La decisione di smettere di allattare al seno è un momento significativo e spesso carico di emozioni per la diade madre-bambino, marcando una transizione importante nel loro percorso di vita. Questo periodo, benché naturale, può generare dubbi e perplessità, soprattutto per le madri che si interrogano sulle potenziali reazioni emotive dei loro figli, talvolta percepiti come "nervosi" o destabilizzati. È molto comune sentirsi smarrite davanti ai tanti dubbi e perplessità che si hanno nella testa quando si affrontano questi cambiamenti. Le preoccupazioni possono riguardare i mutamenti che stanno avvenendo non solo nel corpo della madre, ma anche nell'equilibrio emotivo del bambino. Capire questi processi è fondamentale per affrontarli con consapevolezza e serenità.

La Fine dell'Allattamento: Un Momento di Profondo Cambiamento per la Madre e il Bambino
La fase della gravidanza è notoriamente impegnativa e solo dopo il parto molte donne si rendono conto degli effetti lasciati dalla gestazione sul loro corpo e sulla loro psiche. Il periodo dell'allattamento, così come quello dello svezzamento, hanno forti implicazioni emotive e relazionali per la coppia madre-bambino, saldando maggiormente la simbiosi psicologica tra i due. Per la madre, il sentirsi indispensabile al nutrimento del neonato soddisfa anche carenze affettive pregresse. Tuttavia, i mutamenti del corpo non riguardano solo la fase della gravidanza, ma anche il periodo dell’allattamento e quello subito successivo, che porta con sé importanti cambiamenti. Alcuni sono temporanei, altri più duraturi nel tempo: è perciò necessario conoscerli bene per non preoccuparsi più del dovuto.
Quando l'allattamento è terminato, c'è per la piccola e per la madre un momento di cambiamento che ha bisogno di essere assestato in un nuovo equilibrio, e questo non è immediato, né è scontato che avvenga con serenità. La fine dell’allattamento è per molte madri un momento di distacco emotivo, accompagnato da una sensazione di tristezza e vuoto, poiché dopo molti mesi passati a stretto contatto con il proprio bimbo, non si hanno più quei momenti di intimità. Provare queste sensazioni quando termina l’allattamento è normale. Le mamme sentono un bisogno emotivo di allattare, e quando tutto ciò finisce, può essere vissuto come una perdita.
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Le Preoccupazioni Materne e il Concetto di "Bimbo Nervoso" dopo l'Allattamento
Spesso, il concetto di "bimbo nervoso" dopo l'interruzione dell'allattamento affonda le sue radici nelle preoccupazioni e nei sensi di colpa della madre. Come nel caso di una madre che, avendo allattato a super richiesta fino ai 6 mesi, ha gradualmente ridotto le poppate per poi interrompere completamente l'allattamento a 8 mesi per intraprendere una cura medica incompatibile. La madre in questione si sentiva in colpa, temendo che a causa dell’interruzione dell’allattamento il bambino avrebbe avuto traumi emotivi e conseguenze a lungo termine future. Inoltre, consapevole che a 8 mesi il bambino sperimenta l’ansia da separazione, temeva di aver scelto il momento peggiore per terminare l’allattamento.
A queste preoccupazioni, gli specialisti rispondono con chiarezza e sincerità, affermando che spesso le madri si pongono problemi che non esistono o, meglio, che sono solo dentro di loro come ombre moleste pur non avendo ragione di sussistere in quanto nati da una preoccupazione priva di fondamento. Dopo i sei mesi di vita, l’allattamento va incoraggiato e continuato, se è possibile farlo, ma anche più semplicemente se mamma e bambino ne sono appagati. Tuttavia, non c’è alcuno studio scientifico che abbia evidenziato che smettere di allattare un bambino di otto mesi possa in qualche modo traumatizzarlo. Si tende ad abusare del termine "traumi", e in un caso simile, è usato impropriamente. Il legame tra madre e figlio continuerà a essere forte, saldo e, per il bambino, rassicurante anche se non gli verrà più offerto il seno.
