La vicenda della morte del calciatore Denis Bergamini, un "cold case italiano" per decenni archiviato come suicidio, è tornata prepotentemente alla ribalta con il processo a carico della sua ex fidanzata, Isabella Internò. Al centro di questa complessa e tormentata storia, che si è protratta per quasi 35 anni, vi è l'episodio dell'aborto avvenuto a Londra nel luglio del 1987, un evento che ha giocato un ruolo cruciale nelle dinamiche relazionali tra Denis e Isabella e che ha ripercussioni significative nelle indagini e nel dibattimento processuale.
Il Contesto della Relazione e la Gravidanza Indesiderata
Donato "Denis" Bergamini, nato ad Argenta (Ferrara) nel 1962, era un centrocampista del Cosenza, arrivato fino alla Serie B. La sua ultima partita fu contro il Monza, una settimana prima della morte. Lui e Isabella Internò, di sette anni più giovane, ebbero una relazione piuttosto tormentata durata circa tre anni. In questo periodo, nel 1987, Isabella rimase incinta. La creatura che la Internò portava in grembo stava crescendo da ormai cinque mesi e mezzo. Tuttavia, la ragazza non intendeva portare avanti la gravidanza e decise di interrompere l'esperienza della maternità.
Denis inizialmente fu contrario all'aborto e, secondo le testimonianze, era disposto a riconoscere il bambino. Tuttavia, Isabella era ferma nella sua decisione di abortire, sentendosi troppo giovane per avere un figlio. Il dottor Esposito di Lugo, ginecologo contattato da Donata Bergamini per una visita a Isabella, le fece presente i rischi connessi con un aborto in tali condizioni e la sconsigliò vivamente di pensare a pratiche abortive casalinghe. Nonostante ciò, Isabella ribadì nervosamente che quel bimbo non lo voleva assolutamente.

Il Viaggio a Londra per l'Aborto
All'epoca dei fatti, nel luglio del 1987, in Italia era vietato praticare l'aborto di un feto con un'età di sviluppo superiore ai tre mesi. Per questo motivo, si decise di ricorrere a una clinica all'estero. La scelta ricadde su Londra. Il viaggio fu organizzato con l'aiuto della zia di Isabella, Assunta Trezzi, sorella della madre di Isabella e residente a Torino. La Trezzi, tramite contatti con il partito Radicale, individuò la Leigham Clinic di Londra come presidio sanitario dove effettuare l'intervento.
Denis e Isabella partirono insieme per Londra. La loro trasferta in Inghilterra è stata confermata non solo dalle tracce documentali del ricovero della ragazza fuori dal suolo patrio, ma anche da un filmato amatoriale che la coppia girò proprio in riva al Tamigi e che i poliziotti hanno ritrovato.
Caso Bergamini: tutti i dubbi sull'omicidio - FarWest 05/12/2025
Il "Segreto" dell'Aborto e le Contraddizioni
La gravidanza interrotta era un segreto per i genitori della giovane Isabella. Michele Padovano, amico di Bergamini, ha ricordato nel 2012 che Denis gli disse che i genitori della Internò erano ignari dell'accaduto. Concetta Tenuta, madre di Isabella Internò, ha testimoniato in aula di non aver mai saputo nulla dell'aborto fino al 2013, quando le fu chiesto in un'audizione a Castrovillari. Solo nel 2018, dopo la morte della madre, sua sorella Assunta Trezzi le raccontò quanto accaduto. Tuttavia, le sue dichiarazioni in aula sono state spesso contraddittorie. Ad esempio, la Tenuta ha negato che la figlia sia mai mancata da casa per così tanto tempo, nonostante Isabella fosse rimasta fuori per almeno 5-6 giorni nel luglio del 1987 per recarsi prima ad Argenta, poi a Torino dalla zia, e infine a Londra per l'aborto.
Assunta Trezzi, la zia di Torino, ha cercato di minimizzare il suo ruolo nell'organizzazione del viaggio a Londra. Ha dichiarato di aver avuto un ruolo marginale, limitandosi a "coprire" la nipote nel caso i genitori l'avessero cercata, dicendo che si trovava a casa sua con Bergamini. Inizialmente, la Trezzi ha affermato di aver visto Bergamini e Isabella solo una volta, quando si presentarono a casa sua senza preavviso e Isabella le rivelò della gravidanza e della sua intenzione di abortire. Questa versione, tuttavia, si scontra con la precisione del ricordo di Donata Bergamini.
Le intercettazioni telefoniche tra Assunta Trezzi e la madre, Francesca Siciliano, risalenti al maggio 2013, rivelano la preoccupazione di non avere contatti con Concetta Tenuta e la nipote Catia, suggerendo il tentativo di mantenere il segreto. In un'altra intercettazione con Catia, questa le rimprovera di non essere stata informata della loro deposizione in Procura, affermando: "Queste cose dovete dircele prima". Infine, un'amica di Assunta Trezzi, Laura, le chiede dei biglietti per Londra, affermando che li aveva acquistati proprio la Trezzi, la quale nega e accenna al fatto che "i telefoni potrebbero essere sotto controllo".

