L’assunzione di bevande alcoliche durante la gravidanza rappresenta un vero e proprio rischio per lo sviluppo del feto, poiché l’alcol attraversa la placenta e arriva al nascituro, che non ha la capacità di metabolizzarlo. Spesso, la scoperta di una gravidanza avviene solo dopo alcune settimane dal concepimento, un periodo in cui la futura mamma può essere ancora inconsapevole del suo stato e mantenere abitudini quotidiane che includono il consumo di alcol. Questa condizione solleva dubbi legittimi: «Dottoressa, sono distrutta, non avevo idea di quello che poteva succedere alla mia Valentina. Possibile che bere qualche goccio di alcol durante la gravidanza possa aver causato danni così seri?». La domanda della mamma di Valentina è più che legittima, perché di alcol ne basta poco per provocare danni anche gravi.

Lo spettro dei disordini feto-alcolici (FASD)
Nonostante si senta parlare spesso di abuso di alcolici negli adulti o nei ragazzi, è meno frequente che ciò accada per quanto riguarda i danni che l’alcol può provocare durante la gravidanza o il concepimento. Valentina è la prima figlia di una giovane coppia. La sua mamma, Norma, ha trent’anni e ha cercato a lungo di rimanere incinta. Spesso nei fine settimana i genitori della piccola uscivano per cena o per un aperitivo, e a Norma capitava di bere qualche bicchiere di vino bianco, di birra, a volte anche un amaro. Alla nascita Valentina non presentava problemi particolari, solo peso e statura un po’ al di sotto della norma; anche la testolina, piena di capelli scuri, era leggermente più piccola, ma tutto sembrava proporzionato.
Durante una visita il pediatra ha notato una crescita ridotta e lenta della testa, con un aspetto un po’ «strano del volto», un nasino schiacciato, gli occhi ravvicinati. Su indicazione del pediatra Valentina è stata ricoverata per approfondimenti diagnostici, e dopo una serie di valutazioni la diagnosi è stata di FAS (dall’inglese Fetal Alcohol Syndrome, ovvero sindrome alcolico fetale). Più in generale, si parla di “spettro dei disordini feto-alcolici”(FASD), per includere una serie di anomalie e disabilità del feto provocate dall’uso di bevande alcoliche durante la gravidanza. I segni e i sintomi possono essere molto diversi, da forme lievi a più serie, perché l’alcol assunto in gravidanza può interferire sullo sviluppo del cervello e di altri organi del feto.
Meccanismi biologici e vulnerabilità fetale
Nonostante tutti i miti e le leggende metropolitane, non esiste una quantità sicura di alcol da consumare durante la gravidanza o il concepimento. L’alcol, infatti, attraversa la placenta e passa nel sangue del feto, nella fase di crescita dei suoi organi, mentre si completa lo sviluppo dell’udito e crescono i suoi circuiti cerebrali, dunque mentre tutto è in “costruzione” e c’è una grande sensibilità e vulnerabilità. L’alcol ingerito dalla mamma si trasforma in una sostanza chiamata acetaldeide, che arriva direttamente al bambino; non essendo quest’ultimo in grado di metabolizzare l’alcol come un adulto, esso rimane in circolazione provocando danni.
L'alcol passa attraverso la placenta e viene rapidamente assorbito dal feto dove può provocare dei danni danneggiando le cellule. È importante considerare che nelle donne la quantità di alcol che lo stomaco è in grado di metabolizzare è, in genere, quattro volte inferiore a quella dell'uomo per la presenza di quantità più basse dell’enzima destinato a tale funzione. Nel periodo della gravidanza il consumo di alcol rappresenta un rischio non solo per la salute della donna ma, soprattutto, per quella del nascituro che potrebbe subire danni permanenti. Infatti, anche minime quantità di alcol possono pregiudicare la salute e lo sviluppo del feto e aumentare il rischio che si verifichi un aborto spontaneo, un parto prematuro e un basso peso alla nascita.
Spettro dei Disturbi Feto Alcolici (FASD) e Sindrome Alcolica Fetale (FAS)
L'impatto del consumo precoce e dell'inconsapevolezza
La situazione si complica nel caso di gravidanze non pianificate che rappresentano, soprattutto nelle giovani donne di età compresa tra i 16 e i 19 anni, quasi la metà di tutte le gravidanze. In questo caso, il rischio che il feto sia esposto ai possibili danni causati dall'alcol è molto alto poiché gli organi vitali, quali cuore, cervello e scheletro, si formano durante i primi 10-15 giorni dopo il concepimento, quando la futura mamma è spesso inconsapevole del suo nuovo stato.
Il primo e l'ultimo trimestre di gravidanza sono i periodi più delicati, quelli in cui l'alcol può causare i danni maggiori al feto. Le conseguenze più gravi si riscontrano nei casi di consumo di eccessive quantità (abuso) di bevande alcoliche. È importante sapere che un bicchiere di vino (da 125 ml), una birra (da 330 ml), un aperitivo (da 80 ml) oppure un bicchiere di superalcolico (40 ml) contengono la stessa quantità di alcol, pari a circa 12 gr., che corrisponde ad 1 unità alcolica. Il consumo di elevate quantità di alcol (4-5 o più unità alcoliche) in un arco di tempo molto ravvicinato (situazione definita binge drinking) è più pericoloso del consumo della stessa quantità in un arco di tempo più ampio.
Diagnosi e disabilità primarie e secondarie
La diagnosi dello “spettro dei disordini feto-alcolici” non è semplice perché non esiste un esame specifico che confermi questa condizione. I sintomi possono essere diversi e comparire in momenti differenti della vita di un bambino; si potrebbero presentare problemi di comportamento o di apprendimento, sia quando lo sviluppo cognitivo è nella norma sia quando non lo è. Proprio per questa ragione non esiste un trattamento uguale per tutti. La ricerca ha evidenziato l’importanza di una diagnosi precoce per avviare un trattamento altrettanto precoce.
Le disabilità primarie riflettono i principali danni nell'aspetto esteriore e le alterazioni neuropsicologiche rientranti nello spettro dei disordini feto alcolici. Le disabilità secondarie compaiono più tardi nel corso della vita e si ritiene siano il risultato di complicazioni dovute ai mancati accertamenti e cura delle disabilità primarie. La maggior parte dei casi di “spettro dei disordini feto-alcolici” non sono, ad oggi, facilmente diagnosticati e dunque non sono trattati in modo appropriato.

