Le Prime Parole: Quando un Bambino Dice "Papà" Prima di "Mamma" e Cosa Ci Dice sullo Sviluppo del Linguaggio

Bambino che sorride e pronuncia le prime parole

I primi sorrisi, i primi passi e le prime scoperte sono tutti momenti indimenticabili per chi ha un figlio. È una grande emozione vedere il bimbo compiere quei piccoli gesti che diventeranno, poi, sempre più comuni, segnando tappe fondamentali nel suo sviluppo. Tra questi, uno dei più attesi e carichi di significato è indubbiamente la pronuncia della prima parola, un evento che riempie di gioia e commozione i cuori dei genitori. Molti si chiedono quale sarà la prima parola, e spesso la speranza è che sia "mamma" o "papà", come se pronunciare quella parola determinasse il loro amore per il genitore. Ma cosa succede quando la prima parola non è affatto "mamma", bensì "papà", o un'altra ancora? Questa curiosità legittima porta a interrogarsi sulle dinamiche dello sviluppo linguistico infantile e sulle ragioni profonde che guidano i bambini nella scelta dei loro primi vocaboli.

I primi mesi di vita sono i momenti più preziosi per i genitori che non perdono occasione per stare vicino al bambino, parlarci e ripetere spesso "mamma" e "papà" per farsi riconoscere, in un tentativo amorevole di guidare i primi passi del figlio verso la comunicazione verbale. Sentirsi chiamare per la prima volta "mamma" o "papà" è, infatti, uno dei momenti più emozionanti della vita di un genitore, un'esperienza unica che si iscrive nel diario dei ricordi più importanti. In questa fase iniziale, le prime parole che possiamo ascoltare da un bambino spesso si riferiscono a persone o cose che sono presenti costantemente nell'ambiente in cui vive, segnando il passaggio dalla lallazione al "vero" linguaggio. Tuttavia, non esiste una regola rigida, poiché lo sviluppo del linguaggio varia significativamente da bambino a bambino, influenzato da una molteplicità di fattori, inclusi gli stimoli ricevuti. È proprio questa variabilità a rendere ogni percorso di apprendimento linguistico unico e affascinante.

Quando i Bambini Iniziano a Parlare: Tappe e Variabilità Individuali

Generalmente, i bambini iniziano a giocare con suoni e sillabe fin dai primi mesi di vita, in un processo di esplorazione vocale che precede di molto la formazione di parole con significato. Questa fase, ricca di "ghe-ghe" o "ah-oh", inizia intorno ai 4 mesi, quando i piccoli iniziano a emettere suoni vocali e ad aggiungere consonanti. Molti esperti, tra cui la dottoressa Diane Paul, esperta di linguaggio, e la logopedista Stephanie Cohen, hanno sottolineato come questi suoni iniziali siano, in realtà, balbettii che gettano le basi per il linguaggio futuro. La prima parola vera e propria viene solitamente pronunciata tra i 9 e i 14 mesi, anche se i bambini iniziano a dire "mamma" o "papà" intorno ai 10-14 mesi. In media, la maggior parte dei bambini inizia a mettere insieme sillabe che suonano come "mamamama" o "papapapapa" entro i 7 mesi, come ha affermato Jennifer L. Maietta, specialista nelle patologie del linguaggio. Questi suoni iniziali sono solo balbettii, ma man mano che i bebè si avvicinano ai 9 mesi e oltre, migliorano nella pronuncia delle parole vere.

Il percorso di acquisizione del linguaggio è altamente individuale. Ogni bambino raggiunge questo traguardo seguendo i suoi ritmi e tempi. A due mesi, per esempio, i bambini sono capaci di rispondere alle richieste di mamma e papà, mostrando una precoce comprensione del mondo sonoro che li circonda. Tra i 6 e gli 8 mesi, sono in grado di emettere suoni, semplici vocali e consonanti che divertono ed emozionano allo stesso tempo i genitori. Spesso, la prima parola che il bambino pronuncia è un bel regalo per la mamma, intorno al suo primo compleanno. Molte di queste prime parole sono porzioni di parole ripetute, ad esempio, se si dice "spaghetti", lui potrebbe ripetere "ghetti". Da 16 mesi in avanti, un bambino potrà dire una manciata di parole, con una media di circa 50 per le femminucce e 30 per i maschietti, poiché i bimbi tendono a sviluppare il discorso circa un mese o due dopo le bimbe. Entro i 18 mesi, i bambini dovrebbero saper usare in modo coerente da 10 a 25 parole. Successivamente, verso i due anni, sono capaci di fare piccole frasi a due termini. Se un bambino di 15-24 mesi non ha ancora detto "mamma" e "papà", o mostra un vocabolario limitato, potrebbe far parte di quella piccola percentuale di bambini chiamati "late talkers", cioè parlatori tardivi, ed è consigliabile segnalarlo al pediatra. Tuttavia, è più giusto essere concentrati sul fatto che il bambino abbia iniziato a balbettare usando una varietà di consonanti, copiando i suoni e i movimenti di un genitore, gesticolando e creando un contatto visivo, ecc., come ha sostenuto Maietta, piuttosto che sull'esatta parola pronunciata.

