Il biberon, oggetto onnipresente nella vita di milioni di neonati e delle loro famiglie, rappresenta molto più di un semplice contenitore. La sua storia, la sua evoluzione e persino il suo nome racchiudono secoli di ingegno umano, preoccupazioni per la salute e adattamenti culturali. Sebbene la sua forma e i materiali siano mutati radicalmente nel tempo, la funzione primaria di fornire nutrimento ai più piccoli è rimasta una costante. Per comprendere appieno la complessità di questo strumento, è fondamentale esplorarne sia le radici linguistiche che quelle materiali, tracciando un percorso che dalle rudimentali ciotole dell'Età del Bronzo ci conduce ai sofisticati dispositivi odierni, oggetto di continue innovazioni e rigorosi controlli.
Etimologia e Origine del Termine "Biberon"
Il termine "biberon" affonda le sue radici nella lingua francese, da cui è stato mutuato direttamente dall'italiano e da altre lingue. La parola francese "biberon" deriva dal verbo "biber", che significa "bere avidamente" o "succhiare", e a sua volta è riconducibile al latino "bibere", che significa semplicemente "bere". Questa etimologia è particolarmente calzante, poiché il biberon è intrinsecamente legato all'atto del bere, o più specificamente, del succhiare il latte o altre bevande.
La sua comparsa nel vocabolario europeo è legata all'evoluzione degli strumenti per l'alimentazione infantile. Mentre le pratiche di allattamento al seno o tramite balia sono state dominanti per millenni, la necessità di alternative, seppur primitive, ha portato alla creazione di contenitori specifici. Il termine si è diffuso per identificare proprio quell'oggetto che permetteva al bambino di "bere" o "succhiare" in assenza del seno materno. L'utilizzo di un vocabolo che richiama direttamente l'azione del bere sottolinea la funzione fondamentale dello strumento, distinguendolo da altri recipienti. È interessante notare come l'etimologia rifletta un approccio funzionale e diretto, senza fronzoli, alla denominazione di un oggetto di vitale importanza per la cura dei neonati. La semplicità della radice latina "bibere" è un richiamo alla funzione universale e atavica del nutrirsi.

Evoluzione Storica dell'Alimentazione Infantile e dei Biberon Primitivi
Durante la maggior parte della storia umana, la nutrizione infantile è dipesa principalmente dalla disponibilità della madre del bambino o di una balia ad allattare il neonato. Le credenze e i comportamenti relativi all'alimentazione infantile variavano ampiamente a seconda dei paesi, delle culture e dei tempi. Tuttavia, madri e operatori sanitari hanno sempre cercato anche altri modi per nutrire i bambini, a volte indicati come "alimentazione manuale". La ricerca archeologica ha rivelato che l'ingegno umano nell'affrontare questa sfida ha radici antichissime.
Contenitori con beccucci rigidi risalgono all'inizio del tempo registrato, come testimoniano i reperti archeologici. I primi recipienti noti per l'alimentazione dei neonati avevano un'apertura a un'estremità per riempire il biberon e una seconda più stretta per l'erogazione. Non possiamo dirlo con certezza assoluta, ma pare che già tremila anni fa i neonati venissero nutriti attraverso una ciotola di argilla con beccuccio del tutto simile al moderno poppatoio. Questa affascinante scoperta è stata corroborata da un gruppo di ricercatori che ha verificato che in alcuni contenitori ritrovati in Germania e risalenti all’Età del Bronzo e del Ferro, era contenuto del latte.
