Nel vasto panorama del teatro per bambini, emerge uno spettacolo che, pur attingendo a un classico intramontabile, riesce a proporre una narrazione fresca e profondamente attuale. Liberamente ispirato al notissimo libro di Antoine De Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”, questo adattamento teatrale è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, esplorando le sfumature del rapporto tra adulto e bambino e le complesse dinamiche della società contemporanea. È un'opera che si distingue per la sua capacità di tessere trame invisibili e giochi di specchi con il capolavoro letterario da cui prende vita, mantenendone intatto lo spirito ma rielaborandolo per un pubblico giovane e per le sensibilità moderne.

L'Incontro Nel Deserto: Un Viaggio Tra Infanzia e Maturità
La narrazione prende il via con una scena iconica e potente: un aviatore e un bambino si incontrano nel Sahara. L’uomo, un aviatore, è atterrato col suo aereo in avaria, un guasto inaspettato che lo ha costretto in un luogo sperduto e isolato. Questo atterraggio forzato, simbolo di una pausa obbligata o di una crisi esistenziale, crea le premesse per un incontro che cambierà profondamente la sua prospettiva. Tra loro nasce una grande amicizia, un legame inatteso che fiorisce nella desolazione del deserto, spingendo l’aviatore a chiedere al giovane amico come sia arrivato laggiù. Il bambino misterioso è in realtà il Piccolo Principe, la cui apparizione è un catalizzatore per l'aviatore, un'opportunità per confrontarsi con una parte di sé che forse aveva dimenticato.
Ma lo spettacolo gioca di specchi e di fili invisibili col capolavoro di Saint-Exupéry, presentando una figura dell'aviatore che non è solamente l'ingegnere aeronautico bloccato nel deserto. Anche qui c’è un personaggio che potrebbe ricordare un aviatore, ma forse non è un vero aviatore nel senso tradizionale del termine. Questo personaggio porta a spasso per la scena il suo piccolo aeroplano di carta, un simbolo tangibile ma effimero dei suoi viaggi interiori e delle sue esperienze. Egli viaggia con esso attraverso le esperienze della vita, un percorso che lo porta da quelle leggere, di quando si è bambini, a quelle sempre più faticose, di quando si diventa grandi. L'aeroplano di carta diventa così una metafora dei pensieri e dei sogni che lo accompagnano, fino a che i suoi pensieri, e l’aeroplano che li trasporta, non si fanno pesanti, sempre più pesanti e l’aereo precipita, in un luogo sperduto. Questa caduta, sia fisica che metaforica, lo costringe a fermarsi e a confrontarsi con se stesso. Mentre l’aviatore cerca di ripararlo, in un gesto che simboleggia il tentativo di rimettere insieme i pezzi della propria esistenza, appare la sagoma di un piccolo ometto. Questa apparizione, quasi come un disegno o un miraggio nel deserto della sua mente, segna l'inizio di una rivelazione.

Il Piccolo Principe: Metafora delle Infanzie Perdute e Ritrovate
L'incontro con il piccolo ometto è un momento cardine dello spettacolo, un catalizzatore per un profondo viaggio introspettivo. Subito dopo la sua apparizione, il piccolo personaggio gli chiede di disegnargli una rosa. Quella che ha lasciato sul suo piccolo pianeta sperduto nell’universo. Questa richiesta apparentemente semplice nasconde la nostalgia e l'attaccamento a ciò che è essenziale e unico, un richiamo potente alla bellezza e alla fragilità dei legami affettivi. Il Piccolo Principe, con la sua inesauribile curiosità, fa un mucchio di domande, domande che spesso mettono in discussione le certezze del mondo adulto e che spingono a riflettere. E racconta dei tanti pianeti in cui è stato, viaggiando attraverso un universo di metafore che illuminano le diverse sfaccettature dell'infanzia e della crescita.
Questi non sono semplici corpi celesti, ma veri e propri pianeti bambini, ciascuno abitato da personaggi che rappresentano archetipi universali delle esperienze infantili e delle sfide che i più piccoli affrontano. Ci sono i tanti personaggi che li abitano: il bambino arrabbiato, la bambina con tanti talenti, il bambino che ha sempre caldo, la bambina che piange sempre e nessuno riesce a consolarla, il bambino timido, il bambino che non riesce a fare i compiti perché strappa sempre il foglio e tanti altri. Ognuno di questi personaggi incarna una specifica emozione o comportamento, offrendo uno specchio in cui i giovani spettatori possono riconoscersi e in cui gli adulti possono rivedere le proprie esperienze passate o quelle dei bambini che conoscono. Questi racconti, pieni di innocenza e saggezza, trasportano l'aviatore in un mondo di ricordi e riflessioni. L’aviatore si perde in quei racconti e nelle tante infanzie che evocano, trovandosi a esplorare un territorio familiare ma al tempo stesso dimenticato.
