A nove anni, il bambino si trova nel mezzo di una profonda trasformazione che lo porterà dall’infanzia all’adolescenza. Non è raro che i genitori osservino cambiamenti significativi: vostro figlio potrebbe essere diventato più critico, più distante, o iniziare a rispondere male. Potrebbero riemergere paure passate, come quella del buio, o il desiderio di non dormire più da solo. Quello che osservate non è necessariamente ribellione o regressione, ma un passaggio evolutivo profondo, spesso chiamato “crisi del nono anno”, durante il quale vostro figlio sta costruendo il proprio mondo interiore.
Questo articolo esplora cosa succede a nove anni e come accompagnare vostro figlio in questo delicato passaggio. È importante notare che la prospettiva qui offerta si basa sulla pedagogia steineriana per comprendere i cambiamenti evolutivi del bambino di nove anni e non sostituisce il parere di professionisti dell’infanzia. Se i comportamenti di vostro figlio vi preoccupano o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è fondamentale confrontarsi con il pediatra o uno psicologo infantile.
Cosa Succede a Nove Anni: Un Ponte tra Due Mondi
Il bambino di nove anni si trova in una fase cruciale, un ponte tra l’infanzia e l’adolescenza. Per comprendere questa transizione, è utile pensare a quanto siano diversi un bambino di sette anni e un ragazzo di quattordici anni. A sette anni, il bambino vive immerso nell’immaginazione, è più sognante e sempre in movimento, imita ancora gli adulti. Al contrario, tra i dodici e i quattordici anni, è sveglio, critico, consapevole, molto meno attivo fisicamente e più riflessivo, ed elabora tutto in maniera indipendente. Il bambino di nove anni è esattamente a metà: sta uscendo dal mondo magico dell’infanzia e si sta affacciando al mondo reale. Questo passaggio potrebbe non essere indolore e rappresenta un lento e graduale risveglio di coscienza.

La Crisi del Nono Anno: La Nascita dell'Individualità
A nove anni, il bambino inizia a costruirsi uno spazio interiore e a distaccarsi dal mondo esterno. Prima di quest'età, i bambini piccoli vivono immersi nel mondo: accolgono e assorbono tutto senza poterlo elaborare coscientemente. Dopo i nove anni, si sviluppa il mondo interiore del bambino, che diventa capace di elaborare in maniera più indipendente ciò che proviene dall’esterno. Questo è un passaggio fondamentale nella vita di ciascun individuo, simile a quello che avviene intorno ai due o tre anni di età, quando si sviluppa un primo barlume di coscienza di sé. A nove anni, il bambino acquisisce la capacità di distinguere se stesso dagli altri e di vedere il resto del mondo come qualcosa di separato dal proprio mondo interiore. Questa contrapposizione tra la propria interiorità e il mondo esterno permette di elaborare in maniera unica e individuale tutto ciò che si percepisce. Se questa trasformazione non avvenisse, resteremmo tutti completamente dipendenti dall’ambiente che ci circonda, come avviene per i bambini piccoli.
Il Passaggio che Nessuno Spiega: La Scoperta del Confine Interiore
A nove anni succede qualcosa di invisibile ma potentissimo: vostro figlio scopre di avere un mondo interiore separato da quello esteriore. Per la prima volta nella sua vita, percepisce un chiaro confine tra ciò che sente e ciò che accade fuori. Prima di quest'età, viveva immerso nel mondo: tutto ciò che accadeva fuori era anche dentro; la vostra gioia era la sua gioia, la vostra rabbia era la sua rabbia, non esisteva separazione. Dopo i nove anni, sente questo confine, percependo: “Io sono io. Tu sei tu. Siamo diversi.”
Questa scoperta è meravigliosa, ma può anche spaventare. Per la prima volta, vostro figlio si sente solo. È una sensazione di solitudine che deriva dal fatto che si sta costruendo un mondo interiore che nessuno può raggiungere. Per questo possono tornare alcune paure che erano state superate, come la paura del buio e di dormire solo. Per questo vostro figlio potrebbe essere più critico o più taciturno. Si tratta della nascita dell’IO. È una tappa importante e necessaria, ma per attraversarla, vostro figlio ha bisogno di trovare in voi una guida sicura.