Il "Perché" di "Mamma" e "Papà": Tra Scienza e Linguistica

Diagramma delle aree cerebrali attivate durante l'ascolto di suoni ripetuti

Se ci pensiamo bene, le culture di tutto il mondo hanno reso queste prime, importantissime parole davvero molto semplici da dire, e non è un caso che siano le prime parole che il bambino pronuncia associandole alle persone che si prendono cura di lui. Secondo gli scienziati, il cervello del bambino riesce a ricordare e memorizzare più facilmente parole composte da sillabe che si ripetono. Questa predisposizione innata è stata confermata da uno studio dell’Università della British Columbia, pubblicato su Science Daily diversi anni fa. Svolto su 22 neonati, dimostrò che all’udire delle parole composte da sillabe ripetute, le strutture cerebrali dei neonati si attivavano molto velocemente, come se i piccoli avessero una capacità innata di comprendere questo genere di parole. La ricerca, condotta anche da Judit Gervain, del collegio post-dottorato dell’Università della Columbia, ha suggerito che probabilmente non è una coincidenza che molte lingue nel mondo abbiano sillabe ripetitive per dire "mamma" e "papà", caratterizzate da schemi di suoni ripetuti. Questa scelta non è casuale, permette ai bimbi di impararle in fretta e poi ripeterle molto presto.

La fonetica gioca un ruolo cruciale in questo processo. Come spiega la logopedista Stephanie Cohen, le lettere “m” e “d” (ma anche la “p” per quanto riguarda la parola papà), sono consonanti che si producono con la parte anteriore della bocca, rendendole suoni naturali da emettere per i bambini così piccoli. Tant’è che spesso riproducono queste sillabe anche i bambini nella cui lingua le parole "mamma" e "papà" si dicono in tutt'altro modo. Heather Goad, professore associato di linguistica presso l’Università McGill di Montreal, spiega che "mamma" è una parola che può essere prodotta facendo il minimo sforzo di chiudere e aprire la bocca. Il suono D (di "dad", papà in inglese) richiede un movimento della lingua più complicato. Le lettere P, B e M coinvolgono entrambe le labbra ed è solo un vocalizzo, mentre con T, D e N, è necessario posizionare la lingua dietro i denti o un po’ più indietro, insomma, bisogna effettuare coscientemente quel movimento. I piccoli iniziano a pronunciarle, però, secondo il Ministero della Salute, nella fase della lallazione, una sorta di balbettio che precede l'apprendimento del linguaggio e che avviene tra i 6 e gli 8 mesi. All’inizio, secondo la logopedista, i suoni vengono emessi senza cognizione di causa, associando semplicemente un suono consonantico a uno vocalico, poi ripetuto. Tuttavia, i bimbi a poco a poco vedono il volto dei loro genitori illuminarsi quando pronunciano l’una o l’altra sillaba e così attribuiscono un significato ai suoni emessi. Questa interazione rafforza l'associazione tra suono e persona, consolidando il vocabolario del bambino.

Perché Alcuni Bimbi Dicono Prima "Papà" di "Mamma"?

Bambino che guarda il papà sorridendo

Molti genitori si chiedono "Perché alcuni bimbi dicono prima 'papà' di 'mamma'?" o "E se la prima parola è 'papà' e non 'mamma'?". La risposta, secondo gli scienziati e gli esperti, è semplice: non c'è nulla di strano. Come ha spiegato la logopedista Stephanie Cohen a Today.com, i genitori non dovrebbero prendersela in alcun modo se i loro bimbi dicono prima una parola piuttosto che l'altra, perché durante la lallazione i bambini non sanno esattamente cosa stanno dicendo. La dottoressa Diane Paul, esperta di linguaggio, ha osservato un caso in cui una bimba, nell'intonazione della voce, sembrava dire "papà" con fare interrogativo, come se lo stesse cercando. La sua spiegazione è intuitiva: "La piccola vede già la mamma davanti a sé, perché dovrebbe chiedere di lei?". Questa prospettiva suggerisce che i bambini potrebbero utilizzare le parole per indicare l'assenza o la ricerca, piuttosto che la mera presenza.

