
I conflitti armati rappresentano una delle minacce più gravi e pervasive per l'infanzia a livello globale. In contesti di guerra, i bambini non sono solo vittime collaterali, ma spesso bersagli diretti di violenze, privazioni e traumi che ne segnano indelebilmente il futuro. La necessità di pannolini, cibo nutriente, accesso alle cure mediche e un ambiente sicuro diventa un'emergenza quotidiana che mette a dura prova la resilienza delle famiglie e la capacità delle organizzazioni umanitarie di intervenire efficacemente.
L'Emergenza Silenziosa: Pannolini, Igiene e Salute Neonatale in Gaza

A Gaza, la situazione è particolarmente critica. I team che lavorano all’ospedale Nasser, a Khan Younis, hanno assistito un numero enorme di pazienti. Neonati con malattie infettive, respiratorie e cutanee sono curati quotidianamente. Casi simili si vedevano già prima della guerra, ma oggi se ne registrano molti di più e le cifre continuano ad aumentare. Il reparto pediatria è sempre sovraffollato, e vengono assistiti anche tanti bambini con polmonite acuta. Questi spostamenti espongono bambini e neonati a un maggiore rischio di essere vittime di attacchi e di avere complicazioni sanitarie. Le condizioni di vita inadeguate, la carenza di prodotti igienici e di cibo, così come lo stress costante a cui sono sottoposte, portano diverse donne - a loro volta malnutrite - a partorire bambini prematuri, aumentando il rischio di complicazioni post-parto.
Nella cosiddetta zona umanitaria, viene fornita assistenza neonatale, ostetrica e pediatrica in tre cliniche di assistenza primaria e nell’ospedale Nasser, in cui è presente l’unico reparto di maternità funzionante nel sud di Gaza. Con l’arrivo dell’inverno aumenta il rischio di malattie come infezioni cutanee e respiratorie, scabbia, diarrea acuta e infezioni virali, soprattutto tra i neonati e i bambini. A causa dell’inflazione dovuta alla drastica riduzione degli aiuti umanitari, la popolazione di Gaza non può permettersi cibo nutriente, con un conseguente aumento dei livelli di malnutrizione soprattutto tra neonati e bambini.
La testimonianza di una madre a Gaza è emblematica della disperazione che affligge molte famiglie: "Non ho più pannolini per mio figlio. Non ho neanche vestiti adatti per lui, devo usare un sacchetto di plastica, il che lo espone costantemente a infezioni cutanee. Viviamo tutti in una tenda in condizioni estreme, i miei figli dormono senza nemmeno un letto. Mio figlio ha sempre la tosse e passo la maggior parte del tempo in ospedale. Non ride, non gioca, non beve latte. Dorme tutto il tempo. Il medico dice che dobbiamo tenerlo lontano dal fuoco per evitare la tosse, ma come posso farlo? Tutto viene cucinato sul fuoco". Le attività di MSF per l’assistenza pediatrica, neonatale e ostetrica sono solo una goccia nell’oceano dei bisogni medici a Gaza.
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Ucraina: Un Inverno di Stenti e un Appello alla Solidarietà

In Ucraina, la guerra ha lasciato profonde cicatrici. "Questo periodo è stato lungo e molto difficile. È passato più di un anno dall’inizio di questa guerra che ha colpito tutti, soprattutto i bambini in fase di crescita" afferma il dott. Abu Tayyem di MSF. La solidarietà si mobilita, come a Casteggio, dove riparte la raccolta di aiuti umanitari per la popolazione ucraina colpita dalla guerra. Il centro di raccolta, situato in via Emilia 172, è gestito da Liuba Romaniv, cittadina ucraina che da 23 anni vive in Italia. Liuba spiega le attuali necessità: «Le urgenze attuali in Ucraina riguardano i neonati e i bambini piccoli. Ci sono tante mamme con i loro bimbi appena nati, che sono scappate dalla guerra e hanno trovato rifugio in alcuni centri di accoglienza. Quindi, chiediamo principalmente indumenti per i bimbi piccoli, biberon, pannolini, coperte e carrozzine. Tutto quello che può essere utile ad un bambino appena nato, compresi gli omogenizzati».
Gli aiuti umanitari raccolti a Casteggio sono destinati a due punti di smistamento in Ucraina, uno a Ternopil e l'altro situato a Cernivzi, al confine con la Romania. Oltre a tutto quello che riguarda i neonati, vengono accettati anche coperte, sacchi a pelo, abbigliamento invernale per adulti e medicinali, di cui c'è sempre bisogno.
