La Neonata nella Culla e l'Alba del Fumetto: Dalla Raffigurazione Artistica all'Evoluzione dei Personaggi nella Nona Arte

Oggi c’è chi lo considera la Nona arte e nelle librerie spopolano le graphic novel, ma fino a pochi anni fa i fumetti erano considerati solo “giornaletti”. Questo medium, apparentemente leggero, ha in realtà una storia profonda e variegata, che spazia dalle sue prime forme rudimentali fino alle complesse narrazioni contemporanee. Per comprendere appieno la sua evoluzione, è utile esplorare non solo le tappe fondamentali della sua nascita e diffusione, ma anche come il concetto di "infanzia" e di "nascita" si manifesti sia nelle sue origini che nello sviluppo dei suoi personaggi più iconici.

L'espressione "bimba nella culla" evoca immediatamente un'immagine di tenerezza e inizio, un momento di pura genesi. Sorprendentemente, un riferimento diretto a tale immagine nel contesto artistico ci giunge da un'opera di pittura rinascimentale, ben prima dell'avvento dei fumetti, ma che offre uno spunto di riflessione sull'importanza della rappresentazione dell'infanzia nell'arte.

L'Iconografia della "Neonata nella Culla" nell'Arte Tradizionale: Un Precedente Inusuale

Questo ritratto di Neonata nella culla è opera della pittrice bolognese Lavinia Fontana. La Fontana ideò un'iconografia senza precedenti per l'epoca, il Cinquecento inoltrato, un periodo in cui i bambini difficilmente erano protagonisti dei dipinti, benché i ritratti infantili si stessero diffondendo in larga misura. Tuttavia, non era mai accaduto che a un neonato si dedicasse un dipinto che lo rappresentava nella culla.

Lavinia Fontana raffigura la bambina, di alta estrazione sociale, mentre giace, vigile, in una culla in legno intarsiato riccamente decorata, con tanto di baldacchino. La neonata è abbigliata con vestitini di seta preziosa ricamata e sfoggia un lungo filo di perle al collo, dettagli che sottolineano il suo status sociale elevato e l'importanza attribuita alla sua rappresentazione. In un'annotazione ottocentesca alla Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, opera che raccoglie le Vite di diversi pittori bolognesi, si specifica che presso la Pinacoteca di Bologna "si ammira un quadro attribuito alla Lavinia rappresentante un Puttino reale che giace in un letticciuolo ornatissimo, involto in pannicelli e fregiato di collana". L'opera "esisteva nell'Appartamento del Pubblico Palazzo", a conferma della sua rilevanza. Sebbene questa "bimba nella culla" non appartenga al mondo dei fumetti, essa ci ricorda come il tema dell'infanzia e della sua rappresentazione sia una costante nell'arte, anticipando in un certo senso la "nascita" e l'"infanzia" di nuovi linguaggi espressivi, come quello del fumetto.

Ritratto di neonata nella culla di Lavinia Fontana

L'Alba del Fumetto: Nascita di un Linguaggio e dei Suoi Primi Personaggi

La storia del fumetto, inteso come racconto illustrato sequenziale, ha radici lontane. Qualcuno lo chiama “protofumetto”, considerandolo l'antenato dei moderni racconti illustrati: è il cosiddetto Arazzo di Bayeux (noto anche come Arazzo della Regina Matilda). Prende il nome dalla cittadina francese dov’è conservato e, sebbene non si tratti di un vero arazzo, è una tela di lino di quasi 69 metri finemente ricamata con lane di otto colori diversi da un autore anonimo nel XIesimo secolo. La sua struttura è molto simile ad una gigantesca striscia a fumetti. L’Arazzo di Bayeux racconta la storia della conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni, ed è composto da circa 60 scene. Vi compaiono 626 personaggi umani di ogni ruolo ed estrazione sociale, tra cui Guglielmo il Conquistatore, 202 fra cavalli e muli, 55 cani, 505 animali delle più diverse specie, 37 costruzioni, 41 navi e 49 alberi, persino la cometa di Halley, per un totale di 1115 differenti figure. Questa ricchezza di dettagli e la narrazione visiva sequenziale lo rendono un precursore affascinante del fumetto moderno.

