Informazioni sul Bi-test: Guida completa allo screening della Trisomia 21

Il percorso della gravidanza è accompagnato da numerosi controlli volti a monitorare lo sviluppo del feto e a tutelare la salute materna. Tra le indagini più comuni e discusse nel primo trimestre si colloca il cosiddetto "test combinato", un esame di screening non invasivo fondamentale per la valutazione del rischio di anomalie cromosomiche. Conoscere le finalità, le modalità di esecuzione e il significato dei risultati di questo test è essenziale per affrontare questo momento con consapevolezza.

Cos'è il Bi-test e come funziona

Il test combinato, comunemente chiamato Bi-test o Duo-test, è un esame di screening non invasivo effettuato durante il primo trimestre di gravidanza. Il suo obiettivo principale non è fornire una diagnosi di certezza, ma stimare la probabilità statistica che il feto sia affetto da alcune specifiche condizioni cromosomiche: la sindrome di Down (trisomia 21), la sindrome di Edwards (trisomia 18) e la sindrome di Patau (trisomia 13).

L’esame si definisce "combinato" perché integra dati provenienti da fonti differenti, che vengono poi elaborati da un software specialistico basato su studi scientifici (tra cui quelli del gruppo del Professor Kypros Nicolaides):

  • Età materna: fattore primario poiché il rischio di anomalie cromosomiche aumenta significativamente con il progredire dell'età della gestante.
  • Dosaggio biochimico: un prelievo di sangue materno per misurare due proteine di origine placentare, la PAPP-A (proteina plasmatica A associata alla gravidanza) e la free beta-HCG (subunità beta libera dell’ormone gonadotropina corionica). Non è necessario il digiuno per eseguire questo prelievo.
  • Esame ecografico: la misurazione della translucenza nucale (NT), ovvero lo spessore dell’area anecogena situata dietro la nuca del feto.

rappresentazione schematica dello screening del primo trimestre con indicazione della translucenza nucale

Il ruolo della Translucenza Nucale

La translucenza nucale è un accumulo fisiologico di liquido sottocutaneo che compare intorno alla 10ª settimana e svanisce dopo la 14ª. Durante l’ecografia, un operatore certificato (accreditato presso la Fetal Medicine Foundation) misura questo spazio. Valori aumentati, solitamente superiori ai 2,7-2,8 millimetri, possono essere associati non solo a trisomie cromosomiche, ma anche a cardiopatie congenite, sindromi genetiche o altre malformazioni. È importante sottolineare che un aumento della NT non è di per sé sinonimo di patologia; tuttavia, richiede un'attenzione clinica supplementare.

Oltre alla misurazione della NT, l'ecografia permette di valutare marcatori aggiuntivi - come l'osso nasale, il flusso nella valvola tricuspide e il dotto venoso - che aumentano la capacità del test di intercettare anomalie, riducendo al contempo la percentuale di falsi positivi.

Quando e come si effettua il test

L'epoca gestazionale ottimale per eseguire il test combinato è tra l'11ª e la 13ª settimana di gravidanza. Il prelievo ematico e l'ecografia vengono eseguiti in tempi ravvicinati, ma l'esito viene restituito come un unico documento probabilistico. La durata media dell’ecografia varia dai 20 ai 40 minuti.

È doveroso precisare che il Bi-test non permette di determinare il sesso del nascituro e non ha la capacità di diagnosticare tutte le possibili anomalie geniche o malformazioni, le quali possono essere indagate più approfonditamente durante l'ecografia morfologica tra la 19ª e la 21ª settimana.

Traslucenza nucale

Interpretazione dei risultati e significato di "Positivo"

Il risultato del Bi-test viene espresso in termini di probabilità, ad esempio 1:1000. La soglia di rischio che definisce un test come "positivo" (alto rischio) o "negativo" (basso rischio) varia in base ai protocolli regionali. In molte regioni, ad esempio, un rischio uguale o superiore a 1:300 è considerato positivo, mentre un rischio inferiore a 1:1000 è considerato basso.

  • Rischio alto: Non significa che il feto sia certamente affetto dalla sindrome, ma che la paziente rientra in una categoria per la quale è raccomandato un approfondimento diagnostico tramite test invasivi (villocentesi o amniocentesi).
  • Rischio intermedio: Si verifica quando il calcolo si attesta in una fascia grigia (es. tra 1:300 e 1:1000). In questi casi, la consulenza genetica e l'eventuale ricorso al DNA fetale (NIPT) rappresentano spesso il passo successivo suggerito.
  • Rischio basso: Indica una probabilità statisticamente ridotta, sebbene non escluda la presenza della patologia con certezza assoluta, trattandosi pur sempre di uno screening e non di una diagnosi.

Differenze tra Bi-test, NIPT e diagnosi invasiva

Esistono diverse categorie di indagini prenatali. È fondamentale distinguere tra screening e test diagnostici:

  1. Test di screening (Bi-test e NIPT): Il NIPT (test del DNA fetale) si esegue su sangue materno a partire dalla 10ª settimana e presenta una sensibilità superiore al 99% per la trisomia 21, con un tasso di falsi positivi molto basso (inferiore allo 0,1%). Rispetto al Bi-test, è più accurato, ma rimane un test di screening che deve essere confermato da test invasivi in caso di positività.
  2. Test diagnostici (Villocentesi e Amniocentesi): Sono procedure invasive che comportano un rischio di aborto aggiuntivo dello 0,5-1%. Solo queste indagini, attraverso l'analisi del cariotipo, possono confermare con certezza la presenza di alterazioni numeriche o strutturali dei cromosomi.

infografica comparativa tra le tipologie di test prenatali, la loro invasività e la precisione statistica

Considerazioni cliniche aggiuntive

Oltre allo screening cromosomico, il test combinato offre benefici collaterali, come la datazione accurata della gravidanza, la diagnosi di gravidanze multiple e la valutazione del rischio di preeclampsia. La preeclampsia è una complicanza severa caratterizzata da ipertensione e alterata funzionalità d'organo; l'identificazione precoce delle pazienti ad alto rischio permette di avviare misure profilattiche, come l'assunzione di acido acetilsalicilico, che possono ridurre significativamente l'insorgenza della patologia.

Il test combinato è incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e viene offerto dal Sistema Sanitario Nazionale, garantendo un accesso capillare a questo importante strumento di prevenzione. In ogni caso, la decisione di sottoporsi a tali esami è sempre discrezionale e deve essere supportata da una corretta informazione da parte del personale sanitario, lasciando alla coppia la libertà di scegliere il percorso più adatto alle proprie esigenze e ai propri valori etici.

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