Introduzione alla Placenta e al Suo Ruolo Cruciale
La gravidanza è un periodo di profonda trasformazione e sviluppo, durante il quale un organo straordinario svolge un ruolo insostituibile: la placenta. Questo organo, unico nel suo genere, è in condivisione tra due individui e si forma nell'utero, agendo come un ponte vitale tra la madre e il feto. La sua esistenza e il suo corretto funzionamento sono responsabili del nutrimento, della protezione e della crescita del feto. Una sua parte ha origini materne, essendo costituita dall'endometrio uterino modificato o decidua, mentre la rimanente ha origini fetali, formata dai villi coriali.
La placenta è una vera e propria centrale metabolica e protettiva. Essa fornisce ossigeno e sostanze nutritive al feto grazie al continuo apporto di sangue materno ossigenato e, allo stesso tempo, depura il sangue fetale dalle tossine e dalle sostanze di scarto, agendo come un filtro essenziale. Inoltre, produce gli ormoni fondamentali per mantenere la gravidanza e per proteggere il bambino dal sistema immunitario materno, prevenendo il rigetto.
Dato il suo ruolo centrale, qualsiasi anomalia o disfunzione placentare può avere ripercussioni significative sulla salute della madre e del nascituro. Per questo motivo, la diagnosi e l'analisi della placenta, sia durante la gravidanza che dopo il parto, rivestono un'importanza fondamentale per monitorare il benessere fetale e per comprendere eventuali complicanze.

La Diagnosi Prenatale Invasiva: Individuare le Anomalie Prima della Nascita
La diagnosi prenatale invasiva consiste nell'ottenere materiale fetale attraverso un metodo invasivo. Lo scopo della diagnosi genetica prenatale è quello di rilevare anomalie genetiche o cromosomiche prima della nascita, cioè durante la vita fetale. Tra le procedure più significative in questo ambito, si distinguono l'amniocentesi e la biopsia corionica, quest'ultima direttamente legata all'analisi del tessuto placentare.
L'amniocentesi consiste nell'ottenere un piccolo volume del liquido amniotico che circonda il feto per mezzo di una puntura attraverso l'addome materno. È una procedura ben consolidata che fornisce cellule fetali per l'analisi genetica.
La biopsia corionica, invece, consiste nell'estrazione di tessuto placentare. Questo prelievo di un campione di tessuto placentare dall’utero di una donna in gravidanza a scopo di analisi viene detto anche prelievo dei villi coriali o biopsia del trofoblasto. Questa procedura permette la diagnosi prenatale di malattie metaboliche o genetiche (come la trisomia 21, la sindrome di Turner, l'emofilia o la miopatia), grazie alla realizzazione del cariotipo fetale, che è la visualizzazione dell’insieme dei cromosomi del feto. Attraverso questa analisi è anche possibile indicare se il bambino è maschio o femmina, un'informazione importante in caso di possibile trasmissione di una malattia legata al sesso. La biopsia del trofoblasto permette di compiere le stesse ricerche sui cromosomi che si possono eseguire con l’amniocentesi, ma in uno stadio più precoce della gravidanza.
Quando è Indicata la Biopsia Corionica?
La biopsia corionica è praticata intorno alla decima settimana di amenorrea (assenza di mestruazioni), un momento in cui la diagnosi precoce può essere particolarmente preziosa per la gestione della gravidanza. Viene effettuata in gravidanze nelle quali vi sia un aumentato rischio di anomalie cromosomiche del feto. Questi casi includono:
- Età materna uguale o maggiore ai 35 anni, compiuti prima della nascita del figlio.
- Precedente figlio affetto da errore di numero dei cromosomi.
- Genitori portatori di riarrangiamenti strutturali che non mostrano segni clinici.
- Genitori con errori di numero dei cromosomi del sesso (ad esempio, 47,XXX o 47,XXY).
- Anomalie del feto evidenziate in ecografia.
- Indicazioni derivanti da test biochimici, come il bi-test.
- Storia di aborti spontanei ripetuti, dato che circa il 15-20% di tutte le gravidanze riconosciute esita in un aborto spontaneo e più del 50% ha un alterato numero e/o struttura dei cromosomi che è causa dell’interruzione della gravidanza.