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Segnali della Crisi dei Nove Anni: Cosa Osservare nel Comportamento e nelle Emozioni
Il vostro bambino potrebbe mostrare alcuni di questi cambiamenti, anche se ogni bambino vive questa fase a modo suo e non tutti mostrano tutti i segnali.
Comportamento:
- Diventa critico verso voi, gli insegnanti, gli amici.
- Nota particolari che prima gli sfuggivano.
- Risponde male o "non ascolta".
- Si isola o si chiude, cercando angoli, rifugi, spazi raccolti dove stare.
- Può indossare spesso felpe col cappuccio, anche in casa, o chiudersi nella sua stanza più di prima.
Emozioni:
- Si sente solo, non compreso.
- Mostra nuove paure o tornano vecchie paure che aveva superato (buio, dormire da solo).
- Ha ansie che prima non aveva.
- Fa domande esistenziali (vita, morte, il senso delle cose).
- Manifesta insicurezza o paura che prima non c’erano.
- Ha momenti di solitudine o tristezza inspiegabile.
- Aumenta la sua sensibilità e soprattutto la suscettibilità, tanto da prendersela per un “niente”.
- La paura più grande di un bambino a questa età è quella di perdere l’affetto dei suoi genitori, quando non si comporta nel modo che loro ritengono accettabile.
Sintomi fisici:
- Mal di pancia o mal di testa frequenti.
- Vertigini, tachicardia.
- Incubi o risvegli notturni.
- Difficoltà ad addormentarsi.
È fondamentale consultare il pediatra quando si manifestano questi sintomi, per escludere qualsiasi problematica medica. Solo dopo aver escluso cause mediche con il supporto del pediatra, questi sintomi possono essere compresi nel contesto della crisi del nono anno. La conoscenza della fase evolutiva può aiutare i genitori a comprendere il momento di passaggio del figlio, ma non sostituisce mai il consulto medico.
Cosa Accade nel Cervello a Nove Anni: La Riorganizzazione Cognitiva
Intorno ai nove anni, il cervello del bambino attraversa una fase di profonda riorganizzazione. In particolare, iniziano a consolidarsi le funzioni esecutive, cioè quelle capacità che permettono al bambino di pianificare, controllare l’attenzione, autoregolarsi e affrontare problemi in modo più autonomo. Uno studio condotto su migliaia di bambini di nove-dieci anni ha rilevato che proprio in questa fase si rafforzano le connessioni tra le aree frontali del cervello, responsabili del controllo cognitivo ed emotivo. Questo spiega perché molti bambini iniziano a sembrare “più grandi”, più riflessivi, e talvolta più critici verso se stessi o gli adulti. Questo studio è pubblicato su Developmental Cognitive Neuroscience e fa parte del progetto ABCD.
Lo sviluppo cognitivo è caratterizzato da una crescente capacità di pensare in modo astratto. I bambini iniziano a riconoscere relazioni complesse e a risolvere problemi a un livello più astratto. La loro memoria migliora e sono in grado di memorizzare le informazioni per un periodo di tempo più lungo. Il pensiero logico e la capacità di adottare prospettive aumentano nel corso dell’infanzia media, consentendo ai bambini di adottare diversi punti di vista e di comprendere punti di vista sempre più complessi. Tuttavia, anche queste capacità sono individuali e quindi variano notevolmente.

Tuo Figlio Sta Vivendo Questo Passaggio? Un Momento di Consapevolezza
Ti invito a fermarti un momento e a osservare tuo figlio in questa fase. Non per trovare soluzioni immediate, ma per portare consapevolezza su cosa sta vivendo. In questo momento vostro figlio:
- Manifesta insicurezza o paura che prima non c’erano?
- Fa domande profonde sulla vita, la morte, il senso delle cose?
- Si mostra più critico verso voi o verso se stesso?
- Ha bisogno di più vicinanza emotiva anche se sembra distante?
- Ha momenti di solitudine o tristezza inspiegabile?
E voi, come genitori:
- Riuscite ad accogliere queste manifestazioni senza minimizzare?
- Vi sentite presenti emotivamente anche quando non sapete cosa dire?
