La comunità dell'Alto Adige, e in particolare la Val Venosta e la città di Bolzano, è stata recentemente scossa da una serie di eventi tragici che hanno visto la perdita di giovani vite, suscitando profonda commozione e innescando complesse indagini. Dalle disgrazie accidentali in contesti naturali e ricreativi, alle intricate vicende mediche e giudiziarie, questi episodi disegnano un quadro di dolore che ha coinvolto intere comunità e famiglie. Ogni caso, seppur diverso nelle sue dinamiche e nelle conseguenze legali, solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza, sulla responsabilità individuale e collettiva e sulla gestione delle emergenze. Questo articolo ripercorre le dinamiche e i dettagli di alcuni di questi tragici incidenti, analizzando le ricostruzioni, le inchieste in corso e gli esiti giudiziari, per offrire una panoramica esaustiva degli eventi che hanno segnato il territorio.
Dramma in Val Venosta: La Tragica Caduta di Jan Adam, un Ragazzino di 10 Anni
La sera del 19 dicembre, una terribile tragedia ha colpito la piccola località di Malles-Venosta, in Alto Adige, dove un bambino di appena 10 anni, Jan Adam, ha perso la vita in un incidente mentre si trovava in compagnia di un coetaneo nella zona di Laudes. L'incidente si è verificato intorno alle 17 a Laudes, nei pressi di Malles, come riportano i giornali Alto Adige e Dolomiten. Il bambino era in compagnia di un amico, e la dinamica dei fatti ha sconvolto l'intera comunità locale.
Secondo quanto riportato dal Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Silandro, i cui operatori sono intervenuti sul posto dopo l'allarme, i due minori, entrambi residenti nella zona, avevano inizialmente detto ai genitori di essersi recati al parco giochi dell'abitato. Tuttavia, per motivi ancora da chiarire, si erano allontanati da lì. I due avevano deciso di scalare una parete di roccia nel vicino bosco, percorrendo il sentiero 10b, che costeggia la sommità di alcuni salti di roccia, denominati 'Sartwand', che sovrastano la zona del campo sportivo. La loro intenzione, secondo quanto ricostruito, era quella di raggiungere una piccola malga situata in zona.
Durante la salita, però, l'avventura si è trasformata in tragedia. Le autorità hanno spiegato che i due si sono persi lungo il sentiero, rimanendo bloccati nella parte superiore della parete. È in quel momento che il più giovane dei due è tragicamente precipitato dalla parete, perdendo la vita sul posto, morendo sul colpo. L'amico, testimone della caduta del coetaneo, è rimasto bloccato in mezzo alla parete, senza riuscire a muoversi. È stato lui a chiamare i soccorsi, contattando la madre con il proprio cellulare attorno alle 16 e 40.

Poco dopo la chiamata, sono stati allertati i soccorsi, e il minore illeso è stato messo in sicurezza dagli operatori del Brd di Malles e del Cnsas di Tubre. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e la guardia di finanza. Il padre della vittima, non appena ha compreso l'accaduto, ha raggiunto la base del salto di rocce, rinvenendo la salma del figlio deceduto sul colpo. Alle operazioni di recupero del minore illeso e degli operatori di soccorso presenti hanno preso parte anche l'elicottero Volpe 503 della sezione area di Bolzano della Guardia di finanza ed i vigili del fuoco di Laudes.
La notizia del tragico incidente si è diffusa rapidamente in valle. I vigili del fuoco volontari di Laudes, intervenuti sul posto per recuperare il bambino morto, hanno annullato una festa di Natale, in programma lo stesso pomeriggio nella loro caserma, in segno di lutto e rispetto per la comunità colpita. Il sindaco del paese ha espresso il profondo cordoglio dell'amministrazione: "Ieri mi sono recato sul posto di persona - ha dichiarato - qui ci conosciamo tutti, conosciamo tutte le famiglie. Da parte dell'amministrazione inviamo un messaggio di profondo cordoglio: è un dramma che colpisce tutta la comunità".