- Casi in cui c'è una maggiore probabilità che il feto abbia un'alterazione cromosomica come la sindrome di Down.
La Tecnica della Biopsia Corionica
La procedura di prelievo dei villi coriali può essere eseguita per via vaginale, facendo avanzare una pinza attraverso il collo dell’utero sino al trofoblasto, oppure per via addominale, attraversando la parete dell’addome con una siringa. In questo secondo caso, talvolta si pratica un’anestesia locale per minimizzare il disagio. Il prelievo si effettua sempre sotto controllo ecografico, essenziale per guidare lo strumento e assicurare la massima precisione. La paziente deve bere mezzo litro d’acqua 1 ora prima dell’esame, in modo che la vescica sia ben visibile e serva come punto di riferimento ecografico. La biopsia, sebbene leggermente dolorosa, dura generalmente tra 5 e 15 minuti e la donna può tornare a casa subito dopo l'esecuzione.
LE RACCCOMANDAZIONI DELL'UROLOGO: COS'E' LA BIOPSIA PROSTATICA FUSION? QUANDO FARE L'ESAME?
Effetti Secondari e Complicanze
L’esame non presenta alcun pericolo per la madre. Tuttavia, come ogni procedura invasiva, comporta un rischio non trascurabile di aborto spontaneo a causa di una fessurazione delle membrane e di scollamento della placenta, stimato tra il 3 e il 5% dei casi. Tra le complicanze si può avere perdita ematica, solitamente contenuta, dolore al prelievo e la sindrome vagale, che si manifesta con formicolio agli arti, sensazione di nausea e sudorazione fino, in casi rari, allo svenimento. Questa sindrome solitamente si risolve in pochi minuti. Talvolta, per motivi indipendenti dall’operatore, è possibile che il materiale raccolto non sia sufficiente all’analisi, rendendo necessario ripetere il prelievo il mese successivo.
Tecniche di Analisi del Materiale Fetale: Dal DNA ai Cromosomi
Una volta ottenuto il materiale fetale, che sia dalla biopsia corionica o dall'amniocentesi, viene elaborato con diverse tecniche di biologia molecolare e/o citogenetica a seconda dell'anomalia da escludere. Queste analisi sono fondamentali per fornire risposte precise riguardo alla salute genetica e cromosomica del feto.
Diagnosi delle Malattie Genetiche
Per la diagnosi delle malattie genetiche, si estrae il DNA dalle cellule fetali e si analizzano le mutazioni nel gene responsabile della malattia. Questo approccio permette di identificare specifici difetti genetici che potrebbero portare a condizioni ereditarie.
Diagnosi delle Anomalie Cromosomiche: Cariotipo e FISH
D'altra parte, per la diagnosi di anomalie cromosomiche, si utilizza normalmente la tecnica FISH (Fluorescent In Situ Hybridization), che permette di analizzare in 24 ore i cromosomi coinvolti nell'alterazione specifica, o quelli più legati alle alterazioni numeriche nei neonati, come le trisomie 13, 18, 21 (sindrome di Down) o le alterazioni dei cromosomi sessuali.
L'analisi citogenetica, conosciuta anche come mappa cromosomica o cariotipo, è lo studio dei cromosomi delle cellule. Nelle cellule degli esseri umani ci sono 46 cromosomi: 23 cromosomi provengono dal padre con lo spermatozoo e 23 dalla madre con la cellula uovo. Spermatozoi e cellule uovo sono cellule germinali e sono le uniche a contenere solo 23 cromosomi. Se lo spermatozoo porta il cromosoma X nascerà una femmina, mentre se porta il cromosoma Y nascerà un maschio. Il cariotipo di una femmina normale sarà quindi 46, XX, mentre quello di un maschio 46, XY.
Lo studio citogenetico serve a verificare che non ci siano alterazioni del numero e/o della struttura dei cromosomi che possono essere responsabili di malattie caratterizzate da ritardo mentale (come la Sindrome di Down), infertilità/sterilità (come le Sindromi di Turner e Klinefelter), ritardo psicomotorio e del linguaggio, della crescita e dello sviluppo. Questo esame è cruciale per comprendere la presenza e la natura di tali alterazioni.