Il primo balloon nella storia del fumetto, la "nuvoletta" che racchiude le parole o i pensieri dei personaggi, compare nella striscia comica The Katzenjammer Kids, conosciuto in Italia come Bibì e Bibò. Gli antenati dei balloon sono i cartigli che uscivano dalla bocca dei personaggi nelle miniature medievali delle Biblia pauperum, dimostrando una continuità nell'esigenza umana di visualizzare il parlato anche in contesti figurativi. Il balloon, parola inglese che significa “palloncino”, indica la figura nella quale vengono scritte le parole ed i pensieri dei personaggi. È il termine equivalente alla parola italiana “Fumetto”. A seconda della sua forma o del suo tratto, il balloon sta a significare un semplice dialogo, una frase urlata, un sussurro o un’idea, arricchendo enormemente le possibilità narrative del mezzo.

Gli studiosi di fumetto sono concordi: Yellow Kid è il primo fumetto della storia. Il protagonista della vignetta comica è un ragazzino calvo che commenta gli avvenimenti di quartiere della settimana. Il “monello giallo” compare il 5 maggio del 1895 sul supplemento della domenica del quotidiano americano New York Journal. Per disegnarlo, l’autore Richard Felton Outcault si ispira ai primi fotoreportage della storia che ritraevano proprio i bambini poveri dei bassifondi americani. Le caratteristiche del fumetto ci sono tutte: riproduzione in serie, una tavola con una gabbia suddivisa in vignette in ordine cronologico (separate da spazi bianchi), e l'uso delle nuvolette per il discorso parlato. Questo segna la vera e propria nascita del linguaggio fumettistico come lo conosciamo oggi.

Arazzo di Bayeux scena

I Pionieri del Fumetto Italiano: Bilbolbul e il Corriere dei Piccoli

Quando pensiamo ai fumetti italiani, ci vengono subito in mente grandi nomi come Tex, Dylan Dog o Corto Maltese. Ma prima di loro, molto prima, c’è stato un piccolo personaggio che ha aperto la strada a tutti. Dal Corriere dei Piccoli, il primo vero personaggio a fumetti in Italia, ha segnato l'inizio di una tradizione che avrebbe fatto scuola per generazioni.

Il Corriere dei Piccoli, noto anche come "Corrierino", è stato il primo settimanale italiano interamente dedicato ai bambini, pubblicato dal 27 dicembre 1908 al 1995. Ideato dalla giornalista Paola Lombroso Carrara come supplemento del Corriere della Sera, il suo scopo era educativo e culturale, mirando a formare i giovani lettori con contenuti di qualità, tra cui storie illustrate, articoli di divulgazione scientifica e narrativa. La rivista ha svolto un ruolo fondamentale nell'introduzione e nella diffusione del fumetto in Italia, presentando per la prima volta al pubblico italiano storie a fumetti di autori italiani e stranieri.

Bilbolbul fece la sua prima apparizione il 27 dicembre 1908 proprio sul primo numero del Corriere dei Piccoli, il supplemento settimanale del Corriere della Sera pensato per i giovani lettori. Nel panorama del fumetto italiano, pochi personaggi possono vantare una storia tanto pionieristica quanto quella di Bilbolbul. Creato nel 1908 da Attilio Mussino, Bilbolbul è riconosciuto come il primo personaggio ricorrente dei fumetti ideati in Italia, segnando l'inizio di una tradizione che avrebbe avuto un impatto duraturo sulla cultura fumettistica nazionale.

