Sviluppo a 11 mesi: affrontare le difficoltà nel tenere il biberon e oltre

Bambino di 11 mesi che rifiuta il biberon

Quando si nasce, per molti mesi, ci si nutre di un solo alimento: il latte. Poi viene il momento fatidico dello svezzamento e i bambini imparano, piano piano, a mangiare di tutto, anche se il latte resta sempre uno degli alimenti più importanti della loro dieta. Il latte contiene energia, proteine e calcio, tutte cose di cui c’è una grande necessità per crescere. Capita a volte però che i bambini più grandicelli comincino a manifestare progressivamente un rifiuto verso il latte, che pure fino a poco tempo prima gli piaceva moltissimo.

Il rifiuto del biberon: cause e soluzioni

Il passaggio dall’allattamento al seno al biberon può rappresentare una sfida per molti neonati, che potrebbero inizialmente rifiutare la nuova modalità di alimentazione. È fondamentale affrontare questa transizione con pazienza e gradualità. Quando si svezza un bambino allattato al seno e gli si comincia a dare del latte artificiale, spesso si cerca di abituarlo ad usare il biberon. Uno strumento molto comodo: si tiene facilmente in mano (a volte il bambino lo tiene da solo), non sporca, si sa quanto latte contiene ecc. ecc. Peccato che molti bambini che sono stati allattati dalla mamma non lo vogliono nemmeno vedere. E si capisce perché. Il biberon è un sostituto del seno, contiene latte, ma non ha il calore, l’odore, la consistenza e la bellezza del seno materno. E così a chi al seno è stato abituato, può sembrare sgradevole.

Le mamme si disperano e si chiedono come fare a somministrare il latte artificiale. Senza pensare che il biberon non è esistito da sempre e non dappertutto si usa; mentre i bambini, da sempre e dappertutto, prendono il latte. Se non vogliono il biberon possono farlo tranquillamente con il cucchiaio o, meglio, con una tazza o un bicchiere. Se il bambino rifiuta il biberon, prima di tutto è importante evitare la frustrazione e armarsi di pazienza. Quello che si deve fare è capire se il bambino sta rifiutando il contenuto del biberon o lo strumento.

"Sciopero del poppante" e altre motivazioni

Questa strana reazione viene descritta talvolta col termine, molto efficace, di “sciopero del poppante”. Si tratta di situazioni che hanno sempre una causa, ma spesso non è facile individuare il motivo per cui il bambino rifiuta il seno o il biberon. Può darsi che sia ammalato (il naso chiuso, un’infiammazione in bocca o l’otite possono rendere difficile o dolorosa la suzione), o che stia mettendo un dentino. A volte durante la poppata qualcosa ha spaventato il bimbo (lo squillo del telefono, un fratellino più grande troppo “irruento”); altre volte la mamma ha cambiato profumo, oppure qualcosa è cambiato nella routine del bambino, che esprime così il suo stress. Altre volte ancora, invece, il motivo si scopre solo dopo molto tempo, oppure mai, anche se lo sciopero a un certo punto finisce sempre.

Rifiuto della bottiglia

Nel caso di latte materno, la risposta è evidente, nel caso invece del latte artificiale no. Molto spesso potrebbe proprio esserci un problema con la formula. Magari non è stato conservato bene il latte, ha un sapore alterato o potrebbe avere all’interno dei grumi che bloccano la tettarella, innervosendo il bimbo. Bisogna studiare con attenzione il piccolo mentre beve e cercare di comprendere quale sia la causa del suo rifiuto.