L'Ibridazione In Situ Fluorescente (FISH): Una Tecnica Avanzata di Citogenetica Molecolare
Lo sviluppo di tecniche sofisticate definite di "Citogenetica Molecolare", quali ad esempio l’Ibridazione In Situ Fluorescente (FISH), permette di eseguire studi citogenetici più approfonditi. Questa metodologia consente la localizzazione di una specifica sequenza di DNA su preparati fissati di cromosomi, nuclei interfasici e sezioni di tessuto, ottenuti da qualsiasi tipo di materiale biologico, sia esso fresco, crioconservato o paraffinato (sangue, biopsie, liquido amniotico, gameti).
La FISH rappresenta un indispensabile complemento della citogenetica tradizionale in quanto è caratterizzata da un maggiore potere di risoluzione. Consente infatti di caratterizzare anomalie cromosomiche di numero e di struttura non definibili attraverso le tecniche di citogenetica classica e di identificare riarrangiamenti criptici, non visibili neppure dopo bandeggio ad alta risoluzione. Questo significa che la FISH può rivelare alterazioni cromosomiche molto piccole o complesse che altrimenti non verrebbero rilevate, fornendo una diagnosi più accurata e completa.
Sebbene il suo utilizzo nel contesto della biopsia placentare si concentri principalmente sulla diagnosi prenatale, la versatilità e l'elevata sensibilità della tecnica FISH la rendono preziosa in diversi campi. Ad esempio, una delle applicazioni più recenti e dimostrative è in campo oncologico. In molti casi, specialmente per le colture di tumori solidi, non si ottiene crescita e divisione cellulare, quindi non si possono evidenziare i cromosomi ed analizzarli con metodi tradizionali. La FISH supera questa limitazione, consentendo l'analisi anche in queste condizioni difficili.
Il Laboratorio di Citogenetica dell’Istituto Clinico Humanitas, ad esempio, è un centro di riferimento per lo studio del tumore della vescica. Dopo uno studio condotto per verificare l’efficacia di questo test, è stata introdotta l’analisi UROVYSION® nella pratica clinica, in collaborazione con l’Unità Operativa di Urologia. Questo test non invasivo permette di individuare in 48 ore cellule tumorali ottenute da un semplice campione di urine. Il test ha un elevato potere predittivo, il che significa che la FISH identifica anomalie cromosomiche tipiche del tumore prima che ci sia evidenza di malattia all’indagine cistoscopica o positività di altri marcatori diagnostici quali le CTM (cellule tumorali maligne).
La FISH può anche fornire informazioni sulla terapia più adeguata per un certo tipo di tumore in un determinato paziente (Targeted Therapy). Si sa, per esempio, che pazienti con tumore della mammella che abbiano una FISH positiva per l’amplificazione di un gene chiamato HER-2/neu, la cui proteina viene esposta sulla membrana cellulare del tumore, rispondono alla terapia con un particolare farmaco, il trastuzumab, un anticorpo che si lega al recettore neutralizzandolo (terapia immunologica). Questo test si chiama PATHVYSION® ed è approvato dalla FDA.
La FISH si può anche utilizzare per studiare l’amplificazione di un altro gene chiamato EGFR, nel tumore del polmone e del colon. Anche in questo caso si possono utilizzare farmaci diversi a seconda che nel tumore del paziente si riscontri o meno l’amplificazione del gene. Data l’alta sensibilità, specificità e potere anticipatorio, la tecnica FISH risulta di particolare efficacia nello studio dei tumori sia ematologici che solidi, dimostrando la sua incredibile utilità anche nel campo della diagnostica prenatale per le anomalie cromosomiche.
L'Esame Istologico Post-Partum della Placenta: La "Scatola Nera" della Gravidanza
L'esame istologico della placenta è uno strumento diagnostico che permette un'analisi accurata dei tessuti per individuare le cause di eventuali complicanze quando si attende un bambino o durante il parto. Ogni patologia, infatti, lascia il segno sulla placenta che viene definita la "scatola nera" della gravidanza, custodendo informazioni cruciali sugli eventi che si sono verificati durante i nove mesi.