In un periodo in cui il fumetto stava iniziando a prendere piede, il Corriere dei Piccoli si distinse per l'introduzione di storie illustrate, spesso prive di dialoghi e accompagnate da didascalie in rima, un formato innovativo per l'epoca. Bilbolbul, un bambino africano che viveva in un villaggio immaginario, divenne il protagonista di queste storie surreali, dove le metafore e i proverbi prendevano vita in modo letterale. Ad esempio, Bilbolbul poteva diventare rosso dalla vergogna o verde dalla rabbia, interpretando fisicamente le espressioni comuni. Attilio Mussino, nato a Torino nel 1878, iniziò la sua carriera come illustratore per riviste satiriche. Con il tempo, si specializzò nell'illustrazione di libri per bambini e divenne uno dei primi collaboratori del Corriere dei Piccoli. Oltre a Bilbolbul, Mussino creò altri personaggi per la testata, come Gian Saetta e Schizzo, contribuendo significativamente alla formazione del linguaggio fumettistico italiano.

Bilbolbul rappresenta un esempio di come il fumetto potesse essere utilizzato come strumento educativo e di intrattenimento. Le sue storie, pur nella loro semplicità, affrontavano temi universali come la comprensione delle emozioni e l'interpretazione del linguaggio figurato. La scelta di un protagonista africano, seppur attraverso stereotipi dell'epoca, rifletteva l'interesse per l'esotismo e l'orientamento coloniale della società italiana del tempo. Tuttavia, con l'avvento del regime fascista e l'intensificarsi delle tensioni politiche, le storie di Bilbolbul cessarono nel 1933, in parte a causa della crescente avversione verso la rappresentazione di eroi neri positivi. Nonostante la sua breve durata, Bilbolbul lasciò un'impronta indelebile nella storia del fumetto italiano. Il suo nome è stato utilizzato per il festival internazionale di fumetto "BilBOlbul", che si è tenuto annualmente a Bologna dal 2007 fino al 2021, celebrando la tradizione e l'evoluzione del fumetto in Italia. Bilbolbul non è solo il primo fumetto italiano; è un simbolo di come l'arte del fumetto possa evolversi e adattarsi alle esigenze culturali e sociali di un'epoca. La sua creazione e la sua breve ma significativa presenza nel panorama editoriale italiano testimoniano l'ingegno e la creatività di Attilio Mussino, nonché l'importanza del Corriere dei Piccoli nel promuovere nuove forme di narrazione per i giovani lettori.

Copertina del Corriere dei Piccoli con Bilbolbul

L'Infanzia dei Grandi Nomi: Topolino e la Creazione del Mito

Mickey Mouse - Topolino, che si sarebbe chiamato Mortimer se la moglie di Walt Disney non gli avesse fatto notare il suono lugubre della parola, è uno dei più famosi personaggi dei fumetti di tutti i tempi. Compare per la prima volta il 18 novembre 1928 nel cortometraggio musicale in bianco e nero “Steamboat Willie”. La sua nascita ha segnato un'epoca e lo ha reso un'icona globale. TIME Magazine ha definito le orecchie di Topolino “una delle più grandi icone del 20simo e del 21esimo secolo”. Non stupisce che oggi quelle orecchie abbiano un posto nella Walk of Fame di Hollywood e che esista una foto di Topolino con quasi tutti i Presidenti degli Stati Uniti.

Topolino è anche il protagonista del primo quadro Pop di Roy Lichtenstein ispirato al mondo dei fumetti, “Hey Mickey!” (1961). Più tardi, all’inizio degli anni ‘80 anche Andy Warhol dedicherà a Topolino un posto nella sua celebre serie di Myths. Questo dimostra come il personaggio sia trascritto dal mero "giornaletto" all'olimpo dell'arte, confermando la sua potenza evocativa e la sua influenza culturale.

