Sviluppo e Salute dei Bambini Nati con Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita: Un'Analisi Approfondita

Il progresso delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel campo della medicina riproduttiva, offrendo speranza a milioni di coppie che affrontano l'infertilità. Dal 1978 a oggi, il numero totale di interventi di procreazione medicalmente assistita portati a termine con successo è arrivato a circa quattro milioni e seicentomila, una cifra destinata a superare i cinque milioni entro breve tempo. Questi numeri, emersi dal XXVIII Congresso annuale dell'Eshre (European Society of Human Reproduction and Embryology) tenutosi a Istanbul, testimoniano l'ampia diffusione e l'efficacia di queste metodologie.

Nel contesto di questa indagine approfondita sui bambini nati attraverso l'utilizzo delle varie tecniche di riproduzione assistita, sono stati presi in considerazione principalmente due trattamenti fondamentali: la Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer (FIVET) e l'Iniezione IntraCitoplasmatica di Spermatozoo (ICSI). In entrambi i casi, l'analisi ha rivelato che il tasso di successo, specificamente in termini di gravidanze portate a termine, si attesta attualmente intorno al trentadue per cento per ogni embrione impiantato, una percentuale significativa che riflette l'alta specializzazione e l'evoluzione continua di queste procedure.

Statistiche globali di successo della PMA

L'Impatto Globale e le Evoluzioni delle Tecniche di PMA

La portata globale delle tecniche di fecondazione assistita è notevole. Ogni anno, a livello mondiale, si effettuano circa un milione e mezzo di cicli di fecondazione assistita, che culminano in circa trecentocinquantamila gravidanze portate a termine. Questa intensa attività riflette una domanda crescente di soluzioni per l'infertilità. In Europa, ad esempio, la media degli interventi effettuati è di circa mille cicli di procreazione medicalmente assistita per milione di abitanti; tuttavia, è interessante notare che la richiesta effettiva sarebbe ben superiore, aggirandosi sui millecinquecento cicli per milione di abitanti, indicando un divario tra l'offerta e le necessità della popolazione.

Negli ultimi anni, una tendenza significativa, particolarmente evidente in Europa, è stata quella di impiantare singoli embrioni durante i cicli di PMA. Questa strategia ha avuto un impatto estremamente positivo: di conseguenza, la frequenza dei parti multipli si è fortunatamente ridotta in modo considerevole. Questo cambiamento di protocollo è fondamentale, poiché le gravidanze multiple sono associate a rischi maggiori sia per la madre che per i nascituri.

I risultati complessivi della PMA hanno di gran lunga superato le attese iniziali, con milioni di bambini nati, soprattutto negli ultimi 20 anni, grazie a questi progressi medici. Tuttavia, questo successo ha sollevato anche importanti riflessioni. Secondo alcuni pareri, tali successi hanno avuto un impatto non del tutto positivo sui tentativi di comprensione delle vere cause che possono scatenare l'infertilità di coppia. Si è spesso osservato un rischio reale di rinunciare a conoscere le reali eziologie che determinano un'infertilità di coppia, per concentrarsi quasi esclusivamente sul risultato finale da ottenere, ovvero un bambino portato a casa, riducendo così la donna a un ovocita e l'uomo a uno spermatozoo, senza approfondire le complessità fisiologiche e genetiche sottostanti.

Circa centomila bambini nascono ogni anno nel mondo al termine di una gravidanza ottenuta con procreazione medicalmente assistita. Il follow-up di questi bambini, nati da PMA, e del loro sviluppo si svolge a partire dal parto e si protrae per diversi anni, garantendo un monitoraggio continuo della loro salute e crescita.

Sviluppo Fisico e Cognitivo: Paragone con i Nati Naturalmente

La salute e lo sviluppo dei bambini concepiti tramite PMA sono oggetto di studi approfonditi e continui da diversi anni. La letteratura scientifica ha già da anni evidenziato come non ci siano significative differenze nella crescita di bambini nati grazie alla procreazione assistita rispetto a quelli concepiti naturalmente. Questo dato è rassicurante e sottolinea la normalità del percorso di crescita di questi bambini.