Questa tragedia è purtroppo il secondo lutto per la Val Venosta nel giro di poche settimane. Ad ottobre, infatti, un 19enne, Leon Moser di Tubre, era morto a Glorenza, colpito da una statua di bronzo sulla quale in quel momento stava salendo. La disgrazia si era consumata verso le tre di notte, mentre il ragazzo era in compagnia di alcuni amici e si era arrampicato sulla fontana di piazza Municipio. Questi eventi hanno gettato un'ombra di tristezza su una valle solitamente tranquilla, richiamando l'attenzione sulla fragilità della vita e sulla necessità di vigilanza, soprattutto quando si tratta di giovani e avventure in ambienti naturali.
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La Tragedia di Moritz Gerstl nella Piscina di Curon: Indagini e Responsabilità Controverse
Un altro evento drammatico ha scosso la Val Venosta, questa volta nella piscina «Curunes» di Curon, dove il piccolo Moritz Gerstl, di appena 4 anni, ha perso la vita a seguito di un incidente avvenuto lo scorso 15 dicembre e culminato con il decesso avvenuto lunedì successivo all'ospedale di Bolzano, dove era stato ricoverato in condizioni gravissime. Sulla tragedia è ora intervenuto il bagnino della piscina, Alessandro Santoro, indagato dalla Procura insieme al responsabile della struttura, alla madre e alla zia del bimbo. La Procura di Bolzano ha infatti aperto un fascicolo sulla tragica morte del bambino, disponendo anche l'autopsia per chiarire con esattezza le cause del decesso. Al momento, risultano quattro indagati per il reato di omicidio colposo.
Le dinamiche del drammatico incidente sono ancora in fase di accertamento. Tuttavia, secondo le prime ricostruzioni e quanto emerge dalle immagini della videosorveglianza dell'impianto, come raccontato dal bagnino Santoro, il bambino è finito accidentalmente sott'acqua. Alessandro Santoro, 52 anni, ex carabiniere di origini siciliane, lavora negli impianti natatori della provincia dalla primavera del 2021, quando iniziò a operare alle Terme di Merano. Da allora ha lavorato al Balneum di Vipiteno, al lido di Bolzano, nelle piscine di Colle Isarco e di Brunico, prima dell'arrivo a Curon, nella «piscina avventura» inaugurata lo scorso novembre.
Contattato telefonicamente, Santoro ha fornito la sua versione dei fatti. «In quelle riprese - racconta - mi si vede a bordo vasca. Nelle immagini si vede il bambino correre come un fulmine verso l'acqua». Il bagnino ha proseguito descrivendo la sequenza degli eventi: «Nel frattempo avevo notato una donna (più tardi avrei scoperto che era la zia) che con occhi sgranati cercava qualcosa. Mi sono avvicinato e le ho chiesto che cosa cercasse. "Mio nipote", mi ha risposto. Le ho domandato allora quanti anni avesse il bambino. Quattro. "Ma almeno i braccioli li ha?", le ho chiesto di rimando, e lei mi ha detto che li avevano tolti».
Santoro ha spiegato di non aver visto alcun piccolo cadere in acqua e di aver subito pensato: non è che è sceso dai gradini? «Così aveva fatto, entrando in una zona dove i potenti getti dell'idromassaggio generano uno sciabordio che lascia vedere ben poco di ciò che c'è sott'acqua. Ma il bimbo era lì, sul fondo, e tentava di salvarsi. Nemmeno i bagnanti nei paraggi sembravano essersene accorti. Non appena la zia mi ha dato l'allarme, ho pensato in modo fulmineo alle scale. Mi sono tuffato, ho preso il bambino e l'ho portato fuori».
A nulla sono valsi i tentativi iniziali di rianimare il piccolo sul posto. «Era già cianotico, dalla bocca rimetteva l'acqua che aveva nello stomaco», ha ripreso Santoro, «Ho capito subito che serviva ben altro che la consueta rianimazione. Farmaci, certamente. Così, fradicio e a piedi nudi, anche nella neve, mi sono diretto verso la sede della Croce bianca a 30 metri dall'impianto. In nemmeno 40 secondi ho consegnato il bimbo ai sanitari». Il bambino è stato poi elitrasportato d'urgenza all'ospedale San Maurizio di Bolzano a bordo dell'elisoccorso Pelikan 3, in condizioni disperate. Purtroppo, ogni tentativo di salvargli la vita è stato vano, e il piccolo si è spento il 22 dicembre.