Molto più destabilizzante è la vicinanza di una madre tormentata dai sensi di colpa e quindi, a causa di questi, meno serena e gioiosa di quanto sarebbe meglio fosse per il benessere emotivo del figlio. Per quanto riguarda l’ansia da separazione, è un sentimento naturale che tutti i bambini sviluppano, che è parte integrante della crescita emotiva. Nasce e cresce quando la mamma si allontana dalla loro vista e dipende dalla nuova consapevolezza di non essere un tutt’uno con lei, a cui si associa la paura di perderla, di non rivederla più. Il gioco del bau-settete, che consiste nel nascondere il viso dietro le mani aperte per poi ricomparire sorridendo, è un modo semplice per trasmettere il messaggio che più conforta e dà sicurezza a un bambino: la mamma c’è, torna sempre, se scompare è solo per un po’. Non è certo continuando ad allattare che si può impedire che il bambino provi l’ansia da separazione; comunque, dovrà farci i conti in misura più o meno significativa. È fondamentale che la madre tolga il suo latte al bambino liberandosi dalle catene mentali con cui si tiene prigioniera di se stessa: è certo che suo figlio ne risentirà solo ed esclusivamente se lei dovesse diventare triste e cupa, perché questo sì potrebbe essere destabilizzante per il bambino.
Le crisi di rabbia, le intemperanze, i capricci di un bambino esprimono la sua frustrazione per non riuscire a ottenere quello che vorrebbe. Ma quando il "no" è giusto, come lo è quello di smettere di allattare se, per qualunque ragione, non si vuole/può più farlo, è bene rimanere fermi nel mantenerlo. Se allattare diventa per la mamma fonte di stanchezza, tensione, frustrazione, è giusto trovare delle alternative. Questo significa che, nel considerare le reazioni del bambino, è cruciale valutare prima di tutto lo stato emotivo della madre.
Il Ruolo Cruciale della Depressione Post-Partum e del Benessere Materno
Il benessere psicologico della madre è un fattore determinante per la serenità del bambino. Il periodo del postgravidanza è un momento molto delicato nella vita di una donna, e numerosi cambiamenti fisici e psicologici possono generare uno stato ansioso depressivo. Tipicamente, la depressione post-partum (DPP) inizia a manifestarsi nel periodo che va da alcune settimane fino a 10-12 mesi dopo il parto. Come per le altre forme di depressione, anche nel caso di quella post-partum la riduzione del tono dell'umore e i sintomi fisici che l'accompagnano sono legati principalmente a uno sbilanciamento nei livelli di alcune sostanze presenti nel cervello (neurotrasmettitori), soprattutto serotonina, noradrenalina e dopamina.
Il repentino e drastico cambiamento dei livelli di ormoni femminili che si verifica subito dopo il parto costituisce una delle cause di questo disturbo psichiatrico, ma non è l'unica. Mettere al mondo un figlio ha, infatti, un considerevole impatto psicoemotivo che può essere difficile da gestire, soprattutto se la donna non si sente in grado o del tutto pronta ad assumere il ruolo di madre, se si pone obiettivi troppo alti o percepisce una pressione eccessiva da parte dei familiari, se sono presenti problemi di relazione all'interno della coppia o difficoltà economiche. In aggiunta, va considerato lo stress fisico del parto e delle prime settimane, che stravolge completamente i ritmi di vita della neomamma durante il giorno e comporta diversi risvegli durante la notte, impedendo di dormire a sufficienza e favorendo lo sviluppo di una stanchezza così marcata che può portare all'esaurimento delle energie e a un vero e proprio crollo psicologico. Gli studi hanno dimostrato una chiara correlazione tra l'aumento dei livelli di un ormone, il cortisolo, associato allo stress psicofisico e lo scatenamento di crisi depressive.

In base ai dati disponibili, a soffrire di depressione post-partum o durante la gravidanza è circa il 13-16% delle donne che mettono al mondo un figlio, vale a dire circa una su sei. Fortunatamente, il disturbo non è sempre così severo, ma proprio per questo c'è il rischio di non riconoscere la depressione post-partum e di non trattarla, lasciando la neomamma da sola a gestire un disagio significativo. A rischiare maggiormente di soffrire di depressione post-partum sono le donne che hanno già sperimentato lo stesso disturbo in occasione di gravidanze precedenti o che hanno sofferto di depressione in qualche altro momento della vita. Anche le neomamme che hanno manifestato sintomi come profonda tristezza e agitazione durante la gravidanza, molto probabilmente continueranno ad avere problemi di ansia e depressione in allattamento.