La Sindrome Feto-Alcolica (FAS): caratteristiche cliniche
Nell'ambito dello spettro dei disordini feto-alcolici (FASD), la sindrome feto-alcolica (Fetal Alcohol Syndrome - FAS) rappresenta la manifestazione più grave del danno causato al nascituro dal consumo di alcol durante la gravidanza. È caratterizzata da scarsa crescita, prima e dopo la nascita, da anomalie della testa e del volto, da ridotta circonferenza del cranio, da difficoltà visive, dall'appiattimento della mascella e della mandibola con segni caratteristici nel viso come, ad esempio, pieghe agli angoli degli occhi, fessure oculari strette, strabismo, naso corto e piatto, labbro superiore sottile e di colore rosso vermiglio, solco tra naso e labbra allungato e piatto, fronte lunga e stretta.
Il sistema scheletrico subisce le conseguenze dell’esposizione all’alcol: è stato osservato un ritardo rilevante nell’età ossea media nei bambini affetti da FAS, che continua negli anni dell’adolescenza, ravvisabile nei valori inferiori alla media di altezza, peso corporeo e circonferenza cranica. Altra manifestazione clinica comunemente associata alla FAS è la presenza di un grado variabile di microcefalia. Le altre anomalie registrate a livello cerebrale sono legate alla riduzione nella dimensione della volta cerebrale e cerebellare, dei gangli basali e del diencefalo.
Il ruolo dell'alcol paterno
È importante sottolineare che il consumo eccessivo di bevande alcoliche da parte degli uomini potrebbe avere un ruolo nello sviluppo di malformazioni del feto come la sindrome feto-alcolica. A portare avanti la ricerca sulla correlazione tra alcol e gravidanza è stato il fisiologo Michael Golding, professore della Texas A&M University, che ha indagato sulla correlazione tra malformazioni fetali ed alcol in relazione agli uomini. “Quando si tratta di diagnosticare i bambini nati con difetti alla nascita associati al consumo di alcol, generalmente si prende in considerazione solo l’abitudine a consumare degli alcolici della madre”, dichiara nel suo articolo. “Io e il mio team ci siamo concentrati sul suo consumo da parte dei maschi nelle settimane e nei mesi precedenti il concepimento”.
Gli studi hanno dimostrato che un consumo eccessivo da parte degli uomini - più di cinque drink al giorno in una finestra di quattro ore - può determinare anomalie facciali, crescita ridotta della testa e del cervello, elementi tipici della sindrome fetale da alcol. Questa visione amplia la prospettiva clinica, spostando il focus della responsabilità anche sulla salute riproduttiva maschile prima del concepimento.

Strategie di prevenzione e gestione
La prevenzione consiste nell’evitare di bere alcolici in gravidanza o durante il concepimento, e nell’usare una contraccezione efficace se si fa uso di alcol. Se l’assunzione è stato un episodio isolato, non c’è motivo per allarmarsi ma è importante informare il pediatra o ginecologo e interrompere immediatamente ogni consumo di alcol. Le misure più efficaci per tutelare il bambino restano l’astensione completa e controlli regolari durante la gravidanza. L’importante è non ripetere il consumo e adottare uno stile di vita protettivo, evitando alcol, fumo, sostanze e prediligendo alimentazione e riposo adeguati.
È bene poi fare chiarezza su cosa si intende con “goccio” di alcol: una lattina di birra contiene 330 ml di liquido, un bicchiere di vino 125 ml, un aperitivo alcolico 60 ml, un bicchierino di grappa o whisky 30 ml, ma in tutti c’è all’incirca la stessa quantità di alcol puro, cioè 15 ml, che corrispondono a una “unità alcolica”. Nel 2017, sull’autorevole rivista scientifica «Jama» sono comparsi i risultati di uno studio che ha preso in esame diverse ricerche relative allo “spettro dei disordini feto-alcolici” (FASD). Sono stati raccolti dati in 187 paesi, osservando un campione di bambini dalla nascita fino a 16 anni di età. È emerso che circa otto bambini su mille hanno un disturbo legato a questo spettro e si stima che una donna su tredici che ha fatto uso di alcol durante la gravidanza possa partorire un figlio con queste problematiche.
Durante l’allattamento le evidenze indicano che l’alcol assume particolare importanza: una porzione di alcol materno passa nel latte e può influire sul neonato in termini di sviluppo e del ritmo sonno-veglia. L'astensione dal bere nel corso della gravidanza rimane la protezione principale per la salute del nascituro. Anche se non si conoscono le cause esatte per cui alcuni neonati nascano con danni più gravi rispetto ad altri, è ragionevole pensare che ciò possa dipendere dalla combinazione dell’abuso di alcol con fattori genetici, cattiva nutrizione, fumo e/o abuso di droghe. La sindrome feto-alcolica è prevenibile al 100% evitando di bere alcolici dal momento in cui si programma una gravidanza e per tutta la sua durata.