Sebbene sia comune leggere che i bambini concepiti mediante tecniche di PMA possano avere un maggior rischio di basso peso alla nascita e di parto pretermine, è cruciale comprendere che, il più delle volte, questo rischio è dovuto al fattore di infertilità che ha reso necessaria la PMA (e non alla tecnica utilizzata per trattarlo). Un altro elemento che storicamente ha contribuito a questa percezione è il fatto che il trasferimento di più di un embrione poteva aumentare la probabilità di gravidanze gemellari, le quali sono notoriamente più soggette a complicanze sia per la madre che per i feti. Proprio per ridurre i rischi legati alle gravidanze gemellari e tutelare la salute dei propri pazienti, centri specializzati come S.I.S.Me.R. hanno implementato protocolli che privilegiano il trasferimento di un singolo embrione.

Studi più recenti hanno corroborato queste osservazioni. Ad esempio, una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol, in collaborazione con il Registro Nazionale Gemelli dell’Istituto Superiore di Sanità italiano, ha valutato statura, peso e indice di massa corporea di oltre centocinquantamila neonati, bambini, adolescenti e giovani adulti, includendo più di quattromila concepiti grazie alla PMA. È risultato che, alla nascita e nei primi anni di vita, i bimbi concepiti in vitro sono in media leggermente più piccoli, in termini di statura e peso, rispetto ai coetanei concepiti spontaneamente. Tuttavia, è importante notare che col passare degli anni la differenza si attenua progressivamente e, alle soglie dell’adolescenza, si annulla completamente, indicando che eventuali disparità iniziali non compromettono la crescita a lungo termine.

Era già noto da studi precedenti che i bimbi concepiti con la PMA corrono un maggior rischio di parto pretermine e basso peso alla nascita. Nei decenni passati, questo rischio era significativo a causa della frequenza elevata di gravidanze gemellari tra le donne che ricorrevano alla procreazione assistita, in quanto era abitudine trasferire nell’utero più di un embrione simultaneamente per migliorare la probabilità che almeno uno attecchisse. Oggi, fortunatamente, i protocolli sono cambiati: si tende a trasferire un embrione per volta e la frequenza delle gravidanze gemellari da PMA si è notevolmente ridotta. Di conseguenza, anche il rischio di parto pretermine e basso peso alla nascita si è ridotto significativamente, sebbene rimanga tuttora leggermente più elevato rispetto alle gravidanze da concepimento spontaneo. Anche i bimbi concepiti con PMA che sono singoli, non gemelli, alla nascita e nei primi anni di vita sono in media leggermente più piccoli dei coetanei concepiti spontaneamente, ma, come detto, questa differenza si risolve con il tempo.

Un aspetto ulteriormente rassicurante è che i bambini nati da PMA non solo crescono in modo perfettamente normale, ma mostrano, talvolta, uno sviluppo cognitivo migliore rispetto ai loro coetanei. Questa osservazione potrebbe essere correlata a diversi fattori. Ad esempio, i bambini nati da fecondazione assistita sono generalmente il risultato di gravidanze profondamente desiderate e pianificate, per le quali i genitori hanno investito molte risorse emotive, economiche e di tempo. Questo spesso porta allo sviluppo di un elevato livello di consapevolezza del loro progetto familiare, che si traduce in un ambiente di supporto e stimolo precoce per il bambino.

Le Sfide Genetiche e le Anomalie Congenite Associate alla PMA

La questione delle anomalie genetiche e dei difetti congeniti nei bambini nati da PMA è un'area di ricerca e discussione molto importante. Per quanto concerne la possibilità di un aumento dell’incidenza di patologia cromosomica, va sottolineato che molti uomini con dispermia (alterazioni della qualità o quantità degli spermatozoi) hanno problemi di natura genetica. Questi problemi non sono sempre evidenziabili con il solo cariotipo, ma richiedono studi più approfonditi, come la ricerca di delezioni sul cromosoma Y. Senza l'ausilio della PMA, questi uomini non sarebbero stati in grado di concepire naturalmente e, di conseguenza, non avrebbero trasmesso a nessuno la loro alterazione genetica. Tuttavia, tramite la tecnica ICSI, essi riescono ad avere figli che, se maschi, potrebbero avere lo stesso problema genetico.

Questa considerazione evidenzia un aspetto critico della ICSI: la tecnica non cura l’infertilità paterna, ma la aggira. Se il problema di infertilità è di origine genetica, esso può tornare a manifestarsi una generazione dopo, con il figlio maschio che potrebbe ereditare l'infertilità paterna e, in seguito, avere problemi quando a sua volta cercherà di diventare genitore. Su questa eventualità, al momento, mancano evidenze definitive e gli studi sono ancora in corso per chiarire l'effettiva incidenza di tale trasmissione.

