Il Gioco delle "Suore col Passeggino": Significato, Origini e Riflessioni sull'Infanzia e la Devozione

Il gioco delle "suore col passeggino", sebbene possa apparire a prima vista una semplice innocente attività infantile, nasconde in realtà un significato più profondo legato alle esperienze vissute dai bambini in contesti educativi religiosi e a tradizioni devozionali storiche. Questo gioco, spesso ricordato con un misto di nostalgia e affetto da chi l'ha praticato, ci offre uno spaccato interessante sulla percezione dell'autorità religiosa da parte dei più piccoli e sulle influenze culturali che modellano il loro mondo immaginario.

L'Asilo delle Suore: Un Ricordo d'Infanzia tra Regole e Gioia

Negli anni Sessanta, in molte zone del Sud Italia, l'asilo gestito dalle suore era una realtà diffusa e rappresentava per molte famiglie una scelta dettata dalla fiducia nell'istituzione religiosa. L'ambiente era caratterizzato da una rigorosa osservanza delle regole, ma per i bambini significava spesso il primo contatto con un'educazione formale e con figure autoritarie al di fuori del nucleo familiare. Nonostante un'apparenza talvolta austera, l'educazione ricevuta in questi asili era frequentemente ricordata con affetto da chi l'ha vissuta.

Bambini che giocano in un cortile di un asilo anni '60

Il ricordo di quegli anni è intriso di una dolce tranquillità e di un senso di nostalgia. Il suono delle campane che segnava l'inizio della giornata, le suore con i loro abiti particolari che accoglievano con sorrisi sereni, e i momenti di pura gioia trascorsi nel cortile con giochi come il girotondo, la giostrina, il nascondino e le corse sfrenate, sono frammenti indelebili di un'infanzia vissuta intensamente. In questi contesti, le prime vere amicizie venivano strette, legami puri e sinceri fatti di complicità e scoperte condivise, insegnando cosa significa la vera connessione umana, priva di pregiudizi. Le lezioni di gentilezza, le preghiere che promuovevano la gratitudine e i giochi che regalavano felicità, sono tasselli fondamentali che hanno contribuito a costruire l'identità di molti. Figure come Suor Rosa, "la dolce e sorridente suora che sembrava avere sempre una parola gentile per tutti", partecipavano attivamente ai momenti di gioco, rendendo l'esperienza ancora più memorabile. Persino i profumi dei pasti all'asilo hanno il potere di riportare indietro nel tempo, evocando momenti di spensieratezza e felicità.

La Devozione del Bambinello: Un Gioco Sacro dal Medioevo

La consuetudine di preparare fisicamente la culla e il corredino per Gesù Bambino, nelle settimane che precedevano il Natale, rappresenta una devozione antichissima, nata sul finire del Medioevo e sopravvissuta in alcune zone d'Europa fino al XIX secolo. Sebbene avesse l'apparenza di un gioco, essa era in realtà una forma di preghiera, una pratica che potrebbe oggi essere riscoperta dalle famiglie.

Le tradizioni natalizie sono numerosissime e variegate, alcune consolidate rapidamente, altre, di origini antiche, cadute nell'oblio. Tra queste ultime rientra senza dubbio quella che può essere definita la più tenera devozione: la preparazione della culla per Gesù Bambino. Nella notte del 24 dicembre, un Bambinello in formato bambolotto sarebbe arrivato per davvero nella culla, potendo così godere di tutti i preparativi amorevolmente compiuti e delle coccole e preghiere a lui dedicate.

Illustrazione di una culla preparata per il Bambinello

Questa particolare devozione si sviluppò nel tardo Medioevo all'interno dei monasteri femminili europei, dove apparvero per la prima volta questi "divini" bambolotti. A differenza delle statuette del Bambin Gesù che vediamo ancora oggi nelle chiese, queste effigi erano vere e proprie bambole, utilizzate con modalità simili ai giocattoli moderni: venivano cullate, cambiate d'abito, messe a sedere di giorno e coricate in un lettino di notte.

La loro popolarità, nei primi secoli dell'età moderna, fu notevole, come testimoniano numerosi scritti spirituali e inventari storici dei monasteri che conservano ancora oggi dettagliati resoconti di questi "divini infanti" e dei loro accessori. Un esempio eclatante è quello del convento di San Domenico di Lucca, che nel XVI secolo, grazie all'inventiva di suor Costanza Micheli, avviò una massiccia produzione di Bambinelli in stucco "pronti all'uso", con corredini confezionati. Questi bambolotti ebbero un successo tale da risanare le finanze del convento e dare inizio a un'intensa attività di esportazione in Italia, Spagna, Francia e persino in America e Giappone.