Qualunque sia la vostra risposta, questa crisi è un passaggio evolutivo fondamentale. E voi siete la guida che può accompagnarlo con consapevolezza. La conoscenza di questa fase evolutiva fa la differenza. Quando capite che vostro figlio non sta “facendo i capricci”, ma sta attraversando il risveglio del suo mondo interiore, tutto cambia. Invece di voler “correggere” il suo comportamento, sapete che potete accompagnare questa sua trasformazione. E vostro figlio, sentendosi compreso invece che giudicato, trova la sicurezza di cui ha bisogno per attraversare questo passaggio. La consapevolezza è il primo passo per stare accanto ai figli con serenità e aiutarli in ogni fase di passaggio.
Quando Tuo Figlio ha Nove Anni e Non Ti Ascolta: Affermazione dell'Individualità
Quando vostro figlio vi critica oppure non vi ascolta, in realtà sta affermando se stesso, la propria individualità. Esserne consapevoli aiuta ad accettare questo momento di passaggio del proprio figlio. Spesso, purtroppo, questa paura viene confermata proprio dalle reazioni di mamma e papà di fronte ai suoi errori, inducendolo paradossalmente a comportarsi peggio. Rispondere male, urlare, opporsi sono manifestazioni che, il più delle volte, contraddistinguono momenti cruciali della crescita di vostro figlio. È stato così a due anni, lo è adesso a nove e lo sarà in adolescenza. Sia da bambini che in età adulta il “no” è il modo più immediato per alzare muri fra sé e gli altri e mantenere le distanze. Non ti sto dicendo che devi legittimare i suoi comportamenti scorretti, ma voglio incoraggiarti a “sfruttare” questa occasione per insegnargli che si può esprimere il proprio disappunto, senza essere necessariamente offensivi. Ricorda: ciò che non deve mai mancargli, è la certezza che anche di fronte ai suoi sbagli, il vostro amore e la vostra stima nei suoi confronti non verranno mai meno.
Migliorare la Relazione per Farsi Ascoltare: La Connessione Prima di Tutto
L’unico modo per farsi ascoltare dai figli è curare la relazione. La relazione è reciprocità: se non vi sentite ascoltati da vostro figlio forse è perché anche voi non lo ascoltate, non lo comprendete. La vita quotidiana, a volte, è così frenetica che diventa difficile anche coltivare le relazioni con le persone con cui si vive. Chiedetevi se la comunicazione con vostro figlio è per la maggior parte fatta di richieste (“Fai i compiti”, “Lavati i denti”, “Metti in ordine”) oppure di connessione (chiacchiere, scherzi, coccole, ascolto)? È normale che i genitori debbano dare indicazioni, ma se manca la connessione, le richieste non vengono ascoltate.
Cosa fare praticamente:Anche solo dieci minuti al giorno, siate presenti con vostro figlio e:
- chiacchierate;
- scherzate insieme;
- coccolatevi;
- ascoltatelo senza giudizio.
Questo farà la differenza nella relazione e migliorerà il comportamento di vostro figlio nei vostri confronti. Accompagnare vostro figlio in questo passaggio richiede un lavoro su di voi prima ancora che su di lui.
Come Aiutare il Bambino di Nove Anni: Tempi e Bisogni Individuali
Non sempre questo passaggio avviene ai nove anni compiuti, potrebbe manifestarsi un po’ prima o un po’ dopo. Ogni bambino vive questa fase della vita in maniera diversa: ogni individuo ha il proprio percorso. Ciò che viene descritto sui testi è sempre generico. Le trasformazioni interiori dei figli possono mettere alla prova la relazione con i genitori: i bambini cambiano e i genitori faticano ad accettarlo o non comprendono il cambiamento che sta avvenendo.

A nove anni il bambino sente di essere un’individualità che si contrappone agli altri, percepisce di avere una vita di sentimento che è separata e autonoma, un mondo interiore unico e diverso da quello degli altri. Improvvisamente, si sente catapultato nel mondo reale, mentre prima si sentiva protetto nel proprio mondo di fantasia. Il bambino vive nuove esperienze interiori, ma non le comprende, non le razionalizza, non può esserne consapevole. Per questo ha bisogno di trovare negli adulti che lo circondano le guide che possano accompagnarlo nel migliore dei modi in questo passaggio.
Cosa Puoi Fare Come Genitore di un Bambino di Nove Anni: I Tre Pilastri Fondamentali
Per accompagnare vostro figlio in questa fase, ci sono tre pilastri essenziali:
- Sii comprensivo: Riconosci che sta attraversando una trasformazione profonda. Non è capriccio o ribellione fine a se stessa.