Gli studi pubblicati sino ad oggi mettono in evidenza due aspetti specifici in relazione ai bambini nati da PMA: un ridotto peso alla nascita (come già discusso) e un modesto aumento di difetti congeniti. L’utilizzo di una tecnologia riproduttiva aumenta la probabilità che i bambini nascano sottopeso, e questo fatto è stato tradizionalmente attribuito alla maggiore percentuale di gravidanze gemellari. Va però sottolineato che questi dati parlano di rischi relativi, mentre alle coppie interessano i valori assoluti e il rischio individuale.

«Ho letto che sono nati bambini con dna modificato per resistere alle malattie infettive. È vero?»

Diversi studi hanno evidenziato un lieve aumento della frequenza di alcuni specifici difetti congeniti tra i bambini concepiti con il ricorso alla PMA rispetto a quelli concepiti spontaneamente. Si tratta, in particolare, di difetti a carico dell’apparato gastrointestinale, dell’apparato muscolo-scheletrico e di quello genito-urinario. È cruciale comprendere che il 15% delle infertilità maschili e il 10% di quelle femminili ha origine genetica. Di conseguenza, le coppie che accedono a un percorso di PMA hanno un rischio intrinsecamente maggiore di trasmettere a un figlio un’anomalia genetica rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, un aspetto importante da considerare è che, durante il percorso di PMA, è possibile eseguire screening genetici dei genitori e dell’embrione, i quali vanno a diminuire drasticamente i rischi di concepire bambini affetti da anomalie genetiche.

Infine, c’è da fare un’osservazione che merita particolare attenzione, poiché spesso contrasta con la percezione comune: benché la frequenza di alcuni specifici difetti congeniti sia superiore tra i bambini concepiti con la PMA rispetto a quelli concepiti spontaneamente, la frequenza delle malformazioni di qualunque tipo, diagnosticate alla nascita, è complessivamente inferiore tra i piccoli concepiti con la procreazione assistita rispetto alla popolazione generale. Questa è una considerazione controintuitiva ma fondamentale. Da uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2015 il tasso di malformazioni alla nascita per i bimbi concepiti con PMA era pari al 7,8 per mille, mentre per la popolazione generale era pari al 21,2 per mille. Questa differenza significativa suggerisce che i rigorosi controlli e gli screening pre-impianto o prenatali effettuati durante i percorsi di PMA possano effettivamente ridurre l'incidenza complessiva di malformazioni gravi, portando a risultati più favorevoli in termini di salute globale alla nascita.

Epigenetica e ICSI: Un Focus sui Meccanismi Molecolari e le Potenziali Conseguenze

L'applicazione della tecnica ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection) non è esente da potenziali conseguenze che richiedono un'attenta valutazione, come riportato da nuovi studi che indagano possibili implicazioni sulla salute della prole. L'attenzione si è concentrata in particolare sulla metilazione del DNA e sulle alterazioni epigenetiche negli spermatozoi di uomini infertili, che potrebbero contribuire a spiegare alcuni degli effetti avversi riportati negli studi sulla salute riproduttiva delle generazioni future nate tramite ICSI.

La salute dei bambini nati tramite ICSI negli ultimi trent'anni sembra sostenere l’idea che potrebbe esserci un aumento del rischio di disturbi epigenetici, malformazioni congenite, alterazioni cromosomiche e subfertilità rispetto ai bambini concepiti naturalmente. È stata condotta una panoramica sui meccanismi epigenetici e sulle possibili alterazioni dell’imprinting in seguito all’utilizzo dell’ART, e in particolare dell’ICSI. Questa analisi evidenzia anche il contributo degli spermatozoi alla regolazione epigenetica dell’embrione e i rischi delle condizioni di coltura in vitro sulla disregolazione epigenetica.

Il processo di fecondazione in vitro dipende principalmente da tre procedure fondamentali: la stimolazione ovarica (OS), la fecondazione in vitro (IVF) o l'ICSI, e la coltura di embrioni. Sebbene la maggior parte dei bambini sottoposti a ART siano sani, studi recenti riportano che i single nati a seguito di trattamenti IVF/ICSI hanno un rischio maggiore di eventi avversi perinatali, i quali potrebbero essere associati a disregolazione epigenetica, come anomala placentazione o basso peso alla nascita. A causa dell’invasività dell’ICSI come metodo di fecondazione, la tecnica è spesso dibattuta come potenziale causa di disregolazione epigenetica. Nonostante ciò, l’ICSI è una procedura consolidata e ampiamente applicata in tutto il mondo per il trattamento delle coppie con infertilità.

