Avannotto, Trota, Sacco Vitellino e le Sfide Cruciali della Sopravvivenza Acquatica

Il percorso vitale di un avannotto, sia esso di trota, salmone o altre specie ittiche, è un viaggio costellato di sfide sin dai suoi primissimi istanti. Dalla delicata fase di nutrimento iniziale attraverso il sacco vitellino alla complessa interazione con l'ambiente acquatico, ogni aspetto gioca un ruolo fondamentale nella determinazione della sopravvivenza. La conoscenza di questi processi è vitale non solo per gli appassionati e gli allevatori, ma anche per i gestori delle acque e gli scienziati che si dedicano alla conservazione delle specie ittiche. Questo articolo esplora le diverse dimensioni della sopravvivenza degli avannotti, dalle osservazioni dirette in ambiente controllato alle ricerche scientifiche sui ripopolamenti e l'ecologia dei salmonidi.

Ciclo vitale della trota: dall'uovo all'adulto

I Primi Passi: Il Sacco Vitellino e la Sopravvivenza Iniziale degli Avannotti

La nascita dei piccoli avannotti è un momento di grande attesa, ma anche di vulnerabilità estrema. I piccoli di solito dovrebbero farcela se la colonna d'acqua non è più alta di 15cm. Non li avevo ancora nutriti dal momento che per i primi tre giorni di vita a quanto so si nutrono assorbendo il proprio sacco vitellino. Questo meccanismo di auto-sostentamento è una fase cruciale per la loro crescita iniziale, fornendo le risorse energetiche necessarie prima che possano iniziare a nutrirsi autonomamente.

Nell'ambiente in cui l'acqua non è alta più di 15cm e al suo interno vi è presente una pompa per muovere l'acqua (a grande distanza dal nido di bolle) e foglie di catappa, le condizioni sembrano inizialmente favorevoli. Sono nati sabato scorso in mattinata e mi pare di averne contati più di una quarantina e continuavano a cadere dal nido. Alcuni riuscivano a tornarci da soli mentre altri che cadevano sul fondo venivano raccolti dal padre che li aiutava risputandoli nel nido. Il maschio ha incessantemente controllato giorno e notte sia uova che avannotti, dedicando un'incessante cura per le prime 36 ore.

Nonostante queste cure, nel giro di 36 ore il numero di avannotti è sceso drasticamente rimanendone in vita solo 3 o 4. E in circa 48 ore dalla nascita non c'era più traccia di nessuno di loro. La femmina è stata allontanata appena dopo la deposizione delle uova, il che è una pratica comune per evitare la predazione o lo stress. Dopodiché, il maschio ha iniziato ad allontanarsi dal nido quando ne erano rimasti in vita solo tre di avannotti, secondo me perché ha pensato fossero morti tutti! Si è notato che finché riporta i piccoli sul nido se ne sta prendendo cura. Il problema sorge quando comincia a disinteressarsi del nido, in quel caso si può toglierlo. Di solito questo avviene quando inizia il nuoto orizzontale, ma non per forza; a volte può succedere prima. Gli avannotti in teoria ti sopravvivono anche senza padre a meno che non finiscono sul fondo senza riuscire a risalire. Per precauzione, si può assicurare di spegnere la pompa alla futura nidiata dal momento in cui i piccoli nascono, una misura che potrebbe ridurre i fattori di stress o la dispersione involontaria degli avannotti.

L'Impatto dell'Ambiente di Allevamento: Il Caso della Trota e del Salmone

La comprensione delle dinamiche di sopravvivenza degli avannotti non è una questione recente. Richard Vibert ha dedicato la sua esistenza ai salmoni ed alle trote ma, oltre ai pesci che erano la sua passione, ha profuso grandi energie alla conoscenza dell’ambiente acquatico tutto. Quale direttore del laboratorio di Idrobiologia di Biarritz e quindi direttore del Dipartimento di Idrobiologia dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Agronomica, ha partecipato a numerose missioni in tutto il mondo. Divenne poi presidente dell’associazione internazionale per la protezione dei salmoni atlantici.

