generalmente alla domanda vanno allegati specifici documenti. Tra questi, la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) o l'attestazione della dichiarazione sostitutiva ancora valida, che contenga i redditi percepiti dal nucleo familiare di appartenenza nell'anno precedente.
Come richiedere la maternità INPS online: guida passo passo 2024 PART2
Inoltre, è richiesta un'autocertificazione in cui la richiedente dichiara, sotto la propria responsabilità, diversi aspetti cruciali. Tali dichiarazioni includono:
- I requisiti richiesti dalla legge per la concessione dell'assegno, come la residenza e la cittadinanza.
- Di non avere diritto, per il periodo di maternità, all'indennità di maternità dell'INPS ovvero alla retribuzione; in caso contrario, dev'essere indicato l'importo di tali trattamenti economici per il calcolo dell'eventuale differenza.
- Di non aver presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato, di cui all'articolo 75 del D.Lgs. 151/2001.
Per le cittadine non comunitarie, è indispensabile presentare agli uffici del Comune la carta di soggiorno o il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Un avvertimento importante riguarda le tempistiche: poiché le questure rilasciano la carta di soggiorno entro 90 giorni dalla richiesta, le madri extracomunitarie che intendano richiedere l’assegno di maternità devono attivarsi tempestivamente per non superare il termine di sei mesi dalla nascita del bambino, che è perentorio.
La richiesta dell’assegno di maternità comunale, anche per le mamme che lavorano nell’ambito del proprio nucleo familiare, può essere fatta presso il Comune di residenza, eventualmente tramite l’ufficio del Patronato, sempre entro e non oltre i sei mesi dalla nascita del bambino.
L'Assegno di Maternità dello Stato: Sostegno per Lavoratrici Atipiche e Discontinue
Oltre all'assegno di maternità dei Comuni, esiste un'altra importante forma di supporto per le madri, l'assegno di maternità statale gestito direttamente dall'INPS. Questa prestazione previdenziale a carico dello Stato è specificamente pensata per le lavoratrici con contratti atipici e discontinui. È erogata e concessa direttamente dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, come stabilito dall'articolo 75 del decreto legislativo 151 del 2001.
È fondamentale non confondere l’assegno di maternità dello Stato con l'indennità di maternità. Quest'ultima, infatti, è la retribuzione sostitutiva riconosciuta alle donne occupate con contratti di lavoro standard, che si assentano dal lavoro a causa della gravidanza e del puerperio. L'assegno statale, invece, si rivolge a una platea di lavoratrici diversa, che per la natura del loro impiego non beneficerebbero dell'indennità tradizionale.
Requisiti di Eleggibilità: Generali e Specifici
Per richiedere questo contributo, sono previsti sia requisiti di carattere generale che condizioni più specifiche, legate alla situazione lavorativa e contributiva della richiedente.
I requisiti generali includono la residenza in Italia e la cittadinanza Italiana o di uno stato dell'Unione Europea. Per i cittadini extracomunitari, è indispensabile essere in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, una condizione che garantisce la stabilità del legame con il territorio nazionale.
I requisiti specifici variano in base alla condizione lavorativa:
- Se si sta lavorando regolarmente: è richiesto di aver versato almeno 3 mesi di contributi per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi prima del parto o dell'adozione del bambino. Questo garantisce che ci sia stato un periodo di attività lavorativa con regolare contribuzione.
- Se si è in mobilità, disoccupati o in cassa integrazione: occorre aver svolto attività lavorativa per almeno 3 mesi. In questo caso, il periodo massimo tra la perdita del lavoro e la data del parto non deve superare i 9 mesi, per mantenere una continuità lavorativa rilevante ai fini del beneficio.
- In caso di licenziamento, anche volontario: la lavoratrice deve aver accumulato almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi prima del parto. Questa clausola riconosce la tutela anche in situazioni di interruzione del rapporto di lavoro.