Queste scoperte, in particolare quelle ritrovate in Baviera all’interno della sepoltura di un neonato, consistono in piccole manifatture ceramiche dalla forma curiosa: alcune hanno l’aspetto di animali immaginari, con zampe e orecchie. La forma e le dimensioni dei vasetti, larghi dai 5 ai 10 centimetri e modellati quasi come un giocattolo, oltre al luogo in cui sono stati rinvenuti (vicino a resti di bambini di un anno o poco più), facevano già supporre fossero oggetti destinati ai bambini. Dopo millenni, infatti, i ricercatori dell’Università di Bristol e dell’Accademia delle Scienze di Vienna hanno condotto analisi chimiche su alcuni di questi vasi trovati in Germania deposti accanto ai resti di bambini. Secondo gli autori dello studio, pubblicato su Nature, si tratta dunque di alcuni dei più antichi biberon mai rinvenuti, usati per nutrire i bebè con latte materno o con latte animale. Questi reperti sottolineano come la necessità di un'alternativa al seno materno sia stata riconosciuta e affrontata con soluzioni pratiche fin dalle epoche più remote, sebbene con materiali e design che riflettevano le tecnologie disponibili all'epoca. L'evoluzione da questi vasi in argilla a forme più riconoscibili e infine ai moderni biberon è un processo lungo e costellato di innovazioni.

Componenti e Design del Biberon Moderno
Il biberon, nella sua configurazione contemporanea, è un esempio di design funzionale, pensato per la praticità d'uso e la sicurezza del bambino. Un tipico biberon ha quattro componenti fondamentali, ciascuno con una funzione specifica e insostituibile nel processo di alimentazione.
Il primo componente è il contenitore principale o il corpo del biberon. Questa è la parte più grande e visibile, destinata a contenere il latte artificiale, il latte materno estratto o altre bevande come l'acqua o pappe più o meno liquide. La sua capacità può variare, ma le dimensioni standard tendono ad essere di 120 mL o 240 mL. I biberon più piccoli, essendo più leggeri e facili da tenere, sono spesso usati con bambini piccoli e neonati. La forma del corpo del biberon è legata sia alla facilità d'uso per l'adulto e per il bambino, sia alla facilità di pulizia, aspetto cruciale per l'igiene.
La seconda componente è la tettarella, o capezzolo. Questa è la parte flessibile del biberon da cui il bambino succhierà. Contiene un foro attraverso il quale scorrerà il latte. La tettarella è progettata per imitare, per quanto possibile, la forma e la funzione del seno materno, facilitando il passaggio tra allattamento al seno e al biberon. I capezzoli per biberon sono generalmente realizzati in silicone o gomma di lattice. Quando viene utilizzato per i capezzoli, il silicone è trasparente, resistente e leggermente più duro del lattice. Le tettarelle in lattice di gomma naturale, d'altra parte, sono elastiche, resistenti allo strappo e possono sembrare più morbide. È importante notare che il lattice può assorbire gli odori e può rompersi se esposto alla luce solare, mentre il silicone non presenta questi inconvenienti. Le caratteristiche del capezzolo hanno importanti implicazioni per il modello di suzione del neonato e l'assunzione di latte, in particolare per quanto riguarda la portata del latte.
Il collare è la terza componente essenziale. Va sopra il capezzolo e tipicamente si avvita sul collo della bottiglia, formando un sigillo sicuro che previene perdite e mantiene la tettarella saldamente in posizione durante l'alimentazione. Questo elemento è cruciale per la stabilità del sistema e per evitare fuoriuscite indesiderate.
Infine, la maggior parte dei biberon, ma non tutti, avrà anche un tappo o una copertura da viaggio che va sopra la tettarella. Questo accessorio ha una duplice funzione: mantenere pulita la tettarella quando il biberon non è in uso e prevenire piccole fuoriuscite durante il trasporto, garantendo igiene e praticità.
Le preoccupazioni di progettazione per la realizzazione di biberon spesso riflettono la sicurezza o il comfort. Un biberon dovrebbe essere anche comodo da usare sia per l'assistente che per il bambino. Biberon leggeri e facili da tenere in mano sono convenienti sia per i bambini che per le madri. È disponibile una varietà di forme e il design di contenitori e tettarelle può imitare la forma del seno materno. I designer a volte suggeriscono che i design naturalistici significheranno che i bambini possono passare dal seno al biberon senza problemi, sebbene l'efficacia di questa affermazione sia oggetto di dibattito e di esperienza individuale.