La sua persona e la sua opera è conosciuta dai pescatori e dai gestori delle acque da pesca per la sua invenzione, appunto la “scatola Vibert”, un piccolo contenitore in plastica con dei fori che può proteggere le uova di salmone e di trota dai predatori. Per troppi anni si era creduto che introdurre dei pesci in un fiume fosse sufficiente a ristabilire la popolazione ad un livello accettabile e che i pesci introdotti rimanessero nel posto dove erano stati versati. È stato Richard Vibert, assieme a Karl Lagler nell’anno 1960, a mettere in evidenza il comportamento di una trota di allevamento quando viene liberata in un ambiente naturale.

Una delle osservazioni più illuminanti di Vibert risale all'aprile 1938. Da giovane ingegnere aggiunto alle Acque e Foreste, disteso sulla riva del ruscello di Saint Maurice de Rémens, affluente del fiume Ain, osservavo trote, trotelle e avannotti selvaggi prima di procedere all’immissione di avannotti di trota di tre mesi allevati con la più grande cura nella piscicoltura demaniale dell’Abergement de Varey, derivanti da uova di riproduttori selvaggi catturati nello stesso ruscello. Grande fu la sorpresa e la delusione: gli avannotti allevati con cura in piscicoltura erano più piccoli dei loro coetanei della stessa origine nati nel ruscello. Malgrado tutte le cure del piscicoltore, i risultati delle tecniche di incubazione e di allevamento iniziali, gli avannotti si mostravano non all’altezza di quelli sviluppatisi in condizioni naturali.

Queste osservazioni sollevano la questione fondamentale: quali ne erano i motivi? Tutti gli studi concludono col sottolineare l’influsso favorevole che lo sviluppo embrionale e larvale in condizioni naturali nei letti di ghiaia, ha sulle prestazioni fisiche e sulla sopravvivenza degli avannotti al riassorbimento del sacco vitellino. Questo tipo di ricerca merita tuttavia di essere proseguita. I lavori dell’embriologista russo Disler (1953) danno come causa primaria della mediocre qualità dell’avannotto di salmone di piscicoltura, utilizzato per ripopolamento, un tenore di ossigeno disciolto più elevato nell’incubatrice rispetto ai letti di ghiaia, che è addirittura superiore all’optimum richiesto per lo sviluppo embrionale. Al contrario, il tenore di gas carbonico appare insufficiente. L’anticipato raggiungimento dello stadio di avannotto nuotante si ha quando il sacco vitellino non è totalmente assimilato. Questa precocità comporta un richiamo prematuro di aria dalla vescica natatoria; così succede che l’aria passa in parte nello stomaco, compromettendone il funzionamento.

Differenze tra avannotti di allevamento e selvatici

Dinamiche Comportamentali e Predazione: La Competizione per la Sopravvivenza

Alla loro uscita dal rifugio gli avannotti di trota entrano in competizione per assicurarsi individualmente il possesso di un territorio. La superficie di circa 3 - 4 decimetri quadrati si accresce con l’accrescimento dell’occupante, il quale difenderà la sua zona da qualsiasi intruso e principalmente dai suoi congeneri. Questo comportamento territoriale è cruciale per l'accesso alle risorse e la protezione dai predatori.

White (1930) completò le sue osservazioni ed enunciò dei risultati sul comportamento e la sopravvivenza degli avannotti immessi in acque libere. Sullo stesso ruscello egli divise tre settori, lunghi ciascuno 50 metri e contenenti ciascuno 20 trotelle di un anno, 10 trotelle di due anni, 5 di 3 anni e 200 spinarelli. I settori ricevettero un versamento massiccio di avannotti, nel numero rispettivamente di 1.000, 333 e 111 pezzi. Le densità relative che al tempo del versamento erano di 9, 3 e 1 divennero alla fine dei tre mesi 15, 7 e 5. White ne dedusse che le perdite per cannibalismo sono tanto più grandi quanto i versamenti sono più massicci e che tali perdite sono maggiori appena dopo il versamento.