Il ruolo del latte e delle preferenze individuali

Ci sono molte spiegazioni al fatto che il bambino non vuole il latte: le due principali sono lo sviluppo del gusto personale e un relativo deficit di “lattasi”, una sostanza che serve a digerire il latte. I gusti, si sa, sono gusti e non se ne può discutere; senza dubbio con la crescita ciascuno sviluppa i suoi e non sono pochi i bambini che diventano molto selettivi e rifiutano numerosi alimenti (e fra questi potrebbe esserci il latte). La lattasi è un enzima che si produce in grande quantità durante i primi mesi di vita (quando il latte è l’unico alimento a disposizione), ma in alcune persone se ne produce sempre meno via via che si diventa più grandi. Se non c’è la lattasi (o ce n’è poca), bevendo il latte si avverte fastidio o addirittura mal di pancia. Questo può spiegare una parte dei rifiuti del latte dei bambini più grandicelli. Se il bambino non vuole il latte, non conviene insistere affinché lo inghiotta controvoglia. Molto meglio offrirgli, in alternativa, yogurt, formaggi magri e freschi o ricotta.

Bambino di 11 mesi che mangia con il cucchiaio

Alternative al biberon per il latte

Se il bambino rifiuta categoricamente il biberon indipendentemente da ciò che c'è dentro (latte materno congelato, formula, succhi, pappa lattea, infusi di frutta ecc.) e sono stati provati diversi tipi di biberon e tettarelle di diversa velocità, una soluzione potrebbe essere il passaggio diretto al latte in tazza. Dopo i 12 mesi di vita, il bambino è in grado di assumere il cibo attraverso altre modalità e può utilizzare una tazza per bere. Se il bambino accetta il latte in questo modo, il problema potrebbe risiedere nel biberon, suggerendo di provare tettarelle diverse per forma, materiale o flusso. Un'alternativa potrebbe essere quella di somministrare il latte con un cucchiaino (in commercio esistono cucchiaini e contenitori appositi per l’allattamento o uno strumento indiano noto come paladai e perfetto anche per i piccolini). In questo modo, si può capire se la causa del rifiuto è il biberon o il latte stesso.

L'importanza della gradualità e della scelta degli strumenti

È sempre consigliabile non effettuare il passaggio dal seno al biberon in modo brusco, ma far abituare il bambino poco a poco, proponendogli il biberon in modo graduale ed eliminando prima le poppate secondarie: quella di metà mattina, per esempio, e quella del pomeriggio. L’oggetto deve diventare familiare per lui, e questo non avviene da un giorno all’altro. Assicurarsi di utilizzare una tettarella con un flusso adeguato all’età del bambino, preferibilmente a flusso lento, per imitare il ritmo naturale dell’allattamento al seno. Inoltre, provare a introdurre il biberon quando il bambino è rilassato e non eccessivamente affamato, per aumentare le possibilità che lo accetti.

Se invece è il biberon a stare “antipatico” al bimbo, il consiglio in questo caso è quello di provare diverse strade. Prima di tutto alternare il seno al biberon per aiutarlo in questo passaggio e poi abbi la pazienza di sperimentare tettarelle diverse. Ci sono quelle in silicone, caucciù, anticolica, quelle che assomigliano maggiormente al capezzolo o quelle a goccia. Fare poi caso ai forellini sulla tettarella. Spesso ci si dimentica che a ogni età corrisponde un numero, che a sua volta corrisponde a dei buchi. È ovviamente fondamentale scegliere il giusto biberon, un prodotto che sia di alta qualità, senza sostanze nocive e soprattutto con la tettarella che riproduca la forma e le sensazioni del seno materno: morbidezza, calore e comfort.

Tettarelle di diversi tipi per il biberon

La tecnica corretta di allattamento con il biberon

In caso di alimentazione col biberon, il movimento della suzione è meno faticoso. “Al piccolo basta aprire e chiudere le arcate dentarie, al massimo deve ‘difendersi’ dal flusso eccessivo anteponendo la lingua alla tettarella”, spiega Riccardo Davanzo, neonatologo presso l'Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e Dottore di Ricerca dell'Istituto Burlo Garofolo di Trieste. “Poiché il latte affluisce in buona parte per caduta, il suo arrivo non è controllato dal bebè: per questo il flusso può essere eccessivo, esponendolo a un maggior rischio di rigurgito, oppure non costante, e quindi indurlo a deglutire aria”. Ma bastano piccoli trucchi per evitare questi inconvenienti, come mantenere un’inclinazione progressiva: la tettarella deve, cioè, essere sempre piena di latte. Questo si ottiene inclinando a 45° la bottiglia con la formula.