Figure Notevoli e la Diffusione della Pratica

La devozione ai Bambinelli fu praticata da diverse figure religiose di spicco. Il Bambinello posseduto da suor Orsola Benincasa, mistica napoletana fondatrice delle suore teatine, era oggetto di particolare attenzione: di giorno sedeva su un piccolo trono in miniatura, mentre di sera veniva adagiato in una culla accanto al letto della religiosa, facilitandole la preghiera. La venerabile Margherita del Santissimo Sacramento, suora carmelitana, li utilizzò per diffondere la devozione a Gesù Bambino in Francia. Anche santa Teresa d'Avila, secondo il suo confessore Francesco Ribera, cullava spesso una "pueri Jesu effigiem", e si ipotizza potesse trattarsi di uno di questi bambolotti. La venerabile Eleonora Ramirez de Montalvo, pedagoga e fondatrice di collegi femminili, riteneva questa pratica preziosa per le sue giovani ospiti, offrendo loro un gioco divertente, istruttivo e pio.

Il fulcro di questa devozione non era il semplice gioco con un pupazzo, ma una vera e propria forma di preghiera e un "atto di devozione che comporta o conduce alla volontà di distaccarsi e di spogliarsi dei propri peccati per conformarsi e rivestirsi piuttosto dei suoi abiti e dei suoi comportamenti". Le donne, cucendo simbolicamente i loro corredini per il Bambinello, erano consapevoli che il Divino Infante doveva essere adornato soprattutto con "le pratiche devozionali, con le preghiere, con i sacrifici e le promesse".

La Devozione Natalizia in Europa

Sebbene queste devozioni venissero praticate in molti monasteri durante tutto l'anno, raggiungevano il loro apice nel periodo natalizio. A Bruges, in Belgio, la consuetudine era ancora viva alla fine dell'Ottocento nel monastero benedettino di Sante-Godeliève. Durante l'Avvento, le religiose posizionavano una culla decorata ai piedi della statua della Madonna, arricchendola giorno dopo giorno con materassini, cuscinetti, copertine e vestitini. Alla Messa di Natale, l'effige di Gesù Bambino veniva adagiata nella culla, e le religiose, a turno, la cullavano dolcemente recitando preghiere.

Un rituale simile si svolgeva nel convento delle agostiniane presso l'Hôpital Saint-Jean, dove, nei giorni tra Natale e la Candelora, le monache cantavano inni sacri mentre la più giovane cullava il Bambinello. In Germania, la tradizione del Kindelwiegen (cullare il Bambinello) si diffuse anche tra il clero diocesano. Al termine della Messa di Natale, un'immagine del Bambinello veniva cullata dal sacerdote, dai chierichetti e dai fedeli, per poi essere posta in una culla al fondo della chiesa, a disposizione dei parrocchiani per carezze, preghiere e richieste di grazia.

La Devozione Ritrovata e il Gioco Infantile

È sorprendente pensare che una devozione così dolce, ancora viva a fine Ottocento, possa essere passata di moda proprio quando il Natale diventava "la festa dei bambini" per eccellenza. Forse l'idea di donne adulte che cullavano un pupazzo e preparavano una culla-giocattolo apparve improvvisamente troppo infantile. L'atteggiamento rigoroso del "non è il caso di scherzare con le cose sacre" potrebbe aver portato all'abbandono di pratiche percepite come troppo ingenue.

Tuttavia, una devozione di questo tipo sembra intrinsecamente adatta ai bambini. Il gioco delle "suore col passeggino", in cui le bambine mimano le figure religiose prendendosi cura di una bambola come se fosse un neonato, può essere visto come un'eco lontana di queste antiche tradizioni. È un modo per i bambini di elaborare e riprodurre le esperienze vissute in contesti educativi religiosi, di imitare i gesti e i ruoli che osservano, trasformando la realtà in un gioco che permette loro di comprendere e interiorizzare il mondo che li circonda.

Le Suore "Femministe" e l'Assistenza ai Bambini Abbandonati

La figura della suora, spesso stereotipata, nasconde realtà di grande impegno e innovazione sociale. Un esempio significativo è quello del Lyrio Children’s Village in Grecia, un orfanotrofio che per quasi cinquant'anni ha accolto bambini abbandonati, ospitati da sei donne "straordinarie". La regista Valerie Kontakos le ha definite "femministe" per la loro capacità di creare un'istituzione senza finanziamenti statali, basandosi unicamente su aiuti privati.

Immagine simbolica di sei donne che si prendono cura di bambini

La storia di questo villaggio per bambini è iniziata nel 1962, quando sei giovani amiche, a soli vent'anni, scapparono di casa con l'intenzione di fondare un loro ordine religioso per prendersi cura dei bambini bisognosi. Nonostante l'opposizione familiare e le difficoltà, riuscirono a creare un luogo di accoglienza e cura, sviluppando un metodo innovativo che privilegiava il ricongiungimento familiare e offriva ai ragazzi la possibilità di rimanere nella struttura anche dopo i 18 anni.

L'Istituto delle Figlie di Gesù: Storia e Dedizione Educativa

L'Istituto delle Figlie di Gesù, presente a Modena dal 1818, vanta una lunga storia di dedizione all'educazione e all'assistenza, fondato dal sacerdote don Pietro Leonardi. Don Leonardi, già attivo nell'assistenza agli infermi e nell'istruzione catechistica, fondò l'Istituto dei "Raminghelli" per accogliere orfani e abbandonati, e nel 1809 avviò una Scuola di Carità per bambine povere.