L'esame istologico della placenta è sempre più richiesto dopo il parto. Può essere richiesto per svariati motivi, tutti mirati a ottenere una comprensione più approfondita degli eventi gestazionali. L'analisi macro e microscopica della placenta permette di chiarire il processo patologico che ha comportato una complicanza al parto. Le informazioni che se ne traggono possono poi essere utili anche per gestire le future gravidanze, fornendo indicazioni preziose per prevenire o gestire problemi simili.
All'interno della placenta è contenuta tutta una serie di informazioni, in particolare di tipo vascolare, in grado di rivelare condizioni materne che possono determinare un alterato flusso di sangue. Questa condizione, oltre a rivelare un danno al feto, può dare importanti indicazioni anche sulle patologie pre parto e intrapartum che possono comportare danni più o meno estesi a livello neurologico nel nascituro, come per esempio l'ictus perinatale. Questo sottolinea l'importanza di un'analisi approfondita per la salute a lungo termine del bambino.
L’esame microscopico della placenta in anatomia patologica può rivelare una varietà di patologie non solo della placenta stessa, ma anche di altri organi e tessuti, come ad esempio i vasi sanguigni, le membrane che circondano il feto e i tessuti circostanti. Può inoltre aiutare a individuare la presenza di malattie croniche o infezioni che possono influenzare il benessere del feto. L’esame microscopico può anche aiutare a identificare eventuali anomalie nella formazione del tessuto placentare o nella sua funzionalità, offrendo un quadro completo della salute placentare.

Tra le complicanze della gravidanza che possono essere indagate attraverso l'esame della placenta figurano la prematurità (nascita prima di 2 settimane dal termine), la postmaturità (nascita oltre 42 settimane), l'oligoidramnios (ridotta quantità di liquido amniotico) e il polidramnios (eccessiva quantità di liquido amniotico). Sarà il ginecologo o il medico specialista a valutare il caso e a suggerire quando e come effettuare l'esame istologico della placenta.
Principi Fondamentali dell'Esame Istologico
L’istologia è la branca della medicina che studia i tessuti e le loro anomalie per diagnosticare eventuali malattie. L’esame istologico, detto anche istopatologico, è un’analisi condotta al microscopio di campioni di tessuti organici prelevati tramite biopsia, per individuare dei segni e delle alterazioni indici di malattia. Si tratta di un test di laboratorio fondamentale, per esempio, per la diagnosi di tumore, sia maligno che benigno, ma anche di epatiti (infiammazioni del fegato), di nefriti (infiammazioni del rene), di infezioni dei linfonodi e di diverse malattie della pelle.
È importante distinguere l’esame istologico dall'esame citologico. L'esame citologico si occupa nel dettaglio dello studio delle cellule del tessuto esaminato, per capire se vi sono in esse delle mutazioni genetiche che indicano la presenza di una malattia. L’esame istologico, invece, esamina frammenti del tessuto allo scopo di valutarne la struttura complessiva. Chiaramente, ogni referto istologico è diverso perché dipende dalla specifica condizione che si esamina. Le tecniche molecolari sono spesso usate per analizzare la struttura molecolare dei tessuti, integrando l'analisi microscopica.
Le fasi principali dell'esame istologico includono:
- Inclusione: il campione viene privato della componente acquosa e incorporato in paraffina liquida, un processo che lo solidifica e lo rende maneggevole.
- Sezionamento: il materiale biologico viene sezionato in "fette" sottilissime, con uno spessore di pochi micron, per essere poi osservato al microscopio.
- Colorazione: vengono utilizzati coloranti specifici, come l'ematossilina-eosina, per evidenziare le diverse strutture cellulari e tissutali che altrimenti sarebbero trasparenti e difficili da distinguere.