Mickey Mouse in Steamboat Willie

L'Approfondimento del Personaggio: L'Infanzia di Clarabella e la Stratificazione Narrativa

Un mondo così articolato come quello che propone ogni settimana Topolino lascia sempre e comunque margini di spazio per sviluppare o approfondire i tanti personaggi che lo animano. Una vera e propria stratificazione di storie fatta da decenni di pubblicazioni, dove i personaggi nel corso degli anni hanno assunto atteggiamenti e caratteristiche differenti. Topolino rappresenta uno spazio narrativo incredibilmente profondo e ricco di sfumature. Tra gli aspetti più interessanti per un appassionato di fumetti c’è quello di osservare, e spesso apprezzare, gli approcci degli sceneggiatori e disegnatori ai personaggi che abitano le pagine del settimanale. Blasco Pisapia è uno di questi.

Sono tante le storie che Pisapia ha regalato ai lettori nel corso degli anni. Un esempio recente che merita anche la sola segnalazione è la storia pubblicata nel novembre 2013 dedicata a Pluto. Una storia tecnicamente detta riempitiva, ovvero con una trama breve, in cui Pisapia rende una semplice passeggiata autunnale di Pluto in una piccola avventura mettendo in fila una serie di gag divertenti che fanno a meno della parola e lasciano piena espressività al disegno. Una sorta di esercizio che ricorda i cortometraggi animati Silly Symphony prodotti dalla Disney negli anni ‘30.

Recentemente Blasco Pisapia ha lavorato alla caratterizzazione e alla produzione di tre interessantissime storie dedicate all’infanzia di Clarabella, personaggio non sempre sotto i riflettori degli autori Disney. Si tratta delle storie Clarabella e l’eccentrica Zia Nena (n. 3049), Clarabella, Zia Nena e il blocco creativo (n. 3050), Clarabella, Zia Nena e lo scatto decisivo (n. 3051). Come accennato in apertura, l’universo di Topolino consente di modulare e approfondire storie, caratteri e relazioni dei personaggi. Il lavoro realizzato attorno l’infanzia di Clarabella è raccontato (per adesso) in tre vicende divertenti e ricche di spunti di riflessione. La piccola Clarabella si ritrova a lasciare la campagna e un clima familiare che, seppur ricco di affetto e attenzioni, appare rigido e poco aperto al mondo. Eccola allora ospite a casa della zia, nella grande città. Il carattere e gli atteggiamenti della Zia Nena determinano l’andamento delle storie e provocano una vera e propria frizione con il comportamento assunto fino a quel momento da Clarabella. Zia Nena dimostra il suo carattere aperto, creativo, decisamente naif, e guida la piccola a far muovere le sue idee, pensieri ed abilità in modo più libero. Una relazione tutta al femminile tra una donna all’apparenza strampalata e una bambina orientata a conoscere e ad imparare. Zia Nena con il suo fare buffo scrolla di dosso la rigidità di Clarabella, lo fa in modo giocoso e con un bel po’ di risate. Come da tradizione sulle pagine di Topolino, anche in questo caso le vicende di Zia Nena sono il frutto di una pregevole rivisitazione in chiave fumettistica di opere letterarie. Il personaggio creato da Blasco Pisapia è una reinterpretazione di Zia Mame, protagonista dei divertenti romanzi scritti da Patrick Dennis, un successo editoriale negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. In Italia fanno apparizione due pubblicazioni dedicate ai romanzi di Dennis, una nel 1958 grazie a Bompiani, la seconda negli anni Settanta ad opera di Garzanti. Dopo molti anni di silenzio nel 2009 Adelphi decide di pubblicare nuovamente Zia Meme che si attesta nelle classifiche di vendita per molte settimane. Questo esempio dell'infanzia di Clarabella dimostra come anche i personaggi più consolidati possano avere una "nascita" narrativa o una "rinascita" attraverso l'esplorazione delle loro origini, arricchendo la loro profondità e complessità.