I biberon sono sicuri? - Report 03/04/2017
Materiali e Considerazioni sulla Sicurezza: Un'Evoluzione Continua
Nel corso del tempo è stata utilizzata un'ampia varietà di materiali per i vasi per l'alimentazione dei neonati, riflettendo i progressi tecnologici e una crescente consapevolezza riguardo alla sicurezza. I materiali oggi più comunemente utilizzati nei contenitori per biberon sono il vetro e alcuni tipi di plastica. Vengono utilizzati anche acciaio inossidabile alimentare e gomma siliconica. Ciascuno di questi quattro materiali - plastica, vetro, silicone e acciaio inossidabile - presenta vantaggi e svantaggi che influenzano la scelta dei genitori e dei produttori.
Idealmente, il materiale che compone la bottiglia dovrebbe reagire il meno possibile con il materiale nella bottiglia stessa. Nessun materiale è completamente inerte, ma il vetro e l'acciaio inossidabile sono materiali relativamente neutri che tendono a rimanere stabili e a non interagire con gli alimenti. Questo li rende scelte preferibili per la loro inerzia chimica. Il vetro termoresistente, ad esempio, è una scelta tradizionale che offre trasparenza e facilità di sterilizzazione a temperature elevate senza il rischio di rilascio di sostanze chimiche. L'acciaio inossidabile alimentare, d'altra parte, offre durabilità e isolamento termico, pur essendo completamente inerte.
Le materie plastiche, tuttavia, dominano gran parte del mercato per la loro leggerezza e resistenza alla rottura, oltre alla facilità con cui i produttori li trovano modellabili in una varietà di forme. Tuttavia, proprio la loro natura chimica complessa ha sollevato, e continua a sollevare, significative preoccupazioni. È stata sviluppata un'ampia varietà di materie plastiche, alcune delle quali non sono ben comprese in termini di reattività. Alcune materie plastiche sono risultate reattive con fluidi come il latte materno e il latte artificiale. La questione più dibattuta riguarda la possibilità che sostanze chimiche, come il bisfenolo A (BPA), possano "colare" da una bottiglia nella sostanza che contiene. La plastica in policarbonato veniva spesso utilizzata nei biberon prima del 2011 ed è ancora utilizzata in alcuni paesi, ma i policarbonati contengono bisfenolo A. Dal 2008, almeno 40 paesi hanno vietato l'uso di plastica contenente bisfenolo A nei biberon per motivi di sicurezza, a seguito di crescenti prove scientifiche e pressioni da parte dell'opinione pubblica e delle organizzazioni sanitarie.
A seguito di questi divieti, il bisfenolo S (BPS) e il bisfenolo F (BPF) sono stati usati come sostituti del BPA. Tuttavia, queste sostanze sono strutturalmente simili al BPA e confronti tra BPA, BPS e BPF hanno rilevato che queste sostanze chimiche hanno una potenza e un'azione simili al BPA e possono comportare pericoli simili in termini di effetti di interferenza endocrina. Ciò ha portato a critiche nei confronti dell'industria chimica e agli inviti a trattare i bisfenoli in gruppi, non individualmente, per evitare sostituzioni "sostanza per sostanza" che non risolvono il problema di fondo. Ad esempio, la plastica in polietersulfone (PES) non contiene BPA ma include bisfenolo S (BPS). Una valutazione di una varietà di diversi biberon in uso nel 2016 ha riportato che 4 biberon erano "molto preoccupanti", 14 biberon erano "preoccupanti"; e solo 6 flaconi "non preoccupanti", evidenziando la persistenza delle sfide legate alla sicurezza dei materiali.
