E così arrivai a Betlemme. Città di grandissima importanza per tutti gli aderenti alla religione Cattolica. Posto che, secondo la tradizione, diede vita a quello che è considerato il Figlio di Dio. Sì, c’è la Basilica della Natività, la Grotta del Latte, ma onestamente queste per me erano attrazioni di seconda importanza. Io volevo andare a Betlemme, in Palestina, per vedere i graffiti impressi sul muro di separazione. Ci volevo arrivare perché volevo capire più a fondo cosa significa una barriera del genere, i limiti imposti da una struttura di questo tipo, la violenza che cela una roba così mastodontica e la vergogna che non subisce questa terribile costruzione. La storia, volevo avere una consapevolezza maggiore sulla storia contemporanea. Avevo bisogno di toccarla con le mie mani, sfiorare questa aberrazione, dovevo arrabbiarmi, ancora di più!
L’arte di Banksy è spesso veicolo di un potente messaggio di pace, soprattutto quando realizzate in zone del mondo dilaniate dalla guerra. Da Bristol a Gaza, passando per Londra e Parigi, Banksy, uno dei maggiori esponenti della street art, ha lasciato il segno. Il vero nome è sconosciuto, ma lo stesso non si può dire della sua posizione in merito alla guerra. Attraverso i murales, veri esempi di guerrilla art realizzati in incognito, l'artista tratta la politica anche se interpretata in modo satirico. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nord-est e a seguire nelle maggiori capitali europee, non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensabili come le gabbie dello zoo di Barcellona.

Come arrivare a Betlemme e muoversi lungo il Muro di Separazione
Sono arrivata a Betlemme partendo da Gerusalemme con il bus numero 231. L’autobus lo trovate subito fuori le mura della città e il biglietto lo potete acquistare direttamente a bordo. Il tragitto è di circa 20 minuti, ma badate bene al traffico perché alle volte è davvero estenuante. Ricordatevi, inoltre, di portare il passaporto con voi in quanto entrerete in uno Stato diverso rispetto a quello di Gerusalemme. A me la prima volta che sono andata non è successo, ma la seconda mi è capitato di veder salire sull’autobus dei militari israeliani con tanto di mitra per controllare i documenti. Sì, davvero inquietante, ma non allarmatevi, faranno solo degli accertamenti.
Una volta arrivati a Betlemme potrete muovervi con i mezzi interni, a piedi, oppure con il taxi. Io personalmente ho optato per il taxi, soluzione migliore soprattutto nel caso in cui si abbia poco tempo a disposizione. Alcuni graffiti, infatti, sono dislocati rispetto al muro e non è facile trovarli. Ah, una cosa importantissima: trattate, trattate e poi ritrattate il prezzo, altrimenti rischiate di pagare una cifra eccessiva. Betlemme si sviluppa in altezza e la barriera di separazione è, ahimè, visibile da ogni belvedere della città. Stiamo parlando di un muro che occupa un territorio di oltre 700 chilometri, fatto di cemento armato, filo spinato e torrette di controllo. Certo, non è distinguibile per tutta la sua lunghezza, ma vi posso assicurare che dai differenti punti panoramici è possibile vederne dei tratti. Angosciante e molto!
Rendersi conto di quanto divida e circoscriva è impressionante, lascia un amaro in bocca che, almeno nel mio caso, è durato per giorni. E ci sono i graffiti nel muro di Betlemme, murales che inneggiano alla pace, utilizzati, quindi, come strumento di protesta. Opere artistiche che lanciano messaggi chiari e precisi, delle provocazioni necessarie. È davvero difficile riuscire a essere chiari nel raccontare ciò che si prova di fronte a questa barriera. Un muro raccapricciante di cemento armato alto 8 metri, con uno straziante susseguirsi di torrette di controllo, mitragliatrici e telecamere. Una totale inosservanza dei diritti e della libertà personale. Una brutalità illegale e ingiustificata che sta lì già da decine di anni.