I sintomi principali della depressione post-partum comprendono profonda tristezza e umore depresso persistente, tendenza al pianto immotivato, notevole difficoltà a entrare in relazione con il neonato e prendersi cura, mancanza di sicurezza nella propria capacità di accudire il neonato e convinzione di non riuscire a essere una buona madre, tendenza a evitare i contatti con familiari e amici, variazioni significative dell'appetito e del peso corporeo, presenza di insonnia e sonno travagliato o, al contrario, aumento del bisogno di dormire, scarsa energia fisica e tendenza all'affaticamento anche dopo sforzi minimi. Si manifestano anche scarso interesse verso il neonato e le attività abituali, incapacità di trarre piacere da situazioni che, in precedenza, erano fonte di stimoli positivi e benessere, alterazioni del comportamento con frequente nervosismo, agitazione, ansia e rabbia, riduzione dell'autostima, persistente senso di colpa e frustrazione, diminuzione della capacità di concentrazione e dell'efficienza intellettiva, estrema difficoltà a prendere decisioni ordinarie, episodi di ansia intensa e attacchi di panico e, nei casi più gravi, anche pensieri autolesionisti o indirizzati a danneggiare il bambino, e ideazione suicidaria.
È cruciale sottolineare che la depressione post-partum non va confusa con il più comune baby blues (detto anche "maternity blues"), che interessa la maggioranza delle neomamme nei 7-10 giorni dopo la nascita del bambino e che tende a esaurirsi gradualmente, senza la necessità di trattamenti, man mano che gli ormoni si stabilizzano e la donna riacquista energie dopo il parto. Affinché possa essere emessa una diagnosi di depressione post-partum, i sintomi elencati devono avere un'intensità tale da interferire significativamente con il benessere e la vita quotidiana della neomamma, con ripercussioni negative sulla sua capacità di entrare in relazione e prendersi cura del neonato. Un figlio andrebbe amato, accolto, accudito con uno spirito lieve, altrimenti la maternità - che rappresenta un’esperienza tra le più felici e appaganti - può trasformarsi in un giogo pesantissimo non perché lo sia davvero, ma per come viene vissuta. Il bambino sta bene (psicologicamente) se la mamma sta bene.
Durante tutto il decorso del disturbo, la neomamma può avere difficoltà a dormire bene, non soltanto per l'agitazione legata all'accudimento del neonato, ma anche per effetto della stessa depressione post-partum e/o, in alcuni casi, a causa dell'azione "attivante" di alcuni farmaci antidepressivi. A sua volta, la carenza di sonno e, più in generale, l'impossibilità di mantenere un ritmo sonno-veglia regolare possono peggiorare notevolmente i sintomi di ansia e depressione in allattamento, aumentando il malessere e peggiorando la relazione con il neonato. È perciò fondamentale che la donna affetta da depressione post-partum possa riposare bene e dormire un numero sufficiente di ore ogni notte, senza interruzioni dovute a disturbi esterni, compreso il pianto del neonato.
Allattamento in Caso di Depressione Post-Partum: Quando Continuare, Quando Interrompere
La compatibilità tra allattamento e depressione post-partum dipende essenzialmente da tre fattori: la gravità della depressione post-partum, la necessità o meno di assumere una terapia farmacologica per alleviarla e il tipo di farmaci antidepressivi prescritti dal medico, e la volontà e la capacità fisica della neomamma con depressione post-partum di allattare. Se la depressione post-partum è severa, generalmente la donna non è nelle condizioni psicofisiche di allattare e, come detto, è indispensabile che inizi una terapia con farmaci antidepressivi sia per facilitare il recupero dello stato di benessere sia per tutelare la sua relazione con il neonato. È importante ricordare che le mamme sono specializzate in sensi di colpa, ma forse riuscirebbero a nutrirne di meno se solo acquisissero la consapevolezza che la tristezza e l'ansia che ne derivano non fanno bene alla serenità del bambino.
Alcuni dei farmaci antidepressivi prescritti per la cura della depressione post-partum possono essere assunti anche durante l'allattamento perché gli studi condotti a riguardo hanno dimostrato la loro sicurezza per il neonato, a patto che il loro impiego sia corretto e strettamente monitorato dal medico (anche, se necessario, con valutazione dei livelli di farmaco nel sangue del bambino). Altri farmaci, invece, non sono autorizzati durante l'allattamento e ciò fa sì che la neomamma che deve iniziare la terapia debba contestualmente rinunciare ad allattare. Tuttavia, il materno di per sé non rappresenta una controindicazione all’allattamento. È fondamentale che ogni donna che vuole allattare sia informata delle controindicazioni mediche all’allattamento. Se la mamma non è serena e non vuole allattare, la sua scelta deve essere supportata da professionisti e dall’ambiente socioculturale circostante.