Oltre all'esame istologico, altre procedure diagnostiche possono includere esami del sangue, sia quelli “standard” che quelli per individuare i “biomarcatori”, cioè la presenza di una serie di proteine o DNA che indica la presenza di una certa malattia. I test di imaging, tramite i quali si può avere un'immagine dettagliata dell'organo o della massa sospetta, sono un altro complemento essenziale.
La Biopsia: Prelievo del Campione Tissutale
Per eseguire un esame istologico serve una minima parte di tessuto da analizzare. La biopsia è precisamente il prelievo di quella minima parte di tessuto necessaria per condurre l'esame istologico. Esistono diversi tipi di biopsia, a seconda dell'organo o del tessuto da esaminare e della modalità di accesso:
- Biopsia punch: eseguita sulla cute tramite piccoli bisturi circolari per prelevare campioni di pelle.
- Biopsia con ago aspirato: un ago sottile viene introdotto nella zona da prelevare sotto controllo ecografico o TAC, per aspirare un piccolo campione di tessuto o cellule.
- Biopsia di escissione (asportazione): un vero e proprio intervento chirurgico per prelevare una porzione più consistente di tessuto, spesso per rimuovere una lesione sospetta nella sua interezza.
- Biopsia perioperatoria: eseguita in sala operatoria durante un intervento chirurgico per ottenere una diagnosi rapida sulla natura di un tessuto e influenzare la strategia operatoria immediata.
Interpretazione dei Risultati e Tempi di Attesa
L’esame istologico permette di descrivere colore, le dimensioni e il peso del campione biologico considerato. Se si tratta di un tumore, il referto istologico include la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento, e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva. L'interpretazione deve sempre essere effettuata da un medico specialista.
I tempi per ottenere i risultati dell'esame istologico possono variare. Se l'esame è urgente, come nel caso di un esame istologico estemporaneo durante un intervento chirurgico, i risultati possono essere disponibili in tempi brevi, talvolta in pochi minuti. Se l'esame istologico risulta positivo per una condizione grave, il paziente viene chiamato a ritirarlo con precedenza rispetto ad altri casi meno urgenti, e i tempi possono variare da pochi giorni ad una settimana. Per esami di routine, possono essere necessarie alcune settimane.
Conservazione della Placenta per l'Esame Istologico
La corretta conservazione della placenta dopo il parto è cruciale per garantire l'affidabilità dell'esame istologico. Le procedure variano a seconda che l'organo debba essere conservato "a fresco" o fissato.
Come riporta una pubblicazione dell'ospedale San Marino di Genova, per la conservazione a fresco, l'intera placenta subito dopo il parto deve essere riposta, senza liquidi di fissazione, in un contenitore chiuso e pulito, contrassegnato con il nome e cognome della paziente e la data del parto. La placenta deve essere inviata nel minor tempo possibile al laboratorio per garantire la massima integrità dei tessuti. Nei casi in cui, per validi motivi, sia impossibile inviare subito dopo il parto la placenta, va conservata in frigorifero a 4°-6°C, ove può stare senza sensibile danno per 1-2 giorni.
Per la procedura di fissazione della placenta, invece, l'organo, quando debba essere esaminato, deve essere riposto subito dopo il parto in un contenitore rigido ampio e di base non inferiore a 30 cm di diametro, con una adeguata quantità di liquido di fissazione (almeno 3 litri). Il fissativo di eccellenza è la formalina tamponata al 10%, una soluzione che preserva la struttura cellulare e tissutale. I contenitori vanno contrassegnati secondo le procedure indicate, ovvero con il nome e cognome della paziente e la data del parto, ed inviati al laboratorio.

Esempio di Referto e Possibili Implicazioni Cliniche
Un referto istologico della placenta può essere complesso e contenere termini medici specifici. Di seguito è riportato un esempio e le sue possibili implicazioni:
"Membrane cordiali disepitelizzate con diffusa necrosi laminare deciduo-cordiale e aspetti di arteriolopatia deciduale, funicolo con dissociazione emorragica della gelatina iperspiralizzato. Placenta congesta con aspetti di obliterazione dei casi staminali, aree di collasso dello spazio deciduale e stratificazione fibrino ematiche retroplacentari."