Gli avannotti sono sedentari, ciascuno nel loro posto di caccia. Essi si attaccano praticamente a tutte le prede che passano a meno di 15 cm da essi, ma anche a una parte di quelle che si muovono a distanze variabili dai 15 ai 30 cm. In genere, trote e trotelle non mangiano avannotti di giorno. La notte, trote e trotelle cacciano nella corrente, dove gli avannotti, come abbiamo detto, non ci sono. Tuttavia, se viene fatto un versamento di avannotti in acque calme, gli avannotti stessi restano raggruppati in massa nello stesso settore, dove un gran numero di essi viene mangiato dalle anguille. Se un’anguilla o un altro importuno spaventa la massa di avannotti, questa si disperde momentaneamente. Una parte passa nella corrente, dove un certo numero viene di notte catturato dalle trote e dalle trotelle che vi pasturano. Per questo motivo, è fondamentale evitare i versamenti massicci di avannotti o di trotelle particolarmente in settori calmi. I competitori sono rappresentati dai pesci residenti che occupano già l’acqua da ripopolamento. Le due cause principali che danno origine alla competizione sono l’alimentazione e la protezione, cioè il luogo ove si vive e la cui importanza diventa essenziale nell’acqua corrente.

Le Migrazioni: Un Istinto Profondo per la Riproduzione e il Ritorno alle Origini

Il ciclo di vita delle trote e dei salmoni è profondamente influenzato da fenomeni migratori che garantiscono la continuità delle popolazioni. Vibert e Lagler, nel 1960, hanno evidenziato il comportamento di una trota di allevamento quando viene liberata in un ambiente naturale. Per gli esemplari selvatici trapiantati, provenienti da monte o da valle della stessa acqua, si osserva un ritorno al loro territorio di origine. Questi ritorni sono più evidenti con trote provenienti da monte rispetto a quelle provenienti da valle, tanto che è avvalorata l’ipotesi dell’uso di una memoria olfattiva per questo ritorno al territorio di partenza.

Allorquando si avvicina l’epoca di riproduzione, le trote mature si spostano normalmente verso monte per andare nelle acque fresche dei piccoli affluenti. Queste migrazioni sono fatte a distanza più o meno elevata? La saggezza che Richard Vibert ha cercato di trasmettere a coloro che si occupano di pesci e di ambiente acquatico è che le popolazioni di trote di piccola taglia caratteristiche dei corsi d’acqua minori non sono formate solo da esemplari giovani. In queste acque sono rappresentate tutte le scale di età e pesci di 5 -7 anni che pesano dai 50 ai 150 grammi e che si sono già riprodotti più volte, non sono rari. Le migrazioni verso valle dei pesciolini sono limitate e quelle trote adulte che si riproducono migrando a monte offrono scarsa efficacia per le acque in basso.

Il mondo dei salmonidi si divide anche in base a specifici comportamenti migratori. Le trote dette “di mare”, Salmo trutta, che pochi sono capaci di distinguere dai salmoni, hanno la maggioranza della loro discendenza che migra al mare. Le trote dette “di fiume”, Salmo trutta specie fario, hanno la maggioranza della loro progenie sedentaria. Questa distinzione è fondamentale per comprendere le strategie di gestione e ripopolamento.

Il Ripopolamento delle Acque: Strategie e Limitazioni Ecologiche

I ripopolamenti delle acque a salmonidi sono rappresentati nel presente elaborato in modo piuttosto ampio. L’estensione alle trote delle nozioni acquisite sui salmoni è perfettamente giustificato considerando le numerose somiglianze del loro status biologico, sempre che questa sia fatta in modo razionale. Visto il valore economico del salmone, la massa di cognizioni acquisite su questo tipo di pesce è estremamente importante.

I ripopolamenti ordinari o di mantenimento vengono eseguiti per colmare un deficit di riproduttori selvaggi che sono stati troppo diradati dalla eccessiva pesca. Tutti devono integrarsi più o meno in un piano razionale di mantenimento dei percorsi di pesca in causa. Praticamente, i ripopolamenti effettuati fino alla metà di questo secolo venivano eseguiti con l’intenzione di fare quello che oggi chiamiamo ripopolamenti ordinari o di mantenimento. Se il motivo o le cause di contrazione della produzione naturale derivano da inadeguatezza dell’alveo del fiume, non sarà mai male leggere e rileggere il piccolo e sottovalutato libro di Burnand e Guyard.