A prescindere dal fatto di assumere farmaci o meno, va considerato che l'allattamento al seno può essere un'esperienza molto appagante per la neomamma, ma che richiede molta energia, soprattutto se effettuato a richiesta in modo esclusivo, potendo in alcuni casi diventare fonte di stress. Di fondamentale importanza risulta quindi fare un attento bilancio del rapporto rischi benefici. La neomamma che soffre di depressione post-partum può non avere l'energia fisica e psicologica per farsi carico di questo impegno e di protrarlo per diversi mesi, soprattutto se non assume farmaci in grado di favorire il ripristino di un tono dell'umore sufficientemente buono. Non si tratta di una questione di volontà: è un aspetto che fa parte della malattia e che non deve essere banalizzato. Quindi, se la donna soffre di depressione post-partum e se la sente di allattare, questo desiderio va assecondato e supportato. Viceversa, se vengono espresse perplessità o una chiara volontà di evitare l'allattamento, non si deve insistere, ma anzi rassicurare la mamma.
Se la neomamma produce molto latte, grazie a un ormone prodotto dall’organismo chiamato prolattina, e i farmaci eventualmente assunti non sono controindicati per l’allattamento, è possibile rimuovere il latte dalla mammella con un tiralatte meccanico, per poi offrirlo al bambino con il biberon.

L'Impatto dell'Allattamento sulla Salute Mentale e Fisica della Madre: Il Caso della Distonia
L'allattamento al seno può comportare sfide inaspettate per le donne affette da disturbi neurologici, come la distonia. Avere un bambino è un'esperienza gioiosa, ma per le donne con distonia (un disturbo neurologico del movimento caratterizzato da contrazioni muscolari involontarie che causano movimenti di torsione o posture anomale), il periodo post-partum può portare sfide inaspettate. Molte donne notano cambiamenti nei sintomi della distonia durante e dopo la gravidanza. In alcuni casi, la distonia migliora alla fine della gravidanza o poco dopo il parto. Tuttavia, l'allattamento al seno - e gli sbalzi ormonali che ne conseguono - possono causare una temporanea ricaduta o peggioramento dei sintomi della distonia in alcune donne. I ricercatori ritengono che l'ormone prolattina, che aumenta durante l'allattamento, può alterare l'equilibrio di dopamina (una sostanza chimica cerebrale fondamentale per il movimento), portando a queste riacutizzazioni dei sintomi.
La distonia ha origine nel sistema nervoso e spesso comporta una disfunzione a livello dei gangli basali, una regione cerebrale profonda che aiuta a controllare i movimenti. Le persone affette da distonia possono manifestare spasmi muscolari, tremori o crampi e i sintomi possono variare da lievi a invalidanti. Dopo il parto, i livelli ormonali di una madre subiscono cambiamenti significativi. Due ormoni chiave del post-partum sono ossitocina (che aiuta a far scendere il latte e a creare un legame) e prolattina (che stimola la produzione di latte). Quando il bambino succhia, si attiva il rilascio di prolattina da parte dell'ipofisi. La prolattina è essenziale per l'allattamento, ma ha un rapporto altalenante con la dopamina, un importante neurotrasmettitore. La dopamina normalmente frena la produzione di prolattina. Durante l'allattamento, la prolattina aumenta e si riduce l'attività della dopamina come parte di un circuito di feedback.
Questo è importante per la distonia perché la dopamina non riguarda solo l'umore e la gratificazione, ma svolge anche un ruolo critico nel controllo motorio. I gangli della base utilizzano la dopamina per aiutare a regolare il movimento muscolare. Le interruzioni nella segnalazione della dopamina sono collegate a diversi disturbi del movimento. Per esempio, il morbo di Parkinson è causato da una perdita di dopamina, con conseguente rigidità e rallentamento dei movimenti, mentre alcuni disturbi indotti da farmaci derivano dal blocco dei recettori della dopamina. Anche se le cause della distonia sono diverse, i livelli anomali di dopamina o la funzione dei recettori sono stati implicati nei sintomi distonici.