- Nel caso di lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata: è necessario aver versato almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l'inizio del congedo di maternità obbligatorio ordinario (generalmente l'ottavo mese di gravidanza) o del congedo di maternità anticipata, in situazioni particolari come una gravidanza a rischio.
Estensione ai Padri e Importo dell'Assegno
L'assegno di maternità statale, in alcuni casi specifici, può essere richiesto anche dal padre. Ciò avviene, ad esempio, in caso di abbandono del figlio da parte della madre, di affidamento esclusivo del figlio al padre, o di separazione con affido o adozione. Per il padre, in queste circostanze, sono richiesti i medesimi requisiti contributivi previsti per la madre. Inoltre, il padre può fare richiesta dell'assegno di maternità in caso di decesso della madre, a condizione che abbia riconosciuto il neonato o sia il coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, e se la madre non abbia già usufruito dell'assegno. Questa flessibilità garantisce che il supporto economico arrivi alla famiglia anche in situazioni familiari complesse.
L’importo dell’assegno di maternità dello Stato, similmente a quello comunale, viene rivalutato ogni anno. Questa rivalutazione si basa sulla variazione dell'indice ISTAT, garantendo che il valore del sostegno si adegui all'andamento del costo della vita. Per ulteriori informazioni sui requisiti specifici e gli importi aggiornati, l'INPS invita a consultare il proprio sito ufficiale, che rappresenta la fonte più autorevole e aggiornata.
Modalità di Domanda per l'Assegno di Maternità dello Stato
La domanda per l'assegno di maternità dello Stato deve essere presentata entro un termine perentorio di sei mesi dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso del minore in famiglia, in caso di adozione o affidamento. È essenziale rispettare questa scadenza per non perdere il diritto al beneficio.
La domanda deve essere presentata all’INPS in modalità telematica, attraverso diversi canali per facilitare l'accesso ai cittadini:
- WEB - Servizi telematici: accessibili direttamente dal cittadino tramite un'identità SPID, attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it - Entra in MyINPS). Questa è la via preferenziale per chi ha familiarità con i servizi online.
- Contact Center integrato: è possibile chiamare il numero 803164, gratuito da rete fissa, o il numero 06164164 da rete mobile, a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico. Operatori qualificati possono guidare i richiedenti attraverso il processo.
- Patronati: attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi. I patronati sono un'ottima risorsa per chi necessita di assistenza e consulenza nella compilazione e nell'invio della domanda.
La richiesta, quindi, va inoltrata all’INPS presso la sede di competenza, a seconda della propria residenza, e anche in questo caso deve essere presentata entro il periodo che non superi i sei mesi dal momento della nascita del figlio. Occorre trasmettere il modulo INPS compilato, che può essere inviato per via telematica tramite il CAF o altri intermediari autorizzati. Il termine ordinario per l’emanazione dei provvedimenti da parte dell'INPS è stabilito dalla legge 241/1990 in 30 giorni.
I Bonus Casalinghe: Dalla Formazione al Sostegno alla Vecchiaia
Il termine "bonus casalinghe" può fare riferimento a diverse iniziative, non tutte direttamente collegate alla maternità ma tutte volte a valorizzare e sostenere il ruolo di chi si occupa della cura domestica e familiare. È importante distinguere tra i diversi tipi di bonus per comprendere appieno le opportunità disponibili.
Il Bonus Casalinghe e Casalinghi per la Formazione (Dipartimento Pari Opportunità)
Un primo tipo di bonus casalinghe e casalinghi non è una somma di denaro diretta, bensì la partecipazione a progetti di formazione online. L’obiettivo primario di questa iniziativa è accrescere le competenze digitali di coloro che si dedicano alla cura domestica a titolo gratuito. Questa misura, lungi dall'essere un semplice incentivo economico, mira a un empowerment personale e professionale, riconoscendo che la gestione della casa e della famiglia richiede competenze che possono essere arricchite e modernizzate.