Banksy porta il muro di Betlemme a Londra
Il Lanciatore di Fiori e il potere della speranza a Gerusalemme
Forse una delle pitture su parete più famose di Banksy. Una delle più iconiche, una di quelle che desideravo osservare per l’enorme significato che sprigiona. Ma come vi accennavo in precedenza, questo graffito non si trova sul muro di Betlemme, ma sul tramezzo di un fabbricato posto dietro a un benzinaio. È stato disegnato in un posto così insolito che quando me lo sono ritrovato di fronte ho per un attimo dubitato della sua veridicità. Ma no! Era lui in tutto il suo incredibile e amaro splendore e in circa 5 metri di altezza.
A Gerusalemme, città secolarmente martoriata da conflitti, è "Il lanciatore di fiori" a portare questo messaggio: un giovane ragazzo, dipinto nei panni di un rivoltoso con tanto di bandana sul viso e cappellino al contrario, è immortalato nel momento in cui sta per lanciare non una bomba molotov, bensì un mazzo di fiori. Sì, quel che Banksy riporta è chiaramente un uomo coinvolto in uno scontro (la bandana in viso a testimoniare ciò) che si affida al potere dei fiori che, tra l’altro, sono l’unico elemento colorato della rappresentazione. Le piante sono, quindi, simbologia di speranza, come se potessero distruggere il muro.
Riflettendoci, infatti, credo che il writer inglese lo abbia dipinto lì proprio per creare l’effetto di un lancio di fiori sul muro di separazione, per poterlo abbattere al fine di trovare la pace. L’opera originale in bianco e nero è sul muro di un edificio privato; unico elemento colorato in risalto sono i fiori, segno di speranza di contro la distruzione. Proprio qui realizza “Flower Thrower” (“Il lanciatore di fiori”), dimostrando come un'arma di distruzione possa essere trasformata, attraverso l'arte, in un'offerta di vita e di rigenerazione sociale.

La Colomba della Pace con giubbotto antiproiettile
Anche quest’opera di uno degli street artist più famosi del mondo non è stata realizzata sul Muro. Si trova un po’ prima e l’impatto che si ha con essa è decisamente toccante. Ricordo che quando me la sono ritrovata di fronte ho sgranato gli occhi e ho esclamato “Mamma Mia! Meravigliosa e agghiacciante!” Con tanto di occhiata rivolta al tassista palestinese che mi ha guardata annuendo. C’è un cartello con scritto “Benvenuti in Palestina. Benvenuti a Betlemme” e accanto questa colomba con un giubbotto antiproiettili, un mirino rosso nel petto e nel becco un ramo di ulivo.
Nel 2005 Banksy realizza a Betlemme l’opera “Armored Dove” (West Bank, Cisgiordania). Una versione provocatoria della colomba della pace, con indosso un giubbotto antiproiettile, nel becco un rametto d’ulivo e il mirino puntato sul cuore: il graffito non è stato apprezzato da tutti i palestinesi. Il volatile è chiaramente simbolo di pace, come lo è il filo di ulivo. Mentre il giubbino indossato e il mirino sul torace stanno ad indicare un’aggressiva violazione della libertà. Il messaggio arriva diretto all’anima e la crudeltà della guerra è davvero impressa su un muro. Rappresenta una colomba vestita con un giubbotto antiproiettile, con un bersaglio rosso sul petto, evidenziando come persino i simboli di tregua siano sotto attacco in un contesto di violenza sistemica.

Ragazza con il palloncino: un'icona mondiale di innocenza e perdita
Si tratta probabilmente del pezzo più famoso di Banksy. Realizzato per la prima volta a Londra nel 2002, raffigura una bambina che tende la mano verso un palloncino rosso a forma di cuore, simbolo di innocenza, amore e speranza. Un’adolescente vista di profilo e un palloncino a forma di cuore che vola via: l’opera più famosa di Banksy, l’immagine che gode di una fama odierna pari alla Mona Lisa leonardesca, fonde assieme due temi che sono luce per l’umanità: Amore e Giovinezza, condensati nella linea invisibile che unisce gli occhi della fanciulla al volo aereo del palloncino.