Non tutte le donne affette da distonia hanno una ricaduta durante l'allattamento, ma esistono casi documentati. Un caso di cronaca ha descritto una donna con distonia cervicale i cui sintomi si erano completamente risolti tre giorni dopo il parto, per poi riemergere quando è arrivato il latte maturo e ha iniziato ad allattare. Quando ha interrotto l'allattamento al seno per cinque giorni, i suoi sintomi sono significativamente migliorati. Questa cronologia suggerisce fortemente che l'allattamento sia stato il fattore scatenante: la prolattina aumenta tra i 2 e i 5 giorni dopo il parto, in coincidenza con la comparsa della distonia. I medici usano addirittura il termine "distonia gravidica" per la distonia che insorge in gravidanza, che spesso si risolve dopo la consegna. Tuttavia, l'allattamento al seno può complicare il recupero. I livelli elevati di estrogeni e progesterone della gravidanza a volte riducono i sintomi di distonia, ma dopo la nascita questi ormoni crollano e la prolattina rimane elevata. La buona notizia è che queste ricadute sono di solito temporanee. Una volta svezzati e i livelli di prolattina si normalizzano, il segnale dopaminergico si stabilizza e i sintomi della distonia sono tipicamente entrare in remissione. Le osservazioni cliniche e i rapporti sui casi dimostrano che spesso le madri tornano alla situazione di partenza precedente alla gravidanza dopo pochi giorni o settimane dall'interruzione dell'allattamento. Prendersi cura di un neonato mentre si gestisce la distonia può essere impegnativo, e capire che gli alti livelli di prolattina durante l'allattamento possono sopprimere la dopamina e peggiorare temporaneamente la distonia può aiutare le donne a superare questo periodo con maggiore sicurezza.
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Strategie per uno Svezzamento Consapevole e Rispettoso
Nel momento in cui la madre decide di smettere di allattare, è fondamentale adottare strategie che rispettino sia le sue esigenze sia quelle del bambino. Credo che i metodi utilizzati da qualcuno, metodi che usano la menzogna per ottenere il distacco del bambino dal seno, siano tristi e ingiusti. Se il bambino è abbastanza grande, si può provare a diminuire la frequenza o la durata delle poppate notturne, o a eliminarle del tutto. Ad esempio, si può provare a dire al bambino che da quella sera il latte si prenderà solo prima della nanna e poi al mattino seguente. Naturalmente ci si dovrà organizzare con un’alternativa in caso di risveglio: essere cullato, un bicchiere d’acqua, un biscotto, una coccola.
Con i bimbi grandicelli è possibile anche attuare una sorta di svezzamento graduale, in cui le poppate vengono anticipate e sostituite con altre attività o coccole, ma sottolineo anticipate. Aspettare che il bimbo chieda il seno e poi provare a sviare le richieste non è una strategia di successo. In conclusione, qualsiasi siano le ragioni che vi hanno portato a operare questa scelta, ricordatevi che il vostro piccolo è degno di rispetto e di considerazione, non sottovalutate le sue emozioni ma accoglietele sempre, anche se scomode. Sentendosi contenuto, anche se certe volte non sarà contento, per lui sarà più facile accettare le brutte notizie o i momenti difficili.
A 18 mesi il bimbo reclama il seno materno in quanto "coccola": se la mamma non ce la fa più di essere svegliata spesso di notte può ricorrere a una strategia drastica, senza temere che smettere l'allattamento abbia ripercussioni. È importante che la decisione unilaterale della conclusione di questo rapporto dovrebbe ridursi ai casi strettamente necessari. Se la mamma di un bambino “grandicello” deve smettere di allattare per affrontare una cura incompatibile con l’allattamento, per problemi di salute importanti, la scelta non è molto difficile. Ma se la mamma vuole smettere perché sente che per lei allattare sta diventando una fatica emotiva o fisica, e che non è più un piacere, la cosa migliore sarebbe cercare di capire se il problema è veramente l’allattamento, o se sono invece le pressioni esterne. Spesso è difficile andare avanti, perché prendono il sopravvento aspetti come la paura del giudizio, il timore di non fare le cose “giuste” che indicano i pediatri o certi “esperti”, i consigli della nonna e di chiunque altro. Molte persone intorno alla mamma iniziano a dire la propria opinione, spesso non richiesta, e negativa, sull’allattamento prolungato. Nella maggioranza dei casi sono queste pressioni esterne che convincono la mamma che forse dovrebbe smettere di allattare. Ma questa è solo una delle tante occasioni in cui il giudizio esterno influirà sulle decisioni genitoriali. Siamo sicure che vogliano far decidere ad estranei, non esperti, della nostra relazione di allattamento con nostro figlio?