Questo incentivo rivolto alla formazione personale di chi si occupa a titolo gratuito delle attività di cura delle persone e dell’ambiente domestico, non si traduce in un bonus in denaro da percepire direttamente. Piuttosto, offre la possibilità concreta di partecipare a progetti formativi online, con un focus particolare sull’ambito delle competenze digitali. Questi corsi sono realizzati da enti pubblici e privati e sono finanziati da un fondo specifico, dimostrando un impegno istituzionale verso l'inclusione digitale di questa categoria di cittadini.
Il Fondo per la formazione personale delle casalinghe e dei casalinghi è stato istituito dall’articolo 22 del decreto-legge n. 104 del 14 agosto 2020, convertito con modificazioni nella legge n. 126 del 13 ottobre 2020, con una dotazione di 3 milioni di euro annui a partire dal 2020. I criteri e le modalità di ripartizione di questo fondo sono stati stabiliti dal decreto della Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia del 16 dicembre 2020.

Nel tempo, il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato avvisi pubblici per la selezione dei progetti. Ad esempio, il 15 dicembre 2021, è stato pubblicato un avviso rivolto agli enti di formazione pubblici e privati per il finanziamento di progetti, con la possibilità di presentare domanda fino alle ore 12 del 31 marzo 2022. Questo bando finanziava proposte con importi tra i 100.000 e i 300.000 euro, a testimonianza della serietà dell'investimento nella formazione.
I destinatari finali del bonus casalinghe e casalinghi sono le persone che si occupano della cura dell’ambiente domestico a titolo gratuito. Tuttavia, i beneficiari diretti del finanziamento sono gli enti di formazione pubblici e privati accreditati, i quali ricevono le risorse per realizzare i percorsi di competenze digitali. Le casalinghe e i casalinghi che intendono frequentare a titolo gratuito i corsi previsti dal bonus devono essere iscritte e iscritti all’assicurazione obbligatoria INAIL contro gli infortuni domestici, come stabilito dall’articolo 7 della legge n. 493 del 3 dicembre 1999.
Come Funziona e Quali Sono i Requisiti della Formazione
Il bonus casalinghe prevede la partecipazione a progetti di formazione esclusivamente online, incentrati sul digitale, e con una durata massima di dodici mesi. Le domande per proporre questi progetti possono essere presentate dagli enti di formazione pubblici e privati riconosciuti, secondo le scadenze stabilite dagli avvisi pubblici.
I soggetti proponenti, cioè gli enti che possono richiedere i finanziamenti per organizzare i corsi, includono:
- Enti di formazione pubblici, sia in forma singola che associata.
- Enti di formazione privati, anch'essi in forma singola o associata.
- Associazioni, organizzazioni e cooperative sociali operanti nel settore della formazione.
Per gli enti privati e le associazioni, sono previsti ulteriori requisiti: devono aver espresso l'attività di formazione come scopo e fine istituzionale nel proprio Statuto o nell’atto costitutivo, essere costituiti da almeno cinque anni in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata, e aver realizzato, nei tre anni precedenti alla richiesta, almeno tre corsi per l’acquisizione di competenze digitali di base.
I percorsi formativi finanziati dal bonus casalinghe e casalinghi devono rispettare specifici requisiti per garantire la qualità e l'efficacia dell'offerta. Tra questi:
- Prevedere almeno 150 partecipanti per ciascuna edizione del corso.
- Rivolgersi a casalinghe e casalinghi iscritti all’assicurazione obbligatoria INAIL.
- Avere una durata massima di 12 mesi.
- Prevedere l'erogazione di moduli formativi in più settimane.
- Offrire attività di supporto ai partecipanti, come tutoraggio e creazione di community.
- Garantire almeno tre ore di attività online sincrone (webinar) per ciascun ambito trattato.
- Prevedere la possibilità di fruire i webinar anche in modalità asincrona, per massima flessibilità.
- Implementare un sistema di valutazione finale delle competenze acquisite, per certificare i risultati.
