Guida completa allo sviluppo del linguaggio nei bambini: tappe, segnali e percorsi di crescita

Lo sviluppo del linguaggio di un bambino è un processo caratterizzato da una grande variabilità soggettiva: non tutti imparano a parlare e a capire le frasi nello stesso periodo. Ogni bambino, infatti, ha delle tempistiche individuali le quali dipendono dalle singole capacità soggettive. Nonostante ciò, la letteratura individua alcune fasi principali a cui sono associati specifici progressi da raggiungere. “Il linguaggio è il principale mezzo attraverso cui i bambini apprendono e costruiscono significato.” Così recitava Jerome Bruner, noto psicologo e pedagogista statunitense, tra i primi a sottolineare il ruolo fondamentale del linguaggio nello sviluppo cognitivo e relazionale del bambino. E proprio nei primi tre anni di vita si pongono le fondamenta di questo straordinario processo.

rappresentazione grafica delle tappe dello sviluppo linguistico infantile

Che cos'è il linguaggio e come si sviluppa

Il linguaggio è un’abilità umana che esprime una funzione cognitiva particolarmente complessa. Acquisire il linguaggio è quell’azione che ci permette di comunicare, di dare e ricevere informazioni e che permette quindi l’interazione tra individui. Lo sviluppo del linguaggio è un processo complesso ma affascinante, che coinvolge corpo, mente, emozioni e relazione. Molti anni di ricerca e numerosi studi hanno portato alla consapevolezza che nello sviluppo di una qualsiasi lingua vi siano tre tappe considerate fondamentali nei primi stadi: la comunicazione intenzionale, lo sviluppo lessicale e lo sviluppo della grammatica.

È fondamentale ricordare che l’infanzia non è una gara. Ogni bambino segue la propria personale traiettoria di sviluppo. Ciò vale non solo per lo sviluppo del linguaggio, ma per tutti gli ambiti, quello motorio, cognitivo, emotivo, eccetera. Ognuno arriverà a determinati traguardi con i suoi tempi, magari saltando dei passaggi o facendone alcuni in più. Per avere un ottimale sviluppo del linguaggio, un bambino non deve solo imparare a parlare, ma anche a comprendere ciò che gli altri dicono, riconoscere i diversi suoni e capire il significato semantico della frase.

La fase pre-linguistica: dalla gestazione al primo anno

Lo sviluppo del linguaggio inizia fin dai primi mesi di vita, molto prima delle prime parole. Già durante la gestazione, intorno alle 16 settimane dal concepimento, il feto possiede un udito quasi totalmente sviluppato. Ciò che viene avvertita chiaramente è la voce della mamma, il battito del suo cuore e il suo respiro. È il momento giusto per i genitori per iniziare a parlare con il bambino!

Alla nascita, il neonato riconosce già la voce della sua mamma e del suo papà: non parla ancora, ma ascolta tutto. Sebbene la principale forma con cui comunica a questa età sia il pianto, sa già discriminare i suoni di tutte le lingue del mondo. Al mese di vita riconosce i membri della famiglia, spalanca gli occhi, mostra eccitamento e sembra “studiare la faccia dell’adulto”.

  • 2-4 mesi: Il bambino comincia a gorgheggiare, come per imitare le vostre parole e i movimenti della vostra bocca. Compare il sorriso sociale, ovvero la capacità di rispondere al sorriso dell’adulto. Sono presenti dei vocalizzi, suoni formati da vocali con variazioni di nota e tono fino a sembrare una specie di canto.
  • 3-6 mesi: Il piccolo inizia a seguire lo sguardo degli adulti e ne condivide gli stati affettivi.
  • 6-8 mesi: Il bambino perde la capacità di distinguere i suoni che non appartengono alla lingua madre, concentrandosi su quelli dell’ambiente in cui vive. Compare la lallazione canonica, ovvero la ripetizione di sillabe composte dalla stessa consonante (es. “ba-ba-ba”).
  • 9-12 mesi: Si sviluppa la lallazione variata, ovvero ripete le sillabe con consonanti diverse (ba-ta-ma). Inizia la comunicazione intenzionale, attraverso tutta una serie di gesti, definiti “deittici” (es. quando il bambino ti mostra qualcosa o ti indica qualcosa).

infografica sui gesti deittici e l'indicazione

L’esplosione lessicale e le prime parole (12-24 mesi)

Tra i 10 e i 12 mesi, i bambini producono suoni assimilabili a parole e nell’arco di un paio di mesi sono in grado di pronunciare alcune singole parole. A 12-18 mesi, il bambino acquisisce le prime parole e incomincia a padroneggiarle. Dal primo anno fino ai 18 mesi, il vocabolario varia dalle 30 alle 50 parole. Questa fase è definita “esplosione lessicale”: il bambino diventa consapevole della corrispondenza tra parola e oggetto.

A 16-18 mesi siamo nella fase dell’olofrase: il bambino fa uso di una sola parola, ma la usa come se fosse una frase intera. Ad esempio, “nanna” può significare “voglio fare la nanna”. Dai 15 mesi sviluppa la capacità di utilizzare una parola specifica per un oggetto o una persona e di usarla con costanza.