STORIA della Nascita di Walt Disney

Il Linguaggio del Fumetto: Strumenti e Innovazioni

Il linguaggio del fumetto ha molto in comune con il linguaggio del cinema, per esempio nelle inquadrature e nei movimenti, ma rimane un mezzo muto nella sua forma cartacea. Compensa questa mancanza di effetti sonori con le “onomatopee”, parole la cui pronuncia assomiglia al suono che si intende riprodurre. Solo i suoni importanti per la storia vengono rappresentati. Quelli comuni, della vita di tutti i giorni, vengono invece lasciati all’immaginazione del lettore. "Brrr!” dice Paperino quando ha i brividi per il freddo, “D’oh!” esclama Homer Simpson quando non capisce qualcosa, “Ka-boom!” sta scritto vicino ad una potente esplosione provocata da una bomba.

Sembra strano ma anche le onomatopee si traducono. In genere sono parole che provengono da verbi inglesi, lingua che possiede molti verbi onomatopeici come “crash” (schiantarsi), “ring” (suonare), “bang” (esplodere). Tuttavia, molte onomatopee cambiano in base alla cultura. Per esempio, all’onomatopea italiana “toc toc” corrisponde l’inglese “knock knock”, al “bau bau” italiano, il tedesco “wau wau”. Il famoso fumettista Jacovitti era celebre per le sue originalissime onomatopee made in Italy, come “SPÙ” per lo sputo. Molte delle prime opere di Roy Lichtenstein contengono onomatopee ispirate al mondo dei fumetti. Nella tela “Viiip!” del 1964 è raffigurata una piccola esplosione, come se un proiettile o un missile venisse sparato alla sinistra della scena.

Contrariamente a quanto si possa pensare, le opere di Roy Lichtenstein non sono fumetti in senso stretto. Come per il cinema o la letteratura, il fumetto non è un genere, ma un linguaggio, e anche per il fumetto esistono decine di generi. Come spiega Scott McCloud nel suo celebre saggio Understanding Comics, perché si possa essere certi di trovarsi davanti a un fumetto non basta la tecnica, non è sufficiente un racconto per vignette, ma è necessaria una riproduzione in più esemplari e una diffusione al pubblico. Ecco spiegato perché un quadro di Lichtenstein, pur utilizzando il linguaggio di fumetto, non può essere chiamato fumetto. Tuttavia, artisti Pop come Lichtenstein e Warhol intuirono la potenza evocativa di un linguaggio di rottura come quello del fumetto, perché tipico della società di massa, trasformando vignette e personaggi in vere opere d’arte. Quando la Pop Art inglese arrivò negli Stati Uniti, Max Kozloff, un critico di New York, disse: “Le gallerie sono invase dallo stile stupido e spregevole tipico delle gomme da masticare, che piace a ragazzine e delinquenti”. Questa critica iniziale testimonia il carattere eversivo e innovativo che il fumetto e la Pop Art, ispirata da esso, rappresentavano per l'establishment artistico.

Negli anni ‘30 il fumetto vive un momento di grande successo, nascono veri e propri filoni letterari, i generi. Al comico si aggiungono il fumetto fantascientifico di Buck Rogers e Flash Gordon, quello esotico avventuroso, western, di guerra e romantico. Nel giugno del 1938 nasce anche il primo supereroe: è Superman, firmato da Jerry Siegel e Joe Shuster, sarà solo il primo di una fortunata famiglia di personaggi dai superpoteri che faranno la storia del fumetto. Il quadro di Roy Lichtenstein, This must be the place! (1965), presente in mostra, è tratto da una vignetta del fumetto di fantascienza “Flash Gordon”. Capolavori Pop come Cryng Girl, Viiip!, Sweet Dreams Baby, This Must be the place colorano le sale della mostra “LICHTENSTEIN e la POP Art americana” alla Fondazione Magnani-Rocca, dimostrando la perenne risonanza del linguaggio del fumetto nell'arte contemporanea.

Opera Pop Art con onomatopea

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