Le risposte alle domande più frequenti sui bandi per i progetti di formazione vengono solitamente pubblicate in forma anonima nella sezione “Bandi e avvisi” del sito del Dipartimento delle Pari Opportunità, e sono spesso disponibili numeri ministeriali per assistenza diretta.
I finanziamenti ai progetti selezionati vengono erogati in più tranche, generalmente tre, dopo l’approvazione del controllo amministrativo contabile del Dipartimento di Pari Opportunità. La prima tranche, pari al 30% del totale, è corrisposta dopo una richiesta formale e la presentazione del progetto esecutivo. La seconda, pari al 40%, dopo una relazione sullo stato di avanzamento che attesti il completamento di almeno il 70% delle attività. Il saldo finale è corrisposto entro 30 giorni dalla chiusura del progetto, previa presentazione della documentazione specifica come da bando. Sono ammissibili costi per la progettazione, spese generali, servizi di assistenza specialistica, costi di personale esterno qualificato e servizi tecnici. In caso di irregolarità o violazioni, il finanziamento può essere revocato, con l'obbligo di restituire le somme percepite.
Il Bonus Casalinghe INPS (per Over 67)
Un'ulteriore declinazione del "bonus casalinghe" riguarda un contributo economico erogato dall'INPS, ma con una finalità e un target molto diversi. Questo bonus si rivolge specificamente alle persone di età superiore ai 67 anni che, avendo sempre lavorato in casa prendendosi cura della famiglia e occupandosi delle faccende domestiche, non hanno versato contributi previdenziali sufficienti per accedere alla pensione minima.
Si tratta, in pratica, di un assegno sociale, una prestazione di natura assistenziale che mira a garantire un reddito minimo a coloro che si trovano in determinate condizioni economiche e anagrafiche. Per il 2022, ad esempio, l'importo massimo di questo assegno consisteva nella cifra di 468,10 euro. È importante sapere, tuttavia, che l'importo effettivo può essere inferiore, in quanto varia a seconda dello stato civile del richiedente e del suo reddito complessivo. Questo bonus non va confuso con altre misure specifiche, come il bonus 200 euro per colf e badanti, in quanto ha una platea di beneficiari e requisiti ben distinti. La sua finalità è riconoscere il valore del lavoro di cura non retribuito svolto per anni, fornendo un supporto economico nella terza età a chi altrimenti si troverebbe senza un'adeguata copertura previdenziale.
La domanda per il bonus casalinghe INPS (per over 67) segue le procedure generali per la richiesta di prestazioni assistenziali all'INPS. Ciò significa che può essere presentata per via telematica attraverso il sito web dell'Istituto, contattando il Contact Center integrato, o rivolgendosi a patronati e intermediari autorizzati, che possono fornire assistenza nella compilazione della modulistica e nell'invio della richiesta, assicurando che tutti i requisiti di reddito e anagrafici siano correttamente attestati.
Considerazioni sulla Cumulabilità dei Diversi Sostegni
La questione della cumulabilità è centrale quando si parla di diversi bonus e assegni, poiché determina se un cittadino può beneficiare contemporaneamente di più prestazioni. Analizziamo la cumulabilità tra i bonus casalinghe e gli assegni di maternità, basandoci sulle informazioni fornite.
Assegno di Maternità dei Comuni e Assegno di Maternità dello Stato
Per quanto riguarda i due principali assegni di maternità, quelli dei Comuni e quello dello Stato, la normativa è chiara: non sono cumulabili tra loro per lo stesso figlio. L'assegno di maternità dei Comuni richiede esplicitamente che i richiedenti non siano già beneficiari di altro assegno di maternità INPS ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488, né che abbiano presentato domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'articolo 75 del D.Lgs. 151/2001, per il medesimo figlio. Se la madre ha diritto a una indennità di maternità INPS (ad esempio, per lavoro atipico), l'assegno comunale può essere concesso solo per l'eventuale differenza, a condizione che l'importo dell'assegno comunale sia superiore a quanto già percepito. Questa previsione assicura che il sostegno non sia duplicato e che i fondi siano distribuiti equamente.