Comunque nessuna formula rigorosa di ripopolamento può essere elaborata, vista la molteplicità dei fattori che condizionano le modalità di intervento. Sono dunque i responsabili del mantenimento e più particolarmente del ripopolamento di acque da pesca che dovranno definire la natura e le modalità degli interventi da preventivare.

La popolazione si triplica tutti gli anni. In realtà, arriva il momento e arriva presto in cui lo sviluppo di una popolazione produce delle condizioni sfavorevoli per se stessa e la popolazione raggiunge il suo massimo di accrescimento compatibile con l’habitat. Con l’ostrica, arriviamo a dei numeri già difficili da immaginare: 500 milioni di uova ogni deposizione. Il fenomeno è generale e in tutte le popolazioni in equilibrio il mantenimento della situazione corrisponde alla sopravvivenza di una coppia di riproduttori per ogni coppia di genitori da cui essi provengono. Tutto il resto viene annientato da un ambiente ostile che comprende un insieme di fattori inorganici ed un insieme di fattori organici. Da sempre, l’ambiente ha fatto una selezione naturale, lasciando sopravvivere ai fini di riproduzione, solo una minima parte delle nascite. Se in un ambiente da pesca l’uomo riduce il carattere ostile dello stesso, per esempio liberando con la sua pesca nutrimento e spazio vitale, il potenziale, se è sufficiente, colmerà praticamente i vuoti. Tutto avviene quindi, come se l’uomo non agisse sullo stock vitale, ma su dei pesci che sarebbero morti senza il suo intervento.

Come qualsiasi altra produzione agricola, la produzione di trote di un percorso di pesca non può infrangere la legge del minimo di Liebig (1940): “Per esistere e svilupparsi in una certa situazione, un organismo deve trovare in tale posizione gli elementi essenziali necessari alla sua crescita e alla sua riproduzione. L’elemento principale le cui disponibilità si avvicinano di più ai minimi bisogni dell’organismo è quello che tende a limitare lo sviluppo dell’organismo stesso”. In altre parole, un ripopolamento o qualsiasi altro intervento non ha alcuna efficacia se non rispettando la condizione di provocare un rilassamento della componente ambientale che determina il fattore limitante, o “gola di strangolamento della produzione”.

Sul piano fisiologico, l’esercizio muscolare si traduce in una combustione del glicogeno e del glucosio dei muscoli e del fegato con produzione di acido lattico, che costituisce il prodotto di rifiuto. Appunto all’accumulo di questo acido lattico nei muscoli corrisponde la sensazione di affaticamento. Se li paragoniamo ai mammiferi, i pesci si affaticano più in fretta, e tanto più in fretta quanto essi siano caratteristici delle acque più fredde. Poiché la mortalità di cui si parla può giungere fino al 93%, si capisce l’importanza di scoprire le cause esatte di ciò. Dai lavori effettuati in questo campo, si può ritenere che tale mortalità differita è per le trote e per i salmoni, molto più contenuta se il pesce è stato più calmo e più riposato durante il trasporto. Tra i soggetti trasportati, alcuni saranno affaticati a morte e moriranno spossati entro sette giorni (periodo convenzionale) dopo il versamento in acqua libera. Essi costituiscono, come abbiamo appena visto, la mortalità differita. Tenuto conto della diversità e delle avversità dell’ambiente, bisogna ammettere che qualche volta si devono ricercare delle trote adatte a meglio resistere sia alle forti temperature estive, sia ad acque relativamente contaminate, sia a un supersfruttamento dei pescatori, ecc.