La situazione in Ucraina è una tragedia umana, e molte organizzazioni e aziende si sentono profondamente vicine a tutte le persone colpite. La guerra sta avendo un impatto enorme sulla vita di milioni di persone. Ad esempio, Notino ha lanciato una raccolta fondi a favore dell’organizzazione UNICEF Repubblica Ceca, coinvolgendo anche i propri clienti che, per quasi due mesi, hanno contribuito aggiungendo nel carrello un importo di 0,50 €. L'azienda ha promesso di raddoppiare tutti i contributi e di devolvere il 100% del denaro raccolto per aiutare i bambini e le famiglie colpite dalla guerra in Ucraina. I clienti hanno versato oltre 205.000 contributi. "Chi aiuta in fretta, aiuta due volte - e nel caso delle situazioni di crisi ciò vale doppiamente. Apprezziamo tantissimo l’aiuto che l’azienda Notino dà ai bambini colpiti dal conflitto in Ucraina. Coinvolgere i clienti raddoppiando la somma raccolta è un modo fantastico per aiutare tutti quelli che, anche a distanza, si sentono vicini alle persone bisognose. Per noi, questa è una partnership straordinariamente gradita e preziosa con un’azienda ceca che, similmente all’UNICEF, opera a livello internazionale. Grazie alla somma ricevuta, possiamo assicurare acqua potabile, nutrimento, coperte calde, alloggio e protezione ai bambini che adesso ne hanno maggiormente bisogno". La situazione ha colpito anche i colleghi ucraini, per i quali sono stati organizzati sostegni e alloggi per le loro famiglie, con trasporti dalle frontiere e un conto corrente dedicato.
In Ucraina si affronta il quarto inverno freddo in guerra. Si teme che sarà il più duro dall’inizio del conflitto. Gli attacchi russi sono più frequenti e intensi. Allo stesso tempo, povertà e condizioni di vita difficili aumentano ulteriormente. 2,5 milioni di case - circa il 13% degli edifici residenziali in Ucraina - sono distrutte o danneggiate. 1,5 milioni di persone subiscono interruzioni di corrente, rendendo difficoltoso il funzionamento di riscaldamento, approvvigionamento idrico, strutture sanitarie e scuole. Il gelo peggiora ulteriormente la vita delle famiglie e dei bambini, esposti al freddo e incapaci di riscaldarsi adeguatamente.
La piccola Karolina, cinque anni, vive con i tre fratelli e i genitori in un piccolo villaggio vicino a Kharkiv. I bambini trascorrono molto tempo nel corridoio per stare lontano dalle finestre. Quando il bombardamento si intensifica, si rifugiano nel seminterrato. I genitori li rassicurano, dicendo che non devono avere paura: il rumore significa solo che le persone cattive vengono allontanate. A causa della guerra, il padre fatica a trovare lavoro e la famiglia dispone di pochissimo denaro. Con l’inizio dell’inverno, si sono accorti di non poter permettersi abbastanza legna da ardere. A causa dei frequenti blackout, anche il riscaldamento elettrico non è un’alternativa affidabile.
Afghanistan: Crisi Umanitaria e Inverno Rigido

In Afghanistan, dopo la presa del potere dei Talebani, la crisi è ancora più grave. Le strutture statali funzionano solo parzialmente. 12 milioni di bambine e bambini dipendono dagli aiuti umanitari. Inoltre, il terremoto del 31 agosto 2025 ha costretto decine di migliaia di persone a vivere in tende. Ora si prospetta un inverno duro e freddo: le temperature possono scendere fino a -33 gradi. Le località remote diventano spesso irraggiungibili. I bambini, già indeboliti, soffrono le condizioni estreme. La piccola Asila, nove anni, tiene i suoi libri davanti alle macerie della casa distrutta nel villaggio di Faqir Abad, provincia di Samangan. Come molti altri bambini afghani, anche lei è stata colpita dal terremoto del 3 novembre di quest’anno. I bambini in Afghanistan sono spesso vittime di povertà multidimensionale. Il terremoto e ora l’inverno colpiscono duramente le aree dove le persone avevano già pochissimo per vivere. Molte famiglie devono affrontare il freddo nelle tende accanto alle case distrutte. «Fa molto freddo fuori. Mi manca la mia stanza. Mi mancano le mie coperte».
UNICEF fornisce aiuti invernali in Medio Oriente, Ucraina e Afghanistan. Vengono distribuiti pacchi invernali con giacche, pantaloni, cappelli di lana, scarpe, guanti e coperte termiche ai bambini più bisognosi per proteggerli dal freddo pericoloso. UNICEF supporta le famiglie vulnerabili con trasferimenti di denaro per coprire i bisogni essenziali dei loro figli.