Gli ftalati, che si trovano nel cloruro di polivinile (PVC), rappresentano un'altra area di preoccupazione. Definiti "sostanze chimiche ovunque" perché sono così comuni, gli ftalati rendono la plastica più flessibile e sono stati utilizzati in ciucci e capezzoli o tettarelle per biberon. Nell'UE è stato vietato l'uso di ftalati nei biberon. Negli Stati Uniti, ci sono state ripetute richieste per la rimozione degli ftalati da parte della Commissione statunitense per la sicurezza dei prodotti di consumo (CPSC) e altri. Il loro uso nei giocattoli e nei prodotti per bambini è stato in qualche modo limitato dal Consumer Product Safety Improvement Act del 2008. Le materie plastiche etichettate n. 3 possono rilasciare ftalati. Anche i capezzoli in lattice di gomma possono contenere ftalati, pertanto possono essere consigliati invece i capezzoli in silicone, che sono considerati un'alternativa più sicura. L'imballaggio può indicare se un prodotto è "privo di BPA" o "privo di ftalati", fornendo ai consumatori informazioni utili per scelte consapevoli.
Oltre al rilascio di sostanze chimiche, la plastica può degradarsi nel tempo in altri modi. Si teme che piccole perline di plastica, note come microplastiche, possano essere rilasciate nei fluidi da alcuni tipi di bottiglie di plastica. Nel 2020 i ricercatori hanno riferito che i biberon realizzati in polipropilene hanno causato l'esposizione di microplastiche ai neonati che va da 14.600 a 4.550.000 particelle pro capite al giorno in 48 regioni con procedure di preparazione contemporanee. Il rilascio di microplastiche è maggiore con liquidi più caldi e simile con altri prodotti in polipropilene come i contenitori per il pranzo. Questo ha sollevato nuove preoccupazioni per la salute, soprattutto alla luce di studi recenti. Nel 2022, il primo studio per esaminare la presenza di polimeri plastici nel sangue umano ha trovato plastiche di più tipi nei campioni di sangue di 17 su 22 adulti sani testati (quasi l'80%). Esperti medici hanno suggerito di ridurre l'esposizione alle microplastiche non agitando le bottiglie di plastica o esponendole a temperature elevate, indicando la necessità di nuove linee guida e consapevolezza.
Funzionalità e Design Specifici: Migliorare l'Esperienza di Alimentazione
Oltre alla scelta dei materiali, il design del biberon è un'area di costante innovazione, mirata a migliorare l'esperienza di alimentazione sia per il bambino che per l'adulto. Molte delle caratteristiche di design più recenti sono state sviluppate per affrontare problemi comuni e per rendere l'alimentazione con il biberon più vicina possibile all'allattamento al seno, o almeno più confortevole.
I biberon "anticoliche" sono stati proposti con l'obiettivo specifico di ridurre la "gassosità" e il disagio che i neonati possono sperimentare durante l'alimentazione. Questi design spesso cercano di ridurre al minimo l'aspirazione di aria da parte del bambino durante l'allattamento. Alcune bottiglie cercano di ridurre al minimo la miscelazione dell'aria nel latte all'interno della bottiglia, spesso attraverso sistemi di ventilazione integrati o valvole speciali. Allo stesso tempo, è auspicabile evitare di creare un vuoto interno mentre il bambino succhia i liquidi, poiché ciò renderà più difficile l'alimentazione e potrebbe causare frustrazione. Alcuni flaconi ventilati, così come i flaconi che utilizzano un rivestimento pieghevole che collassa quando la formula viene drenata, sono stati valutati favorevolmente. Tuttavia, l'efficacia di queste caratteristiche è a volte oggetto di dibattito scientifico; uno studio del 2012 che ha confrontato due tipi di bottiglie ventilate con caratteristiche anti-vuoto non ha rilevato differenze nella crescita infantile tra gruppi randomizzati. Nonostante ciò, "Bottle A", un design parziale anti-vuoto, è stato valutato dai genitori come più facile da montare e pulire, suggerendo che il comfort e la praticità per i genitori sono fattori importanti tanto quanto i benefici diretti per il bambino.