L'interazione con il Piccolo Principe lo porta a porsi una domanda fondamentale, un interrogativo che risuona nel profondo: e se quell’ometto apparso dal nulla non fosse altro che l’occasione per riappropriarsi della propria infanzia? Per tornare a sentire il profumo dei sogni di quel bambino che aveva dimenticato e, forse, tradito? Questa è la vera posta in gioco dello spettacolo: la possibilità di riscoprire la purezza e l'autenticità dello sguardo infantile, un patrimonio che spesso gli adulti sacrificano sull'altare della razionalità e della quotidianità. È un richiamo a valori essenziali, a quell'innocenza e quella capacità di meraviglia che, una volta perse, sono difficili da ritrovare.
Sguardi Nuovi Sulla Società: Simboli e Contraddizioni
Lo spettacolo non si limita a raccontare una storia, ma costruisce una narrazione che va oltre il semplice intrattenimento. Attraverso immagini, simboli e azioni sceniche, invita a osservare con uno sguardo nuovo le debolezze e le contraddizioni della nostra società. I personaggi incontrati lungo il percorso, figure del racconto originale, diventano metafore contemporanee che parlano direttamente al pubblico, offrendo spunti di riflessione su tematiche attuali. Questa reinterpretazione moderna permette al pubblico di tutte le età di connettersi con i messaggi profondi dell'opera, vedendo nel comportamento dei personaggi non solo il racconto di un'altra epoca, ma anche le problematiche e le sfide del presente.
La tematica di fondo è quella della differenza tra il mondo degli adulti, che troppo spesso si dimenticano di essere stati bambini, e i bambini stessi, che sono in grado di guardare il mondo con sguardo disincantato. Questa dicotomia è al centro della narrazione, evidenziando come la crescita e l'assunzione di responsabilità possano talvolta portare a perdere quella spontaneità, quella curiosità e quella capacità di vedere l'essenziale che sono proprie dell'infanzia. La frase cardine, "Le cose importanti sono quelle che non si vedono, ma anche se non si vedono ci sono davvero", diventa un mantra, un promemoria costante che invita a guardare oltre la superficie, a cercare il significato profondo nelle relazioni e nelle esperienze. È un invito a sviluppare una sensibilità che vada oltre il tangibile, a valorizzare ciò che è invisibile agli occhi ma fondamentale per l'anima. Questo concetto è cruciale per comprendere la ricchezza dello spettacolo, che mira a stimolare una riflessione critica sul materialismo e sulla superficialità che talvolta pervadono la vita adulta, in contrapposizione alla ricchezza interiore e all'immaginazione dei bambini.

L'aviatore, in questo contesto, rappresenta l'adulto immerso nella routine e nelle responsabilità. L’Aviatore combatte contro il nemico mortale di ogni mattina: la sveglia, simbolo delle imposizioni e dei doveri che scandiscono la vita adulta. Ma è il suo turno, deve volare, il dovere lo chiama, un richiamo ineludibile che lo allontana dal mondo dei sogni e dell'immaginazione. Questo contrasto tra dovere e desiderio, tra razionalità e fantasia, è una delle tensioni centrali dello spettacolo, che invita gli spettatori a interrogarsi su quanto spazio sia concesso alla dimensione ludica e creativa nella vita quotidiana degli adulti. La storia mette in luce come sia facile perdersi nella complessità del mondo "dei grandi", dimenticando le lezioni preziose dell'infanzia.
La Profondità dei Legami Umani: Dalla Volpe alla Guerra
Lo spettacolo si distingue per il suo alto valore educativo, veicolando messaggi significativi attraverso una narrazione accessibile e coinvolgente. È un testo ad alto valore educativo che in tutte le sue parti ci ricorda come sia importante creare legami umani, affettivi e di come essi implichino uno sforzo costante e notevole per mantenersi vivi ed integri. Questa enfasi sulla costruzione e sul mantenimento dei rapporti è un pilastro della storia, sottolineando che i legami non sono dati per scontati, ma richiedono cura, attenzione e impegno. La rappresentazione di questi legami, della loro fragilità e della loro forza, è uno degli aspetti più toccanti dell'opera.
Un esempio emblematico di questa tematica è rappresentato dalla volpe. La volpe, amica del Principe in un universo di uomini soli, rappresenta i legami umani senza i quali la vita non è possibile. La sua figura, che insegna al Piccolo Principe il significato di "addomesticare", simboleggia la cura, la pazienza e l'impegno necessari per creare e nutrire un rapporto autentico. In un mondo che può apparire deserto e isolato, la capacità di stringere e coltivare amicizie diventa un'ancora di salvezza, un elemento vitale per la sopravvivenza emotiva e spirituale. L'amicizia con la volpe è una delle lezioni più profonde del racconto, un insegnamento sull'importanza della reciprocità e della responsabilità nei confronti di chi si "addomestica".