- Accogli i nuovi bisogni: Questa è una fase di passaggio. Quello che emerge ora (paure, domande, ansie) è temporaneo, ma importante.
- Riconquista fiducia e autorevolezza: Con la trasformazione del nono anno, nulla è più scontato. Ciò che prima era naturale (la vostra autorità, la sua fiducia in voi) ora viene messo in discussione dalla nuova consapevolezza del bambino.
Il Tuo Nuovo Ruolo:Prima vostro figlio vi imitava inconsciamente. Ora ha bisogno di esempi consapevoli. Vostro figlio sta cercando una guida a cui affidarsi. Siate voi quella guida. A questa età, i bambini diventano più critici nei confronti dei genitori, mettendo in discussione la loro autorevolezza. È come se improvvisamente cominciassero a notare aspetti mai considerati prima: mamma e papà non sono così perfetti come si credeva fino “all’altro ieri”.
Il Metodo Waldorf per i Bambini di Nove Anni: Trovare Rifugio nell'Interiorità
Nelle scuole Waldorf, in terza classe, si racconta ai bambini la Genesi, che è ricca di immagini utili per l’inconscio del bambino. La Storia Sacra risponde in qualche modo alle domande che il bambino si pone: da dove vengo? Chi sono? Come posso vivere in questo mondo nuovo? Non servono spiegazioni esplicite, è sufficiente il potere delle immagini. Il bambino ha bisogno di sapere che non siamo fatti solo di materia, che non abitiamo solo su questa Terra, ma apparteniamo anche a un’altra dimensione. Mentre prima il bambino viveva immerso nel mondo, adesso inizia a distaccarsi e deve trovare rifugio in sé stesso, nella sua interiorità, la sua nuova casa.
Un Berretto Fatto con le Proprie Mani: La Cura di Sé come Simbolo Tangibile
C’è qualcosa di profondamente saggio nel fatto che nelle scuole Waldorf i bambini di nove anni imparino a creare a maglia un berretto. Non è un caso che questo lavoro arrivi esattamente in questo momento evolutivo. Quando un bambino lavora un berretto a maglia sperimenta, attraverso un lavoro ritmico e meditativo, la capacità di prendersi cura di sé. Studi recenti di psicologia dell’abbigliamento mostrano che coprire la testa ha un effetto profondo sul nostro benessere emotivo: il cappello funziona come una “barriera simbolica” tra noi e il mondo esterno, offre un senso di sicurezza, aiuta a schermarsi dal giudizio degli altri. Il berretto creato con le proprie mani diventa così un simbolo tangibile: “Io sono capace. Io posso creare la mia protezione. Io so prendermi cura di me.” Anche se vostro figlio non frequenta una scuola Waldorf, insegnare il lavoro a maglia in questo periodo può essere un dono prezioso.
Osservate vostro figlio senza giudicare, senza voler cambiare nulla. Cerca protezione? Da qualche tempo indossa spesso felpe col cappuccio, anche in casa? Si chiude nella sua stanza più di prima? Cerca angoli, rifugi, spazi raccolti dove stare? Come usa le mani? Ha occasione di creare qualcosa dall’inizio alla fine con le proprie mani?