Banksy è riuscito dove molti fallivano, varcando la soglia dei musei con il più temuto dei simboli universali, quella forma del cuore rosso che qui diventa segno di comune speranza in un mondo dove prendersi cura è sinonimo di condivisione e rinascita. Se scorriamo l’intera carriera del più famoso e misterioso tra gli artisti urbani, scopriamo che "La ragazza con il palloncino" è solo la punta di un costante dialogo con l’infanzia e l’adolescenza. L’artista di Bristol, autore di opere murali che sono diventate ambite serigrafie, sente l’urgenza di proteggere i giovani dal cattivo governo, dalle leggi ingiuste, dalla poca tutela che i potenti riservano loro.
L'opera è stata realizzata nel 2002 sulle scale del Waterloo Bridge di Londra con una scritta: "There Is Always Hope" ("C'è sempre speranza"). Nel suo black book "Cut it Out", dove l’artista pubblica l’opera nel 2004, aggiunge: «Quando verrà il momento di andare, allontanati in silenzio, senza fare tante storie». Quest’opera è diventata una vera e propria celebrità mondiale anche a causa di quanto accaduto nel 2018, quando la famosa casa d’asta londinese Sotheby riuscì a vendere una stampa di Ragazza con il Palloncino a più di 1 milione di dollari. In quell'occasione, una copia incorniciata è stata triturata durante l’asta con un dispositivo meccanico nascosto dallo stesso Banksy nel suo telaio. Adesso l’opera si chiama "Love is in the bin".
Banksy porta il muro di Betlemme a Londra
Bambini e resistenza sul muro di Betlemme: Ahed Tamimi e Cakes Stencils
Non so dirvi se sia originale o una riproduzione, ma un'opera significativa sul muro è quella di Cakes Stencils. L’artista è solito raffigurare bambini che hanno completamente perso la loro innocenza. Crea situazioni di gioco in campi di guerra. Nel graffito si vede un bimbo palestinese che è convinto di partecipare a una gara di corsa, anche se inseguito da militari israeliani. Il filo spinato, che simboleggia la vita dall’altra parte del muro, è la barriera che deve oltrepassare per vincere, per arrivare alla pace. L’autore sceglie i ragazzini perché questi, con la loro immaginazione, riescono a vedere sempre un lato positivo.
Tra i vari graffiti sul muro di Betlemme troviamo anche un’opera di un artista italiano: Jorit Agoch. Su quella parete ha davvero creato uno dei suoi capolavori: un ritratto alto 4 metri di Ahed Tamimi, palestinese di 17 anni rimasta in carcere per 8 mesi per aver contestato dei militari israeliani che si erano infiltrati nel giardino di casa sua. Gesto che la fece diventare icona della resistenza palestinese. Fu proprio per questo motivo, forse, che lo street artist napoletano venne arrestato per 24 ore dalle autorità israeliane, ma praticamente a opera ultimata. La gigantografia di Ahed è incredibilmente realistica. Il suo bel volto irradia uno sguardo deciso attraverso cui il writer ha voluto esprimere “forza di volontà e rabbia di un popolo”.
Sullo stesso muro leggiamo slogan come "Make Hummus not Walls". Il messaggio arriva dritto, deciso e ben distinto da non aver bisogno di ulteriori spiegazioni. Tradotto vuol dire: “Fate l’hummus (bontà culinaria palestinese), non fate la guerra”. Il riferimento a “Make Love not War” credo che sia piuttosto chiaro a tutti. Mi riferisco al motto utilizzato da un movimento pacifista durante la guerra del Vietnam. Questi messaggi si affiancano agli "Angeli che lottano per la pace" di Banksy: l'opera raffigura due angeli (simboli di pace e fratellanza), uno palestinese e l’altro israeliano, che con la forza, la decisione e un piede di porco tentano di aprire un varco in quello che è un vero e proprio muro della vergogna.