Data l’importanza dell’epigenoma degli spermatozoi per l’embriogenesi precoce, è necessario affrontare con cautela la questione dell’utilizzo dello sperma di uomini con problemi di fertilità per l’ICSI. Circa il 15% dei casi di infertilità maschile comporta alterazioni genetiche, come anomalie nel cariotipo e microdelezioni sul cromosoma Y, con conseguente grave oligozoospermia (ridotta quantità di spermatozoi) e azoospermia (assenza di spermatozoi). La regolazione epigenetica dell’attività genetica rappresenta un aspetto critico della funzione spermatica e della relativa capacità fecondante; l’interruzione dell’epigenoma paterno può indurre infertilità maschile e trasferire informazioni aberranti all’embrione. Un elemento chiave del controllo della funzione dei gameti maschili riguarda le modificazioni post-traduzionali degli istoni (organelli su cui è arrotolato il DNA), come la metilazione, l’acetilazione e la fosforilazione, che consentono l’attivazione o la repressione dei geni sottostanti. Le modifiche degli istoni sono essenziali nel governare processi cellulari vitali, quali la trascrizione, la riparazione del DNA, la replicazione del DNA e la condensazione dei cromosomi. Un recente studio ha riportato la riduzione complessiva dell’acetilazione H4 e alterazioni della metilazione negli uomini astenoteratozoospermici rispetto ai normozoospermici, suggerendo un collegamento tra queste alterazioni epigenetiche e specifiche condizioni di infertilità maschile.

Nel 1942, Conrad Waddington sottolineò l’importanza di prestare attenzione ai cambiamenti ambientali durante le prime fasi dello sviluppo dell’embrione introducendo il termine “epigenetica”, che rappresenta un meccanismo di regolazione genetica che non implica modifiche alla sequenza del DNA, ma altera la sua espressione. I processi epigenetici includono la metilazione del DNA, le modifiche degli istoni e il rimodellamento della cromatina. Il DNA, racchiuso attorno agli istoni, dà luogo alla formazione di nucleosomi. La particolare disposizione del DNA stabilisce se un gene sarà trascrizionalmente attivo o silente. Porzioni altamente compattate del DNA, chiamate eterocromatina, sono trascrizionalmente silenziate, mentre tratti debolmente legati agli istoni sono chiamati eucromatina e sono trascrizionalmente attivi. L’epigenetica controlla la compattezza e la riprogrammazione del DNA, svolgendo un ruolo vitale nella regolazione di quali geni sono attivi, quando sono attivi e in quali tessuti.

Meccanismi di riprogrammazione epigenetica

A seguito della fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo si forma l’embrione, la prima cellula del nuovo individuo che si moltiplica e sviluppa circa duecento cellule al 5°-6° giorno, prendendo il nome di blastocisti. Questa è già differenziata in due tipi cellulari: il trofettoderma (TE) e la massa cellulare interna (Inner Cell Mass). Quest’ultima comprende un gruppo di cellule fissate all’interno del trofettoderma, che alla fine darà origine al feto. Le cellule TE costituiscono lo strato esterno della blastocisti, promuovendo il processo di impianto nel rivestimento dell’utero e nella formazione di altri tessuti extraembrionali, compresa la placenta. Le cellule embrionali vengono guidate durante lo sviluppo iniziale attraverso la riprogrammazione epigenetica e il successivo ristabilimento delle firme epigenetiche specifiche del tipo cellulare. Questo processo coincide con il periodo in cui i gameti e gli embrioni vengono coltivati all’interno del laboratorio di embriologia. Pertanto, durante questa finestra temporale critica, eventuali perturbazioni artificiali potrebbero provocare modifiche epigenetiche nella prole, con la possibile formazione di alterazioni dell’imprinting e di errori di metilazione del DNA nei geni impressi nei bambini nati dopo la ART rispetto a quelli concepiti naturalmente. Cambiamenti nella metilazione del DNA, talvolta associati all’invecchiamento o a fattori ambientali, potrebbero aumentare il rischio di sviluppare disturbi dello sviluppo neurologico nella prole.

