L'alimentazione dei neonati è un argomento che ha affascinato l'umanità fin dalle sue origini, e la ricerca di soluzioni per nutrire i più piccoli oltre il latte materno ha portato a invenzioni la cui storia si perde nella notte dei tempi. Tra queste, il biberon, oggi un oggetto familiare in ogni casa, vanta un'evoluzione affascinante e complessa, che attraversa millenni di storia umana, testimoniando l'ingegno e la cura dedicata ai bambini. Capire come i bambini vivevano in epoche passate apre una finestra sulla società a cui appartenevano, permettendo di ricavare informazioni cruciali su demografia, salute, natalità, mortalità e fertilità di una popolazione. Non sapremo mai con certezza chi abbia inventato i biberon, poiché nella preistoria non esistevano i brevetti. Tuttavia, ora sappiamo che, come moltissimi oggetti di uso quotidiano, anche il biberon ha una storia che si perde nel tempo, ben prima della Storia scritta.
Le Radici Preistoriche del Biberon: Un Viaggio nel Tempo
I primi tentativi di nutrizione supplementare dei neonati risalgono a epoche remotissime. Si pensa che già tremila anni fa i neonati venissero nutriti attraverso una ciotola di argilla con beccuccio del tutto simile al moderno poppatoio. I bimbi preistorici venivano allattati con i "biberon", che erano piccoli e di varie forme animali. Fatti di argilla, gli antichi biberon apparvero per la prima volta in Europa nel Neolitico, intorno al 5.000 a.C., diventando più comuni durante l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro. Questa innovazione si manifestò quando le società, all'inizio del Neolitico, passarono da uno stile di vita basato sulla caccia e sulla raccolta di frutti selvatici a uno sedentario, fondato sull’agricoltura e l'allevamento.
Appaiono diversi, alcuni addirittura con i piedini, e a forma di animali immaginari. Le piccole manifatture ceramiche, talvolta dalla forma curiosa, ritrovate in Baviera, all’interno della sepoltura di un neonato, sono una testimonianza tangibile di questa pratica. In alcuni casi hanno l’aspetto di bestiole immaginarie, con due zampe, delle orecchie (o corna) e un beccuccio. Le loro dimensioni, larghi dai 5 ai 10 centimetri, li rendevano adatti a essere tenuti in mano da un bambino. Spesso decorati e modellati come un giocattolo, probabilmente stimolavano la fantasia di un infante. Questa forma e la dimensione dei vasetti, oltre al luogo in cui sono stati rinvenuti, facevano già supporre fossero oggetti destinati ai bambini.

Per molti anni, la funzione di questi piccoli vasi è rimasta un rebus. L'ipotesi che fossero usati per nutrire i bambini era già stata avanzata, assieme alla teoria che fossero usate per anziani e infermi. Tuttavia, in assenza di prove dirette che si trattasse di oggetti dedicati ai più piccoli, i ricercatori ritenevano che fossero in generale destinati all’alimentazione di malati e infermi.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol e dell’Accademia delle Scienze di Vienna ha condotto analisi chimiche su alcuni dei vasi trovati in Germania, deposti accanto ai resti di bambini di un anno o poco più, per risolvere questo mistero. Hanno selezionato tre esempi trovati in tombe infantili molto rare in Baviera, il che suggerisce che appartenessero ai piccoli sfortunati defunti. A questo punto, tramite un approccio chimico e isotopico combinato per identificare e quantificare i residui di cibo trovati all’interno dei contenitori, gli scienziati hanno dimostrato che questi contenevano latte di ruminanti di bovini, ovini o caprini domestici. In particolare, in due hanno trovato resti di latte di ruminanti da allevamento (mucche, pecore o capre), mentre nell’altra di mammifero, maiale oppure umano.
La presenza nelle tombe dei bambini e gli inconfutabili dati scientifici confermano che le piccole bottiglie erano usate per nutrire i bambini con latte animale al posto di quello umano oppure durante lo svezzamento con alimenti supplementari. In passato, infatti, erano state effettuate analisi isotopiche degli scheletri infantili, ma questo poteva fornire solo linee guida approssimative su quando i bambini venivano svezzati, non su ciò che stavano mangiando e bevendo. Le analisi di questo studio fanno luce non solo sulle origini di un oggetto che viene usato ancora oggi, con forme e materiali certo differenti, ma anche sulla vita e in qualche modo la società dell’epoca.

Secondo gli autori dello studio, pubblicato su Nature, si tratta dunque di alcuni dei più antichi biberon mai rinvenuti, usati per nutrire i bebè con latte materno o con latte animale. È un’importante testimonianza delle abitudini di svezzamento dei bambini diffuse durante l’Età del Bronzo e del Ferro, ma che probabilmente erano iniziate molto prima, durante il Neolitico europeo. Vasi simili, sebbene rari, compaiono in altre culture preistoriche, come quelle di Roma e dell’antica Grecia, in tutto il mondo. Julie Dunne, autrice principale della ricerca, ha spiegato: “Questi piccolissimi, evocativi vasi ci danno preziose informazioni su come e cosa mangiassero i bambini migliaia di anni fa, fornendoci una connessione reale con le madri e i bimbi del passato.” Considerando che questi biberon venivano collocati nelle tombe dei bambini, Dunne sostiene che forniscano uno sguardo intimo su come gli adulti, in passato, si prendevano cura dei bambini. “Questi contenitori sono molto, molto evocativi,” dichiara. “Penso che mostrino davvero l’amore, la cura e l’attenzione nei confronti di questi bambini.”
Durante la maggior parte della storia umana, la nutrizione infantile è dipesa principalmente dalla disponibilità della madre del bambino o di una balia ad allattare il neonato. Le donne delle comunità di cacciatori-raccoglitori allattavano per molti anni, probabilmente fino a cinque anni. Tuttavia, con l’avvento di un’esistenza sedentaria, da agricoltori e allevatori, e la disponibilità di cibi adatti a svezzare come latte animale e cereali, accorciarono il periodo di dipendenza dal latte materno. Lo studio dimostra, attraverso l’analisi degli isotopi, che i primi agricoltori europei del Neolitico in genere svezzavano i loro piccoli all’età di due o tre anni. Un’esigenza, quella di svezzare, che forse cre