Naturalmente, vi sono varie credenze comuni al riguardo, e spesso i genitori si sentono in competizione. Tuttavia, secondo Gina Posner, pediatra a Fountain Valley, in California, non è necessariamente vero che la mamma avrà sempre un vantaggio. Se la mamma trascorre più tempo a prendersi cura del bambino, potrebbe avere un vantaggio sul papà, ma non è una regola universale. Danelle Fisher, pediatra a Santa Monica, in California, ha aggiunto che inizialmente i bambini potrebbero guardare la mamma o il papà e chiamarli riconoscendoli, ma potrebbero anche chiamare papà il postino o chiamare mamma o papà chiunque. È intorno all'anno di vita che il bambino probabilmente inizierà a usare la parola correttamente nel contesto. Questo significa che la vera comprensione e l'uso intenzionale delle parole arrivano dopo la semplice emissione dei suoni. Per questo motivo, la psicologa dello sviluppo Janet Werker dell’Università della Columbia ha evidenziato che "mamma" e "papà" sono spesso tra le prime parole del bimbo anche se non possono essere chiamate parole finché non c’è intenzione, e questo non avviene solitamente che a 12 mesi di età.

In alcune famiglie, può capitare persino che il bambino chiami "mamma" il papà, a riprova della flessibilità e della fase esplorativa che caratterizza l'inizio del linguaggio. La cosa più importante, come ribadito da Jennifer L. Maietta, è che il bambino stia sviluppando una varietà di suoni, copiando i movimenti della bocca, gesticolando e cercando il contatto visivo, tutti segnali di una comunicazione in crescita, ben oltre la semplice sequenza delle prime parole specifiche.

Il Ruolo della Voce Paterna: Un Ponte Verso il Mondo Esterno

2017- 6-14 Il ruolo del padre nello sviluppo fisiologico e psicologico del figlio maschio (R, Gill)

Lo sviluppo del bambino non è influenzato solo dalla figura materna. Anche la voce paterna riveste un ruolo cruciale e distintivo fin dalle prime fasi della vita. La voce della madre, infatti, è la prima che il bambino conosce fin dal periodo della gestazione, avvertita sia dall'interno che dall'esterno. La voce del padre, invece, è l’altra voce che il bambino avverte solo dall’esterno, ma che per le sue particolari caratteristiche riveste un ruolo altrettanto importante nello sviluppo del feto e del neonato.

Il padre può essere definito come “l’esterno e non l’estraneo” (Nardi, 2017), perché è proprio già durante il tempo dell’attesa e le prime esperienze indirette tramite la voce, che il bambino può iniziare a conoscere il proprio padre. La voce paterna è così “ponte e porta” (Nardi, 2017) verso il mondo esterno, l’elemento di novità e di stimolo differente rispetto alla voce materna. La voce di papà, oltre ad essere diversa da quella della mamma per le sue caratteristiche timbriche, di contenuti e tono affettivo, nonché di provenienza, viene percepita anche in momenti specifici, andando a scandire anche il tempo della giornata. Questo primo motivo è da individuarsi nella precoce formazione di un forte legame di attaccamento padre-bambino. Ciò fa sì che il padre si possa sintonizzare con i vissuti del feto e non solo.

Padre che canta per il suo bambino in gravidanza

Il papà, se canta insieme alla compagna, si può maggiormente avvicinare al sentire emotivo materno, potendo anche lui attuare quella “regressione” utile a sintonizzarsi e a riconoscere i bisogni del bambino. Benassi E., nel suo lavoro “Il feto apprende in utero”, in Zara C.-Polatti F (a cura di) “Nuove prospettive in ostetricia e neonatologia”, ha potuto evidenziare come la voce cantata del padre, durante la gravidanza, sia in grado di stimolare nel nascituro un maggior sviluppo dalle ginocchia alle spalle. I bambini alla nascita, di conseguenza, mostravano già un maggior vigore agli arti inferiori, con la possibilità di cominciare a deambulare prima. Bisogna dire che i papà andrebbero coinvolti, per i motivi accennati precedentemente, fin da subito a relazionarsi con il bambino, valorizzando e riconoscendo il loro importante ruolo educativo. Questi aspetti sono importanti anche per altri adulti di riferimento per il bambino.