La riprogrammazione epigenetica durante la fase iniziale dello sviluppo dell’embrione è un processo finemente orchestrato. Le due principali ondate di riprogrammazione epigenetica si verificano durante la gametogenesi e subito dopo la fecondazione. Durante la gametogenesi, la maggior parte dei segni epigenetici parentali viene cancellata e successivamente ristabilita al momento dell’ovogenesi e della spermatogenesi. Una seconda onda di riprogrammazione epigenetica avviene subito dopo la fecondazione con una demetilazione paterna rapida e attiva e una demetilazione materna più lenta e passiva.

La spermatogenesi può essere descritta da tre fasi principali: in primo luogo, la mitosi con la moltiplicazione degli spermatogoni; poi la meiosi, per ridurre il numero di cromosomi da diploide ad aploide; e infine la spermiogenesi, che indica la riuscita maturazione degli spermatidi rotondi in spermatozoi. Tutti questi processi sono collegati tra loro e sono responsabili della normale produzione di gameti. La dinamica della riprogrammazione epigenetica e i loro sistemi regolatori sono fondamentali per la normale spermatogenesi, e qualsiasi alterazione durante la spermatogenesi può causare una riduzione della quantità e della qualità dello sperma. Vi è una cascata di cambiamenti epigenetici durante le fasi iniziali dello sviluppo delle cellule germinali primordiali (PGC), che indicano eventuali alterazioni nella regolazione della funzione e dell’espressione genica durante la gametogenesi. Eventuali disturbi di queste regolazioni epigenetiche potrebbero provocare diversi stadi di infertilità, il che potrebbe essere trasferito alle generazioni future. Dopo che la spermatogenesi è completata, la maturazione extra avviene nell’epididimo. Con l’ICSI, tutti questi processi naturali di selezione dello spermatozoo più idoneo vengono in parte superati, facendo nascere il dubbio che le tecniche di riproduzione assistita, e in particolare l’iniezione diretta dello spermatozoo, potrebbero alterare la riprogrammazione epigenetica e, infine, lo sviluppo embrionale.

La regolazione epigenetica potrebbe essere modulata da fattori esterni ed interni, inclusa l’esposizione ambientale, l’alimentazione e lo stress. Su questa base, è stato suggerito che le condizioni di infertilità maschile, che influiscono sulla qualità dello sperma, influenzino anche l’epigenoma degli spermatozoi. Infatti, la metilazione aberrante del DNA ai geni impressi è stata associata a spermatogenesi anormale e al fattore di infertilità maschile. È stata collegata l’ipometilazione del DNA nel locus del gene H19 negli spermatozoi all’oligozoospermia e all’azoospermia. Quindi, gli spermatozoi di pazienti infertili potrebbero avere maggiori probabilità di trasmettere impronte errate alla loro prole, suggerendo una correlazione tra imprinting genomico aberrante e ipospermatogenesi. Di conseguenza, gli spermatozoi di uomini oligozoospermici potrebbero comportare un rischio maggiore di trasmettere alterazioni dell’imprinting. L’imprinting negli ovociti e negli embrioni è sensibile ai cambiamenti ambientali. I segni epigenetici vengono acquisiti durante la prima fase della gametogenesi, la formazione e la migrazione delle PGC (cellule germinali primordiali, che origineranno i gameti) nella cresta gonadica, e successivamente durante i primi giorni di sviluppo dell’embrione. La corretta definizione dei modelli epigenetici è essenziale per lo sviluppo dell’embrione. Per questo motivo, l’uso eccessivo dell’ICSI dovrebbe essere attentamente valutato, date le sue potenzialità per rischi genetici ed epigenetici. Prove, sebbene ancora “limitate”, suggeriscono che i bambini nati in seguito alla procedura ICSI abbiano un rischio aumentato di malformazioni congenite, anomalie cromosomiche e profili ormonali riproduttivi alterati rispetto ai bambini concepiti naturalmente.

La valutazione degli spermatozoi con l’analisi del liquido seminale presenta dei limiti; ad esempio, non valuta in modo esaustivo la funzione e la fisiologia dello sperma, né la sua valutazione genetica o epigenetica. Il numero, la morfologia e la motilità vengono generalmente valutati per decidere sulla procedura ICSI piuttosto che sull’inseminazione IVF standard. Nella oligoastenoteratozoospermia, la morfologia degli spermatozoi è un altro parametro ampiamente utilizzato per scegliere l’ICSI, utilizzata di routine nei casi di pazienti con morfologia spermatica ridotta (<5%). Tuttavia, è stato osservato che l’esecuzione di ICSI o IVF non ha alcuna differenza negli esiti della gravidanza nei pazienti con teratozoospermia grave, suggerendo che per certi tipi di problemi morfologici, la scelta della tecnica potrebbe non influenzare significativamente l'esito.