Un'eccezione alla non cumulabilità, all'interno della stessa tipologia di beneficio, si verifica in caso di parto gemellare o plurigemellare. In tali circostanze, gli assegni di maternità dei Comuni sono cumulabili, ovvero valgono per ognuno dei gemelli. Ciò significa che per la nascita di due gemelli, ad esempio, la madre potrà richiedere e ricevere due assegni di maternità comunali, riconoscendo il maggiore carico economico derivante da nascite multiple. Questa è una forma specifica di cumulabilità che tiene conto della realtà delle famiglie con più nascite contemporanee.
Bonus per le Madri con Tre o Più Figli (Decreto-Legge 95/2025)
Il nuovo bonus di 480 euro netti per le madri con tre o più figli, introdotto dal Decreto-Legge 95/2025, si presenta come un contributo aggiuntivo. La sua natura, descritta come "ulteriori" risorse rispetto a quelle già previste, suggerisce che questo specifico sostegno possa essere cumulabile con altre prestazioni. La normativa fornita non contiene clausole esplicite di non cumulabilità con gli assegni di maternità ordinari, né con altri bonus. Trattandosi di un riconoscimento mirato alle famiglie numerose, è ragionevole interpretarlo come un incentivo complementare, erogato una tantum a dicembre, che non dovrebbe inficiare il diritto a ricevere gli assegni di maternità per la nascita di un figlio. Tuttavia, per la certezza assoluta, è sempre consigliabile verificare le disposizioni dettagliate al momento dell'erogazione.
Bonus Casalinghe per la Formazione e Altri Sostegni
Il bonus casalinghe e casalinghi dedicato alla formazione per l'acquisizione di competenze digitali ha una natura completamente diversa dagli assegni economici. Non essendo una somma di denaro diretta, ma un'opportunità di partecipazione a corsi formativi, non si pone alcun problema di cumulabilità con gli assegni di maternità o con altri bonus economici. Una madre casalinga, che soddisfi i requisiti per un assegno di maternità, può contemporaneamente beneficiare dei percorsi formativi offerti dal Dipartimento per le Pari Opportunità, migliorando le proprie competenze senza che ciò influisca sulla percezione dei sussidi economici. I due tipi di intervento operano su piani differenti, uno di sostegno al reddito e l'altro di valorizzazione e sviluppo personale.
Bonus Casalinghe INPS (per Over 67) e Assegni di Maternità
Infine, il bonus casalinghe INPS per le persone con più di 67 anni che non hanno accesso alla pensione minima rientra nella categoria degli assegni sociali. Questo beneficio è legato a requisiti di età e di reddito nella terza età e non ha alcuna correlazione con la nascita di un figlio o con la maternità. Pertanto, non si pone alcuna questione di cumulabilità con gli assegni di maternità, dato che si rivolgono a fasce di età e situazioni di vita completamente diverse. Una persona può beneficiare dell'assegno di maternità in giovane età e, anni dopo, se ne ricorrono i requisiti, dell'assegno sociale per casalinghe over 67, senza che uno escluda l'altro.
In sintesi, la cumulabilità dei "bonus casalinghe" e degli assegni di maternità dipende in larga misura dalla specifica natura di ciascun beneficio. Mentre gli assegni di maternità (comunale e statale) per lo stesso figlio non sono cumulabili tra loro (fatta eccezione per le nascite multiple), altri bonus, come quello per le madri con tre o più figli o il bonus formazione, possono affiancarsi agli assegni tradizionali, offrendo un quadro di sostegno più ampio e diversificato per le famiglie. È sempre fondamentale informarsi puntualmente presso gli enti erogatori per avere la certezza delle condizioni di cumulabilità in base alla propria specifica situazione.
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