Questo referto descrive diverse alterazioni patologiche. "Membrane cordiali disepitelizzate con diffusa necrosi laminare deciduo-cordiale" suggerisce un danno alle membrane e alla giunzione materno-fetale. "Aspetti di arteriolopatia deciduale" indica problemi nei vasi sanguigni materni che irrorano la placenta. Un "funicolo con dissociazione emorragica della gelatina iperspiralizzato" si riferisce a anomalie nel cordone ombelicale, che possono indicare una compromissione del flusso sanguigno. La "placenta congesta con aspetti di obliterazione dei casi staminali" e "aree di collasso dello spazio deciduale" indicano una ridotta capacità della placenta di scambiare nutrienti e ossigeno. Infine, le "stratificazioni fibrino ematiche retroplacentari" suggeriscono la presenza di emorragie pregresse tra la placenta e l'utero.
Anche in presenza di risultati come questo, è importante considerare che se il bambino è nato sano e con un buon Apgar score, non è necessario allarmarsi eccessivamente. L'Apgar score è un indicatore cruciale della vitalità del neonato alla nascita. Sarà comunque fondamentale il follow-up pediatrico neonatale per monitorare lo sviluppo del bambino e la visita post-partum della madre, per valutare la sua ripresa e discutere eventuali implicazioni per gravidanze future.
La Biopsia Endometriale e il Ruolo delle Cellule Natural Killer (NK): Considerazioni Immunologiche
Sebbene non sia una biopsia placentare in senso stretto, la biopsia endometriale è una procedura diagnostica correlata al contesto riproduttivo, serve per analizzare al microscopio la mucosa che riveste internamente l’utero, l’endometrio, allo scopo di valutarne la composizione, lo stato e gli effetti che gli ormoni hanno sulla fisiologia dei suoi tessuti. Questa analisi può fornire informazioni importanti sul terreno uterino che accoglie l'impianto dell'embrione e lo sviluppo iniziale della placenta.
Nel sistema immunitario esistono infatti diversi tipi di cellule, ciascuno con un ruolo molto specifico nella difesa dell’organismo da infezioni e tumori. Fra le cellule più importanti, e che hanno suscitato un notevole interesse nel contesto della riproduzione, ci sono le Natural Killer (NK). Questi linfociti sono deputati a contrastare batteri, virus e cancro nelle fasi iniziali.
Le cause di una sovrapproduzione delle cellule Natural Killer possono essere ricercate nella presenza di infiammazioni su diversi distretti, come le tube di Falloppio, l'endometriosi o la sindrome ovarica policistica. Possono anche essere associate a una malattia autoimmune, o ancora a disfunzioni del sistema immunitario, spesso dovute a squilibri della tiroide.
Tuttavia, la questione delle cellule NK rimane d’altra parte piuttosto controversa. Uno studio cinese, ad esempio, attesta che in realtà le Natural Killer uterine sono molecole preziose in placenta, dato che aiutano la crescita del feto nelle prime settimane di gestazione. Questo supporto è possibile grazie alla produzione di particolari proteine, tra cui la pleiotropina, che interessa fibre nervose, vasi sanguigni, ossa e cartilagini, e l'osteoglicina, che è importante per cuore, pelle e occhi. Questa prospettiva evidenzia come la funzione delle NK possa essere bifacciale e dipendere dal contesto specifico e dalla loro localizzazione.
La ricerca continua a esplorare il ruolo complesso delle cellule Natural Killer. Alcuni studi, come "Uterine and circulating natural killer cells and their roles in women with recurrent pregnancy loss, implantation failure and preeclampsia" pubblicato su J Reprod Immunol nel giugno 2011, e "Correlation between natural cytotoxicity receptors and intracellular cytokine expression of peripheral blood NK cells in women with recurrent pregnancy losses and implantation failures" su Am J Reprod Immunol nel dicembre 2009, hanno indagato le relazioni tra queste cellule e complicanze della gravidanza come aborti spontanei ricorrenti, fallimenti dell'impianto e preeclampsia. Questi studi contribuiscono a una migliore comprensione di come il sistema immunitario materno interagisca con la placenta e il feto, influenzando l'esito della gravidanza.