Dalla combinazione delle frasi allo sviluppo grammaticale (24-36 mesi)

A 18-24 mesi avviene l’inizio della fase combinatoria: il piccolo comunicatore inizia ad abbinare due parole fra loro. L’ampliamento del vocabolario è sempre più veloce e attorno ai 2 anni può raggiungere 150/200 parole. Si tratta di un linguaggio telegrafico che non prevede ancora l’uso di congiunzioni e articoli.

  • 2 anni: Incomincia lo sviluppo della grammatica. Il bambino inizia a formulare le prime frasi nucleari. Il vocabolario conta ormai più di 100 parole.
  • 24-30 mesi: Il vocabolario diventa più vario e si arricchisce di verbi e aggettivi, raggiungendo le 500 parole.
  • 30-36 mesi: Le frasi si ampliano a livello morfosintattico e diventano sempre più complete. Il bambino riesce a raccontare sequenze di eventi.

Libro sensoriale per aiutare il linguaggio

Verso il linguaggio adulto (3-4 anni e oltre)

A 3 anni, se non ha incontrato ostacoli, il bambino dovrebbe aver acquisito un linguaggio simile a quello dell’adulto. È comprensibile il 75-100% di ciò che dice. Il suo vocabolario comprende forme, colori, numeri e categorie. A 3 anni e mezzo, il vocabolario è vastissimo: il bambino comprende oltre 10.000 parole, comprese quelle di opposto significato (bianco/nero, grande/piccolo).

A 4 anni e mezzo si stanno consolidando anche i suoni più difficili come la /r/. Si può dire che a questa età le competenze linguistiche di base siano acquisite. Ciò è fondamentale perché da ora il bambino potrà concentrarsi sui prerequisiti per imparare a leggere e scrivere.

I prerequisiti fondamentali per la comunicazione

Perché il linguaggio emerga, il bambino deve aver maturato alcune competenze comunicative di base:

  1. Intenzionalità e reciprocità: La motivazione a ricercare l’altro per condividere emozioni o bisogni.
  2. Contatto visivo: La capacità di mantenere lo sguardo durante l’interazione, base delle “proto-conversazioni”.
  3. Triangolazione dello sguardo e attenzione condivisa: Intorno ai 9-10 mesi, il bambino guarda alternativamente l’adulto e un oggetto, condividendo l’attenzione su un elemento esterno.
  4. Imitazione: I bambini imparano imitando suoni, gesti ed espressioni. Offrire costanti opportunità di osservazione aiuta ad affinare le abilità articolatorie.
  5. Gioco simbolico: A partire dai 12-14 mesi emerge la capacità di fare “finta di”. Questa astrazione è un prerequisito per comprendere che le parole stesse sono simboli.

Quando preoccuparsi: segnali di rischio e il ruolo del pediatra

Ogni bambino è unico e può reagire in modo diverso alle difficoltà. Esistono tuttavia alcuni segnali di rischio che meritano un confronto con il pediatra:

  • 5-10 mesi: Assenza di lallazione.
  • 12-14 mesi: Assenza di gesti comunicativi (indicare, dare, mostrare).
  • 18 mesi: Vocabolario ridotto (meno di 20 parole).
  • 24 mesi: Assenza di combinazione di due parole o vocabolario inferiore a 50 parole.
  • 30 mesi: Difficoltà nella comprensione di istruzioni semplici.
  • 3 anni: Persistenza di un linguaggio incomprensibile agli estranei.

Esiste una distinzione tra un ritardo del linguaggio (acquisizione più lenta, ma con progressi costanti) e un Disturbo Specifico del Linguaggio (difficoltà persistenti che interferiscono con la vita quotidiana). La valutazione clinica è essenziale per escludere problemi di udito o altri disturbi dello sviluppo.

Consigli pratici per favorire lo sviluppo linguistico

Non esistono regole ferree, ma l'ambiente ha un ruolo determinante. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Parlare, cantare, leggere: Interagire costantemente con il bambino aiuta ad ampliare il vocabolario.
  • Nominare il mondo: Usare termini adeguati invece di usare un linguaggio troppo infantile o storpiato (es. usare "cane" invece di "bau").
  • Porre domande aperte: Non valutare, ma dare spazio e tempo affinché il bambino risponda.
  • Rispondere alle vocalizzazioni: Anche se non si tratta ancora di parole, trattare i balbettii come parte di una conversazione.
  • Zona di sviluppo prossimale: Aggiungere sempre un pezzetto in più. Se il bambino dice "Mamma, cane!", rispondi "Sì, un cane grande!". In questo modo allunghiamo le sue frasi di un elemento alla volta.
  • Limitare il tempo-schermo: Il linguaggio infantile è favorito dalle interazioni faccia a faccia. Gli schermi riducono le occasioni di dialogo reale.

Ricordate che il linguaggio è un processo che coinvolge l'intera sfera relazionale. Supportare il bambino non significa pressarlo, ma creare uno spazio accogliente e ricco di stimoli dove la comunicazione possa sbocciare naturalmente secondo i tempi unici di ogni piccolo individuo.

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