L'appetito e lo sviluppo del bambino

L’inappetenza nel neonato è spesso transitoria e, nella maggior parte dei casi, non deve destare preoccupazione. A volte basta solo assecondare le necessità del bebè. Il fatto che un neonato non abbia fame non è un evento così raro. È piuttosto naturale, pertanto, che il bambino non dimostri di essere affamato e non deve essere subito fonte di preoccupazione. Ci sono diversi motivi per cui un neonato può avere poco appetito. Quando il bebè inizia ad essere un po’ più grandicello il fastidio provocato dalla dentizione può influire negativamente sul suo appetito. Avere abitudini costanti è fonte di sicurezza per un neonato.

Quando il neonato si sottopone a una vaccinazione, l’eventuale febbre transitoria e la maggiore irrequietezza possono accompagnarsi a un calo dell’appetito. Se il bebè ha il naso chiuso, magari perché ha un po’ di raffreddore, può capitare che faccia più fatica ad attaccarsi al seno o a prendere il biberon. Specie nelle prime settimane di vita, può capitare che un attacco al seno scorretto o un uso non ottimale del biberon rendano più difficile per il neonato alimentarsi. È piuttosto comune che i neonati, soprattutto nei primi giorni o settimane di vita, si addormentino durante la poppata dopo aver assunto solo una piccola quantità di latte. Questo può accadere perché il ritmo sonno-veglia non è ancora stabilito, oppure perché la suzione richiede uno sforzo notevole, specialmente nei neonati più piccoli o nei prematuri.

Se il neonato tende ad addormentarsi troppo presto durante la poppata, può essere utile svegliarlo delicatamente con carezze, cambiando posizione o anche spogliandolo un po’, per aiutarlo a completare la poppata e assumere una quantità sufficiente di latte. Se il neonato bagna un numero sufficiente di pannolini e cresce in maniera costante, non c’è ragione per svegliarlo se salta una poppata.

Bambino che si addormenta durante la poppata

L'importanza del contatto materno e delle figure alternative

Nella maggior parte dei casi, il bambino sta semplicemente chiedendo il contatto con la mamma. Non accetta questo oggetto perché vuole il seno. I piccoli, infatti, la associano istintivamente ed esclusivamente al seno e non accettano che un altro oggetto si frapponga nel rapporto. Se ciò accade, prova a farglielo dare da una persona diversa rispetto alla mamma: il papà o la nonna, per esempio! Se non allatta, il passaggio al biberon è una tappa obbligata già dai primi mesi di vita; se allatta, potrebbe essere comunque necessario, per esempio, fargli bere il latte tirato in precedenza con il tiralatte, perché la madre deve rientrare al lavoro o semplicemente non è stata bene.

Quando il bambino rifiuta il latte: alternative nutrizionali

Fino ai 12 mesi di vita del piccolo, il latte rappresenta un elemento fondamentale nell’alimentazione del neonato. Tuttavia, può accadere che alcuni bambini inizino a rifiutare il latte, specialmente durante il passaggio dall’allattamento al seno al latte artificiale. In queste situazioni, è importante determinare se il rifiuto sia rivolto al latte stesso o al biberon. Se il bambino non vuole il latte, non conviene insistere affinché lo inghiotta controvoglia. Molto meglio offrirgli, in alternativa, yogurt, formaggi magri e freschi o ricotta. Se un bambino di 11 mesi rifiuta il biberon con il latte, il consiglio è di non insistere assolutamente con il latte, perché facendolo si corre il rischio di trasformare la sua ostilità in un’avversione destinata a durare per sempre. È solo il latte materno che è insostituibile e irrinunciabile, in particolare nei primi sei mesi di vita, quando il bambino non a caso viene chiamato “lattante”. A 11 mesi, il bambino ne può fare tranquillamente a meno. In alternativa si può offrire lo yogurt, la ricotta, i formaggi freschi e magri. Dopo l’anno si può provare a riproporgli il latte fresco di latteria, continuando a non forzarlo se non dovesse gradire neanche questo. Sarà sicuro che crescerà bene comunque.