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La Fragilità dei Diritti Umanitari e la Protezione dei Bambini
Se mai sono esistite regole e convenzioni in grado di mantenere davvero i conflitti entro limiti di vaga civiltà, non si può dire che questo succeda con le vittime tra le più fragili ed esposte: i bambini e le bambine. «Il gran numero di morti tra i bambini a Gaza continua a fornire l'esempio più tragicamente evidente di questa realtà. Più in generale, le istituzioni internazionali e le norme umanitarie si sono rivelate impotenti nel prevenire le vittime civili di massa in vari contesti, tra cui l'Ucraina, il Sudan e il Tigray», scrivono sul British Medical Journal Zulfiqar A Bhutta, Georgia B Dominguez e Paul H Wise in un articolo dal titolo inequivocabile: "Quando 'basta' è 'basta'? I diritti umanitari e la protezione dei bambini nei contesti di conflitto devono essere ripensati". I tre autori ripercorrono fatti e numeri della devastante risposta militare da parte di Israele all’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre. Comunque il conflitto israelo-palestinese rimane paradigmatico di tutto quello che andrebbe modificato.
«Negli ultimi 10 mesi a Gaza, le protezioni offerte ai civili dal diritto internazionale umanitario sono state ampiamente inefficaci. Si stima che il genocidio del 1994 in Ruanda abbia ucciso tra 500.000 e 1 milione di persone, ma a parte questo non ci sono state tante morti di civili in un periodo così breve. Come è noto, il dato, diffuso dal ministero della Sanità di Gaza è stato messo in discussione, in particolare perché questi numeri non riescono a distinguere con precisione tra morti civili e combattenti e non sono in grado di discriminare tra le persone uccise e quelle che risultano disperse. Tuttavia, diverse valutazioni indipendenti hanno confermato questi conteggi. Piuttosto è possibile che via via che avanza il conflitto i dati diventino meno affidabili, poiché il sistema di informazione sanitaria a Gaza è stato ormai in gran parte distrutto. Il numero totale delle vittime probabilmente potrà essere conosciuto solo a conflitto finito e una volta rimosse le macerie.
Succede a Gaza come succede in Ucraina, dove l'Ufficio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha verificato un totale di 35.160 vittime civili durante l'invasione russa al 31 luglio 2024. Di queste, 23.640 persone sarebbero rimaste ferite, sebbene i numeri reali potrebbero essere più alti. L'OHCHR ha stimato il numero di morti di civili, o comunque persone non armate, in Ucraina a 11.520 dall'inizio della guerra il 24 febbraio 2022. Ma è così praticamente in tutti i conflitti. Per esempio, nessuno sa con certezza quante persone siano state uccise e ferite in Iraq dall'invasione degli Stati Uniti del 2003. Tuttavia, si stima che il numero dei civili iracheni morti sia intorno ai 200.000 (tra 186.694 e 210.038).
Il diritto umanitario internazionale consente attacchi violenti contro obiettivi militari identificati in quanto tali, ma non quando «il danno ai civili sarebbe eccessivo rispetto al vantaggio militare previsto». Gli attacchi israeliani a Gaza hanno danneggiato pesantemente scuole, ospedali, impianti idrici e altre infrastrutture civili, colpendo migliaia di pazienti e operatori sanitari. Il diritto internazionale umanitario, inoltre, distingue tra il perché della guerra e il come della guerra. Anche le motivazioni più forti per scatenare un conflitto non bastano a giustificare la violazione delle leggi umanitarie nel modo in cui la guerra viene combattuta. Così, ci ricordano i tre autori su Bmj: «sebbene sia importante riconoscere il contesto più ampio del conflitto, in particolare il blocco di Gaza da parte di Israele (via terra, mare e aria) dal 2007, questo non legittima le atrocità perpetrate da Hamas il 7 ottobre, che sono state chiare violazioni del diritto internazionale. Le guerre civili e tra gli Stati violano sostanzialmente i diritti alla salute di bambini e bambine, anche neonati. Gli Stati che hanno trascorso la maggior parte del tempo coinvolti in importanti guerre sono associati ai peggiori incrementi complessivi nei tassi di mortalità infantile.
Oltre all'aumento di ferite e morti a causa degli assalti militari, altre devastazioni impattano sulla salute e il futuro di bambini e bambine. Ci sono prove causali sulle conseguenze a lungo termine della guerra e dei conflitti armati sull’indice di massa corporea dei bambini in tempo di guerra, sull’obesità e sulle condizioni di salute croniche in età adulta. Nei primi 3 mesi di conflitto a Gaza, più di 1.000 bambini hanno avuto una o entrambe le gambe amputate, come documenta l’Unicef: 10 al giorno. Molte di queste operazioni sui bambini sono state eseguite senza anestesia, a causa del sistema sanitario di Gaza paralizzato dal conflitto e per le gravi carenze di dottori e infermieri nonché di forniture mediche come anestetici e antibiotici.