Le "Maestre" che desideravano dedicarsi a questo apostolato vennero riunite a vita comune, costituendo il primo nucleo della Congregazione delle Figlie di Gesù per le Scuole di Carità. Il loro compito era formare le fanciulle a divenire madri di famiglia competenti, impartendo loro insegnamenti morali, educazione religiosa e competenze pratiche come leggere, scrivere, far di conto, cucire e rammendare. L'istituzione si espanse rapidamente, trasferendosi in sedi più ampie e adattandosi alle esigenze educative del tempo, diventando sede della prima scuola elementare femminile pubblica e obbligatoria di Modena. L'istituto si distinse anche per la prestigiosa scuola di ricamo, i cui lavori ottennero riconoscimenti in esposizioni nazionali e internazionali.

La Devozione a Maria Bambina: Tradizione e Arte

Un'altra tradizione devozionale legata all'infanzia è quella di Maria Bambina, celebrata nella sua Natività. La tradizione di creare statuine di Maria Bambina, riproduzioni artistiche della Vergine nei suoi primi istanti di vita, ha origine a Milano nel XVIII secolo. La devozione è particolarmente sentita nella città meneghina, dove un'immagine miracolosa di Maria Bambina è custodita in una culla di bronzo dorato nella casa generalizia delle Suore di Carità.

Statuetta di Maria Bambina

La tradizione della realizzazione di queste statuette, in cera o terracotta, divenne sempre più creativa e dettagliata nel corso del Settecento, con le piccole "bambole" che acquisivano una maggiore conformazione anatomica e abiti sempre più curati. Un tempo, queste statuette venivano donate alle giovani coppie come segno di protezione per il parto e per la famiglia. La devozione a Maria Bambina si diffuse anche nel Sud Italia, in particolare in Sicilia, dove venivano allestite piccole rappresentazioni del sacro evento, simili ai presepi napoletani.

La Suora Moderna: Oltre gli Stereotipi

È fondamentale superare gli stereotipi e le immagini tradizionali che spesso associano le suore alla costrizione o alla fragilità. La realtà delle religiose contemporanee è ben diversa, caratterizzata da una forte presenza nel mondo, da un'eccellenza in vari settori e da un ruolo di protagonismo in professioni un tempo considerate esclusivamente laiche.

Figure come Norma Pimentel, inserita tra le cento persone più influenti dalla rivista "Time" per il suo impegno con i migranti, o Alessandra Smerilli, Consigliere di Stato del Vaticano, dimostrano la capacità delle suore di occupare posti di rilievo nella medicina, nel diritto, negli studi sociali, nella sanità pubblica, e in ambiti come l'ingegneria, l'architettura, il giornalismo e il marketing. La figura di suor Mary Keller, pioniera nell'informatica, sottolinea come le religiose siano all'avanguardia nell'utilizzo delle tecnologie per scopi educativi e sociali.

Anche le monache che continuano a praticare i mestieri tradizionali nei monasteri offrono un modello prezioso in un mondo che necessita di un ritorno all'amore per la terra e i suoi beni. La scelta della clausura, lungi dall'essere una fuga dal mondo, è vista da molte come un luogo in cui l'assenza di rumore favorisce un rapporto più vero con la realtà e con gli altri, anche attraverso gli strumenti tecnologici.

La Vocazione: Una Scelta di Libertà e Amore

La vocazione religiosa, spesso difficile da comprendere per chi non l'ha vissuta, è una scelta profonda, un "stato d'innamoramento" in cui la vita trova senso in un rapporto intimo e totale con Dio. Nonostante i dubbi e le paure che possono emergere lungo il cammino, la fede e la preghiera offrono la forza per perseverare.

Oggi, si registra una diminuzione delle vocazioni in Europa, un fenomeno che invita la Chiesa a interrogarsi sulle cause. Alcuni attribuiscono questo calo a un disinteresse generale verso la religione, alla secolarizzazione e alla riduzione dell'interesse per il sacro. Altri, tuttavia, sottolineano come le donne, soprattutto in Occidente, trovino oggi molteplici vie per esprimere la loro vocazione al servizio attraverso associazioni e organizzazioni, mentre la Chiesa, con i suoi codici maschili e la scarsa considerazione del contributo femminile, potrebbe risultare meno attraente.

Indipendentemente dalle tendenze numeriche, la presenza delle religiose, sia nel mondo che nella clausura, rimane fondamentale per la Chiesa e per la società, offrendo modelli di vita, dedizione e spiritualità che continuano a ispirare e a contribuire al cambiamento. Il gioco delle "suore col passeggino", in questo contesto, si rivela non solo un ricordo d'infanzia, ma un legame sottile con tradizioni devozionali e un modo, per i bambini, di esplorare e interpretare il mondo complesso e affascinante della fede e della dedizione altruistica.

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