Dopo la nascita, le canzoni sono un ottimo elemento di mediazione per interagire con un bambino piccolo. Oltre alle tanto conosciute ed utilizzate ninne nanne, che creano quella continuità tra il pre e il postparto, vi è una particolare categoria, definita canzoni-gioco, molto adatta alle interazioni ludiche ed affettive padre-bambino. I testi di queste canzoni favoriscono la possibilità, attraverso determinati gesti, di poter giocare con il bambino, nominando e toccando varie parti del corpo del piccolo. Il bambino si sentirà così “visto e riconosciuto” come soggetto differente e separato dall’adulto di riferimento, favorendo così il processo di identificazione del bambino stesso. La modalità giocosa dei padri, spesso più fisica, energica e decisa, farà sperimentare una modalità di gioco diversa da quella materna, più tranquilla e rassicurante. Il padre introduce quindi, secondo Bertamini, Iacchia, Rinaldi e Rezzonico (2009), “un modo di comunicare meno compiacente e più sociale”, che tende a incoraggiare e favorire la conquista della fiducia in se stessi e l’apertura verso gli altri. Per questo il padre è “ponte e porta” verso il mondo esterno. Spesso i papà, inoltre, hanno un proprio modo di proporre ed interpretare le canzoni che differisce spesso da quello delle madri, aumentando la ricchezza di stimoli e anche di poter riconoscere, sostenere e valorizzare questi aspetti seppur nella differenza.

Come Stimolare il Linguaggio e Incoraggiare le Prime Parole

Genitori che leggono un libro al bambino

Stimolare lo sviluppo del linguaggio nel bambino è un processo naturale che può essere efficacemente supportato da alcune pratiche quotidiane da parte dei genitori e degli adulti di riferimento. "Il mio consiglio è: CANTATE, LEGGETE E PARLATE al vostro bambino e alla vostra bambina…sempre!", un'indicazione semplice ma potentissima che racchiude l'essenza di un ambiente ricco di stimoli linguistici. La risposta delle mamme alla produzione di rumore dei loro bebè pone le basi per il linguaggio dei vostri futuri oratori. In pochi mesi i bimbi possono imitare i suoni che sentono quando qualcuno a loro vicino parla.

Ecco come incoraggiare la conversazione del bambino:

  • Dare a tutto un nome per permettere al bimbo di costruirsi un vocabolario. Questa pratica costante aiuta il bambino ad associare parole a oggetti, persone e azioni nel suo ambiente, espandendo gradualmente la sua comprensione.
  • Leggere insieme. In un primo momento il bambino non capirà quello che gli state dicendo, ma questa attività stimolerà i suoi sensi, favorirà lo sviluppo dell'udito e del riconoscimento dei suoni, e solidificherà l’amore per tutti i libri. È un'opportunità preziosa per creare un legame affettivo e introdurre nuove parole in un contesto piacevole.
  • Cantare. I bebè naturalmente amano la musica e il canto è un ottimo modo per introdurre una serie di suoni, ritmi e intonazioni. Come menzionato in precedenza, le canzoni sono un eccellente elemento di mediazione per interagire con i più piccoli, offrendo stimoli uditivi e emotivi che supportano lo sviluppo linguistico. La logopedista Stephanie Cohen, ad esempio, ha suggerito una tecnica giocosa per incentivare i bambini a dire "mamma": "Dopo un bel sorso d’acqua dì 'mmm', oppure mandagli tanti bacini e cerca di far fare lo stesso a lui, insegnandogli così in maniera giocosa a pronunciare la 'M' di 'mamma'".
  • Per aiutarlo a chiacchierare e a divertirsi ad interagire verbalmente, non anticipate ogni sua richiesta o desiderio. Lasciate che provi ad esprimerlo, dategli il tempo di provare a dirlo. Questo incoraggia il bambino a fare uno sforzo comunicativo, sviluppando le sue capacità espressive.
  • Evitare di correggerlo direttamente. Invece di ripetere quello che ha appena detto, riformulate la frase nella forma corretta. Se dice: "Papà lavorare", potrete dire: "Sì, hai ragione. Papà è andato a lavorare". Questo metodo fornisce un modello linguistico corretto senza frustrare il bambino.
  • Limitare il tempo trascorso davanti allo schermo e con i giocattoli elettronici. Secondo Jennifer L. Maietta, sebbene non sia ovviamente possibile accelerare lo sviluppo dei neonati, il modo migliore per favorire lo sviluppo del linguaggio del bambino è leggere, giocare e parlare con lui. L'interazione umana diretta e ricca di scambi è insostituibile per l'apprendimento linguistico.
  • Insegnare le parole nel contesto adatto. La dottoressa Gina Posner ha affermato di aver incoraggiato spesso i genitori (suoi pazienti) a identificarsi l'un l'altro come "mamma" o "papà" quando parlano con il bambino. Ad esempio, i papà possono dire al bebè: "Guarda mamma! La mamma ha del cibo pronto per te". Questo aiuta il bambino a capire cosa significano effettivamente quelle parole e a associarle correttamente alle persone.