Il Bambino Migrante di Venezia: conservazione e controversie
Dopo sei anni di esposizione alle intemperie, "Bambino Migrante", il murale creato da Banksy nel maggio 2019 sulla facciata di Palazzo San Pantalon a Venezia, è stato messo in sicurezza. Il progetto, finanziato da Banca Ifis, ha permesso di salvare l'opera, deteriorata per il 30% a causa di umidità, salsedine e acqua alta. Si tratta di una delle due sole opere dell'artista britannico ufficialmente riconosciute sul territorio italiano. L'intervento, supervisionato dal restauratore Federico Borgogni, è iniziato lo scorso 3 giugno 2025 e si è concluso nella notte tra il 23 e il 24 luglio con il distacco della porzione di muro su cui è raffigurato il bambino.
Il murale raffigura un bambino naufrago immerso nell'acqua della Laguna di Venezia, che alza una mano per chiedere aiuto tenendo in mano una torcia segnaletica fucsia. È un'immagine simbolica che richiama il tema delle migrazioni e la tragedia dei bambini morti nel Mar Mediterraneo. La decisione di procedere al distacco del murale rappresenta un'eccezione alle consuete pratiche di restauro murario. Le tecniche classiche utilizzate per gli affreschi o le opere murarie non si sono rivelate adatte, a causa della particolare natura della superficie e della tecnica utilizzata da Banksy.
Il recupero dell'opera non è stato privo di polemiche. In questi anni il dibattito si è sviluppato attorno a due posizioni contrapposte: da un lato chi sosteneva che l'opera dovesse essere lasciata decadere, coerentemente con la poetica effimera della street art e il messaggio implicito del graffito; dall'altro chi riteneva che l'opera, una volta resa pubblica, dovesse essere protetta come parte del patrimonio collettivo. "L'idea alla base del graffito è che col tempo sarà sommerso dall'acqua e farà, ahimè, la stessa fine dei tanti bambini morti nel Mediterraneo negli ultimi dieci anni", avevano precisato gli architetti. Tuttavia, la necessità di preservare un'importante testimonianza in Italia ha orientato gli interventi successivi verso la conservazione in laboratorio e la ricollocazione su un nuovo supporto alveolare.

Simbolismi ricorrenti: dai ratti alla critica sociale globale
Banksy ha scelto i topi perché sono animali odiati, cacciati e perseguitati, eppure capaci di mettere in ginocchio intere civiltà. Per "Rats" si intende una serie di graffiti raffiguranti dei topi, intenti alle più svariate azioni. I primi Rats sono apparsi nelle strade della città natale dell’artista, poi hanno infestato grandi città come Londra, Parigi, New York. Banksy pone l’accento sull’anagramma della parola "rat", da cui si può ottenere "art" ("arte"). Un ratto che, con un pennello in mano, scrive: “Sono fuori dal letto e vestito - Cosa volete di più?”.
La sua critica si estende ad ogni aspetto della modernità. In "Mobile Lovers" ("Gli amanti con lo smartphone"), apparso a Bristol nel 2014, mostra una coppia di innamorati mentre si abbraccia, ma entrambi controllano le ultime notifiche comparse sullo smartphone. L'opera sembra voler evidenziare la mancanza di comunicazione reale in un periodo in cui quella digitale è onnipresente. Similmente, in "I don’t believe in global warming" ("Io non credo nel riscaldamento globale"), apparsa sul Regent’s Canal a Londra nel 2009, la scritta in rosso acceso situata a filo d’acqua scompare man mano che il livello del canale sale, rendendo il messaggio tragicamente ironico.