Le caratteristiche del capezzolo, o tettarella, possono anche avere importanti implicazioni per il modello di suzione del neonato e l'assunzione di latte. La portata del latte è definita come "la velocità con cui il latte si sposta dalla tettarella del biberon alla bocca del bambino durante l'allattamento al biberon". Sfortunatamente, la categorizzazione e l'etichettatura dei capezzoli per indicare la portata non è né standardizzata né coerente tra i vari produttori. Esiste una notevole variabilità tra e all'interno di marchi e modelli. In uno studio, i capezzoli etichettati come "Lenti" o "Neonati" (0-3 mesi) avevano velocità di flusso comprese tra 1,68 ml/min e 15,12 ml/min, una differenza considerevole che rende difficile fornire informazioni chiare ai genitori che tentano di scegliere un capezzolo. Questo può essere particolarmente preoccupante nel caso di neonati fragili o con particolari esigenze alimentari, per i quali una portata inadeguata può comportare problemi di alimentazione o soffocamento. Per questo motivo, la standardizzazione della portata dei capezzoli rimane una sfida e un'esigenza non ancora pienamente soddisfatta nell'industria del biberon.

Igiene e Sterilizzazione: Pratiche e Preoccupazioni Costanti
La garanzia di igiene è una preoccupazione primaria nell'alimentazione infantile e il biberon, essendo un oggetto a diretto contatto con fluidi alimentari per neonati, richiede una pulizia e una disinfezione scrupolose. La sterilizzazione è una pratica standard per prevenire lo sviluppo di batteri e la conseguente malattia, che è considerata più efficace della semplice sanificazione.
Le raccomandazioni sulla sterilizzazione possono variare a livello internazionale, riflettendo diverse valutazioni dei rischi e condizioni igienico-sanitarie locali. Il governo australiano e le linee guida del servizio sanitario nazionale del Regno Unito, ad esempio, raccomandano la sterilizzazione di biberon e altre attrezzature utilizzando una soluzione sterilizzante ad acqua fredda, come il liquido sterilizzante Milton, mediante sterilizzazione a vapore o mediante bollitura. Queste pratiche mirano a eliminare la stragrande maggioranza dei microrganismi patogeni.
D'altro canto, i Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti suggeriscono che potrebbe essere sufficiente pulire le bottiglie con acqua e sapone, in lavastoviglie o a mano. Questa raccomandazione si basa sul presupposto che l'approvvigionamento idrico sia pulito e che gli standard igienico-sanitari domestici siano elevati. Tuttavia, alcuni stati, come l'Illinois, continuano a raccomandare la sterilizzazione oltre al lavaggio, per un approccio più cauto.
La complessità e l'importanza dell'igiene del biberon sono aggravate dal fatto che, nonostante le raccomandazioni, la contaminazione continua a destare preoccupazione anche nelle aree sviluppate. Esistono, infatti, prove che batteri come Escherichia coli possano prosperare nei biofilm che si formano sulle pareti interne delle bottiglie. Un risciacquo delicato o una pulizia superficiale non sono sufficienti per evitarlo. In contesti con risorse inferiori, i rischi di esposizione a pericolose infezioni respiratorie ed enteriche sono ancora più elevati.
Uno studio sui bambini ricoverati in ospedale a Rawalpindi, in Pakistan, ha rilevato che il 52,1% delle bottiglie che i loro assistenti consideravano pulite erano effettivamente contaminate. Ciò si è verificato anche se, secondo quanto riferito, gli operatori sanitari hanno seguito molte delle pratiche di pulizia raccomandate per la pulizia e la sterilizzazione dei biberon. Questa evidenza suggerisce che la semplice adesione formale alle linee guida potrebbe non essere sufficiente se le pratiche effettive non sono eseguite con la massima diligenza o se vi sono carenze infrastrutturali. La ricerca sulla preparazione del latte artificiale in Corea del Sud indica che livelli significativi di contaminazione possono essere trasmessi attraverso la manipolazione di cucchiai e altri utensili. I cucchiai, dopo essere stati toccati, venivano spesso lasciati nel contenitore della formula, consentendo ai batteri come C. sakazakii, S. enterica e S. aureus di diffondersi nella formula nel contenitore.