Oltre "Mamma" e "Papà": Le Parole Successive e l'Importanza della Comunicazione Globale

L’emozione delle prime parole di un bimbo è unica, ma anche quelle successive non sono da meno, rivelando la continua evoluzione del suo mondo comunicativo. Dopo "mamma" e "papà", cosa imparano i bambini? Amalia Skilton, studiosa di linguistica e Klarman Fellow del College of Arts and Sciences, ha osservato da vicino i bambini peruviani appartenenti al popolo dei Ticuna. Per più di un anno è stato analizzato il linguaggio dei piccoli di età compresa tra 1 e 4 anni e si è scoperto che gli aggettivi dimostrativi come “questo” o “quello” fossero le parole più utilizzate. Dalla ricerca è emerso anche che, a prescindere dalla lingua parlata, i bimbi cominciano a utilizzare queste parole quando hanno tra i 12 e i 18 mesi per iniziare a richiamare l’attenzione su di loro, dimostrando una crescente capacità di interagire con l'ambiente circostante e di esprimere i propri bisogni e desideri. Nelle prime fasi della vita i bambini non smettono mai di imparare e il linguaggio cresce insieme a loro, in un processo dinamico e costante.

Bambino che gioca con giocattoli, concentrato

È fondamentale, in questo percorso, concentrarsi non solo sulle parole specifiche pronunciate, ma sull'intero spettro della comunicazione. L'esempio di Alessandro, un bambino descritto dalla sua mamma come "sanissimo, attivissimo, intelligentissimo, curiosissimo, solare, sorridente, ama giocare in mille modi, stare con i bimbi al parco, in giro, a casa, ama sperimentare, curiosare ovunque, ripetere ogni azione che vede in particolare dei suoi genitori e nonni, tipo passare l’aspirapolvere, saltare, ballare, lavare i denti, guarda con attenzione i cartoni animati e lo zecchino d’oro, imita i gesti, fa brum brum con la macchinina o bu bu con l’aereo, gioca al pallone col suo papà", è emblematico. Nonostante un iniziale timore della mamma per il suo "parlare poco", il quadro complessivo mostra un bambino con ottime capacità comunicative e relazionali. L'elemento importante è che la comunicazione non è inficiata dal fatto che lui parli poco: "ci sente benissimo, ci vede benissimo, cammina bene da mesi, ad un anno ha camminato da solo, e in poco tempo ha acquistato sicurezza, ha fatto otto dentini davanti, ora sta facendo altri 4 dentini, insomma è un bimbo che non ha avuto difficoltà di nessun tipo soprattutto nella crescita visto che è alto circa 90 cm e pesa oltre 13 kg". Questo caso sottolinea come la ricchezza comunicativa di un bambino si manifesti in molteplici forme - gesti, imitazioni, interazioni sociali, comprensione - ben oltre il semplice numero di parole prodotte.

Se vostro figlio dice molte altre parole ma "mamma" e "papà" non sono nella lista, niente panico! Come ha sostenuto Jennifer L. Maietta, è vero che le parole "mamma" e "papà" sono molto incoraggianti per i genitori, ma è più giusto essere concentrati sul fatto che il bambino abbia iniziato a balbettare usando una varietà di consonanti, copiando i suoni e i movimenti di un genitore, gesticolando e creando un contatto visivo. Questi sono tutti indicatori chiave di uno sviluppo linguistico sano e progressivo. Ogni bambino è diverso, e se il piccolo è nel periodo che va dai 12 ai 15 mesi e non ha ancora detto "mamma" e "papà", o se ci sono altre preoccupazioni sullo sviluppo del linguaggio o della comunicazione, segnalatelo al pediatra. La consulenza di un professionista può fornire tranquillità e, se necessario, indicazioni per un supporto specifico, assicurando che ogni bambino possa esprimere il suo potenziale comunicativo. Il momento esatto in cui si ascolteranno le prime parole magiche dalla bocca del proprio bebè varia per ogni singolo bambino, ma una cosa è certa: l’emozione di questa importante conquista si iscrive nel diario dei ricordi più importanti per un genitore.

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