Cambiamenti Tipici tra i Nove e gli Undici Anni: Verso l'Autonomia Sociale e Fisica
Tra i nove e gli undici anni, bambini e bambine si preparano a diventare grandi: sono sempre più autonomi e sempre più orientati a condividere le loro esperienze con i propri amici. Quella manina che stringeva la vostra e quegli occhioni in cerca di incoraggiamento e approvazione sono ormai un ricordo, poiché a questa età bambini e bambine sono sempre più autonomi e orientati a condividere le loro esperienze con i propri amici, e non più (o per lo meno, non solo e sempre meno) con mamma e papà. Cercano, se mai, l'approvazione dei coetanei e non più la vostra. Questa fascia di età rappresenta un viatico verso l'adolescenza. Anche le belle e sane amicizie sono molto importanti perché la pressione dei coetanei può diventare molto forte in questo periodo. Allora meglio avere belle persone intorno. Inoltre, aver acquisito un buon bagaglio di sicurezza può aiutare a non farsi troppo influenzare dagli altri. Altro cambiamento significativo di questa fascia di età è la fine della scuola primaria. Iniziano generalmente a consolidare forti relazioni con i coetanei. Con l'avvicinarsi della pubertà, diventano più consapevoli del proprio corpo: del resto, con la pubertà il corpo cambia visibilmente. Lo sviluppo dell'ego diventa più importante per i bambini di questa fascia d'età. Spesso sognano di essere in grado di cavarsela da soli. Alcuni pensano al tipo di vita che condurranno e al tipo di persona che saranno un giorno. Il processo di scoperta di sé richiede molto alla maggior parte dei bambini. Le abilità sociali si sviluppano fortemente a questa età. I bambini di età compresa tra gli otto e i dodici anni iniziano a comprendere e a gestire autonomamente interazioni sociali complesse. Sviluppano una comprensione più profonda del punto di vista degli altri e sono sempre più capaci di mostrare empatia. Imparano a gestire i conflitti, a scendere a compromessi e a comunicare i propri bisogni e desideri. Tuttavia, anche il bullismo può essere un problema.
Sviluppo Metacognitivo e Comprensione: La Mente Che Riflette su Se Stessa
La capacità di riflettere sul proprio pensiero, conosciuta come metacognizione, inizia a manifestarsi in modo più maturo intorno ai nove anni. Prima di questa età, il bambino piccolo non possiede competenze metacognitive significative: ha una scarsa consapevolezza della possibilità che un messaggio possa risultare poco comprensibile e confusivo, e non mostra interesse per capirlo meglio. Dinanzi a un messaggio ambiguo, assume un atteggiamento passivo, senza prevederne alcuna modifica, né avverte la necessità di un’azione volta a migliorare la sua comprensione. Questa modalità, tipica e prevalente dei bambini piccoli, li porta a sentirsi deresponsabilizzati verso i loro insuccessi: non chiedono chiarimenti, non ambiscono a possibili soluzioni, modifiche e cambiamenti. Sostanzialmente, ritengono accettabile non capire senza dar luogo a opportuni correttivi; ciò induce a considerare che le strategie metacognitive non sarebbero ancora disponibili.
I primi studi scientifici sull’argomento, condotti da Flavell et al. nel 1970, avevano osservato come una buona maturità delle competenze metacognitive sarebbe presente a partire dai nove anni. Attraverso strumenti come le Prove di valutazione della comprensione metalinguistica (PVCM) e Okkio al Cartello, Prove di valutazione della comprensione pragmatica e della revisione ortografica (Rustioni D., Martinelli A., Proserpio S., Schinetti M.), si è cercato di individuare il periodo evolutivo in cui il bambino inizia a cimentarsi nella ricerca di nuovi significati possibili e di nuove soluzioni interpretative. Per quanto riguarda la comprensione delle metafore, con le PVCM (Rustioni D., Nisoli F., 2010), si è potuto rilevare che a partire dagli otto anni i bambini iniziano a districarsi nella comprensione di messaggi ambigui, in quanto si attiva il principio di violazione della letteralità, ma sono ancora restii. Con Okkio al Cartello, che richiede la scoperta degli errori nel testo senza che se ne sia informati in anticipo, si valuta se il bambino, ai fini di una miglior comprensione, si mostra in grado di correggerli. L’errore nel cartello viene riconosciuto ed esplorato nel suo ruolo apprenditivo, e diviene l’evidenziatore della strategia di revisione ortografica qualora posseduta. A otto anni, i bambini con sviluppo normotipico privilegiano la spiegazione del significato del cartello; il riscontro della presenza di errore e la sua correzione è del tutto occasionale.
Inoltre, l’utilizzo del test in popolazioni cliniche con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ha evidenziato che questi bambini hanno maggiori difficoltà a riflettere sul funzionamento della propria mente e a implementare adeguate strategie di controllo. Nei clinici non si osserva la comparsa delle abilità di revisione ortografica, in quanto non identificano la presenza di errore nei cartelli né li correggono. Sappiamo che la metacognizione riguarda le capacità di riflettere sulle conoscenze organizzate, rendendole flessibili in modo consapevole. Pertanto, a partire dall’esperienza, tenendo conto di simboli e concetti, di regole e principi, occorre considerare quello che si sta facendo e cogliere le necessità di agire con nuove modalità. Senza dubbio occorre disporre di strategie efficaci per compiere un’azione correttiva che il compito prevede, anche se questa non è stata specificatamente richiesta (Cornoldi C., 1995).