Le Conoscenze dell'Aborto e le Preoccupazioni di Isabella
Nonostante il tentativo di mantenere segreta la gravidanza e l'aborto ai genitori di Isabella, altre persone ne erano a conoscenza. I congiunti di Bergamini ne erano al corrente. Donata Bergamini, sorella di Denis, fu la prima a parlare dell'interruzione volontaria di gravidanza, rivelando la circostanza al Dott. Padovano e ad altri. Roberta Sacchi, un'amica di Bergamini, ha dichiarato che Denis le parlò di Isabella e della sua intenzione di uscire dalla relazione, anche se non ha menzionato direttamente l'aborto.
Isabella Internò stessa, in una deposizione del 6 luglio 1990, aveva riferito al Procuratore di essere ricorsa all'interruzione volontaria di gravidanza nell'estate del 1988, accompagnata da Denis. Questo contrasta con le sue successive dichiarazioni e quelle di sua madre.
La preoccupazione di Isabella Internò di non allarmare la madre, Concetta Tenuta, raccontandole dell'escussione della zia Assunta Trezzi a Torino e del fatto che oggetto principale della deposizione era stato l'episodio dell'aborto, è emersa da una conversazione telefonica del 16 maggio 2013 tra Isabella e la sorella Catia. Isabella si chiede se la zia, con la deposizione resa il giorno prima, avesse potuto "ingarbugliare" altre cose, e in un passaggio successivo, parlando a bassa voce, afferma: "Io ce l'ho dovuto dire a Catia mo, perché loro non sapevano niente…". Questo indica chiaramente il tentativo di nascondere la verità sull'aborto ai familiari più stretti.

Il Ruolo dell'Aborto nel Movente dell'Omicidio
L'accusa sostiene che l'aborto e le sue conseguenze abbiano giocato un ruolo fondamentale nel movente dell'omicidio di Denis Bergamini. I pubblici ministeri hanno chiesto 23 anni di carcere per Isabella Internò, accusandola di omicidio volontario in concorso con ignoti, con l'aggravante della premeditazione e dei futili e abietti motivi.
Secondo la requisitoria, Isabella Internò avrebbe fatto uccidere Denis Bergamini per "salvare l'onore", visto che il calciatore non voleva sposarla, nonostante fosse rimasta incinta e avesse abortito con un nascituro di cinque mesi in grembo a Londra. Dopo l'aborto, pretendeva un matrimonio riparatore, ma Bergamini, pur volendo tenere il bambino, non avrebbe mai voluto sposarla a causa del suo carattere ossessivo. L'accusa sostiene che Isabella lo "stalkerizzava" e ha continuato a farlo fino alla fine, nonostante la loro relazione fosse chiusa da mesi.
Tiziana Rota, moglie del calciatore Maurizio Lucchetti e amica intima di Isabella in quegli anni, ha fornito una testimonianza cruciale. Ha dichiarato che Isabella era "troppo morbosa" e che, circa dodici giorni prima della morte di Bergamini, Isabella le disse: "Tizià, l'ho perso (Bergamini, ndr). Stavolta per sempre… Ma è un uomo morto, se non torna con me lo faccio ammazzare. Mi ha disonorata, deve tornare da me perché io lo faccio ammazzare… Tu non puoi capire, sei del Nord". In seguito, Isabella le avrebbe chiesto di chiudere la bocca per paura dei cugini, affermando: "Se sanno che Denis non sta più con me, lo uccidono". Poche settimane dopo la morte di Bergamini, Isabella avrebbe detto a Tiziana: "È giusto così". Queste dichiarazioni indicano un forte risentimento e una volontà di vendetta, alimentate anche dalla percezione di essere stata "disonorata" e dalla pressione sociale.

La Morte di Denis Bergamini e le Nuove Indagini
Il 18 novembre 1989, Denis Bergamini fu trovato morto sulla SS 106 Jonica, vicino a Roseto Capo Spulico, apparentemente investito da un camion. Per anni, la versione ufficiale, sostenuta dalle testimonianze di Isabella Internò e di Raffaele Pisano, autista del camion, fu quella del suicidio. Tuttavia, i familiari e gli amici di Denis hanno sempre nutrito sospetti.
La riapertura delle indagini e la riesumazione del corpo di Bergamini nel 2017 hanno portato a una svolta. Il corpo, incredibilmente integro e "corificato come fosse di cuoio", ha rivelato che la morte è avvenuta per asfissia meccanica, soffocato in modo "soft" (probabilmente dopo essere stato narcotizzato) con un sacchetto di plastica o una sciarpa. Successivamente, il corpo sarebbe stato sdraiato sull'asfalto per essere travolto dal mezzo pesante, simulando un incidente. Questa verità era già emersa dalla prima autopsia del gennaio 1990, ma era stata ignorata dagli inquirenti.
Gli accertamenti scientifici e medico-legali, condivisi e accettati da tutte le parti in causa, hanno dimostrato che Bergamini fu vittima di un omicidio. Il PM Luca Primicerio ha sottolineato la gelosia ossessiva di Isabella Internò e il fatto che "Internò ha agito con persone in corso di identificazione".
Il processo ha messo in luce non solo l'orrore del delitto, ma anche le omissioni e le incompetenze delle indagini iniziali, che per anni hanno negato giustizia alla famiglia Bergamini. La richiesta di condanna a 23 anni di reclusione per Isabella Internò, pur con le attenuanti generiche dovute al tempo trascorso, rappresenta un tentativo di fare luce su un'oscura vicenda che ha tormentato l'Italia per decenni.