Un Nuovo Paradigma per la Protezione dell'Infanzia

Come riuscire a proteggere i bambini e le bambine da questo impatto così devastante dei conflitti che li coinvolgono? Oggi esistono una serie di disposizioni del diritto umanitario internazionale, tra cui le Convenzioni di Ginevra del 1949, i protocolli aggiuntivi del 1977, la Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. Bambini e bambine condividono molte tutele con le altre persone non combattenti, tutele che richiederebbero un'immediata attuazione a Gaza, così come in Ucraina, in Sudan e in tutte le altre aree colpite da conflitti violenti.
Tuttavia, è la tesi dell’articolo del Bmj, bambini e bambine avrebbero bisogno di fruire di diritti distinti e specifici alla protezione e all'assistenza in contesti di conflitto violento. Il primo e fondamentale passo per proteggere bambini e bambine, a Gaza come altrove, è quello di porre immediatamente fine alle operazioni di combattimento e fermare le uccisioni. Le Convenzioni di Ginevra richiedono che una parte assediante permetta l'evacuazione di bambini, bambine e altri civili vulnerabili da un'area assediata. A Gaza non è stato e non è così: alle famiglie palestinesi non è stato offerto un passaggio sicuro per spostarsi in nessuno degli Stati confinanti. Situazione ben diversa da quella riservata ai cinque milioni di profughi ucraini che hanno ricevuto accoglienza nei Paesi limitrofi. Anche l'evacuazione di bambini affetti da gravi malattie verso strutture mediche avanzate in altri Paesi si è rivelata molto più difficile a Gaza che in Ucraina.
Proprio perché bambini e bambine sono particolarmente vulnerabili agli effetti indiretti della guerra, un altro aspetto fondamentale è la protezione delle infrastrutture civili essenziali, come i sistemi sanitari ed educativi. L’istruzione, quindi, è uno dei molti diritti di cui sono stati derubati i bambini di Gaza. «Le ore di scuola del mattino sono state sostituite dalle code davanti ai centri di distribuzione degli aiuti alimentari, indispensabili per il loro fabbisogno e placare la fame. Invece di sedersi ai loro banchi per le lezioni, restano in coda per l’acqua o lavorano per strada, se hanno perso i genitori in guerra. È un fenomeno nuovo per una comunità che va orgogliosa dei suoi alti tassi di istruzione».
È urgente anche rafforzare la capacità complessiva di monitorare le conseguenze della guerra. Al di là della necessità di attribuire responsabilità politiche o legali - ci ricordano i tre autori - informazioni accurate sulle persone morte sono un modo essenziale, anche se tragicamente tardivo, per valorizzarle in vita. Cosa particolarmente importante per i bambini, che possono aver lasciato poche tracce della loro esistenza, se non nei cuori delle loro famiglie. Attualmente, la documentazione si basa su un mosaico di documenti delle Nazioni Unite, oppure di fonti non governative e locali, spesso con metodologie poco chiare e poco confrontabili. Diverse nuove tecnologie potrebbero contribuire alla valutazione dell'impatto umanitario dei conflitti. Tra queste, le capacità avanzate di telerilevamento, le strategie di modellazione e l'intelligenza artificiale, cioè proprio quelle tecnologie attualmente utilizzate per combattere una guerra, potrebbero essere invece sfruttate in modo mirato ed etico per valutare i danni alle infrastrutture e documentare le vittime e i bisogni umanitari. Per esempio, tecniche statistiche innovative sono state utilizzate con i set di dati esistenti per stimare l'eccesso di morti associate ai conflitti armati nel Nord-est della Nigeria e in Somalia. Organizzazioni non governative hanno sperimentato nuove strategie digitali per scoprire o confermare operazioni militari e attacchi a civili e infrastrutture civili.
In chiusura del loro articolo Bhutta, Dominguez e Wise abbandonano l’analisi per avanzare una proposta forte: dare vita a un vertice globale, pragmatico e in grado di coinvolgere in modo significativo le comunità colpite e altri attori essenziali. Obiettivo: rivedere con urgenza le attuali risoluzioni e le linee guida delle Nazioni Unite, concentrandosi sugli emendamenti e sulle strategie che possono garantire la protezione e l'evacuazione dei bambini dalle zone di conflitto. «Data la situazione di bambini e bambine a Gaza, in Ucraina, in Sudan e in molti altri Paesi in cui sono esposti a conflitti violenti, chiediamo un rinnovato impegno globale nei confronti dei bisogni e dei diritti specifici dei bambini in crisi».