L'iscrizione del bagnino nel registro degli indagati per omicidio colposo, così come del responsabile della struttura, della madre e della zia, è un atto dovuto in queste circostanze. «Sono indagato per prassi», ha specificato Santoro, «Ma io sono in buonafede. Nel video delle telecamere c'è tutto. C'era un pronto soccorso a 30 metri di distanza. Per le manovre a bordo piscina sarebbe servito molto più tempo. E se al mio posto ci fosse stato un bagnino inesperto, magari di quelli che cercano nei bagni, o che si allontanano dalla postazione per motivi futili?».
Santoro ha voluto anche sottolineare l'importanza della vigilanza costante sui bambini in piscina. «Io sono il bagnino di tutti, non solo dei più piccoli. Specialmente in questa piscina, di bambini ne ho acciuffati tanti: i genitori li lasciano soli perché "tanto hanno i braccioli", ma i braccioli possono scivolare via. Inoltre, bisogna sempre rivolgersi a noi bagnini, benché a volte non lo si faccia per timidezza, o perché si pensa di risolvere tutto da soli». Il bagnino ha ricordato episodi passati in cui ha salvato vite in altre strutture: «Ho salvato una coppia di egiziani che stava annegando nel biolago delle Terme di Merano e un pachistano nella piscina estiva del Balneum», ha raccontato. Ha ricordato in particolare un episodio alle Terme: «Il collega mi aveva chiesto il cambio. Così mi sono ritrovato a salvare un bimbo di forse cinque o sei mesi. La madre era disperata: quando il piccolo ha ripreso a respirare, si è rincuorata e mi ha ringraziato. Il nostro mestiere è così, salvi le persone e ti bastano una stretta di mano, un "grazie". Ho sempre fatto il mio lavoro, che amo. Ma non sono stati i bagnanti a trarre in salvo il bambino di Curon».
Prima del decesso, al San Maurizio è stata organizzata una messa per Moritz Gerstl. «Abbiamo partecipato tutti noi dello staff, con la solidarietà delle autorità del posto», ha detto Alessandro Santoro, che è anche padre e nonno. La piscina comunale di Curon, dove è avvenuta la tragedia, era stata inaugurata solo poche settimane prima dell'incidente, aggiungendo ulteriore amarezza alla vicenda.

Esiti Giudiziari: L'Assoluzione per la Morte di un Bambino al Lido di Bolzano
Nel contesto degli incidenti che hanno coinvolto bambini, si inserisce anche un importante capitolo giudiziario a Bolzano. Sono stati assolti in Tribunale a Bolzano, «perché il fatto non sussiste», i due dirigenti del Comune di Bolzano, responsabili della piscina Lido, che erano accusati di omicidio colposo per la morte di un bambino di 4 anni, avvenuta il 6 luglio 2020. Questo caso ha avuto una risonanza significativa, ponendo l'accento sulle responsabilità nella gestione delle strutture pubbliche e sulla sicurezza degli utenti.
Il piccolo era sfuggito al controllo dei genitori per pochi istanti, ma sufficienti perché cadesse nella piscina del «vortice», che all'epoca era chiusa a causa delle normative anti-Covid. Riportato in superficie, il bambino venne trasportato d'urgenza prima all'ospedale San Maurizio e poi nel reparto di terapia intensiva pediatrica di Vicenza, dove purtroppo morì quattro giorni dopo l'incidente.