Questi studi evidenziano l'importanza di capire come le raccomandazioni vengono interpretate e applicate nella pratica quotidiana. In uno studio, si credeva che lasciare una bottiglia nell'acqua che era stata precedentemente scaldata in un bollitore stesse "bollendo" la bottiglia, dimostrando una potenziale lacuna nella comprensione delle procedure corrette. I ricercatori sottolineano che gli operatori sanitari devono istruire meglio i genitori e i tutori; e che i metodi pratici di igiene del biberon devono essere adatti all'uso in contesti sul campo. Ad esempio, in Perù, pratiche facili da adottare come l'uso di uno scovolino e di un detergente hanno dato maggiori vantaggi rispetto a procedure difficili da ottenere come bollire una bottiglia, indicando che l'accessibilità e la facilità d'uso delle pratiche igieniche sono fondamentali per la loro efficacia.
Regolamentazione e Sicurezza dei Materiali nel Tempo: Un Quadro in Evoluzione
La regolamentazione dei biberon, in particolare per quanto riguarda i materiali utilizzati, è un campo in costante evoluzione, guidato dalla ricerca scientifica e dalle preoccupazioni per la salute pubblica. Mentre il latte artificiale è altamente regolamentato in molti paesi, i biberon stessi non lo sono sempre stati con la stessa intensità. Solo i materiali della tettarella e del biberon sono specificamente regolamentati in alcuni paesi, con un'attenzione crescente verso le potenziali migrazioni di sostanze chimiche.
Un passo significativo nella regolamentazione è avvenuto nel 1985, quando la FDA (Food and Drug Administration) ha ristretto i livelli ammissibili di nitrosammine (molte delle quali sono cancerogene) rilasciate dai capezzoli del biberon. Questo ha segnato un'importante presa di coscienza sulla necessità di controllare la composizione chimica degli accessori per l'alimentazione infantile.
Un'altra sostanza chimica che è stata al centro dell'attenzione regolatoria è il bisfenolo A (BPA), descritto come un interferente endocrino nel 1991. La ricerca in corso sui possibili effetti del BPA, anche a livelli di esposizione molto inferiori agli standard di sicurezza governativi, ha portato a crescenti preoccupazioni circa la sicurezza della plastica, inclusi i biberon. Uno studio di Consumer Reports del 1999 ha mostrato che alcuni biberon in policarbonato rilasciavano quantità pericolose di BPA, alimentando ulteriormente il dibattito.
Le preoccupazioni sul BPA sono state supportate da ulteriori lavori scientifici. Tuttavia, è importante notare che la ricerca sugli effetti del BPA è stata spesso fortemente contestata e controversa, e sono state sollevate questioni sui pregiudizi della ricerca dovuti ai finanziamenti dell'industria e ai conflitti di interesse, in particolare a causa degli stretti legami tra consulenti governativi e produttori di BPA. Nonostante le controversie, la ricerca e la pressione dell'opinione pubblica hanno portato a significativi cambiamenti regolatori e di mercato.
Un punto di svolta si è verificato quando, nel 2008, Walmart annunciò che avrebbe smesso di vendere biberon e contenitori per alimenti contenenti BPA. Questo atto ha avuto un impatto enorme, spingendo altri rivenditori e produttori a seguire l'esempio. Lo stesso anno, il Canada ha classificato il BPA come "tossico" ai sensi del Canadian Environmental Protection Act, adottando un approccio più rigoroso.