Affrontare i Cambiamenti Fisici ed Emotivi della Madre dopo l'Allattamento
Non bisogna preoccuparsi: dopo l’allattamento molte cose tornano a posto da sole quasi senza rendersene conto. I cambiamenti del corpo quando si smette di allattare includono diversi aspetti. Può capitare di prendere qualche chilo di troppo ma basterà seguire una dieta più equilibrata e uscire spesso a fare lunghe passeggiate con il proprio bambino per riacquisire la giusta tonicità e forma fisica. Se invece si è perso peso con l’allattamento, bisogna riposare di più, idratarsi bevendo molta acqua e mangiare in modo corretto.
In seguito al parto, accade quasi a tutte le donne di perdere i capelli, mentre durante la gravidanza crescono folti a causa degli ormoni prodotti dal corpo. Anche in questo caso, la perdita dei capelli è un fenomeno temporaneo che si arresta non appena la situazione ormonale si riequilibra. Inoltre durante l’allattamento, ci si può sentire stanchi e si potrebbe far fatica a fare tutto, a causa della eventuale carenza di ferro e di vitamine. Dopo il periodo di allattamento, il seno sarà più piccolo rispetto a quello che si aveva prima della gravidanza. Questo avvenimento è del tutto fisiologico: quando si allatta il grasso presente nel seno inizia a diminuire rapidamente ma appare comunque turgido e pieno a causa della presenza del latte. Appena terminato il periodo di allattamento, il latte non viene più prodotto ed essendoci molto meno grasso rispetto a prima, potrebbe apparire sgonfio e svuotato. Ma non bisogna preoccuparsi poiché, a poco a poco, il seno riacquisterà la sua forma originale. È sempre consigliato l’uso di un reggiseno sportivo contenitivo per evitare di creare microtraumi al seno che ancora non è ritornato alla sua forma e tonicità originale.
La stanchezza per le mamme è sempre presente, certo, ma spesso non dipende dall’allattamento. L’allattamento può diventare “faticoso” specialmente in momenti in cui le poppate aumentano, per motivi diversi, ad esempio, per malattia, denti in arrivo, cambiamenti, scatti di crescita, regressioni del sonno. In quei momenti, a volte, è utile pensare che si tratta di un momento, e le difficoltà passeranno.
Supporto e Rimedi per il Benessere Materno
Sconfiggere la depressione post-partum è possibile grazie alla terapia farmacologica mirata, al supporto psicologico e al sostegno da parte di familiari e amici. I farmaci antidepressivi non devono essere visti con sospetto perché sono efficaci e sicuri e il loro unico ruolo è contribuire a ristabilire più in fretta l'equilibrio, temporaneamente compromesso, tra i neurotrasmettitori cerebrali che regolano il tono dell'umore e l'emotività. La neomamma con depressione post-partum deve assumere con fiducia le terapie prescritte dal medico, nella sicurezza che la aiuteranno a stare meglio e a ritrovare il piacere e l'energia necessaria per occuparsi del neonato, nell'arco di alcune settimane o pochi mesi.
In genere, dopo 4 mesi dall'esordio, i sintomi iniziano a migliorare in modo significativo, soprattutto se i farmaci antidepressivi vengono assunti correttamente ogni giorno come indicato dal medico e se la neomamma riceve un adeguato sostegno pratico e psicologico dal partner e dai familiari. In media, dopo 8 mesi di trattamento l'episodio di depressione post-partum può dirsi concluso e la terapia farmacologica può essere gradualmente interrotta.
Per rimettersi in forma al termine dell’allattamento, oltre alla dieta e allo sport, ci sono molti altri modi rivolti alle mamme per ritornare a sentirsi in forma e sempre meno stanche. Tra i rimedi naturali contro i disagi della gravidanza e dell’allattamento, troviamo gli integratori alimentari che contengono nutrienti utili per affrontare il calo di energia e di attenzione, arginando la stanchezza e risollevando il tono dell’umore. A tal fine, esistono integratori alimentari a base di estratti naturali come Maca, Muira puama, Ginseng e Griffonia, arricchiti con l’aggiunta di Vitamina B6 e Magnesio. Grazie a ingredienti come Maca, Muira puama e Ginseng, questi prodotti possono favorire un’attività tonica e aiutare nel contrastare la stanchezza fisica e l’affaticamento mentale.