Sfide e Profili Unici: Quando lo Sviluppo Presenta Complessità
La situazione che descrive un bambino di nove anni, educato, molto curioso, con multiple passioni (musica, disegno, arte, tennis, storia, calcio) ma svogliato a scuola, molto distratto, che si perde, scrive male, capisce solo la metà, svolge calcoli in maniera grossolana e non comprende i compiti senza spiegazioni individuali, è complessa e articolata. Nonostante un profilo cognitivo molto elevato (quasi tutto sopra il 90° percentile), senza ADHD o DSA diagnosticati, questi comportamenti (perdersi metà testo copiato, non completare compiti in classe, sentirsi stupido o strano, difficoltà a rapportarsi con i pari, mancanza di appetito, difficoltà con le routine quotidiane come vestirsi o preparare lo zaino, dire cose con poco senso, mentire sovente, fare domande "stupide", non distinguere tra vero e falso nei film) indicano una profonda immaturità e ansia, manifestata anche da fobie (malattie, campane, chiese) e pianto per il dolore. Questa discrepanza tra abilità elevate (es. apprendimento precoce della lettura e del calcolo) e difficoltà nell'esecuzione di compiti quotidiani potrebbe indicare una disarmonia nello sviluppo o caratteristiche legate a un disturbo dello spettro autistico lieve o ad altri profili neurodivergenti.
Queste difficoltà nell’organizzarsi, nel seguire le istruzioni e nel completare i compiti potrebbero derivare da una combinazione di fattori. L’ansia potrebbe essere un fattore importante: la paura di malattie, le fobie e il fatto che sembri “bloccarsi” di fronte alle difficoltà scolastiche potrebbero indicare una sensibile predisposizione all’ansia, che gli impedisce di concentrarsi e di affrontare le sfide con serenità. L’ansia, soprattutto nei bambini, può manifestarsi anche con difficoltà nelle relazioni sociali, nella gestione delle routine quotidiane e nella paura del fallimento. Inoltre, la distrazione e la difficoltà a seguire le indicazioni potrebbero essere legate a una bassa motivazione o a un’incapacità di trovare interesse in ciò che fa, sebbene sia molto curioso e abbia tanti interessi. Potrebbe esserci una disconnessione tra ciò che trova stimolante (come la musica, l’arte o il calcio) e le attività scolastiche che trova meno coinvolgenti. Questo, unito a un possibile sovraccarico emotivo, potrebbe spiegare la sua “disconnessione” dalla realtà scolastica. Infine, il suo senso di immaturità e il fatto che non si senta all’altezza, come dimostra la sua frustrazione e il sentirsi “stupido”, potrebbe minare la sua autostima e accrescere le difficoltà emotive, creando un circolo vizioso in cui la paura del fallimento porta a blocchi emotivi e cognitivi.
Un altro esempio di complessità si ha quando un bambino di nove anni, figlio unico, mostra comportamenti di gioco non in linea con la sua età, preferendo rapportarsi con bimbi più piccoli, guardando cartoni animati per quattro-cinque anni e mostrando giochi preferiti "infantili". Se cronologicamente è sempre stato un passo indietro rispetto alla media (nel camminare, nel parlare), e viene riconosciuto dislessico, con scarsa autostima, nonostante il supporto dei genitori, la situazione è ulteriormente complicata da eventi come la separazione dei genitori. Questi comportamenti ‘infantili’ spesso nascondono un grande bisogno di vicinanza affettiva e la necessità da parte del bambino di sentire che i suoi genitori sono in sintonia con quello che prova dentro di sé e lo accettano per quello che è. Trattarlo inoltre come un bambino più piccolo non fa che confermare l'immagine di sé stesso che gli si rimanda. I genitori potrebbero involontariamente riempirlo di coccole e attenzioni per compensare o colmare il senso di colpa dovuto alla separazione. In questi casi, è fondamentale che i professionisti coinvolti (logopedista, psicomotricista, psicologo) lavorino in equipe multidisciplinare, con un professionista che funga da ‘regista’ per tenere le fila dell’intervento affinché questo risulti il più possibile sinergico e non ‘frammentato’. La dislessia è legata al linguaggio, all'espressione di sé e al senso di sicurezza e autostima. I bambini meno assertivi preferiscono giocare con i più piccoli perché i propri coetanei sono percepiti come "troppo", in termini di confronto con la percezione che essi hanno di sé.