Le restrizioni sull'uso del BPA si sono poi diffuse a livello internazionale. Nel 2011, l'uso del bisfenolo A nei biberon è stato vietato in tutti i paesi dell'UE, in Cina, in Malesia e Sudafrica. Questi divieti hanno rappresentato un cambiamento globale nelle politiche di sicurezza dei prodotti per l'infanzia. Nel luglio 2012, la FDA ha dichiarato che il BPA non sarebbe più stato utilizzato nei biberon e nelle tazze con beccuccio, in risposta a una petizione dell'American Chemistry Council che affermava che ciò era ora in linea con la pratica del settore. Questo passaggio, sebbene arrivato dopo decisioni simili in altri paesi, ha formalizzato il divieto negli Stati Uniti. Altri paesi come l'Argentina e il Brasile hanno seguito l'esempio vietando il bisfenolo A nei biberon. La Corea ha esteso il divieto del BPA a tutti gli utensili, i contenitori e gli imballaggi per bambini a partire da gennaio 2020, dimostrando una tendenza verso una regolamentazione più ampia e inclusiva. A partire dal 2017, queste normative sono state applicate in almeno 40 paesi, riflettendo una crescente convergenza internazionale sulle politiche di sicurezza dei materiali per l'infanzia.
Raccomandazioni per l'Uso e lo Svezzamento: Guida per una Crescita Sana
Le organizzazioni sanitarie di tutto il mondo offrono linee guida specifiche sull'uso del biberon, non solo per la sua igiene, ma anche per promuovere uno sviluppo orale e alimentare sano nei bambini. Queste raccomandazioni mirano a facilitare la transizione verso l'alimentazione autonoma e a prevenire problemi a lungo termine.
I capezzoli (tettarelle) sono tipicamente suddivisi per portata, con la portata più lenta consigliata per neonati prematuri e neonati con difficoltà di alimentazione. Questa differenziazione è cruciale per adattare il flusso del latte alle capacità di suzione e deglutizione del bambino, prevenendo l'affaticamento o il rischio di soffocamento.
Le raccomandazioni sanitarie per la conservazione e la manipolazione del latte materno si concentrano in genere sulla prevenzione della crescita di batteri pericolosi, ma sono in corso anche ricerche sulla nutrizione. Studi sperimentali hanno mostrato una degradazione del contenuto di retinolo (vitamina A) e α-tocoferolo (vitamina E) dipendente dalla formazione di bolle nel latte materno spremuto e nella formula. Sono stati studiati sette modelli di bottiglie, di sei aziende, per valutare l'impatto del design sulla conservazione dei nutrienti. Questo aspetto sottolinea che la scelta del biberon e le modalità di alimentazione possono avere implicazioni che vanno oltre la semplice erogazione del latte.
Per quanto riguarda lo svezzamento dal biberon, il NHS (Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito) raccomanda di introdurre una tazza o un becher con beccuccio entro 6 mesi e di interrompere l'uso di bottiglie entro 1 anno. Analogamente, l'AAP (American Academy of Pediatrics) raccomanda di introdurre la coppetta entro un anno di età e di interrompere l'uso del biberon entro 18 mesi.
L'uso prolungato del biberon è sconsigliato oltre i due anni di età dalla maggior parte delle organizzazioni sanitarie, poiché può causare la carie, nota come "carie da biberon". Questo problema si verifica quando i denti del bambino sono esposti a lungo a liquidi zuccherati (anche il latte contiene zuccheri) contenuti nel biberon, soprattutto se il bambino si addormenta con esso. Inoltre, l'uso prolungato può influenzare lo sviluppo del linguaggio e la corretta formazione dell'arcata dentale, abituando il bambino a un pattern di suzione che non è più appropriato per la sua età. Pertanto, la transizione dal biberon alla tazza è un passo importante nello sviluppo del bambino, promosso per ragioni sia igienico-sanitarie che di sviluppo.