Per facilitare l'addormentamento, favorire un sonno sereno e riequilibrare l'orologio biologico senza utilizzare ulteriori farmaci, può essere consigliata l'assunzione, sentito il parere del medico, di un integratore alimentare a base di melatonina, un ormone naturalmente prodotto dall'organismo umano in risposta alla riduzione della luce ambientale che si verifica dopo il tramonto. Per un'azione ancora più completa, si può fare riferimento, sempre sentito il parere del medico, ad un integratore alimentare contenente, oltre alla melatonina, anche triptofano e vitamina B6. Il triptofano è un amminoacido essenziale precursore sia della serotonina sia della melatonina, che può contribuire ulteriormente a migliorare la qualità del sonno e dell'umore. La vitamina B6, invece, contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso centrale, dei nervi periferici e delle funzioni psicologiche. Come già evidenziato sopra, è fondamentale che il medico venga sempre informato preventivamente dell'intenzione di assumere qualunque tipo di integratore, così come rimedi "naturali" di vario tipo, durante la gravidanza e l'allattamento, soprattutto se in contemporanea con altri farmaci. Sarà lui che valuterà la situazione nello specifico e la possibilità dell’utilizzo di questi integratori.
Se i pensieri bui che stanno passando per la mente della madre dovessero continuare a comparire in maniera insistente, potrebbe essere consigliabile che si confrontasse con uno psicoterapeuta. Spesso è difficile andare avanti, e confrontarsi con una consulente professionale in allattamento, o con uno psicologo perinatale, può essere di grande aiuto. Il suo sentirsi inadeguata andrebbe investigato con calma e a fondo, perché è come se si fosse risvegliato in lei un conflitto profondo che ha radici antiche, probabilmente risalenti al suo vissuto di figlia. A volte i neonati e le situazioni, nuove, che si vengono ad affrontare fanno sentire inadeguati. Per non sottovalutare i segnali che la madre sta già ricevendo (ansia e senso di inadeguatezza), è consigliabile approfondire con uno specialista per intervenire adeguatamente e per tempo.
Il Sostegno del Partner e della Rete Familiare: Un Elemento Indispensabile
È perciò fondamentale che il partner offra un sostegno emotivo e pratico incondizionato in tutte le occasioni in cui è necessario, senza farlo pesare e senza dare segni di insofferenza, che aumenterebbero i sensi di colpa della neomamma per il proprio disagio psicologico e la sensazione di inadeguatezza per l'incapacità di assolvere pienamente al ruolo di madre "ideale", imponendo agli altri sforzi aggiuntivi. Tutti effetti che renderebbero più difficile per la donna reagire positivamente alle cure e superare la depressione post-partum in tempi rapidi. Riterrei più corretto che la madre si fasciasse il seno per poi mettere il bimbo a dormire nel suo lettino accanto al letto matrimoniale dove lei e suo marito devono stare, evitando l'inopportuna scelta di non dormire con il marito per evitare la richiesta del seno.
La presenza del babbo della bambina è fondamentale, è presente? Il suo coinvolgimento attivo può alleggerire il carico della madre e contribuire a un ambiente familiare più sereno. L'allattamento al seno è fondamentale per lo sviluppo fisico e neuropsicologico del bambino e favorisce la relazione tra il bambino e il suo caregiver. Il sostegno alla genitorialità non può prescindere da una cura consapevole e che successivamente la supporti nella sua scelta. È essenziale che la genitorialità abbia le caratteristiche della genitorialità responsiva, che tenga conto dei bisogni espressi e mascherati, oltre che a quelle esplicite e verbalizzate.
In questo periodo, 1 donna su 5 è affetta da un problema di salute mentale. L'allattamento è un periodo sensibile all’interno del ciclo di vita individuale e famigliare. È fondamentale un approccio di promozione delle cure che nutrono (Nurturing Care) le bambine fin dal percorso nascita. Questo include il supporto al padre nei primi mille giorni, riconoscendo il suo ruolo cruciale. Il sostegno dovrebbe arrivare sia dalla famiglia sia da parte dei servizi sanitari, promuovendo il benessere del genitore e del bambino.