Mappa delle migrazioni dei salmonidi

Metodi di Valutazione e Ottimizzazione del Ripopolamento

Le tecniche di ripopolamento richiedono un'attenta pianificazione e monitoraggio per valutarne l'efficacia. A seconda della facilità di approvvigionamento, della maggiore o minore velocità della corrente delle acque da ripopolare, la specie in causa e i costi rispettivi dei soggetti da ripopolamento, si può operare sia con uova embrionate oppure con avannotti all’uscita dalla vescica. Naturalmente vi saranno delle apprezzabili mortalità durante l’infanzia dei soggetti nelle acque selvagge ma, come frutto della selezione naturale, le trote che sopravvivranno, saranno dotate di una rusticità molto superiore a quella delle loro sorelle allevate in piscicoltura in modo artificiale e lontane dalla selezione naturale. Una soluzione eccellente, ma che fin’ora non si presta a un’applicazione in massa, consiste nel ripopolare con trotelle provenienti da una produzione estensiva, in ruscelli vivai. Bisognerà dare la preferenza alle specie che non sono molto facili da catturare durante la loro giovinezza.

Per determinare il successo degli interventi di ripopolamento, l'identificazione dei soggetti da ripopolamento è spesso possibile mediante il loro preventivo marchiaggio. Per gli avannotti di salmoni del Pacifico, un apparecchio molto sofisticato e quindi ancora molto costoso permette di introdurre nelle loro narici una mini particella di filo d’acciaio, la cui presenza potrà essere scoperta per mezzo di elettrocalamita sul salmone divenuto adulto. Le marchiature col metodo Carlin, che consente una identificazione individuale, provocano negli smolts notevole mortalità, secondo le ricerche effettuate da Saundron e Allen, nel 1967 sulla percentuale di ritorno comparato nei salmoni atlantici. Tuttavia, certi allevamenti hanno migliorato notevolmente i tassi di ritorno dei loro smolts.

Supponiamo che in un tempo T si immettano su un percorso di pesca dei quantitativi di trota da allevamento contraddistinti con N. Nel tempo T1, il tasso di sopravvivenza (N1) deve essere determinato in modo più delicato. Si supponga che una battuta di pesca elettrica o altri sistemi di cattura abbiano un’efficacia del 100% e catturino tutte le trote di un percorso da pesca; si supponga, per esempio, che noi marchiamo tutti i pesci con ablazione della pinna ventrale sinistra, che noi li rimettiamo in acqua, che essi non muoiano, che non ne vengano dall’esterno e che noi facciamo una seconda pescata. È chiaro che noi prenderemo tutti pesci marchiati. Ammettiamo che il nostro apparecchio di pesca elettrica abbia un’efficacia del 60% sulle trote da 24 cm.

Mc Crimmon (1950), nel tentativo di reintrodurre il salmone atlantico nei tributari del lago Ontario, versò 40.000 avannotti fuori sacco nel Duffin Creek e nei suoi due affluenti maggiori, nelle primavere degli anni 1944, 1945, 1946 e 1947. Gli avannotti originati da genitori selvatici vennero versati scrupolosamente in ragione di un avannotto per yarda (0,914 m). Mc Crimmon inoltre ci consente di fare delle verifiche di importanza primaria mettendo in evidenza che tali sopravvivenze, dal 10 al 14% per un periodo di tre o quattro mesi in ogni anno di indagine, su circa 40 km di fiume, corrispondono a delle sopravvivenze locali variabili dallo 0% al 60% a seconda delle caratteristiche diverse delle sezioni dei corsi d’acqua. Sui letti di ghiaia vicino alle sorgenti con acque fresche e limpide si riscontra il 60% dei sopravviventi, diversamente, la sopravvivenza risulta nulla nei tratti di fiume con letto più o meno ricco di sabbia o di fango. Queste precisazioni spiegano le discordanze tra i risultati ottenuti dai differenti autori. Nel 1967, sul salmone sockeye (Oncorhynchus nerka), Bams ha approfondito maggiormente questo tipo di indagine. La nota sul tasso di cattura relativo agli esemplari da allevamento, variabile secondo il “costo di produzione” dello smolt, è in media 40-50 per mille. L’uovo embrionato è di gran lunga il meno cost…

tags: #avanotto #trota #sacco #vitellino