Banksy non tralascia nemmeno le icone del capitalismo. In una serigrafia del 1994, la bambina che fugge da un bombardamento di Napalm (dalla celebre foto del Vietnam del 1972) viene affiancata da Topolino e Ronald McDonald. È uno dei messaggi di denuncia più potenti della sua produzione, che accosta l'orrore della guerra all'intrattenimento di massa. Anche il murale di Steve Jobs nella "Giungla di Calais" serve a ricordare che il fondatore di Apple era figlio di un rifugiato siriano, sfidando l'idea che l'immigrazione dreni le risorse di un Paese.

La filosofia della "Guerrilla Art" e il controllo sociale
Robin Gunningham (il vero nome dell'artista, secondo alcune ricostruzioni) ha costruito i suoi messaggi etici a volto coperto. Dietro la maschera del fantasma ha realizzato decine di stencil che sembrano avvertimenti surreali per una gioventù che brucia senza consumarsi. "Molti genitori sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa per i loro figli, tranne lasciarli essere se stessi", scrisse l'artista a proposito di "Jack & Jill", dove due adolescenti corrono con il giubbotto antiproiettile da poliziotto. È un modo per smontare la retorica del controllo, giocando con gli stereotipi delle paure sociali.
Un'altra opera emblematica è "Bomb Love" (o "Bomb Hugger"), in cui una ragazzina abbraccia una bomba come fosse un peluche. Un gesto morbido per spegnere gli ardori mortali della bomba, la riprova che amore e giovinezza sono la miglior formula di rinascita. L’immagine è stata pubblicata in 750 copie serigrafiche durante le manifestazioni in Gran Bretagna per criticare l’intervento contro l’Iraq, descritto dai governanti come una guerra per «esportare la democrazia». Banksy è cosciente che il muro sia un organo di comunicazione, sorta di palcoscenico urbano su cui lasciare messaggi universali sia nella forma che nel contenuto.
Sui muri si accende la sua arte per tutti, ricca di valori positivi e senso della realtà. In "Kissing Coppers" (2004), Banksy ritrae una coppia di poliziotti in un bacio appassionato. Le forze dell’ordine, spesso schernite, si trasformano qui in un’icona anti-omofobia. Anche "Spy Booth" a Cheltenham, vicino al quartier generale del GCHQ, critica la sorveglianza governativa attraverso il ritratto di spie in impermeabile con microfoni e registratori vicino a una cabina telefonica. Ogni opera è un attacco alle regole imposte dall'alto. Come afferma lo stesso artista: «I più grandi crimini del mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole ma da persone che seguono le regole. Sono le persone che seguono gli ordini che sganciano le bombe e massacrano i villaggi».

Interventi a Gaza e il Walled Off Hotel
Nel 2015 Banksy ha creato a Gaza "Cat", opera in cui compare un gatto siberiano tra le macerie. Il video documentato dal writer stesso mostra la situazione della striscia di Gaza dopo la guerra con Israele del luglio del 2014, in cui sono morti più di duemila civili e sono state distrutte circa 19mila case. L'artista usa l'immagine di un gatto che gioca con una palla di metallo arrugginito per attirare l'attenzione su una tragedia che il mondo sembra voler ignorare.
Nel 2017, sempre a Betlemme, ha inaugurato l'hotel "The Walled Off", che affaccia direttamente sul muro di separazione. Il suo obiettivo era proprio quello di creare un albergo nel punto in cui ci fosse “la peggiore vista del mondo”, per far riflettere sulla condizione di guerra esistente. Le stanze sono decorate con opere originali che trattano il tema del conflitto, trasformando l'ospitalità in un atto di attivismo politico. È altamente sconvolgente questo muro e a tratti doloroso, ma una visita è d’obbligo per avere un contatto effettivo con la storia attuale. Persone rinchiuse in una gabbia costruita in cemento armato che subiscono continue violenze e oppressioni, denunciate da artisti che, con innocue bombolette spray, cercano di scuotere le coscienze globali.