Il sangue del cordone ombelicale: tra donazione solidale e conservazione all'estero

Il sangue che scorre nel cordone ombelicale dopo la nascita racchiude al suo interno una ricchezza eccezionale. Spesso considerato erroneamente materiale di scarto, questo elemento biologico è in realtà una fonte preziosa di cellule staminali ematopoietiche, ovvero cellule capaci di produrre tutte le cellule del sangue, tra cui globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il trapianto di queste staminali è una pratica clinica consolidata che dona speranza a chi è affetto da gravi patologie, permettendo di ricostituire il midollo osseo danneggiato da malattie come la leucemia, i linfomi, la talassemia, l’aplasia midollare e le immunodeficienze congenite, sia in pazienti pediatrici che adulti.

rappresentazione stilizzata del cordone ombelicale e delle cellule staminali

La natura della raccolta e la rete pubblica italiana

La raccolta del sangue cordonale è una manovra semplice, completamente indolore e non invasiva, che non incide in nessun modo sul parto. Viene effettuata nei pochi minuti successivi alla nascita del bambino, dopo il taglio del cordone, garantendo sempre i massimi livelli assistenziali per la mamma e per il neonato. In Italia, esiste da anni una rete di banche pubbliche del cordone ombelicale, coordinate a livello nazionale, il cui scopo è lo studio, la raccolta e l’impiego di sangue cordonale per i trapianti e la terapia cellulare.

Queste strutture, denominate "Banche di Sangue di Cordone Ombelicale", operano secondo criteri riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Nelle banche pubbliche vengono accettati campioni di elevata qualità, provenienti da parti oltre la trentaquattresima settimana di gestazione. Una volta raccolte, le unità vengono criopreservate attraverso un delicato processo di discesa di temperatura controllata e sottoposte a test rigorosi per valutarne l’eleggibilità al trapianto.

La donazione allogenica: un gesto di solidarietà

La donazione allogenica, o eterologa, è un atto di grande altruismo. Il sangue placentare donato viene messo a disposizione di chiunque ne abbia bisogno e risulti compatibile, attraverso il Registro Internazionale di donatori di cellule staminali. La donazione è gratuita, anonima e interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Per procedere, è necessario rivolgersi durante la gestazione al reparto di ginecologia del proprio punto nascita accreditato, completando un consenso informato e sottoponendosi, insieme al partner, a un test anamnestico per accertare l’idoneità. È bene ricordare che, in media, solo il 12% delle unità raccolte nei punti nascita risultano idonee per la conservazione finale nella banca e per un eventuale trapianto. Il codice relativo al campione donato viene inserito nel Registro Internazionale e, quando compatibile, utilizzato per il trapianto di pazienti nazionali e internazionali.

Come funziona il trapianto di cellule staminali?

La donazione dedicata: uso per consanguinei

Esistono situazioni cliniche specifiche in cui è possibile effettuare la cosiddetta "donazione dedicata". Questa pratica è permessa quando vi sia, nella famiglia, un alto rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti scientificamente fondato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di documentazione rilasciata da un medico specialista.

La conservazione per uso dedicato è autorizzata anche nel caso di patologie in atto al momento della nascita o evidenziate in epoca prenatale, oppure per un consanguineo con patologia in atto o pregressa. In questi casi, le cellule staminali, conservate gratuitamente nelle banche italiane, sono ad esclusiva disposizione del soggetto al quale sono state dedicate. La procedura richiede la validazione da parte di un gruppo tecnico multidisciplinare coordinato dal Centro Nazionale Trapianti e, laddove appropriato, i costi sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Il dibattito sulla conservazione autologa e le banche estere

La legge italiana non consente la conservazione autologa (per uso esclusivamente personale) di sangue da cordone ombelicale sul territorio nazionale, poiché tale pratica non è supportata da evidenze scientifiche sulla sua effettiva efficacia futura. La probabilità di utilizzare le proprie cellule staminali è estremamente bassa (circa 1 su 100.000). Al contrario, la condivisione in una banca pubblica aumenta per tutti le possibilità di trovare un donatore compatibile. La probabilità di trovare un donatore tra i parenti stretti è infatti solo del 25-30%, rendendo indispensabile il ricorso alle banche pubbliche.

Tuttavia, secondo quanto previsto dall’Accordo Stato Regioni del 29 aprile 2010 e da precedenti ordinanze, rimane in vigore la possibilità di esportare a proprie spese il campione di sangue cordonale per la conservazione presso banche operanti all’estero. Questa scelta è spesso dettata da una percezione del servizio come "assicurazione sulla vita", sebbene vada sottolineato che anche donando in Italia, in caso di necessità, le probabilità di ritrovare il proprio campione, qualora fosse ancora disponibile, rimarrebbero altissime a causa della compatibilità biologica.

diagramma esplicativo del processo di crioconservazione a temperatura controllata

L'iter per l'esportazione verso banche estere

Chi decide di esportare il sangue cordonale per uso autologo deve seguire un percorso regolamentato. Dal 1° novembre 2010, la richiesta va inoltrata alla Direzione Medica del punto nascita prescelto. Prima dell’autorizzazione all’esportazione, da richiedersi al Ministero della Salute, è obbligatorio effettuare un percorso di counselling con personale qualificato del Centro Nazionale Trapianti.

Questo colloquio ha lo scopo di informare le coppie sull’utilità della donazione allogenica e di analizzare le motivazioni che spingono verso la conservazione estera. Molti genitori che intraprendono questo iter sono già in contatto con strutture private internazionali. È fondamentale comprendere che, al di fuori delle condizioni di donazione dedicata o autologa per patologia certificata, l'attività di raccolta autologa è gravata da rilevanti incertezze sulla capacità di soddisfare esigenze terapeutiche future, dato che la medicina attuale non considera l'autoconservazione una pratica standard per la salute del nascituro.

Prospettive scientifiche e ricerca

Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha intrapreso un notevole impegno nella sperimentazione di utilizzi alternativi del sangue cordonale. Esistono protocolli nazionali per esplorare l'impiego delle cellule staminali emopoietiche in ambiti non ancora inclusi nelle linee guida standard, ma per i quali sussistono comprovate evidenze scientifiche. Tali sperimentazioni, se approvate secondo la normativa vigente, rappresentano il futuro della medicina rigenerativa.

La Banca Piemontese, situata nel Centro Trasfusionale dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, rappresenta un esempio di eccellenza in questo settore. Con un'attività iniziata nel 1990, la banca ha raccolto migliaia di unità, molte delle quali risultate idonee per il trapianto internazionale. Grazie a certificazioni internazionali, banche come questa possono collaborare con centri di eccellenza, inclusi quelli statunitensi, dimostrando come il rigore scientifico e la solidarietà siano le basi per progredire nella lotta contro le patologie ematologiche che, purtroppo, mostrano un'incidenza in costante aumento in tutto il mondo.

tags: #banche #estere #cordone #ombelicale