Un primo tentativo si può fare mascherando un po’ il sapore del latte con una delle tante polveri che si sciolgono (cacao, caffè d’orzo ecc.): spesso funziona (lo facciamo anche noi quando beviamo un cappuccino). E se invece c’è un vero e proprio rifiuto, allora occorre sostituire il latte con altri alimenti. Prima di tutto i suoi derivati (formaggi e yogurt), che vengono accettati più facilmente. E poi, se il rifiuto è particolarmente ostinato, si può ricorrere ad altre fonti di proteine e di minerali. Ricordiamoci, a proposito del calcio, che l’acqua ne contiene spesso tantissimo.

Alimenti ricchi di calcio alternativi al latte

Le carie da biberon e l'igiene orale

L’uso prolungato del biberon può minacciare la salute dentaria dei piccolini esponendoli al pericolo di carie precoci. Bevande zuccherate, succhi e latte contengono sostanze capaci di determinare una proliferazione del deposito batterico sui denti. Gli agenti cariogeni sono inoltre più aggressivi durante la notte perché nel corso del riposo notturno la salivazione si riduce. Inoltre, la posizione sdraiata del sonno aumenta il ristagno di liquidi zuccherini. I primi denti interessati sono gli incisivi superiori. Le carie dei dentini decidui non vanno sottovalutate.

Dall'allattamento al cucchiaino: un passaggio naturale

Alcuni bambini hanno poca dimestichezza all’uso del cucchiaino e alle pappe classiche, il che non rappresenta una rara eccezione. Il sistema migliore per superare questa resistenza consiste nello stimolare la loro naturale curiosità nei confronti del nuovo, dei gusti insoliti, diversi tra loro. Per raggiungere questo obiettivo (che di norma risolve tutto) bisognerebbe lasciare che il bambino faccia da sé, allunghi le manine sui pezzetti di cibo da disporgli davanti (in piccoli pezzi, mi raccomando!): si può trattare di broccoli bolliti, pennette al sugo (tanto per fare un esempio), frutta come banana o mela. Questa strategia aiuta piano piano il bambino a provare piacere sia nel gesto di portare alla bocca pezzetti di cibo sia, soprattutto nella possibilità di assaggiare sapori ancora sconosciuti. Da qui al passaggio dal biberon al cucchiaino il passo può essere breve, ma si tratta di un “breve” che va sempre considerato in relazione ai tempi di un bambino, più lenti dei nostri in quanto più a loro misura. Occorre cioè armarsi di un pochino di pazienza, nella certezza che il bambino arriverà di sicuro a comprendere che mangiare dal piatto con il cucchiaio (e più avanti con la forchettina) o anche portando il cibo alla bocca con le mani è molto più soddisfacente rispetto a quanto lo sia inghiottire una pappa dal biberon.

Rifiuto della bottiglia

Quando consultare il pediatra

Ogni neonato ha i propri tempi e modalità per nutrirsi, e piccole difficoltà nell’alimentazione sono spesso normali e molto spesso temporanee. Tuttavia, se il rifiuto del cibo persiste, se il bambino appare apatico, perde peso o non cresce come dovrebbe, è importante non esitare a contattare il pediatra. Solo uno specialista può valutare la situazione nel suo complesso, escludere eventuali problematiche mediche e offrire indicazioni personalizzate. Se la crescita avviene a un ritmo regolare non c'è ragione di preoccuparsi della resistenza che il bambino oppone ai cibi che gli vengono proposti. Tuttavia esiste una strategia che può rivelarsi utile per abituarlo ad assaggiare le novità. Se si ha il dubbio che un atteggiamento del bambino possa essere la spia di qualcosa che non va, è necessario parlarne con il pediatra al quale spetta stabilire l'opportunità di consultare il neuropsichiatra infantile.

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