Il processo per omicidio colposo a carico dei due dirigenti comunali si è ora concluso con l'assoluzione. Nel corso delle indagini e del dibattimento, è emerso un dettaglio cruciale che ha orientato la sentenza: le transenne presenti nell'area non erano state collocate per garantire la sicurezza intrinseca dei bagnanti o per impedire l'accesso a zone pericolose, ma unicamente per controllare il corretto afflusso alle vasche e il rispetto delle distanze interpersonali imposte dalle norme di prevenzione del contagio da Covid-19. Questo aspetto ha evidentemente giocato un ruolo determinante nella valutazione delle responsabilità da parte del tribunale, portando alla conclusione che il fatto contestato, ovvero l'omicidio colposo in relazione alla specifica causa delle transenne, non sussistesse nei termini dell'accusa. L'assoluzione, sebbene chiuda un capitolo legale per i dirigenti, non lenisce il dolore della famiglia per la perdita del figlio.

Il "Bimbo dal Cuore Bruciato": Dubbi e Inchieste sul Trapianto di Domenico
Un'inchiesta complessa e di respiro nazionale getta luce sulla morte del piccolo Domenico, tristemente noto come il “bimbo dal cuore bruciato”, deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. Le indagini su questo tragico caso proseguono, con l'emergere di dettagli che chiamano in causa anche la città di Bolzano.
Dalla relazione degli ispettori del ministero della Salute sarebbe infatti emerso che alla base del danneggiamento dell’organo trapiantato potrebbe esserci stato un errore nel dosaggio di un farmaco proprio a Bolzano, dove era stato effettuato l’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico. Questo significa che il cuore, secondo le prime risultanze, potrebbe essere stato già danneggiato e compromesso prima ancora del discusso trasporto a Napoli, il quale, come evidenziato dalle indagini, è avvenuto in modo non corretto, con l’utilizzo di ghiaccio secco.
L'avvocato della famiglia di Domenico ha prontamente commentato queste nuove rivelazioni, affermando che esse “non mutano la responsabilità del Monaldi”, lasciando intendere che le presunte negligenze a Napoli rimangano un punto focale dell'inchiesta. L’accertamento definitivo di queste ipotesi verrà effettuato dall’autopsia, con l’esame sui tessuti dell'organo.

Ulteriori dettagli emersi dalle prime indagini sollevano interrogativi significativi sul team medico di Napoli. L'avvocato ha spiegato che “dalle prime indagini è emerso che il team di Napoli era partito senza un perfusionista e che la dottoressa Farina abbia chiesto che l’infusione del liquido venisse effettuata da un’altra persona”; sarebbe stata poi “la stessa dottoressa del Monaldi a indicare quanto liquido infondere e in quanto tempo”. Queste affermazioni suggeriscono potenziali carenze nel protocollo di espianto e trasporto, nonché nella gestione del trapianto stesso.
La gravità del caso di Domenico ha innescato una revisione approfondita delle procedure, ma l'indagine si è ulteriormente complicata con la rivelazione di un secondo caso analogo. Intanto, spunta un altro caso di morte post-trapianto pediatrico al Monaldi, risalente ad alcuni anni fa. A rivelarlo è lo stesso avvocato Petruzzi, che ha annunciato che una seconda famiglia si è rivolta al suo studio per chiedere approfondimenti su una vicenda altrettanto dolorosa. Nell’agosto del 2021, nello stesso reparto dell’ospedale napoletano, la figlia di un anno di questa famiglia era stata sottoposta a trapianto di cuore. Anche in questo caso, come per Domenico, il decesso è avvenuto diversi mesi dopo, nel marzo 2023. Tra i dettagli emersi, c’è l’utilizzo per il trasporto del cuore di un contenitore analogo a quello usato per il piccolo Domenico. I dubbi ai genitori della piccola sono venuti nei giorni scorsi, proprio dopo le prime rivelazioni sul caso del bimbo morto il 21 febbraio.
Queste indagini incrociate tra Bolzano e Napoli, che coinvolgono procedure mediche complesse e potenziali errori umani in fasi cruciali come l'espianto, il trasporto e il trapianto, mettono in luce la necessità di massima trasparenza e rigore nei protocolli sanitari, soprattutto quando si tratta di vite così giovani e delicate. La ricerca della verità per il piccolo Domenico e per la bambina del secondo caso è un imperativo, per garantire giustizia alle famiglie e prevenire future tragedie.