Per aiutare questi bambini, è utile un percorso terapeutico che affronti l’ansia e le difficoltà emotive, accompagnato da un supporto scolastico mirato. L’approccio dovrebbe cercare di renderli più consapevoli delle proprie capacità, senza il peso del perfezionismo e della paura del giudizio. È importante affrontare sia le difficoltà scolastiche che le preoccupazioni emotive in modo integrato, collaborando con la scuola per creare un piano personalizzato che tenga conto del suo stile di apprendimento. In sintesi, il bambino è un individuo unico, con un modo di vivere e percepire il mondo diverso dagli altri. La chiave sarà capire come sfruttare le sue potenzialità e supportarlo nelle difficoltà, con un approccio che combini comprensione, pazienza e stimoli adeguati.
Consigli Pratici per i Genitori: Supporto e Autonomia
Per accompagnare al meglio vostro figlio in questa fase, si possono adottare diverse strategie pratiche:
- Dedicate tempo di qualità: Trascorrete del tempo con lui/lei, anche se breve, purché sia un momento di vera connessione.
- Sviluppate il senso di giustizia e responsabilità: Aiutatelo a comprendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, coinvolgendolo nello svolgimento di piccoli "impegni" familiari, come mettere in ordine o apparecchiare.
- Promuovete il rispetto e l'altruismo: Parlate dell'importanza del rispetto degli altri e incoraggiatelo ad aiutare le persone in difficoltà.
- Incoraggiate la definizione degli obiettivi: Aiutate vostro figlio a definire quali obiettivi porsi e come impegnarsi per raggiungerli. Lodate il suo impegno, dicendogli “devi essere orgoglioso di te” piuttosto che solo “sono orgoglioso di te”.
- Stabilite regole chiare e autorevoli: Definite regole chiare e fatele rispettare. Parlate chiaramente con vostro figlio, spiegandogli ciò che vi aspettate e come dovrebbe comportarsi anche quando voi non siete presenti (e anche in assenza di altri adulti). Siate autorevoli e non autoritari. La disciplina, fatta di regole chiare da seguire e adatte alla sua età, è utile nell’accompagnare la crescita di vostro figlio/figlia.
- Stimolate la lettura: Incoraggiatelo a leggere ogni giorno.
- Gestite l'autonomia in sicurezza: Quando non siete insieme, siate sempre informati su dove si trova e se è presente un altro adulto. Stabilite orari in cui deve chiamarvi e rientrare a casa.
- Attenzione alla dieta e all'attività fisica: Fate in modo che la sua dieta sia sana e ricca di frutta e verdura. Incoraggiatelo a praticare almeno per un’ora al giorno attività fisiche (ovviamente adatte alla sua età e divertenti).
- Ambiente domestico e privacy: Tenete il televisore fuori dalla camera da letto di vostro figlio/figlia. Bussate prima di entrare nella sua camera, ma senza chiavi: la porta resta chiusa senza chiave, voi bussate e chiedete permesso prima di entrare. La cameretta è un luogo separato dalla casa; non ci mettete mano, non spostate, non togliete e soprattutto non buttate via niente. Le cose appoggiate sul pavimento restano sul pavimento. I figli, quando crescono, hanno bisogno di uno spazio privato dove i genitori non compiono invasioni di campo. Questo non significa che i genitori debbano essere “amici” dei figli, ma guide. Molliamo la presa: se ci siamo comportati bene negli anni passati, e abbiamo anche un pizzico di fortuna, la pubertà sarà una bella esperienza.
- Educazione sessuale: È importante assecondare le loro curiosità sull’amore, sulla sessualità e sul corpo umano, dando loro risposte chiare e spiegazioni comprensibili.
In generale, è particolarmente importante comunicare in modo aperto e rispettoso con i bambini in questa fase dello sviluppo, anche per gettare le basi di un buon rapporto durante la pubertà. Regole rigide portano i bambini ad allontanarsi dai genitori a partire da questa età.