Un test più avanzato è il test di frammentazione del DNA, applicato per valutare la rottura dei filamenti di DNA all’interno della testa dello sperma. La frammentazione del DNA spermatico (SDF) è generalmente indotta dallo stress ossidativo derivante da fattori ambientali e di stile di vita come il fumo, infezioni del tratto genitale, obesità e nutrizione. Inoltre, la SDF è frequentemente rilevata negli uomini con problemi di infertilità (ad esempio varicocele) ed è più diffusa in quegli individui rispetto alle controparti fertili. Le prove scientifiche indicano che un livello elevato di SDF compromette le probabilità di successo dopo la ART; i tassi di gravidanza clinica erano più alti nei pazienti sottoposti a fecondazione in vitro i cui partner maschi avevano bassi livelli di SDF. Pertanto, sembra ragionevole suggerire l’ICSI piuttosto che l’IVF standard nelle coppie con SDF elevato, in quanto l'iniezione diretta può aggirare alcune delle problematiche legate alla penetrazione ovocitaria di spermatozoi danneggiati.

Aspetti Psicosociali e Relazionali Nelle Famiglie PMA

La creazione di nuove tipologie di famiglie attraverso la PMA impone di porsi delle domande importanti sulle conseguenze psicologiche per il bambino e per la dinamica familiare. È importante ricordare a questo proposito che vi possono essere atteggiamenti negativi nei confronti delle nuove tecnologie di fecondazione assistita, le quali possono talvolta essere giudicate immorali o innaturali da alcune fasce della società, creando un contesto che può influenzare la percezione e il vissuto delle famiglie PMA.

Tuttavia, le ricerche scientifiche condotte in questo ambito offrono un quadro rassicurante. A tutte le età, non emergono difficoltà significative nel clima e nel calore della relazione genitoriale. In particolare, non ci sono differenze nel tempo di gioco dedicato ai figli, e le madri riescono a rispondere ai bisogni del bambino senza che emerga un particolare conflitto rispetto alle madri che hanno concepito naturalmente. Come unica differenza significativa è stato evidenziato un distress maggiore in madri che non hanno detto al figlio sulle proprie origini rispetto a quelle che hanno affrontato l’argomento, sottolineando l'importanza della trasparenza e della comunicazione aperta in famiglia. Le ricerche scientifiche, dunque, escludono la possibilità che ci sia un effetto negativo sulla qualità della relazione tra genitori e figli, anche in assenza di un vincolo genetico, specialmente se c’è un clima sereno di accettazione della modalità di concepimento e si arriva anche a condividerlo apertamente con il bambino.

Illustrazione del legame familiare

Da recenti studi emerge che le madri di bambini concepiti tramite fecondazione assistita esprimono più calore nei riguardi dei propri figli, sono più coinvolte emotivamente con i propri figli, interagiscono di più con essi e riportano un minore stress associato alla loro maternità rispetto al gruppo di madri che hanno concepito i propri bambini per via naturale. Questa maggiore intensità emotiva e coinvolgimento potrebbe derivare dal lungo e spesso difficile percorso intrapreso per ottenere la gravidanza, che si traduce in un profondo valore attribuito alla genitorialità. Analogamente, i padri da fecondazione assistita interagiscono di più con i loro figli e contribuiscono in maniera più significativa alla qualità del parenting rispetto ai padri di figli concepiti naturalmente.

Un’ulteriore prova del fatto che la mancanza di un legame genetico tra uno o entrambi i genitori e il bambino non ha particolari conseguenze negative nel rapporto genitori-figli, viene dalla scoperta che le famiglie adottive sono simili a quelle da fecondazione assistita rispetto ai modelli di parenting, dimostrando che l'amore, l'investimento emotivo e il contesto familiare stabile sono fattori predominanti sulla mera connessione genetica. Per quanto riguarda i bambini stessi, non sono state notate differenze globali di gruppo per quanto riguarda la presenza di disturbi psicologici dei bambini concepiti tramite PMA rispetto a quelli concepiti naturalmente. In definitiva, ciò che conta maggiormente per il benessere psicosociale del bambino è la qualità dell'ambiente familiare e il sostegno emotivo ricevuto, piuttosto che la modalità del concepimento.

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