Il tema dei legami si estende anche al rapporto tra l'Aviatore e la Moglie. Nella piccola tenda la Moglie e l’Aviatore si alternano nel gioco del ricordo e il Piccolo Principe si anima tra le loro mani nella forma di un pupazzo. Questo gioco di narrazione condivisa evidenzia la loro profonda complicità e il loro amore, mostrando come il racconto e il ricordo possano essere strumenti per rafforzare un legame. La Moglie e l’Aviatore giocano tra loro nel raccontare la storia, evidenziando il loro rapporto di complicità e di amore, un amore che si manifesta anche nel condividere e rivivere le memorie e le fantasie. Tuttavia, in questo idillio narrativo, incombe una minaccia ben più grande: la guerra, distruttrice sociale e annientatrice di legami. La presenza incombente della guerra aggiunge una dimensione di urgenza e drammaticità alla narrazione, ricordando che i legami umani, pur essendo potenti, sono vulnerabili di fronte a forze esterne distruttive. Questo elemento sottolinea la necessità di proteggere e valorizzare le relazioni in un mondo che è costantemente minacciato da conflitti e divisioni. La guerra non è solo un conflitto armato, ma la metafora di tutte quelle forze che tendono a separare le persone, a spezzare i ponti e a distruggere la fiducia, rendendo ancora più prezioso l'impegno nella creazione e nel mantenimento dei legami affettivi.
DIEGO FUSARO: Addomesticare e creare legami. La lezione della volpe nel "Piccolo Principe"
La Scena e il Gioco: Linguaggio Teatrale per i Più Piccoli
L'efficacia dello spettacolo risiede non solo nella profondità dei temi trattati, ma anche nella scelta di un linguaggio teatrale particolarmente adatto al pubblico di riferimento. È il gioco il linguaggio utilizzato per raccontare la storia de “Il Principe e l’Aviatore”, un approccio che rende la narrazione dinamica, interattiva e immediatamente comprensibile anche per i più piccoli. Il gioco, in tutte le sue forme, diventa il veicolo principale attraverso cui le emozioni e i concetti complessi vengono trasmessi.
I due attori in scena, Fabio Fassio ed Elena Romano, sono bravi ed applauditi interpreti che con maestria diventano i personaggi del racconto di Saint Exupery. Essi animano il pupazzo del Piccolo Principe, conferendogli vita e voce, e si trasformano attraverso vari oggetti di scena in altri strani caratteri che questi incontra nel suo lungo viaggio attraverso l’universo. Questa capacità di trasformazione e la versatilità degli attori sono elementi chiave che catturano l'attenzione del pubblico, rendendo la storia vivida e multiforme. La loro abilità non si limita alla recitazione, ma si estende alla capacità di fungere da narratori interni alla storia, guidando gli spettatori attraverso le diverse tappe del viaggio del Principe e dell'Aviatore. Essi sono narratori interni alla storia, con la loro presenza costante ma cangiante, che intrecciano il racconto con la loro interpretazione, creando un ponte diretto tra la scena e la platea.
Lo spettacolo, della durata di cinquanta minuti filati, è stato accolto con grande entusiasmo. Questa durata è ideale per mantenere alta l'attenzione di un nutrito gruppo di piccoli spettatori, ordinatamente accovacciati in prima fila, a suggellare una bella pagina di teatro ragazzi. La reazione del pubblico è stata un chiaro segnale del successo dell'opera, salutato da convinti e chiassosi applausi finali. Come sottolineato da R. Canavesi per teatro.it, "È risaputo come alcuni incontri possano se non cambiare la vita per lo meno incarnarne una svolta: se è così per gli adulti, ragion di più può esserlo per i bambini, da sempre “spugne” pronte ad assorbire, facendone tesoro, tutto quello che proviene dall’esterno: ed a giudicare dalla reazione dei piccoli spettatori, è proprio questa la lezione che si coglie assistendo a La storia del principe e dell’aviatore". Questa osservazione evidenzia la profonda risonanza dello spettacolo con il giovane pubblico, che è particolarmente ricettivo e in grado di assorbire e interiorizzare i messaggi proposti. La capacità dei bambini di essere "spugne" pronte ad assorbire è valorizzata e stimolata da una messa in scena che parla direttamente alla loro immaginazione e alla loro sensibilità, offrendo un'esperienza teatrale che è al contempo divertente, educativa e profondamente commovente. Lo spettacolo, con la sua ricchezza di simboli e la sua narrazione coinvolgente, diventa così un veicolo potente per la trasmissione di valori essenziali, lasciando un'impronta duratura nei cuori e nelle menti dei suoi giovani spettatori.
